giovedì 21 maggio 2026

Il politichese

Tutti abbiamo sentito parlare del (e spesso sentito usare il) politichese.

Il politichese, come ogni altro gergo, non è una lingua in sé, ma è un linguaggio.
E come linguaggio è cambiato nel corso del tempo. Ma non nel senso che si è evoluto (come capita a ogni lingua e linguaggio), bensì nel senso che ha cambiato direzione.
Da linguaggio orizzontale è diventato linguaggio verticale.
Leggete oltre e capirete.

Ma prima di tutto bisogna definire cosa è il politichese.
Il politichese è un linguaggio (direi gergale, anche se la parola non rende l'idea con la necessaria precisione) usato nel mondo della politica e che sembra astruso, nebuloso a chi di politica non sa.
Esattamente come altri linguaggi gergali in altri settori.

E ora veniamo al punto.
In origine il politichese era trasversale, orizzontale.
Nel senso che, astruso o no che fosse, era comune a tutto l'arco parlamentare.
Chi faceva politica, chi capiva di politica, ma anche solo chi era abbastanza istruito, lo capiva indipendentemente dalle proprie idee politiche.
Era un linguaggio comune a tutte le forze politiche.
Magari escludeva il popolino poco istruito, ma non escludeva nessuno in base alla rappresentanza politica.

Oggi invece il politichese è diventato verticale.
Nel senso che non esclude più il popolino poco istruito. Ma esclude chi non la pensa come te.
I vari partiti usano ciascuno un proprio politichese che viene capito dai propri fans, ma non dai fans altrui. Spesso neanche dai politici di altri colori.
Perché punta sulla fidelizzazione: prima che conquistare chi non mi vota devo "incatenare" chi mi vota, non lasciarlo più andare, quindi lui mi deve capire (o almeno devo fargli credere che mi capisce).
Oggi non esiste più il politichese. Esistono i politichesi.

Saluti,

Mauro.

martedì 12 maggio 2026

Il mito degli uffici pubblici (italiani)

Noi italiani siamo abituati a parlare male degli uffici pubblici del nostro paese.
E ad aggiungere "all'estero non succederebbe".

Partiamo dall'estero: chi dice che "all'estero non succederebbe" è chi non ha la minima idea di come funzionano le cose all'estero (e probabilmente neanche di come funzionano in Italia).
All'estero succede eccome, anzi spesso è peggio che in Italia.

E passiamo agli uffici pubblici in generale (italiani o stranieri che siano): generalmente funzionano male (o magari bene ma con estrema lentezza) solo e unicamente perché nella maggioranza dei casi sono sotto organico, non perché il personale non è capace o perché le leggi, le procedure sono cervellotiche.
E questo vale nella grande maggioranza dei paesi.

Però poi quando (raramente, purtroppo) lo Stato decide di assumere gente per far sì che almeno parte degli uffici pubblici non siano più sotto organico... i cittadini si lamentano perché lo Stato butta via soldi per fare assunzioni che servono a rafforzare la burocrazia.
Cioè, detto chiaro, i cittadini pretendono che gli uffici pubblici funzionino, ma al tempo stesso si lamentano delle misure prese per farli funzionare.
E in questo sì, devo purtroppo ammetterlo, noi cittadini italiani siamo in prima linea.

Però io conosco gli uffici pubblici di molti paesi - in primis di Italia, Germania e Paesi Bassi - e vi garantisco che la capacità e la professionalità dei funzionari italiani, soprattutto tenendo conto dei mezzi che hanno a disposizione, è eccezionale. Il mondo dovrebbe invidiarceli.

Ma noi italiani siamo autorazzisti, quindi invidiamo chi vale meno di noi.

Saluti,

Mauro.

domenica 10 maggio 2026

Oggi torna Fiorentina-Genoa

Oggi alle 15 si giocherà Fiorentina-Genoa.

E no, non è un partita normale. Almeno non per me.
Vi raccontai tutto già qui. Non serve che mi ripeta.

E oltretutto oggi questa partita si gioca nel giorno del mio compleanno.

Saluti,

Mauro.

giovedì 7 maggio 2026

I misteri del tedesco 40 - Il filetto è falso

State attenti quando andate in macelleria in Germania!

Le macellerie - tutte! - cercheranno di vendervi un filetto falso.
Non fatevi fregare!

