lunedì 5 gennaio 2026
Qualche domanda sull'intervento USA in Venezuela
domenica 22 giugno 2025
Chi decide la guerra?
Gli Stati Uniti hanno attaccato l'Iran (anche se Vance, il vicepresidente, dice che non sono in guerra con l'Iran).
Al là di tutte le discussioni sui motivi, sulle ragioni e sul diritto internazionale, una domanda molto presente sul web, in particolare ovviamente quello anglofono, è se il presidente (Trump, in questo caso) abbia i poteri per ordinare un attacco del genere o se questi poteri li abbia solo il Congresso.
A leggere la Costituzione USA, se consideriamo l'attacco come un atto di guerra, direi che questi poteri li abbia proprio il Congresso, come spiegato bene in quest'articolo della Cornell Law School.
Anche se i presidenti, come dice lo stesso articolo, spesso se ne fregano.
Ma come funziona (o dovrebbe funzionare) invece in Italia?
Se leggiamo l'articolo 78 e il nono capoverso dell'articolo 87 della nostra Costituzione esattamente come negli USA (e in qualsiasi paese democratico, che io sappia).
L'articolo 78 infatti recita:
Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.
Mentre il nono capoverso dell'articolo 87 recita:
[Il Presidente della Repubblica] Ha il comando delle Forze Armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
La cosa quindi sembra chiara, esplicita: il Parlamento è sovrano anche nel dichiarare la guerra.
La domanda però è: dato che il Presidente della Repubblica è a capo delle Forze Armate, nel caso lui ordinasse un attacco senza l'autorizzazione del Parlamento... cosa farebbero i militari?
In teoria dovrebbero disobbedire, essendo l'ordine incostituzionale. Ma lo farebbero veramente?
(Comunque, Costituzione o meno, molti politici sono più guerrafondai dei militari... i primi sono i più pericolosi, e questo vale in ogni paese).
Saluti,
Mauro.
P.S.:
Qui tutti i miei articoli sugli... articoli della Costituzione.
mercoledì 9 agosto 2023
Un ragionamento sugli "extraprofitti"
Un ragionamento, appunto, sui famigerati extraprofitti.
Leggete tutto e poi ditemi dove sbaglio. Se sbaglio.
Profitti che vanno molto oltre i profitti "standard" del settore, per i quali non si può quindi parlare di normale andamento dei mercati.
E secondo certi governi (ma anche certe opposizioni e certi economisti, politicizzati o meno che siano) vanno tassati extra in quanto ingiusti.
Ed è questo il problema: cosa significa ingiusti?
Giustizia/ingiustizia è un concetto morale... in diritto (e la tassazione dovrebbe dipendere dal diritto) vale la legge, non la giustizia.
Non per niente nei tribunali c'è - correttamente - la scritta "La legge è uguale per tutti" e non "La giustizia è uguale per tutti".
Inciso chiuso.
Nel secondo caso, ovviamente, la tassazione non c'entra. Ciò che va applicato è una confisca o un sequestro (al di là delle eventuali responsabilità penali personali delle singole persone).
A noi quindi è il primo caso che interessa: gli "extraprofitti" legali.
La tassazione attuale (giusta o sbagliata, alta o bassa che la si consideri) è già su tutti i profitti, anche su quelli cosiddetti extra. Alti o bassi che siano.
Ci sono qui due "sottocasi" in base alla tassazione.
Ditemi dove sbaglio.
Ma ho poi aggiunto qualcosa oggi in un minithread successivo, che riporto qui sotto.
Ma siamo sicuri che questi ultimi siano sempre e solo vittime?
A me la cosa ricorda però tanto un'altra storia che riguardava le banche (nel mio racconto in particolare una banca, ma in realtà fu un fenomeno che riguardava molte banche e che, come prevedibile, finì nel nulla), cioè il vedere come vittime chi comprò azioni e/o obbligazioni di certe banche.
Leggetevi quanto scrissi qui allora, nel 2019.
