venerdì 8 settembre 2023
Gli inni del Genoa (sì, gli inni, non l'inno)
venerdì 11 agosto 2023
Pillole di fisica - Luce e suono nel vuoto
Come quasi sempre, provo ora qui a riproporre detto thread come testo unico, sperando sia più leggibile e chiaro.
La luce si trasmette sì in un mezzo, ma questo mezzo può anche essere il vuoto (che in sé sarebbe un non mezzo), perché è la luce stessa a essere un mezzo! È composta di particelle chiamate fotoni, che quindi possono esistere sia in un mezzo che nel vuoto.
Non esistono particelle di suono. Quello che noi percepiamo come suono sono solo le vibrazioni delle particelle del mezzo in cui il suono stesso si propaga.
Nel vuoto non ci sono particelle, quindi non c'è nulla che possa vibrare.
Quindi... niente suono.
mercoledì 9 agosto 2023
Un ragionamento sugli "extraprofitti"
Un ragionamento, appunto, sui famigerati extraprofitti.
Leggete tutto e poi ditemi dove sbaglio. Se sbaglio.
Profitti che vanno molto oltre i profitti "standard" del settore, per i quali non si può quindi parlare di normale andamento dei mercati.
E secondo certi governi (ma anche certe opposizioni e certi economisti, politicizzati o meno che siano) vanno tassati extra in quanto ingiusti.
Ed è questo il problema: cosa significa ingiusti?
Giustizia/ingiustizia è un concetto morale... in diritto (e la tassazione dovrebbe dipendere dal diritto) vale la legge, non la giustizia.
Non per niente nei tribunali c'è - correttamente - la scritta "La legge è uguale per tutti" e non "La giustizia è uguale per tutti".
Inciso chiuso.
Nel secondo caso, ovviamente, la tassazione non c'entra. Ciò che va applicato è una confisca o un sequestro (al di là delle eventuali responsabilità penali personali delle singole persone).
A noi quindi è il primo caso che interessa: gli "extraprofitti" legali.
La tassazione attuale (giusta o sbagliata, alta o bassa che la si consideri) è già su tutti i profitti, anche su quelli cosiddetti extra. Alti o bassi che siano.
Ci sono qui due "sottocasi" in base alla tassazione.
Ditemi dove sbaglio.
Ma ho poi aggiunto qualcosa oggi in un minithread successivo, che riporto qui sotto.
Ma siamo sicuri che questi ultimi siano sempre e solo vittime?
A me la cosa ricorda però tanto un'altra storia che riguardava le banche (nel mio racconto in particolare una banca, ma in realtà fu un fenomeno che riguardava molte banche e che, come prevedibile, finì nel nulla), cioè il vedere come vittime chi comprò azioni e/o obbligazioni di certe banche.
Leggetevi quanto scrissi qui allora, nel 2019.
1) Un testo di Mario Seminerio (alias Phastidio);
2) Un thread di Carlo Alberto Carnevale-Maffè.
martedì 8 agosto 2023
Riusciremo mai a fare gli Stati Uniti d'Europa?
E qui si parla di realtà, non di sogni.
Nonostante tutte le differenze, il retroterra comune, le necessità comuni erano forti, presenti e sono convinto che alla lunga, anche se non senza difficoltà, ci si sarebbe arrivati.
Ampliamento troppo affrettato, troppo vasto e troppo snaturante. Troppe le differenze tra i membri a questo punto. E troppo tenute nascoste, o meglio sottovalutate, pur di allargarsi velocemente.
Nel 2004, di fatto, l'Europa ha rinunciato al sogno di una vera unità per limitarsi a essere una sorta di ONU continentale.
sabato 5 agosto 2023
martedì 1 agosto 2023
Dettagli genovesi 45 - La Hofbräuhaus
E quella di Genova è l'unica in Italia. Anzi: l'unica in Europa in un paese non di lingua tedesca.
Accanto allo stinco trovate per esempio la focaccia col formaggio di Recco (e non un'imitazione: l'originale di Vitturin).
Una fermata a San Fruttuoso (dettagli genovesi special)
Forse ricorderete tempo fa la fermata d'autobus arredata a Marassi, Genova.
Bene quella fermata ora è di nuovo spoglia. In compenso l'arredo si è spostato un po' più a valle, per la precisione in una fermata di Corso Galliera a San Fruttuoso.
giovedì 20 luglio 2023
Il decreto di Lollo
L'"accogliente" Bibby Stockholm
È giusto parlare della storia della Bibby Stockholm, chiatta senza motore che il Regno Unito vuole utilizzare per "accogliere" fino a 500 profughi nel Dorset, in maniera che questi non possano creare problemi a terra.
lunedì 17 luglio 2023
Endotermico, elettrico e ibrido: come funzionano?
E in parallelo vi spiegherò il significato delle sigle, talvolta misteriose al profano anche se in realtà banali, che trovate quando vi avvicinate a questi argomenti.
Non vi spiegherò invece, almeno non qui, vantaggi e svantaggi delle varie tipologie di motore.
Mentre il comburente è sempre l'ossigeno, i combustibili possono essere diversi. Dai classici benzina, gasolio o GPL fino a gas naturale, alcool e, sì, anche l'idrogeno.
Il motore a combustione di idrogeno (HICEV, Hydrogen Internal Combustion Engine Vehicle) sfrutta appunto la combustione dell'idrogeno. Quindi è sì un motore "pulito" (tra virgolette perché esistono sì motori più o meno puliti, ma non esistono motori completamente puliti) ma rientra nella classica categoria degli endotermici.
