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venerdì 4 ottobre 2024

Il chiodo e le ferrovie

Vorrei fare qualche considerazione sul chiodo (no, non il giubbotto dei metallari) e sulle ferrovie a Roma.

A parte il fatto che è una storia poco credibile (e la foto mostrata come prova - vedi sotto - la rende ancora meno credibile), il punto è la ridondanza.


Cosa significa?

Significa che nelle infrastrutture essenziali, cioè quelle che fanno funzionare il paese o che possono riguardare la vita o morte delle persone, le strutture devono essere ridondanti. Un'alimentazione elettrica, per esempio, deve essere ridondante.
Cosa significa questo?
Che un'infrastruttura essenziale deve continuare a funzionare anche in caso di guasti (anche dovuti a cause umane, qui non stiamo parlando di colpe, solo di funzionamento).
Ora qualcuno dirà: ma tutto a Roma ha continuato a funzionare per qualche ora!
Appunto! Significa che un sistema di emergenza ha funzionato, non che c'era ridondanza!
Ridondanza significa un doppio sistema che garantisce funzionamento ad libitum se uno dei due (o tre o più, ci sono anche sistemi a ridondanza multipla, non solo doppia) fallisce.
Se il tutto continua a funzionare solo per un paio d'ore, significa che c'è un sistema di emergenza (e la parola emergenza da sola dovrebbe spiegare tutto!) e che questo - per fortuna - ha funzionato. Ma ci dice anche che non c'era ridondanza o che questa non ha funzionato.
Se no il sistema globale avrebbe funzionato ad libitum, non solo per qualche ora.

Ma c'è una cosa ancora più grave.
L'allarme, che avrebbe dovuto scattare, non è scattato.
O forse, questo è il mio timore (ma è solo un mio timore, non ho prove), non c'era nessuno a riceverlo. Io so, purtroppo per esperienza, che ci sono casi in cui i lavoratori stessi disattivano gli allarmi per poter lavorare più velocemente e comodamente (ma anche più pericolosamente!), ma nelle infrastrutture essenziali non esiste che possa succedere!
Non esiste che un lavoratore possa disattivare gli allarmi (e non intendo solo che non debba averne l'autorizzazione, ma proprio che non debba poterlo fare tecnicamente, gli allarmi devono essere non toccabili).
Voi credete pure al chiodo.
Il problema è molto più grosso.

Saluti,

Mauro.

venerdì 20 settembre 2024

Cosa successe il 20 settembre?

In tantissime città italiane ci sono strade e piazze intitolate al 20 settembre (spesso scritto XX settembre, come nella centrale via XX settembre della mia Genova).
Ma cosa è successo il 20 settembre, che data è?
Se chiedete in giro pochi sapranno darvi la risposta giusta.
Del resto non è festa nazionale celebrata, come il 25 aprile o il 2 giugno.

Il 20 settembre è "solo" la data in cui Roma è tornata italiana.
Il 20 settembre 1870 ci fu la breccia di Porta Pia (un tempo celebrata come gloriosa battaglia, ma in realtà battaglia finta: da parte dei papalini e dei loro alleati ci fu ben poca resistenza).

Ma ora mi chiederete: perché non è celebrata?
Beh, semplice: perché la battaglia di Porta Pia la vinse l'Italia, ma poi fu il Vaticano a conquistare l'Italia, non viceversa.
Infatti il 20 settembre fu celebrato fino al 1930 come festività nazionale e dopo venne abolito a seguito dei Patti Lateranensi.

Saluti,

Mauro.

martedì 12 dicembre 2023

I misteri del tedesco 31 - Un venerdì libero?

Tutti sappiamo che i nomi dei giorni della settimana hanno dei significati ben precisi, non sono nomi casuali.

Prendiamo l'italiano (e le lingue neolatine in genere, con qualche eventuale piccola eccezione) per esempio: dal lunedì al venerdì vengono dall'antica Roma (e dai suoi dèi... poi diventati pianeti), il sabato dal mondo ebraico e la domenica sì dal latino, quindi da Roma, ma dal latino cristiano:
Lunedì = giorno della Luna;
Martedì = giorno di Marte;
Mercoledì = giorno di Mercurio;
Giovedì = giorno di Giove;
Venerdì = giorno di Venere;
Sabato = dall'ebraico Shabbat;
Domenica = giorno del Signore (Dominus in latino).

