mercoledì 30 dicembre 2020

Dove nasci è una botta di culo

Un po' più di un anno fa un'utente di Twitter (Zenia Confusa) pubblicò un'immagine interessante e significativa sulla quale io scrissi poi un breve thread, che ora qui vorrei un po' rielaborare.

Tanto per cominciare, l'immagine.
Eccola:

È un'immagine importante.
Anzi in realtà non è l'immagine in sé a essere importante. Non per sminuirla, ma di immagini così ne abbiamo viste tante, la drammaticità di certe situazioni e delle diseguaglianze la conosciamo anche senza questa immagine (e se non la conosciamo è perché non vogliamo conoscerla).
Ciò che è veramente importante è la scritta.

Dove nasci è solo una gran botta di culo.

È vero, è verissimo.
Dove nasciamo è un puro caso.
E non rigirate la frittata dicendo che da due genitori italiani non nascerà certo un australiano o da due genitori etiopi un messicano o che so io.
Da due genitori nascerà un bambino e chi è questo bambino in rapporto al luogo dove nasce è puro caso. Punto.
Tu puoi scegliere dove andare a vivere (e spesso non puoi fare neanche quello, purtroppo), ma non dove nascere.
Anche dove e quando (raramente e non certo ovunque, nonostante il presunto mondo globalizzato) tale scelta esiste... non è tua, al massimo è dei tuoi genitori.
Per te, bambino, rimane un caso, visto che la scelta non è comunque tua.

Io per esempio sono nato a Genova, in Italia.
Perché sono nato a Genova, in Italia? Perché mio padre negli anni '50 decise di fuggire dalla Jugoslavia, dalla dittatura di Tito (mio padre apparteneva alla minoranza italiana in Istria, ma adesso questa è un'altra storia).
Ma se lui avesse scelto di rimanere "fedele" alla Jugoslavia?
O se avesse deciso di seguire certi suoi cugini in Australia?
Io - sempre che poi fossi nato, visto che mio padre conobbe mia madre dopo essere arrivato a Genova - chi sarei, cosa sarei?
Non lo si può sapere.
Di sicuro sarei una persona diversa, ma diversa come? Migliore? Peggiore? Boh.
Sarei orgoglioso del mio luogo di nascita come lo sono di Genova? Boh.

Tutte domande (e tante altre che ci sarebbero, ma non elenco qui) senza risposta. Senza possibilità di risposta.

Quindi, come vedete, quello che siamo è in buona parte regolato dal caso.
Non è che tu sei migliore o peggiore in base al paese, al luogo dove nasci (ovviamente ci sono paesi migliori o peggiori dove nascere, ma questo è un altro discorso e se non lo capite fossi in voi mi farei qualche domanda... su voi stessi, non sul paese migliore o peggiore), tu hai solo la possibilità di essere migliore o peggiore o comunque di essere quel che sei grazie a una botta di culo. E a nient'altro.

Ed è per questo che tu, nato nei paesi migliori, hai doveri verso chi è nato nei paesi peggiori.
Perché nascere qui o là è solo fortuna, non merito o colpa (e, come detto, al limite sarebbe merito o colpa dei tuoi genitori, non tuo).
E chi ha fortuna è giusto che aiuti chi ha sfortuna.

Saluti,

Mauro.

lunedì 28 dicembre 2020

Ne siamo usciti peggiori

Qualche tempo fa stavo riflettendo sugli effetti della pandemia.

No, non quelli medici, ma quelli sociali (anche se onestamente e ovviamente le due cose sono legate).

Durante la prima ondata si pensava, si sperava che ne saremmo usciti migliori. Soprattutto si diceva (al di là di quel che si pensasse).
Io non ci ho mai veramente creduto, ma lo speravo.

Però, prima di andare avanti, cerchiamo di capire cosa significa "migliori" in questo contesto.

La maggioranza di voi risponderebbe: più solidali, più attenti agli altri, più disponibili. Tutte cose belle, giuste e auspicabili, vero. E anche necessarie. Ma comunque solo pannicelli caldi, nel contesto in cui ci troviamo.

Il vero "migliori" sarebbe stato uscire dalla prima ondata più razionali, più legati ai fatti e meno alle emozioni, più capaci di valutare non solo sul giorno dopo ma più in là, più capaci di separare il grano dal loglio, più capaci di valutare gli effetti delle nostre azioni (o non azioni).

Senza questo, solidarietà e altruismo sono solo toppe.

E come ne siamo usciti invece alla fine dalla prima ondata?

Male, nonostante le apparenze, nonostante i cori dai balconi, nonostante gli applausi al personale sanitario... appena si sono allentate le chiusure... liberi tutti! Tutto è permesso! Esisto solo io! Libertà, libertà, quaquaraquaquà!

Ne siamo usciti peggiori.

Prima che mi fraintendiate: non sto parlando solo dell'Italia, ma anche dell'Italia.
Quello che sto dicendo vale per tutta Europa (probabilmente per tutto il mondo, ma dell'Europa ne ho le prove, del resto del mondo no).

E la seconda ondata ce lo ha dimostrato.
Ondata che forse potevamo evitare ma di sicuro potevamo rendere molto più moderata.

Ma a parte questo (mi scusino i parenti delle vittime per l'apparente cinismo) la cosa più grave è un'altra, non il non aver evitato la seconda ondata.
La cosa più grave è che con la seconda ondata la razionalità è diminuita, la credenza nelle fake news è aumentata, il pensare egoistico è esploso e il complottismo pure.

Avevamo l'occasione di fare - grazie a una tragedia, purtroppo - un enorme passo avanti nell'evoluzione sociale.
Lo abbiamo fatto indietro.

