martedì 11 dicembre 2018

Il videodiscorso di Macron

Lasciamo perdere le idee politiche per un attimo.
Esaminiamo solo il video in sé.

Di video di politici costruiti a tavolino (quindi più fiction che politica) nella mia (ormai non più così corta) vita ne ho visti in abbondanza.
Politici di destra, di centro, di sinistra.
Politici democratici e politici populisti.
Nel 90% e passa dei casi si sapeva che erano costruiti, che non erano spontanei.

Ma...
Ma uno come quello di ieri di Macron non lo avevo mai visto neanch'io.
E ho sempre seguito molto la politica.

Però la rigidità, la non spontaneità, la gelidità, oserei quasi dire l'assenza e/o il disinteresse mostrate nella forma, indipendentemente dai contenuti, da Macron nel discorso suddetto non le avrei mai ritenute possibili.
Un politico deve anche saper recitare, a di là del credere in quel che dice o meno, ma Macron ieri aveva la vitalità di un robot con un'audiocassetta preregistrata che gira.

Giusto o sbagliato che fosse quel che ha detto, lo ha detto nella maniera meno credibile possibile.
E pensare che aveva puntato tutto sull'immagine, non sui contenuti... e alla fine sull'immagine crolla. Nonostante schiere di pubbicitari come consiglieri.

Saluti,

Mauro.

lunedì 10 dicembre 2018

La verità sull'Altare della Patria

No, non è un monumento fascista.
Nonostante che Salvini in una delle sue ultime uscite lo abbia lodato come tale. E nonostante che molti in realtà lo disprezzino in quanto tale.
E non è neanche (come altri credono) un monumento costruito per celebrare la vittoria nella prima guerra mondiale.

No, l'Altare della Patria è precedente. E non celebra (almeno non direttamente) atti guerreschi.

L'Altare della Patria è stato eretto nel 1911 (quindi non solo prima del fascismo, ma anche prima della prima guerra mondiale) per celebrare il cinquantenario dell'unità di Italia (avvenuta appunto nel 1861).

L'errore di chi lo crede un monumento per la vittoria nella prima guerra mondiale è comunque almeno in parte comprensibile.
Nel 1918 venne infatti traslata lì la salma del milite ignoto (in realtà di uno dei tanti militi ignoti), perché nella vulgata politica del tempo la prima guerra mondiale era in realtà l'ultima guerra di indipendenza in quanto "riportò" in patria Trento e Trieste.

L'errore di chi lo crede un monumento di epoca fascista invece dimostra solo ignoranza. Tanta ignoranza.

Saluti,

Mauro.

domenica 9 dicembre 2018

Porche istituzioni - Google Maps insiste

Già qualche tempo fa vi feci notare qui come Google Maps confonda uffici pubblici con salumifici.

Però ora Goggle Maps rilancia, dopo l'Emilia anche il Piemonte, per la precisione Cocconato in provincia di Asti:


Il salumificio Ferrero diventa un Behörde, cioè un ente, un ufficio pubblico.
Se volete controllare personalmente, cliccate qui.

A questo punto penso che sia qualche problema negli algoritmi di Google.

Saluti,

Mauro.

L'auto veramente ecologica già esiste

Emissioni zero garantite.


(Eventuali flatulenze del guidatore a parte).

Saluti,

Mauro.

giovedì 6 dicembre 2018

Lo ho già fatto una volta...

...ma sono megalomane e lo rifaccio.

Oggi non ho nulla da scrivere, ma lo scrivo lo stesso 😃

Saluti,

Mauro.

lunedì 3 dicembre 2018

Brexit e sovranismo italico

Il video qui sotto riguarda la Brexit. Ma le conseguenze di un'eventuale uscita dell'Italia dall'UE o anche solo dall'Euro sarebbero se non identiche comunque molto simili.


Saluti,

Mauro.

mercoledì 28 novembre 2018

CeBIT è morto

Oggi la Deutsche Messe AG, società che gestisce l'area fieristica di Hannover in Germania (la più grande area fieristica del mondo, dove tra le altre cose si svolse l'Expo 2000), ha dichiarato che il CeBIT non si farà più.
Quella del 2018 è stata l'ultima edizione. Alcune sue parti verranno integrate nella Hannover Messe, una delle più importanti fiere mondiali nel settore industriale, ma non esisterà più come evento autonomo.

Ma cos'è... anzi cos'era il CeBIT?

Nato nel 1986 è stato per lungo il tempo la più importante fiera mondiale nel settore elettronico e informatico  (CeBIT è l'acronimo di Centrum für Büroautomation, Informationstechnologie und Telekommunikation, che significa Centro per l'automazione dell'ufficio, l'informatica e la telecomunicazione).
Negli anni a cavallo del cambio di millennio attraeva circa 800000 visitatori a ogni edizione (ottocentomila, nel caso abbiate contato male gli zeri). Nel 2018 ne ha attratti neanche 120000 (centoventimila).
E fino a non molti anni fa la maggioranza delle aziende del settore (e non solo quelle europee) aspettava il CeBIT per presentare i propri prodotti di punta, le proprie innovazioni.

Cosa è successo nel frattempo?
Che gli organizzatori non si sono accorti del salto nel digitale. È vero che il digitale senza elettronica e informatica non può esserci, ma il digitale non è l'elettronica e l'informatica (e men che meno viceversa).
Gli organizzatori hanno continuato a gestire la fiera come se l'elettronica e l'informatica fossero ancora quelle degli anni '80 e '90.
Quando due anni fa hanno aperto gli occhi "grazie" alla continua perdita di visitatori (e di espositori) hanno provato a trasformarla in evento, in festival... ma questo - oltre a essere avvenuto troppo tardi - ha dato a molti l'impressione che rischiasse di diventare una fiera che si allontana dall'industria e dall'economia.
E quindi ciao.

In fondo è un piccolo pezzo di storia recente che muore, quindi un po' mi dispiace.
Però forse è anche un insegnamento: non puoi gestire realtà cangianti e continuamente nuove con schemi fissi, non tanto magari vecchi quanto però immutabili.
Se il contenuto si innova, deve innovarsi anche il contenitore.

Saluti,

Mauro.

martedì 20 novembre 2018

Domande di un ignorante in economia

Salvini ha dichiarato che lo spread scenderà e se non succederà sarà perché qualcuno specula contro l'Italia. Ma che il governo saprà impedirlo.
Ora, facciamo finta che l'Italia sia vittima di speculatori (cioè, non nego che esistano speculatori, ma che ce l'abbiano particolarmente con l'Italia).
Qualcuno mi sa spiegare come oggi un governo da solo può impedire le speculazioni?
Che poi mi faccio anche un'altra domanda: come fai a distinguere uno speculatore (cioè chi ti danneggia di proposito per guadagnare) da un investitore (cioè chi semplicemente pensa alle proprie finanze, ma non ti danneggia di proposito)?
Entrambi operano sugli stessi mercati/prodotti.
Ora qualcuno mi dirà: uno speculatore è disonesto, un investitore no.
Però... uno può speculare anche senza infrangere la legge. E allora?

Sono domande di un ignorante in economia.
Ogni risposta è gradita.

Saluti,

Mauro.

domenica 18 novembre 2018

I misteri del tedesco 14 - Strane città

In Germania (come in qualsiasi altro paese) esistono cttà che hanno un nome che preso oggi alla lettera (parlo proprio della precisa grafia attuale, non di assonanze o similitudini) ha un significato assurdo o perlomeno poco logico. Anche se, spesso, il significato originale è tutt'altro.
Ma se glielo fai notare, i tedeschi cascheranno dalle nuvole e ti diranno "Eh? È solo il nome di una città".
Del resto, se la fantasia non la hai, non te la puoi inventare.