Battute a parte, è vero: in Germania in tutte le macellerie trovate il falso filetto.
Ma no, non cercano di imbrogliarvi: in tedesco il falsches Filet (cioè falso filetto) altro non è quello che noi italiani chiamiamo controfiletto (o lombo).

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:
I misteri del tedesco - Lista completa.

mercoledì 6 maggio 2026

Il rischio col pescato del giorno

In tanti ristoranti di mare spesso si trovano nel menu piatti tipo "frittura di pescato del giorno", "zuppa di pescato del giorno" o più spesso ancora solo "pescato del giorno".
Fino a qui tutto bene. Se un ristorante serve pesce fresco (veramente fresco, non per tale spacciato), comprato direttamente dai pescatori o anche al mercato del pesce, ma appena questo apre, cioè quando vedi veramente ciò che hanno portato i pescherecci, va tutto bene.
La dicitura va benissimo. Vero, è generica, ma è generica per un valido motivo: se è veramente il pescato del giorno, non puoi sapere a priori che pesci avrai. Per lo meno non puoi sapere a priori la proporzione tra i vari tipi di pesce che troverai.

Il problema nasce quando per questo "pescato del giorno" è indicato un prezzo fisso, preciso e non un intervallo di prezzi, con specificato il perché.
Perché?
Semplice: magari un giorno vengono pescati, per esempio, solo cefali e il giorno dopo solo branzini (esempio estremo, lo so, ma serve per rendere chiaro il concetto).
Tutti sappiamo che il cefalo vale decisamente meno del branzino (in soldi, di gusto ovviamente ognuno ha il suo e non è scandaloso se qualcuno preferisce il cefalo al branzino, anche se...).
In realtà ci sono anche altri motivi che giustificano le oscillazioni di prezzo (prima fra tutte la quantità del pescato, al di là delle tipologie di pesce), ma quella di cui sopra comunque è - generalmente - la più importante.

Quindi se per il "pescato del giorno" trovate un prezzo fisso, preciso, diffidate.
Se è alto significa che vogliono farvi pagare i cefali come fossero branzini.
Se è basso significa che i cefali magari sono freschi, ma i branzini di sicuro no.

Saluti,

Mauro.

domenica 3 maggio 2026

Scrivere (saper scrivere) è importante

Scrivere è importante.
E lo è anche saper scrivere.
Voi mi direte: la seconda cosa è banale... ma la prima non ha senso. Io scrivo solo se ho qualcosa da scrivere, da dire.
Ebbene, no, no è così.
Almeno non nel modo in cui pensate voi.

Più scrivo, più imparo a scrivere, più so scrivere bene (premessa: è necessario scrivere tanto... ma solo se rileggi e rileggi e riscrivi e riscrivi... e poi butti via quello che non ti piace, quello che è scritto male, indipendentemente dai contenuti).

È questo il punto: devi scrivere tantissimo (perché è questo alla fine che ti insegna a scrivere bene)... ma pubblicare poco, solo il meglio. Indipendentemente da dove pubblichi. Che sia il tuo bloghettino personale o una grande testata mondiale.

Saluti,

Mauro.,

domenica 26 aprile 2026

Quando una barzelletta diventa cultura?

Ok, voi mi direte che definire una barzelletta cultura è esagerato.
E avete ragione.
L'umorismo, la satira sono cultura.
Non la barzelletta.
La barzelletta rispecchia solo un momento, un istante. Fa ridere appena inventata, perché è nuova, ma già due giorni dopo è vecchia, noiosa.
Contrariamente all'umorismo, alla satira.
Per questo oggi ricordiamo ancora, per esempio, i protagonisti dei vari "Amici miei" ma abbiamo dimenticato (giustamente) gente come Gino Bramieri.
I primi facevano umorismo, satira. Il secondo raccontava solo barzellette.
E una barzelletta è efficace solo la prima volta che viene raccontata. Dopo non più.
Uno sketch, un film umoristico, satirico invece (se lo capite) vi farà ridere, o almeno sorridere, anche dopo che lo avete visto dieci volte.

Ergo: una barzelletta non è mai cultura, che vi piaccia o meno. È solo qualcosa che vi può far fare una risata (ma solo se non la conoscete già).
Umorismo e satira invece lo sono.

Saluti,

Mauro.