Piccola curiosità: la prima idea di un motore che sfruttasse la combustione dell'idrogeno risale al... 1806. Sì, 1806, non è un errore di battitura.
Detto in termini molto basilari, il motore elettrico è composto da un rotore e uno statore ed è alimentato in corrente continua o alternata. All'interno del motore viene generato un campo magnetico che fa muovere il rotore a cui possiamo collegare un albero motore e questo poi mette in movimento la trazione e le ruote come in un motore endotermico, ma senza bruciare nulla.
Tecnologicamente il problema dei motori elettrici non è il... motore.
I problemi che finora ne hanno impedito una diffusione maggiore sono dovuti alla sua alimentazione.
Se tutti i veicoli elettrici potessero essere alimentati direttamente dalla rete (come treni, tram, filobus, ecc.) il problema non ci sarebbe.
Tale alimentazione però è impossibile per la mobilità globale. Auto e camion non puoi alimentarli così, non puoi avere la rete su ogni più sperduta strada del globo. Infatti quando parliamo di mobilità elettrica parliamo di auto alimentate a batteria (BEV, Battery Electric Vehicle). E il freno alla mobilità elettrica sono infatti finora state le batterie, non i motori.
Infatti il primo prototipo di veicolo elettrico risale agli anni '30 dell'800. Musk non ha inventato un belino.
Ma possiamo dire lo stesso di un motore ibrido?
E infatti dobbiamo fare subito una precisazione: il motore ibrido non esiste.
Esistono i veicoli ibridi, i quali si muovono grazie a una combinazione di motore elettrico e motore endotermico.
La prima distinzione va fatta tra ibrido parallelo e ibrido serie.
L'ibrido parallelo si ha quando motore elettrico e motore endotermico possono funzionare insieme o separatamente, usando solo l'uno o solo l'altro.
Ovviamente il motore elettrico e quello endotermico presi in sé funzionano esattamente come descritto sopra.
Esistono sostanzialmente tre tipi di ibrido parallelo.
Il primo, il più basilare è il veicolo elettrico ibrido leggero (MHEV, Mild Hybrid Electric Vehicle). Questo tipo di ibrido ha batterie di piccole dimensioni ed è solitamente composto da un motore endotermico collegato a un generatore, che serve ad alleggerire il lavoro del motore termico fornendogli potenza aggiuntiva per brevi tratti. Qui il motore elettrico non può mai funzionare da solo.
Il terzo tipo è il veicolo elettrico ibrido ricaricabile (PHEV, Plug-In Hybrid Electric Vehicle) è la forma più avanzata di ibrido parallelo, avendo batterie più grandi e in più ricaricabili. Questo permette autonomie maggiori anche in modalità solo elettrico, anche se non ai livelli dell'elettrico puro.
In pratica consiste in un motore termico che viene usato per alimentare un motore elettrico il quale poi si occupa della trazione.
C'è qui però un particolare tipo di ibrido molto interessante per la mobilità quotidiana: quello a celle di combustibile a idrogeno (FCEV, Fuel Cell Electric Vehicle). Qui al posto del motore termico classico ci sono pile a combustibile che generano energia elettrica dalla combustione dell'idrogeno e poi questa energia avvia il motore elettrico che poi fa muovere il veicolo.
È al momento l'ibrido più diffuso.
sabato 15 luglio 2023
L'inglese che ci hanno insegnato male a scuola
Ci hanno sempre detto (almeno all'epoca, forse oggi non è più così) che esistevano tre città terminanti con "cester" in cui questo finale (per inciso: derivante dal latino "castrum") andava pronunciato in maniera assolutamente irregolare: Leicester, Gloucester, Worcester. E solo queste tre.
venerdì 14 luglio 2023
Il fraintendimento sulla digitalizzazione
La digitalizzazione viene oggi vista come la panacea sia per il mondo produttivo che per la burocrazia.
Ora, che la digitalizzazione (o meglio informatizzazione) possa portare un sacco di vantaggi se usata bene è palese, né io né nessun altro può negarlo. Sarebbe, nella migliore delle ipotesi, da idioti negarlo.
Ma appunto: "se usata bene"!
E questo "se usata bene" è quello che viene spesso dimenticato. La digitalizzazione è un totem. È positiva a priori e a prescindere. Non va né discussa né valutata.
Ma io invece discuto e valuto.
E lavorando nella tecnologia e in un ambiente altamente digitalizzato lo faccio sapendo di cosa parlo.
Soprattutto due cose riguardo la digitalizzazione mi fanno capire quanto poco si sappia, si capisca della stessa.
Due fraintendimenti.
1) Digitalizzazione = efficienza
2) Digitalizzazione = ecologia
Ecco, molta gente associa la digitalizzazione a processi più efficienti e più puliti.
Ma non è così a priori e a prescindere!
La digitalizzazione può veramente portare a un incremento dell'efficienza e a processi più ecologici... ma dipende da come la si usa.
Efficienza.
Esempio: io produco un rapporto e il mio capo deve approvarlo prima che venga reso disponibile a tutta l'azienda.
Nei tempi passati il capo si trovava una cartella sulla scrivania e non poteva non vederla. Se non firmava l'approvazione (a torto o ragione che fosse) era perché non voleva. Lui il rapporto non poteva non vederlo.
