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lunedì 22 giugno 2026

Non sopporto questa espressione!

"Oh my gosh!"

Non la sopporto. È puritanesimo ipocrita.

Oltreoceano, pur di non dire "Oh my God!" si sono inventati questo "gosh".
È la tipica dimostrazione del carattere ipocrita della società statunitense.
Credono, dicendo "gosh", di diventare più corretti, più puliti.
Ma "Oh my God!" non è una bestemmia. È un'espressione usata senza problemi in tutte le lingue per esprimere stupore o sensazioni simili, talvolta anche orrore, ma mai per bestemmiare!
Anche in inglese! Dubito che un britannico userebbe mai "gosh"... almeno, io sono stato tante volte nel Regno Unito e ho avuto tante volte a che fare con britannici sul continente... e tutti dicevano tranquillamente "Oh my God", quando serviva.

E no, non venitemi a fare il confronto con l'italiano "porco zio"... in italiano l'espressione originale è una bestemmia, "Oh my God!" (come "Oddio!" o "Dio mio!" in italiano) no, non la è.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 10 giugno 2026

I misteri del blog: una lingua strana

Io tengo varie statistiche riguardo questo blog.
Ma lo faccio solo perché sono un appassionato, un malato di statistica e matematica, non per cercare modi di conquistare nuovi lettori e magari poi di monetizzare il blog (al massimo per migliorarlo, valutando le cose che interessano di più i lettori e quelle che interessano meno).
Infatti queste statistiche le uso, le studio e le aggiorno... ma non le pubblico, le tengo per me.

E le statistiche di questi primi giorni di giugno mi hanno presentato una sorpresa.
A giugno ho ricevuto visite da Italia, Germania e Spagna. Tutto normale: scrivo principalmente in italiano (oltre che essere italiano), vivo in Germania e la Spagna è un paese da cui ho sempre ricevuto visite.
E queste visite sono state fatte in quattro lingue (si intende la lingua su cui è impostato l'IP di chi mi legge, non la lingua in cui scrivo io).
Tre sono logiche: italiano, tedesco (vedi sopra) e inglese (molti IP sono impostati in inglese indipendentemente da dove siano posizionati).
Ma la quarta è il Rundi (noto anche come Kirundi), una lingua Bantu diffusa soprattutto nello Stato africano del Burundi, dove oltretutto la lingua europea "di casa" è il francese, non italiano, tedesco o inglese.
Però dal Burundi e paesi limitrofi non ho ricevuto visite.

Misteri del web... e del blog.

Saluti,

Mauro.

sabato 14 marzo 2026

Il giorno saturo

Gli anglofoni hanno ragione a chiamare il sabato "saturday".
Ma neanche loro sanno perché.
Credono che "saturday" abbia a che fare col pianeta Saturno. E i linguisti sostengono questa ipotesi.
Ma... la realtà è molto più terrena: il sabato, il "saturday", è il giorno che arriva alla fine della settimana lavorativa, il giorno a cui arrivi saturo ("saturated" in inglese), senza più energie né voglie.
Il giorno in cui hai solo desiderio di riposare, di recuperare... in quanto appunto ormai saturo.

E no, non venitemi a presentare migliaia di studi linguistici su sabato e Saturno.
Sapete benissimo anche voi che ho ragione, qualsiasi cosa possano dire i professoroni della linguistica 😉

Buon sabato saturo a tutti!

Saluti,

Mauro.

venerdì 3 ottobre 2025

Targhe tedesche 6

A Coburg fa freddo... ma ce lo dicono in inglese, così anche il cold sembra cool...


Saluti,

Mauro.

martedì 8 luglio 2025

I misteri del tedesco 37 - Panini e bambini

Stavolta la cosa non riguarda solo il tedesco, ma l'intero mondo linguistico germanico, inglese in primis.

Le parole italiane sono amate, soprattutto perché (in particolare nella gastronomia) fanno figo.
In parte si tratta del famoso (e come tema trattato da molti altri meglio di me) italian sounding. Ma solo in parte.
In parte più grossa si tratta di ignoranza linguistica.

