Genova è tutto.
E prima che chiediate: sì, amo (alla follia) e rispetto Venezia, ma casa mia è Genova, il mio cuore è genovese.
Ogni tanto (anzi spesso) mi vengono in mente interpretazioni di avvenimenti e fatti oppure giudizi su persone ed eventi che non si possono certo definire conformisti. O magari semplicemente idee e pensieri personali, indipendenti. Alcune di queste idee saranno giuste e condivisibili, altre no, ma sono orgoglioso che non siano conformi. I commenti anonimi non sono graditi, essi verranno cancellati a meno che non portino contributi concreti e seri. Buona lettura a tutti.
Tutti ricordiamo dal catechismo (o dalla credenza popolare) la frase Gli ultimi saranno i primi.
Ma la frase (che ci viene riportata dal Vangelo di Matteo) è lievemente diversa: Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi (Mt, 20,16).
Non è proprio la stessa cosa anche se la sembra.
Ma oggi non voglio fare disquisizioni teologiche o bibliologiche, non voglio fare il Dottor Sottile che spacca il capello in quattro (o anche in otto).
Oggi voglio solo dirvi che gli ultimi arrivati primi (e che ultimi erano! e che primi sono diventati!) esistono veramente, nella realtà. Indipendentemente da religioni varie.
E hanno un nome e un cognome.
Nome: Steven
Cognome: Bradbury
Nazionalità: Australiana
Religione: Non conta!
Si parla delle Olimpiadi invernali del 2002, a Salt Lake City, USA.
E si parla dello short track.
E non c'è molto da dire... anzi, invece, c'è tantissimo da dire.
Un australiano (e già questo è tanto parlando di sport invernali), che pochi anni prima era stato tra la vita e la morte, avendo perso quattro litri di sangue dopo essere stato "tagliato" accidentalmente dal pattino di un avversario (l'italiano Vuillermin) nel 1994.
Ma riesce a riprendersi... però, sfigato anzichenò, nel 2000 ebbe un altro incidente in allenamento, con conseguenza una frattura al collo, che lo costrinse a portare a lungo un collare.
Ma lui era, nel senso positivo del termine, una testa dura, una testa di ca**o... e arrivò comunque a partecipare alle Olimpiadi del 2002, quelle citate sopra.
E lì cosa successe?
Successe che uno che neanche doveva esserci e che, essendoci, era previsto ultimo tra gli ultimi... vinse.
Non vi racconto tutta la storia, vi lascio qui questo video, dove potete scoprire tutto:
Gli ultimi che alla fine sono i primi esistono.
E come detto sopra hanno un nome e un cognome: Steven Bradbury.
Saluti,
Mauro.
Ecco, quando leggo questa definizione in un necrologio, in un coccodrillo, in un articolo, in un lancio d'agenzia, eccetera... non rido solo per rispetto verso il morto.
Esistono morti non naturali?
Scusate, ma la fine della vita comunque avvenga è naturale.
Qui si confonde "evitabile" con "non naturale".
Mi spiego meglio.
Se una persona muore per una malattia (qualunque sia la causa della stessa) è una morte naturale. Ovvio.
Se muore di vecchiaia... è la morte più naturale di tutte. Ovvio.
Ma anche gli incidenti fanno parte della vita. Sono naturali, anche se talvolta evitabili.
Anche gli omicidi purtroppo fanno parte del mondo, della vita. Spesso prevenibili, evitabili, ma anche quelli purtroppo naturali.
Siamo sinceri: la morte, qualunque ne sia la causa, è sempre naturale.
Non esistono morti per cause non naturali.
Esistono però morti per cause evitabili.
Saluti,
Mauro.