Oggi viene prodotto un work-flow digitale e il mio capo viene automaticamente avvertito via mail o in altro modo digitale. Il mio capo riceve però centinaia di notifiche via mail e nella marea la notifica del mio rapporto gli sfugge. Non firma. Ma non firma perché non vede. Non ha visto il rapporto.
Ci sono modi per migliorare questa situazione, ma una soluzione definitiva non c'è ancora.
E vale in tante situazioni diverse, il mio è solo un esempio che ho vissuto spesso personalmente.
La digitalizzazione produce efficienza se facciamo programmazione (no, non parlo di scrivere software, parlo di organizzare processi) prima di introdurla e gli utilizzatori (i dipendenti dell'azienda o dell'ente in primis, ovviamente) sono pronti quando viene introdotta.
Se la introduci facendola cadere dall'alto, senza preparare prima chi la deve utilizzare, non produci efficienza. Anzi, fai l'opposto.
Ecologia.
Qui è ancora più facile chiarire il fraintendimento. Vi presento due esempi.
Esempio 1: la digitalizzazione doveva portare alla "morte" della carta.
Invece ha portato all'esplosione della carta. Stampare è diventato molto più facile e veloce. E molta gente ha ancora la mentalità secondo cui un documento è "vero" solo se cartaceo e una firma è "vera" solo se fatta a mano con una penna.
Ecco qui vediamo che la digitalizzazione (ma vale per la tecnologia in generale) in sé porta sì vantaggi... ma che li porta solo se viene accompagnata da un'evoluzione della mentalità, dal capire quel che si fa e perché. E questo dipende da noi umani, da noi persone.
Esempio 2: un mondo digitale ha meno emissioni, produce meno inquinamento.
Beata ingenuità.
I computer, i robot, i server, le reti e tutto quello che serve per la digitalizzazione del lavoro, dei processi... devi produrli, devi costruirli. Ti servono fabbriche "classiche", con linee di montaggio. Con meno operai umani di un tempo, vero, ma sempre fabbriche rimangono. E ti servono miniere per avere i materiali per costruire quanto sopra.
Ecco, se la digitalizzazione è verde, lo si può valutare solo a monte, quando la produci, non a valle, quando la utilizzi.
Saluti,
Mauro.
mercoledì 12 luglio 2023
Popper, la tolleranza, noi e la democrazia
E qualche riga sotto conclude quindi che:
È impossibile concludere usando solo la logica se sia giusto tollerare gli intolleranti o se bisogni "abbassare" il livello di tolleranza per bloccarli.
È giusto trovare modi di impedire agli antidemocratici di sfruttare la democrazia per andare al potere?
martedì 11 luglio 2023
Due belle frasi ormai fuori moda
In un mondo di tuttologi è una vergogna ammettere di non sapere qualcosa. Se non proprio sapere tutto, bisogna avere almeno un'opinione su tutto. E meno si sa, più si parla.
No, non è obbligatorio sapere tutto. Non è neanche obbligatorio far vedere almeno di aver sentito parlare di tutto.
È una dimostrazione di serietà ammettere di non sapere tutto e soprattutto è dimostrazione di serietà non pretendere di poter esprimere opinioni anche su ciò che non si sa.
Talvolta ci portiamo anche dietro nozioni sbagliate dai tempi della scuola che influiscono negativamente sui nostri ragionamenti.
L'importante è che nel momento in cui riconosciamo di aver sbagliato, lo ammettiamo e ci correggiamo.
Invece oggi ammetterlo è una vergogna. Non sono io a sbagliare, al massimo io mi sono spiegato male. Ma più spesso sono stato capito male.
La tendenza è purtroppo di cambiare versione sperando che chi ci sta intorno non se ne accorga.
Ma due frasi assolutamente bellissime (e necessarie per una convivenza civile).
lunedì 10 luglio 2023
Cosa sono i sorfanetti?
In un gruppo chiuso di Twitter ieri Anna ha raccontato che gliene hanno regalata una scatola e Marco mi ha sfidato a parlarne.
Ma cosa sono?
Prima di tutto: pseudomedicina. Fuffa.
E in secondo luogo: tradizione popolare ligure.
Quando ero bambino erano presenti negli armadietti delle medicine di ogni casa genovese o ligure. Oggi (per fortuna) non sono più così diffusi.
Ma in pratica, nel dettaglio, pseudomedicina o meno, che roba è?
Oggi voglio provare a spiegarvelo.
Tecnicamente sono dei bastoncini (o candelotti) di zolfo che vengono usati per curare il torcicollo e dolori simili.
L'utilizzo è molto semplice: si sfregano o si fanno rotolare sulla parte dolorante.
Dopo un po' lo zolfo emette un crepitio e poi spesso si spacca (la tradizione popolare dice che una volta spezzato il candelotto perda efficacia quindi le sue parti non vadano più riutilizzate).
Come detto sono pseudomedicina. Non ne è mai stata dimostrata l'efficacia al di là un possibile classico effetto placebo.
Ma secondo i cultori delle medicine cosiddette alternative, da dove verrebbe la loro efficacia?
La cosa bella è che non sono neanche d'accordo tra loro!
Ci sono diverse correnti di pensiero:
1) lo strofinamento stesso è salutare (ma nessuno spiega come/perché);
2) assorbirebbero l'elettricità statica prodotta presente in caso di dolori/lesioni muscolari;
3) la differenza di potenziale elettrico tra zolfo e fasci nervosi influirebbe sulla trasmissione del segnale nervoso;
4) assorbirebbe l'umidità (continua a essere credenza diffusa che i dolori muscolari/reumatici siano causati dall'umidità);
5) lo strofinamento produce calore, che allevia il dolore.
