domenica 21 ottobre 2018

Cose viste a Bayreuth

Piaceranno soprattutto ai miei lettori genovesi...


 

Saluti,

Mauro.

martedì 16 ottobre 2018

Porche istituzioni

No, non sono io che ce l'ho con le istituzioni (almeno non in questo momento), ma è Google Maps che fa un po' di confusione.
Guardate cosa ci propone nella località di Funo, in provincia di Bologna:


In tedesco Behörde significa ente, istituzione pubblica... ma lì si tratta di un salumificio (va be' che siamo in Emilia, però mi sembra un pochino improbabile...).

Se volete controllare da soli, andate qui.

Saluti,

Mauro.

sabato 13 ottobre 2018

Riformare i centri per l'impiego non serve

Il governo gialloverde vuole riformare i centri per l'impiego (per noi vecchi: uffici di collocamento) come misura per combattere la disoccupazione.

Ma su che pianeta vivono?
I centri per l'impiego sono strumenti di intermediazione... se il lavoro non c'è, cosa cavolo possono fare i centri per l'impiego, sia che funzionino bene, sia che funzionino male?
Bisogna intervenire sulla creazione del lavoro prima che sull'intermediazione tra domanda e offerta.

Perché vi garantisco: se il lavoro c'è... in un modo o nell'altro domanda e offerta si incontrano (con centri per l'impiego efficienti magari in maniera più efficace, ma alla fine le posizioni si riempiono anche senza centri per l'impiego efficienti).
Se non c'è... un centro per l'impiego ben funzionante può al massimo contribuire a riempire le poche posizioni che si liberano nella maniera più veloce e competente... ma mai potrà contribuire a creare nuovi posti di lavoro.
Salvo che non sia incaricato anche di creare posizioni fittizie pur di dare uno stipendio a qualcuno (ergo trasformare il suo compito da ente di intermediazione a ente di assistenza).

Rendere più efficienti i centri per l'impiego non è certo da denigrare, anzi. Ma non è neanche la priorità.
La priorità è introdurre politiche industriali e infrastrutturali che creino lavoro.

Ma industria e infrastrutture sono parole cancellate dal vocabolario del M5S (ma anche politica, eh, se non nei casi in cui la si può usare a sproposito).

Saluti,

Mauro.

giovedì 4 ottobre 2018

A zonzo per Würzburg

Vecchie buche per le lettere ancora in uso:


Micioni in giro per la città:


Raccolta differenziata nei bagni:


Saluti,

Mauro.

martedì 2 ottobre 2018

Il Nobel per la Fisica 2018

Oggi sono stati resi noti i nomi degli scienziati premiati col Nobel per la Fisica quest'anno, 2018.
Essi sono: Arthur Ashkin, Gérard Mourou e Donna Strickland (se qualche SJW si scandalizza perché ho citato l'unica donna per terza, vada a quel paese: sono citati in ordine alfabetico del cognome, come fa anche la Fondazione Nobel e come è giusto che sia).

La motivazione (qui la pagina della Fondazione Nobel al proposito) dice:

The Nobel Prize in Physics 2018 was awarded "for groundbreaking inventions in the field of laser physics" with one half to Arthur Ashkin "for the optical tweezers and their application to biological Systems", the other half jointly to Gérard Mourou and Donna Strickland "for their method of generating high-intensity, ultra-short optical pulses".

I lavori premiati sono di levatura eccezionale e degni del massimo rispetto e ammirazione (soprattutto quello di Ashkin e non è casuale che a lui vada la parte grossa del premio e che questo non sia stato diviso in tre parti uguali), ma nella motivazione c'é una parolina che mi fa storcere il naso: inventions.

Cioè i tre premiati hanno sì fatto cose eccezionali, ma non hanno scoperto nulla di fondamentale, hanno "solo" applicato al massimo livello scoperte precedenti, principi e leggi già conosciute.
Certo, non siamo al livello che contestai nel 2009 (dove il Nobel per Fisica divenne un premio a pure realizzazioni ingegneristiche neanche poi tanto incredibili, come scrissi qui), qui livello è di molto, moltissimo superiore... ma siamo pur sempre nel campo delle invenzioni, non delle scoperte.

Io come fisico sono forse antiquato (o troppo idealista), ma per me un premio Nobel per la Fisica andrebbe assegnato a scoperte, a nuove teorie, eventualmente a conferme sperimentali di teorie e intuizioni, ma non a invenzioni.
Se un anno non si riesce a trovare nulla in tal senso che meriti un premio, semplicemente non si assegna. Stop.

Saluti,

Mauro.

lunedì 1 ottobre 2018

Il fallimento del referendum macedone

...è in realtà colpa della Grecia.

Quasi tutti i mezzi di informazione riportano i risultati del referendum macedone (per esempio qui) dicendo, chi più esplicitamente chi meno, che la Macedonia ha così rifiutato l'Europa.

Di fatto, come risultato è vero: i macedoni (non facendo raggiungere il quorum al Referendum) hanno bloccato ogni possibilità a breve termine di fare entrare il paese nella UE e nella NATO.
Però diciamo le cose come stanno: i macedoni sono stati costretti dalla Grecia a fare ciò.

Perché?
Il Referendum, con quesito unico (cioè o accettavi tutto o rifiutavi tutto), chiedeva se si volevano le trattative per entrare nell'UE e nella NATO e se si accettava l'accordo con la Grecia per il cambio del nome del paese da Macedonia a Macedonia del Nord (o formulazione analoga).
La Grecia, infatti, come membro UE o NATO ha sempre posto il veto a ogni possibilità di accordo per l'ingresso della Macedonia nelle due istituzioni.

Perché la Grecia si comporta così?
Le motivazioni ufficiali sono due (entrambe assurde):
1) Il nome Macedonia è legato alla storia greca;
2) Il timore che la Macedonia abbia pretese territoriali sulla regione greca Macedonia (quella intorno a Salonicco, per intenderci).

Perché sono entrambe assurde?
1) La Macedonia di Filippo e di Alessandro Magno non era la Grecia (ai tempi Grecia e Macedonia erano concetti separati, non solo politicamente), infatti la combattè e la conquistò. Il fatto che Alessandro riconobbe la superiorità culturale greca (in realtà di fatto poi lui si rifece solo ad Atene, non a tutta la Grecia), non significa che lui ritenesse la Macedonia come greca. Oltretutto la Macedonia storica si estendava a cavallo tra tre stati odierni: Grecia, Macedonia e Bulgaria.
2) Per quanto la Grecia abbia le pezze al culo... cosa volete che reclami la Macedonia? I rapporti di forza sono tutti a favore della Grecia, nonostante tutto, sia politicamente che economicamente che militarmente. Per di più l'ingresso nella UE e nella NATO della Macedonia sarebbe il miglior antidoto a eventuali rivendicazioni territoriali, qualunque sia il nome dello stato.

Ma forse in realtà la Grecia con queste "importanti" rivendicazioni storiche (ma soprattutto nazionalistiche) vuole solo distrarre la propria gente da problemi ben più seri.
E per far ciò è disposta a limitare la libertà di altri paesi. Paesi indipendenti e non minacciosi.

Saluti,

Mauro.

martedì 25 settembre 2018

Gemeinsame Fehler, doppelte Schaden


Auf Deutsch sagt man geteiltes Leid ist halbes Leid.
Ich habe immer diesen Satz gehasst, weil ein Leid, das mehrere Personen betrifft, ist ein größeres, schmerzhafteres Leid. Von wegen halbes Leid.

Und Fehler bringen Leid: Wenn sie wiederholt und gängig werden, werden sie noch größer, noch schädlicher, nicht kleiner, nicht gemäßigter.

Und in Deutschland wird gerade einen Fehler kopiert, den wir in Italien in den letzten Jahren begangen haben und dessen Schaden für allen gut sichtbar sind.
Und falls Deutschland ihn kopiert, werden die Schaden für Deutschland sehr groß sein und sie werden in ganz Europa widerhallen (und das wird die Schaden in Italien noch größer machen).