Tutti coloro che sono stati almeno un paio di settimane in Germania hanno scoperto che per i tedeschi zucchini è un singolare, indica il nostro zucchina/o, non certo il nostro plurale zucchine/i.
E lo stesso vale per panini. Per i tedeschi e gli inglesi panini è il nostro panino. Il loro plurale (generato degli inglesi, va detto, i tedeschi hanno solo copiato) è paninis.

Ma poi ci sono anche i bambini. Per i tedeschi e gli inglesi fa figo usare la parola italiana invece che il tedesco Kinder o l'inglese Children.
Peccato solo che non sappiano che bambini in italiano è solo plurale.

Insomma, per chi parla una lingua germanica... l'italiano esiste solo al plurale.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Aggiornamento 26.07.2025.
Qui un esempio (su rivista di divulgazione scientifica) che usa "Spaghetti" come se fosse singolare (la traduzione del testo della prima frase nel sottotitolo è "Ha le dimensioni di uno spaghetto corto ed è a rischio estinzione"... ma traducono spaghetto con "Spaghetti"):


domenica 20 aprile 2025

Twenty-Twenty

Oggi voglio scrivere di un anglismo che non usa parole inglesi, ma che forse proprio per questo è anche peggio.

Quando parliamo, come esprimiamo il numero che esprime un particolare anno?

Prendiamo per esempio il mio anno di nascita: 1968.
In italiano lo dico millenovecentosessantotto.
Ma in altre lingue per gli anni si usano forme particolari.
In tedesco, per esempio, dico neunzehnhundertachtundsechzig (cioè diciannovecentoesessantotto), e non eintausendneunhundertachtundsechzig, come invece farei per esempio per una somma di denaro o per un numero civico.
In inglese invece dico nineteen-sixtyeight (cioè diciannovesessantotto), e non one thousand nine hundred and sixtyeight.

Sono regole che possono suonare comiche, strambe ma che sono ben conosciute e valide da una mezza eternità.
Quindi regole facili da seguire e chiare a tutti.

Però... dal 2020, dalla pandemia, in Italia e in Germania (soprattutto in Germania, va detto) si è diffusa la mania di scimmiottare l'inglese è così 2020 diventa venti-venti o zwanzig-zwanzig, copiando twenty-twenty.
Il massimo dell'uso di questa forma si è avuto l'anno dopo, nel 2021, con le ritardate Olimpiadi di Tokyo.

Questa cosa mi è tornata vivida l'altro giorno quando, ascoltando la radio BR24, ho sentito zwanzig-fünfundzwanzig (cioè venti-venticinque) per parlare del 2025 (il servizio parlava del 2025 come chiusura del primo quarto del secolo... già l'intelligenza che serve per ideare un servizio del genere lascia a desiderare, comunque).

Ma a voi non fa schifo questa moda?

Saluti,

Mauro.

sabato 1 giugno 2024

Gli italiani, il tedesco e i cani

Perché gli italiani (e non solo loro) pronunciano le parole tedesche come fossero inglesi?
E perché soprattutto si inventano traduzioni che non esistono?
E perché usano parole generiche come fossero nomi propri e viceversa?

E succede anche in ambiti professionali.

Per esempio ho appena sentito in un video su un canale che si occupa (seriamente, non da dilettanti ignoranti) di fauna che Hund in tedesco significherebbe segugio.
Col cavolo che significa segugio!
Hund significa semplicemente... cane.
Segugio in tedesco è Spürhund!

Qui il video incriminato.

Saluti,

Mauro.

sabato 15 luglio 2023

L'inglese che ci hanno insegnato male a scuola

Quando andavo a scuola io (ormai quasi preistoria) a lezione di inglese ci hanno sempre raccontato una favola. Quella delle tre "cester".
Ci hanno sempre detto (almeno all'epoca, forse oggi non è più così) che esistevano tre città terminanti con "cester" in cui questo finale (per inciso: derivante dal latino "castrum") andava pronunciato in maniera assolutamente irregolare: Leicester, Gloucester, Worcester. E solo queste tre.

Falso!

C'è anche Bicester... ma anche Godmanchester (che nonostante la h non si pronuncia come Manchester e "chester" è equivalente a "cester" come origine e significato).
E altre, tipo Alcester, Towcester e forse di più.

