domenica 2 agosto 2026

Il tavolo negoziale

Ogni tre per due spunta da qualche parte in Europa (ma non solo) un politico o presunto tale che vuole aprire un tavolo negoziale per risolvere la guerra tra Ucraina e Russia (ok, vale per ogni guerra e controversia, ma questa è quella per cui nel mondo attuale ne sentiamo parlare più spesso, pur essendoci altre guerre in giro per il mondo).
L'ultimo in ordine di tempo è l'italiano Giuseppe Conte alias Giuseppi.

Ora, tutti vorremmo che ogni crisi, ogni controversia venisse risolta sedendosi a un tavolo, con la diplomazia e le trattative.
Sarebbe il paradiso (anche se farebbe lavorare di più i politici... ed è forse per questo che non è una soluzione troppo amata, lavorare stanca 😉).
Battute a parte, sarebbe veramente qualcosa di splendido.

Però, se tu dici semplicemente "sediamoci a un tavolo e parliamone" (cosa che purtroppo generalmente succede) non funziona. Non può funzionare.
Per vari motivi.

Prima di tutto stai parlando a parti in causa nemiche tra loro... al di là di ragioni e torti è ovvio che stai parlando a parti irrigidite e spesso inviperite. Parlare e basta per loro è solo una perdita di tempo.

Secondariamente (e forse più importante), mettiamo che comunque accettino: parlare davanti a un foglio bianco è il miglior presupposto per litigare a quel tavolo, visto che quel foglio bianco ciascuna delle parti cercherebbe di riempirlo a proprio piacere.

E quindi, terzo, se vuoi veramente intavolare una trattativa devi partire da una tua proposta concreta da sottoporre alle parti in causa. Non da un foglio bianco. Le parti in causa per trattare hanno bisogno di una base su cui farlo. E questa base di partenza (non vincolante, ovviamente) deve concedere qualcosa a entrambe le parti, se no la parte "ignorata" (anche fosse quella colpevole) non accetterà mai di sedersi e trattare.

Questo significa aprire un negoziato, una trattativa.
Non semplicemente dire "sediamoci e parliamone".

Ovviamente quanto sopra vale per negoziati a guerra in corso, anche se magari aperti durante un cessate il fuoco.
In negoziati a guerra finita chi ha perso, anche se fosse dalla parte della ragione, purtroppo ha poco da chiedere. Non è giusto, ma è ciò che la storia insegna.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 29 luglio 2026

Io non volevo Mancini, ma...

Dopo il suo vergognoso comportamento nel 2023 Mancini è ovviamente da un punto di vista morale l'ultimo che dovrebbe essere preso in considerazione come CT per la nazionale italiana.

Però non mi associo a tutti i "tifosi" che sostengono che ora tiferanno contro l'Italia, che ora saranno per questa o quell'altra nazionale (basta che non sia l'Italia), ecc. ecc.
Anzi li condanno.

Io continuerò a tifare Italia, nonostante Mancini non meriti nessun rispetto.

Perché?
Perché io non mi sento rappresentato da questo o quell'atleta, da questo o quel tecnico, da questo o quel dirigente.
Io mi sento rappresentato dalla divisa azzurra e dalla bandiera tricolore.
Le singole persone possono piacermi o non piacermi, ma non sono loro a rappresentarmi in campo.

E questo ovviamente vale in ogni sport o competizione, non solo nel calcio.

Saluti,

Mauro.

domenica 26 luglio 2026

Pirlo CT. Qualquadra non cosa.

Ok, il nuovo CT della nazionale è ufficialmente ora Andrea Pirlo.

Come calciatore tutti lo ricordiamo (e adoriamo) per il mondiale vinto nel 2006, oltre che per i vari titoli vinti con i club. E soprattutto per quello che ha mostrato in campo, al di là del vincere o perdere.
Come allenatore invece lo ricordiamo per non aver combinato nulla, anzi per avere praticamente sempre fallito.
Ma siamo onesti: un allenatore è una cosa, un CT è un'altra.
Anche Pozzo, Bearzot, Maldini e Vicini non avevano certo un gran passato nei club.
E vale anche fuori Italia: Löw, Southgate, Zagallo, Deschamps e tanti altri... che carriera di allenatori di club hanno avuto prima di essere chiamati in nazionale?
Da questo punto di vista Pirlo è una scelta perfettamente giustificata o per lo meno accettabile: fare il CT è un mestiere completamente diverso dal fare l'allenatore, come scritto e dimostrato sopra.
E Pirlo, onestamente, sembra più adatto come CT che come allenatore.
Il CT deve scegliere, l'allenatore deve insegnare, creare.