In Italien heißt es, dass die 5 Sterne Bewegung (M5S) nach rechts gerutscht ist (und man meint, dass man sich bemühen soll, sie wieder nach links oder der Mitte zu bringen).
Blödsinn: die M5S ist immer rechts gewesen, sie ist nicht nach rechts gerutscht.
Deswegen kann man sie nirgendwohin wiederbringen.
Die einzige schlaue Möglichkeit ist deren Wählern mit seriöserer und ehrlicherer Angebote zu überzeugen, als die von den grillini.

In Deutschland passiert gerade etwas Ähnliches.
In Deutschland heißt es, dass die AfD sich radikalisiert hat (und man meint, dass man sich bemühen soll, sie wieder nach gemäßigteren Ufern zu bringen).
Blödsinn: die AfD ist immer radikal gewesen, sie hat sich nicht radikalisiert.
Deswegen kann man sie nirgendwohin wiederbringen.
Die einzige schlaue Möglichkeit ist deren Wählern mit seriöserer und ehrlicherer Angebote zu überzeugen, als die von den Neonazis.

Grüße,

Mauro.

P.S.:
Hier die italienische Version.
Qui la versione italiana.

Error comune, doppio danno

In Italia si dice Mal comune, mezzo gaudio.
Io ho sempre odiato questa frase, perché il male più è comune, più persone colpisce... più è grosso e doloroso. Altro che mezzo gaudio.

E gli errori sono dei mali: quando sono comuni, quando vengono ripetuti, diventano più grandi, più dannosi, non è che si moderino, rimpiccioliscano.

E in questo momento in Germania stanno di fatto copiando un errore che abbiamo fatto in Italia negli ultimi anni e i cui danni sono sotto gli occhi di tutti.
E se la Germania lo ripete, i danni per la Germania saranno grossi e si ripercuoteranno sull'Europa (aumentando quindi di conseguenza anche quelli italiani).

In Italia si dice che il M5S si è spostato a destra (e il senso è che bisogna impegnarsi per riportarlo al centro o a sinistra).
Cazzata: il M5S è sempre stato di destra, non si è spostato a destra.
Quindi non lo si può riportare da nessuna parte.
L'unica cosa seria è convincere i suoi elettori con proposte più serie e oneste di quelle grilline.

In Germania sta succedendo una cosa analoga.
In Germania si dice che l'AfD si è estremizzata (e il senso è che bisogna impegnarsi per riportala su sponde più moderate).
Cazzata: l'AfD è sempre stata estrema, non si è estremizzata.
Quindi non la si può riportare da nessuna parte.
L'unica cosa seria è convincere i suoi elettori con proposte più serie e oneste di quelle neonaziste.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui la versione tedesca.
Hier die deutsche Version.

martedì 18 settembre 2018

Gli scienziati sui social

Il collega blogger Shevathas in uno dei suoi ultimi articoli pone una questione interessante:

Se abitui la gente a pensare che gli scienziati dicano cavolate e che il parere di zia Maria sia equivalente a quello del luminare negli argomenti sopra riportati, perché se parla Burioni deve stare zitta mentre se parlano Silvio Garattini, Enzo Boschi o Ilaria Capua, invece può parlare e straparlare? Cosa hanno di speciale Burioni e i vaccini?

A parte il fatto che zia Maria purtroppo non tace neanche con Burioni, ma semplicemente in quel caso non viene ascoltata non viene ascoltata, a mio parere la risposta a questa domanda è abbastanza semplice.

Il fatto è che Burioni, pur continuando a comportarsi da scienziato per quanto riguarda i contenuti, ha capito che sui social networks si usa però un linguaggio (oserei quasi dire una lingua) diverso.
Al di là di tutto l'odio e la volgarità che debordano su Twitter, Facebook & co., anche quando riesci a intavolare un dialogo civile non puoi comunque scrivere come lo faresti su una rivista (anche se divulgativo o proprio non scientifica) o come parleresti a una conferenza, per informale che sia.

Ecco, Burioni questo lo ha capito e si è adeguato.

Gli altri, altrettanto ammirevoli da un punto di vista scientifico, però non si sono resi conto di ciò e usano sui social  networks lo stesso stile che userebbero nello scrivere un testo divulgativo, che è sì destinato a tutti, ma che è comunque più vicino allo stile di una conferenza o di una lezione universitaria che a quello di Twitter o Facebook.

A questo poi dobbiamo comunque aggiungere che i vaccini sono un tema particolarmente sensibile in quanto visto come più concreto degli altri e riguardante in primis i bambini, quindi coloro che tutti (almeno a parole) vorremmo proteggere.

Saluti,

Mauro.

domenica 16 settembre 2018

Je suis Charlie, je suis Gênes

L'amico Salvo Ruotolo mi ha chiesto di scrivere qualcosa su un argomento molto particolare, che riguarda Genova, riguarda la satira e riguarda la libertà di espressione.
Voleva sapere cosa penso, da genovese, di una certa vignetta.

Come molti sapranno, dopo il crollo del ponte Morandi a Genova, Charlie Hebdo ha pubblicato una vignetta che ha provocato molte polemiche:


E - come anche era successo dopo il terremoto di Amatrice - le "anime belle" della destra ci si sono subito buttate sopra chiedendo a chi aveva manifestato per C.H. dopo gli attentati di Parigi, se diceva ancora "Je suis Charlie".

Dimostrando di non avere capito nulla.

Per spiegare bisogna tornare agli attentati di Parigi.
L'irruzione con strage nella sede di Charlie Hebdo era stata provocata da vignette viste come antiislamiche.
E molti a dire (paradossalmente soprattutto a destra, dove in realtà l'antiislamismo dovrebbe essere ben visto... ma il mondo è un posto strano) che noi (sì, anch'io dissi "Je suis Charlie") approvavamo quelle vignette.
No, signori miei, tra noi c'era chi le approvava, chi le disapprovava e chi neanche le conosceva... però ritenevamo diritto di C.H. disegnarle e pubblicarle.

E ora veniamo al dopo.
Ad Amatrice.
A Genova.
E soprattutto a chi dice: lo avete difeso, ora dovete apprezzare anche queste vignette.

No, proprio per niente. Anzi come diciamo a Genova: proprio per un belino che le apprezziamo.
Però, per quanto ci facciano male (e comunque quella su Amatrice era obiettivamente molto peggiore di quella sul ponte Morandi), Charlie Hebdo ha tutto il diritto di disegnarle e pubblicarle.

Sento già che mormorate con rabbia una domanda: allora la satira può permettersi tutto?

La risposta è sì, ma è anche no. Dipende da cosa intendete con "tutto".

Se intendete che la satira può essere fatta su ogni tema, su ogni argomento, su ogni avvenimento... senza tabù, allora la risposta è . Senza se e senza ma.
Se invece intendete che la satira può dire qualsiasi cosa su qualsiasi tema, argomento o avvenimento allora la risposta è no. La satira è, come ogni altra cosa, sottomessa alla legge... ergo non può sforare nella diffamazione, nell'istigazione all'odio, nell'apologia di reato.

Tornando al punto.
No, la vignetta di C.H. sulla tragedia di Genova non mi è piaciuta proprio per niente, da genovese mi ha fatto male e se non fossi genovese non mi farebbe comunque ridere né sorridere, e se incontrassi il vignettista una botta di stronzo gliela darei, ma senza mettere in discussione il suo diritto di averla disegnata e pubblicata.

Perché... Je suis encore Charlie...

Però soprattutto... Je suis pour toujours Gênes!!!

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Per chi avesse dimenticato la vignetta su Amatrice:


Dettagli dall'Oberpfalz 8 - Un rilievo asinino

A ricordo di chi trasportò le pietre per il duomo di Amberg:


Saluti,

Mauro.

venerdì 7 settembre 2018

Nonnismo e bullismo

Ogni volta che sento parlare di episodi di bullismo, nonnismo o cose simili mi sovviene sempre un aneddoto di quando ero militare io.
Io ho fatto la leva dopo la laurea, quindi al reparto ero uno dei più vecchi anagraficamente.
Un giorno un "anziano" (cioè uno di uno scaglione precedente al mio) ha provato a fare il "nonno" con me.
Io lo ho guardato con pietà (oserei dire dall'alto verso il basso, anche se ciò non mi fa onore) e gli ho detto con calma "Tu sarai anziano, ma io sono vecchio, quindi non rompere".
Da quel giorno nessuno ha più provato neanche i più innocenti scherzi con me.

