mercoledì 29 settembre 2021

È la terza dose la vera priorità?

(Ormai il discorso è vecchio, alcune delle cose che leggerete sono forse superate, ma non sono riuscito a completare l'articolo in tempo e ritengo comunque che siano temi interessanti e importanti).

Stavolta sarò scomodo.
(OK, direte, come se fossi mai stato comodo...)

Chi mi conosce e segue sa che io sono estremamente favorevole ai vaccini. E non solo per il Covid19.
Ma - e ora sobbalzerete - non sono favorevole alla terza dose.
Almeno allo stato attuale delle cose.

La mia non è una considerazione medica.
Io non sono un medico. Quindi di questo ne lascio parlare chi ne sa. Io ne so troppo poco.
La mia è una considerazione sociale e politica (e, volendo, un po' epidemiologica... capendone di numeri di epidemiologia un pochino, ma proprio pochino, posso ovviamente parlarne, di immunologia o virologia altrettanto ovviamente no).

La terza dose in teoria serve a mettere al sicuro le categorie a rischio nei paesi ricchi (in realtà delle categorie a rischio non frega niente a nessuno, ma così indirettamente si mette - anzi: si crede di mettere - al sicuro l'economia dei paesi ricchi).
Ma a queste condizioni la terza dose al virus fa un baffo.
Il virus continuerà a girare nei paesi poveri, dove oggi percentuali minime di persone sono vaccinate (a proposito: questi paesi potrebbero perciò essere un paradiso per i novax... quindi: perché questi non si trasferiscono in massa lì?).
Senza una copertura vaccinale mondiale la pandemia non si ferma.
Neanche da noi.
Se facciamo la terza dose magari facciamo uscire il virus dalla porta, ma se permettiamo che continui a girare per il mondo, prima o poi rientrerà dalla finestra.
Anche da noi.

Quindi se singole persone o categorie ben precise (per esempio gli operatori sanitari) hanno assoluto bisogno della terza dose per evitare rischi grossi o poco calcolabili, per evitare di finire male, facciamogliela. Ne hanno assoluto diritto.
Ma la terza dose per tante categorie, generalizzata o addirittura a tappeto, no.
Allo stato attuale delle cose no.
Non fino a che anche il terzo mondo non avrà sufficiente copertura vaccinale.
Le nostre terze dosi servono lì, servono a loro.

Apparentemente sembrano esserci vari problemi pratici, come alcuni commentatori su Twitter hanno fatto presente (vedasi questa discussione, di cui questo testo che state leggendo è uno sviluppo).
Ma sono in realtà falsi problemi. Ostacoli molto più bassi di quello che sembrano. Talvolta, anzi, inesistenti.
Vediamoli.

La logistica.
No, la logistica del terzo mondo non è un problema.
Per due motivi. Primo, la logistica nella maggioranza dei paesi del terzo mondo non è così malmessa come si crede. Secondo, il primo mondo, quando serve, la logistica se la porta con sé, quindi può farlo anche stavolta.

Costi ed eccedenze.
I costi non sono un problema. Ci sono programmi ONU che li coprono e anche se i paesi del primo mondo dovessero farsene carico in proprio, sarebbero costi minimi.
E le eccedenze non c'entrano proprio: qui si parla se dedicare la produzione dei prossimi tempi alla terza dose o alla vaccinazione nel terzo mondo. Le eccedenze in entrambi casi coprirebbero solo una parte minima delle necessità: è la produzione il punto, non le eccedenze.
E quindi per questo non venitemi a dire che i vaccini per la terza dose non sono quelli per il terzo mondo. Non avete capito il punto (che sta nella produzione, non dove si trovano ora le fiale disponibili).

Nuove varianti.
Più il virus circola, più è possibile che emergano nuove varianti; persino al Forum Ambrosetti se ne sono accorti come scrive Cottarelli all'interno di questo articolo: "Se le cose migliorano da noi e nel resto d'Europa, ma non altrove, il rischio che da qualche altra parte del mondo germoglino nuove varianti non è trascurabile."

Lockdown ed economia.
No, la terza dose non è l'unico modo di evitare nuovi lockdown. Anzi. Ci sono forse modi più efficaci.
Però lo spauracchio dei lockdown è ciò che porta più voti ai partiti nazionalisti e populisti. E la terza dose è l'unico modo di contrastarli, visto che riescono a far passare ogni altra misura come lockdown.
Sappiatelo.