Esaminiamo queste ipotesi in maniera scientifica.
1) Se lo strofinamento in sè provoca beneficio, allora il materiale sarebbe secondario: perché proprio lo zolfo e solo lo zolfo?
2) Anche volendo credere che vi sia elettricità statica, questa non si assorbe. Al limite si elimina o devia (stile parafulmine).
3) Differenza di potenziale tra zolfo e fasci nervosi? OK, i nervi sono conduttori, ma qui siamo al ridicolo.
4) Lo zolfo è idrofobo. Come fa ad assorbire l'umidità?
5) Vedi 1). Allora andrebbe bene quasi ogni materiale.
Le tradizioni antiche sono una ricchezza culturale... ma non quando sono pseudomedicine che ci possono distogliere da cure serie o direttamente danneggiarci!
In questo caso i danni sono limitati (al limite uno si tiene il dolore un po' più a lungo del necessario), ma non sempre è così.
Usate la testa.
Non ascoltate i ciarlatani.
Comunque leggetevi questo articolo del Secolo XIX del 2020!
Saluti,
Mauro.
Storia personale di Genoa-Fiorentina
Importante per me, non tanto per il mio Genoa (a parte l'essere l'esordio in serie A dopo un anno di Purgatorio).
A parte il mio Genoa ci sono alcune squadre che mi stanno simpatiche (in primis il Torino) e alcune che mi stanno antipatiche (in primis la Lazio). Ma la maggioranza delle squadre mi sta semplicemente indifferente.
E allora, direte voi?
Però...
L'ultima partita che vedemmo insieme al Ferraris fu un Genoa-Fiorentina.
E la prima partita che vidi al Ferraris dopo la sua morte (e vi garantisco che fu cosa casuale, non cercata) fu di nuovo un Genoa-Fiorentina.
domenica 9 luglio 2023
Quelli che hanno visto Genova 2
Nel 2015 scrissi Quelli che hanno visto Genova.
Visto che anche molti altri hanno visto Genova, è ora di fare una seconda puntata 😉
Stavolta direi di partire con l'importanza storica di Genova e non dalla sua bellezza, dando la parola ad Alessandro Barbero:
Genova. Genova è credo la città più misconosciuta e fraintesa d'Italia. Genova che è un protagonista enorme, l'elemento che tiene insieme tutto è appunto il significato di Genova nella storia d'Italia.
E la Superba cantata da Petrarca incantò anche Giosuè Carducci:
Superba ardeva di lumi e cantici
nel mar morenti lontano Genova
al vespro lunare dal suo
arco marmoreo di palagi
Mentre il pittore friulano Giovanni Battista da Udine ci ricorda che Genova è la regina del Tirreno (sì lui purtroppo considerava il Mar Ligure come parte del Tirreno) e, come già fece Twain, apprezza anche le donne genovesi:
Genova, reina e capo della Liguria, anzi del Tirreno (che, per le sue bellezze, nobilitate e ricchezze meritatamente tal nome le si puote attribuire, la quale fra tante sue grazie da Iddio, dalla natura e d'amore ricevute, di bellissime, gentili e cortesi donne, più che altra città d'Italia, era ed è oggi di adornata).
Purtroppo la pulizia ammirata ai suoi tempi da Nikolaj Vasil'evič Gogol' non so se possa più essere tanto decantata oggi:
Genova è magnifica, moltissime case somigliano piuttosto a palazzi, adorne di quadri dei migliori pittori italiani, però le strade sono così strette che due persone affiancate non riescono a passarci. In compenso, sono lastricate di marmo e molto pulite.
Più vicino ai nostri tempi, il cuore marino e repubblicano di Genova venne poeticamente descritto da Francesco Guccini:
Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare respiro al largo, verso l'orizzonte. Genova, repubblicana di cuore, vento di sale, d'anima forte.
E il nostro grande architetto Renzo Piano:
Genova è una città d'acciaio forgiata dal vento.
E un altro grande poeta, Pier Paolo Pasolini, riconobbe che la bellezza di Genova è anche il suo essere un guazzabuglio:
Genova fuma, sfuma in un guazzabuglio supremo.
L’attraversi, a metà Corso Italia, già verso Levante, ti volti, e alle tue
spalle ecco la più bella visione di tutta la Liguria.
Ma di Genova si ammira anche la musica, in questo caso quella tradizionale, come ci ricorda il musicologo Alan Lomax:
[Il trallallero è] Il più perfetto canto corale dell'Europa occidentale.
Mentre, un po' pomposo, lo scrittore tedesco Wilhelm Heinse ammira i nostri eroi:
Come fu giorno, feci una passeggiata sul colle e osservai la posizione
di Genova: un incantevole teatro che ha spinto da sempre i suoi abitanti a
dominare il mare e dal quale sono venuti i più grandi eroi. O divino Colombo e
tu, Andrea Doria, che passeggiate ora in coppia con i Temistocli e gli
Scipioni, io vi adoro nella polvere, semidei fra gli uomini!
E anche Albert Einstein, che a Genova aveva uno zio, venne colpito dalla città (ma anche dalle sue prelibatezze):
Per mesi ho visitato i monumenti di Genova. La fantastica strada Nuova. A due passi da casa c'era una pasticceria stupefacente con una cornucopia di marmo come insegna: mi sono fatto delle scorpacciate uniche. E poi San lorenzo, la cattedrale, la gente di quelli che voi chiamate caroggi. (...) Mi dispiace solo non essere mai più tornato. La mia vita - devo essere sincero - mi ha dato grandi soddisfazioni e sono anche diventato famoso. Ma Genova, anche adesso, guardando il mondo con
un certo distacco, quella vacanza non la dimentico...