E fin qui tutto semplice, magari non tutti conoscevate il significato del nome di ogni singolo giorno, ma tutti avevate comunque più o meno idea da dove a grandi linee vengono.

Ma nelle altre lingue?
Per esempio in tedesco?
In tedesco è un po' più complicato, perché le origini sono più diversificate, non c'è quella unitarietà che (sabato escluso) bene o male c'è nelle lingue neolatine.

In particolare c'è un giorno che mette in difficoltà i tedeschi stessi, che spesso ne danno una interpretazione sbagliata: Freitag (cioè venerdì).

Il suffisso "Tag" è abbastanza chiaro: significa "giorno". Ma da dove viene "Frei"?
Letteralmente "Frei" significa "libero". Quindi "Freitag" sembrerebbe significare "giorno libero" (letteralmente sarebbe "Freier Tag", ma potrebbe essersi contratto nel corso dei secoli, oppure essere in grafia germanica antica).
Ma il venerdì non è una giornata libera nei paesi di lingua tedesca.
Quindi?

Quindi torniamo anche qui agli antichi dèi, però stavolta nordici, non romani.
E così scopriamo che Freitag è "il giorno di Freya".
E chi è Freya? La dea norrena dell'amore e del matrimonio (ok, oggi qualcuno potrebbe vedere le due cose come contradditorie, ma adesso non stiamo a sottilizzare 😉).

E gli altri nomi tedeschi dei giorni?
Montag (lunedì) = giorno della Luna ("Mond");
Dienstag (martedì) = probabilmente, ma non sicuro, giorno di Tīwaz (corrispettivo germanico di Marte), forse anche giorno di Thingsus (dio protettore dell'assemblea);
Mittwoch (mercoledì) = giorno di metà settimana (in tedesco moderno corretto: "Mitte der Woche"), con la settimana considerata iniziare di domenica;
Donnerstag (giovedì) = giorno di Donar (dio del tempo, del clima, un po' il romano Giove) o giorno del tuono ("Donner"), ma l'etimologia di Donar e di Donner è la stessa;
Freitag (Venerdì) = come già visto, giorno di Freya;
Samstag (sabato) = sembra anche questo venire da Shabbat, anche se attraverso un cammino tortuoso fatto di greco, gotico e slavo;
Sonntag (domenica) = giorno del Sole ("Sonne").

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:

domenica 26 marzo 2023

Il cristianesimo in realtà non esiste

Sì, il cristianesimo non esiste.
E non lo sostengo per fare polemica. Lo sostengo perché in realtà così effettivamente è.

Non conta qui essere credenti o meno, io sto parlando di fatti, di storia.

Prendendo Cristo come figura storica - divina o umana che fosse - si può dire con chiarezza (ed è chiaro ed esplicito anche nella Bibbia) che Cristo non ha mai voluto lasciare l'ebraismo, non lo ha mai attaccato come religione in assoluto.
L'obiettivo di Cristo era quello di riformare l'ebraismo, non di uscirne e fondare una nuova religione.
E questo obiettivo dopo la sua morte si è conservato negli apostoli, fino a che...

...fino a che non è arrivato Saulo di Tarso, alias Paolo.

Paolo era un uomo di potere e ha capito le potenzialità che c'erano in una nuova religione che buttasse alle ortiche l'ebraismo.
E questa è stata la sua "conversione": capire le potenzialità politiche della figura di Cristo e sfruttarla per creare una struttura religiosa, una nuova religione che potesse poi sfociare in una struttura di potere (come poi nei secoli successe).

Saulo/Paolo scavalcò in questo la predicazione degli apostoli, facendosi unico interprete - senza che nessuno gliene desse mandato, per lo meno senza che nessuno gli desse mandato di esautorare gli altri - dell'eredità di Cristo.
E nel cristianenismo, nel suo insegnamento (e in particolare ovviamente in quello del cattolicesimo romano) è Paolo che costituisce le fondamenta, non Cristo o Pietro.

Quello che noi chiamiamo cristianesimo è in realtà paolianesimo. Tutto viene da lui, che ci piaccia o meno.

Ed è sempre stata solo una questione di potere.