Insomma, mentre la pronuncia di "chester" in Godmanchester sembra essere veramente un'eccezione... quella generale di "cester" mi sembra un'eccezione mica tanto eccezionale.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Cliccando sui link arrivate a una pagina dove ascoltare la pronuncia corretta del nome.

sabato 22 gennaio 2022

Falsi amici e vera ignoranza!

Voglio parlarvi oggi di falsi amici e di vera ignoranza, nell'ambito della scienza e dell'istruzione in generale.
Mi limiterò ai falsi amici (non tutti proprio falsi amici, come poi capirete) in inglese, visto che dalle altre lingue - francese, tedesco, ecc. - il problema è meno pregnante.

L'esempio più tipico è il nitrogeno. In quanti romanzi e film avete letto o sentito questa parola? In tantissimi!
Però in italiano - per lo meno in italiano moderno - questa parola non esiste.
L'inglese nitrogen in italiano è l'azoto.
Visto che nitrogeno in italiano oggi non esiste, qui in realtà si tratta di pura ignoranza, non di un falso amico. Pura ignoranza. Nient'altro.

I successivi sono invece falsi amici (che possono ingannare una volta, ma se ripetuti sono anche loro alla fine solo crassa ignoranza).

I due ovviamente più famosi che (forse) tutti conoscete, avete incontrato nel corso del tempo hanno di nuovo a che fare con elementi chimici: carbon e silicon.
Carbon in inglese indica il carbonio, ma la stampa italiana ama tradurlo con carbone, che in inglese si traduce coal.
Silicon invece in inglese significa silicio, ma in Italia lo vedete spesso tradotto con silicone, che in inglese - udite, udite! - invece si traduce con... silicone!

Ma ora lasciamo la chimica e passiamo alla matematica (si fa per dire).
A me è capitato più volte di vedere tradotto addiction con addizione. Ma in inglese addiction non ha niente a che vedere con le somme. Addiction è la dipendenza (da droghe, alcol o qualsiasi altra cosa di carattere fisico-psicologico). L'addizione, la somma in inglese si traduce con sum o - meno usato - addition. Senza c.

E cosa succede quando vogliamo andare a studiare in libreria... ops, no, non in libreria, in biblioteca!
Infatti la library che tutta (o quasi) la stampa italiana traduce con libreria, in realtà è una biblioteca. L'italiana libreria in inglese è bookshop o bookstore (se intesa come negozio) oppure bookcase (se intesa come mobile, come oggetto d'arredamento).

E nelle biblioteche come anche nelle aule universitarie e altri luoghi analoghi... nei paesi anglosassoni si tengono le lectures, che non sono letture. Una lecture nel mondo anglosassone è una lezione oppure una conferenza, o più precisamente il contributo che un partecipante fa alla stessa, una presentazione. La nostra lettura in inglese viene resa con reading.

Però, prima di andare all'università (con o senza biblioteche) un ragazzo normalmente passa dal liceo, talvolta chiamato ginnasio (in Italia il ginnasio sono i primi due anni del liceo classico, in Germania invece il Gymnasium è proprio il liceo).
Ma quindi il gymnasium inglese è anche il nostro liceo? No, non proprio... il gymnasium (alias gym) in inglese viene dal greco antico γυμνάσιον che significa palestra. In inglese la parola gymnasium nel senso di liceo viene usata solo per chi ha studiato in scuole all'estero, in particolare nell'area germanica.
Il nostro liceo in inglese è semplicemente high school.

Ma alla fine tutti questi luoghi sono frequentati da persone desiderose di imparare, no? Infatti sono piene di scolari, cioè di scholars.
Ehm, no, non proprio... le scuole sono sì piene di scolari, ma gli scholars generalmente li trovi nelle università e in altre istituzioni superiori dove al massimo ci sono studenti, non scolari.
Infatti, lo scholar in inglese non è lo scolaro (che in inglese è reso con pupil) ma lo studioso, il ricercatore (soprattutto in campo umanistico).

Ma falsi amici si trovano anche quando, dopo gli studi, andiamo a lavorare nell'industria e crediamo di esserci lasciato quanto sopra alle spalle.
Quanto ottimisti eravamo!