Più indietro nel tempo, anche Miguel de Cervantes ebbe modo di inebriarsi di Genova (anche se non è proprio il biondo il colore tipico dei capelli delle donne genovesi...):
Alla
fine, esausti per le veglie, fradici e con le occhiaie, giunsero alla
bellissima e splendida città di Genova e qui, dopo essere sbarcati nella sua
darsena riparata e dopo aver fatto visita ad una chiesa, il capitano e tutta la
brigata ripararono in un'osteria dove annebbiarono il ricordo di tutte le
burrasche passate con il gaudeamus
presente. [...] Il buon Tomás ebbe modo di ammirare anche i biondi capelli
delle genovesi, l'eleganza e la cortesia degli uomini, l'ammirevole bellezza
della città che sembrava avere le case incastonate su per quelle rocce come
diamanti nell'oro.
E per oggi chiudiamo giocando in casa, con il nostro Ivano Fossati:
Signore
di questo porto
vedi mi avvicino anch'io
vele ancora tese
bandiera genovese
sono io.
Magari ci si rileggerà per una terza puntata (di puntate se ne potrebbero fare quasi infinite).
Saluti,
Mauro.
sabato 8 luglio 2023
Non si bruciano i libri
Da un po' di giorni si parla molto dell'atto di Salwan Momika, rifugiato iracheno in Svezia.
Questi, a Stoccolma, ha strofinato pancetta su un Corano, lo ha calpestato e poi ne ha bruciato alcune pagine.
Ora, che a livello politico le reazioni nel mondo islamico siano state esagerate, assurde è palese, essendo per di più l'atto di un singolo individuo.
Comunque a livello di considerazioni politiche avete letture più che a sufficienza in rete, sia pro che contro. Non ci aggiungo le mie. A questo punto sarebbe solo aggiungere rumore al rumore.
Però una cosa posso e voglio dirla.
Io posso capire lo stato d'animo di Momika, la sua frustrazione, al limite anche il suo odio.
Non so cosa abbia subito in Iraq e dagli islamisti, ma di sicuro nulla di piacevole né di giustificabile o di accettabile.
Io posso capire... ma i libri non si bruciano.
Bruciare un libro significa voler tappare la bocca a chi quel libro lo ha scritto e a chi lo legge.
Quando bruci un libro (che sia un testo religioso, politico, letterario o qualsiasi altra cosa) commetti un atto di censura, di repressione, perché vuoi mettere a tacere quel libro e chi lo legge.
Se bruci un libro, anche il peggiore e più pericoloso dei libri, sei un intollerante quanto quelli che combatti. Se quel libro è pericoloso, negativo ne combatti i contenuti con gli argomenti, non con le fiamme. Soprattutto quando non sei più sul posto, ma vivi in un paese sicuro.
Se usi le fiamme significa che se tu dovessi andare al potere al posto dei tuoi nemici li opprimeresti come loro hanno oppresso te.
L'unica differenza sarebbe l'inversione dei ruoli tra persecutori e perseguitati.
Perché...
[...], dort wo man Bücher
Vebrennt, verbrennt man auch am Ende Menschen.
[...], dove si bruciano i libri,
alla fine si bruciano anche gli uomini.
(Heinrich Heine, "Almansor", versi 243-4)
Saluti,
Mauro.
giovedì 6 luglio 2023
La nascita del voyeurismo di massa delle tragedie
Anzi, tra i responsabili ci sono proprio i giornalisti.
Vedere che certe cose succedono ad altri e non a noi contribuisce a farci sentire vivi.
La gente è diventata nei confronti delle tragedie una versione macabra delle groupies degli anni '60/'70 nei confronti dei loro idoli musicali.
Quel giorno Alfredino Rampi, sei anni di età, cadde un un pozzo non protetto... da cui non uscì vivo, nonostante tutti i tentativi (in buona parte dilettantistici a esser buoni) fatti per salvarlo.
domenica 2 luglio 2023
Incidenti (spesso omicidi) sul lavoro
271 direttamente sul lavoro e 87 in itinere (gli infortuni - mortali o no che siano - nel tragitto casa-lavoro sono per legge - salvo eccezioni - considerati infortuni sul lavoro).
Questi ultimi 87 sono nella maggioranza dei casi veri e propri incidenti.
Ma gli altri 271 (in 5 mesi, da gennaio a maggio, cioè 151 giorni: quasi due decessi al giorno!) sono spesso veri o propri omicidi. Magari "solo" colposi, ma comunque omicidi.
Perché le notizie sui giornali o in TV sono molto più brevi, quasi date con fastidio, quando si tratta di morti sul lavoro?