1) Un testo di Mario Seminerio (alias Phastidio);
2) Un thread di Carlo Alberto Carnevale-Maffè.
mercoledì 12 luglio 2023
Popper, la tolleranza, noi e la democrazia
E qualche riga sotto conclude quindi che:
È impossibile concludere usando solo la logica se sia giusto tollerare gli intolleranti o se bisogni "abbassare" il livello di tolleranza per bloccarli.
È giusto trovare modi di impedire agli antidemocratici di sfruttare la democrazia per andare al potere?
martedì 27 giugno 2023
Un altro articolo frainteso della Costituzione: il 29
Che per avere il diritto di essere considerati famiglia serve il legame del matrimonio, non bastano - almeno per i padri costituenti - forme alternative di legame.
Ma... non dice nulla su chi ha diritto al matrimonio.
La Costituzione non parla di uomo e donna. Parla solo di famiglia.
Qui tutti i miei articoli sugli... articoli della Costituzione.
martedì 3 maggio 2022
Siamo in guerra?
Quello che noi sentiamo e proviamo ha sì un valore morale... ma, appunto, solo morale, nient'altro. E dato che il livello morale è soggettivo, cambia da persona a persona... in questo caso non conta.
Essere in guerra presuppone due fatti.
1) Avere dichiarato guerra (o altre dichiarazioni magari non così esplicite, ma comunque non interpretabili);
Sì, vero, ma più o meno direttamente lo facciamo anche con la Russia, che vi piaccia o meno (insomma, teniamo il piede in due scarpe).
E purtroppo questo esercizio lo stiamo di fatto facendo a favore della Russia, non dell'Ucraina (e anche qui la Germania lo sta facendo molto più di noi e di chiunque altro).
giovedì 22 luglio 2021
Il ministro, i manganelli e il G8
In questi giorni si sta ricordando il G8 di Genova del 2001 con tutto quello che successe nell'occasione del ventennale.
Io ne ho sempre parlato e scritto poco, nauseato da tutta la retorica di entrambe le parti di questi anni.
Su questo blog di fatto ne scrissi solo una volta, qui, nel 2012.
Ma oggi non vorrei parlarvi di quello che successe a Genova allora. Vorrei parlarvi di una storia "tedesca" legata al G8 (nel 2001 vivevo già qui in Germania), di cui ho già accennato in un breve thread su Twitter.
Nel 2001 ministro degli interni in Germania era Otto Schily, rappresentante della SPD (i socialdemocratici) ed ex esponente dei Grünen (i verdi).
Quando avvenne l'irruzione alla scuola Diaz, lui fece - in una dichiarazione televisiva - i complimenti alla Polizia italiana per come aveva gestito la situazione e fatto rispettare il diritto.
Poche ore dopo - sempre in una dichiarazione televisiva - accusò la Polizia italiana di comportamenti inaccettabili, appena dopo che venne reso noto un primo elenco di nomi dei fermati.
Cosa era successo nel tempo passato tra le due dichiarazioni?
Di fatto assolutamente nulla, a parte la diffusione - come detto - di un primo elenco di nomi dei fermati.
Entrambe le dichiarazioni erano infatti arrivate prima che si conoscessero i dettagli dell'irruzione, prima che si sapesse, anche solo superficialmente, cosa veramente fosse successo alla Diaz.
Però tra i fermati c'era un cittadino tedesco.
Questa era la discriminante per Schily: chi era stato fermato.
Non se la Polizia fosse stata corretta o violenta, se avesse fatto rispettare il diritto o lo avesse calpestato. Queste sono quisquilie.
La sostanza è:
- Finché non fermi cittadini tedeschi, meriti complimenti anche se ti comporti come le peggiori milizie delle dittature sudamericane.
- Appena fermi cittadini tedeschi, vai condannata per comportamenti inaccettabili anche se ti comporti in maniera esemplare.
Saluti,
Mauro.
lunedì 12 novembre 2018
Due principi per l'integrazione
Quando si parla di integrazione bisognerebbe distinguere tra due livelli: quello burocratico e quello sociale.
