martedì 26 febbraio 2019

Dettagli dall'Oberpfalz 9 - Alberi come fossero dipinti

Ombre serali sulla parete esterna di casa mia.


Saluti,

Mauro.

Come autodistruggersi un articolo con la superficialità

Ieri Linkiesta ha pubblicato un articolo sulla strategia comunicativa "di distrazione" dell'attuale governo italiano, che l'autore assimila al jamming (se non sapete cos'è, leggete l'articolo e capirete).

Un tema importante, a mio parere, e comunque interessante.
Ma la superficialità dell'autore per quanto riguarda dettagli secondari di fatto squalifica l'articolo.

E no, non ditemi: "ma non sono cose importanti, il punto dell'articolo è un altro".
Appunto per quello la cosa è grave: se non ti puoi fidare dell'autore per cose di poco conto, su cui non c'è nessun motivo di faziosità, che chiunque ricorda (o può controllare in due secondi) e - soprattutto - che sono puri e semplici fatti, dove non ci sono opinioni... come fai a fidarti dell'autore quando arrivano i punti importanti, quelli dove poi c'entrano anche le tue idee, non solo i fatti, quelli dove tu lettore hai più difficoltà - sia pratica che culturale - a informarti di persona, a cercare fonti?

Ecco, per questo inventarsi un certo Lesley Nilsson è grave (e magari anche offensivo per il vero Leslie Nielsen):


Ecco, per questo inventarsi che nel 2006 l'Italia vinse un mondiale di calcio in Francia è grave (anche perché noi italiani di Germania ce lo ricordiamo eccome quanto abbiamo goduto per la vittoria di Berlino):


Ecco, per questo gli errori in dettagli secondari sono importanti, forse più di quelli nei dettagli importanti: questi ultimi spesso sono difficili e si può sbagliare anche in buona fede o perché qualche fonte ci inganna... ma i primi... se li tratti così è solo indice di superficialità.
E se sei superficiale nelle cose che non costano fatica, non hanno bisogno di vera ricerca... allora figuriamoci cosa puoi combinare quando affronti cose che costano fatica, che abbisognano di vera ricerca.

Saluti,

Mauro.

sabato 16 febbraio 2019

Qualcosa non mi quadra

Il mio articolo sul bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto risulta, secondo Google, il più letto della storia del mio blog (e alla grande):


Eppure a me non sembra né un articolo particolarmente ben scritto, né trattante un tema particolarmente interessante.

Qualcuno ha una spiegazione?

Saluti,

Mauro.

giovedì 14 febbraio 2019

Un'autostrada sotto il letto

Di strade che passano sotto edifici ne conosciamo in molte città del mondo.
Da genovese io potrei citare la strada sotto la "diga" di Begato:


O da persona che ha vissuto a lungo a Colonia la strada che passa sotto la sede della WDR:


E ce ne sono moltre altre altrove.

Però cosa succede se parliamo di autostrade?
Un'autostrada sotto le case?
OK, sopra le case lo sappiamo che ci sono, al più tardi dal 14 agosto 2018 col crollo del ponte Morandi a Genova.
Ma sotto?

Eppure c'è un caso unico (almeno in Europa) in cui un'autostrada passa sotto le case. Anzi, praticamente dentro.

A Berlino Ovest negli anni '70 del '900 la popolazione cresceva, ma non c'era spazio. La città era bloccata dal muro. E anche senza muro non ci si sarebbe certo potuti permettere di costruire su terreni della Germania Est.
E così bisognava trovare altre soluzioni.

Una venne trovata durante la costruzione dell'autostrada A104.
E questa soluzione fu "Die Schlange", "il serpente".
Un edificio costruito sopra, intorno e sotto l'autostrada.
Sopra e intorno, abitazioni e attività commerciali.
Sotto, garage e cantine.

Qui l'ingresso dell'autostrada nell'edificio:


E qui una visione globale del tutto:


Saluti,

Mauro.

venerdì 8 febbraio 2019

Politici fuori dalla realtà

Tutti ormai conoscete i venerdì di sciopero dalla scuola per protestare per il clima e per il futuro, lanciati dalla svedese Greta Thunberg e ormai diffusi in tutta Europa.

È lecito approvare l'iniziativa come è lecito disapprovarla. È lecito ritenere che possa funzionare come è lecito ritenere che non servirà a niente.
Ma il suo scopo e il perché viene fatta in orario scolastico sono palesi, sarete d'accordo che solo un cretino avrebbe difficoltà a capire.

Eppure c'è chi è così cretino. E questo chi è addirittura il presidente del Land più grande (come popolazione e PIL) della Germania, cioè il Nordreno-Vestfalia: Armin Laschet.
Guardate cosa è riuscito a dire (screenshot da un tweet della WDR, la TV pubblica regionale del Land):


Traduco la frase di Laschet: "Lo troverei un segnale molto più forte se venisse fatto nel tempo libero."
Mi sono cadute le braccia: che segnale sarebbe sarebbe nel tempo libero? Semplicemente nessun segnale. Uno sciopero deve disturbare (con civiltà, ma disturbare), se lo fai nel tempo libero chi se ne accorge?
Laschet ha tutto il diritto di disapprovare lo sciopero, l'iniziativa, ma una frase come quella che ha detto significa solo che vive sulla Luna.