Si possono fare le due cose in parallelo.
Terza dose e vaccini per il terzo mondo.
Questo in teoria è vero. In pratica però solo parole per tenersi i vaccini e scaricarsi di dosso responsabilità.

Numeri.
E questo è il punto più importante.
C'è chi dice che non ci siano abbastanza dosi per tutti.
Luciano 
Capone ha qui smentito tutto (non entro sul discorso brevetti o Big Pharma, che è un discorso importante ma non c'entra nulla col tema che sto trattando qui).

In sostanza: la terza dose non fermerà la pandemia, come molto bene ha scritto Andrea Zitelli qui su Valigia Blu.

Saluti,

Mauro.

lunedì 27 settembre 2021

I misteri del tedesco 23 - La carta e il culo

No, non c'entra la carta igienica.
C'entra il calcio.
E il cartellino rosso.

In Germania con Arschkarte (letteralmente carta di/da culo) si intende infatti il cartellino rosso (e da lì, in senso lato, ogni situazione in cui vieni fatto legalmente fuori).
Ma da dove viene questa definizione?
Certo ricevere un cartellino rosso non è bello, siamo d'accordo, ma la definizione sembra abbastanza esagerata. Un po' troppo volgare.

Il problema, il fatto... è che l'espressione non è per niente metaforica, bensì molto concreta.

Non so se vale ancora oggi, ma un tempo in Germania gli arbitri di calcio tenevano i cartellini in due tasche diverse.
Il cartellino giallo, quello che indicava l'ammonizione, era tenuto nel taschino della maglietta.
Il cartellino rosso, quello che indicava l'espulsione, nella tasca posteriore dei pantaloncini.
Quindi quando l'arbitro avvicinava la mano alle proprie chiappe erano dolori...

L'arbitro prendeva qualcosa dal... taschino posteriore.
Ma il giocatore se lo prendeva nel posteriore.

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:
I misteri del tedesco 1
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domenica 26 settembre 2021

Pensiero laterale e negazionisti

Ieri ho pubblicato su questo blog un articolo in tedesco dal titolo Querdenken und Querdenker.

Tratta del movimento negazionista tedesco, che si è dato il nome di Querdenker. Ma cosa significa Querdenker?
In tedesco il Querdenken altro non è che il pensare laterale, e chi lo mette in pratica è un Querdenker.

Il movimento negazionista italiano non si è dato un nome analogo, quindi il discorso linguistico che ho fatto in tedesco non ha la stessa pregnanza in italiano.
Ma forse è comunque interessante, quindi qui sotto ne trovate la traduzione.

Saluti,

Mauro.

---

Vorrei raccontarvi qualcosa sul pensiero laterale.
Sì, sul pensiero laterale e non sui negazionisti (o pensatori laterali), visto che il concetto in tempi di pandemia è stato decisamente maltrattato.
Cosa significa in realtà "pensiero laterale"?

Il pensiero laterale (quello vero, non quello di Hildmann, Nena e compagnia) è appunto letteralmente pensare in maniera laterale.
Viene dal latino: "latus"=lato.
Cosa significa?
Significa che rimaniamo logici, ma diventiamo anche creativi.
Guardiamo - letteralmente - anche di lato, non solo davanti.
Cerchiamo di risolvere problemi logici in maniera non convenzionale.
Cerchiamo di trovare soluzioni alternative che siano sì alternative ma che rimangano logiche!

Esempio stupido.
1+1 può solo dare 2. Non ci sono alternative.
Ma A+A dipende dalla definizione e dal contesto... lì posso pensare di "lato".

Pensare lateralmente significa in fondo "solo" considerare tutte le possibili risposte e soluzioni, non solo quelle probabili.
Ma pensare lateralmente non significa accettare risposte e soluzioni che siano impossibili, illogiche.

Purtroppo però è quello che i pensatori laterali della pandemia fanno.

sabato 25 settembre 2021

Querdenken und Querdenker

Ich möchte etwas über das Querdenken erzählen.
Ja, über "Querdenken", nicht über "Querdenker", weil das Wort in Pandemiezeiten schwer missbraucht wurde.
Was heisst eigentlich "Querdenken"?