Nel nostro lavoro quotidiano ci troveremo ad avere a che fare con dati su cui dobbiamo lavorare. I nostri colleghi anglofoni per il lavoro su questi dati usano il verbo to process... e noi (soprattutto la nostra stampa) da bravi pappagalli parliamo di processare i dati. Sbagliato! To process in italiano si traduce con elaborare. Processare ha a che fare con la giustizia civile e penale e in inglese si traduce con to take to trial (letteralmente: portare a processo). E noi non portiamo in tribunale i dati! (Oddio... i TAR talvolta ci provano...).

Ma neanche le patenti... ops, i brevetti ne escono indenni.
Infatti l'inglese patent viene normalmente tradotto dai nostri giornali con patente. Che (scusate il genovesismo) non c'entra un belino.
L'inglese patent indica il brevetto. Se in un paese anglofono vogliamo una patente per qualcosa dobbiamo fare una domanda per una licence (per esempio la nostra patente di guida è una driving licence, non una driving patent).

E potrei fare tanti altri esempi, ma per ora mi fermo qui.

Magari ci sarà una seconda puntata.

Saluti,

Mauro.

domenica 23 maggio 2021

I jeans... mito americano, che di americano non ha nulla

Per molti, in tutto il mondo, i jeans, o meglio i blue jeans, sono parte integrante del mito americano.

Ormai tutti sappiamo che blue jeans significa semplicemente blu di Genova.
Ma cosa collega la parola jeans al nome di Genova?
Questo non tutti lo sanno: la Francia! Sì, la Francia. Vi stupite? Seguitemi.
La tela di cotone che oggi conosciamo come blue jeans è nata come tela per pantaloni da lavoro a Genova, per la precisione per i lavoratori del porto di Genova, i famosi camalli.
Però questa tela oltreoceano ci arrivò attraverso la Francia, non direttamente da Genova... e in francese Genova si dice Gênes... ma dato che gli anglofoni non sono in grado di pronunciare altre lingue (ok, anche con la propria hanno problemi, non esistendo pronuncia univoca per grafie uguali, ma adesso andiamo fuori tema) quel Gênes loro lo pronunciavano jeans. E come jeans si è diffuso nel mondo.

Chiarito questo ora mi direte: ok, la tela è nata a Genova, ma poi tutto il resto è americano, vero?
Ehm... no, anche tralasciando Genova di americano nei jeans c'è ben poco.

La tela genovese era molto grezza. Tela da lavoro, appunto.
I francesi, una volta scopertala, ne vollero fare una tela sempre da lavoro ma non così grezza come in origine.
E quindi inventarono quella che è la tela da jeans oggi più diffusa al mondo: il denim.
Perché, di sicuro non lo sapete, ma anche la parola denim è una storpiatura degli anglofoni dal francese: denim altro non significa che... de Nîmes, cioè tela di Nîmes, città francese.

Ma andiamo oltre.
Finora abbiamo parlato solo della tela, non dell'estetica.
Il modello di jeans, a livello estetico, venne definito oltreoceano dalla Levi Strauss (che noi conosciamo come Levi's) e quindi voi mi direte: quindi almeno l'estetica del jeans è americana! Almeno il design viene da oltreoceano.
Per niente.
Levi Strauss (nato Löb Strauß) era un ebreo bavarese che, trasferitosi negli Stati Uniti, creò il jeans moderno. Ma per l'aspetto estetico si ispirò in origine ai tipici pantaloni da lavoro in pelle bavaresi (ma non quelli che conoscete voi dal folklore, bensì quelli veri da lavoro, generalmente scamosciati).

Quindi, come vedete... Genova, Nîmes, Baviera.

Cosa rimane di americano?

Saluti,

Mauro.

venerdì 9 aprile 2021

Paradiso o oasi? (I misteri del tedesco... edizione speciale)

Anni fa vi raccontai qui dell'errore che portò alla nascita dell'espressione "paradiso fiscale".

Però mi dimenticai una cosa.

In Germania se vuoi nascondere ricavi e guadagni, non cerchi porti o paradisi, ma oasi: cerchi le Steueroasen (anche se talvolta pure qui si parla di Steuerparadies)!