Per chi fosse interessato traduco anche la mia risposta sotto: "Se venisse fatto nel tempo libero non sarebbe proprio un segnale. Del resto anche i lavoratori non scioperano durante le ferie. Nessuno se ne accorgerebbe. Armin Laschet, per favore torna sulla Terra!"

Saluti,

Mauro.

martedì 5 febbraio 2019

Google fa propaganda politica

In provincia di Varese c'è un comune chiamato Cazzago Brabbia.
In questo comune è nato (ed è stato sindaco) Giancarlo Giorgetti, esponente della Lega Nord, attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (ergo uno dei manovratori, l'altro è Casalino, della marionetta Conte).

Guardate questa immagine presa da Google Maps (se volete l'originale, cliccate qui):


Leggete bene: "Bundesbehörde - Lega Nord Padania".

Cosa significa in tedesco "Bundesbehörde" (non rompete, lo sapete che io vivo in Germania, è logico che Google mi "parli" in tedesco)?
Significa "autorità statale" (ok, letteralmente "autorità federale", ma l'Italia non è una repubblica federale).

Ma da quando in qua una sede di partito è un'autorità statale (o regionale o federale o altro che sia)?

Saluti,

Mauro.

sabato 2 febbraio 2019

Il più grande allenatore di calcio della storia

No, non è nessuno di quelli che pensate voi.
Non è uno che ha vinto millemila titoli, non è uno che ha sempre allenato grandi squadre.
Anzi, proprio grazie al fatto che raramente ha allenato grandi squadre può fregiarsi di detto titolo.

Sto parlando di Otto Rehhagel.

Se uno vince lo "scudetto" (correttamente: Meisterschale) in Germania con una squadra neopromossa (come fece lui col Kaiserslautern nel 1997/98) e se uno (lo stesso uno) vince un campionato europeo con una squadra di scappati da casa senza storia (come fece lui nel 2004 con la Grecia), beh... direi che c'è poco altro da dire: i fatti parlano per sé.

Aggiungeteci comunque che ha vinto anche una Coppa delle Coppe, altri due titoli tedeschi (oltre a quello citato) e tre coppe di Germania.
Ma comunque, anche non avesse vinto nient'altro, i due titoli di cui sopra dicono tutto.

Saluti,

Mauro.

venerdì 1 febbraio 2019

Il gigante indebolito

Giuseppe Masala ha tradotto qui un articolo di Ashoka Mody sulla quasi recessione tedesca (ok, "quasi" in questo caso non dice nulla: o è recessione o non lo è... ma è chiaro cosa Mody intenda, e cioè che la Germania rallenta).
E l'amico Giuseppe Parise (che già conoscete grazie a questo articolo) su Twitter, sapendo che vivo in Germania e che lavoro nell'industria automobilistica, mi ha chiesto cosa ne pensassi.

Dato che ho dovuto spezzettare la risposta su Twitter, la riporto qui tutta unita (in realtà ci sarebbe però ancora di più da dire, per ora riporto solo quello che ho già scritto su Twitter, aggiungendo/cambiando qualcosa ma solo per rendere le mie affermazioni più chiare).

Per prima cosa devo dire che la visione dell'autore (Mody) è corretta ma troppo pessimista. Mi spiego meglio: io ritengo che, senza cambiamenti di strategia, succederà ciò che Mody prevede, ma più lentamente di come lui pensa.
La Germania avrà quindi più tempo per agire.
E, in questo caso per fortuna, la Merkel ormai è alla fine della sua parabola. Bisogna vedere quanto la Kramp Karrenbauer (sua erede alla guida della CDU e probabilmente un domani alla Cancelleria) saprà staccarsi dalla linea merkeliana.
Perché il problema della Merkel è che sa (sapeva) benissimo reagire, ma non agire.

Il populismo in parlamento invece lo temo meno che in Italia.
Non tanto perché l'elettore tedesco sia migliore di quello italiano, ma grazie al sistema elettorale tedesco (e sullo spazio per nuovi partiti in Germania potete leggere quando mi rispose Udo Gümpel qui).

Per quanto riguarda la situazione industriale, vero che la Germania ha basato sempre la sua forza sulle sue capacità ingegneristiche, ma qui viene fuori la formazione umanistica di Mody (andrebbe d'accordo con Croce), che gli impedisce di capire che l'ingegneria c'è perché ci sono scienze e matematica.
Questo significa che in Germania la base scientifica e matematica su cui lavorare c'è eccome.
Il vero problema qui è che l'industria automobilistica ha politicamente un peso esagerato, anche maggiore di quello che è il suo reale contributo al PIL del paese.

La sfida vera è che l'automotive dovrà in parte reinventarsi.
E non intendo il passaggio dai combustibili all'elettrico, ma proprio il passare dall'auto ad altro, visto che il mercato è ormai saturo: le auto in circolazione non aumenteranno (anzi alla lunga diminuiranno), sia che l'elettrico trionfi sia che no.

Saluti,

Mauro.