Saluti,

Mauro.

lunedì 6 dicembre 2021

Città, cittadini e rifiuti

Non solo in Italia si continuano a vedere pubblicate immagini di questa e quella città con strade piene di spazzatura (il genovese rumenta rende però meglio!).
E accompagnate da accuse alle varie amministrazioni cittadine o aziende preposte (pubbliche, partecipate o private che siano).
Ma siamo sicuri che le amministrazioni e le aziende siano i principali colpevoli?

Io no.
Proprio per niente.
Ovviamente amministrazioni e aziende non sono del tutto innocenti...ma forse non sono neanche i principali colpevoli, anzi.

Vi faccio un esempio dalla mia città di origine: Genova.
(Ma potrei parlare anche della tedesca Colonia, dove ho vissuto per quasi quindici anni).
Sui greti del Bisagno e del Polcevera (i due corsi d'acqua principali della città, anche se di acqua - soprattutto nel primo - non se ne vede spesso) si vedono frigoriferi (sì, Roma non ha l'esclusiva), televisori, mobili, ecc.

Ma qualcuno lì ce li deve portare.
E non è certo l'amministrazione comunale o l'azienda di raccolta rifiuti!
Queste al massimo possono essere responsabili di una differenziata fatta da cani (tra l'altro ricordo quando vivevo a Stoccarda: i cittadini differenziavano e poi l'azienda di raccolta rifiuti ributtava tutto insieme in discarica) o della scarsa pulizia dei marciapiedi, ma non del fatto che un cittadino butti TV o frigorifero nel letto di un corso d'acqua!

Tra l'altro a Genova (e in quasi tutte le città che conosco, sia in Italia che all'estero) per i rifiuti ingombranti funziona così: tu chiami l'azienda o l'ufficio preposto e gli dici cosa devi buttare via.
Loro ti danno una data per il ritiro e ti chiedono se devono salire a casa tua per prendere detti rifiuti o se tu glieli fai trovare presso i cassonetti in strada.
Nel primo caso paghi, nel secondo no.

Ma quindi, stronzo di un cittadino che non sei altro... portarli presso i cassonetti in strada o buttarli a caso senza chiamare nessuno che differenza ti fa? Te li devi sempre camallare sulle spalle per portarli fuori casa. E anche nel primo caso non ti costa nulla (nella maggioranza delle città, per lo meno).

Quindi, caro "cittadino", la verità è che tu sei semplicemente stronzo.

Saluti,

Mauro.

martedì 10 agosto 2021

Roma, Tokyo, le Olimpiadi e l'essere italiani

Noi italiani in una cosa ci distinguiamo sempre, siamo sempre al top: nel denigrare l'Italia stessa.

Anche quando l'Italia è ai vertici, anche quando l'Italia è da esempio, noi italiani (più degli stranieri) ci arrampichiamo sugli specchi pur di smontare, almeno come immagine, quanto di positivo sappiamo fare.
E, ovviamente, i successi olimpici non sfuggono a questa logica.

Per esempio Jacobs. OK, gli anglosassoni lanciano velate o meno velate accuse di doping... ma quanti italiani hanno fatto a gara per definirlo un fuoco di paglia, una meteora? Per dare meriti alla fortuna, alle eventuali assenze altrui, alle scarpe o a chissà cos'altro pur di non darli a lui?

Comunque la cosa che a me ha dato e dà più fastidio non è stato lo sminuire i risultati dei singoli (quello generalmente è in fondo solo l'invidia degli atleti da divano), ma tutte le sparate che ho letto e sentito da italiani contro il risultato complessivo (e che non sono una novità ogni volta che l'Italia fa qualcosa di buono nello sport o in qualsiasi altro campo).
In sostanza molti danno il merito dei podi italiani all'aumento delle discipline presenti, alcune definite "ridicole" (ho letto anche altre "ragioni" secondo cui il risultato di Tokyo in realtà sarebbe "finto", nulla di cui andare orgogliosi, ma questa è la principale, la più gettonata). E si fa il confronto tra Roma 1960 (36 medaglie totali) e Tokyo 2020 (40 medaglie totali).

