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venerdì 17 aprile 2026

Il ragionamento logico non sempre è proprio logico

Una cosa è chiara. E cioè che il ragionamento logico dovrebbe guidare ogni nostra valutazione e decisione.

Però c'è un dettaglio critico: il ragionamento logico parte dai dati che abbiamo, non è un costrutto etereo. Quindi prima di tutto dobbiamo verificare i dati che abbiamo. Senza questo nessun ragionamento logico è possibile.

I dati di partenza sono sempre la cosa essenziale. Senza se e senza ma. E se questi non sono verificati/verificabili parleremo sempre comunque del nulla.

Saluti,

Mauro.

giovedì 12 febbraio 2026

Un ragionamento non proprio corretto

Oggi Linkiesta ha pubblicato un articolo interessante, spontaneamente (cioè prima di riflettere) condivisibile... ma che in realtà è un'unica grande fallacia logica.

La sostanza dell'articolo è che l'UE, se fosse unita, sarebbe anche una potenza sportiva, praticamente imbattibile.
E Marco Ghetti (l'autore dell'articolo) lo dimostra sommando le medaglie vinte dai vari paesi UE e presentando questo "medagliere" (prima delle medaglie distribuite oggi, contando anche quelle odierne la potenza europea sarebbe ancora più potente):


Dove sta l'inghippo?
Ogni paese può presentare in ogni disciplina un numero limitato di concorrenti.
Le regole variano da sport a sport (e dai ranking mondiali: qualcuno può iscrivere più atleti e qualcun altro meno), ma generalmente questo numero varia da 1 a 4.

E qui arriva la fallacia logica di cui sopra.
Ve la spiego.

Facciamo finta che in una disciplina ogni paese possa presentare 3 atleti, senza eccezioni.
Gli USA presenteranno 3 atleti, la Norvegia 3, la Cina 3, il Regno Unito 3, la Svizzera 3, eccetera.
E la UE? Se si presentasse come paese unico potrebbe presentare solo 3 atleti... ma fino a che non è un paese unico potrà presentare 3 tedeschi, 3 italiani, 3 francesi, 3 polacchi, 3 svedesi, eccetera.
È quindi evidente che le probabilità di vittoria aumentano presentandosi separati... più atleti hai in gara, più possibilità hai di vincere, visto che ai Mondiali e alle Olimpiadi le sorprese sono sempre dietro l'angolo (al di là di altri discorsi di carattere statistico), in particolare nelle discipline dove le differenze tra i migliori sono piccole, dove non ci sono veri dominatori.

Prendiamo come esempio lo slittino doppio maschile di ieri: su 17 coppie in gara, 11 venivano da paesi UE.
Se la UE si fosse presentata come paese unico ne avrebbe potute presentare 3. Le altre 8 sarebbero rimaste a casa.
Ora voi mi direte: però il podio è stato tutto UE (Italia-Austria-Germania)... le tre coppie sarebbero state le prime tre comunque, avremmo "perso" solo i posti di contorno.
Ed è qui che casca l'asino!
A causa della concorrenza interna le coppie italiana (soprattutto) e austriaca non avrebbero avuto la garanzia di qualificarsi per le Olimpiadi (la coppia italiana sulla carta era la numero due anche solo in Italia... figuriamoci in UE)... e non è detto che prima e seconda al posto loro sarebbero arrivate altre coppie UE.
Molto probabilmente la coppia tedesca arrivata poi terza avrebbe sì conquistato una medaglia, forse addirittura l'oro... ma sugli altri gradini del podio difficilmente ci sarebbero state altre due coppie UE. Forse una, ma due non credo proprio.

Cosa voglio dirvi con questo?
Che la UE unita sarebbe sì con ogni probabilità la prima forza sportiva mondiale, ma non con quella dominanza che l'articolo vuol far credere.
E soprattutto che non sono quelli i calcoli seri per valutare cosa potrebbe succedere: matematica e statistica (e anche lo sport) funzionano in maniera molto più scientifica (e purtroppo spesso complessa) di quanto Ghetti creda.

Quella "dominanza" viene da una fallacia logica, da una semplice somma senza ragionamento.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 9 agosto 2023

Un ragionamento sugli "extraprofitti"

Ieri su Twitter (o meglio su X) ho pubblicato un breve thread in cui esprimevo alcune considerazioni sui tanto famigerati "extraprofitti" delle banche che il governo vorrebbe tassare.
Qui vorrei riprendere quelle considerazioni in testo unico, in maniera che le mie idee siano (forse) più comprensibili, anche ampliando un po' il ragionamento.
Vorrei comunque invitarvi ad andare a leggere anche tutti gli interessanti commenti e segnalazioni ricevuti nel thread: quelli non posso riportarli qui sul blog, ma sono assolutamente da leggere.

Ho voluto provare a fare un ragionamento da persona che vive di numeri, da fisico che vive - tra le altre cose - di statistica, ma da persona che non vive di economia.
Un ragionamento, appunto, sui famigerati extraprofitti.
Leggete tutto e poi ditemi dove sbaglio. Se sbaglio.