Querdenken (das echte Querdenken, nicht das von Hildmann, Nena & co.) ist eigentlich, buchstablich nur ein anderes Wort für "laterales Denken".
Das kommt vom Latein: "Latus"=Seite.
Was bedeutet das?
Das bedeutet, das wir logisch bleiben, aber auch kreativ werden.
Wir gucken - buchstablich - auch seitlich, nicht nur nach Vorne.
Wir versuchen logische Probleme, unkonventionell zu lösen.
Wir versuchen alternative Lösungen zu finden, aber alternative Lösungen, die logisch bleiben!

Dummes Beispiel.
1+1 kann nur 2 ergeben. Da gibt es keine Alternativen.
Aber A+A hängt von Definition und Kontext ab... da kann und darf ich "quer" denken.

Querdenken bedeutet letztendlich "nur" alle mögliche Antworten und Lösungen zu betrachten, nicht nur die wahrscheinliche.
Aber Querdenken bedeutet nicht unlogische, unmögliche Lösungen und Antworten zu akzeptieren.

Leider ist das, was die Pandemie-Querdenker machen.

Grüße,

Mauro.

mercoledì 22 settembre 2021

Cosa facciamo stasera? Un referendum!

La polemica del momento, non serve che ve lo dica io, è quella sui referenda.
Con la sentenza per cui la firma elettronica (SPID) è valida quanto quella a mano verificata ora molti credono che sarà troppo facile organizzare un referendum e che quindi che ne saranno troppi.
E chiedono che venga alzato il numero di firme da raccogliere.

Ora, io personalmente non so quale possa essere un quorum ottimale per richiedere un referendum (che ci debba essere è palese, ma a che altezza debba stare l'asticella meno) però non sono convinto che diventerà più facile organizzare i referenda. O almeno non troppo più facile.

Perché è sì vero che non bisognerà più fermarsi al banchetto o recarsi al Comune per firmare, ma è anche vero che non ci saranno più i tanti passanti fermati e convinti dagli attivisti a firmare (perché molto probabilmente ci saranno meno banchetti).
E oltretutto il successo delle firme elettroniche nelle due raccolte in corso (suicidio assistito e cannabis legale) è anche dovuto alla novità della cosa, all'entusiasmo che c'è sempre per le cose nuove.
Per i referenda futuri non credo che le firme elettroniche saranno tante come ora.

Ecco, la possibilità di firmare da casa potrà aiutare quei quesiti veramente di interesse "universale", ma sono la minoranza. La maggioranza dei quesiti non raccoglie tanto interesse, quindi questi ultimi non avranno chissà quale aiuto.

A mio parere ovviamente.

Quello che però è per me il punto è che sarebbe sì giusto non fare tanti referenda.
Ma sarebbe giusto in un altro modo e per un altro motivo.

Tanti quesiti vengo risolti con un referendum (e non vale solo in Italia) perché ci sono temi di cui la politica non si occupa. Temi su cui il legislatore abdica, non fa politica (nel senso alto del termine).

Prendete appunto quello sul suicidio assistito.
Che si sia d'accordo o meno col tema in questione si è arrivati al referendum perché la politica per decenni (sì, decenni) ha di fatto solo girato intorno al tema, rifiutando di affrontarlo seriamente.
Sul tema è stata fatta bassa politica, roba di bottega, non lo si è affrontato con una discussione politica alta, seria in Parlamento.
Se lo si fosse fatto, ora non ci sarebbe il referendum.

Ecco, cari politici, se volete diminuire i referenda non alzate il quorum.
Occupatevi dei temi importanti. Fate politica nel senso alto e nobile del termine.

(E lasciamo per ora perdere i tanti quesiti tecnici a cui si chiede di rispondere al cittadino, ma a cui solo pochi cittadini possono veramente votare a ragion veduta, proprio per la tecnicità dei temi... perché anche questi quesiti ci sono solo a causa di mancanze della politica; una politica seria, alta li renderebbe superflui).

Ecco, cari politici, sì anch'io sogno meno referenda.
Ma non perché non mi piacciano.
Sogno meno referenda, perché sogno più politica.
Sogno un Parlamento che faccia politica alta, discutendo seriamente i temi importanti.

Saluti,

Mauro.

I misteri del tedesco - Lista completa

La lista completa (che verrà aggiornata ogni volta che arriverà un nuovo articolo) dei miei articoli sulle curiosità del tedesco.