A livello burocratico quando mi trasferisco in un altro Stato io ho il dovere di informarmi su quali documenti e condizioni servono per ottenere il diritto di vivere e lavorare in quello Stato (e poi presentarli completi alle autorità locali) e detto Stato ha il dovere di mettermi a disposizione uffici che mi aiutino a orientarmi riguardo alle procedure burocratiche (generalmente si tratta di sportelli appositi presso gli uffici anagrafe, ma il come e il dove in fondo è secondario).
E... e tutto qui. A parte il sottinteso dovere poi di rispettare la legge, né io come persona né lo Stato che mi accoglie abbiamo altri doveri.
Però parliamoci chiaro: questo esaurisce la parte burocratica dell'integrazione ma se ci si limita a quello non si va poi molto lontano.
Uno é sì a posto legalmente, ma socialmente rischia di rimanere un escluso, di vivere tra casa e ufficio (o officina o fabbrica o che altro sia) e stop.
Ci sono persone che sono contente così, ma la maggioranza non si accontenta.
Come fare per integrarsi socialmente?
Su questo tema si può discutere all'infinito.
È chiaro che serve volontà da entrambe le parti: da parte di chi arriva di inserirsi nella nuova realtà e da parte del paese di arrivo di agevolare l'inserimento di chi ha questa volontà.
Ed è chiaro anche che serve, da parte di detto paese, un approccio diverso verso chi arriva per scelta senza tragedie alle spalle (come il sottoscritto che si è trasferito in Germania perché voleva fare esperienze internazionali e poi qui si è fermato) e verso chi scappa da situazioni di guerra, persecuzione o anche solo estrema povertà.
Però a mio parere ci sono due punti imprescindibili che riguardano tutti coloro che arrivano in un nuovo paese, indipendentemente dal modo e dal perché ci arrivino.
Se tu arrivi in un nuovo paese hai comunque due doveri:
1) la tua religione, le tue tradizioni, le tue convinzioni personali vengono dopo la legge del paese che ti accoglie; se - per esempio - un precetto della tua religione va contro la legge del paese che ti accoglie... mi dispiace per il tuo dio, ma non hai diritto a eccezioni, devi buttare via quel precetto e rispettare la legge;
2) non puoi venirmi a dire che tanto l'inglese lo parlano ormai tutti o che la comunità di tuoi connazionali in quel paese è sufficientemente vasta da permetterti di andare avanti con la tua lingua; no, devi imparare a farti capire nella lingua del luogo (non serve impararla alla perfezione, basta un livello di base, ma comprendente la grammatica... quindi che vada oltre le poche parole - spesso poi in dialetto - che impari sul posto di lavoro ascoltando i colleghi).
Ecco, se tu non accetti questi due punti, non puoi pretendere nulla dallo Stato che ti accoglie a parte l'aiuto per le procedure di registrazione citato all'inizio.
Se invece accetti questi due punti, poi puoi anche chiedere allo Stato di venirti incontro mettendoti a disposizione corsi di lingua ed eventualmente corsi che ti spieghino le leggi che ti riguardano e possibili "collisioni" con pratiche religiose, culturali o altro a cui sei abituato.
Saluti,
Mauro.
lunedì 27 agosto 2018
I magistrati devono rispondere solo alla legge
Da destra: Salvini è stato eletto dagli italiani, il magistrato non può andare contro gli italiani! (O frasi simili, ma dallo stesso contenuto).
Da sinistra: ora Salvini fa il martire e guadagna consensi, il magistrato avrebbe fatto meglio a evitare (anche qui magari con formulazioni diverse, ma la sostanza è quella).
Bene: io inorridisco davanti a entrambe queste frasi.
Un magistrato deve rispondere solo alla legge, non alla politica o agli elettori.
Quindi se Patronaggio ritiene veramente in base alla legge che ci siano gli estremi per aprire un'indagine contro Salvini o chichessia, deve farlo.
Io qui non sono in grado di giudicare se Patronaggio ha fatto bene o male, ma anche avessi un giudizio mio preciso, non sarebbe comunque il punto di questo articolo.
L'affermazione della destra e quella della sinistra riportate sopra sono semplicemente entrambe pericolose e antidemocratiche.