Nei link a questa presentazione dell'Osservatorio trovate tutti i report, grafici e altro materiale.
mercoledì 28 giugno 2023
I miei articoli sugli... articoli della Costituzione
Tutti i testi sul blog in cui ho spiegato (anche se talvolta indirettamente) articoli (o disposizioni transitorie e finali) della Costituzione della Repubblica Italiana:
- Articolo 1 (15.08.2010)
- Articolo 54 (12.02.2011)
- Articolo 3 (15.07.2011)
- Articolo 12 (29.07.2012)
- Articolo 3 (30.10.2013)
- Articolo 11 (08.04.2017)
- Articoli 56 e 57 (31.05.2017)
- Articolo 32 (08.06.2017)
- Disposizione XII (13.07.2017)
- Articolo 92 (28.03.2018)
- Articolo 87 (09.05.2018, solo citato, non spiegato)
- Articolo 81 (05.01.2019)
- Articoli 92 e 94 (06.09.2022)
- Articolo 29 (27.06.2023)
- Articolo 11 (01.09.2024)
- Articoli 78 e 87 (22.06.2025)
Saluti,
Mauro.
martedì 27 giugno 2023
Un altro articolo frainteso della Costituzione: il 29
Che per avere il diritto di essere considerati famiglia serve il legame del matrimonio, non bastano - almeno per i padri costituenti - forme alternative di legame.
Ma... non dice nulla su chi ha diritto al matrimonio.
La Costituzione non parla di uomo e donna. Parla solo di famiglia.
Qui tutti i miei articoli sugli... articoli della Costituzione.
venerdì 23 giugno 2023
Fisici sorprendenti
Angela Merkel si laureò in fisica e poi fece il dottorato in chimica quantistica, facendo anche ricerca nel settore prima di dedicarsi completamente alla politica dopo la caduta del muro.
Ma purtroppo anche l'AfD ha un fisico tra le sue fila, Gottfried Curio, portavoce del partito per la politica interna.
Ma andando a ritroso nel tempo troviamo l'ex sindaco di Firenze Mario Primicerio, laureato in fisica ma noto nel mondo scientifico soprattutto per le sue ricerche in matematica applicata.
E ai tempi della contestazione studentesca e poi degli anni di piombo si fece un nome come politico extraparlamentare e saggista Franco Piperno, anche lui laureato in fisica.
Probabilmente però il fisico politico più famoso della storia italiana fu Orso Maria Corbino, senatore e ministro nei primi anni '20 del '900, e persona senza cui non sarebbe mai esistito il gruppo dei ragazzi di Via Panisperna (Fermi, Segrè, Amaldi, Majorana, Rasetti, Pontecorvo).
Voi segnalate nei commenti se avete altri nomi.
martedì 20 giugno 2023
Diritti e paure
E la cosa è in realtà lapalissiana: si riconoscono diritti a chi non ne ha (o non ne ha sufficienti), ma non si toglie nessun diritto a chi già li ha!
Chi invece, nonostante i proclami, non è sicuro di esserlo, ne ha paura. Si sente in pericolo. Ma non nei suoi diritti. Nella sua immagine di maschio.
Vero, Simone Pillon?
lunedì 19 giugno 2023
E facciamoci gli auguri!
Ancora un anno e diventerà maggiorenne!
lunedì 5 giugno 2023
Una mezzaluna che non è una mezzaluna
Quando si parla di Islam, più propriamente dei suoi simboli, si cita sempre la "mezzaluna" islamica.
Persino la controparte della "Croce Rossa" nei paesi islamici porta il nome di "Mezzaluna Rossa".
Ma siamo sicuri che sia una mezzaluna?
Ecco, questa è una mezzaluna:
mercoledì 24 maggio 2023
È di moda... ma non esiste, o quasi
Vi ricorderete forse il mio articolo sulla teina e sul tè deteinato.
Ma... il chai ha un bel nome, esotico, orientale (e questo per gli occidentali ascientifici e bioignoranti è garanzia in sé di qualità), ma niente altro che quello.
"Chai" è un termine indiano che significa semplicemente... tè.
E deriva dal cinese "chá" (茶).
Quindi chi vi sta vendendo del chai, vi sta semplicemente vendendo del tè.
E se vi dovesse vendere qualcosa di diverso dal tè... o vi imbroglia o non sa neanche lui cosa vi sta vendendo.
Tutto qui.
sabato 20 maggio 2023
Nessuno vuole salvare il pianeta
Semplicemente perché non c'è nessun pianeta da salvare.
Il pianeta, la Terra, si salva da solo, come fa del resto da miliardi di anni.
Ciò che governi, ambientalisti o quant'altro vogliono salvare (sia che lo facciano sinceramente, sia che si tratti solo di blabla) è l'umanità.
L'antroposfera.
O al limite (visto che certi ambientalisti amano la natura ma odiano l'essere umano) la biosfera come la conosciamo oggi, però senza esseri umani.
Ma la biosfera stessa è costantemente cambiata, fin da quando è nata!
Neanche lei è da salvare: lei non muore. Cambia, si adatta.
Prima che mi fraintendiate: io stesso sono per la salvezza dell'umanità e la protezione della biosfera.
Ergo io sono per qualsiasi intervento per limitare e se possibile correggere i danni antropici all'ambiente.
Ma non sopporto che si dica di voler salvare il pianeta.
Il pianeta si salva da solo. Non muore. Cambia.
Saluti,
Mauro.
venerdì 19 maggio 2023
Orecchio musicale
Io non mi sono mai considerato una persona musicale.
Sì, amo la musica (ma da ascoltatore) e quasi quarant'anni fa studiai un po' di chitarra classica (ma saranno comunque trent'anni che non prendo più in mano la chitarra).
E al di là di ciò, non ho mai ritenuto di avere un vero orecchio musicale (basta sentirmi quando canto: la convenzione di Ginevra la considera tortura).
Oggi ho scoperto questo quiz su YouTube:
E ho voluto mettermi alla prova.