Saluti,

Mauro.

sabato 2 gennaio 2021

I misteri del tedesco 19 - Un telefonino maneggevole

Come chiamano i tedeschi colloquialmente il telefono cellulare alias telefonino (e spesso traslano questo nome anche allo smartphone)?

Lo chiamano Handy!

E gli anglofoni, ovviamente, non capiscono.

Intanto vediamo per prima cosa come si chiama ufficialmente il telefono cellulare in tedesco.
In tedesco l'espressione corretta è Mobiltelefon.
Che, guarda caso!, corrisponde alla definizione inglese mobile phone (cell phone è la definizione d'oltreoceano e corrisponde alla definizione italiana).

Però handy esiste anche in inglese. La parola in sé non se la sono inventata i tedeschi.
Ma handy in inglese è un aggettivo, non un sostantivo, e significa pratico, maneggevole (e va detto che il telefonino lo è, ma come tantissime altre cose) o in altro senso versato, capace.

Ma i tedeschi da dove hanno tirato fuori Handy come sostantivo?

In tedesco questo finto anglicismo si è diffuso a partire dal 1992 (in particolare con l'introduzione del cellulare della Loewe dal nome HandyTel 100) e ci sono interpretazioni contraddittorie sulla sua origine.
Qualcuno lo fa addirittura risalire alla seconda guerra mondiale quando la Motorola produsse per le truppe un walkie-talkie particolarmente maneggevole (per l'epoca) dal nome Handie-Talkie SCR-536, ma sinceramente la cosa sembra un po' tirata per i capelli.
Più probabile (anche se tutt'altro che sicuro) che il nome sia arrivato alla telefonia partendo dal mondo radioamatoriale (credo ricordiate tutti per esempio la banda CB e i cosiddetti baracchini), dove la parola Handy era usata in tedesco già prima del 1992 per indicare un ricetrasmettitore che si poteva tenere in mano.
Ma sono solo tutte supposizioni.

Comunque, se volete non farvi capire dagli anglofoni... usate pure Handy. 😄

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:
I misteri del tedesco  – Lista completa

venerdì 21 giugno 2019

Twitter e le segnalazioni

Così non va, non funziona. Sto parlando delle segnalazioni su Twitter (e da quel che sento su Facebook è anche peggio, ma ormai Facebook lo frequento molto poco, quindi in realtà non so).

No, non sto parlando di segnalazioni fatte in malafede, fatte per intimidire o silenziare chi non la pensa come noi o cose simili.
Questi sono problemi seri (e i cui colpevoli siamo prima di tutto noi frequentatori che crediamo che le discussioni siano guerre senza possibilità di dialogo), ma io voglio parlare di altri problemi: quelli che ci sono dopo aver fatto la segnalazione, corretta o no che essa fosse.

Ecco, il problema vero sta lì. Perché se la gestione delle segnalazioni funzionasse quelle in malafede si ridurrebbero a un limite fisiologico e quelle in buonafede ma moderate male anche.

Il primo problema è legato a paese, IP e lingua.
Ve lo spiego con un esempio pratico.

Io mi muovo su Twitter in tre lingue: italiano, tedesco e inglese. Ma soprattutto italiano. Però scrivo dalla Germania e l'IP del mio computer (sia a casa che sul lavoro) è ovviamente tedesco.
Cosa significa questo? Che se io segnalo un tweet in italiano (o in inglese) il sistema riconosce il mio IP e mi pone le scelte in base alla normativa, alla legislazione tedesca.
Ora, le cose permesse e proibite sono più o meno le stesse in tutta Europa, ma con formulazioni diverse, con riferimenti di legge diversi, ecc.
Quindi in molti casi non posso segnalare perché Twitter non mi mette a disposizione la scelta adeguata.
Quando riesco a superare questo ostacolo, la mia segnalazione (a meno che non riguardi tweet in tedesco) viene invariabilmente cassata. Ed è inevitabile (e a suo modo giusto) perché il desk tedesco non capisce i tweet in italiano (anche se qualcuno dei moderatori parlasse italiano non avrebbe certo il tempo di valutare e poi reagire... visto che dovrebbe tradurre e i moderatori si trovano in una situazione stile catena di montaggio).
E al di là della lingua: il desk applica (ovviamente) la lettera della legge e anche se leggi diverse di paesi diversi hanno lo stesso senso, la stessa sostanza, hanno per forza di cose lettere diverse.

