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giovedì 6 agosto 2026

Addio Francesco, anzi arrivederci

Arrivederci, non addio, perché so che comunque prima o poi ci ritroveremo.
Ti incontrai la prima volta in un concerto a Colonia, in Germania.
E una seconda volta nella mia Genova.
E so che una terza ci sarà, anche se non so né dove né quando.

Però so che quel giorno ti chiederò di cantare insieme questa canzone, dove io prenderò (immeritatamente) il posto del Flaco Biondini:


Buona notte, Francesco, che la terra ti sia lieve.

E... arrivederci.

Saluti,

Mauro.

venerdì 19 giugno 2026

Buon Compleanno a noi

Oggi, 19 giugno 2026, questo mio blog "Pensieri Eretici" compie vent'anni, nacque infatti il 19 giugno 2006.

Grazie a tutti quelli che mi hanno seguito (anche a quelli che non lo fanno più, perché hanno comunque contribuito a farmi continuare a scrivere), a quelli che mi seguono e a quelli che (forse in futuro) mi seguiranno.

E ora un brindisi ce lo siamo meritato, direi!


Saluti,

Mauro.

mercoledì 10 giugno 2026

I misteri del blog: una lingua strana

Io tengo varie statistiche riguardo questo blog.
Ma lo faccio solo perché sono un appassionato, un malato di statistica e matematica, non per cercare modi di conquistare nuovi lettori e magari poi di monetizzare il blog (al massimo per migliorarlo, valutando le cose che interessano di più i lettori e quelle che interessano meno).
Infatti queste statistiche le uso, le studio e le aggiorno... ma non le pubblico, le tengo per me.

E le statistiche di questi primi giorni di giugno mi hanno presentato una sorpresa.
A giugno ho ricevuto visite da Italia, Germania e Spagna. Tutto normale: scrivo principalmente in italiano (oltre che essere italiano), vivo in Germania e la Spagna è un paese da cui ho sempre ricevuto visite.
E queste visite sono state fatte in quattro lingue (si intende la lingua su cui è impostato l'IP di chi mi legge, non la lingua in cui scrivo io).
Tre sono logiche: italiano, tedesco (vedi sopra) e inglese (molti IP sono impostati in inglese indipendentemente da dove siano posizionati).
Ma la quarta è il Rundi (noto anche come Kirundi), una lingua Bantu diffusa soprattutto nello Stato africano del Burundi, dove oltretutto la lingua europea "di casa" è il francese, non italiano, tedesco o inglese.
Però dal Burundi e paesi limitrofi non ho ricevuto visite.

Misteri del web... e del blog.

Saluti,

Mauro.

martedì 2 giugno 2026

La forza delle radici

Più di quarant'anni fa, da ragazzino, dissi che potevo lavorare e vivere ovunque nel mondo, ma che morire potevo farlo solo dove ero nato: a Genova.
E ora, dopo più di quarant'anni (sì, sono vecchio, lo so) continuo a pensarla allo stesso modo.

Genova è l'inizio e la fine.
Genova è tutto.

E non venitemi a dire che ho un cognome veneziano. È vero, Venier viene da Venezia... ma che vi piaccia o meno, io genovese sono e rimango. E non ammetto contestazioni.
E prima che chiediate: sì, amo (alla follia) e rispetto Venezia, ma casa mia è Genova, il mio cuore è genovese.

Si potrebbe dire che io avvicino, anzi riunisco in me le due repubbliche un tempo nemiche.

Saluti,

Mauro.

domenica 10 maggio 2026

Oggi torna Fiorentina-Genoa

Oggi alle 15 si giocherà Fiorentina-Genoa.

E no, non è un partita normale. Almeno non per me.
Vi raccontai tutto già qui. Non serve che mi ripeta.

E oltretutto oggi questa partita si gioca nel giorno del mio compleanno.

Saluti,

Mauro.

domenica 5 aprile 2026

Saba e Caproni, Trieste e Genova

Leggetevi la poesia Trieste di Umberto Saba.
E poi ditemi se non sarebbe perfetta anche per Genova.