Ma vediamo qualche esempio (l'articolo verrà aggiornato man mano che mi verranno in mente altre città con nomi particolari, segnalazioni da parte di voi lettori sono benvenute).

1) Müllheim
Significato letterale: casa della spazzatura (Müll=spazzatura, Heim=casa).
Origine vera: casa del mugnaio, mulino (Müll come storpiatura di Mühlen)

2) Essen
Significato letterale: mangiare (se visto come verbo), cibo (se visto come sostantivo).
Origine vera: nessuna certezza, ma probabilmente storpiatura del tardo latino Asthnidi (nome di una famiglia nobile del medioevo).

3) Karlsruhe
Significato letterale: riposo di Carlo (Karl=Carlo, Ruhe=riposo).
Origine vera: corrisponde al significato letterale, anche se non è chiaro se si riferisca a  Carlo Magno o a qualche altro Carlo dell'epoca.

4) Erlangen
Significato letterale: ottenere, aggiudicarsi.
Origine vera: ignota; si è cercato di ricondurla a un albero (Erle=ontano) o a un tipo di terreno (Anger=valle prativa), ma in realtà si tratta probabilmente di arrampicate sugli specchi.

5) Geilenkirchen
Significato letterale: chiese lascive, libidinose (Kirche=chiesa, geil=lascivo, libidinoso, ma oggi anche figo).
Origine vera: apparentemente l'origine del nome è dovuta un franco di nome Gelo che costruì nel luogo una chiesa di legno. Da lì il nome Gelos Kirche (chiesa di Gelo) che nel corso del tempo si è trasformato in Geilenkirchen.

6) Darmstadt
Significato letterale: città dell'intestino (Darm=intestino, Stadt=città).
Origine vera: ignota, ci sono diverse interpretazioni (per lo meno quattro).

7) Feucht
Significato letterale: umido, bagnato.
Origine vera: apparentemente deriva dal tedesco antico viuhtje - fichta da cui il tedesco moderno Fichte (abete rosso, peccio).

8) Mutterstadt
Significato letterale: città della mamma (Mutter=mamma, Stadt=città).
Origine vera: ignota, forse derivante dal nome di una famiglia locale.

9) Siegen
Significato letterale: vincere, trionfare.
Origine vera: deriva dal nome del fiume Sieg che attraversa la città e che a sua volta deriva dal celtico Sikkere, che significa fiume veloce, tumultuoso.

Aggiornamento 30.11.2018:
10) Friedrichshafen
Significato letterale: porto di Federico.
Origine vera: esattamente il significato letterale, città portuale lacustre denominata dal re del Württemberg durante il cui regno venne creata (Federico I, fondazione datata 1811).

Aggiornamento 12.12.2018:
11) Regensburg
Significato letterale: castello, fortezza di pioggia (Burg=castello, fortezza, Regen=pioggia).
Origine vera: in realtà viene dal latino Castra Regina, dove Regina però non siginifica il nostro regina, ma deriva dal celtico Regana, che siginifica corso d'acqua, corso del fiume, da cui il nome di uno dei fiumi di Regensburg: la Regen. E comunque, pioggia o fiume, sempre di acqua si tratta.

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:
I misteri del tedesco 1
I misteri del tedesco 2
I misteri del tedesco 3
I misteri del tedesco 4
I misteri del tedesco 5
I misteri del tedesco 6
I misteri del tedesco 7
I misteri del tedesco 8
I misteri del tedesco 9
I misteri del tedesco 10
I misteri del tedesco 11
I misteri del tedesco 12
I misteri del tedesco 13

venerdì 16 novembre 2018

A zonzo per...

Quando vado un po' in giro mi piace poi pubblicare qui sul blog qualcosa del mio turismo.
Scelgo tre foto della città dove sono stato e le pubblico con brevi commenti.
Le foto che scelgo non rappresentano quanto di più bello, significativo o famoso c'è in quella città, ma solo cose particolari che mi hanno particolarmente colpito.

Per ora lo ho fatto con le seguenti città:
- Praga
- Brugge
- Potsdam
- Londra
- Brema
- Würzburg
- Bamberg

Altre seguiranno in futuro. E questo elenco verrà continuamente aggiornato.

Saluti,

Mauro.

giovedì 15 novembre 2018

A zonzo per Bamberg

Camminando per Bamberg ci si può imbattere in una bicicletta che vi fa il caffé:


Ma anche in monaci rossi accovacciati:


E i milanesi che amano la birra possono trovare una birreria molto "ambrosiana" (Bräu in tedesco può indicare tanto birra quanto birrificio o birreria):

 

Saluti,

Mauro.

mercoledì 14 novembre 2018

Germania: Ombre dal passato

Qui in Germania fino al 14 marzo scorso esisteva il Ministero degli Interni, in tedesco Bundesministerium des Innern, guidato - ovviamente - dal ministro degli Interni, alias Bundesminister des Innern.
E tale ministero era esattamente quello che è il Ministero degli Interni in Italia. A parte alcune competenze che in Germania appartengono ai singoli Länder, ma queste sono nel globale secondarie.

Ora voi mi chiederete: perché fino al 14 marzo? Cosa è successo quel giorno?

Il 14 marzo 2018 si è semplicemente insediato il nuovo governo federale tedesco. Ebbene? E allora? Mica è la prima volta che in Germania si insedia un nuovo governo.
Vero, tutto vero, ma quel giorno il Bundesministerium des Innern ha smesso di esistere ed è nato il Bundesministerium des Innern, für Bau und Heimat.
Che tradotto letteralmente significa Ministero degli Interni, per l'Edilizia e la Patria.
Nuova denominazione fortemente voluta dalla bavarese CSU e dal suo leader (ora dimissionario) Horst Seehofer.

Ora, quell'Heimat ricorda ben altri governi, non proprio democratici... molti di voi avranno (giustamente) pensato al nazifascismo (e i più esperti di storia avranno magari anche associato il discorso Edilizia ad Albert Speer).
Aggiungiamoci che la Baviera ai tempi di Hitler era la regione più fortemente nazista della Germania e che la CSU oggi si sta spostando sempre più a destra, confondendosi quasi in alcuni punti con la AfD e capirete che quel nome, quel nuovo nome del ministero non suona certo promettente...

Saluti,

Mauro.

lunedì 12 novembre 2018

Due principi per l'integrazione

Prima di fraintenderci: in questo articolo non parlo di cittadinanza. L'integrazione riguarda chiunque viva in un paese diverso da quello di nascita, indipendentemente dal fatto che voglia/possa richiederne la cittadinanza.

Quando si parla di integrazione bisognerebbe distinguere tra due livelli: quello burocratico e quello sociale.

A livello burocratico quando mi trasferisco in un altro Stato io ho il dovere di informarmi su quali documenti e condizioni servono per ottenere il diritto di vivere e lavorare in quello Stato (e poi presentarli completi alle autorità locali) e detto Stato ha il dovere di mettermi a disposizione uffici che mi aiutino a orientarmi riguardo alle procedure burocratiche (generalmente si tratta di sportelli appositi presso gli uffici anagrafe, ma il come e il dove in fondo è secondario).
E... e tutto qui. A parte il sottinteso dovere poi di rispettare la legge, né io come persona né lo Stato che mi accoglie abbiamo altri doveri.

Però parliamoci chiaro: questo esaurisce la parte burocratica dell'integrazione ma se ci si limita a quello non si va poi molto lontano.
Uno é sì a posto legalmente, ma socialmente rischia di rimanere un escluso, di vivere tra casa e ufficio (o officina o fabbrica o che altro sia) e stop.
Ci sono persone che sono contente così, ma la maggioranza non si accontenta.