E sto accusando esplicitamente noi singoli cittadini, non i governi.
I governi di stronzate ne hanno fatte, ma nessun governo (almeno qui in Europa) ha proibito ai cittadini di ragionare, di usare il buon senso.
Anzi, le misure più corrette decise dai governi sono spesso state le più contestate.

E sarà dura, molto dura recuperare, cambiare direzione di marcia.
La società e le singole persone si sono troppo incattivite, i fossati tra le varie posizioni si sono fatti troppo profondi.

OK.

Lo ho detto.
Mi sono sfogato.
Ora sono pronto alla shitstorm.
Scatenatevi pure.

Saluti,
Mauro.

martedì 22 dicembre 2020

A zonzo per Amburgo

Ad Amburgo ci sono ponti, non sono belli come certi di Venezia, ma sono tanti, più che a Venezia...


E incontri anche il Barbarossa, colui contro cui costruimmo certe mura nella mia Genova...


E ci sono anche centauri che volano nelle gallerie commerciali...


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti gli "A zonzo per...".

domenica 20 dicembre 2020

A zonzo per Bayreuth

A Bayreuth vedi omini che si arrampicano sulle facciate (come anche a Colonia, va detto)...

E poi, va detto, Wagner è molto gentile: ti saluta a ogni angolo di strada.

E poi noi liguri siamo i benvenuti (in particolare gli spezzini, ovviamente, cosa che da genovese non mi piace mica tanto...).


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti gli "A zonzo per...".

Le cose vanno fatte quando non servono

Ultimamente, in relazione alla seconda ondata del COVID19, ho sempre più vivido e chiaro il senso di una frase che usava dire il mio comandante a militare, un colonnello degli Alpini, 30 anni fa: "Le cose le devi fare quando non servono, perché quando servono è tardi".

Cosa significa?

Significa che devi prevenire le emergenze, prima di affrontarle. Nel momento in cui l'emergenza arriva, se non avevi agito prima, puoi reagire anche nel modo più grandioso che ci sia, ma potrai solo limitare i danni. La reazione è nella maggior parte dei casi solo un pannicello caldo.

E cosa c'entra col COVID19? Che nel momento in cui la prima ondata sembra finire, tu devi pensare al dopo, non all'immediato. Come coloro che venivano definiti "moriremo tutti" o "catastrofisti" (cioè noi che su Twitter ci riconosciamo nel #GruppoCassandra o nel #TeamFauci) da certi medici ed economisti hanno sempre sostenuto: non aprire perché i numeri calano, valuta prima come probabilmente andranno i numeri se (e come) apri. E poi decidi.

Invece no. Invece liberi tutti.

Ma oltre a questo... sfrutta la "pausa" per rinforzare il sistema sanitario, il sistema di controllo.
Non riposare sugli allori.
Invece no. Neanche questo. Niente è stato fatto.
Ricordatevi poi sempre una cosa (e ve lo dico occupandomi di qualità nell'automotive e nella tecnologia medicale, quindi qualche conoscenza la ho): un sistema complesso deve sempre essere tarato sul "worst case". E sanità, istruzione, protezione civile sono sistemi complessi. Gli automatismi di sicurezza devono essere basati sul peggio che possa capitare, non sulla situazione media. Vale in un'automobile come in un sistema sanitario.
E questo nella sanità, nell'istruzione, nella protezione civile non c'è (né in Italia né nella maggioranza degli altri paesi).
Tra la prima e la seconda ondata abbiamo fallito (fallimento anche figlio di politiche precedenti alla pandemia, comunque). Ormai è evidente che falliremo anche tra seconda e terza (anche se la seconda non è ancora finita). Speriamo che dopo la terza impareremo per le pandemie future (che ci saranno, eccome se ci saranno, anche grazie al cambiamento climatico, come scrissi qui).

Tornando al "fare le cose quando non servono", vi segnalo un'interessantissima intervista a Stefano Merler della Fondazione Bruno Kessler di Trento. In particolare una frase: "Si deve intervenire quando la situazione non è ancora grave, perché se aspetti quel momento è già tardi".
Riciclando lo slogan di una vecchia pubblicità: meditate, gente, meditate.

Saluti,

Mauro.

venerdì 27 novembre 2020

È morto Maradona

Con tutto il rispetto e l'affetto per un grandissimo del calcio che ci ha fatto divertire e meravigliare (ok, quando giocava contro la nostra squadra ci faceva più che altro arrabbiare, ma ci sta), sto leggendo titoli e articoli assurdi.
Ehi, ragazzi, calma... Maradona era un uomo, un calciatore (seppur incredibile), non un supereroe, non una divinità (anche perché le divinità non esistono, i supereroi invece forse sì)!

E poi, siamo sinceri, smettetela di chiedervi se il più grande sia stato Maradona o Pelé.
Qualunque risposta vi diate, comunque sbagliate... il più grande è stato Cruijff.

Saluti,

Mauro.

martedì 6 ottobre 2020

Il decreto di Washington - reprise

Nel 2017 scrissi questo articolo in cui di fatto dicevo che lo scrittore danese Jussi Adler Olsen nel 2006 aveva "previsto" Donald Trump.

Ai tempi, oltre all'originale danese, esisteva solo la traduzione in tedesco.
Quella in italiano purtroppo la aspettiamo ancora, ma fortunatamente dal 2018 è disponibile anche quella inglese: "The Washington Decree", pubblicato da Penguin Random House.

E dato che i paralleli tra quel presidente fittizio e Trump non sono venuti meno, vi invito a procurarvelo e leggerlo.

