domenica 31 gennaio 2021

A zonzo per Dresda

Dresda... la "Elbflorenz", la "Firenze sull'Elba" (no, non l'isola, il fiume).

A Dresda bandiera rossa la trionferà...

A Dresda ci sono angioletti che tutti conoscete...

E a Dresda ci sono anche latterie molto particolari...

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti gli "A zonzo per...".

martedì 26 gennaio 2021

Il Covid e il trasporto

Una delle discussioni più accese in tempi di Covid è quella sulla scuola.
Scuole aperte o chiuse? Didattica in presenza o a distanza?
Va detto che le stesse polemiche (anche se in questo caso non hanno raggiunto il grande pubblico) sono state fatte anche per l'home office. Lavoro in ufficio o lavoro da casa?
Per tacere delle polemiche legate alla chiusura di determinati tipi di attività commerciali, culturali, ecc.

Sono polemiche giustificate?
Io non voglio fare un discorso giuridico o psicologico, ma epidemiologico.

Chi vuole aprire qualcosa dice sempre (ma non sempre portando numeri e studi, anzi...) che la determinata attività non è pericolosa, non è causa di focolai se non in casi eccezionali, eccetera, eccetera.
A parte il fatto che non è vero, o meglio non puoi dirlo, visto che i focolai vengono scoperti solo in una parte dei casi, in molti casi ti ritrovi un contagio diffuso senza sapere da dove è partito, se c'è stato un focolaio o meno.

Però il problema vero è un altro.

Puoi mettere in sicurezza una scuola, un ufficio, un negozio, un museo?
Non certo al 100%, ma con un impegno serio puoi comunque limitare i rischi (che poi quest'impegno nella maggioranza dei casi purtroppo non c'è stato, ma di questo fatto nessuno degli "aperturisti" ne tiene conto).

Gli "aperturisti" spesso dimenticano un fatto: a scuola, in ufficio, in negozio, al museo ci devi arrivare.
E poi da lì devi tornare a casa.
E non tutti possono muoversi con mezzi di trasporto privati. E questo fatto vale soprattutto per la scuola, vista l'età dei suoi fruitori (ovviamente parlo dei discenti, non dei docenti).

E bus, metropolitane, treni (con le rispettive fermate, stazioni, ecc.) sono molto più difficili da mettere in sicurezza, molto di più.
E sono meno controllabili, visto il continuo "ricambio" di utenti a ogni fermata.

In sostanza:
1) Sui trasporti è più difficile mantenere distanze e regole (e poi sei in mezzo a sconosciuti, non puoi sapere se qualcuno è contagioso o meno), ergo più facilmente ti puoi infettare.
2) Sui trasporti... trasporti anche il virus. Anche se non ti infetti lì, puoi portare il virus da casa a scuola, ufficio, ecc. o viceversa.

Fino a che non troviamo una soluzione ottimale o almeno decente per rendere i trasporti più sicuri, discutere su scuola/lavoro in presenza o a distanza è guardare il dito, non la luna.
Per lo meno da un punto di vista epidemiologico.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 20 gennaio 2021

Essere un orso

Io sono un orso.

Mi spiego meglio.
Io alle persone a cui voglio bene non ho bisogno di scrivere ogni ora o di sentirle ogni giorno.
E soprattutto non ho bisogno che una telefonata duri ore. Dopo che hai sentito che stanno bene e dopo che hai detto quel che dovevi dire, la telefonata può anche chiudersi dopo cinque minuti.

Io so comunque che mi vogliono bene.
E loro sanno comunque che io voglio loro bene.

Serve di più?

Sinceramente, se io affogo l'affetto in vagonate di parole... lo soffoco. Non lo nutro.

Troppe parole soffocano.
Perché alla fine, qualunque rapporto ci sia tra due persone, si rimane sempre due persone. Nessuno deve perdere la propria individualità. Nessuno deve tradire sé stesso.
E, soprattutto, troppe parole provocano solo fraintendimenti. Qualunque sia il rapporto.