Come fare per integrarsi socialmente?
Su questo tema si può discutere all'infinito.
È chiaro che serve volontà da entrambe le parti: da parte di chi arriva di inserirsi nella nuova realtà e da parte del paese di arrivo di agevolare l'inserimento di chi ha questa volontà.
Ed è chiaro anche che serve, da parte di detto paese, un approccio diverso verso chi arriva per scelta senza tragedie alle spalle (come il sottoscritto che si è trasferito in Germania perché voleva fare esperienze internazionali e poi qui si è fermato) e verso chi scappa da situazioni di guerra, persecuzione o anche solo estrema povertà.

Però a mio parere ci sono due punti imprescindibili che riguardano tutti coloro che arrivano in un nuovo paese, indipendentemente dal modo e dal perché ci arrivino.

Se tu arrivi in un nuovo paese hai comunque due doveri:
1) la tua religione, le tue tradizioni, le tue convinzioni personali vengono dopo la legge del paese che ti accoglie; se - per esempio - un precetto della tua religione va contro la legge del paese che ti accoglie... mi dispiace per il tuo dio, ma non hai diritto a eccezioni, devi buttare via quel precetto e rispettare la legge;
2) non puoi venirmi a dire che tanto l'inglese lo parlano ormai tutti o che la comunità di tuoi connazionali in quel paese è sufficientemente vasta da permetterti di andare avanti con la tua lingua; no, devi imparare a farti capire nella lingua del luogo (non serve impararla alla perfezione, basta un livello di base, ma comprendente la grammatica... quindi che vada oltre le poche parole - spesso poi in dialetto - che impari sul posto di lavoro ascoltando i colleghi).

Ecco, se tu non accetti questi due punti, non puoi pretendere nulla dallo Stato che ti accoglie a parte l'aiuto per le procedure di registrazione citato all'inizio.
Se invece accetti questi due punti, poi puoi anche chiedere allo Stato di venirti incontro mettendoti a disposizione corsi di lingua ed eventualmente corsi che ti spieghino le leggi che ti riguardano e possibili "collisioni" con pratiche religiose, culturali o altro a cui sei abituato.

Saluti,

Mauro.

venerdì 9 novembre 2018

Un giorno nella storia della Germania

Il 9 novembre, un giorno nella storia della Germania.
Anzi più giorni: bisognerebbe parlare dei 9 novembre, non del 9 novembre.

1918. 1938. 1989.

Tante cose sono successe in Germania il 9 novembre. E non cose da poco. Se uno credesse a cose come il destino si potrebbe dire che il 9 novembre è il giorno del destino in Germania.

9 novembre 1918: proclamazione della repubblica.
Verso la fine della prima guerra mondiale in Germania, come anche altrove, si verificarono rivolte e tumulti causati in primis dall'insistere nel combattere pur essendo la guerra ormai chiaramente persa, ma anche dalla mancanza di democrazia e di generi di prima necessità.
L'inizio della fine venne dato dalla rivolta dei marinai nei porti militari di Wilhelmshaven e Kiel e si estese velocemente arrivando in breve a Berlino.
Il culmine si raggiunse appunto il 9 novembre quando a Weimar venne proclamata la repubblica con tanto di nuova Costituzione (tra l'altro una buona Costituzione, anche se nel secondo dopoguerra venne ignorata quando si trattò di redigere la nuova Costituzione della Repubblica Federale Tedesca).
L'imperatore rinunciò ufficialmente al trono pochi giorni dopo.

9 novembre 1938: notte dei cristalli.
Nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 vennero organizzati in tutta la Germania (ma anche in Austria e Cecoslovacchia) attacchi ai cittadini ebrei e alle loro proprietà. Gli ebrei erano sì già cittadini di serie B per la legge, ma fino a quel momento non si era verificata una persecuzione violenta (certo casi isolati di aggressioni sì, ma non una vera e propria persecuzione organizzata).
Quella notte molti ebrei vennero deportati, alcuni uccisi, i loro beni confiscati, sinagoghe e negozi di loro proprietà bruciati.
Se fino ad allora gli ingenui e i poco informati potevano sperare nel nazismo come in una specie di incidente di percorso da cui uscire magari con un paio di ammaccature ma senza grossi danni, quella notte ogni speranza venne seppellita.
Si potrebbe quasi dire che in realtà la seconda guerra mondiale cominciò quella notte.

9 novembre 1989: caduta del muro.
E qui, vista la vicinanza nel tempo, la storia è in parte ancora cronaca.
Nell'autunno 1989, soprattutto a seguito delle aperture concesse da Gorbaciov in Unione Sovietica, in Germania Est (o Repubblica Democratica Tedesca) ci fu un'ondata di manifestazioni e proteste (in grandissima parte, ma non totalmente, pacifiche) che portò il 9 novembre alla concessione da parte del governo comunista dell'apertura delle frontiere con Berlino Ovest (sì, all'inizio l'apertura avrebbe dovuto essere solo tra le due Berlino) scatenando un imprevisto (dal governo) movimento di massa con gente che scavalcò il muro anche arrampicandocisi sopra e di fatto dando la prima e più importante picconata per il suo crollo.
Da lì poi derivarono tutti gli avvenimenti successivi, che il 3 ottobre 1990 portarono la DDR a entrare nella BRD dissolvendosi come stato autonomo.

È interessante notare che, nonostante l'importanza dei 9 novembre 1918 e 1989, questa data non è festività ufficiale in Germania.
Perché? I vari partiti presenti in Parlamento negli anni subito successivi alla riunificazione volevano evitare il rischio che neonazisti ed estreme destre varie ne approfittassero per celebrare ufficialmente il 9 novembre 1938.
Per questo la festività ufficiale è il 3 ottobre e non il 9 novembre.

Saluti,

Mauro.

domenica 4 novembre 2018

Originale?


O è il TUC originale o è una nuova ricetta. Decidetevi.

Comunque tranquilli: il consumatore medio non noterà la contraddizione. È un analfabeta funzionale. E a quanto pare il vostro marketing lo sa.

Saluti,

Mauro.

giovedì 1 novembre 2018

Non voglio né più Europa né meno Europa

Ma ciò non significa che mi va bene l'Europa, la UE così com'è, con le competenze trasferite all'Europa e le competenze lasciate ai singoli stati.
E non è neanche che io considero la UE come è organizzata ora fatta bene: ci sono cose che sono state pensate bene e che funzionano bene e cose che sarebbero completamente da rifare.

Ma il punto non è cosa funziona bene e cosa no.
Il punto è se serve più Europa o se ce n'è in realtà troppa.

Bene: per me né l'una, né l'altra cosa.
Io non voglio più Europa. Io voglio solo Europa.

Io vorrei finalmente veder sparire Italia, Germania, Francia e compagnia bella come stati indipendenti e veder nascere uno stato unitario europeo.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
So che è scorretto, ma in quanto scritto sopra ho usato Europa e UE come sinonimi.
In termini attuali e politici con entrambi i termini intendo logicamente sempre e solo la UE.

mercoledì 31 ottobre 2018

Quiz geografico 3

A maggio vi proposi due quiz geografici (link in fondo a questo articolo).

Ora me ne è venuto in mente un altro, sempre legato alle coordinate geografiche come il secondo di allora.
Dei 50 stati federali degli Stati Uniti d'America, quale contiene in sé l'estremo punto sud degli USA, quale l'estremo punto nord, quale l'estremo punto est e quale l'estremo punto ovest?

Almeno una delle quattro risposte non è per niente banale.