Saluti,

Mauro.

martedì 28 luglio 2020

Il rasoio di Occam... sicuri di averlo capito?

Normalmente il rasoio di Occam viene espresso nella forma secondo cui la spiegazione più semplice per un fenomeno è quella più probabile, quella da preferire.
Sembra ragionevole, però...
Però c'è un problema: cosa significa "semplice"? È una parola un po' troppo generica, non è molto concreta.
Guglielmo di Occam (in originale: William of Ockham) non fu in realtà così impreciso. Lui era logico, rigoroso.
Una delle sue formulazioni fu infatti: "Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem." (cioè: "Non moltiplicare gli elementi più del necessario.").
Formulazioni alternative nella forma, ma non nel contenuto, sono "Pluralitas non est ponenda sine necessitate." e "Frustra fit per plura quod fieri potest per pauciora." (lascio a voi le traduzioni 😉).
Cosa significa questo? Significa che per spiegare un fenomeno bisogna scegliere la spiegazione che abbisogna del minor numero di ipotesi (o di leggi o di prove), indipendentemente dalla semplicità intrinseca di queste ipotesi (o leggi o prove).
Non è la semplicità in sé il valore principale quindi, ma la quantità di ipotesi necessarie.
Altrimenti detto: È il numero di ipotesi determinante, meno ipotesi servono, più è da preferire la spiegazione.
Va però aggiunto che quello di Occam è un principio, non una legge.
Cosa significa questo? Che la spiegazione più semplice è da preferire e che generalmente è quella giusta... ma non lo è sempre! Bisogna verificare che detta spiegazione spieghi veramente TUTTO del fenomeno. Se non lo fa, o non è giusta o non è completa.

Due appunti storici.
1) Occam costituisce il culmine di un percorso cominciato con Moses Ben-Maimon (alcuni dicono addirittura con Aristotele, ma mi pare un po' tirata) e portato avanti da Giovanni Duns-Scoto (senza Duns-Scoto non è pensabile Occam, neanche senza rasoio).
2) Il rasoio di Occam è in fondo la prima pietra che secoli dopo con Newton e soprattutto Galilei portò alla definizione e all'affermazione del metodo scientifico.

Saluti,

Mauro.

giovedì 9 luglio 2020

La fallacia logica di chi minimizza

Uno degli argomenti preferiti da chi difende le aperture, i paesi che chiudono poco o nulla e etichetta come catastrofisti coloro che avvertono dei rischi di una seconda ondata è la mortalità: i morti per milione di abitanti nei vari paesi.

Infatti loro fanno notare che paesi come USA (dove il lockdown è durato poco e le riaperture sono state selvagge) e Svezia (dove di fatto non c'è stato lockdown) hanno a oggi una mortalità inferiore a Italia e Spagna (paesi che hanno avuto un lockdown serio).

Bene, se guardiamo i numeri senza ragionare hanno ragione:
USA: 409 decessi per milione di abitanti;
Svezia: 545;
Italia: 578;
Spagna: 607.

Ma è una fallacia logica (da parte di qualcuno probabilmente c'è anche malafede, non tutti sono semplicemente caduti nella trappola logica).

Vediamo perché (intanto premetto che sarebbe in questo caso più intelligente citare la quantità di malati, non di morti, poi ne capirete il motivo).

Partiamo dalla questione cronologica.
L'outbreak negli USA e in Svezia è arrivato molto dopo che in Italia e Spagna.
Quindi i numeri attuali di USA e Svezia andrebbero confrontati con i numeri che Italia e Spagna avevano alla stessa distanza temporale dall'outbreak di quanto sono oggi USA e Svezia, non con i numeri italiani e spagnoli attuali.
E se lo si fa si vede che la Svezia è messa peggio e gli USA sono più o meno allo stesso livello.

Ma c'è un esempio ancora più evidente: prendete lo UK.
Ha avuto l'outbreak sì dopo Italia e Spagna, ma prima di USA e Svezia. E all'inizio si è comportato come la Svezia e ora come gli USA.
Bene:
UK: 657 decessi per milione di abitanti.
Confrontate con i numeri sopra e fate gli auguri a USA e Svezia.

Però c'è anche un'altra confutazione della fallacia logica di cui sopra.
Una confutazione meno quantificabile ma forse anche più forte di quella cronologica spiegata sopra: ora, almeno in parte, sappiamo curare.

Cerchiamo di capire.
È vero che non c'è ancora una cura universalmente riconosciuta per Covid19, però all'inizio in Italia e Spagna c'era a disposizione (si fa per dire, vista la scarsa trasparenza) solo l'esperienza cinese.
I medici brancolavano nel buio o quasi. È anche probabile che in alcuni casi i pazienti siano morti per terapie sbagliate: i medici andavano a tentativi.
Ora questo non succede più: il mondo (USA e Svezia compresi) ha a disposizione l'esperienza non solo solo italo-spagnola, ma europea tutta (anche se l'UK non sembra averla capita, ma questo è un altro discorso).
I medici non hanno ancora a disposizione una cura standard, ma non brancolano più nel buio. Hanno molte più possibilità di prendere la decisione giusta nei tempi giusti.
E questo abbassa (talvolta abbatte) la mortalità.

Ma questa esperienza evita il morire, non l'ammalarsi.
L'ammalarsi lo evitano le misure di prevenzione che certi paesi (sempre più numerosi, purtroppo) rifiutano di adottare.
Ed è proprio per questo che per giudicare USA e Svezia (ma non solo) è più significativo il numero di casi per milione di abitanti (più significativo ancora sarebbe il numero di ospedalizzati, ma è un dato non facile da avere per ogni paese) che quello di decessi, per quanto cinica la cosa possa sembrare.