Gli extraprofitti (oggi se ne parla per le banche, ieri per il settore energetico, in altri momenti per altri settori... e non solo in Italia) sono quei profitti che - detto terra terra - esplodono per situazioni contingenti particolari.
Profitti che vanno molto oltre i profitti "standard" del settore, per i quali non si può quindi parlare di normale andamento dei mercati.
E secondo certi governi (ma anche certe opposizioni e certi economisti, politicizzati o meno che siano) vanno tassati extra in quanto ingiusti.
Ed è questo il problema: cosa significa ingiusti?
Giustizia/ingiustizia è un concetto morale... in diritto (e la tassazione dovrebbe dipendere dal diritto) vale la legge, non la giustizia.

Inciso.
Non per niente nei tribunali c'è - correttamente - la scritta "La legge è uguale per tutti" e non "La giustizia è uguale per tutti".
Inciso chiuso.

Ora, a mio parere esistono due situazioni: o questi extraprofitti sono ottenuti legalmente o sono ottenuti illegalmente.
Nel secondo caso, ovviamente, la tassazione non c'entra. Ciò che va applicato è una confisca o un sequestro (al di là delle eventuali responsabilità penali personali delle singole persone).
A noi quindi è il primo caso che interessa: gli "extraprofitti" legali.
La tassazione attuale (giusta o sbagliata, alta o bassa che la si consideri) è già su tutti i profitti, anche su quelli cosiddetti extra. Alti o bassi che siano.
Ci sono qui due "sottocasi" in base alla tassazione.
O i miei profitti rientrano in una categoria sottoposta a tassazione fissa, diciamo per esempio al 25%, e allora se io guadagno 10 pago 2,5 e se guadagno 1000 pago 250. L'eventuale extraprofitto è già tassato.
Se invece i miei profitti rientrano in una categoria sottoposta a tassazione progressiva... a maggior ragione l'extraprofitto è già tassato: più guadagno più l'aliquota sale, quindi più pago, anche in percentuale, non solo in valore assoluto.

E faccio questo ragionamento da uomo di sinistra, non da liberista.
Ditemi dove sbaglio.

E questo è quanto scrissi nel thread originale.
Ma ho poi aggiunto qualcosa oggi in un minithread successivo, che riporto qui sotto.

La motivazione principale che sento/leggo spesso riguardo un'ulteriore tassazione di questi extraprofitti quando si parla delle banche sono i guadagni che queste farebbero ai danni di coloro che hanno sottoscritto mutui o prestiti a tasso variabile.
Ma siamo sicuri che questi ultimi siano sempre e solo vittime?
A me la cosa ricorda però tanto un'altra storia che riguardava le banche (nel mio racconto in particolare una banca, ma in realtà fu un fenomeno che riguardava molte banche e che, come prevedibile, finì nel nulla), cioè il vedere come vittime chi comprò azioni e/o obbligazioni di certe banche.
Leggetevi quanto scrissi qui allora, nel 2019.

Prima di chiudere vi segnalo due letture decisamente interessanti che mi sono state consigliate nei commenti al mio thread originario:
1) Un testo di Mario Seminerio (alias Phastidio);
2) Un thread di Carlo Alberto Carnevale-Maffè.

Saluti,

Mauro.

martedì 11 luglio 2023

Due belle frasi ormai fuori moda

Nell'uso comune ci sono due brevissime frasi che vengono vissute oggigiorno come una vergogna e quindi si tende a pronunciarle il meno possibile.

La prima è: "Non lo so".
In un mondo di tuttologi è una vergogna ammettere di non sapere qualcosa. Se non proprio sapere tutto, bisogna avere almeno un'opinione su tutto. E meno si sa, più si parla.
No, non è obbligatorio sapere tutto. Non è neanche obbligatorio far vedere almeno di aver sentito parlare di tutto.
È una dimostrazione di serietà ammettere di non sapere tutto e soprattutto è dimostrazione di serietà non pretendere di poter esprimere opinioni anche su ciò che non si sa.

La seconda è: "Mi sono sbagliato".
Sbagliare non è una colpa. Non si può sapere tutto e spesso si hanno a disposizione informazioni sbagliate e/o incomplete che portano a dare giudizi sbagliati.
Talvolta ci portiamo anche dietro nozioni sbagliate dai tempi della scuola che influiscono negativamente sui nostri ragionamenti.
L'importante è che nel momento in cui riconosciamo di aver sbagliato, lo ammettiamo e ci correggiamo.
Invece oggi ammetterlo è una vergogna. Non sono io a sbagliare, al massimo io mi sono spiegato male. Ma più spesso sono stato capito male.
La tendenza è purtroppo di cambiare versione sperando che chi ci sta intorno non se ne accorga.

Due frasi oggi totalmente fuori moda.
Ma due frasi assolutamente bellissime (e necessarie per una convivenza civile).

Saluti,

Mauro.