Il problema di Pirlo però è politico, non calcistico.

Pirlo è la faccia pubblica di una società di scommesse sportive russa, la Fonbet.
Scommesse e Russia... due cose che anche da sole onestamente sarebbero inaccettabili. Figuriamoci insieme.
In più, non troppo tempo fa, Pirlo ha partecipato a una manifestazione di promozione sportiva a Mosca "benedetta" da Putin.

Il problema è proprio questo.
Politico, non sportivo.

Pirlo rimane Pirlo.
Maldini, Leonardo e Malagò dimostrano invece di essere dei pirla (a voler essere buoni), avendolo scelto tenendo conto di quanto sopra.

Saluti,

Mauro.

sabato 25 luglio 2026

Cos'è l'intelligenza artificiale?

Di sicuro non è un'intelligenza.

Quello che andrebbe sempre chiarito (e pochissimi fanno) è che la cosiddetta intelligenza artificiale (per lo meno al livello attuale) in realtà non esiste. Non è un'intelligenza.
Proprio per niente.

Intelligenza significa pensare.
L'IA invece non pensa, cerca. E sono cose diverse.
L'IA è di fatto, allo stato attuale della tecnologia, solo un motore di ricerca sotto steroidi.

Vedremo come si evolverà in futuro, ma per ora è solo artificiale, non intelligenza.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Una riflessione fatta su BlueSky in risposta a una "contestazione" dopo aver scritto l'articolo, ma leggete tutta la discussione che ha provocato questa riflessione e anche come poi è andata avanti, soprattutto leggete quanto scritto dall'amico Daniele.

giovedì 23 luglio 2026

La cucina italiana

La cucina italiana.
È senza se e senza ma la migliore.
Ma non per il motivo che credete voi.

Ci sono piatti eccezionali e gustosissimi in Italia?
Vero. E ce ne sono veramente tanti.
Ma ce ne sono anche in Francia, Germania, Giappone, Messico e in quasi ogni altro paese (Stati Uniti esclusi, visto che le poche cose buone che fanno sono importate dall'Europa o, tramite gli schiavi, dall'Africa).
Chi lo nega è uno che non sa nulla della cucina e della cultura in generale.

Però rimane il fatto che in Italia a tavola godi di più.
E la domanda quindi è: perché?

I motivi sono due.

1) In Italia il cibo è cultura, nel senso più alto del termine. Non è semplicemente nutrirsi. E non è neanche ostentazione. È proprio cultura, anzi varietà culturale. Non solo cultura popolare o solo cultura d'élite. È entrambe. È cultura tout court, senza se e senza ma. E in cucina popolo ed élite in Italia si uniscono, si completano e quindi si moltiplicano. Non si evitano, contrariamente a quello che accade altrove.
2) Ma soprattutto l'Italia ha una varietà immensa (e in questo dobbiamo ringraziare il campanilismo e le divisioni, che in altri contesti ci hanno danneggiato e hanno impedito a lungo la nostra unità... ma che riguardo la cucina ci hanno resi i numeri uno). Io in Italia potrei vivere un anno intero, se non di più, con tre pasti al giorno senza mangiare due volte la stessa cosa. E nessun altro paese al mondo me lo permetterebbe. Altrove durerei al massimo tre mesi (forse quattro, o anche cinque, ma solo se ci mettessero in mezzo qualche piatto non proprio) senza ritrovarmi davanti un piatto già provato. 

E non c'entra la qualità.
O meglio, c'entra... ma da sola non basta, proprio per niente.
Ovvio che la qualità in Italia è incredibile. Ma lo è anche altrove. Anche qui in Germania, dove io vivo (e mangio).
Dove ci sono ingredienti di qualità, la cucina (a meno che il cuoco non sia un deficiente assunto solo perché accetta di essere pagato una miseria) è notevole ovunque. In Italia, in Germania, in India, in Brasile... persino in Inghilterra!
La differenza vera la fa la varietà. E in questa nessun paese al mondo è neanche lontanamente paragonabile a quella piccola striscia di terra chiamata Italia.