Quella da destra perché è sintomo di volontà di giustizia di piazza e di autoritarismo.
Quella da sinistra perché indica la volontà di sottomettere il diritto alle convenienze politiche ed elettorali.
E da persona che ama la democrazia e rispetta il diritto, a me fanno tanta paura entrambe le cose.
Saluti,
Mauro.
P.S.:
Un commento ulteriore sulla frase da sinistra: se un indagato, tuo avversario politico, guadagna consensi grazie all'essere indagato... forse più che farti domande sull'opportunità dell'azione giudiziaria, dovresti farti domande su come è considerata la tua azione politica da parte dell'elettorato (e qui non mi riferisco tanto alla sostanza di quest'azione politica, ma a come la hai comunicata, a come la hai fatta percepire agli elettori).
lunedì 16 luglio 2018
Il reato di procurato allarme
Sia da persone che lo hanno invocato in tanti casi dove la magistratura non è intervenuta sia da altre che hanno considerato un abuso condanne espresse sulla base di questo reato.
Ora vorrei contribuire al dibattito riportando quanto effettivamente dice il codice penale al proposito.
Il reato di procurato allarme è trattato dall'articolo 658 del codice penale.
Questo articolo (dal titolo Procurato allarme presso l'autorità) recita:
Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l'autorità o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda da euro 10 a euro 516.
Chi ritiene che certe sentenze siano un abuso (tipo la recente condanna di associazioni no-vax per aver comprato spazi pubblicitari per rilanciare le bufale sulla pericolosità dei vaccini) si attacca alle parole allarme presso l'autorità nel titolo e nel corpo dell'articolo, sostenendo che fino a che l'autorità competente non è costretta a intervenire per evitare che un pericolo presunto (o inventato) diventi un pericolo reale non vi è procurato allarme.
Chi ritiene che forze dell'ordine e magistratura debbano intervenire di più, soprattutto per quanto riguarda chi sbraita di presunti pericoli sanitari o di sicurezza pubblica, si attacca alla parola suscita davanti all'allarme per dire che è più che sufficiente che cittadini credano a questi pericoli e potenzialmente possano richiedere l'intervento dell'autorità.
Ora è evidente a qualsiasi persona raziocinante che entrambe le posizioni (come quasi sempre le posizioni estreme) sono assurde, perché entrambe abdicano al dovere che ha ciascuno di noi di ragionare e di capire ciò che legge (o almeno cercare di capire), mentre si limitano a prendere un testo (o parte di esso) per pretenderne l'applicazione coi paraocchi (in stile sharia).
Ora, dato che io non sono un giurista, mi affido a chi ne sa più di me, visto che c'è già stato chi ha avuto dubbi su come applicare concretamente questo articolo del codice penale e si è rivolto alla Cassazione.
La Cassazione, nella sentenza n. 11514 del 12 novembre 1987 ha deliberato quanto segue:
Ai fini della ravvisabilità della sussistenza della contravvenzione di cui all'art. 658 c.p. è sufficiente che l'annunzio di disastri, infortuni o pericoli inesistenti sia idoneo a suscitare allarme presso l'autorità, gli enti o le persone che esercitano un pubblico servizio. Tale deve considerarsi l'annunzio di un inesistente sequestro di persona che, per le modalità del suo contenuto, provochi l'intervento della forza pubblica con dispiegamento di mezzi.
A parte l'esempio pratico, per forza di cose limitativo e basato su quanto più tipico all'epoca della sentenza, la sentenza è perfettamente ragionevole e logica, non aggiungendo o togliendo niente all'articolo 658, ma solo elaborandone il testo rendendolo più chiaro per tutti.
Del resto la parola stessa suscita in sé basterebbe a chiarire il significato del reato: un allarme è suscitato per forza di cose prima che l'autorità intervenga concretamente (del resto se non fosse suscitato, l'autorità non avrebbe né motivo né modo di intervenire). E quindi il reato può essere perseguito anche prima che le altre autorità coinvolte intervengano materialmente.
Saluti,
Mauro.
sabato 14 luglio 2018
La lingua dei brevetti
Ma veniamo al tema.