E leggetevi la poesia Litania per Genova di Giorgio Caproni.
E poi, a parte i riferimenti toponomastici espliciti, ditemi se non sarebbe perfetta anche per Trieste.

Città gemelle.
Senza se e senza ma.
E non solo per i porti. Anche se ovviamente anche per essi.

E io posso dirlo: nato e cresciuto a Genova, ma di famiglia giuliana (istriana per la precisione). E i triestini sanno cosa significa Venezia Giulia (le mie radici stanno in realtà come città a Rovigno d'Istria, ma ho sufficienti parenti a Trieste, dove tra l'altro è anche sepolta mia nonna paterna).

Saluti,

Mauro.

domenica 8 marzo 2026

Il significato di un blog e il giornalismo

Un blog non è giornalismo in sé.
Neanche quando appare sul portale di una testata giornalistica.
Un blog di base è solo una specie di diario, anzi no... forse è più che altro una specie di sfogo.

Un blog diventa giornalismo, o comunque va almeno oltre il livello personale, quando chi scrive usa (e cita apertamente) fonti esterne, controllabili per argomentare ciò che scrive.
Non è importante su quale portale appaia il blog per poterlo definire giornalismo (anche se molti lettori purtroppo su quello si basano).
E anche i contenuti non sono in sé fondamentali. Si può (giustamente) scrivere di qualsiasi cosa.
E fino a che non pretendi di fare giornalismo o commetti scrivendo un qualsiasi reato, puoi (purtroppo) scrivere qualsiasi cazzata ti passi per la testa.

Il punto purtroppo è quanto detto sopra: un blog è di base una questione personale. Di base non è giornalismo, informazione, divulgazione o simili. Può esserlo, e spesso lo è, ma non lo è per definizione, qualsiasi cosa sostenga l'autore.
Diventa giornalismo o altro di quanto detto sopra (o almeno lo diventano i singoli articoli del blog in questione) quando vengono citate fonti, quando si fa ricerca prima di scrivere, quando si cerca di intervistare chi ne sa più di noi, quando si fa una vera analisi logica di ciò che si sa e, soprattutto, si scrive.
Non basta sentire (o pensare) qualcosa e poi scriverne.
Così fate narrativa, non informazione.

Quindi non crediate che avere un blog faccia di voi dei giornalisti, anche se molti di voi (noi) lo credono.

Io sono blogger da vent'anni.
E sono stato in passato giornalista (giornalista vero, con tanto di tesserino, anche se freelancer).
E vi garantisco che sono due cose diverse,
Entrambe affascinanti e (se fatte bene) utili. Ma diverse.

No, avere un blog che parla dell'attualità non fa di te un giornalista.
Serve di più.
Anche se hai successo... il successo interessa solo al tuo portafogli e al tuo ego, non alla tua credibilità, al tuo poterti considerare giornalista.
Sappilo.

E spesso neanche il tesserino fa di te un vero giornalista.
Non faccio nomi, ma se non siete tonti capirete. Eccome se capirete.

Saluti,

Mauro.

P.S.: Sì, lo so, vale anche per ciò che scrivo io. Se non lo avessi saputo, se non avessi accettato di mettermi in gioco, di ricevere contestazioni... non avrei scritto questo articolo.

venerdì 6 marzo 2026

Un annuncio di lavoro... "concreto"

Sì, lo so, dovrei dire "annuncio di una posizione aperta", ma ci siamo capiti quindi non rompete 😉

Ultimamente seguendo la giornalista Charlotte Matteini e il suo impegno sui temi del lavoro mi è tornata in mente una mia esperienza con detti annunci, esperienza da neolaureato, quindi prima metà degli anni '90 del secolo scorso, che poi è anche millennio scorso (sì lo so, per molti di voi è tipo il Pleistocene).
In particolare a risvegliarmi il ricordo - anche se si tratta di due situazioni in realtà ben diverse, pur se entrambe assurde - è stato questo video.