I misteri del tedesco 1
I misteri del tedesco 2
I misteri del tedesco 3
I misteri del tedesco 4
I misteri del tedesco 5
I misteri del tedesco 6
I misteri del tedesco 7
I misteri del tedesco 8
I misteri del tedesco 9
I misteri del tedesco 10
I misteri del tedesco 11
I misteri del tedesco 12
I misteri del tedesco 13
I misteri del tedesco 14
I misteri del tedesco 15
I misteri del tedesco 16
I misteri del tedesco 17
I misteri del tedesco 18
I misteri del tedesco 19
I misteri del tedesco 20

E ci sono anche i misteri "ad honorem".


Saluti,

Mauro.

lunedì 20 settembre 2021

I misteri del tedesco 22 - Balliamo?

No, nonostante il titolo non vi sto invitando a ballare.
Stiamo infatti parlando dell'espressione balla balla.
E voi, se continuate a leggermi, forse significa che un po' balla balla lo siete 😉

Torniamo al punto.
Cosa intendo dire quando dico a un tedesco che è balla balla?
Intendo dire che è un po' scemo, un po' fuori di testa.
Ma da dove viene questa espressione, apparentemente insensata, visto che non ha legami col tedesco ufficiale?

In realtà, se guardiamo l'origine, l'espressione nell'uso comune diventa ancora più insensata... infatti viene da una canzone che col tema di cui parliamo non ha nulla a cui spartire (a parte la stupidità).

In fondo ciò dimostra solo che i tedeschi in realtà sono tutti un po' balla balla.

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:
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I misteri del tedesco 19
I misteri del tedesco 20I misteri del tedesco 23

venerdì 17 settembre 2021

La domanda della Palombelli

A quanto pare la Palombelli ne ha pestata una bella grossa. Provo ora a scrivere la mia opinione al proposito, sperando di non pestare nulla a mia volta.
Due premesse prima di dirvi il mio pensiero. 1) La violenza non è mai giustificabile (a meno che non sia per autodifesa, per salvare la propria vita), quindi non esistono attenuanti per i femminicidi. 2) La Palombelli non è scema, sapeva quindi che sarebbe scoppiato un putiferio dopo la sua frase.
Premesso ciò la domanda della Palombelli è totalmente fuori luogo in quel contesto, ma non è per niente peregrina. Anzi. È giusto chiedersi perché un uomo uccida una donna. Quali siano le motivazioni, le cause. Ma non come esercizio accademico (eufemismo per non dire "fare click/audience"), come mi sembra fare la Palombelli. Serve farla per capire i casi precisi e quindi poter fare concreta opera di prevenzione. Perché ogni situazione è diversa. Sono tutte ugualmente gravi, ugualmente tristi, ma non uguali.

Mi spiego meglio. Se io sono un violento di natura o se io sono un tranquillo ma vengo esasperato dalla donna e sbarello merito la stessa pena.
La violenza, l'omicidio, come detto prima non è giustificabile mai, se non per difendere la propria vita. Però se si vuole anche prevenire, e non solo punire, allora come si è arrivati a quell'omicidio, a quel femminicidio, diventa importante. Perché i due casi che ho citato sopra (ed eventuali casi intermedi) non puoi prevenirli con le stesse strategie.

Per questo la domanda della Palombelli è una domanda in sè giusta, corretta, ma fatta nel posto e nel modo sbagliato, il che la rende (giustamente) inaccettabile. La domanda va fatta (e va risposta) da inquirenti, psicologi e politici nelle sedi adeguate, dove si tratta di prevenzione. Non dalla Palombelli in TV.

Saluti,

Mauro.

domenica 12 settembre 2021

I giovani sono il futuro. Per questo i vecchi se ne fregano.

Si dice sempre che i giovani sono il futuro, il nostro futuro. E quindi bisogna operare pensando a questo futuro.
Il problema è che questi sono i discorsi ipocriti dei vecchi. Vecchi che sono, per chiarire, la maggioranza degli elettori. Maggioranza crescente.
Ma i vecchi non hanno futuro. Hanno solo presente.
E questo presente vogliono goderselo.
Se poi tutto questo lo pagheranno i giovani di oggi... chi se ne frega?
Noi vecchi non ci saremo più. Non ne soffriremo.

