Visualizzazione post con etichetta bellezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bellezza. Mostra tutti i post

giovedì 6 novembre 2025

Calcio eretico 5 - Se vinci onestamente sei il migliore, anche giocando "male"

Spesso nel calcio - ma capita anche in altri sport - sentiamo dire che il vincitore non ha meritato, ha espresso un brutto calcio, non era il migliore, ecc. ecc.

Se parliamo della singola partita può tranquillamente essere vero. Una singola partita puoi tranquillamente vincerla senza meritare, grazie a un colpo di fortuna.
Capita, è normale e - a meno che non ci siano imbrogli dietro - va benissimo così, è il bello dello sport.

Però questo vale, appunto, per la singola partita.

Se però parliamo di un campionato, di un torneo che dura più di 3-4 partite, il discorso non vale più.
Se vinci giocando tante partite sei il migliore. Punto.
Magari non il più bello esteticamente, magari non il più simpatico... ma, se hai vinto onestamente, sei il migliore, il più forte.
E la cosa non si discute, qualsiasi cosa pensino tifosi, giornalisti e commentatori tecnici (questi ultimi i più disonesti di tutti: chi non gioca come vogliono loro non merita anche se è il migliore).

Perché, che vi piaccia o no, il migliore è il più efficace, non il più bello.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti gli articoli sul calcio eretico.

domenica 9 luglio 2023

Quelli che hanno visto Genova 2

Nel 2015 scrissi Quelli che hanno visto Genova.

Visto che anche molti altri hanno visto Genova, è ora di fare una seconda puntata 😉

Stavolta direi di partire con l'importanza storica di Genova e non dalla sua bellezza, dando la parola ad Alessandro Barbero:
Genova. Genova è credo la città più misconosciuta e fraintesa d'Italia. Genova che è un protagonista enorme, l'elemento che tiene insieme tutto è appunto il significato di Genova nella storia d'Italia.

E la Superba cantata da Petrarca incantò anche Giosuè Carducci:
Superba ardeva di lumi e cantici
nel mar morenti lontano Genova
al vespro lunare dal suo
arco marmoreo di palagi

Mentre il pittore friulano Giovanni Battista da Udine ci ricorda che Genova è la regina del Tirreno (sì lui purtroppo considerava il Mar Ligure come parte del Tirreno) e, come già fece Twain, apprezza anche le donne genovesi:
Genova, reina e capo della Liguria, anzi del Tirreno (che, per le sue bellezze, nobilitate e ricchezze meritatamente tal nome le si puote attribuire, la quale fra tante sue grazie da Iddio, dalla natura e d'amore ricevute, di bellissime, gentili e cortesi donne, più che altra città d'Italia, era ed è oggi di adornata).

Purtroppo la pulizia ammirata ai suoi tempi da Nikolaj Vasil'evič Gogol' non so se possa più essere tanto decantata oggi:
Genova è magnifica, moltissime case somigliano piuttosto a palazzi, adorne di quadri dei migliori pittori italiani, però le strade sono così strette che due persone affiancate non riescono a passarci. In compenso, sono lastricate di marmo e molto pulite.

Più vicino ai nostri tempi, il cuore marino e repubblicano di Genova venne poeticamente descritto da Francesco Guccini:
Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare respiro al largo, verso l'orizzonte. Genova, repubblicana di cuore, vento di sale, d'anima forte.

E il nostro grande architetto Renzo Piano:
Genova è una città d'acciaio forgiata dal vento.

E un altro grande poeta, Pier Paolo Pasolini, riconobbe che la bellezza di Genova è anche il suo essere un guazzabuglio:
Genova fuma, sfuma in un guazzabuglio supremo. L’attraversi, a metà Corso Italia, già verso Levante, ti volti, e alle tue spalle ecco la più bella visione di tutta la Liguria.

Ma di Genova si ammira anche la musica, in questo caso quella tradizionale, come ci ricorda il musicologo Alan Lomax:
[Il trallallero è] Il più perfetto canto corale dell'Europa occidentale.

Mentre, un po' pomposo, lo scrittore tedesco Wilhelm Heinse ammira i nostri eroi:
Come fu giorno, feci una passeggiata sul colle e osservai la posizione di Genova: un incantevole teatro che ha spinto da sempre i suoi abitanti a dominare il mare e dal quale sono venuti i più grandi eroi. O divino Colombo e tu, Andrea Doria, che passeggiate ora in coppia con i Temistocli e gli Scipioni, io vi adoro nella polvere, semidei fra gli uomini!

E anche Albert Einstein, che a Genova aveva uno zio, venne colpito dalla città (ma anche dalle sue prelibatezze):
Per mesi ho visitato i monumenti di Genova. La fantastica strada Nuova. A due passi da casa c'era una pasticceria stupefacente con una cornucopia di marmo come insegna: mi sono fatto delle scorpacciate uniche. E poi San lorenzo, la cattedrale, la gente di quelli che voi chiamate caroggi. (...) Mi dispiace solo non essere mai più tornato. La mia vita - devo essere sincero - mi ha dato grandi soddisfazioni e sono anche diventato famoso.
 Ma Genova, anche adesso, guardando il mondo con un certo distacco, quella vacanza non la dimentico...