Ma mentre la 11 la ho sbagliata di brutto (ero convinto della mia risposta), sulla 14 sono stato indeciso, ero dubbioso.
Direi niente male per uno che non ha orecchio 😊
domenica 14 maggio 2023
La guerra e la diplomazia
Ieri su Twitter ho pubblicato un thread sulla diplomazia relativamente al conflitto in Ucraina.
Qui lo ripubblico come testo unico, correggendo gli errori di battitura e cercando di renderlo più leggibile.
Il mio è un ragionamento su quanto sta succedendo dietro le quinte relativamente al conflitto.
Lasciamo per un attimo da parte torti e ragioni e chi e perché si schiera da una parte o dall'altra e riflettiamo solo sulla richiesta di negoziati, di diplomazia al posto delle armi.
Ecco, chi fa questa richiesta non ha studiato la storia.
E no, non è che la storia insegna che la diplomazia non serva o che non debba intervenire.
Proprio per niente. Anzi esattamente l'opposto. La storia insegna che la diplomazia deve intervenire e che non deve aspettare che i combattimenti si fermino per farlo.
La storia (almeno dalla fine dell'epoca napoleonica) insegna che la diplomazia è sempre in moto.
Anche nelle fasi peggiori delle varie guerre le diplomazie hanno continuato a lavorare, a parlarsi, anche se spesso non direttamente, bensì per interposta persona.
Persino durante la seconda guerra mondiale! Persino durante le sue ultime settimane!
Pensate che persino Göring a Reich ormai quasi caduto provò la via della diplomazia. E i diplomatici alleati ascoltarono, non si tapparono le orecchie, anche se poi la cosa non portò a niente.
Che poi il lavoro della diplomazia porti frutti o meno, porti pace e giustizia o meno, beh, questo è ovviamente un altro punto.
La diplomazia può fallire.
La diplomazia può arrivare a risultati discutibili.
E anche quando ha successo non può accontentare tutti.
Ma non sta mai ferma, neanche durante le fasi peggiori dei peggiori conflitti.
È chiaro che in situazioni come quella ucraina i contendenti non possano parlarsi direttamente, neanche dietro le quinte.
Ma si sta lavorando per interposta persona.
Credete proprio che la NATO oltre che armi non mandi in giro anche diplomatici?
E poi lo vedete anche voi: persone come Guterres, Xi o Bergoglio - tra le altre - stanno lavorando (e no, non venitemi a dire cose come "ma stanno dalla parte sbagliata" o "ma fanno i loro interessi" o simili... sarà anche vero, ma stanno comunque cercando di fermare o almeno limitare il conflitto, anche se magari lo fanno male).
Insomma, chi chiede che intervenga la diplomazia... sta chiedendo quello che già sta succedendo. Fin dal primo giorno.
E che succede sempre, in ogni conflitto, almeno da dopo Napoleone.
Per questo dovrebbe (ri)studiare la storia.
Saluti,
Mauro.
martedì 9 maggio 2023
I colori svedesi dei genovesi
No, non ha sede a Genova.
Anche se questa squadra è sorella del Genoa. E anche se i legami tra lei e il Genoa sono ancora forti, fortissimi (e fin dalla loro nascita: il Genoa fondato nel 1893, lei nel 1905).
In Argentina, a Buenos Aires, nel quartiere della Boca.
La squadra del quartiere della Boca.
Ai tempi della fondazione della squadra il quartiere portuale della città, abitato soprattutto da italiani. Per la precisione in particolare piemontesi e liguri. Con una certa preminenza genovese.
Squadra fondata da emigranti italiani.
Alla Boca, a Buenos Aires, è nato anche il mio nonno materno, poi tornato in Italia.
Inciso chiuso
Nessun legame con la bandiera italiana: verde, bianco, rosso.
Nessun legame con i colori di Genova: bianco e rosso.
Nessun legame con i colori del Genoa: rosso e blu.
E neanche coi colori dell'allora casa regnante italiana: azzurro.
Provvisoriamente venne scelta una divisa bianconera per facilità di reperibilità, ma nessuno voleva una cosa simile come definitiva (e no, la Juventus non c'entra... non la volevano perché era troppo banale, troppo comune).
Quindi, essendo gente di porto, decisero un giorno di vedere quale nave per prima entrasse a Buenos Aires e quale bandiera portasse. E di scegliere i colori di quella bandiera.
Quel giorno la prima nave a entrare in porto fu una nave svedese. E la bandiera svedese è giallo e blu.
sabato 6 maggio 2023
I bronzi Da Passano a Kassel
I Da Passano sono (erano) una delle famiglie storiche di Genova.
Ancora oggi si trova il suo nome in strade, scuole e altro in giro per la città e nel Levante ligure (di cui erano originari).
Ma nello scorso fine settimana ho ritrovato i Da Passano anche a Kassel (Assia, Germania).
I Da Passano, come tutte le famiglie patrizie e borghesi dell'epoca erano anche collezionisti d'arte.
E parte della loro collezione è ora a Kassel, nella collezione di antichità del castello di Wilhelmshöhe.
Il 20 luglio 1756 a Genova venne infatti firmato un contratto tra la margravia Lucrezia de' Signori Da Passano e l'inviato dei signori dell'Assia Johann August Nahl per la vendita di sei sculture bronzee copie di (o ispirate ad) antiche sculture greche.