Chiunque di voi abbia letto il testo di una richiesta di brevetto (almeno di quelle redatte professionalmente, scritte da consulenti brevettuali* o dai competenti uffici delle aziende), testo che poi viene ripreso in tutto o in parte nel brevetto vero e proprio se concesso, avrà notato che questi testi usano un linguaggio astruso, talvolta un po' fumoso e per un profano apparentemente più tecnicistico che tecnico.
La cosa non è uno sfizio o un modo di fare congrega escludendo tutti coloro che non vengono dal settore (come capita - o capitava - con cose come il legalese o il politichese), ma ha una motivazione molto pratica, molto concreta.
Quando io ho un'idea dalla quale sviluppo un'invenzione, l'oggetto che ne viene fuori (sia che rimanga sulla carta come progetto, sia che io poi lo costruisca materialmente) è una cosa con caratteristiche ben precise e dettagliate, in maniera da poter essere costruito da chiunque con adeguate capacità abbia in mano il mio progetto.
E proprio qui sta il problema (stupiti, vero?): un progetto troppo preciso fornisce involontariamente anche le indicazioni su come aggirarlo.
Mi spiego meglio: mi è venuta un'idea geniale e ho inventato l'automobile (neanche Gottlieb Wilhelm Daimler ci aveva mai pensato, sono proprio un genio!).
La ho pensata con quattro ruote e due fanali, oltre che due sedili. E nel mio progetto ho descritto proprio queste caratteristiche (il motore lo aveva già inventato Nikolaus August Otto, quindi per il mio progetto non è importante, mi basta parlare di motore in generale).
Splendida idea... ottengo il brevetto! Hurrah!
Però il mio collega del reparto accanto nota una cosa: il motore non è parte del mio brevetto quindi può usarlo anche lui... e si rende conto che un fanale solo, se sufficientemente potente, basta e che i due sedili possono essere sostituiti da una specie di divanetto. E allora si costruisce la sua automobile (comunque ammetterete tutti che la mia è molto più bella!).
Lui non potrà brevettare la sua automobile - non c'è il "salto" tecnologico che descrissi qui nella sezione "Cosa può essere brevettato?" - ma io non potrò impedirgli di costruirla, visto che è diversa tecnicamente da quella che ho progettato io (al massimo potrò imporgli di aggiungere o togliere una ruota, ma la sua auto continuerà a funzionare).
Quindi il mio brevetto è di fatto carta straccia: la mia automobile potrò sì produrla solo io, ma avrò lo stesso concorrenza sul mercato e nessuno mi chiederà di produrre la mia auto su licenza, visto che può tranquillamente aggirare il mio brevetto.
E allora?
E allora si scrive il tutto in un linguaggio il più generico possibile, un po' fumoso e apparentemente tecnicistico, in modo che se il mio collega mette un fanale (o tre o quattro) invece di due o un divanetto invece di due sedili io e il mio avvocato possiamo presentarci da lui e fermarlo.
Però al tempo stesso il mio testo non deve diventare troppo generico e fumoso, se no non potrò ottenere la protezione tramite brevetto in quanto la mia idea risulterà non realizzabile alla sola lettura del testo da parte di persone con adeguate capacità e conoscenze.
E per questo servono figure specifiche, perché non è facile valutare se e come un brevetto è aggirabile (servono conoscenze sia tecniche che legali) e non va dimenticato che io, inventore, anche se avessi le conoscenze sia tecniche che legali richieste sono troppo "legato" alla mia invenzione, non riuscirei ad avere uno sguardo esterno, obiettivo, quindi mi serve una persona che abbia questa "esternità".
Saluti,
Mauro.
Altri articoli sui brevetti:
- Ignoranza brevettata
- Quegli sconosciuti dei brevetti
- Cos'è un brevetto?