Morale della favola?
Chi fa nonnismo o bullismo (o qualsiasi cosa paragonabile) è un grandissimo stronzo e un delinquente... ma spesso, per non diventare vittime, basta non volerlo essere.

Saluti,

Mauro.

lunedì 3 settembre 2018

Quando la carne è carne?

Stamattina ho letto un interessante articoletto sul blog di Alberto Celotto, che pone qualche interrogativo.
E che dimostra quanto la scienza (in questo caso la chimica) sia poco conosciuta.

In pratica ci si chiede come chiamare la carne prodotta in laboratorio.

E già il titolo parte male, facendo vedere che l'autore ha dei pregiudizi (probabilmente legati all'eterna lotta tra naturale e artificiale su cui ci sarebbe tanto da dire, ma forse lo faremo un'altra volta): Come chiamare carne qualcosa che carne non è ovvero il punto sulla "clean meat".

Perché "carne non è"?
Perché è prodotta in laboratorio e non tagliuzzando un manzo o un maiale?

No, mi dispiace, la cosa non funziona così.
Se la carne prodotta in laboratorio ha la stessa composizione chimica, molecolare, proteica, ecc. della "vera" carne... beh, è carne e basta.
Il metodo di produzione non conta, conta solo la distinguibilità del prodotto finale sottoposto ad analisi chimico-fisiche. Se non c'è distinguibilità, è lo stesso prodotto. Punto.

La cosa mi ricorda tutti quelli che distinguono tra proteine (o vitamine o altro) naturali e artificiali, sostenendo che le prime fanno bene e le seconde no.
Pura ignoranza.
La proteina estratta da qualche struttura organica e la stessa proteina prodotta in laboratorio sono indistinguibili per il corpo umano.
Il corpo umano "vede" solo la composizione chimica della proteina, non come è stata prodotta (come anche le analisi chimico-fisiche non possono distinguere le due proteine).

Facciamo un esempio dal regno minerale senza mettere in campo la biologia?
I diamanti artificiali. Non sono bigiotteria, sono veri diamanti, in quanto hanno la stessa composizione chimica e - se fatti bene - la stessa struttura dei diamanti estratti da una miniera (l'apparente minor valore dei diamanti artificiali è dovuto alla difficoltà di riprodurre la struttura perfetta, ma quando ci si riesce, allora sono diamanti in tutto e per tutto).

Tornando alla carne, ho anche paura che si faccia confusione con i surrogati prodotti per vegetariani/vegani: questi ultimi non sono carne semplicemente perché hanno una composizione chimica, molecolare, proteica diversa. Tutto qui.
Marketing o altro non c'entrano.

La carne prodotta in laboratorio invece è vera carne, se indistinguibile da quella vera facendo analisi chimico-fisiche, come detto.
Darle un altro nome qui è sì solo questione di marketing e nient'altro.

Saluti,

Mauro.


domenica 2 settembre 2018

Non tutti gli elettori hanno un colore

Dalle elezioni del 4 marzo in poi sento accuse incrociate su elettori di una certa parte che detta parte hanno tradito o che si sono fatti ingannare da un'altra parte mascherata da parte diversa. O viceversa, il che è alla fine lo stesso.

Ora, che "veri" elettori di sinistra possano aver votato per le più disparate ragioni per la destra pentastellata è vero.
Come è anche vero che qualche "vero" elettore di destra ha votato PD per arginare appunto il M5S.

Ma sono eccezioni, non significative nel computo totale dei voti.

La verità è che continuiamo a parlare di elettori di sinistra, di centro e di destra... dimenticando una cosa ben precisa ed esistente da sempre (anche se da sempre negata): esistono molti elettori senza alcun colore che votano in base a quella che credono essere la propria convenienza (e che quindi possono votare oggi una cosa, domani tutt'altra e dopodomani l'estremo opposto).

Gli elettori di sinistra, di centro e di destra esistono, sono sempre esistiti e sempre esisteranno.
Ma le elezioni le decidono gli elettori senza colore, le banderuole, quelli che votano in base alla propria convenienza (o a quella che credono tale).

È sempre stato così, non è una novità.
Ma prima si notava meno (o non si notava proprio) perché i partiti avevano posizioni più stabili, meno aleatorie e quindi le convenienze e le paturnie degli elettori senza colore non cambiavano poi tanto da un'elezione all'altra.
Tutto qui.

E prima di dimenticarcelo: i creatori di propaganda e fake news hanno capito ciò e su questa categoria lavorano.
Perché un vero elettore di destra, centro o sinistra, se deluso, solo raramente cambia schieramento o si lancia nel voto di protesta. Più facilmente si astiene o si tura il naso.

Saluti,

Mauro.

venerdì 31 agosto 2018

Ha ancora senso l'ora legale? - Sei anni dopo

Nell'ottobre del 2012 mi chiedevo se avesse ancora senso l'ora legale.

Ora la Commissione Europea, a seguito di un sondaggio tra i cittadini dell'UE, ha deciso di far partire la procedura per eliminare il cambio d'ora in tutta l'Unione.
L'idea è però quella di eliminare l'ora solare (ergo invernale) e lasciare tutto l'anno quella legale (ergo estiva).

Su Twitter io ho plaudito all'iniziativa, riproponendo quel mio vecchio articolo e - giustamente - mi è stato fatto notare che la commissione vuol fare l'opposto di quello che chiedevo io.

E io ora preciso: apparentemente 😀

Apparentemente perché la cosa assurda in realtà non è l'una o l'altra ora, bensì il cambio d'ora.
Nel 2012 io ero favorevole all'abolizione dell'ora legale, perché ai tempi le proposte erano per abolire quella.
Ma in realtà a me va benissimo abolire qualsiasi delle due: l'una o l'altra per me pari sono. Basta non dover più spostare le lancette due volte l'anno (non perché sia faticoso, ma perché è assurdo).

Per inciso: nessuno ha fatto notare (quindi ve lo dico) che abolire l'ora solare e lasciare tutto l'anno quella legale significa spostare di un fuso orario tutta l'UE.

Saluti,

Mauro.

lunedì 27 agosto 2018

I magistrati devono rispondere solo alla legge

Da quando il procuratore di Agrigento, Patronaggio, ha iscritto Salvini sul registro degli indagati si continuano a sentire due cose che in un paese civile dovrebbero solo fare inorridire. Entrambe.

Da destra: Salvini è stato eletto dagli italiani, il magistrato non può andare contro gli italiani! (O frasi simili, ma dallo stesso contenuto).

Da sinistra: ora Salvini fa il martire e guadagna consensi, il magistrato avrebbe fatto meglio a evitare (anche qui magari con formulazioni diverse, ma la sostanza è quella).

Bene: io inorridisco davanti a entrambe queste frasi.
Un magistrato deve rispondere solo alla legge, non alla politica o agli elettori.
Quindi se Patronaggio ritiene veramente in base alla legge che ci siano gli estremi per aprire un'indagine contro Salvini o chichessia, deve farlo.
Io qui non sono in grado di giudicare se Patronaggio ha fatto bene o male, ma anche avessi un giudizio mio preciso, non sarebbe comunque il punto di questo articolo.

L'affermazione della destra e quella della sinistra riportate sopra sono semplicemente entrambe pericolose e antidemocratiche.

Quella da destra perché è sintomo di volontà di giustizia di piazza e di autoritarismo.
Quella da sinistra perché indica la volontà di sottomettere il diritto alle convenienze politiche ed elettorali.

E da persona che ama la democrazia e rispetta il diritto, a me fanno tanta paura entrambe le cose.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Un commento ulteriore sulla frase da sinistra: se un indagato, tuo avversario politico, guadagna consensi grazie all'essere indagato... forse più che farti domande sull'opportunità dell'azione giudiziaria, dovresti farti domande su come è considerata la tua azione politica da parte dell'elettorato (e qui non mi riferisco tanto alla sostanza di quest'azione politica, ma a come la hai comunicata, a come la hai fatta percepire agli elettori).

sabato 25 agosto 2018

Il tifo e la politica

La politica è una cosa che ci riguarda tutti, visto che è con la politica che si governa un Paese.
Quindi anche il semplice elettore - fermo restando il suo sacrosanto diritto di considerare un partito il migliore e un altro il peggiore - dovrebbe ragionare in termini razionali e giudicare i singoli atti di un governo, di un'amministrazione.