Come detto, ero appena laureato (e avevo appena finito il servizio militare) e stavo ovviamente guardandomi intorno.
E trovai un annuncio che come contenuti era, non al 100% ma quasi, attinente al percorso di studi che avevo svolto e alle mie competenze.

Al di là delle competenze, che paletti metteva quell'annuncio?
Vediamoli.

Laurea in fisica.
Servizio militare assolto (ai tempi era ancora obbligatorio).
Almeno tre anni di esperienza post laurea (ricerca, lavoro, master, ecc.).
Massimo 25 anni di età.

Vediamo quanto sia realistico.
La maturità si fa a 19 anni.
Fisica ai tempi era di fatto un 4+1: corso di laurea di quattro anni, più circa un anno per una tesi seria (il 3+2 odierno, dove le tesi te le fai in un paio di mesi, non esisteva ancora).
Quindi arriviamo minimo a 24 anni (minimo: solo un paio di genii riuscivano a completare gli esami nei quattro anni canonici).
Il servizio militare durava un anno, quindi arriviamo minimo a 25 anni (minimo: non era detto che per il militare ti chiamassero subito il giorno dopo esserti laureato... e nel caso tu avessi scelto di farlo dopo la maturità e prima dell'università non era detto che ti chiamassero subito il giorno dopo l'esame di maturità).
Almeno tre anni di esperienza post laurea... e arriviamo quindi minimo a 28 anni.
Ma proprio minimo. Anche per i migliori.
Si poteva al massimo scendere a (minimo) 27 anni se uno fosse stato esentato dal servizio militare per inidoneità allo stesso.

Però... "Massimo 25 anni di età".

Come fai a credere che cerchino veramente, onestamente qualcuno da assumere?

A quanto pare passano i decenni ma poco o nulla cambia nella serietà di chi offre lavoro.

Saluti,

Mauro.

P.S.: Sull'annuncio che ho descritto non erano specificate le condizioni retributive... di fatto l'unica parte onesta dell'annuncio stesso, direi, visto che comunque nessun candidato poteva rispettare le altre condizioni richieste.

mercoledì 4 marzo 2026

Il caso Schettini 2

Tre video da guardare e meditare sul tema, al di là delle battute (ma neanche troppo battute) che io stesso feci qui.
Tre video per capire il tutto e farsi idee proprie su cosa è successo.

Vincenzo Schettini e la Scuola dei Prof-Star: un problema che va oltre il caso Schettini, di Rick Du Fer.

Vincenzo Schettini: una Masterclass su come NON gestire una Crisi, di Matteo Flora (soprattutto questo!).

Caso Vincenzo Schettini: sulla "Gogna mediatica" e l'invito a Sanremo, di Giacomo Moro Mauretto.

Saluti,

Mauro.

lunedì 2 marzo 2026

Commentando Sanremo - Prima parte

Per sapere il mio giudizio sulla manifestazione nel globale, leggete quando ho scritto nei giorni scorsi.

Oggi voglio parlare di musica. E giudicare le canzoni.
Per ora ne ho ascoltate solo sette, cioè le prime cinque classificate più quelle di J-Ax e Dargen D'Amico. Parlerò quindi di queste, delle altre me ne occuperò nei prossimi giorni.
Ah, prima di fraintenderci: parlo delle canzoni in concorso ovviamente, non delle cover che hanno presentato (se no Sayf con la sua assurda versione di "Hit the Road Jack" affiancato da Alex Britti e Mario Biondi vincerebbe il mondo, non solo Sanremo, anche senza dover ascoltare le altre 😉).

Partiamo dal vincitore, Sal Da Vinci.
Questo è il puro, vero Sanremo delle origini. Un testo tutto amore melenso degno di Gino Latilla e Nilla Pizzi. Siamo tornati agli anni '50. Solo con una voce un po' più moderna.
Sal Da Vinci come persona tutto sommato mi piace, ma come cantante è arrivato con 70 anni di ritardo (va beh, data la voce un po' più moderna, diciamo 60).