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:
Quiz geografico 1
Quiz geografico 2

lunedì 29 ottobre 2018

Cose viste a Lauf an der Pegnitz - Reazioni da Genova

Due giorni fa vi raccontai qui di una cosa vista a Lauf an der Pegnitz ispirata da un'opera presente al Museo di Sant'Agostino.
Su Facebook la segnalai al Museo stesso (non cercatela sulla mia pagina: gliela segnalai con messaggio privato) e oggi il conservatore del Museo mi ha risposto:

Lo scultore Berndt Wagner venne ospitato nel Museo di Sant'Agostino per una importante mostra. Ispirato dalle opere esposte, ne produsse di proprie e una, simile a quella in foto, la donò al Museo, che tuttora la conserva (è rimasta esposta all'ingresso del Museo fino alla scorsa primavera). E' bello che tale esperienza sia rimasta viva e venga ricordata nella patria dell'artista. Grazie per la segnalazione. Adelmo Taddei, Conservatore del Museo

Grazie Dottor Taddei!

Saluti,

Mauro.

sabato 27 ottobre 2018

Cose viste a Lauf an der Pegnitz

A quanto pare la Franconia - parte un po' ribelle della Baviera - ha deciso di genovesizzarsi.

Dopo quello che vi ho riportato qui su Bayreuth, oggi (anzi ormai ieri, la mezzanotte è passata) a Lauf an der Pegnitz nella vetrina dell'atelier di uno scultore ho visto questo:


Lo so, la foto non è granché, ma ho fotografato attraverso una vetrina...
E Augustino al posto di Agostino non si può accettare...

Ma rimane il fatto che un'opera conservata al Museo di Sant'Agostino a Genova ha ispirato un artista locale.

Saluti,

Mauro.

domenica 21 ottobre 2018

Cose viste a Bayreuth

Piaceranno soprattutto ai miei lettori genovesi...


 

Saluti,

Mauro.

martedì 16 ottobre 2018

Porche istituzioni

No, non sono io che ce l'ho con le istituzioni (almeno non in questo momento), ma è Google Maps che fa un po' di confusione.
Guardate cosa ci propone nella località di Funo, in provincia di Bologna:


In tedesco Behörde significa ente, istituzione pubblica... ma lì si tratta di un salumificio (va be' che siamo in Emilia, però mi sembra un pochino improbabile...).

Se volete controllare da soli, andate qui.

Saluti,

Mauro.

sabato 13 ottobre 2018

Riformare i centri per l'impiego non serve

Il governo gialloverde vuole riformare i centri per l'impiego (per noi vecchi: uffici di collocamento) come misura per combattere la disoccupazione.

Ma su che pianeta vivono?
I centri per l'impiego sono strumenti di intermediazione... se il lavoro non c'è, cosa cavolo possono fare i centri per l'impiego, sia che funzionino bene, sia che funzionino male?
Bisogna intervenire sulla creazione del lavoro prima che sull'intermediazione tra domanda e offerta.

Perché vi garantisco: se il lavoro c'è... in un modo o nell'altro domanda e offerta si incontrano (con centri per l'impiego efficienti magari in maniera più efficace, ma alla fine le posizioni si riempiono anche senza centri per l'impiego efficienti).
Se non c'è... un centro per l'impiego ben funzionante può al massimo contribuire a riempire le poche posizioni che si liberano nella maniera più veloce e competente... ma mai potrà contribuire a creare nuovi posti di lavoro.
Salvo che non sia incaricato anche di creare posizioni fittizie pur di dare uno stipendio a qualcuno (ergo trasformare il suo compito da ente di intermediazione a ente di assistenza).

Rendere più efficienti i centri per l'impiego non è certo da denigrare, anzi. Ma non è neanche la priorità.
La priorità è introdurre politiche industriali e infrastrutturali che creino lavoro.

Ma industria e infrastrutture sono parole cancellate dal vocabolario del M5S (ma anche politica, eh, se non nei casi in cui la si può usare a sproposito).

Saluti,

Mauro.

giovedì 4 ottobre 2018

A zonzo per Würzburg

Vecchie buche per le lettere ancora in uso:


Micioni in giro per la città:


Raccolta differenziata nei bagni:


Saluti,

Mauro.

martedì 2 ottobre 2018

Il Nobel per la Fisica 2018

Oggi sono stati resi noti i nomi degli scienziati premiati col Nobel per la Fisica quest'anno, 2018.
Essi sono: Arthur Ashkin, Gérard Mourou e Donna Strickland (se qualche SJW si scandalizza perché ho citato l'unica donna per terza, vada a quel paese: sono citati in ordine alfabetico del cognome, come fa anche la Fondazione Nobel e come è giusto che sia).

La motivazione (qui la pagina della Fondazione Nobel al proposito) dice:

The Nobel Prize in Physics 2018 was awarded "for groundbreaking inventions in the field of laser physics" with one half to Arthur Ashkin "for the optical tweezers and their application to biological Systems", the other half jointly to Gérard Mourou and Donna Strickland "for their method of generating high-intensity, ultra-short optical pulses".

I lavori premiati sono di levatura eccezionale e degni del massimo rispetto e ammirazione (soprattutto quello di Ashkin e non è casuale che a lui vada la parte grossa del premio e che questo non sia stato diviso in tre parti uguali), ma nella motivazione c'é una parolina che mi fa storcere il naso: inventions.

Cioè i tre premiati hanno sì fatto cose eccezionali, ma non hanno scoperto nulla di fondamentale, hanno "solo" applicato al massimo livello scoperte precedenti, principi e leggi già conosciute.
Certo, non siamo al livello che contestai nel 2009 (dove il Nobel per Fisica divenne un premio a pure realizzazioni ingegneristiche neanche poi tanto incredibili, come scrissi qui), qui il livello è di molto, moltissimo superiore... ma siamo pur sempre nel campo delle invenzioni, non delle scoperte.

Io come fisico sono forse antiquato (o troppo idealista), ma per me un premio Nobel per la Fisica andrebbe assegnato a scoperte, a nuove teorie, eventualmente a conferme sperimentali di teorie e intuizioni, ma non a invenzioni.
Se un anno non si riesce a trovare nulla in tal senso che meriti un premio, semplicemente non si assegna il premio. Stop.

Saluti,

Mauro.

lunedì 1 ottobre 2018

Il fallimento del referendum macedone

...è in realtà colpa della Grecia.

Quasi tutti i mezzi di informazione riportano i risultati del referendum macedone (per esempio qui) dicendo, chi più esplicitamente chi meno, che la Macedonia ha così rifiutato l'Europa.

Di fatto, come risultato è vero: i macedoni (non facendo raggiungere il quorum al Referendum) hanno bloccato ogni possibilità a breve termine di fare entrare il paese nella UE e nella NATO.
Però diciamo le cose come stanno: i macedoni sono stati costretti dalla Grecia a fare ciò.

Perché?
Il Referendum, con quesito unico (cioè o accettavi tutto o rifiutavi tutto), chiedeva se si volevano le trattative per entrare nell'UE e nella NATO e se si accettava l'accordo con la Grecia per il cambio del nome del paese da Macedonia a Macedonia del Nord (o formulazione analoga).
La Grecia, infatti, come membro UE o NATO ha sempre posto il veto a ogni possibilità di accordo per l'ingresso della Macedonia nelle due istituzioni.

Perché la Grecia si comporta così?
Le motivazioni ufficiali sono due (entrambe assurde):
1) Il nome Macedonia è legato alla storia greca;
2) Il timore che la Macedonia abbia pretese territoriali sulla regione greca Macedonia (quella intorno a Salonicco, per intenderci).