Banalmente: voi tutti sapete che io sono una persona di sinistra e che considero l'attuale destra italiana un pericolo.
Però... pur continuando a essere di sinistra, se la sinistra fa/dice una cazzata io la condanno e se la destra fa/dice una cosa buona io la apprezzo.
E così dovrebbe fare qualsiasi persona intelligente.

Invece ormai la politica è diventata tifo.
Chi è di sinistra condanna a priori qualsiasi cosa dica/faccia la destra.
Chi è di destra condanna a priori qualsiasi cosa dica/faccia la sinistra.
E anche all'interno di destra e sinistra si fanno distinzioni a seconda di chi dice cosa...
(Del centro non parlo semplicemente perché in questo momento sembra essere sparito dal panorama politico).

No, la politica non deve e non può essere tifo.
Se vado a vedere una partita del mio Genoa da tifoso considererò logicamente e giustamente illecita ogni vittoria avversaria. Perché lì sono, appunto, tifoso.
Da elettore di sinistra invece non considererò per niente illecita ogni vittoria avversaria. Anzi quando l'avversario farà cose giuste le approverò. Perché lì non sono tifoso. Sono cittadino.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Prima che mi fraintendiate: no, il governo giallo-verde non ne ha ancora fatta una giusta. Il problema è che anche le opposizioni non ne stanno facendo una giusta. Tutti stanno facendo a gara a chi sbaglia di più.

venerdì 24 agosto 2018

Un cognome non semplice

Vorrei parlarvi di una cosa relativa alla nave Diciotti bloccata a Catania con profughi ed equipaggio di fatto imprigionati a bordo (non servono links, sapete tutti di cosa parlo).
Ma non ve ne voglio parlare in termini politici, morali o giuridici.

Vi sconvolgerà, ma ve ne voglio parlare in termini linguistici.
In particolare voglio parlarvi del cognome del suo comandante, il Capitano di Fregata Massimo Kothmeir.

Ora, capisco che Kothmeir non è precisamente il più tipico dei cognomi italiani.
Però... perché tanti sbagliano questo cognome e lo scrivono come Kothmeier invece che Kothmeir? (Prima che ci fraintendiamo: si tratta di errore comune sia tra chi lo attacca che tra chi lo difende, quindi non stiamo parlando di storpiature volontarie, che comunque non avrebbero avuto senso, visto che l'aggiunta di una "e" non conferisce particolari significati alla parola).

Non mi pare che il cognome sbagliato sia più semplice di quello giusto. Anzi, ha una lettera in più.

Qualcuno mi spiega il mistero?

Saluti,

Mauro.

giovedì 23 agosto 2018

Berlusconi vs. Casaleggio

Fin dall'inizio c'è stato un evidentissimo parallelo tra Forza Italia e il Movimento 5 Stelle: entrambi sono partiti di proprietà di un'azienda.
FI direttamente di Publitalia e indirettamente di Mediaset/Fininvest.
M5S direttamente di Casaleggio Associati e indirettamente di chissà chi.

Però questo evidente parallelo porta alla luce anche una differenza. Differenza che permette di rivalutare (ok, rivalutare è parola grossa, diciamo svalutare di meno) Berlusconi nei confronti dei due Casaleggio.

Berlusconi ci ha sempre messo la faccia, si è candidato, ha ricoperto cariche sia di partito che istituzionali.
I due Casaleggio invece si sono sempre nascosti, hanno sempre lavorato nell'ombra, non hanno mai voluto ricoprire cariche ma le hanno sempre volute controllare.

Pur con tutto il male che penso e ho sempre pensato di Berlusconi, non serve che vi spieghi chi tra lui e i Casaleggio è più pericoloso, vero?

Saluti,

Mauro.

mercoledì 22 agosto 2018

Quanto dura un anno scolastico in Italia e Germania?

Fin da quando ho cominciato ad andare a scuola ho sempre sentito la tiritera che in Italia si fanno troppe vacanze, che bisogna prendere esempio dalla Germania, dove le vancanze durano un mese e mezzo e non tre, eccetera, eccetera.

Oggi un tweet di Lorenzo Bini Smaghi mi ha fatto tornare in mente questa eterna polemica:


Segnatevi bene la frase tra parentesi, è molto importante: non del numero di giorni di scuola complessivi nell'anno scolastico.

Ho quindi provato a fare due conti, paragonando la mia regione di provenienza (la Liguria) con il Land tedesco dove vivo (la Baviera). E ho usato come riferimento l'ultimo anno scolastico completato, il 2017/2018.
Prendendo altre regioni o Länder i numeri variano di molto poco, giusto due o tre giorni in più o in meno nel totale.

Che risultato ho ottenuto?

In Liguria le scuole sono cominciate il 14/09/2017 e sono terminate il 12/06/2018. In Baviera sono cominciate il 12/09/2017 e sono terminate il 27/07/2018.
Quindi nel totale gli scolari in Liguria sono andati a scuola per 206 giorni totali, mentre in Baviera per 185.

Vedo che state saltando sulla sedia.
State pensando che non so più fare i conti: in Baviera sono andati a scuola un mese e mezzo più a lungo e hanno fatto ventuno giorni di scuola di meno?
Sì, è proprio così 😎

Seguitemi.

In Italia (e quindi in Liguria) si va a scuola dal lunedì al sabato, cioè sei giorni la settimana.
In Germania (e quindi in Baviera) dal lunedì al venerdì, cioè cinque giorni la settimana.
E già questo di fatto compensa quel mese e mezzo in più apparente di scuola in Germania.

Ma tutto ciò non basta.
In Italia ci sono stati undici giorni festivi nazionali a cui la Liguria ha aggiunto sedici giorni di vacanza tra Pasqua, Natale e un paio di ponti.
In Germania ci sono stati tredici giorni di festività nazionali a cui la Baviera ha aggiunto trentadue giorni di vacanza tra Pasqua, Natale, Pentecoste, ferie autunnali e ferie invernali (a febbraio queste, non sono le vacanze natalizie).
E qui si spiegano quei ventuno giorni di scuola in più in Liguria.

Capite ora perché Bini Smaghi ha fatto quella precisazione tra parentesi? 😉

Il fatto che in Italia si vada a scuola meno che in Germania è una leggenda metropolitana, come avete visto.
Poi che si possa benissimo sostenere che la distribuzione dei giorni di scuola in Germania durante l'anno sia più efficace, più utile che quella in Italia (io non lo so, ci sarà chi è d'accordo e chi no) è vero, ma non venitemi a dire che gli scolari tedeschi lavorino di più di quelli italiani.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
E no, anche contando le ore e non i giorni, i ragazzi italiani stanno di più a scuola, ma qui il conto è più lungo e meno univoco (visto che in entrambi i paesi in questo senso ci sono pure differenze da scuola a scuola, non solo da regione a regione).

Una notizia che non mi quadra

Secondo Repubblica un hotel a Cervia avrebbe cancellato una prenotazione perché la cliente ha avvertito di essere vegetariana (qui l'articolo completo):


Ora, sinceramente la notizia non mi quadra: la cucina italiana (di ogni regione) prevede un sacco di ricette vegetariane, non comprendenti carne o pesce (anche se c'è chi si definisce vegetariano pur mangiando pesce, come raccontai qui).
Qualsiasi ristorante, che sia di un albergo o meno, ha nel suo menu piatti senza carne o pesce, magari pochi ma li ha di sicuro.
Anzi, dico di più, la cosa è talmente normale che un vegetariano neanche ha motivo di specificare di esserlo quando prenota o si presenta (magari un vegano sì, visto che lì la cosa è più complicata, ma un vegetariano?).
Siamo sicuri che il problema sia quello e la cliente non abbia avuto pretese ulteriori?

Cercherò altre fonti. O magari chiederò direttamente a quelli dell'albergo.

