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domenica 3 maggio 2026

Scrivere (saper scrivere) è importante

Scrivere è importante.
E lo è anche saper scrivere.
Voi mi direte: la seconda cosa è banale... ma la prima non ha senso. Io scrivo solo se ho qualcosa da scrivere, da dire.
Ebbene, no, no è così.
Almeno non nel modo in cui pensate voi.

Più scrivo, più imparo a scrivere, più so scrivere bene (premessa: è necessario scrivere tanto... ma solo se rileggi e rileggi e riscrivi e riscrivi... e poi butti via quello che non ti piace, quello che è scritto male, indipendentemente dai contenuti).

È questo il punto: devi scrivere tantissimo (perché è questo alla fine che ti insegna a scrivere bene)... ma pubblicare poco, solo il meglio. Indipendentemente da dove pubblichi. Che sia il tuo bloghettino personale o una grande testata mondiale.

Saluti,

Mauro.,

lunedì 6 ottobre 2025

Quando l'interlocutore non è interessato a discutere...

...ma a provocare, a cercare la rissa verbale.
(Storia vera).

Io faccio un'affermazione. Magari perentoria, magari in toni un po' da saputello. Ma parlo chiaro, non faccio giochetti, torto o ragione che abbia.
Dico chiaramente quel che penso e quel che so.
Uno, che prima nella stessa discussione aveva sostenuto di sapere tutto dall'interno, ma senza dire cosa sapeva, mi attacca.
Ma non con argomenti, correggendo la mia affermazione. Mi attacca personalmente, continuando però a non dire nulla. Tranne che "lui sa".
Ecco, anche se la mia affermazione fosse stata la più gran cagata della storia e i miei toni sbagliati, questo atteggiamento parla comunque di lui, non di me.

E lui lo sa, anche se gonfia il petto perché si sente vincitore, visto che io - dopo aver argomentato (contrariamente a lui) - ho chiuso, rifiutando la caciara, la rissa verbale.

Saluti,

Mauro.

martedì 11 luglio 2023

Due belle frasi ormai fuori moda

Nell'uso comune ci sono due brevissime frasi che vengono vissute oggigiorno come una vergogna e quindi si tende a pronunciarle il meno possibile.

La prima è: "Non lo so".
In un mondo di tuttologi è una vergogna ammettere di non sapere qualcosa. Se non proprio sapere tutto, bisogna avere almeno un'opinione su tutto. E meno si sa, più si parla.
No, non è obbligatorio sapere tutto. Non è neanche obbligatorio far vedere almeno di aver sentito parlare di tutto.
È una dimostrazione di serietà ammettere di non sapere tutto e soprattutto è dimostrazione di serietà non pretendere di poter esprimere opinioni anche su ciò che non si sa.

La seconda è: "Mi sono sbagliato".
Sbagliare non è una colpa. Non si può sapere tutto e spesso si hanno a disposizione informazioni sbagliate e/o incomplete che portano a dare giudizi sbagliati.
Talvolta ci portiamo anche dietro nozioni sbagliate dai tempi della scuola che influiscono negativamente sui nostri ragionamenti.
L'importante è che nel momento in cui riconosciamo di aver sbagliato, lo ammettiamo e ci correggiamo.
Invece oggi ammetterlo è una vergogna. Non sono io a sbagliare, al massimo io mi sono spiegato male. Ma più spesso sono stato capito male.
La tendenza è purtroppo di cambiare versione sperando che chi ci sta intorno non se ne accorga.

Due frasi oggi totalmente fuori moda.
Ma due frasi assolutamente bellissime (e necessarie per una convivenza civile).

Saluti,

Mauro.

giovedì 9 dicembre 2021

Il presepe, Cristo e i rifugiati

Quando si parla senza sapere.
E quando i cattolici non conoscono il Vangelo.

Tanti, soprattutto cattolici, parlano di Cristo come di un povero rifugiato parlando del presepe, della nascita in una stalla a Betlemme..

A Betlemme Cristo nacque in una stalla (sì, grotta non può essere: il Vangelo parla di mangiatoia e io le mangiatoie le conosco nelle stalle, non nelle grotte, a meno che queste non vengano usate anche come stalle) non perché Giuseppe e Maria fossero in fuga o fossero poveri.
Erano a Betlemme per il censimento (non stavano fuggendo da nulla) ed erano in un alloggio di fortuna perché tutti gli alberghi erano pieni (non perché non potessero permetterseli).

Cristo, Giuseppe e Maria possono essere considerati rifugiati durante la fuga in Egitto per sfuggire a Erode. Anzi, lì lo sono veramente, senza se e senza ma (anche se nessun Vangelo ci racconta in realtà come vivessero in Egitto, se ben accolti, sbattuti in qualche campo di accoglienza o nascosti clandestinamente... onestamente, la terza è l'ipotesi che ritengo più probabile, ma è solo un'ipotesi mia).
Non certo quando si trovavano a Betlemme.

E il Vangelo lo dice chiaro.
Ma forse i cattolici preferiscono non leggerlo.

Sono poche righe, ma chiare: Luca, 2, 1-7.

Ma guarda un po' se un non credente deve insegnare il Vangelo ai cattolici 🤦🏿‍♂️

Saluti,

Mauro.

sabato 3 febbraio 2018

Patriottismo e nazionalismo

Un patriota è uno che ama il proprio paese.

Un nazionalista è uno che odia i paesi degli altri (e spesso non sa niente del proprio).

Tutto qui.

Saluti,

Mauro.