E questo numero parla chiaro:
USA: 9647 casi per milione di abitanti;
Svezia: 7359;
Spagna: 6419;
UK: 4236;
Italia: 4009.

(N.B.: qualche giorno fa l'UK ha cancellato circa 30000 casi dal computo totale senza dare motivazioni, questo ha abbattuto il numero di casi per milione di abitanti ivi).

Spero di essere stato chiaro.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 8 luglio 2020

Il circo dei preprint (sul coronavirus)

È comprensibile che gli scienziati vogliano condividere le proprie ricerche il più presto possibile coi colleghi, ma quando questi preprint diventano di dominio pubblico prima di passare per la peer review può essere un problema.

Molti di voi ricorderanno uno studio condotto su pazienti Covid19 in Italia e Spagna a giugno e che in qualche modo associava la gravità dell'infezione al gruppo sanguigno. Studio criticato (e almeno in parte smontato) da più parti.

Ma non è direttamente di questo studio che vi voglio parlare, bensì di uno studio tedesco che su questo si è basato per andare oltre. Studio pubblicato in preprint su bioRxiv il 3 luglio scorso. Intanto chi sono gli autori di questo studio? Svante Pääbo, considerato uno dei più autorevoli paloegenetisti al mondo. Sì, paleogenetista, non biologo, infettivologo o virologo. E Hugo Zeberg, che si occupa di neurologia e antropologia.
Cosa hanno "scoperto" questi due ricercatori, rileggendo i dati dello studio citato all'inizio?
Che i geni associati alla maggiore severità dell'infezione sono i geni che ci accomunano ai Neanderthal. Altrimenti detto: chi di noi ha più geni ereditati dai nostri cugini Neanderthal (che ci sia stato incrocio tra Sapiens e Neanderthal è ormai fatto accertato senza ombra di dubbio da tempo) più sarebbe a rischio di contrarre l'infenzione in forma grave.
Lo studio è già stato smontato, ma in certi ambienti sta ricevendo discreto ascolto e successo.
Un ottimo riassunto di tutti i "bachi" di questo "studio" lo trovate in questo articolo della Süddeutsche Zeitung. Il punto principale è che la serie di geni da cui si è dedotto il collegamento in Europa (da dove vengono i dati) è presente nell'8% della popolazione, mentre nel SE asiatico nel 30% e in Bangladesh addirittura nel 60%. In Bangladesh dovrebbe essere una strage peggiore che in qualsiasi altro posto. Oltretutto un altro scienziato ha fatto notare che questo studio dei paleogenetisti può sì essere importante... ma non certo per capire chi è più a rischio di grave infezione, bensì per capire perché alcuni geni Neanderthal si sono trasmessi e altri sono spariti.
La morale è: è utile condividere gli studi in preprint, ma chi li legge (soprattutto se non esperto del settore) deve prenderli non solo con le pinze... ma anche con guanti, mascherine e disinfettante!

Saluti,

Mauro.

martedì 7 luglio 2020

Le parole della scienza in tempo di pandemia

In questi giorni ho scritto qualche commento ad altrui tweet sulla dichiarizione di Zangrillo secondo cui il virus sarebbe ora clinicamente inesistente, ma non ho scritto nulla di mio.
Stasera vorrei farlo, ma focalizzandomi sulla comunicazione.
Cosa intendo?
A mio parere, e questo indipendentemente dal fatto che abbia ragione o torto, Zangrillo ha espresso il suo pensiero in una maniera dannosa. Dannosa proprio nella forma, non sto qui giudicando la sostanza.
Quando si parla di scienza in pubblico - e a maggior ragione quando la cosa riguarda la salute pubblica - bisogna tener conto di chi ci ascolta. E in questo caso sono soprattutto profani, quindi persone che nella migliore delle ipotesi capiranno in base al senso comune, non in base al senso scientifico.
I tecnicismi non li capiranno o li capiranno in base all'uso comune delle parole, non in base al loro uso scientifico. Se tu dici "virus clinicamente inesistente" tu intendi scientificamente una cosa ben precisa: che il virus non è in questo momento un problema clinico, cioè ospedaliero.
Non intendi che il virus non esista più (e infatti Zangrillo ha poi dovuto specificarlo, ma anche qui con una qualità comunicativa molto, molto scadente). Però è quello che il profano capirà! O al limite capirà che il virus non fa più male, che è diventato totalmente innocuo.
Quindi tu hai fatto danni, anche nel caso che la tua affermazione fosse stata scientificamente corretta al 200%! Cosa credete che abbia spinto, per esempio, il manager vicentino a fregarsene dell'essere contagiato e a rifiutare il ricovero (finendo intubato in UTI e infettando un sacco di gente)?
Quando si parla - e nel campo della salute ancora di più che in altri ambiti - bisogna pensare con attenzione alle parole che si usano e adattarle all'audience.
Lo ammetto, noi scienziati tendiamo spesso a dare per scontate cose che per i non scienziati non lo sono.
Ma mentre nella maggioranza dei casi la cosa può al massimo venire presa come arroganza... in questo caso, dove ne va della vita di migliaia di persone, usare le parole sbagliate è criminale!

Saluti,


Mauro.

lunedì 1 giugno 2020

Quiz di matematica 1 - Twitter

Ogni tanto su Twitter mi diverto a proporre dei quiz sui più svariati argomenti.