Saluti,

Mauro.

lunedì 20 agosto 2018

Ora invece serve la Politica

Dopo la tragedia del Ponte Morandi, come quasi sempre dopo le tragedie (non solo in Italia), si dice che la politica deve tacere, che è ora di fare un passo indietro, essere uniti, eccetera, eccetera.

Se con politica si intende la campagna elettorale continua e le guerre tra partiti, sì è vero: la politica deve tacere.

Ma se per politica intendiamo quella con la P maiuscola, la Politica che ha veramente a che fare con la Pólis, allora invece soprattutto questi sono i momenti in cui la Politica deve parlare, deve far sentire la sua voce. E far vedere fatti.
Mettere da parte polemiche e beghe, sì, mettere da parte la politica, no.

Ora serve la Politica, perché è la Politica che deve decidere sulle infrastrutture (che in uno Stato sono vitali, necessarie, che piacciano o no).
Ora serve la Politica, perché è la Politica che può e deve garantire che queste tragedie non capitino più o che se dovessero capitare per cause imprevedibili, facciano il meno danni e vittime possibili.
Ora serve la Politica, perché è la Politica che non deve abbandonare chi è stato colpito dalla tragedia (eventuali risarcimenti li pagherà chi è colpevole, ma il sostegno non monetario è compito dello Stato).
Ora serve la Politica, perché è ora che lo Stato ha bisogno di una guida forte, di avere una direzione precisa e coerente.
Ora serve la Politica, perché... la lista delle cose per cui serve è troppo lunga per un blog.

Mi dite che di queste cose ce n'è bisogno sempre?
Avete completamente ragione. Ma ora di più.
Anche perché la Politica con la P maiuscola si è nascosta ormai da troppo tempo. Per lo meno dall'implosione di DC e PCI, se non già da prima.

Saluti,

Mauro.

venerdì 17 agosto 2018

Quando non ci si capisce

Se tu dici una cosa e le persone a cui la dici, o che comunque la sentono o leggono, ti capiscono male, cosa significa questo?

Le persone intelligenti sanno che generalmente i nostri pensieri sono più articolati delle nostre parole, cioè che dietro le parole che dico ci sta (non sempre, ma generalmente) decisamente di più di quelle parole stesse. Il pensiero è molto più veloce della lingua... tu pensi cento parole nel tempo in cui al massimo riesci a dirne dieci.

Quindi il primo pensiero di una persona intelligente è quello di non essersi spiegato bene. Sempre (anche quando in realtà sa di essersi spiegato benissimo).
Per questo la persona intelligente prova a spiegarsi con altre parole, cercando di articolare in maniera più completa il proprio pensiero.

Se anche in questo caso la comprensione non arriva, il secondo pensiero della persona intelligente è che tra lui e l'interlocutore (o gli interlocutori) ci sia una differenza culturale che li fa parlare due linguaggi diversi, anche se nella stessa lingua.
E quindi prova a cambiare ancora il proprio modo di esprimersi.

Solo se anche in questo caso, al terzo tentativo, la cosa non funziona la persona intelligente pensa che il problema non sia lui, ma l'interlocutore.
E rinuncia (o lo manda al diavolo, il che in fondo è lo stesso).

Questo a meno di non essere arroganti depositari della verità assoluta e della chiarezza assoluta. E che quindi tutti quelli che non sono stupidi idioti devono capirvi subito.
Ma, credetemi, in quel caso siete sì arroganti, ma per il resto depositari di un bel nulla. Anzi, siete totali ignoranti.

Saluti,

Mauro.

Uno stuzzicante Taser

E ci è cascato anche Linkiesta in questo articolo:


Il Taser che diventa Teaser.
Ed è un errore che vedo sempre più spesso, sui social ma anche sui giornali e altrove. Ormai per la gente comune sembra che siano sinonimi.

Ma cos'è un Taser? Sostanzialmente una pistola per elettroschock, un aggeggio che produce una scarica elettrica atta a mettere KO (se la potenza è regolata male anche a mettere KO per sempre...).

E cos'è un Teaser? In pratica una specie di stuzzichino pubblicitario (dal verbo inglese to tease, cioè stuzzicare) che deve farti venire la curiosità per qualcosa che verrà dopo.

Io sinceramente però i Taser non li trovo per niente stuzzicanti.

Saluti,

Mauro.

giovedì 16 agosto 2018

Tragedia del Ponte Morandi a Genova 4

Perché bisogna ricostruire bene ma anche alla svelta (o un nuovo ponte o la famosa Gronda):

1) La città è spaccata in due;
2) Il traffico a Genova è un casino anche col ponte, figuriamoci senza;
3) Il porto - il più importante porto d'Italia - senza il ponte ha grossi problemi di collegamento col resto d'Italia/d'Europa;
4) Aeroporto e centro città si trovano sui due lati opposti del ponte;
5) Quell'autostrada è il principale - di fatto l'unico - collegamento tra Italia pensinsulare e Francia/Spagna.

Non serve che vi dica cosa significano economicamente queste cose per Genova e per l'Italia tutta, soprattutto i punti 3 e 5, vero?

Saluti,

Mauro.

mercoledì 15 agosto 2018

Tragedia del Ponte Morandi a Genova 3

Il Ponte Morandi a Genova è crollato proprio sopra il fiume, dove - per quanto l'affermazione possa sembrare cinica - ha fatto il meno danni possibili.
Avrebbe potuto crollare la parte sopra le case o sopra la ferrovia. E allora i morti ci sarebbero stati non solo tra chi percorreva il ponte, ma anche tra chi ci stava sotto. E sarebbero stati molti, ma molti di più.

Qualcuno ha definito la cosa un miracolo. E io stesso, a caldo, in un tweet la ho definita mezzo miracolo.
Ora però, a freddo, devo correggermi: non è stato un miracolo. È stata intelligenza.

Il Ponte Morandi era a rischio. La cosa è nota al più tardi da fine anni '80.
Il problema è che il ponte non si poteva chiudere prima della costruzione della cosiddetta Gronda (cioè del raddoppio/spostamento dell'autostrada a monte): chiuderlo significava chiudere il principale (di fatto l'unico) collegamento tra l'Italia peninsulare e Spagna e Francia (e tramite Francia anche in parte Regno Unito).
Il ponte non poteva venire chiuso, ma aveva bisogno di lavori continui.
E qui sta l'intelligenza: non potendo curare continuamente tutto il ponte, si è data la precedenza alle parti che avrebbero potuto causare più danni. Cioè le parti sopra le case e sopra la ferrovia. La parte sopra il fiume veniva - cinicamente, ma giustamente - dopo.

Saluti,

Mauro.

Chi è colpevole del fascismo

Non chi si candida.

Il colpevole è chi lo vota. E poi fa finta di non averlo votato.

Saluti,

Mauro.

martedì 14 agosto 2018

Tragedia del Ponte Morandi a Genova 2

Un paio di considerazioni sparse.

1) Chiunque viva a Genova o abbia conoscenze tecniche nel settore sapeva al più tardi da fine anni '80 che il ponte era a rischio.

2) Le affermazioni di Salvini che implicitamente accusano l'austerità "imposta" dall'Europa (non è una fake news: chiunque abbia visto il TG1 delle 20:00 stasera lo ha sentito dalla sua stessa voce) sono pura idiozia: il Ponte Morandi è a gestione privata e le regole europee riguardano solo il pubblico.

3) Non è un problema solo genovese: quel ponte è (era, purtroppo) il collegamento principale (in realtà di fatto unico) tra l'Italia peninsulare e Spagna e Francia (e, tramite Francia, anche UK).

4) Ponti a rischio simile ce ne sono purtroppo in quantità dappertutto: non per niente qui in Germania è scoppiato il panico dopo la tragedia genovese.

Saluti,

Mauro.

Tragedia del Ponte Morandi a Genova 1

Comunicazione importante:


Saluti,

Mauro.

lunedì 13 agosto 2018

Genitori che non ci sono, ma ci sono

Prima che ci fraintendiamo: non parlo di genitori stronzi (anche se esistono, purtroppo), ma parlo di documenti e di cosa su detti documenti è riportato.