Mai dire con mille parole quello che può essere detto con dieci.
Se ne usi mille alla fine non ti fai capire.
Tante parole possono voler dire tutto e il contrario di tutto.
Poche parole dicono solo quello che vogliono dire.

Io alle persone voglio bene e sono contento quando loro vogliono bene a me... ma maree di parole soffocano solo. Soffocano le persone, i sentimenti, i rapporti.

Io sono un orso.
E per noi orsi poche parole dicono tutto, tante parole non dicono niente.

E, oltretutto, noi orsi non abbiamo ferite da curare.
Noi orsi le abbiamo già curate, anche se qualcuna può aver lasciato cicatrici.
Il fatto che i non orsi vedano una cicatrice, non significa che la ferita sia ancora aperta.
Fosse aperta non ci sarebbe la cicatrice... qualsiasi medico può dirvelo.

Noi orsi siamo di poche parole e abbiamo la pellaccia dura.
Ma vogliamo bene.

Io sono un orso.
E non posso essere altro.

Saluti,

Mauro.

lunedì 18 gennaio 2021

I misteri del tedesco 20 - Togliere la mucca dal ghiaccio

Al di là di quello che noi possiamo pensare di Bersani a livello politico, probabilmente nella storia rimarrà più che altro per le figure retoriche "animalesche" che ama usare... tutti ricordiamo il giaguaro da smacchiare, il tacchino sul tetto o la mucca in corridoio.

Ora, che c'entra questo col tedesco?
C'entra che in Germania Bersani probabilmente verrebbe capito meglio che in Italia.

L'esempio migliore?
I tedeschi amano togliere la mucca dal ghiaccio (in originale: Die Kuh vom Eis holen).
E no, non intendono togliere quarti di bovino dalla cella frigorifera in macellerie o ristoranti.

L'espressione in realtà è paragonabile all'italiano togliere le castagne dal fuoco.
Ma, appunto, solo paragonabile, non identificabile.
Perché?
Perché in italiano le castagne dal fuoco generalmente le tolgo per gli altri, in tedesco la mucca dal ghiaccio la tolgo per me stesso, anche se magari altri mi aiutano (o talvolta io aiuto altri a farlo per loro stessi).

Ma da dove viene il modo di dire? Come finiscono le mucche sul ghiaccio?

In realtà il detto nasce dalla differenza, che contadini e allevatori conoscono bene, tra equini e bovini,
Gli equini sono animali che riconoscono i pericoli e li evitano (non per niente talvolta in tedesco i cavalli e gli asini vengono chiamati Fluchttiere, cioè animali che fuggono), mentre i bovini no.
I bovini quando finiscono in pericolo devi tirarli fuori tu, non ce la fanno da soli.

E visto che in Germania in inverno il pericolo maggiore è il ghiaccio, su laghi e stagni, da qui il detto (anche se in pieno inverno un allevatore intelligente non lascia le sue mucche libere di andare dove vogliono).

Detto che viene usato comunque in maniera "egoistica". Io tolgo la mia mucca dal ghiaccio. Se un altro ha bisogno del mio aiuto per togliere la sua, deve chiedermelo.
Mentre in italiano togliere le castagne dal fuoco fa subito capire che lo faccio per qualcun altro, non per me stesso, spontaneamente o meno che sia.

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:
I misteri del tedesco 1
I misteri del tedesco 2
I misteri del tedesco 3
I misteri del tedesco 4
I misteri del tedesco 5
I misteri del tedesco 6
I misteri del tedesco 7
I misteri del tedesco 8
I misteri del tedesco 9
I misteri del tedesco 10
I misteri del tedesco 11
I misteri del tedesco 12
I misteri del tedesco 13
I misteri del tedesco 14
I misteri del tedesco 15
I misteri del tedesco 16
I misteri del tedesco 17
I misteri del tedesco 18
I misteri del tedesco 19

sabato 16 gennaio 2021

Vaccini e varianti

Sto leggendo (e non solo in Italia) riflessioni sull'eventualità di sospendere le vaccinazioni per il Covid in maniera da poter valutare in laboratorio o anche in vivo, ma su volontari, l'efficacia dei vaccini stessi nei riguardi delle nuove varianti del virus che stanno emergendo.