Oggi ve ne ripropongo uno qui, di ambito matematico.
Scrivete le vostre risposte nei commenti.

In matematica, quale delle seguenti categorie di numeri non esiste?

1) Numeri reali;
2) Numeri iperreali;
3) Numeri irreali;
4) Numeri surreali.

Saluti,

Mauro.

domenica 24 maggio 2020

Le parole sbagliate del distanziamento

Le parole sono importanti.
Anzi, come disse Claudio Magris, le parole sono fatti.

E purtroppo la cosa che è andata peggio in questi tempi di pandemia è stata la comunicazione.
Quasi dappertutto le autorità non hanno saputo comunicare con chiarezza le proprie decisioni e quanto chiedevano ai cittadini.
Ciò ha provocato ovviamente confusione, peggiorando tra l'altro la situazione psicologica di chi era più fragile.

Ma al di là della comunicazione confusa e contraddittoria, anche per le cose semplici e chiare si sono talvolta usate le parole sbagliate.

Prendiamo l'esempio più eclatante per l'Italia (e probabilmente quello che ha fatto più danni): il dover mantenere una distanza di sicurezza tra le persone per limitare il più possibile il rischio di trasmissione interpersonale del virus.

Il concetto è semplice. E tutti possono capirlo senza problemi. E anche accettarlo.

Però...
Però come lo si è chiamato in Italia? Distanziamento sociale.
Ma ve ne rendete conto cosa significa distanziamento sociale?
Non significa evitare il contatto fisico con gli altri. Significa tagliare i legami sociali con gli altri!
Capite cosa ciò può significare per le persone più fragili o per chi lo ha preso alla lettera?
Vi rendete conto che effetto psicologico può avere su chi capisce quel "sociale" e pensa che gli si chieda di isolarsi tipo eremita?
A parte che, proprio per la formulazione scelta, c'è stato chi lo ha rifiutato a priori e ne ha approfittato per non rispettare neanche il distanziamento fisico, con tutti i rischi connessi.

Chi è stato il genio che ha deciso di definire un distanziamento fisico come distanziamento sociale nella comunicazione ufficiale?

Saluti,

Mauro.

giovedì 14 maggio 2020

Alitalia. Perché?

Io mi sto facendo domande.
Ma in questo momento su Alitalia non su Covid19.
Io ormai non ricordo più quante volte lo Stato ha dovuto (dovuto?) salvare Alitalia e quanti miliardi (oltre a questi tre) sono stati buttati per farlo.

Perché nessuno ha mai avuto il coraggio di staccare la spina?

No, non venitemi a dire che serve a salvaguardare i posti di lavoro.
Primo: i dipendenti Alitalia sono in più o meno costante calo da lungo tempo.
Secondo: i posti di lavoro non li salvi tenendo in vita aziende morte, ma facendo sì che ne vengano creati di nuovi.

E allora?

Normalmente ci sono due motivazioni in questi casi.
1) Motivazioni elettorali: il salvataggio porta voti a chi lo mette in atto.
2) Motivazioni strategiche: l'azienda in questione, pur andando male, è strategica per lo Stato.

Peccato che in questo caso non regga nessuna delle due motivazioni.
1) Quanti voti possono garantire i dipendenti Alitalia e i loro famigliari (contate pure anche l'indotto)? Tenendo anche conto che salvarla rischia di fare perdere voti presso il resto dell'elettorato?
2) Alitalia poteva essere strategica quando esistevano le cosiddette compagnie di bandiera e la concorrenza privata era trascurabile. Oggi nessuna ex compagnia di bandiera può essere considerata strategica, non solo Alitalia (neanche Lufthansa o British Airways lo sono più). Se Alitalia è strategica, allora lo sono anche ATAC, AMT e ATM.

E allora perché?

Perché? Perché? Perché?

Saluti,

Mauro.

sabato 9 maggio 2020

Impariamo dagli errori della Germania

La Germania ha riaperto prima e più dell'Italia, illudendosi dei suoi dati su contagi e decessi da Covid19.

E ora qui in Germania il famoso e famigerato numero di riproduzione di base (o R0) è schizzato verso l'alto.
Dopo aver toccato il minimo mercoledì scorso (R0=0,65) ha ricominciato a salire e oggi è tornato sopra il valore di 1 (R0=1,1).

Essere sopra o sotto 1 è importantissimo: sopra 1 il contagio accelera, sotto 1 rallenta.


(Grafico mio, dati del Robert Koch Institut).

Che l'Italia osservi e non faccia cazzate.

Saluti,

Mauro.

venerdì 8 maggio 2020

Il Pentagono e gli UFO

Avete letto tutti nei giorni scorsi notizie secondo cui il Pentagono ha diffuso dei video a conferma dell'esistenza degli UFO.
Bufala.
Il Pentagono non conferma proprio nulla. Basta leggere la nota ufficiale. 
Il problema è che gli "ufologi", i complottisti e gli analfabeti funzionali confondono "non spiegato" con "inspiegabile".
Al mondo ci sono tantissime cose non (ancora) spiegate, ma l'unica cosa veramente inspiegabile è la persistente credenza nei complotti, nelle leggende.

Tornando ai video di cui sopra: io non ci ho visto nulla di inspiegabile.
Solo cose che potrebbero avere più spiegazioni (e io non so ovviamente quale sia quella giusta).
Temo che il problema sia anche la confusione che si fa tra UFO ed extraterrestri.

Certo, se pensiamo al cinema sono (quasi) la stessa cosa, nel senso che gli extraterrestri sono coloro che guidano gli UFO 😉
Ma in realtà, vedendo le cose da un punto di vista scientifico, la differenza è enorme.
Io provai a spiegarla qui.