E parto da un tweet di Salvini:


E io stesso, confesso, ci ero cascato. Nel senso che ho creduto che Salvini parlasse di cose concrete, e in detta convinzione ho twittato questo:


Il problema è che... sulla carta d'identità dei minori in Italia c'è già quello che chiedo io e non c'è mai stato Genitore 1/Genitore 2.

Qui il modulo per la richiesta:


E qui un'immagine (tagliata per ovvi motivi) del documento stesso:


Insomma, Salvini ha parlato del nulla. E come al solito l'Italia ci è cascata.
Stavolta anch'io (ma più grave è che ci siano cascate le opposizioni, di tutti i colori).

Saluti,

Mauro.

sabato 11 agosto 2018

Vivere di decreti legge

Lo strumento del decreto legge nella Repubblica Italiana esiste da sempre.
È uno strumento che ha un senso ben preciso e concreto: reagire a un'emergenza per la quale non esiste uno strumento legislativo adeguato e che richiede un intervento immediato, incompatibile coi tempi di una discussione parlamentare.
Proprio per questo ha durata limitata (60 giorni) e poi o viene convertito in legge dal Parlamento o decade (il Parlamento può anche modificarlo prima di convertirlo oppure può anche sostituirlo con legge alternativa).
Insomma, il decreto legge è uno strumento che serve a tappare un buco quando "piuttosto che niente meglio piuttosto".

Nei governi del nuovo millennio invece il decreto legge sembra diventato lo strumento principe dell'azione di governo. Di qualsiasi governo, senza eccezioni.

Perché?
Generalmente viene presentato come motivo per ciò la voglia dei governi di sostituirsi al Parlamento, l'insofferenza crescente verso il sistema parlamentare, visto come una palla al piede da chi chiede di "lasciarlo governare".
E quindi il decreto legge diventa uno strumento di pressione: più decreti legge si fanno (magari reiterandoli con i necessari cambiamenti per poterlo fare senza andare contro legge e Costituzione), più la maggioranza in Parlamento viene costretta a schiacciarsi sulla posizione del Governo e più l'opposizione perde voce.
Perché in Parlamento ci sono sia la maggioranza che l'opposizione e, in una democrazia funzionante, il Parlamento è il luogo del dialogo. Magari aspro, ma pur sempre dialogo.
Invece il Governo è pura espressione della maggioranza, magari estemporanea, ma pur sempre maggioranza.
E tutti i partiti - e sottolineo tutti - sembrano aver perso la capacità (o la volontà) di capire cosa significhi "democrazia parlamentare". Si è creato il mito che la maggioranza è il popolo e quindi il Parlamento non serve.
E allora quale strumento migliore del decreto legge? Il decreto legge è prodotto dal governo... e al governo non c'è da discutere con l'opposizione. Il governo, contrariamente al Parlamento, non perde tempo.

Tutto vero, tutto giusto (e non solo in Italia), ma io sono convinto che ci sia anche un secondo motivo dietro al dilagare dei decreti legge, non meno importante di quello descritto.
Il fumo negli occhi.
Il decreto legge è uno strumento ottimo per far credere che si faccia qualcosa, che si sappia cosa si sta facendo.
Tanto al peggio poi lo lascia decadere nel silenzio.
Basta fare sufficiente tam tam al momento della sua emanazione e poi far finta di niente e passare oltre fischiettando dopo sessanta giorni, quando andrebbe convertito. Tanto l'elettore ha memoria corta, lo si frega bene a questo modo.
E così, un decreto legge qui, una dichiarazione là, una circolare lì e... ma belin, come si impegna questo governo!
E invece, di concreto nulla.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 8 agosto 2018

No, Foodora non se ne va per il decreto dignità

L'errore che in questo momento mezza Italia sta facendo è quello di credere che se ne vada dall'Italia a causa del decreto Di Maio, alias decreto dignità.
E giù a dire "prima guadagnavano poco, ora non guadagnano nulla" e amenità simili.

Guardate, dimentichiamo per un attimo se detto decreto sia buono o cattivo, fatto bene o fatto male. Dimentichiamolo, tanto con Foodora non c'entra nulla.
Credete che un'azienda come Foodora si lasci spaventare da un decreto se vede che il mercato è promettente e redditizio? Ma non scherziamo.
Se il mercato è promettente e redditizio l'azienda o si adatta o fa studiare ai propri legali modi di aggirare il decreto. Non è che se ne va basta. Quello lo farebbe solo se il decreto dovesse imporre una parziale nazionalizzazione o la presenza di esponenti del governo nella dirigenza.

Non per niente Foodora insieme a quello italiano sta lasciando anche altri mercati - Australia, Paesi Bassi e Francia. E non ditemi che le legislazioni australiana e soprattutto olandese siano nemiche delle aziende e dei "nuovi" lavori. Quello al massimo vale per quella francese.
Ergo: Foodora dall'Italia se ne va perché il mercato italiano non è sufficientemente redditizio. E se ne sarebbe andata comunque. Forse un po' più tardi, ma comunque.
Del resto aveva già dichiarato che in Italia c'era troppa concorrenza... non mi pare che la concorrenza l'abbia introdotta il decreto (anzi, il decreto rischiava addirittura di ridurla... anche se non in maniera sana e positiva per la clientela).

Quello che Di Maio col suo decreto ha fatto non è stato far scappare Foodora, bensì salvare l'immagine di Foodora.

Infatti tutti ora danno la colpa a Di Maio.
E chiudono gli occhi sulle politiche aziendali di Foodora.

Ergo, Di Maio ha fatto un favore a Foodora.

Saluti,

Mauro.

sabato 4 agosto 2018

Quelli che basta essere contro Mattarella

Ci sono in rete persone che si sono poste come missione il contestare a priori e a prescindere Mattarella (ed essere a priori e a prescindere a favore di Salvini).

Non so perché lo fanno, visto che si presentano come difensori dei fatti e dell'obiettività, ma pur di attaccare Mattarella e difendere Salvini violentano ogni possibile fatto e obiettività.

Certo, Mattarella non ha sempre ragione e Salvini non ha sempre torto, vero.
Ma per le persone di cui parlo vale il comunque il motto: Mattarella ha sempre torto a priori e Salvini sempre ragione a priori.
E spesso cadono nella contraddizione che quando Salvini è in accordo con Mattarella (o per lo meno non contrario), pur di dare comunque contro a Mattarella, attribuiscono a Salvini accuse nate non da lui ma dal M5S (che, oltre che essere assurde, dimostrano oltretutto palesemente che a certi figuri non interessano i fatti ma solo le proprie idiosincrasie).

A queste persone dico: Mattarella non è perfetto, anzi, ma di diritto e Costituzione ne sa e capisce più di voi. Molto di più. Rassegnatevi.

Saluti,

Mauro.

Riflessioni sul codice della strada

Sinceramente, in tutto il mondo abbiamo un problema col codice della strada.

Il codice della strada (per chi volesse leggerlo, qui quello valido in Italia e qui quello valido in Germania) è una legge che riguarda tutti. Del resto, a meno di non essere eremiti lontani dal mondo o ergastolani senza speranza di grazia, prima o poi tutti ci ritroviamo per strada. Come automobilisti, pedoni, ciclisti, cavallerizzi o altro... ma tutti ci ritroviamo prima o poi per strada.
Però non tutti siamo tenuti a conoscere questa legge: solo chi vuole prendere una patente per un veicolo a motore viene sottoposto a un esame che ne provi la conoscenza.

Facciamo due esempi di regole che riguardano tutti, ma che solo gli automobilisti (e chiunque guidi un veicolo a motore) sono tenuti per legge a conoscere:
1) Quando è concesso attraversare fuori dalle strisce pedonali o da attraversamenti semaforizzati?
2) Si può andare in bicicletta in una zona pedonale?
(Riposte nei commenti, grazie, voglio sapere quanto ne sapete 😉)

Eppure tutti siamo utenti attivi della strada. E il codice della strada riguarda chiunque esca di casa (sì, riguarda anche i marciapiedi e le piste ciclabili, non solo le strade propriamente dette).
E nei paesi civili la non conoscenza della legge può al massimo costituire un'attenuante, ma mai essere veicolo di immunità.