*I consulenti (o agenti) brevettuali sono figure specifiche, non generici "esperti": ingegneri o laureati in materie scientifiche che hanno seguito corsi specifici di diritto che portano alla qualifica in questione (non per niente in tedesco si chiamano Patentanwälte, cioè avvocati brevettuali, pur non essendo avvocati e non potendo quindi gestire una causa in un tribunale penale o civile).
domenica 8 luglio 2018
Il pesce (non) puzza dalla testa
A parte il fatto che detto "esempio" è amplificato dall'informazione e dal fatto che un rappresentante delle istituzioni è molto più visibile di un semplice cittadino.
A parte il fatto che per i rappresentanti delle istituzioni si ama far confusione tra i concetti di indagato/accusato e quelli di colpevole/condannato.
A parte tutto ciò, è proprio il discorso dell'esempio a essere assurdo, a non avere senso.
Per due motivi.
Punto primo: l'Italia (o la Germania, visto che qui succede lo stesso, anche se viene meno urlato) è una repubblica parlamentare, quindi quelli che dovrebbero "darci l'esempio" sono lì perché, direttamente o indirettamente, ce li abbiamo messi noi... quindi vuol dire che quell'esempio ce lo siamo scelti da soli. Ce lo stiamo in realtà dando da soli! Positivo o negativo che sia.
Punto secondo: la legge, almeno nelle sue parti principali, la conosciamo tutti e tutti sappiamo cosa significano legge, diritto, onestà. Quindi non abbiamo bisogno di nessun esempio per rispettare la legge, per comportarci onestamente. Dipende solo e unicamente da noi stessi.
Il pesce puzza dalla testa?
Forse, ma ricordiamoci che la testa siamo noi. Se non sempre, per lo meno nel momento in cui mettiamo la croce sulla scheda elettorale.
E allora da dove lo prendiamo l'esempio?
L'esempio, l'insegnamento in un mondo civile ce lo danno da bambini e ragazzini la famiglia e la scuola, non la politica.
La maggioranza di noi comincia a interessarsi di politica quando l'esempio ormai è già arrivato ed è già stato interiorizzato, positivo o negativo che sia stato.
La politica non c'entra. Punto.
Saluti,
Mauro.
mercoledì 13 giugno 2018
Aquarius: cerchiamo di rimanere razionali
Ma se vogliamo arrivare a una soluzione dobbiamo analizzare il problema complessivo, non guardare alle singole navi, chiunque le governi.
E il problema complessivo rimane sia che l'Aquarius fosse stata accolta in Italia, sia che vada in Spagna sia che fosse stata rispedita in direzione Libia.
Occuparsi delle singole navi è doveroso a livello pratico.
Ma a livello politico non serve a niente. A livello politico significa abdicare alla politica legata alla realtà e fare solo politica legata alle emozioni.
Compito della politica è trovare una soluzione condivisa, che cerchi di minimizzare le spinte alla migrazione (cioè migliorare le condizioni di vita all'origine) senza però far venire meno la doverosa accoglienza per chi necessita di protezione e aiuto.
Compito della politica è cercare di aiutare il maggior numero possibile di persone (che siano cittadini propri o che siano immigrati) senza venir meno alle regole di uno Stato di diritto.
Compito della politica è creare una cornice all'interno della quale sia automatico sapere - salvo eventuali casi eccezionali - cosa fare in questi casi.
Quale sia la soluzione migliore io non lo so. È compito della politica - nazionale e internazionale - trovarla.
Ma so che è necessario trovarla, perché ritrovarsi a fare questo circo ogni volta rischia di essere peggio persino sia dell'accoglienza indiscriminata che dei respingimenti indiscriminati.
Molto peggio. Per tutti.
Saluti,
Mauro.
martedì 22 maggio 2018
L'illustre sconosciuto Giuseppe Conte
Quindi non serve che ve le racconti. Per chi vuole, qui il Post racconta bene la storia.
Io intanto però mi stavo facendo un'altra domanda.
Conte, al di là di posizioni politiche e curriculum, è un esperto di diritto privato.
Se sia veramente così esperto non posso certo giudicarlo io, visto che ho una formazione sia accademica che lavorativa in tutt'altro campo.
Però, però... alla guida delle istituzioni dello Stato sinceramente mi fiderei di più di un esperto in diritto pubblico.