Il problema principale è questo.
Non la politica o la finanza o l'industria.

Il problema siamo noi.
Noi vecchi.

Saluti,

Mauro.

giovedì 9 settembre 2021

A zonzo per Parigi

A Parigi gli uomini escono dai muri...

...i teatrini si nascondono...

...e i locali sono molto pudici...

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti gli "A zonzo per...".

domenica 5 settembre 2021

L'incidenza e la scuola

Sì, parliamo di nuovo di Covid.

In Italia, in Germania e altrove si è deciso di non considerare più l'incidenza (cioè quanti nuovi casi ogni 100000 abitanti si verificano in un determinato di tempo, generalmente in una settimana) come indice per decidere che misure prendere o allentare, bensì le ospedalizzazioni (cioè quanti nuovi ricoverati nei reparti Covid, in particolare UTI, vi sono nello stesso arco di tempo di cui sopra).

Cambiamento molto apprezzato dalla "società" (in particolare dall'economia) e contestato dalla scienza e dalla medicina.

Ma, al di là di chi approva e chi no, perché questo cambio e perché ora?
La politica ha semplicemente dichiarato che l'incidenza non è più un parametro veramente indicativo, soprattutto a causa del fatto che ora abbiamo i vaccini.

Onestamente: spiegazione di facciata (alias arrampicata sugli specchi: vero che i vaccini hanno cambiato il gioco, ma fino a che non si raggiunge l'immunità di gregge l'incidenza rimane un parametro importante).
Però... importante non significa usato correttamente.

Se la politica avesse detto che l'incidenza non è significativa perché dipende in realtà dalla scelta (politica, anche se dovrebbe essere medica) di quanti tamponi fare e dove, quando e su chi farli... cioè che l'incidenza può essere manipolata senza tecnicamente mentire e barare, allora io per primo sarei d'accordo sul non considerarla o sul ridurne il peso tra i parametri usati.
Ma dirlo (cioè dire la verità) significherebbe ammettere che le convenienze politiche (generalmente dirette da quelle economiche, cioè da chi vorrebbe evitare ogni misura) comandano, non le indicazioni della medicina, della scienza.
Quindi non si può dire.
E si usano i vaccini come foglia di fico (prima che ci fraintendiamo: i vaccini sono una cosa necessaria e bellissima, ma usarli come scusa per non considerare l'incidenza è sbagliato).

Quindi perché?
Guardiamo al momento: stanno per riaprire le scuole o sono appena ripartite dopo la pausa estiva. E ci sono enormi pressioni per farle riaprire tutte nonostante che quasi dappertutto non siano state messe in sicurezza (leggetevi la prima considerazione qui per capire di cosa parlo).
Non essendo state messe in sicurezza (consiglio di aprire le finestre a intervalli regolari a parte) le scuole rischiano di diventare dei focolai.
Focolai significa aumento dell'incidenza.
Ma i bambini e i ragazzi allo stato attuale delle conoscenze (la variante delta potrebbe cambiare le cose, non dimentichiamolo) si ammalano meno, pur infettandosi.
E questo significa non aumento delle ospedalizzazioni.

Ora capite perché l'incidenza diventa non significativa proprio ora?
(Con grande gioia delle varie conf).

E no, non parlo solo dell'Italia.
La stessa cosa è stata messa in evidenza da Sascha Lobo per la Germania in un suo editoriale sullo Spiegel.
Cito un passaggio di questo editoriale:

Kinder stecken sich zwar etwa so schnell an wie Erwachsene, müssen aber deutlich seltener ins Krankenhaus. Das heißt, selbst wenn eine unfassbare Zahl von Kindern sich anstecken sollte, müssen nicht zwingend Maßnahmen eingeleitet werden. Smells like Kinderdurchseuchung durch die Hintertür.

Traduco:

I bambini si infettano sì più o meno con la stessa frequenza degli adulti, devono però essere ricoverati molto meno spesso. Cioè, anche se un incredibile numero di bambini dovesse infettarsi, non dovrebbero necessariamente essere prese misure. Puzza di infezione endemica infantile attraverso la porta di servizio.

Saluti,

Mauro.

sabato 4 settembre 2021

A zonzo per la Val Trebbia


Vicoli a Ottone.

Gatti a Ponte Organasco.


Panorami da Zerba.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti gli "A zonzo per...".