Ora voi mi direte, quanti di noi conoscono la legge sulle armi o quella sulla proprietà immobiliare... eppure tutti possiamo essere colpiti da un proiettile e, soprattutto, tutti viviamo in una casa (eremiti esclusi, ovvio).
Bene, io vi rispondo voi confondete utenza attiva con utenza passiva.
Chiunque voglia legalmente (utenza attiva) possedere o usare un'arma è tenuto a conoscere le leggi al proposito. Se io vengo colpito da un proiettile vagante (utenza passiva) no... e oltretutto che io conosca o meno le leggi sulle armi a quel punto credete faccia differenza?
Se io voglio vendere o comprare un appartamento o un edificio (utenza attiva) sono tenuto a conoscere le leggi sulla proprietà immobiliare. Se io preferisco passare la vita in affitto (utenza passiva) no. A meno di non prendere in affitto in nero (dove entrambe le parti sono perseguibili, ma ciò riguarda anche altre leggi, non si limita alla proprietà immobiliare), l'unico che può avere problemi con la legge che riguarda le proprietà immobiliari è il padrone.

Però, come già detto, tutti siamo utenti attivi della strada. Basta uscire dalla porta di casa per diventare utenti attivi. Utenti passivi lo siamo solo se guardiamo il traffico dalla finestra e non scendiamo mai in strada.
Eppure contrariamente a quanto accade in altri ambiti (vedi le armi o la proprietà immobiliare citati sopra, ma vale in ogni ambito), non tutti gli utenti attivi della strada sono tenuti a conoscerne le leggi relative.
Solo chi vuole prendere una patente per un mezzo a motore è obbligato per legge a conoscere il codice della strada.
E ciò è un pericolo: un pedone, un ciclista, un cavallerizzo senza alcuna patente è un pericolo a priori. Perché, anche se fosse la persona più corretta del mondo, non conosce le leggi che lo riguardano. Peggio: non è tenuto a conoscerle.

E allora che fare?

La soluzione è semplice: il codice stradale deve essere materia scolastica. E per ottenere il diploma scolastico devi dimostrare di conoscerlo.
Poi, se vuoi prendere la patente, darai fuori dalla scuola anche l'esame pratico. Ma la teoria, la conoscenza del codice deve esserti imposta dalla scuola.

Saluti,

Mauro.

Il turista è il problema

Un turista si fa un bel giro d'Europa, oppure magari visita un solo paese d'Europa, ma di quello vuole godersi il meglio.
Oppure il turista è lui stesso europeo e va solo in un altro paese d'Europa.

E si siede in un locale in Piazza San Marco e paga un caffé 10€.
Oppure si siede in un locale sull'Avenue des Champs-Élysées e paga una birra 15€.
Oppure viene in Germania e a Sylt o a Garmisch-Partenkirchen paga un Hot-Dog tre volte quello che lo pagherebbe a Colonia o Berlino.

E poi si lamenta sui social, pubblica foto del conto qua e là e piange di essere stato fregato.

Però... al massimo si è fregato, non è stato fregato.
In qualsiasi paese d'Europa è obbligatorio per ristoranti, bar e altri locali pubblici esporre i prezzi e in aggiunta segnarli sul menu.
Quindi chiunque entri in un locale ha la possibilità di sapere quanto costi tutto ancora prima di ordinare. O al peggio può confrontare i prezzi sul menu e quelli sul conto prima di pagare anche dopo aver consumato.
E se qualcosa non quadra allora denuncia alla Polizia, non sui social.

Certo, un caffe 10€ o una birra 15€ sono sì moralmente un furto... ma appunto solo moralmente.
Se i locali che ti fanno pagare tanto espongono i menu con i prezzi o segnano i prezzi sul menu che ti portano al tavolo... più che essere loro ladri, sei tu abbelinato.
Perché se rimani lì e paghi e protesti dopo, invece di alzarti e andartene subito... beh, io allora penso male di te. Penso che tu stai cercando di provare a fregare il locale, di farti rimborsare quello che legalmente ti è stato messo in conto.

Mi dici che il menu non c'era nella tua lingua? OK, può essere... però tu puoi al massimo pretendere un menu in inglese oltre alla lingua locale, non puoi pretendere che il menu ci sia in tutte le lingue del mondo.
E inoltre oggi il menu puoi anche eventualmente fotografarlo e fartelo poi tradurre nella tua lingua prima di mettere il locale alla pubblica gogna, anche se dopo aver pagato e lasciato il locale stesso.

Io viaggio molto sia per lavoro che privatamente e posso garantirvi che i locali che cercano di fregarvi facendovi pagare prezzi superiori a quelli scritti sul menu sono molto rari.
Molto più frequenti sono i locali che mettono già sul menu prezzi esagerati... ma se tu ordini in quei locali, sei tu il colpevole: loro te lo avevano scritto che ti avrebbero derubato.

Ergo, generalmente il problema è il cliente (soprattutto il cliente turista), non il locale.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Lo so, c'è anche il caso in cui tu chiedi consiglio al cameriere e lui ti consiglia le cose più costose possibili... moralmente non molto corretto, vero, ma cosa c'è di illegale? Ti ha obbligato con la violenza a ordinare quello che ti ha consigliato?

mercoledì 1 agosto 2018

Le domeniche gratis al museo

L'Italia è piena di tesori culturali, ma gli italiani non sono (purtroppo) famosi per essere grandi fruitori di cultura. Però di cultura i politici italiani amano parlare (e soprattutto sparlare).

Quindi era inevitabile che l'annuncio del ministro Bonisoli di cancellare dopo l'estate le domeniche gratis al museo facesse un gran rumore.
Ed era altrettanto inevitabile che da entrambe le parti fosse furore ideologico con ben poco di culturale dentro.

In realtà bisognerebbe porsi e porre due semplici domande:
- Quante persone che non erano mai o quasi mai entrate in un museo hanno sfruttato l'offerta?
- Quante di queste persone sono poi diventate fruitrici dell'offerta culturale del paese (cioè non si sono limitate a una sola visita)?

Se le cifre che costituiscono la risposta a queste due domande (soprattutto alla seconda) sono buone, allora significa che l'offerta delle domeniche gratis al museo è la strada giusta e allora va mantenuta (anche se la hanno introdotta i tuoi "nemici").
Se dette cifre (soprattutto anche qui quella che risponde alla seconda domanda) sono basse, allora significa che l'iniziativa in questione non è la strada giusta e la si può cancellare, ma pensando a fare qualcos'altro visto il problema culturale del Paese.

Qualcuno in questo o nel precedente governo ha pensato a stimare queste cifre?
Se sì, le pubblichi.
Se no, si cerchi di rimediare a questa mancanza.

Tutto qui. Senza ideologie.

Saluti,

Mauro.

domenica 29 luglio 2018

Istinto e razionalità (e autoreti)

Da quanto esiste la Terra? Da più di quattro miliardi di anni.
Da quanto esiste l'uomo? Da circa due milioni e mezzo di anni se ci riferiamo al genere Homo. Al massimo 300000 anni se ci riferiamo alla nostra specie, l'Homo sapiens.
Quindi noi siamo sulla Terra da molto poco tempo, facendo le proporzioni tra l'esistenza della Terra e la vita media di un essere umano è come se esistessimo da meno di un mese.
Ergo... quanto possiamo essere evoluti? Ben poco, per lo meno a livello psicologico.
E infatti i nostri istinti - che oggi cozzano contro la razionalità, ma un tempo erano garanzia di sopravvivenza - sono gli stessi di quelli dei cosiddetti uomini primitivi.
E uno di questi istinti è la paura, la diffidenza per il diverso.
E, dato che le parole sono importanti (come disse Claudio Magris: le parole sono fatti), ribadisco: paura, diffidenza. Non odio, non disprezzo.