Saluti,

Mauro. 

lunedì 4 maggio 2020

Un brutto giorno per la Germania

Oggi è un brutto giorno qui in Germania.

E no, non c'entra la pandemia.

Oggi è stato definitivamente archiviato il processo per la tragedia della Love Parade di Duisburg del 2010.
È un brutto giorno perché si è scelto di archiviare senza arrivare a sentenza (e molti prevedevano che comunque anche senza archiviazione il processo si sarebbe protratto fino a fine luglio, in modo di far scattare la prescrizione).
Eppure fu una strage praticamente voluta.

Cosa intendo?

Ai tempi io a Duisburg ci lavoravo e passavo ogni giorno davanti all'area dove si sarebbe tenuta la Love Parade.
Quell'area non era né pronta (i lavori preparatori non erano conclusi) né adeguata (l'area avrebbe potuto contenere un decimo, massimo un quinto della folla prevista).
Ne scrissi subito qui.

La volontà di fare chiarezza non c'è mai stata. Mai.
Infatti basti dire che il processo è cominciato più di sette anni dopo l'evento.
Proprio un processo per direttissima.

Eppure i fatti erano noti, la documentazione disponibile e i possibili responsabili conosciuti fin da subito.
Del resto c'erano anche responsabilità politiche. La tentazione di insabbiare era forte.

E devo essere sincero: io quando nel giugno 2017 venne annunciato il processo dubitavo che alla fine lo avrebbero tenuto.
Tanto che nel dicembre 2017, quando cominciò effettivamente, ne scrissi quasi stupito.

Subito era chiaro il rischio prescrizione: non essendovi tra le ipotesi di reati in causa l'omicidio, essa sarebbe scattata il 23 luglio 2020.
Nel febbraio 2019 venne già archiviata la posizione di sette dei dieci imputati.
Oggi, 4 maggio 2020, l'archiviazione definitiva.

Anzi tombale.

Saluti,

Mauro.

domenica 3 maggio 2020

Domande sull'Italia (e non solo)

Oggi pomeriggio in un gruppo chiuso su Twitter, Enrico Marani ha posto alcune interessanti domande, prima generiche e poi specifiche sull'Italia.
Visto che mi aveva indirettamente chiamato in causa, invitando i membri che vivono all'estero, ho provato a rispondere alle sue domande.
In base, ovviamente, alle mie conoscenze, idee e opinioni.
Non vi posso mettere il link al dialogo originale perché, essendo un gruppo chiuso, non vedreste comunque niente.

Vediamo le domande e le mie risposte (queste ultime un po' più articolate rispetto a quanto scritto su Twitter).

La domanda semplice: qual è il peso della dimensione nazionale di un paese in relazione a quella internazionale? A volte nella discussione sembra che il "cortile di casa" sia un semplice pollaio per allocchi, mentre le decisioni vere siano prese in UE, BCE, Cina, USA, ecc.

La domanda in realtà non è semplice quanto sembra.
Se penso a dove vivo, la Germania, il "cortile di casa" è molto importante, sia per la politica che per la gente.
Ma non solo a livello nazionale, anche a livello regionale dei singoli Länder.
Anche le decisioni della UE a cui la Germania deve semplicemente obbedire (o magari non è obbligata, ma le convengono quindi le accetta e basta) vengono spesso presentate come decisioni prese "con la" UE e non "dalla" UE, per far sì che vengano accettate più facilmente (e per evitare che la UE venga considerata una dittatura).

Detto questo ritenete quindi importante seguire sviluppo nazionale con attenzione? Capita, almeno a me è capitato, di sentirsi dire, ma cosa segui queste cose che non contano nulla, pensa più in grande.

Intanto va detto che "pensare in grande" io personalmente lo associo più ai temi che al livello "geografico", locale o globale che sia.
Comunque al di là di questo la risposta a questa domanda è a mio parere più semplice di quella precedente.
Per quanto possibile bisognerebbe sempre cercare di seguire in parallelo sia il livello locale che quello globale.

E poi vi chiedo di Italia. [...]

Italia rischia deriva venezuelana?


Se non fossimo dentro la UE e nell'area Euro, avrei effettivamente paura. La mentalità pentastellata è quella. E quella leghista o di FdI non è molto diversa (quindi tornassero al potere da questo punto di vista non cambierebbe niente).
Per questo - pur con tutti gli errori che sta facendo la UE - serve che l'Italia resti attaccata con le unghie e con i denti all'Europa.
È vitale che lo faccia, comunque si comporti la UE.

Conte è unica opzione plausibile?

Io credo che il Conte II non fosse l'unica opzione plausibile/possibile alla caduta del Conte I.
Io continuo a essere convinto che il PD abbia commesso un errore nel non voler andare alle urne, la paura è stata cattiva consigliera (ne scrissi qui).
Oggi purtroppo non vedo alternativa a Conte all'interno del Parlamento, nel senso che non vedo possibili maggioranze alternative.
A meno di non passare a un governo tecnico o "del Presidente".
Ma al di là del dubbio sul se e quanti partiti lo accetterebbero (tale governo dovrebbe avere comunque la fiducia del Parlamento), chi sarebbe così pazzo da accettare oggi l'incarico per guidare detto governo?
Draghi? Cottarelli? Cartabia? Colao? Altri?
Comunque li si giudichi politicamente, pazzi non sono, quindi non credo si suiciderebbero accettando.

Conte essendo da sempre un paravento chi rappresenta?