Il secondo problema è relativo ai diversi registri di linguaggio.
Anche qui passiamo tramite un esempio.

Magari io sto "litigando" con un amico e ci permettiamo - conoscendoci - un linguaggio sopra le righe. Magari con minacce semiserie, del resto tra amici quando non si è d'accordo su qualcosa ci si lascia andare e non ci si pongono problemi (visto che ci si conosce si sa fino a dove ci si può spingere e poi comunque spiegarsi è più semplice).
Però può capitare che si usi lo stesso linguaggio litigando veramente con uno sconosciuto.
È sì lo stesso linguaggio. Ma non è per niente lo stesso registro, visto che io non so fino a dove posso spingermi ed è quindi molto probabile che io sia serio nelle mie minacce e offese (al di là del fatto che abbia una qualche seria intenzione di metterle in pratica).
E se qualcuno segnala i miei due tweet di minacce (quello all'amico e quello allo sconosciuto) i moderatori che leggeranno capiranno il linguaggio ma non il registro (non avranno neanche il tempo di porsi il problema del registro, vista la pressione temporale ai cui sono sottoposti) e quindi o bloccheranno un tweet innocuo o ne lasceranno passare uno pericoloso.

Come si possono risolvere questi problemi?

Il primo in realtà è molto semplice da risolvere: basta che tra le schermate che appaiono durante il processo di segnalazione la prima ti chieda a quale desk ti vuoi rivolgere (italiano, tedesco, inglese, ecc.). Sarebbe una funzione facilissima da programmare. E neanche costosa.

Il secondo tecnicamente sarebbe anche risolvibile: moderatori più preparati e con più tempo a disposizione, aiutati da algoritmi più sofisticati per una prima scrematura automatica. Ma sarebbe molto più costoso.

Il problema vero è comunque che entrambe le soluzioni imporrebbero una presa di responsabilità attiva da parte dei social networks. Con la situazione attuale invece possono nascondersi dietro i vuoti della politica (e di conseguenza della legge).

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Articolo leggermente ampliato il 17/01/2020.

giovedì 20 giugno 2019

I misteri del tedesco 17 - Sorelle, fratelli e malati

Un tweet di qualche tempo fa (24 marzo scorso) dello Spectator Index mi ha dato lo spunto per questo articolo.
Lo Spectator Index si chiedeva come si traducesse l'inglese nurse in altre lingue europee.

Intanto nurse da dove viene?
Attraverso diversi passaggi dal latino nutrix, che non serve che vi traduca, vero?

Nelle lingue neolatine si usa infermiera, derivante, come il corrispettivo maschile, da infermo (infirmière in francese, enfermera in spagnolo, enfermeira in portoghese).

Ma noi qui siamo interessati al tedesco.
E come si dice in tedesco?
In tedesco si dice Krankenschwester, che tradotto letteralmente significa sorella dei malati.
Può sembrare una definizione strana, ma in realtà l'origine è chiara e viene dai tempi in cui a occuparsi dei malati erano le religiose e i religiosi nei lazzaretti e... suora=sorella.
Fin qui tutto logico, anche se può sembrare anacronistico oggi il riferimento all'origine religiosa della professione (assente nelle altre lingue citate sopra).
La cosa strana viene quando passiamo al termine maschile per detta professione.

Nelle altre lingue tutto normale, si cambia genere (in inglese neanche quello) e via: (male) nurse, infermiere, infirmier, enfermero, enfermeiro.
Quindi uno potrebbe pensare (e quando col tedesco ero ancora un principiante lo pensai anch'io e feci una gaffe) che si faccia lo stesso in tedesco e si dica Krankenbruder (fratello dei malati... anche qui avrebbe origine religiosa: frate=fratello).

Sbagliato.
In tedesco infermiere si dice Krankenpfleger.
Pfleger da solo indica chiunque si prenda cura di malati, invalidi, anziani non necessariamente a livello infermieristico, Krankenpfleger come parola composta invece indica esattamente il nostro infermiere.