Inciso A parte che a Tokyo, per esempio, metà degli ori sono venuti dall'atletica leggera... disciplina da sempre presente e non accusabile certo di essere di nicchia o solo di moda. Inciso chiuso

A parte quanto scritto nell'inciso, si dimentica una differenza fondamentale tra le due Olimpiadi, anzi si fa cherry picking delle differenze tra Roma e Tokyo. A Roma 1960 c'erano meno discipline, meno gare che a Tokyo 2020? Vero, nessuno in buona fede lo può negare.
Però a Tokyo 2020 c'erano più paesi partecipanti, più atleti e - soprattutto - più paesi che potevano presentare atleti di alto livello. La concorrenza era più ampia e più qualificata che a Roma 1960.

E allora? Abbiamo fatto meglio o peggio?

Sì, avete capito il punto: chi fa un confronto del genere fa solo un confronto idiota e insensato, sia che consideri superiore il risultato di Roma che quello di Tokyo. Roma puoi confrontarla con Melbourne 1956 o Tokyo 1964 (non 2020!).
Tokyo 2020 puoi confrontarlo con Londra 2012 o Rio 2016 (e tali confronti fanno pesare tantissimo in positivo le medaglie di Tokyo 2020, altro che palle). Ma non puoi confrontarlo con sessant'anni fa.

Insomma, mentre i tifosi e la stampa nei paesi normali fanno i salti mortali pur di esaltare anche una singola striminzita medaglia, in Italia si fanno i salti mortali per sminuirne 40.

E comunque, sì, a Tokyo è stata grand'Italia!

Saluti,

Mauro.

lunedì 10 dicembre 2018

La verità sull'Altare della Patria

No, non è un monumento fascista.
Nonostante che Salvini in una delle sue ultime uscite lo abbia lodato come tale. E nonostante che molti in realtà lo disprezzino in quanto tale.
E non è neanche (come altri credono) un monumento costruito per celebrare la vittoria nella prima guerra mondiale.

No, l'Altare della Patria è precedente. E non celebra (almeno non direttamente) atti guerreschi.

L'Altare della Patria è stato eretto nel 1911 (quindi non solo prima del fascismo, ma anche prima della prima guerra mondiale) per celebrare il cinquantenario dell'unità di Italia (avvenuta appunto nel 1861).

L'errore di chi lo crede un monumento per la vittoria nella prima guerra mondiale è comunque almeno in parte comprensibile.
Nel 1918 1921 venne infatti traslata lì la salma del milite ignoto (in realtà di uno dei tanti militi ignoti), perché nella vulgata politica del tempo la prima guerra mondiale era in realtà l'ultima guerra di indipendenza in quanto "riportò" in patria Trento e Trieste.

L'errore di chi lo crede un monumento di epoca fascista invece dimostra solo ignoranza. Tanta ignoranza.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 28 febbraio 2018

No, lo Spartak non è di Roma

Oggi sul portale ItaSportPress (legato alla Gazzetta dello Sport) è apparso un articolo su un avvenimento del calcio russo.
L'avvenimento in sé non è importante. Importante è ancora una volta l'ignoranza dei giornalisti.

Leggete qui:


Sì, c'è proprio scritto "La compagine capitolina".

Peccato solo che l'aggettivo "capitolina" si riferisca alla parola "Campidoglio" (anticamente "monte capitolino") e non alla parola "capitale".
E non mi risulta che a Mosca ci sia nessun monte o colle chiamato Campidoglio.

Per i pignoli: che la parola "capitale" derivi anche da "Campidoglio" non cambia le cose, "capitolina" rimane riferito a "Campidoglio". "Capitale" viaggia in parallelo, non in sequenza.

Saluti,

Mauro.

venerdì 26 gennaio 2018

Giovani giudei sul televideo

Forse qualcuno di voi ricorderà il gesto antisemita dei tifosi laziali contro Anna Frank, da loro accostata ai tifosi romanisti con intento denigratorio nei confronti di questi ultimi (che poi è grave che nessuno si sia chiesto perché i tifosi romanisti si siano offesi: mica sono stati accostati a Hitler o a Pol Pot).

Ora è arrivata la condanna per la società Lazio. Sul fatto che sia giusto punire una società per colpe dei tifosi se ne può discutere, ma questo è un altro discorso.