Perché sono entrambe assurde?
1) La Macedonia di Filippo e di Alessandro Magno non era la Grecia (ai tempi Grecia e Macedonia erano concetti separati, non solo politicamente), infatti la combattè e la conquistò. Il fatto che Alessandro riconobbe la superiorità culturale greca (in realtà di fatto poi lui si rifece solo ad Atene, non a tutta la Grecia), non significa che lui ritenesse la Macedonia come greca. Oltretutto la Macedonia storica si estendava a cavallo tra tre stati odierni: Grecia, Macedonia e Bulgaria.
2) Per quanto la Grecia abbia le pezze al culo... cosa volete che reclami la Macedonia? I rapporti di forza sono tutti a favore della Grecia, nonostante tutto, sia politicamente che economicamente che militarmente. Per di più l'ingresso nella UE e nella NATO della Macedonia sarebbe il miglior antidoto a eventuali rivendicazioni territoriali, qualunque sia il nome dello stato.

Ma forse in realtà la Grecia con queste "importanti" rivendicazioni storiche (ma soprattutto nazionalistiche) vuole solo distrarre la propria gente da problemi ben più seri.
E per far ciò è disposta a limitare la libertà di altri paesi. Paesi indipendenti e non minacciosi.

Saluti,

Mauro.

martedì 25 settembre 2018

Gemeinsame Fehler, doppelte Schaden


Auf Deutsch sagt man geteiltes Leid ist halbes Leid.
Ich habe immer diesen Satz gehasst, weil ein Leid, das mehrere Personen betrifft, ist ein größeres, schmerzhafteres Leid. Von wegen halbes Leid.

Und Fehler bringen Leid: Wenn sie wiederholt und gängig werden, werden sie noch größer, noch schädlicher, nicht kleiner, nicht gemäßigter.

Und in Deutschland wird gerade einen Fehler kopiert, den wir in Italien in den letzten Jahren begangen haben und dessen Schaden für allen gut sichtbar sind.
Und falls Deutschland ihn kopiert, werden die Schaden für Deutschland sehr groß sein und sie werden in ganz Europa widerhallen (und das wird die Schaden in Italien noch größer machen).

In Italien heißt es, dass die 5 Sterne Bewegung (M5S) nach rechts gerutscht ist (und man meint, dass man sich bemühen soll, sie wieder nach links oder der Mitte zu bringen).
Blödsinn: die M5S ist immer rechts gewesen, sie ist nicht nach rechts gerutscht.
Deswegen kann man sie nirgendwohin wiederbringen.
Die einzige schlaue Möglichkeit ist deren Wählern mit seriöserer und ehrlicherer Angebote zu überzeugen, als die von den grillini.

In Deutschland passiert gerade etwas Ähnliches.
In Deutschland heißt es, dass die AfD sich radikalisiert hat (und man meint, dass man sich bemühen soll, sie wieder nach gemäßigteren Ufern zu bringen).
Blödsinn: die AfD ist immer radikal gewesen, sie hat sich nicht radikalisiert.
Deswegen kann man sie nirgendwohin wiederbringen.
Die einzige schlaue Möglichkeit ist deren Wählern mit seriöserer und ehrlicherer Angebote zu überzeugen, als die von den Neonazis.

Grüße,

Mauro.

P.S.:
Hier die italienische Version.
Qui la versione italiana.

Error comune, doppio danno

In Italia si dice Mal comune, mezzo gaudio.
Io ho sempre odiato questa frase, perché il male più è comune, più persone colpisce... più è grosso e doloroso. Altro che mezzo gaudio.

E gli errori sono dei mali: quando sono comuni, quando vengono ripetuti, diventano più grandi, più dannosi, non è che si moderino, rimpiccioliscano.

E in questo momento in Germania stanno di fatto copiando un errore che abbiamo fatto in Italia negli ultimi anni e i cui danni sono sotto gli occhi di tutti.
E se la Germania lo ripete, i danni per la Germania saranno grossi e si ripercuoteranno sull'Europa (aumentando quindi di conseguenza anche quelli italiani).

In Italia si dice che il M5S si è spostato a destra (e il senso è che bisogna impegnarsi per riportarlo al centro o a sinistra).
Cazzata: il M5S è sempre stato di destra, non si è spostato a destra.
Quindi non lo si può riportare da nessuna parte.
L'unica cosa seria è convincere i suoi elettori con proposte più serie e oneste di quelle grilline.

In Germania sta succedendo una cosa analoga.
In Germania si dice che l'AfD si è estremizzata (e il senso è che bisogna impegnarsi per riportala su sponde più moderate).
Cazzata: l'AfD è sempre stata estrema, non si è estremizzata.
Quindi non la si può riportare da nessuna parte.
L'unica cosa seria è convincere i suoi elettori con proposte più serie e oneste di quelle neonaziste.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui la versione tedesca.
Hier die deutsche Version.

martedì 18 settembre 2018

Gli scienziati sui social

Il collega blogger Shevathas in uno dei suoi ultimi articoli pone una questione interessante:


Se abitui la gente a pensare che gli scienziati dicano cavolate e che il parere di zia Maria sia equivalente a quello del luminare negli argomenti sopra riportati, perché se parla Burioni deve stare zitta mentre se parlano Silvio Garattini, Enzo Boschi o Ilaria Capua, invece può parlare e straparlare? Cosa hanno di speciale Burioni e i vaccini?

A parte il fatto che zia Maria purtroppo non tace neanche con Burioni, ma semplicemente in quel caso non viene ascoltata, a mio parere la risposta a questa domanda è abbastanza semplice.

Il fatto è che Burioni, pur continuando a comportarsi da scienziato per quanto riguarda i contenuti, ha capito che sui social networks si usa però un linguaggio (oserei quasi dire una lingua) diverso.
Al di là di tutto l'odio e la volgarità che debordano su Twitter, Facebook & co., anche quando riesci a intavolare un dialogo civile non puoi comunque scrivere come lo faresti su una rivista (anche se divulgativa o proprio non scientifica) o come parleresti a una conferenza, per informale che sia.

Ecco, Burioni questo lo ha capito e si è adeguato.

Gli altri, altrettanto ammirevoli da un punto di vista scientifico, però non si sono resi conto di ciò e usano sui social  networks lo stesso stile che userebbero nello scrivere un testo divulgativo, che è sì destinato a tutti, ma che è comunque più vicino allo stile di una conferenza o di una lezione universitaria che a quello di Twitter o Facebook.

A questo poi dobbiamo comunque aggiungere che i vaccini sono un tema particolarmente sensibile in quanto visto come più concreto degli altri e riguardante in primis i bambini, quindi coloro che tutti (almeno a parole) vorremmo proteggere.

Saluti,

Mauro.

domenica 16 settembre 2018

Je suis Charlie, je suis Gênes

L'amico Salvo Ruotolo mi ha chiesto di scrivere qualcosa su un argomento molto particolare, che riguarda Genova, riguarda la satira e riguarda la libertà di espressione.
Voleva sapere cosa penso, da genovese, di una certa vignetta.

Come molti sapranno, dopo il crollo del ponte Morandi a Genova, Charlie Hebdo ha pubblicato una vignetta che ha provocato molte polemiche:


E - come anche era successo dopo il terremoto di Amatrice - le "anime belle" della destra ci si sono subito buttate sopra chiedendo a chi aveva manifestato per C.H. dopo gli attentati di Parigi, se diceva ancora "Je suis Charlie".

Dimostrando di non avere capito nulla.

Per spiegare bisogna tornare agli attentati di Parigi.
L'irruzione con strage nella sede di Charlie Hebdo era stata provocata da vignette viste come antiislamiche.
E molti a dire (paradossalmente soprattutto a destra, dove in realtà l'antiislamismo dovrebbe essere ben visto... ma il mondo è un posto strano) che noi (sì, anch'io dissi "Je suis Charlie") approvavamo quelle vignette.
No, signori miei, tra noi c'era chi le approvava, chi le disapprovava e chi neanche le conosceva... però ritenevamo diritto di C.H. disegnarle e pubblicarle.

E ora veniamo al dopo.
Ad Amatrice.
A Genova.
E soprattutto a chi dice: lo avete difeso, ora dovete apprezzare anche queste vignette.