La cosa strana e che è difficile da spiegare è come Krankenbruder non si sia mai affermato, pur essendoci una lunga tradizione di frati e religiosi di sesso maschile nella cura dei malati e come altrettanto non si sia affermata nei tempi recenti Krankenpflegerin (Pflegerin è il femminile di Pfleger) per infermiera, pur essendo le suore sempre meno nella professione (anzi nella maggioranza degli ospedali sono oggi proprio assenti).

Nelle altre lingue germaniche (olandese, svedese, danese, norvegese) l'etimologia e l'ortografia sono parallele a quelle tedesche, ma non vi è questa asimmetria maschile-femminile, che rimane quindi esclusiva tipica (almeno in Europa occidentale) del tedesco.

Saluti,

Mauro.

martedì 18 giugno 2019

Un'appendice alla panoramica sulla giallistica tedesca contemporanea

Circa due settimane fa scrissi un articolo sulla giallistica tedesca contemporanea.
Oggi vorrei scrivere una piccola appendice a detto articolo.

Un autore degno di nota che colpevolmente non citai è Ferdinand von Schirach (sì, il cognome è giusto: è proprio il nipote di uno dei nazisti processati a Norimberga: Baldur von Schirach). Avvocato di professione, lo si può definire il rappresentante tedesco della letteratura legale, più che propriamente gialla. Nei suoi racconti e romanzi è essenziale risalire ai motivi, prima ancora che ai colpevoli.
I suoi primi libri (di racconti) sono tratti da suoi casi professionali mentre i successivi romanzi si liberano da questo legame.

Ci sono poi tre autori che sforano nel thriller e in parte addirittura nell'horror.

Il primo è Sebastian Fitzek, probabilmente anche quello di maggior successo di vendite (la critica si divide tra chi lo idolatra e chi lo distrugge).
I suoi thriller vengono definiti "psicothriller" e sotto un certo punto di vista possono ricordare i film di Dario Argento.

Il secondo (il mio preferito nel terzetto, evitate però i suoi due libri "vaticani") è Arno Strobel, stesso genere di Fitzek, ma un po' più soft, meno pericoloso per chi teme incubi notturni (meno pericoloso, non innocuo).
In particolare consiglio Der Trakt.

Il terzo, il meno chiaramente definibile dei tre come genere, è Veit Etzold. Anche lui può ricordare un po' il cinema di Dario Argento ma accompagnato alle atmosfere dello scrittore francese Jean-Christophe Grangé, pur con storie che si svolgono in abienti molto diversi.

E vorrei qui chiudere con un bonus, cioè un autore non tedesco, cioè lo scozzese Craig Russell (che scrive logicamente in inglese).
Russell è famoso per due personaggi: Lennox, che si muove tra i crimini di Glasgow, e (ed è per questo che lo cito qui) Jan Fabel, commissario che indaga ad Amburgo e le cui indagini hanno spesso a che fare con temi storici e mitologici (non per niente il personaggio ha studiato storia prima di entrare in polizia).
Particolarmente degno di nota The Valkyrie Song, ma tutta la sua produzione è decisamente consigliabile.

Saluti,

Mauro.

giovedì 23 maggio 2019

Vestager e i paradisi fiscali

Qualche giorno fa sulla radio tedesca ho sentito una dichiarazione di Margrethe Vestager, commissaria europea alla concorrenza, in cui sosteneva che per lei i paradisi fiscali sono quelli in cui tutti pagano le tasse.

Per noi italiani e per i tedeschi (che usano l'espressione Steuerparadies) magari può sembrare un'apprezzabile provocazione, un gioco di parole per far capire che le tasse sono una cosa necessaria, giusta e utile (magari non bellissima come sostenne Padoa Schioppa, ma pur sempre più bella dell'alternativa).

Però anche se Vestager con le parole ha sì un po' giocato, lo ha fatto molto meno di quanto sembri, visto che l'espressione originale inglese, quella da cui sono poi derivate tutte le altre, è Tax Haven, cioè porto fiscale, e non (come italiani e tedeschi hanno interpretato, non so in altre lingue) Tax Heaven, cioè paradiso fiscale.