Secondo è arrivato Sayf.
A parte quanto scritto sopra sulla cover la sua canzone è molto bella, non certo un capolavoro, ma molto bella.
E soprattutto dimostra che la scuola genovese è bella viva, anche se ovviamente è molto cambiata rispetto ai tempi di De André, Fossati, Paoli, ecc.
Tra lui, Bresh, Alfa, Olly e altri Genova sta offrendo delle gran belle cose alla musica italiana (e non solo).

Poi Ditonellapiaga.
Sì, bella canzone, sia nel testo che nell'interpretazione... ma onestamente non capisco l'entusiasmo, tutti quelli che urlano che avrebbe dovuto vincere.
Bella sì, ma nulla di che (no, non parlo di lei, parlo della canzone... lo specifico visti tutti i commenti che leggo in giro sulle sue gambe, non vorrei venir frainteso).

E veniamo all'altra genovese (almeno di nascita): Arisa.
Arisa invecchiando migliora continuamente. La canzone come testo non è nulla di eccezionale, ma la sua voce di anno in anno migliora. Se a Sanremo dovesse vincere solo la voce e non anche la canzone, avrebbe dovuto vincere lei (almeno tra le canzoni che ho già ascoltato).

E poi la coppia impossibile: Fedez e Masini.
Bravi e convincenti entrambi.
E testo degno di nota.
Possibili vincenti nelle vendite post festival.
E aggiungo una cosa: al di là dei testi appena era uscito a me di Masini non piaceva per niente la voce... ma più invecchio io e più invecchia lui, più mi piace la sua voce.

Passiamo a J-Ax.
È stato semplicemente geniale. Come voce, come testo, come presentazione.
Posso solo dire: grande!
Tra le canzoni che ho già ascoltato avrebbe dovuto vincere lui. Senza se e senza ma.
(Oltretutto se lo avessi ascoltato solo in audio, e senza sapere che fosse lui, lo avrei potuto scambiare per Davide van de Sfroos... ed è un complimento).

Ultimo che ho ascoltato, Dargen D'Amico.
Ora capisco perché i Talebani proibiscono la musica. Devono averlo ascoltato. Hanno ragione.
Non serve dire altro.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 25 febbraio 2026

Il Festival e la musica

La "e" è ovviamente e giustamente senza accento.
E sapete altrettanto ovviamente di quale Festival parlo.

Premesso questo, veniamo alla sostanza.

Il Festival di Sanremo è ormai assolutamente inguardabile. È prolisso e palloso.
La musica, la competizione sono ormai solo il contorno. E lo sono da tanti, troppi anni.
E allora, direte voi, perché gli italiani continuano a guardarlo?
Perché ormai è un'istituzione... e gli italiani un'istituzione cercano (o più probabilmente fanno finta di cercare) di cambiarla dall'interno, non la abbattono (soprattutto se non è ufficialmente politica ma alla politica serve, come appunto il Festival), sapendo benissimo però che se rimani all'interno dell'istituzione sarà l'istituzione a inglobarti, non tu a cambiarla.

Però, come scritto sopra, il vero problema di Sanremo non è la musica.
Questa può piacere o meno, ma è solo contorno.

Il Festival dura cinque (5) giorni... e le serate durano almeno quattro (4) ore ciascuna (almeno, in realtà di più, ma prendiamo quattro ore come base), cioè in totale almeno venti (20) ore. In realtà sono ormai sempre almeno trenta (30). Almeno.
Le canzoni in concorso sono in tutto 34.
Mettiamo che tra presentazione, esibizione e un paio di parole dopo l'esibizione, ogni canzone prenda 10 minuti (in realtà sono tra 5 e 6 minuti in tutto, ma facciamo finta che...).
34 canzoni, 10 minuti a canzone... in tutto 340 minuti. Neanche sei (6) ore.
Mettiamo anche che le fai sentire tutte due volte, presumendo che tutte abbiano diritto alla finale... le canzoni (compresa presentazione e tutto, se pensassimo solo alle canzoni stesse sarebbe molto di meno) ti occupano tra le undici (11) e le dodici (12) ore.
In realtà molte di meno, non più di otto (8) ore in totale, visto che nessuna canzone, come spiegato sopra, arriva a prendere 10 minuti di tempo.