Qui copia del contratto esposta nel museo già citato:
Le sculture in questione rappresentano:
- Una Venere
- Un Mercurio
- Un Fauno
- Un Idolo
- Un arrotino
- Due figure in lotta tra loro.
Tre di queste sono ora esposte al pubblico a Wilhelmshöhe.
Un Idolo.
martedì 2 maggio 2023
L'ignoranza e il nazismo
Chi mi conosce sa che sono di sinistra e che contro nazismo e fascismo ho reazioni allergiche.
Ma quando li vedo tirati in ballo dove non c'entrano nulla, mi incazzo. Perché l'ignoranza è peggio di nazismo e fascismo, anzi ne è la madre.
Oggi la CGIL e poi Repubblica, nella sua edizione palermitana, hanno pestato una m***a bella grande. E non se ne sono resi conto.
Il simbolo incriminato è la Croce di Ferro.
Un simbolo introdotto dal Regno di Prussia nel 1813.
Il nazismo è arrivato nel 1933 (anche se ha mantenuto il simbolo, come però avevano fatto anche l'Impero Tedesco e la Repubblica di Weimar prima di lui).
D'accordo, con Palermo e la sua storia non c'entra nulla (e questo dovrebbe bastare a renderlo fuori luogo), ma perché tirare fuori il nazismo quando non c'entra?
Saluti,
Mauro.
A zonzo per Kassel
martedì 11 aprile 2023
A zonzo per Monaco di Baviera 2
lunedì 3 aprile 2023
venerdì 31 marzo 2023
martedì 28 marzo 2023
L'ambiguità del paradosso del barbiere
Può essere interpretato in due modi diversi.
domenica 26 marzo 2023
Il cristianesimo in realtà non esiste
Sì, il cristianesimo non esiste.
E non lo sostengo per fare polemica. Lo sostengo perché in realtà così effettivamente è.
Non conta qui essere credenti o meno, io sto parlando di fatti, di storia.
Prendendo Cristo come figura storica - divina o umana che fosse - si può dire con chiarezza (ed è chiaro ed esplicito anche nella Bibbia) che Cristo non ha mai voluto lasciare l'ebraismo, non lo ha mai attaccato come religione in assoluto.
L'obiettivo di Cristo era quello di riformare l'ebraismo, non di uscirne e fondare una nuova religione.
E questo obiettivo dopo la sua morte si è conservato negli apostoli, fino a che...
...fino a che non è arrivato Saulo di Tarso, alias Paolo.
Paolo era un uomo di potere e ha capito le potenzialità che c'erano in una nuova religione che buttasse alle ortiche l'ebraismo.
E questa è stata la sua "conversione": capire le potenzialità politiche della figura di Cristo e sfruttarla per creare una struttura religiosa, una nuova religione che potesse poi sfociare in una struttura di potere (come poi nei secoli successe).
Saulo/Paolo scavalcò in questo la predicazione degli apostoli, facendosi unico interprete - senza che nessuno gliene desse mandato, per lo meno senza che nessuno gli desse mandato di esautorare gli altri - dell'eredità di Cristo.
E nel cristianenismo, nel suo insegnamento (e in particolare ovviamente in quello del cattolicesimo romano) è Paolo che costituisce le fondamenta, non Cristo o Pietro.
Quello che noi chiamiamo cristianesimo è in realtà paolianesimo. Tutto viene da lui, che ci piaccia o meno.
Ed è sempre stata solo una questione di potere.
Saluti,
Mauro.
martedì 14 marzo 2023
Gli ultimi saranno i primi
Tutti ricordiamo dal catechismo (o dalla credenza popolare) la frase Gli ultimi saranno i primi.
Ma la frase (che ci viene riportata dal Vangelo di Matteo) è lievemente diversa: Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi (Mt, 20,16).
Non è proprio la stessa cosa anche se la sembra.
Ma oggi non voglio fare disquisizioni teologiche o bibliologiche, non voglio fare il Dottor Sottile che spacca il capello in quattro (o anche in otto).
Oggi voglio solo dirvi che gli ultimi arrivati primi (e che ultimi erano! e che primi sono diventati!) esistono veramente, nella realtà. Indipendentemente da religioni varie.
E hanno un nome e un cognome.
Nome: Steven
Cognome: Bradbury
Nazionalità: Australiana
Religione: Non conta!
Si parla delle Olimpiadi invernali del 2002, a Salt Lake City, USA.
E si parla dello short track.
E non c'è molto da dire... anzi, invece, c'è tantissimo da dire.
Un australiano (e già questo è tanto parlando di sport invernali), che pochi anni prima era stato tra la vita e la morte, avendo perso quattro litri di sangue dopo essere stato "tagliato" accidentalmente dal pattino di un avversario (l'italiano Vuillermin) nel 1994.
Ma riesce a riprendersi... però, sfigato anzichenò, nel 2000 ebbe un altro incidente in allenamento, con conseguenza una frattura al collo, che lo costrinse a portare a lungo un collare.
Ma lui era, nel senso positivo del termine, una testa dura, una testa di ca**o... e arrivò comunque a partecipare alle Olimpiadi del 2002, quelle citate sopra.
E lì cosa successe?
Successe che uno che neanche doveva esserci e che, essendoci, era previsto ultimo tra gli ultimi... vinse.
Non vi racconto tutta la storia, vi lascio qui questo video, dove potete scoprire tutto:
Gli ultimi che alla fine sono i primi esistono.
E come detto sopra hanno un nome e un cognome: Steven Bradbury.
Saluti,
Mauro.