No, proprio per niente. Anzi come diciamo a Genova: proprio per un belino che le apprezziamo.
Però, per quanto ci facciano male (e comunque quella su Amatrice era obiettivamente molto peggiore di quella sul ponte Morandi), Charlie Hebdo ha tutto il diritto di disegnarle e pubblicarle.

Sento già che mormorate con rabbia una domanda: allora la satira può permettersi tutto?

La risposta è sì, ma è anche no. Dipende da cosa intendete con "tutto".

Se intendete che la satira può essere fatta su ogni tema, su ogni argomento, su ogni avvenimento... senza tabù, allora la risposta è . Senza se e senza ma.
Se invece intendete che la satira può dire qualsiasi cosa su qualsiasi tema, argomento o avvenimento allora la risposta è no. La satira è, come ogni altra cosa, sottomessa alla legge... ergo non può sforare nella diffamazione, nell'istigazione all'odio, nell'apologia di reato.

Tornando al punto.
No, la vignetta di C.H. sulla tragedia di Genova non mi è piaciuta proprio per niente, da genovese mi ha fatto male e se non fossi genovese non mi farebbe comunque ridere né sorridere, e se incontrassi il vignettista una botta di stronzo gliela darei, ma senza mettere in discussione il suo diritto di averla disegnata e pubblicata.

Perché... Je suis encore Charlie...

Però soprattutto... Je suis pour toujours Gênes!!!

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Per chi avesse dimenticato la vignetta su Amatrice:


Dettagli dall'Oberpfalz 8 - Un rilievo asinino

A ricordo di chi trasportò le pietre per il duomo di Amberg:


Saluti,

Mauro.

venerdì 7 settembre 2018

Nonnismo e bullismo

Ogni volta che sento parlare di episodi di bullismo, nonnismo o cose simili mi sovviene sempre un aneddoto di quando ero militare io.
Io ho fatto la leva dopo la laurea, quindi al reparto ero uno dei più vecchi anagraficamente.
Un giorno un "anziano" (cioè uno di uno scaglione precedente al mio) ha provato a fare il "nonno" con me.
Io lo ho guardato con pietà (oserei dire dall'alto verso il basso, anche se ciò non mi fa onore) e gli ho detto con calma "Tu sarai anziano, ma io sono vecchio, quindi non rompere".
Da quel giorno nessuno ha più provato neanche i più innocenti scherzi con me.

Morale della favola?
Chi fa nonnismo o bullismo (o qualsiasi cosa paragonabile) è un grandissimo stronzo e un delinquente... ma spesso, per non diventare vittime, basta non volerlo essere.

Saluti,

Mauro.

lunedì 3 settembre 2018

Quando la carne è carne?

Stamattina ho letto un interessante articoletto sul blog di Alberto Celotto, che pone qualche interrogativo.
E che dimostra quanto la scienza (in questo caso la chimica) sia poco conosciuta.

In pratica ci si chiede come chiamare la carne prodotta in laboratorio.

E già il titolo parte male, facendo vedere che l'autore ha dei pregiudizi (probabilmente legati all'eterna lotta tra naturale e artificiale su cui ci sarebbe tanto da dire, ma forse lo faremo un'altra volta): Come chiamare carne qualcosa che carne non è ovvero il punto sulla "clean meat".

Perché "carne non è"?
Perché è prodotta in laboratorio e non tagliuzzando un manzo o un maiale?

No, mi dispiace, la cosa non funziona così.
Se la carne prodotta in laboratorio ha la stessa composizione chimica, molecolare, proteica, ecc. della "vera" carne... beh, è carne e basta.
Il metodo di produzione non conta, conta solo la distinguibilità del prodotto finale sottoposto ad analisi chimico-fisiche. Se non c'è distinguibilità, è lo stesso prodotto. Punto.

La cosa mi ricorda tutti quelli che distinguono tra proteine (o vitamine o altro) naturali e artificiali, sostenendo che le prime fanno bene e le seconde no.
Pura ignoranza.
La proteina estratta da qualche struttura organica e la stessa proteina prodotta in laboratorio sono indistinguibili per il corpo umano.
Il corpo umano "vede" solo la composizione chimica della proteina, non come è stata prodotta (come anche le analisi chimico-fisiche non possono distinguere le due proteine).

Facciamo un esempio dal regno minerale senza mettere in campo la biologia?
I diamanti artificiali. Non sono bigiotteria, sono veri diamanti, in quanto hanno la stessa composizione chimica e - se fatti bene - la stessa struttura dei diamanti estratti da una miniera (l'apparente minor valore dei diamanti artificiali è dovuto alla difficoltà di riprodurre la struttura perfetta, ma quando ci si riesce, allora sono diamanti in tutto e per tutto).

Tornando alla carne, ho anche paura che si faccia confusione con i surrogati prodotti per vegetariani/vegani: questi ultimi non sono carne semplicemente perché hanno una composizione chimica, molecolare, proteica diversa. Tutto qui.
Marketing o altro non c'entrano.

La carne prodotta in laboratorio invece è vera carne, se indistinguibile da quella vera facendo analisi chimico-fisiche, come detto.
Darle un altro nome qui è sì solo questione di marketing e nient'altro.

Saluti,

Mauro.


domenica 2 settembre 2018

Non tutti gli elettori hanno un colore

Dalle elezioni del 4 marzo in poi sento accuse incrociate su elettori di una certa parte che detta parte hanno tradito o che si sono fatti ingannare da un'altra parte mascherata da parte diversa. O viceversa, il che è alla fine lo stesso.

Ora, che "veri" elettori di sinistra possano aver votato per le più disparate ragioni per la destra pentastellata è vero.
Come è anche vero che qualche "vero" elettore di destra ha votato PD per arginare appunto il M5S.

Ma sono eccezioni, non significative nel computo totale dei voti.

La verità è che continuiamo a parlare di elettori di sinistra, di centro e di destra... dimenticando una cosa ben precisa ed esistente da sempre (anche se da sempre negata): esistono molti elettori senza alcun colore che votano in base a quella che credono essere la propria convenienza (e che quindi possono votare oggi una cosa, domani tutt'altra e dopodomani l'estremo opposto).

Gli elettori di sinistra, di centro e di destra esistono, sono sempre esistiti e sempre esisteranno.
Ma le elezioni le decidono gli elettori senza colore, le banderuole, quelli che votano in base alla propria convenienza (o a quella che credono tale).

È sempre stato così, non è una novità.
Ma prima si notava meno (o non si notava proprio) perché i partiti avevano posizioni più stabili, meno aleatorie e quindi le convenienze e le paturnie degli elettori senza colore non cambiavano poi tanto da un'elezione all'altra.
Tutto qui.

E prima di dimenticarcelo: i creatori di propaganda e fake news hanno capito ciò e su questa categoria lavorano.
Perché un vero elettore di destra, centro o sinistra, se deluso, solo raramente cambia schieramento o si lancia nel voto di protesta. Più facilmente si astiene o si tura il naso.

Saluti,

Mauro.

venerdì 31 agosto 2018

Ha ancora senso l'ora legale? - Sei anni dopo

Nell'ottobre del 2012 mi chiedevo se avesse ancora senso l'ora legale.

Ora la Commissione Europea, a seguito di un sondaggio tra i cittadini dell'UE, ha deciso di far partire la procedura per eliminare il cambio d'ora in tutta l'Unione.
L'idea è però quella di eliminare l'ora solare (ergo invernale) e lasciare tutto l'anno quella legale (ergo estiva).

Su Twitter io ho plaudito all'iniziativa, riproponendo quel mio vecchio articolo e - giustamente - mi è stato fatto notare che la commissione vuol fare l'opposto di quello che chiedevo io.