E tutto il resto del tempo?
Tutto il resto del tempo è quello che purtroppo porta al tempo stesso soldi e disprezzo al Festival.
Ospiti con canzoni già pubblicate (e quindi non presentabili in concorso), ma da pubblicizzare, marchette varie verso aziende, film, programmi RAI e simili, conduttori che sono i veri protagonisti e che allungano il brodo per stare sul palcoscenico molto più della musica (e farsi pubblicità).
Ma soprattutto... togliere spazio ad altri programmi che magari parlerebbero di cose serie (cioè scomode, indipendentemente da come ne parli).

Però Sanremo rimane (purtroppo) obiettivamente importante per la musica italiana.
E allora?
Che fare? (Come direbbe Lenin).

Io personalmente limiterei il Festival a due serate (in realtà una basterebbe, ma non voglio fare l'estremista).
La prima di qualificazione (per eliminare le canzoni meno apprezzate e per evitare di appesantire la seconda serata) e la seconda di finale (magari questa sì con ospiti vari). E con introduzioni serie, non prolisse per allungare il brodo.
Due serate, otto (8) ore al massimo in tutto (ma proprio al massimo, visto che oltretutto nella seconda serata arriverebbe solo una parte delle canzoni).
In modo da riportare la musica al centro.
E credetemi... così Sanremo verrebbe di nuovo apprezzato anche da chi ha meno di 80 anni (che siano sulla carta d'identità o nell'anima cambia poco) o da chi non è fan assoluto e perso di uno dei concorrenti.

Prendiamo l'autore di questo blog, che casualmente è il sottoscritto 😉.
Il Festival attuale non lo guardo, proprio per nulla. Neanche se mi pagano.
Del resto se in concorso ci fossero canzoni degne di essere ascoltate, queste poi si farebbero comunque strada in radio, in streaming, eccetera. Le scoprirei lo stesso. E le ascolterei (e comprerei) lo stesso. Solo con magari un po' di ritardo.
Mentre tutto il contorno, se lo guardassi, mi servirebbe solo come sonnifero (o più probabilmente come lassativo).
Un Festival di due serate compatte, centrate solo sulla musica, invece potrebbe essere anche per me apprezzabile (certo, dipenderebbe anche dal conduttore o dalla conduttrice, ma questo vale per ogni trasmissione, non solo per il Festival).
Di sicuro però non lo rifiuterei a priori e a prescindere come faccio col Festival attuale.

Buona musica a tutti.

Saluti,

Mauro.

giovedì 5 febbraio 2026

Liguria, mare e monti

No, la Liguria non è una regione di mare.
Lasciatevelo dire da un ligure: la Liguria è una regione di montagna.

Guardate la sua conformazione.
È tutta monti. Non ci sono parti non montuose, tranne poche eccezioni (che poi comunque sono collinose, non veramente pianeggianti, tranne forse la piana del Magra nello spezzino e la presunta piana ingauna alle spalle di Albenga... ma appunto forse, visto che proprio così piane poi non sono).

Ma...

Ma voi ora direte: però tutta la Liguria è sul mare... la Liguria è una striscia sottile sul mare.
Appunto!
La Liguria è una striscia sottile sul mare!
Ma lo è perché le montagne lì la spingono!

La Liguria è una regione di montagna che le montagne stesse buttano a mare, non avendo lo spazio per una transizione morbida come invece hanno altre regioni.

Genova e la Liguria hanno conquistato il mare proprio perché sono una città e una regione di montagna.
Sono i monti che ci hanno obbligato a conquistare il mare.
Perché i monti ci hanno chiuso ogni altra strada, pur essendo i monti la nostra essenza.