Buon appetito.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Con piatti diversi intendo veramente diversi. Per esempio: se mi fai la carbonara col guanciale o la carbonara con la pancetta non mi fai due piatti diversi. Mi fai lo stesso piatto giocando con gli ingredienti.

Latitudine e longitudine casalinghe

Avete mai notato che se siete in un appartamento/casa/ufficio/simili e vi muovete al buio o quasi beccate sempre l'altezza giusta della maniglia ma - a meno di non conoscere il luogo come le vostre tasche - quasi mai beccate la porta o la posizione orizzontale della maniglia nella stessa?

Io ho sentito varie persone farsi questa domanda e rispondersi che era una cosa casuale o che non era vera ma per qualche motivo se ne erano convinte.

Invece no.
La cosa è reale e non è per niente casuale.

E la spiegazione è molto semplice.
Le maniglie si trovano ad un'altezza più o meno standard (non mi risulta che sia uno standard assoluto mondiale, ma le differenze sono minime, qualche millimetro o al massimo 2-3 centimetri), quindi anche in un locale sconosciuto sappiamo trovare la "latitudine" della maniglia anche al buio.
Ma ogni locale, o insieme di locali, ha una planimetria diversa quindi al buio per la "longitudine" della maniglia dobbiamo andare a tastoni, a meno di non conoscere il luogo come le nostre tasche e sapere da che posizione partiamo.

Ovviamente se ci troviamo in luogo dove le porte sono molto più piccole della media (tipo certe cantine o magazzini) il discorso non vale più.

Saluti,

Mauro.

venerdì 17 luglio 2026

Non basta avere ragione

In una discussione è importante capire chi ha argomenti e chi no. Anzi è fondamentale, non solo importante. Però è importante anche come detti argomenti vengono usati. Se uno pretende di avere ragione a priori e a prescindere... finisce dalla parte del torto anche se avesse veramente ragione.

Saluti,

Mauro.

sabato 11 luglio 2026

Dettagli genovesi 51 - I giardini del principe


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli genovesi.

Perché falliranno (o meglio: verranno fatti fallire)

Il calcio tedesco e quello italiano sono in questo momento in macerie.
Intendo il movimento nel globale, quello che permette a tanti club di competere (e non solo a 1,2 o 3), che contribuisce a creare giocatori e che di conseguenza porta in alto la nazionale.
E che funziona se funziona la gestione della federazione (FIGC in Italia e DFB in Germania).
Certo, l'Italia è messa peggio, ma Germania e Italia sono calcisticamente oggi i due grandi malati d'Europa.

E ora sembra (non ci sono ancora le firme, ma tutto parla per loro) che l'Italia ripartirà da Conte CT e la Germania da Klopp CT.
Ma che siano loro o che siano altri, il problema è che si parte da macerie. Per ricostruire ci vuole tempo (e ci vuole una struttura federale funzionante e attiva dietro al CT).

Scusate il paragone blasfemo... ma Italia e Germania non sono state ricostruite in pochi mesi dopo le macerie della seconda guerra mondiale!

E invece nel calcio cosa succederà?

Quello che dovrebbe succedere è che Conte e Klopp (o chi per loro) possano lavorare su base pluriennale e le nazionali giovanili (non solo la maggiore) con loro.
Questo significa che il lavoro deve puntare a far bene ai mondiali 2030 e a poter vincere a partire dagli europei 2032.
Gli europei 2028 sono troppo vicini: viste le macerie da cui si parte, il 2028 significherà per entrambe le nazionali ancora lavori in corso. Quindi il risultato del 2028 non è importante.

Invece quello che sappiamo che succederà è che se nel 2028 Italia e Germania non arriveranno almeno in semifinale, Conte e Klopp verranno messi sulla graticola dalla stampa per l'ennesimo fallimento... e le rispettive federazioni cederanno alla stampa, non copriranno le spalle ai CT portando avanti programmi seri.

Saluti,

Mauro.

P.S.: Ovviamente spero di sbagliarmi, di essere un grande pessimista e che le federazioni sostengano i CT comunque vada nel 2028. Ma...