Detto terra terra: sono riflessioni idiote.

Sospenderle significherebbe semplicemente smettere di proteggere la popolazione anche dal virus originale, varianti o non varianti.

Facciamo un esempio.
Mettiamo che ci siano il virus originale e tre sue mutazioni, alias varianti.
E mettiamo anche che il vaccino protegga solo dall'originale e non dalle varianti.
Bene... se continuiamo a vaccinare, almeno proteggeremo la popolazione da una delle quattro varietà del virus (1 originale + 3 mutazioni/varianti).
Se interrompiamo le vaccinazioni proteggeremo la popolazione da zero delle quattro varietà. Zero.

Cioè, detto in altre parole, se vaccini almeno qualcuno proteggi, se non vaccini non proteggi nessuno.
E oltretutto non è detto (anzi!) che che i vaccini non proteggano anche dalle varianti, o almeno da alcune di esse.

Cosa significa tutto ciò?

Semplicemente due cose.
1) La vaccinazione va proseguita senza se e senza ma, con o senza varianti, se no non si protegge nessuno;
2) L'effetto del vaccino sulle varianti va ovviamente studiato, sia in vitro che in vivo, se no non ci capiamo nulla.

È pura logica.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 13 gennaio 2021

I ristoranti e il pesce

Io vi confesso, da uomo di mare mi incazzo sempre con la sfilettatura del pesce nei ristoranti.
Ma non perché i ristoratori non la sappiano fare... bensì perché non va fatta in cucina!
Va fatta al tavolo!

La maggioranza dei ristoranti (e vale tanto per le bettole quanto per gli stellati) invece vi portano il pesce già sfilettato.
No!
Se sul menu c'è scritto branzino/orata/scorfano/triglia/ilpescechevuoi, io cliente me lo aspetto intero e mi aspetto che tu me lo sfiletti al tavolo.
Anzi: mi aspetto anche che prima di sfilettarlo tu mi chieda se voglio farlo da solo o se voglio invece che me lo faccia tu.

Solo se sul menu c'è esplicitamente scritto filetto di branzino/orata/scorfano/triglia/ilpescechevuoi allora mi va bene che me lo sfiletti già in cucina.
Ma deve essere esplicito sul menu!

Saluti,

Mauro.

martedì 12 gennaio 2021

La "censura" dei social networks contro Trump

Non serve che vi racconti che Trump è stato bannato da alcuni social networks. Ne avete letto tutti.
Voglio però fare alcune riflessioni per stimolare una discussione seria, al di là dell'essere d'accordo col ban di cui sopra o meno.
Voglio darvi da pensare, non darvi delle risposte.

La prima cosa da osservare è che una qualsiasi azienda, come sono Twitter o Facebook, ha il diritto di stabilire le proprie condizioni di utilizzo (fino a che ovviamente non confliggono con le leggi dei paesi in cui operano, in particolare del paese in cui hanno sede legale). E in base a queste condizioni di utilizzo hanno il diritto di fornire o negare i propri servizi.

Seconda cosa. Come già stabilito da vari tribunali in giro per il mondo, aziende con miliardi di utilizzatori come quelle che gestiscono i social networks hanno ovviamente, a causa del loro impatto sull'opinione pubblica, doveri un po' diversi da quelli di un'azienda privata media. Per loro l'asticella sta ovviamente un po' più in alto. Ma ciò comunque non fa di loro istituzioni pubbliche. Non possiamo valutarle come valutiamo un ente pubblico.