Più indietro nel tempo, anche Miguel de Cervantes ebbe modo di inebriarsi di Genova (anche se non è proprio il biondo il colore tipico dei capelli delle donne genovesi...):
Alla fine, esausti per le veglie, fradici e con le occhiaie, giunsero alla bellissima e splendida città di Genova e qui, dopo essere sbarcati nella sua darsena riparata e dopo aver fatto visita ad una chiesa, il capitano e tutta la brigata ripararono in un'osteria dove annebbiarono il ricordo di tutte le burrasche passate con il gaudeamus presente. [...] Il buon Tomás ebbe modo di ammirare anche i biondi capelli delle genovesi, l'eleganza e la cortesia degli uomini, l'ammirevole bellezza della città che sembrava avere le case incastonate su per quelle rocce come diamanti nell'oro.

E per oggi chiudiamo giocando in casa, con il nostro Ivano Fossati:
Signore di questo porto
vedi mi avvicino anch'io
vele ancora tese
bandiera genovese
sono io.

Magari ci si rileggerà per una terza puntata (di puntate se ne potrebbero fare quasi infinite).

Saluti,

Mauro.

mercoledì 22 maggio 2019

La bellezza è una cosa concreta

Questo tweet del Museo Tattile di Varese mi ha fatto riflettere su un tema spesso trascurato: l'arte, la bellezza nelle periferie, nelle baraccopoli, nei luoghi dove si potrebbe pensare che le urgenze siano altre.
La persona di cui il tweet parla, un dirigente scolastico, cos'ha fatto?
Ha curato chi non poteva curarsi? Ha creato posti di lavoro? Ha dato da mangiare a qualcuno? No, niente di tutto questo.
Ha colorato la baraccopoli. Ha portato un po' di bellezza, un po' di luminosità in un luogo dove prima era solo bruttura.

Vedo già qualcuno che storce il naso.
Che perdita di tempo! Che cretinata! Invece di fare qualcosa di concreto, butta via soldi in vernice.
Non poteva occuparsi di istruzione o salute?
A parte il fatto che non sappiamo se fa anche dell'altro per la baraccopoli, non credete che anche la bellezza e l'arte siano cose concrete? Siano cose che possano aiutare a elevarsi da una situazione disperata?
Se non lo credete, sbagliate. E tanto.

Certo le prime cosa da portare in certi luoghi sono cibo e salute. E poi l'istruzione.
Ma se queste cose ai disperati gliele dai dentro la bruttura, la bruttura resterà dentro di loro.
Magari riusciranno a elevarsi dalla povertà materiale (non che sia poco, intendiamoci, eh!), ma dentro continueranno a portarsi la bruttura.
Difficilmente riusciranno a vedere un senso nella vita al di là della sopravvivenza.
Anche dovessero fare i soldi!
Se invece le cose "concrete" gliele dai in un ambiente di bellezza (e magari di allegria!) gli toglierai anche la bruttura dentro, non solo la povertà.
Farai di loro delle persone migliori.
Sia che divengano poi ricche, sia che rimangano povere.

Perché non solo gli darai la possibilità di lasciare le baracche, ma gli darai anche la voglia di far diventare quelle baracche dei palazzi senza dimenticarle.
Gli darai la capacità di sognare concretamente, di voler migliorare la società.

Gli insegnerai la gioia di vivere, non gli darai solo la capacità di sopravvivere.

Saluti,

Mauro.

lunedì 16 marzo 2015

Quelli che hanno visto Genova

E sono tanti quelli che hanno visto Genova, non solo Paolo Conte e quelli come lui "che stanno in fondo alla campagna" e che sono "noi che abbiamo visto Genova" (qui il testo completo della canzone).

No, tanti altri hanno visto Genova. E molti anche molto prima di Conte.

Come per esempio Francesco Petrarca (persona intelligente e amante del bello, non come quell'astioso invidioso suo concittadino Dante Alighieri che disprezzava i genovesi solo perché avrebbe voluto essere come loro ma non lo era), il quale scrisse (donando così a Genova il titolo di "Superba"):
"Vedrai una città, in atto d'imperio assisa su alpestri colline, per uomini e per mura superba, il cui solo aspetto ti dice essere sortita al dominio dei mari: Genova.".