E io ora preciso: apparentemente 😀

Apparentemente perché la cosa assurda in realtà non è l'una o l'altra ora, bensì il cambio d'ora.
Nel 2012 io ero favorevole all'abolizione dell'ora legale, perché ai tempi le proposte erano per abolire quella.
Ma in realtà a me va benissimo abolire qualsiasi delle due: l'una o l'altra per me pari sono. Basta non dover più spostare le lancette due volte l'anno (non perché sia faticoso, ma perché è assurdo).

Per inciso: nessuno ha fatto notare (quindi ve lo dico) che abolire l'ora solare e lasciare tutto l'anno quella legale significa spostare di un fuso orario tutta l'UE.

Saluti,

Mauro.

lunedì 27 agosto 2018

I magistrati devono rispondere solo alla legge

Da quando il procuratore di Agrigento, Patronaggio, ha iscritto Salvini sul registro degli indagati si continuano a sentire due cose che in un paese civile dovrebbero solo fare inorridire. Entrambe.

Da destra: Salvini è stato eletto dagli italiani, il magistrato non può andare contro gli italiani! (O frasi simili, ma dallo stesso contenuto).

Da sinistra: ora Salvini fa il martire e guadagna consensi, il magistrato avrebbe fatto meglio a evitare (anche qui magari con formulazioni diverse, ma la sostanza è quella).

Bene: io inorridisco davanti a entrambe queste frasi.
Un magistrato deve rispondere solo alla legge, non alla politica o agli elettori.
Quindi se Patronaggio ritiene veramente in base alla legge che ci siano gli estremi per aprire un'indagine contro Salvini o chichessia, deve farlo.
Io qui non sono in grado di giudicare se Patronaggio ha fatto bene o male, ma anche avessi un giudizio mio preciso, non sarebbe comunque il punto di questo articolo.

L'affermazione della destra e quella della sinistra riportate sopra sono semplicemente entrambe pericolose e antidemocratiche.

Quella da destra perché è sintomo di volontà di giustizia di piazza e di autoritarismo.
Quella da sinistra perché indica la volontà di sottomettere il diritto alle convenienze politiche ed elettorali.

E da persona che ama la democrazia e rispetta il diritto, a me fanno tanta paura entrambe le cose.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Un commento ulteriore sulla frase da sinistra: se un indagato, tuo avversario politico, guadagna consensi grazie all'essere indagato... forse più che farti domande sull'opportunità dell'azione giudiziaria, dovresti farti domande su come è considerata la tua azione politica da parte dell'elettorato (e qui non mi riferisco tanto alla sostanza di quest'azione politica, ma a come la hai comunicata, a come la hai fatta percepire agli elettori).

sabato 25 agosto 2018

Il tifo e la politica

La politica è una cosa che ci riguarda tutti, visto che è con la politica che si governa un Paese.
Quindi anche il semplice elettore - fermo restando il suo sacrosanto diritto di considerare un partito il migliore e un altro il peggiore - dovrebbe ragionare in termini razionali e giudicare i singoli atti di un governo, di un'amministrazione.

Banalmente: voi tutti sapete che io sono una persona di sinistra e che considero l'attuale destra italiana un pericolo.
Però... pur continuando a essere di sinistra, se la sinistra fa/dice una cazzata io la condanno e se la destra fa/dice una cosa buona io la apprezzo.
E così dovrebbe fare qualsiasi persona intelligente.

Invece ormai la politica è diventata tifo.
Chi è di sinistra condanna a priori qualsiasi cosa dica/faccia la destra.
Chi è di destra condanna a priori qualsiasi cosa dica/faccia la sinistra.
E anche all'interno di destra e sinistra si fanno distinzioni a seconda di chi dice cosa...
(Del centro non parlo semplicemente perché in questo momento sembra essere sparito dal panorama politico).

No, la politica non deve e non può essere tifo.
Se vado a vedere una partita del mio Genoa da tifoso considererò logicamente e giustamente illecita ogni vittoria avversaria. Perché lì sono, appunto, tifoso.
Da elettore di sinistra invece non considererò per niente illecita ogni vittoria avversaria. Anzi quando l'avversario farà cose giuste le approverò. Perché lì non sono tifoso. Sono cittadino.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Prima che mi fraintendiate: no, il governo giallo-verde non ne ha ancora fatta una giusta. Il problema è che anche le opposizioni non ne stanno facendo una giusta. Tutti stanno facendo a gara a chi sbaglia di più.

venerdì 24 agosto 2018

Un cognome non semplice

Vorrei parlarvi di una cosa relativa alla nave Diciotti bloccata a Catania con profughi ed equipaggio di fatto imprigionati a bordo (non servono links, sapete tutti di cosa parlo).
Ma non ve ne voglio parlare in termini politici, morali o giuridici.

Vi sconvolgerà, ma ve ne voglio parlare in termini linguistici.
In particolare voglio parlarvi del cognome del suo comandante, il Capitano di Fregata Massimo Kothmeir.

Ora, capisco che Kothmeir non è precisamente il più tipico dei cognomi italiani.
Però... perché tanti sbagliano questo cognome e lo scrivono come Kothmeier invece che Kothmeir? (Prima che ci fraintendiamo: si tratta di errore comune sia tra chi lo attacca che tra chi lo difende, quindi non stiamo parlando di storpiature volontarie, che comunque non avrebbero avuto senso, visto che l'aggiunta di una "e" non conferisce particolari significati alla parola).

Non mi pare che il cognome sbagliato sia più semplice di quello giusto. Anzi, ha una lettera in più.

Qualcuno mi spiega il mistero?

Saluti,

Mauro.

giovedì 23 agosto 2018

Berlusconi vs. Casaleggio

Fin dall'inizio c'è stato un evidentissimo parallelo tra Forza Italia e il Movimento 5 Stelle: entrambi sono partiti di proprietà di un'azienda.
FI direttamente di Publitalia e indirettamente di Mediaset/Fininvest.
M5S direttamente di Casaleggio Associati e indirettamente di chissà chi.

Però questo evidente parallelo porta alla luce anche una differenza. Differenza che permette di rivalutare (ok, rivalutare è parola grossa, diciamo svalutare di meno) Berlusconi nei confronti dei due Casaleggio.

Berlusconi ci ha sempre messo la faccia, si è candidato, ha ricoperto cariche sia di partito che istituzionali.
I due Casaleggio invece si sono sempre nascosti, hanno sempre lavorato nell'ombra, non hanno mai voluto ricoprire cariche ma le hanno sempre volute controllare.

Pur con tutto il male che penso e ho sempre pensato di Berlusconi, non serve che vi spieghi chi tra lui e i Casaleggio è più pericoloso, vero?

Saluti,

Mauro.

mercoledì 22 agosto 2018

Quanto dura un anno scolastico in Italia e Germania?

Fin da quando ho cominciato ad andare a scuola ho sempre sentito la tiritera che in Italia si fanno troppe vacanze, che bisogna prendere esempio dalla Germania, dove le vancanze durano un mese e mezzo e non tre, eccetera, eccetera.

Oggi un tweet di Lorenzo Bini Smaghi mi ha fatto tornare in mente questa eterna polemica:


Segnatevi bene la frase tra parentesi, è molto importante: non del numero di giorni di scuola complessivi nell'anno scolastico.

Ho quindi provato a fare due conti, paragonando la mia regione di provenienza (la Liguria) con il Land tedesco dove vivo (la Baviera). E ho usato come riferimento l'ultimo anno scolastico completato, il 2017/2018.
Prendendo altre regioni o Länder i numeri variano di molto poco, giusto due o tre giorni in più o in meno nel totale.

Che risultato ho ottenuto?