Terza cosa. Non è stato bannato il profilo del presidente degli Stati Uniti d'America. È stato bannato il profilo privato di Donald Trump (esempio per quanto riguarda Twitter: @POTUS è perfettamente visibile, @realdonaldtrump no... e il fatto che fosse account verificato non conta nulla... lo era da ben prima che diventasse presidente).

Il vero problema dei social networks non è comunque che abbiano bannato Trump: è che bannino arbitrariamente, ignorando le proprie stesse condizioni di utilizzo. Vero che se incita alla violenza Trump ha un effetto molto maggiore che se lo faccia io. Ma in base alle condizioni di utilizzo (che noi accettiamo nel momento stesso in cui ci iscriviamo) andremmo bannati allo stesso modo (e oltretutto in base alle stesse Trump avrebbe dovuto essere bannato da anni... ma Trump portava click e quindi guadagni).

Saluti,

Mauro.

venerdì 8 gennaio 2021

A zonzo per Genova

Vi ho mostrato tanti a zonzo, ma non nella mia Genova (ok, potete andarvi a cercare sul blog i tanti "dettagli genovesi", ma oggi andiamo a zonzo).

A Genova ci sono mortai da pesto per pigri...


Ci sono Camere di Commercio "dorate"...


E ci sono ruspe che soffrono di solitudine sui greti...


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti gli "A zonzo per...".

sabato 2 gennaio 2021

I misteri del tedesco 19 - Un telefonino maneggevole

Come chiamano i tedeschi colloquialmente il telefono cellulare alias telefonino (e spesso traslano questo nome anche allo smartphone)?

Lo chiamano Handy!

E gli anglofoni, ovviamente, non capiscono.

Intanto vediamo per prima cosa come si chiama ufficialmente il telefono cellulare in tedesco.
In tedesco l'espressione corretta è Mobiltelefon.
Che, guarda caso!, corrisponde alla definizione inglese mobile phone (cell phone è la definizione d'oltreoceano e corrisponde alla definizione italiana).

Però handy esiste anche in inglese. La parola in sé non se la sono inventata i tedeschi.
Ma handy in inglese è un aggettivo, non un sostantivo, e significa pratico, maneggevole (e va detto che il telefonino lo è, ma come tantissime altre cose) o in altro senso versato, capace.

Ma i tedeschi da dove hanno tirato fuori Handy come sostantivo?

In tedesco questo finto anglicismo si è diffuso a partire dal 1992 (in particolare con l'introduzione del cellulare della Loewe dal nome HandyTel 100) e ci sono interpretazioni contraddittorie sulla sua origine.
Qualcuno lo fa addirittura risalire alla seconda guerra mondiale quando la Motorola produsse per le truppe un walkie-talkie particolarmente maneggevole (per l'epoca) dal nome Handie-Talkie SCR-536, ma sinceramente la cosa sembra un po' tirata per i capelli.
Più probabile (anche se tutt'altro che sicuro) che il nome sia arrivato alla telefonia partendo dal mondo radioamatoriale (credo ricordiate tutti per esempio la banda CB e i cosiddetti baracchini), dove la parola Handy era usata in tedesco già prima del 1992 per indicare un ricetrasmettitore che si poteva tenere in mano.
Ma sono solo tutte supposizioni.

Comunque, se volete non farvi capire dagli anglofoni... usate pure Handy. 😄

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:
I misteri del tedesco 1
I misteri del tedesco 2
I misteri del tedesco 3
I misteri del tedesco 4
I misteri del tedesco 5
I misteri del tedesco 6
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I misteri del tedesco 20

venerdì 1 gennaio 2021

Una storia di industria e tecnologia

Oggi vi voglio raccontare una storia. Una storia che avevo già raccontato qui su Twitter, ma voglio riproporla come testo unico, rielaborandola e ampliandola un po'.
È una storia di industria e tecnologia.
Una storia di quando lavoravo alla Siemens e venni chiamato a risolvere alcuni problemi di un sistema per il trattamento delle acque reflue, sviluppato e prodotto dalla filiale danese della Siemens.
Comunque questo è secondario: ciò che è importante e interessante in questa storia è il concetto di base e la gestione dei processi.