Secoli dopo ci fu chi ebbe impressioni analoghe anche se espresse in forma decisamente diversa, un certo signor Gustave Flaubert:
"Ho visto una bellissima strada, la via Aurelia, ed ora sono in una bella città, una vera bella città, Genova. Cammino sul marmo, tutto è di marmo: scale, balconi, palazzi. I palazzi si toccano tanto sono vicini e, passando dalla strada, si vedono i soffitti patrizi tutti dipinti e dorati. Vado a visitare le chiese, sento cantare, suonare l'organo, guardo i monaci, osservo i paramenti sacri, gli altari, le statue; in altri momenti (ma non so bene quali) forse avrei riflettuto di più e guardato di meno. Invece qui spalanco gli occhi su tutto, ingenuamente, semplicemente, e forse è molto meglio...".
E lo stesso Flaubert in una lettera di poco successiva a quanto scritto sopra e che riassumeva il suo viaggio in Italia aggiunse:
"Durante il mio viaggio ciò che ho visto di più bello è Genova.".

Il giudizio più lapidario e definitivo viene però dalla lontana Russia, da Anton Cechov, il quale fece dire a un suo personaggio, nel lavoro teatrale "Il Gabbiano", che Genova era:
"la città più bella del mondo".

E in realtà queste parole di Cechov chiuderebbero il tema (anche perché dicono una cosa verissima), però ci sono tante altre descrizioni interessanti e ammirate di questo miracolo della natura e dell'uomo insieme chiamato Genova.

Anzi... prima di parlare oltre di Genova, vi parlo delle donne genovesi. Anzi per parlare di loro cedo la parola a Mark Twain:
"Mi piacerebbe restare qui, preferirei non procedere oltre. Può darsi che vi siano in Europa donne più graziose, ma io ne dubito. La popolazione di Genova è di centoventimila anime: di queste, due terzi sono donne, e almeno due terzi delle donne sono belle; ben vestite, fini, leggiadre quanto si può senza essere angeli.".

Chiaramente anche gli spartani tedeschi (o tedescofoni) trovarono cose da apprezzare a Genova, anzi forse più di altri (anche se magari non sono le stesse cose che noi genovesi, e italiani in generale, apprezziamo per prime), come spiega bene Sigmund Freud:
"Genova la conosci: è imponente, solida, quasi altera, pulita, benestante".

Sempre rimanendo in ambito teutonico, anche se non proprio gentilissima nei confronti della mia Genova, trovo poeticamente bellissima un'immagine di Heinrich Heine:
"Genova giace presso il mare come lo scheletro di un gigantesco animale buttato lì dalla risacca.".

Comunque chi ha veramente capito, apprezzato e conosciuto Genova è stato Richard Wagner, il quale - e lo posso dire da genovese! - è stato assolutamente il più obiettivo e sincero nella sua descrizione (insieme a Petrarca):
"Non ho mai visto nulla come questa Genova! È qualcosa d'indiscutibilmente bello, grandioso, caratteristico: Parigi e Londra al confronto con questa divina città scompaiono come semplice agglomeramento di case e di strade senza alcuna forma. Davvero non saprei dove cominciare per darti l'impressione che mi ha fatto e continua a farmi: ho riso come un fanciullo e non potevo nascondere la mia gioia! Tutti debbono vedere Genova!".

Però non ci sono solo i viaggiatori tedeschi... ci sono anche i britannici, per cui il mito italiano ottocentesco era Napoli, non Genova, Milano, Firenze o altro, ma per lo meno Charles Dickens vide la realtà delle cose e non i miti:
"Il posto è bello [Napoli], ma molto meno di quanto la gente non dica. Il famoso golfo, secondo me, come veduta, è incomparabilmente inferiore a quello di Genova, che è quanto di più bello abbia mai visto. Nemmeno la città, dal canto suo, è paragonabile a Genova, con cui in Italia nessuna regge il confronto, salvo Venezia." (e da genovese di origine veneziana, io qui sono naturalmente doppiamente d'accordo ;-) ).

E, più tardi, Mary Shelley, in maniera più poetica e romantica, amò anche Genova:
"Splendida città che ti specchi nelle acque azzurre del Mediterraneo. Le rocce e i promontori, il cielo luminoso e gli allegri tuoi vigneti erano il mio mondo.".

Ma ci furono prima di tutto ciò pure poeti goduriosi (poi divenuti papi) che videro la bellezza di Genova, per la precisione Enea Silvio Piccolomini alias Pio II:
"Se Venere vivesse, non preferirebbe più Cipro o il monte Citera o il bosco Idalio, ma verrebbe ad abitar Genova, sì come dimora fatta per lei." (e dato che il mio cognome - Venier - in origine significava "dedicato a Venere" la cosa non può che farmi piacere).

Venendo infine al carattere dei liguri, dei genovesi, al di là dell'aspetto della città e della regione, bisogna dire che esso venne definito in maniera esplicita e imperitura già duemila e passa anni fa da un certo Cicerone:
"Ai Liguri, aspri figli dei monti, insegnò la stessa terra che nulla si ottiene se non con tenacia e fatica.".

E potrei continuare ad libitum... ma credo quanto sopra basti a farvi capire quale è la città più bella del mondo. E non accetto contestazioni!

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui la seconda puntata.