In Liguria le scuole sono cominciate il 14/09/2017 e sono terminate il 12/06/2018. In Baviera sono cominciate il 12/09/2017 e sono terminate il 27/07/2018.
Quindi nel totale gli scolari in Liguria sono andati a scuola per 206 giorni totali, mentre in Baviera per 185.

Vedo che state saltando sulla sedia.
State pensando che non so più fare i conti: in Baviera sono andati a scuola un mese e mezzo più a lungo e hanno fatto ventuno giorni di scuola di meno?
Sì, è proprio così 😎

Seguitemi.

In Italia (e quindi in Liguria) si va a scuola dal lunedì al sabato, cioè sei giorni la settimana.
In Germania (e quindi in Baviera) dal lunedì al venerdì, cioè cinque giorni la settimana.
E già questo di fatto compensa quel mese e mezzo in più apparente di scuola in Germania.

Ma tutto ciò non basta.
In Italia ci sono stati undici giorni festivi nazionali a cui la Liguria ha aggiunto sedici giorni di vacanza tra Pasqua, Natale e un paio di ponti.
In Germania ci sono stati tredici giorni di festività nazionali a cui la Baviera ha aggiunto trentadue giorni di vacanza tra Pasqua, Natale, Pentecoste, ferie autunnali e ferie invernali (a febbraio queste, non sono le vacanze natalizie).
E qui si spiegano quei ventuno giorni di scuola in più in Liguria.

Capite ora perché Bini Smaghi ha fatto quella precisazione tra parentesi? 😉

Il fatto che in Italia si vada a scuola meno che in Germania è una leggenda metropolitana, come avete visto.
Poi che si possa benissimo sostenere che la distribuzione dei giorni di scuola in Germania durante l'anno sia più efficace, più utile che quella in Italia (io non lo so, ci sarà chi è d'accordo e chi no) è vero, ma non venitemi a dire che gli scolari tedeschi lavorino di più di quelli italiani.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
E no, anche contando le ore e non i giorni, i ragazzi italiani stanno di più a scuola, ma qui il conto è più lungo e meno univoco (visto che in entrambi i paesi in questo senso ci sono pure differenze da scuola a scuola, non solo da regione a regione).

Una notizia che non mi quadra

Secondo Repubblica un hotel a Cervia avrebbe cancellato una prenotazione perché la cliente ha avvertito di essere vegetariana (qui l'articolo completo):


Ora, sinceramente la notizia non mi quadra: la cucina italiana (di ogni regione) prevede un sacco di ricette vegetariane, non comprendenti carne o pesce (anche se c'è chi si definisce vegetariano pur mangiando pesce, come raccontai qui).
Qualsiasi ristorante, che sia di un albergo o meno, ha nel suo menu piatti senza carne o pesce, magari pochi ma li ha di sicuro.
Anzi, dico di più, la cosa è talmente normale che un vegetariano neanche ha motivo di specificare di esserlo quando prenota o si presenta (magari un vegano sì, visto che lì la cosa è più complicata, ma un vegetariano?).
Siamo sicuri che il problema sia quello e la cliente non abbia avuto pretese ulteriori?

Cercherò altre fonti. O magari chiederò direttamente a quelli dell'albergo.

Saluti,

Mauro.

Aggiornamento 18.11.2018:
Poi scrissi veramente all'albergo per avere conferma o smentita. So che hanno aperto la mia mail perché avevo chiesto la ricevuta di lettura (che in realtà certifica solo che la mail è stata aperta, non che sia stata anche veramente letta) e me la hanno mandata. Ma una risposta non è mai arrivata.

lunedì 20 agosto 2018

Ora invece serve la Politica

Dopo la tragedia del Ponte Morandi, come quasi sempre dopo le tragedie (non solo in Italia), si dice che la politica deve tacere, che è ora di fare un passo indietro, essere uniti, eccetera, eccetera.

Se con politica si intende la campagna elettorale continua e le guerre tra partiti, sì è vero: la politica deve tacere.

Ma se per politica intendiamo quella con la P maiuscola, la Politica che ha veramente a che fare con la Pólis, allora invece soprattutto questi sono i momenti in cui la Politica deve parlare, deve far sentire la sua voce. E far vedere fatti.
Mettere da parte polemiche e beghe, sì, mettere da parte la politica, no.

Ora serve la Politica, perché è la Politica che deve decidere sulle infrastrutture (che in uno Stato sono vitali, necessarie, che piacciano o no).
Ora serve la Politica, perché è la Politica che può e deve garantire che queste tragedie non capitino più o che se dovessero capitare per cause imprevedibili, facciano il meno danni e vittime possibili.
Ora serve la Politica, perché è la Politica che non deve abbandonare chi è stato colpito dalla tragedia (eventuali risarcimenti li pagherà chi è colpevole, ma il sostegno non monetario è compito dello Stato).
Ora serve la Politica, perché è ora che lo Stato ha bisogno di una guida forte, di avere una direzione precisa e coerente.
Ora serve la Politica, perché... la lista delle cose per cui serve è troppo lunga per un blog.

Mi dite che di queste cose ce n'è bisogno sempre?
Avete completamente ragione. Ma ora di più.
Anche perché la Politica con la P maiuscola si è nascosta ormai da troppo tempo. Per lo meno dall'implosione di DC e PCI, se non già da prima.

Saluti,

Mauro.

venerdì 17 agosto 2018

Quando non ci si capisce

Se tu dici una cosa e le persone a cui la dici, o che comunque la sentono o leggono, ti capiscono male, cosa significa questo?

Le persone intelligenti sanno che generalmente i nostri pensieri sono più articolati delle nostre parole, cioè che dietro le parole che dico ci sta (non sempre, ma generalmente) decisamente di più di quelle parole stesse. Il pensiero è molto più veloce della lingua... tu pensi cento parole nel tempo in cui al massimo riesci a dirne dieci.

Quindi il primo pensiero di una persona intelligente è quello di non essersi spiegato bene. Sempre (anche quando in realtà sa di essersi spiegato benissimo).
Per questo la persona intelligente prova a spiegarsi con altre parole, cercando di articolare in maniera più completa il proprio pensiero.

Se anche in questo caso la comprensione non arriva, il secondo pensiero della persona intelligente è che tra lui e l'interlocutore (o gli interlocutori) ci sia una differenza culturale che li fa parlare due linguaggi diversi, anche se nella stessa lingua.
E quindi prova a cambiare ancora il proprio modo di esprimersi.

Solo se anche in questo caso, al terzo tentativo, la cosa non funziona la persona intelligente pensa che il problema non sia lui, ma l'interlocutore.
E rinuncia (o lo manda al diavolo, il che in fondo è lo stesso).

Questo a meno di non essere arroganti depositari della verità assoluta e della chiarezza assoluta. E che quindi tutti quelli che non sono stupidi idioti devono capirvi subito.
Ma, credetemi, in quel caso siete sì arroganti, ma per il resto depositari di un bel nulla. Anzi, siete totali ignoranti.

Saluti,

Mauro.

Uno stuzzicante Taser

E ci è cascato anche Linkiesta in questo articolo:


Il Taser che diventa Teaser.
Ed è un errore che vedo sempre più spesso, sui social ma anche sui giornali e altrove. Ormai per la gente comune sembra che siano sinonimi.

Ma cos'è un Taser? Sostanzialmente una pistola per elettroschock, un aggeggio che produce una scarica elettrica atta a mettere KO (se la potenza è regolata male anche a mettere KO per sempre...).

E cos'è un Teaser? In pratica una specie di stuzzichino pubblicitario (dal verbo inglese to tease, cioè stuzzicare) che deve farti venire la curiosità per qualcosa che verrà dopo.

Io sinceramente però i Taser non li trovo per niente stuzzicanti.

Saluti,

Mauro.