Di questa condanna ne ha scritto anche la televisione privata tedesca Sat1 nel suo Televideo... con uno svarione non da poco:


Sì, nel titolo c'è scritto: "Lazio-Strafe wegen Jugendhass" che in italiano significa "Condanna Lazio per odio contro i giovani".
La parola giusta sarebbe stata "Judenhass", letteralmente "odio contro i giudei".

Saluti,

Mauro.

martedì 28 novembre 2017

Domanda di servizio

Qualcuno tra i miei lettori vive a Roma o ha un ufficio a Roma? Insomma qualcuno può mettere a disposizione un indirizzo fisico (non casella postale o simili) a Roma?

Contattatemi in privato, grazie: mvenier@gmx.de.

Saluti,

Mauro.

giovedì 8 ottobre 2015

Il problema di Marino a Roma

Non sono addentro ai fatti comunali romani, quindi parlo da spettatore (neanche troppo interessato, per la verità).

Ma la sostanza dietro la campagna di stampa contro il sindaco Marino non sarà semplicemente che Marino non è renziano?

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Sono passate tre ore dal mio articolo.
Sto ascoltando le cronache sulla situazione romana su Radio RAI.
Sulla RAI si dimenticano però due cose:
1) Marino non ama il Giubileo, ma il Giubileo porterà un sacco di soldi al Vaticano...e a Roma comanda il Vaticano, non il Comune o lo Stato;
2) Marino resiste, non cede... ma Marino è nato a Genova e noi liguri, quando sappiamo di avere ragione, non cediamo... neanche se ci viene puntata una pistola alla nuca.

sabato 22 agosto 2015

Indignazione prêt-à-porter

Giovedì c'è stato a Roma il funerale del patriarca del clan Casamonica.
Non certo un funerale sobrio, per così dire.
Ma di questo e dell'offesa al buon gusto non serve che ve ne parli. Ne avete letto e straletto tutti.

I Casamonica sono coinvolti nella storia nota come "Mafia Capitale". E in numerose altre, a partire dagli anni '70 fino a oggi.
E il defunto ne era il patriarca, pur non essendo personalmente mai stato condannato.

Un funerale vistoso.
Un defunto patriarca, anzi padrino.
E subito scatta l'indignazione a comando (a proposito, mi piacerebbe sapere quanti degli indignati sanno veramente per cosa sono indignati).
E subito a chiedere conto a Stato, Comune e Chiesa di questo e di quello.

Ma siamo sicuri che le istituzioni - civili o religiose che siano - debbano veramente rendere conto di qualcosa?
I Casamonica saranno anche dei delinquenti (e per alcuni di loro è stato provato processualmente che lo siano)... ma c'erano gli estremi per vietare il funerale in una forma così ostentata?
Oppure chiunque può farsi - fino a che lo fa senza contravvenire la legge - il funerale come cazzo gli pare? Anche farselo con un'accozzaglia di scelte di pessimo gusto (perché sì, per il cattivo gusto mostrato c'è da indignarsi eccome - legge o non legge)?

Per fortuna c'è anche chi sa pensare con la propria testa e fa domande e considerazioni non ipocrite su funerali, leggi civili e norme religiose, senza portare il proprio cervello all'ammasso dell'indignazione a comando.
È il caso di Cristiana Alicata nel suo "Roma. Mi dispiace, devo dirlo". Leggetelo, spiega quello che ho scritto sopra e altro. Molto meglio di come possa fare io.

Molti degli indignati a comando hanno fatto anche notare che la chiesa dove è stato celebrato il funerale del patriarca dei Casamonica è la stessa che in passato negò i funerali religiosi a Piergiorgio Welby.
E ci si dimentica che la Chiesa (come ogni associazione, partito, società, comunità religiosa, eccetera) può darsi le regole che vuole e prendere le decisioni che vuole fino a che queste non vengano a collidere con le leggi dello Stato.
A noi laici (e anche a molti cattolici) certo non piace che Casamonica abbia avuto ciò che a Welby è stato negato... ma il fatto che non ci piaccia è un conto, il fatto che andasse impedito per imperio ben altro conto.

Ma anche questo c'è chi lo ha già spiegato meglio di me: Matteo Bordone nel suo "Quel che è di Cesare". Leggete anche lui. Attentamente.

Saluti,

Mauro.