Saluti,

Mauro.

martedì 27 gennaio 2026

Perché la Cina (probabilmente) ha perso

No, non saltate sulla sedia, almeno non subito. Prima leggete e riflettete un attimo.

Premessa: prima di crollare definitivamente la Cina comunque farà ancora un sacco di danni (e i suoi alti papaveri continueranno ad arricchirsi).

Ma cosa intendo quando dico che la Cina ha perso?
La Cina è forse la storia di maggior successo di un intero paese del secondo dopoguerra: da paese di fatto morto di fame prima di Mao Zedong, a potenza locale (ma comunque povera) sotto Mao Zedong... fino ad arrivare a essere la seconda (in certi settori prima) potenza globale oggi.

E quindi?

Quindi, alla morte di Mao Zedong la Cina rischiò il crollo, ma Mao - nonostante la sua fosse tutto sommato una dittatura personale - aveva costruito una struttura, un apparato.
E questa struttura, questo apparato tennero in piedi il paese.
La Cina, come l'URSS, era la dittatura di un partito, di un apparato, non di una persona. Quindi anche la fine di figure "imponenti" come Mao o Stalin difficilmente poteva mettere ko il paese.

E infatti l'URSS crollò per ragioni economiche, non per la fine di singole figure guida.
E la Cina, anche grazie alla crescita economica, ha sofferto ancora meno della fine di singole figure guida.

Però, però adesso rischiamo di essere alla fine: Xi Jinping sta trasformando la Cina in una dittatura personale, di fatto cancellando il partito.
L'epurazione dei vertici del partito e, più di recente, di quelli delle forze armate sono un'indicazione palese: Xi non vuole potenziali rivali... ma così elimina anche potenziali eredi...

Cosa succederà quando Xi Jinping morirà? Del resto neanche lui è eterno.

Succederà che scoppierà una guerra per la successione... ma una guerra tra personaggi di secondo piano, visto che quelli di primo piano sono stati di fatto eliminati.
E i risultati di questa "guerra" potranno essere solo due.
O la Cina si scioglierà oppure rimarrà unita ma tornando economicamente indietro di decenni.

È augurabile la cosa?
Non lo so... quanto sopra sono mie previsioni, non mie speranze.
Onestamente non so se per il mondo sia meglio che io abbia ragione o che io abbia torto.

Saluti,

Mauro.

martedì 17 giugno 2025

Non abbiate paura di usare più caratteri

Chi mi segue avrà notato il titolo del mio ultimo articolo qui sul blog: Non giudicate l'autore/autrice.

Ora, qualcuno potrà accusarmi di essere politicamente corretto: non bastava scrivere solo autore?
Ma è invece proprio perché sono contro il politicamente corretto che ho usato la doppia forma autore/autrice.

Altri avrebbero usato cose come la schwa o l'asterisco, scrivendo (rendendosi abbastanza ridicoli, oltretutto, visto che qui la differenza non riguarda una sola lettera) autə o aut*.
Altri ancora, seguendo la consuetudine, avrebbero scritto solo autore, usando (magari inconsciamente) il maschile sovraesteso o non marcato.
Altri ancora avrebbero proprio usato il maschile consapevolmente, come rifiuto del politicamente corretto.

Ora, io vorrei buttare nella spazzatura sia i primi che i terzi e salvare solo i secondi.
Però mi rendo conto che viviamo in tempi ipersensibili... dove ognuno di noi si crede uno snowflake.
Non volendo cadere nell'ipersensibilità (e rendermi quindi ridicolo con cose come la ə), ma non volendo neanche offendere gli ipersensibili... uso quindi il doppio termine.
Del resto cosa mi (vi) costa digitare un paio di caratteri in più?

Saluti,

Mauro.

domenica 25 maggio 2025

Archeologia personale

Nei giorni scorsi mi sono ritrovato a rimettere a posto un po' di libri della mia biblioteca personale.
E da uno dei libri che stavo sistemando è caduto fuori un foglietto, strappato da un bloc notes di non grandi dimensioni e scritto su entrambi i lati.