Conte I rappresentava, senza se e senza ma, Casaleggio e chi sta dietro Casaleggio.
Conte II è un mistero. Certo non si è ancora staccato, svincolato da Casaleggio, ma lo rappresenta quanto lo rappresentava Conte I?
In realtà sembra guardarsi intorno, come a cercare chi possa garantirgli maggiori possibilità di sopravvivenza politica.

C'è da preoccuparsi per attuale situazione o si esagera inutilmente?

Obiettivamente noi italiani tendiamo sempre a esagerare ogni situazione, in un senso o nell'altro, ma la situazione è sicuramente seria e pericolosa.
Al di là degli eventuali fini di chi dovesse tirare le fila da dietro le quinte, mai abbiamo avuto una classe dirigente (e metto insieme governo e opposizione) di così basso livello intellettivo e intellettuale (e politico!) di quella attuale.
Neanche durante il peggior pentapartito o il peggior Berlusconi.

M5S è forza democratica o no?

Questa è la domanda più facile di tutte: no, il M5S non è forza democratica. E non è mai stata intenzione di chi lo ha creato che lo fosse o che lo diventasse.

Saluti,

Mauro.

giovedì 30 aprile 2020

In Germania si guarisce (nel Regno Unito no)

Una domanda che ho visto fare in molte sedi riguardo alla pandemia da COVID19 è quella riguardo i guariti.
I vari paesi hanno percentuali di guariti rispetto ai casi totali accertati enormemente diverse tra loro. Nella grafica un confronto (in verde i guariti).


 

Il problema qui è molto semplice: ogni paese usa protocolli diversi per definire i guariti.

Un malato acuto e un morto non li puoi nascondere (puoi sempre far finta che le cause siano altre, ma non è questo il tema di questo articolo).
Un guarito invece puoi farlo spuntare dal nulla.

Tobias Wilke, giornalista freelance tedesco, ci spiega per esempio i tanti guariti tedeschi (qui l'articolo).

Il protocollo usato in Germania e preparato dal RKI prevede quanto segue.
Chiunque sia in quarantena casalinga (o altro luogo privato), dopo essere stato testato positivo o dimesso dall'ospedale, è considerato guarito dopo 14 giorni di quarantena e 48 ore senza sintomi da COVID19 acuto.
Senza nuovo test.
Basta un colloquio col medico.

Ma c'è di più.
Guardate l'immagine.


Cosa c'è scritto? Che se un quarantenato (non vale per i dimessi dall'ospedale) dopo 14 giorni venisse di nuovo testato e trovato positivo, non va considerato automaticamente contagioso.
Va giudicato caso per caso dagli enti preposti.

Saluti,

Mauro.

Aggiornamento 01.05.2020:
Avrete tutti notato l'altro numero apparentemente assurdo, per motivi opposti a quello tedesco: lo 0,5% di guariti del Regno Unito.
Come mai i britannici non guariscono?
Ho cercato numeri e protocolli, sia sui siti ufficiali britannici, che su siti di raccolta dati e analisi statistiche: l'impressione è che nel Regno Unito non sia stato preparato nessuno protocollo riguardo ai guariti e quindi essi non vengano contati (o per lo meno non comunicati ad autorità centrali).
Se scoprirò di più, farò un altro aggiornamento. 

giovedì 23 aprile 2020

La app e il virus

Tutti ormai sappiamo della app "Immuni" per il tracciamento del Covid19.
Io non ho le competenze per valutare tecnicamente la app in sé e, oltre ciò, non voglio lasciarmi andare a dietrologie varie (anche se forse non sarebbero proprio dietrologie, date informazioni riservate che ho).
Però ci sono tre domande che sorgono comunque spontanee, indipendentemente dalle informazioni e dalle competenze che uno ha o meno.

Domanda numero 1
Come può un'app di tracciamento funzionare se non ci sono test a tappeto? Per lo meno se non ci sono test per tutti i sintomatici?

Domanda numero 2
Si dice che già diciamo tutto (o quasi) di noi a Google, Facebook & co., quindi che male c'è a dirlo al governo? A parte che a Google, Facebook & co. la maggioranza di noi dice meno di quel che si racconta... loro non possono modificare le leggi in base alle informazioni raccolte. Un governo sì. Non è pericoloso?

Domanda numero 3
Visto lo scopo della app, in un mondo ideale dovrebbe venire cancellata automaticamente appena finita la pandemia. Qualcuno ha pensato a questo?

Saluti,

Mauro.

lunedì 20 aprile 2020

Pandemie e cambiamento climatico

Al di là del prenderli sul serio o meno, molti considerano il problema delle pandemie e quello del cambiamento climatico come problemi separati.
Sbagliato.
Sono legati tra loro.

Il riscaldamento globale è un fatto. Ci sono ancora alcuni negazionisti, ma sono quattro gatti (e soprattutto ormai cercano di negare le cause umane*, non il riscaldamento in sé).
Le pandemie sono anche un fatto. Ne stiamo vivendo una e la storia ce ne ricorda altre (tipo la spagnola del 1918).

Come vanno insieme le due cose?
In due modi diversi.

Il primo riguarda il ruolo dell'inquinamento nella diffusione dell'attuale virus, del coronavirus COVID-19.
Leggetevi i link proposti da Leonardo Becchetti.
Non serve che io aggiunga nulla a quanto detto da lui (anche in altri tweet, non solo in quello proposto).