Detta filiale aveva sviluppato un prodotto veramente eccezionale, tecnologicamente all'avanguardia.
Ma non vendeva.
Era troppo caro. E offriva "troppo" (poi capirete cosa intendo).
Il problema grosso era che non vendeva neanche dove la concorrenza era debole, prezzo o non prezzo.
La centrale tedesca (dove ero impiegato) mi chiese di aiutare, di cercare prima di capire e poi di risolvere il problema.

E così mi misi al lavoro.
Per prima cosa, ovviamente, incontrai il team di sviluppo per farmi spiegare il prodotto, sia come tecnica che come marketing.
E capii che ne sapevano più di me.
Il problema era che ne sapevano più di me (anzi molto più di me) nei loro rispettivi specifici ambiti.
Erano, come si dice in tedesco, Fachidioten. Cioè esperti, magari grandissimi esperti, nella loro individuale specializzazione, ma limitati da paraocchi per quanto riguarda ogni aspetto che da questa specializzazione esuli.
Grandi ingegneri.
Grandi designer.
Grandi commerciali.
Ma nessuno che avesse una visione complessiva, d'insieme. Nessuno che sapesse valutare il globale da diversi punti di vista.

E così cos'era successo?
Che ognuno aveva fatto la sua parte a livello eccezionale, ma... ne era venuto fuori un prodotto troppo costoso, troppo complicato e - come si dice in gergo - overengineered. Cioè con molte funzioni oltre a quelle di base. Funzioni che al cliente medio non servivano o che non si poteva permettere.

Io come ingegnere non valevo loro.
Io come designer non valevo loro.
Io come commerciale non valevo loro.
Ma risolsi il problema e il prodotto cominciò a vendere.
Come ci riuscii?
Semplicemente perché non ero al loro livello nelle singole specializzazioni, però capivo sia di ingegneria che di design (nota bene: il design non è solo questione estetica, riguarda anche l'ergonomia e l'usabilità) che di costi.
E potevo quindi guardare e capire il prodotto nel globale, guardandolo da più punti di vista.
Non ero il migliore in nulla, ma ero l'unico che capiva qualcosa di tutto.

Presi in mano i processi che avevano portato al prodotto finale e guardai dove si erano usati materiali o componenti troppo costosi o inutili, guardai quali funzioni erano di troppo (e mi accorsi che anche il marketing si era focalizzato su queste, solo perché la concorrenza non le aveva o le aveva al massimo come optional, invece di focalizzarsi sulla qualità e l'eccellenza delle funzioni necessarie).
Potei vedere quali processi "inceppavano" sviluppo, produzione e commercializzazione. E sfruttando le specifiche esperienze dei colleghi, disinceppare il tutto.
E non toccai il cuore del prodotto, quello che lo faceva veramente ottimo.

Si ridussero così i costi e si eliminò il superfluo, rendendo il tutto non più overengineered.
E il prodotto vendette. Non fu più un flop (tecnologicamente non lo era mai stato, anzi, ma come mercato sì).

Cosa vi ho voluto raccontare con questa storia?

Un team, se composto solo di specialisti, è destinato a fallire (o a far fallire il prodotto). Anche quando riesce a non bloccarsi e a mettere in piedi un prodotto notevole.
Serve sempre nel team qualcuno che magari non sia il migliore in niente, ma abbia le competenze per capire tutto.

Ogni team ha bisogno di un generalista che possa portare una visione d'insieme andando oltre la visione, magari perfetta ma limitata, dello specialista.

Saluti,

Mauro.