Questo foglietto:



Di cosa si tratta?

Quando vivevo a Colonia organizzavo spesso attività culturali relative all'Italia o a Colonia stessa.
In questo caso a entrambe: questo foglietto rappresenta una prima bozza schematica del tragitto (con anche indicazioni dei mezzi pubblici da usare) di un giro per Colonia intitolato "Tracce italiane a Colonia" che organizzai quasi 15 anni fa.

Non ricordavo di averlo conservato, ma di sicuro - per quanto malconcio - ora non lo butto più via, anzi lo conservo con cura.

Saluti,

Mauro.

sabato 12 aprile 2025

Un racconto (quasi) in diretta: Mauro e la ragazzina

Oggi pomeriggio ero in un bel localino a Pegnitz, non lontano da Auerbach, dove abito.
Ero seduto a un tavolino con una birra e il mio laptop a curare un po' di fatti miei ed ero lì perché è un locale molto piacevole e non avevo voglia di starmene chiuso in casa.
Ma questo non è interessante.
Interessante (poi capirete perché) è che il mio tavolino non era distante dalla porta che portava ai servizi igienici.
A un certo punto una ragazzina (a occhio direi di 9-10 anni, ma anche fossero stati un paio di più non sarebbe cambiato nulla) ha chiesto al bancone la chiave e ha raggiunto la porta di cui sopra.
Ha cercato di aprirla ma, non so per quale motivo, ha incontrato delle difficoltà e ha cominciato a girare la chiave di qua e di là.
Io ero lì a due passi, potevo alzarmi, aprirle la porta e tornare subito al mio tavolino. Ci avrei messo letteralmente tre secondi a fare tutto.
Invece non mi sono alzato, ho chiamato la giovane donna che era al bancone e le ho detto che la ragazzina aveva dei problemi con la porta, così la donna ha lasciato il bancone e fatto quello che avrei potuto fare subito io (e ovviamente la cosa è durata decisamente più a lungo, anche se lei si è mossa subito).

Perché mi sono comportato così?
A causa delle fisime del mondo d'oggi, delle paturnie della società contemporanea ho pensato che io, uomo adulto, vicino a una ragazzina di 9-10 anni sconosciuta, davanti a una porta dei bagni in un angolo non nascosto ma neanche visibilissimo... se qualcuno avesse visto, chissà cosa avrebbe capito, come avrebbe reagito.
20 o 30 anni fa io non mi sarei fatto questi pensieri, non mi sarei fatto tanti problemi ad aiutarla.

Dove sta andando la nostra società?

Saluti,

Mauro.

P.S.: La donna al bancone, quando le ho spiegato, mi ha dato ragione. Ha detto che oggigiorno non si sa mai, meglio evitare problemi.

sabato 16 novembre 2024

Prima o poi doveva succedere

Ha resistito per quasi 20 anni alla mia incapacità di trattare le piante, ma alla fine neanche lui ce l'ha più fatta.

L'agave mi ha lasciato.


Riposa in pace, agave.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 19 giugno 2024

Siamo maggiorenni!

Buon compleanno, Blog!

Oggi sono 18 anni: ci trovammo qui per la prima volta il 19 giugno 2006... durante i mondiali di Germania e ora diventiamo maggiorenni durante gli europei di Germania 😉

Auguri a noi.

Saluti,

Mauro.

venerdì 19 aprile 2024

L'agave eterno

Nel 2011 parlai qui del mio agave, che avevo piantato 5 anni prima...

Oggi, 2024, quell'agave vive ancora.
In pratica, è diventato maggiorenne.

Visto come lo tratto, è più che evidente che si prende gioco di me.

Saluti,

Mauro.

giovedì 16 novembre 2023

Siamo sinceri

Io sono uno stronzo.
Ed è questo che mi fa comunque migliore di voi.
Rifletteteci.

Saluti,

Mauro.