E poi c'è una cosa indipendente dalla pandemia attuale, ma potenzialmente molto più grave e di cui ho parlato spesso con l'amica Stefania Conti.
Il riscaldamento globale fa sciogliere il permafrost.
Ma congelate nel permafrost ci sono un sacco di cose. Non solo carcasse di mammut. Anzi importante può essere quello che queste carcasse contengono.
Lo scioglimento del permafrost può liberare virus e batteri congelati da millenni... e contro cui né noi umani né gli animali odierni abbiamo difese in quanto a noi sconosciuti.
(Oltre a liberare gas metano, che aumenta l'effetto serra e quindi instaura un circolo vizioso).

Saluti,

Mauro.

*Confesso, fino a 15 anni fa avevo anch'io dubbi sulle cause umane e non naturali... ma da fisico ho letto e capito gli studi al proposito e quindi compreso che i miei dubbi erano ingiustificati. Una parte naturale c'è, ma è minima. Il grosso è colpa nostra.

P.S.:
Tre letture interessanti al proposito.
"Lo scioglimento dei ghiacci è più pericoloso del coronavirus" (essendo di inizio febbraio le affermazioni sul coronavirus sarebbero comunque da aggiornare).
"Le pandemie sono una delle conseguenze della perdita di biodiversità".
"Il virus siamo noi, nessuno si senta offeso. Un'intervista a David Quammen".

venerdì 17 aprile 2020

I misteri del tedesco 18 - I würstel non esistono

È un po' di tempo che non vi parlo di lingua tedesca, ma uno scambio odierno con Paola su Twitter mi ha dato uno spunto.

In Italia si mangiano volentieri i würstel.
È una delle poche cose tedesche che praticamente tutti gli italiani apprezzano (vegetariani a parte, logicamente, ma qui il fatto che sia tedesca non c'entra nulla).

Però... come sapete con me c'è quasi sempre un però 😉
Però i würstel non esistono.
O meglio, esistono solo in Italia.

Ma come, direte ora, ma se li ho mangiati un sacco di volte in vita mia! E se li ho visti dappertutto in Germania e in Austria!

In realtà avete mangiato qualcosa che non si chiama così.
Würstel è in realtà una deformazione della parola "Wurst", che significa semplicemente insaccato, o del suo diminutivo "Würstchen", che indica un salsicciotto generico, non un tipo particolare di salsicciotto.
In tedesco würstel non esiste (anche il plurale di "Wurst" è diverso, anche se di poco: "Würste").

Se venite in Germania e volete mangiare i würstel dovete cercare i "Wiener (Würstchen)", cioè i "(salsicciotti) viennesi".

Saluti,

Mauro.

mercoledì 15 aprile 2020

COVID19: chi è più credibile sui numeri?

Ormai sappiamo tutti che i dati non sono corretti in nessun paese, in particolare quello dei contagiati totali, ma anche gli altri non scherzano.
I motivi sono vari.
C'è chi ha problemi materiali nel raccoglierli, chi ha commesso errori metodologici, chi ancora confonde COVID19 con altre patologie, chi li manipola, ecc.
E in molti casi un misto di tutti questi motivi.

Ma c'è una domanda interessante da porsi: c'è un modo di vedere quali numeri sono più affidabili e quali meno? Quale paese, che sia per bravura, onestà o fortuna, è più credibile?

Sì, c'è.
E quel metodo è guardare le proiezioni degli istituti di ricerca specializzati.
Ma come, direte voi, le proiezioni riguardano i numeri futuri, non quelli passati!

Bene, seguitemi.
Intanto premetto che uso come esempio le proiezioni dello Institute for Health Metrics and Evaluation della University of Washington.
Non so, ovviamente, se sono le migliori in assoluto, ma sono molto consigliate da esperti su entrambi i lati dell'oceano e l'istituto ha un'ottima nomea.

Veniamo al punto.
Perché le proiezioni ci dicono qualcosa sulla credibilità dei dati raccolti materialmente?
Allora, la prima cosa da dire che le incertezze sulle proiezioni sono inevitabili: primo proprio per la non correttezza dei dati e secondo perché la diffusione del virus può sempre venire modificata da nuove variabili (scelte politiche, scelte mediche, ecc.).
Queste ultime ovviamente non hanno un legame (non matematico almeno) con la precisione dei dati.
Queste proiezioni sono fatte usando algoritmi complessi, ma al di là della complessità il punto per noi importante è che in questi algoritmi ci sono anche delle costanti e queste costanti sono (o derivano da) i dati già noti.
Perché tutti sappiamo che i dati di tutti i paesi sono imprecisi, il creatore dell'algoritmo non ha potuto mettere nella sua formula costanti secche per i dati di partenza, ma ha dovuto usare un intervallo di valori.
E in base a questo intervallo di valori poi l'algoritmo ti propone un intervallo di incertezza sulle cifre previste, sulle proiezioni.

Più ampio è questo intervallo di incertezza, più incerti sono i dati di partenza. Quindi meno credibili.

Prendiamo le proiezioni dell'IHME (l'istituto di cui sopra).
Userò come paragone quattro paesi importanti e significativi, ma voi potete divertirvi a guardare anche gli altri paesi qui.

Stati Uniti


Germania



Italia




Spagna



Notate le incertezze piccole di Italia e Spagna (soprattutto Italia)?
E quelle enormi di Germania e Stati Uniti? 

Cosa significa questo?

Che chi ha creato l'algoritmo ha ritiene concretamente i dati italiani e spagnoli attuali più affidabili di quelli statunitensi e tedeschi.
Quelle incertezze sulle proiezioni dimostrano che per USA e Germania ha usato un intervallo di partenza molto più ampio che per l'Italia e la Spagna.


Per chi volesse informarsi sui modelli usati dallo IHME, potete trovare articolo e file vari qui.

Saluti,

Mauro.