Nei parlai già qui tre anni fa. E Vestager me lo ha fatto tornare in mente.

Saluti,

Mauro.

venerdì 17 agosto 2018

Uno stuzzicante Taser

E ci è cascato anche Linkiesta in questo articolo:


Il Taser che diventa Teaser.
Ed è un errore che vedo sempre più spesso, sui social ma anche sui giornali e altrove. Ormai per la gente comune sembra che siano sinonimi.

Ma cos'è un Taser? Sostanzialmente una pistola per elettroschock, un aggeggio che produce una scarica elettrica atta a mettere KO (se la potenza è regolata male anche a mettere KO per sempre...).

E cos'è un Teaser? In pratica una specie di stuzzichino pubblicitario (dal verbo inglese to tease, cioè stuzzicare) che deve farti venire la curiosità per qualcosa che verrà dopo.

Io sinceramente però i Taser non li trovo per niente stuzzicanti.

Saluti,

Mauro.

sabato 21 luglio 2018

Una breccia nel mattone

Stasera sono andato al concerto di una cover band (i D.O.C. alias Direzione Ostinata e Contraria... e se non capite il riferimento, peste vi colga).
Questo gruppo riprende soprattutto la musica d'autore, ma non solo.
Oggi per esempio sono spuntati anche i Pink Floyd.

E quando il pubblico ha cominciato a fare da coro ho sentito un po' di persone fare un errore che non sentivo più ormai da anni, anzi da decenni, ma che era abbastanza diffuso appena The Wall era uscito... e così stasera di nuovo Another Brick in the Wall per certuni è diventata Another Break in the Wall...

Ma è possibile che dopo quasi quarant'anni non abbiate ancora capito che di fatto state ribaltando il significato della canzone? 😲

Saluti,

Mauro.

martedì 17 luglio 2018

E poi parliamo dell'itanglese

Ieri mi è arrivata via email la descrizione di un posto di lavoro per cui un'agenzia di reclutamento mi chiedeva se potessi essere interessato.
La posizione era in effetti veramente interessante e in gran parte adeguata alle mie competenze.
L'annuncio arrivava da un'agenzia britannica con sede a Londra, ma riguardava il mercato tedesco.
Fin qui tutto bene. Avrei valutato la cosa.
Però, però... se neanche gli inglesi sanno l'inglese, come possiamo noi lamentarci dell'itanglese?


Io credevo che parlassero del mio profilo, non di me come profilo...
You're... your... per fortuna non hanno scritto direttamente youre.
Mi è scappata la voglia di prendere sul serio la posizione.

Ah, dimenticavo: non solo l'agenzia è londinese (per chi fosse interessato: RIPE4 Resourcing Ltd.), ma la persona nel contatto, responsabile per l'annuncio, ha anche cognome tipicamente anglosassone (Dobson).

Saluti,

Mauro.

mercoledì 20 giugno 2018

La malinconia della milza

Anche le lingue che conosci bene riservano sempre delle sorprese.
Ma partiamo dall'inizio.

A me piace molto la poesia (ne leggo di ottima e ne scrivo di pessima).
Uno dei poeti che amo di più è Baudelaire. Tra le sue poesie che preferisco c'è Spleen:

Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l'esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l'horizon embrassant tout le cercle
II nous verse un jour noir plus triste que les nuits;

Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l'Espérance, comme une chauve-souris,
S'en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;

Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D'une vaste prison imite les barreaux,
Et qu'un peuple muet d'infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,

Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrement.

  - Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l'Espoir,
Vaincu, pleure, et l'Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.

E per Baudelaire lo Spleen è la malinconia (e ovviamente non solo per Baudelaire, bensì per la lingua francese tutta).

Però oggi ho scoperto che in inglese spleen è la... milza.
Dopo quarant'anni che parlo inglese, dopo aver scritto la mia tesi di laurea in inglese, dopo che lavoro da più di vent'anni quasi quotidianamente con l'inglese... ho scoperto oggi come si dice milza in inglese.

In pratica ho scoperto... la malinconia della milza.

Saluti,

Mauro.