Oggi, nel 2018, noi esseri umani abbiamo conquistato la razionalità, ma non abbiamo perso gli istinti primordiali.
Quindi è normale essere diffidenti verso chi ha cultura e aspetto diversi dai nostri. E sì, anche la paura è normale, non solo la diffidenza. Questo è l'istinto.
Però, come detto, oggi accanto all'istinto abbiamo conquistato la razionalità, quindi sappiamo che questa paura, questa diffidenza sono oggi ingiustificate, assurde.
Però continuiamo a fare autoreti bollando chi ha queste paure come razzista nel peggiore dei casi, come ignorante nel migliore. No, non è né razzista né ignorante. È solo una persona in cui gli istinti prevalgono sulla razionalità.
E bollandolo come razzista e/o ignorante lo facciamo diventare quello che non è: un vero razzista. Perché condannandolo e sbeffeggiandolo, invece che aiutandolo a capire, trasformiamo la sua diffidenza, la sua paura verso il diverso (che ribadisco: sono cose naturali, non sono colpe) in disprezzo, in odio verso il diverso. Cioè in razzismo.

Fermiamoci.
E ripensiamo alle nostre strategie. Non partiamo dalla presunzione di essere migliori. Anche questo in fondo è una forma di razzismo.

Saluti,

Mauro.

sabato 28 luglio 2018

Non c'è speranza

Nelle scorse settimane sono stato in Italia.

Mia mamma non è grillina, ha votato PD. Però ammira Di Maio. Non per le idee dello stesso, bensì perché "ci ha saputo fare, infatti a poco più di 30 anni è ministro". Parole sue.

Fino a che in Italia si ragionerà così non c'è speranza.

Saluti,

Mauro

venerdì 27 luglio 2018

Un ottimo maestro

Io considero da molto tempo Indro Montanelli sopravvalutato (eufemismo) e falso come giornalista e come storico.
Però all'inizio non lo ho smascherato per i suoi articoli. Anzi come giornalista riusciva a ingannare bene.
Ma almeno dopo aver letto un paio di volumi della sua Storia d'Italia la sua vera natura non poteva che essere chiara: una persona che piega i fatti alle proprie opinioni. Anzi, no, neanche opinioni: convenienze politiche.

E oggi una schiera di giornalisti presenta come medaglia l'essere stati suoi allievi o sottoposti.
Ma se guardiamo chi sono i giornalisti che hanno imparato il mestiere da Montanelli allora tutto quadra: "giornalisti" esperti nella disinformazione e nella creazione di fake news.
Quindi, se tanto mi dà tanto, come giudicare il "maestro"?

Proviamo a fare l'elenco di alcuni dei suoi allievi (mi limito ai più prominenti, la lista completa sarebbe molto, anzi moltissimo, più lunga), già i nomi da soli chiariranno cosa ha saputo insegnare Montanelli.

- Marco Travaglio
- Marcello Foa
- Peter Gomez
- Beppe Severgnini
- Tiziana Abate
- Piercamillo Davigo (chiamato come commentatore a La Voce)

E non dimentichiamo la sua opposizione alla giornalista Tina Merlin sulla tragedia del Vajont, da lui derubricata a inevitabile tragedia della natura.
Oltre a ciò riuscì a definire Camilla Cederna "radical chic". La Cederna, non so se mi spiego, che non aveva nulla né di radicale né di chic.
Riuscì anche, tra le altre sue cazzate, a difendere Erich Priebke e Slobodan Milošević.

Serve aggiungere altro?

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Per gli analfabeti funzionali: il titolo dell'articolo è, ovviamente, ironico.

P.S.2:
Sulla legge Merlin però Montanelli, eccezionalmente, aveva ragione quando scrisse: In Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l'intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia.

La nascita di una coscienza civica e politica

Nella primavera del 1978 venne prima rapito e poi ucciso Aldo Moro.
E io stavo finendo la quarta elementare.

A casa mia da sempre la trasmissione TV più seguita è il telegiornale. E allora anche più di oggi.
A quei tempi a scuola si studiava ancora una materia chiamata Educazione Civica (roba strana a sentirla oggi).
Quindi anche da bambino sapevo cosa era la politica, cosa erano partiti, istituzioni, eccetera, eccetera.

Però il rapimento di Moro, il 16 marzo 1978, segnò per me una cesura nella mia formazione.
Quel giorno nacque una coscienza civica e politica, la mia coscienza civica e politica.
Perché da quel giorno cominciai attivamente a fare (a mio padre dapprima e ai vari insegnanti poi) e a farmi domande sulla politica, sulla società. Sulla polis e sulla civis in senso lato.
Da quel giorno cominciai a chiedere e a chiedermi i perché delle scelte politiche e i come si formavano e si attuavano.

Il rapimento (e poi l'uccisione) di Aldo Moro non mi ha certo detto quali fossero le idee giuste e quale partito votare una volta maggiorenne, ma mi ha detto che la politica ci riguarda tutti, non è qualcosa di estraneo a noi.
Che la politica siamo noi.

E non dimentichiamoci mai che l'uccisione di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta ha ucciso anche una politica fatta di dialogo e di responsabilità condivise che Moro ed Enrico Berlinguer stavano costruendo e che forse, anzi probabilmente, ci avrebbe portato un'Italia migliore.

Saluti,

Mauro.

giovedì 26 luglio 2018

Adulti e vaccinati

Un tempo esisteva il modo di dire "essere adulti e vaccinati".
Questo modo di dire era usato per far capire di essere grandi, maturi, di aver già esperienza della vita. L'espressione nasceva dal fatto che tutti i vaccini venivano fatti in età infantile o al massimo adolescenziale e che quindi un adulto che non avesse fatto tutti i vaccini in fondo da quell'età infantile/adolescenziale non era veramente uscito.

Negli ultimi anni questa espressione si sente sempre meno e il mio sospetto è che la cosa succeda non perché la lingua cambia e con essa i modi di dire, bensì perché gli adulti (adulti sulla carta) che possano dire di essere maturi nel senso di cui sopra sono sempre meno.
Infatti si incontra sempre meno gente che abbia vera esperienza della vita (nonostante tutte le "lauree alla scuola della vita" prese su Facebook & co.) e soprattutto sempre meno gente che abbia intelligenza sufficiente per riconoscerlo.
E la copertura vaccinale cala...

Saluti,

Mauro.

martedì 24 luglio 2018

Diritto di voto molto storto

In Italia, come oggigiorno in tutte le democrazie compiute, vige il suffragio universale.
Ciò significa che chiunque abbia raggiunto la maggiore età (o un'altra età costituzionalmente definita e valida per tutti) ha diritto di esprimere il suo voto per eleggere le assemblee rappresentative nazionali e locali.
L'unica eccezione prevista è per chi ha commesso particolari gravi reati contro lo Stato, a cui possono essere tolti temporaneamente o definitivamente i diritti civili.

Fin qui tutto chiaro, almeno per chi è un minimo (ma proprio minimo) informato e (ma ancor più minimo) intelligente.
E, almeno in teoria, apparentemente tutto molto bello e molto giusto.

Il problema comincia quando tu, caprone, vai a votare perché sai che ne hai il diritto (e magari lo sai solo perché un imbonitore te lo ha urlato da un blog tra un vaffa e l'altro, non perché conosci i tuoi diritti e i tuoi doveri), ma non hai la minima idea di per cosa voti (e non intendo per quale partito, qui dei singoli partiti non me ne frega nulla), non sai come funzioni il sistema che ti permette di votare, non hai la minima idea di cosa siano le istituzioni, ecc., ecc.

Insomma, hai il diritto di voto, ma invece che diritto lo fai storto. Molto storto.

E infatti poi mi vieni a dire che è una vergogna che abbiamo governi non eletti, che tu non hai votato Mattarella e via di cazzate una più grossa dell'altra.

A te la legge concede il diritto di voto. E questo dimostra che non sempre le leggi sono fatte bene.

Io personalmente condizionerei il diritto di voto a un esame. A un semplice esame di educazione civica: devi dimostrare di sapere per cosa voti e come funziona (almeno in linea di massima) ciò per cui sei chiamato a votare.
Non chiedo un test di intelligenza, neanche uno di semplice alfabetizzazione.
No, solo due domandine (anche orali, se sei analfabeta o analfabeta funzionale o grillino, non pretendo che tu impari a leggere e scrivere solo per votare) in cui dimostri di sapere se voti per il Parlamento, per il governo, per l'assemblea di condominio o per il miglior pescivendolo del mercato e di avere almeno una vaga idea di cosa fa poi l'istituzione per cui hai votato.

Saluti,

Mauro.