Se invece fossi una Società a responsabilità limitata, beh sì, allora sì che mi interesserebbe il diritto privato.
(Ogni riferimento ad aziende S.r.l. legate a partiti o simili è puramente casuale, ça va sans dire.)
Saluti,
Mauro.
giovedì 12 aprile 2018
Rispettare il diritto di parola
Gli unici che rispettano veramente il diritto di parola e combattono (nei fatti, non solo a parole) la sua negazione sono quelli che sono troppo deboli per negare detto diritto.
E che quindi non potrebbero farsi sentire se non esistesse.
Quando questi deboli diventano forti, non combattono più (nei fatti, a parole magari sì).
Saluti,
Mauro.
P.S.:
Pubblicato in origine (in versione ridotta) come commento a questo articolo di Shevathas.
mercoledì 7 marzo 2018
I torti non si sommano algebricamente ma in valore assoluto
Però credo di poterglielo rubare senza rischio di denuncia o querela, visto che lui lo ha preso da un mio commento al suo blog di qualche tempo fa: Razzismo e torti (come anche i diritti, quelli veri) si sommano in valore assoluto infatti, non algebricamente. :-)
Sul discorso torti ha spiegato benissimo lui la cosa, quindi riporto esplicitamente le sue parole:
Per i non tecnici: se si sommassero algebricamente 1 Torto A->B + 1 Torto B->A = 0 Torti; se si sommano in valore assoluto 1 Torto A->B + 1 Torto B->A = 2 Torti.
Però, come scritto nella mia frase originale, la cosa vale anche per razzismo e diritti (oltre che per altre cose che non ho citato).
Quindi ritengo utile fare esempi per razzismo e diritti.
Quando si parla di razzismo noi siamo abituati a vedere il razzismo dei bianchi contro i neri (sempre che le parole bianchi e neri significhino qualcosa).
Però il razzismo è generalizzato: ogni popolo ha le sue frange razziste, più o meno ampie, più o meno violente.
Ora in Europa molti giustificano il razzismo antieuropeo col razzismo degli europei verso gli altri.
Io non nego assolutamente il nostro razzismo verso popoli extraeuropei (e talvolta anche verso popolazioni europee viste come meno "europee" di altre), ma questo non giustifica nessun altro razzismo.
Se un europeo odia gli africani, il fatto che un africano odii gli europei non è una compensazione, è solo un altro razzismo. Siamo di fronte a due stronzi da bastonare entrambi, non a due cose che si compensano.
Lo stesso per quando riguarda i diritti.
L'esempio migliore sono le unioni civili (in Italia, in altri paesi sono matrimoni in tutto e per tutto).
Il Vaticano e i suoi lecchini alla Adinolfi le contestano in quanto attacchi alla famiglia tradizionale. Ma dove? (Ne scrissi già più di dieci anni fa qui).
Qui si concede un diritto a qualcuno che prima non lo aveva, senza togliere nessun diritto a chi già lo aveva.
Dove prima c'era un diritto per qualcuno, ora c'è un diritto per qualcuno in più (o altrimenti detto: dove prima c'era un diritto, ora ce ne sono due). Ma, appunto, nessun diritto è stato cancellato, quindi abbiamo una somma di valori assoluti, non due diritti che si annullano a vicenda.
Saluti,
Mauro.
venerdì 20 ottobre 2017
Il fondamento del diritto
Ricordiamo una volta per tutte qual è la base del diritto: chi accusa deve provare la propria accusa.
Quando il diritto funziona non è mai l'accusato a dover dimostrare la propria innocenza, è sempre l'accusatore a dover dimostrare la colpevolezza dell'accusato.
Tutto qui.
Punto.
Saluti,
Mauro.
sabato 20 maggio 2017
Nessuna persona è illegale
Che ca**o di frase è "Nessuna persona è illegale", frase usata in varie manifestazioni pro accoglienza, in Italia e all'estero?
Mah, io sono per l'accoglienza... ma diffido di chi usa frasi così vuote, insensate e - soprattutto - che dimostrano incompetenza totale su diritto e legalità.
Quando è che una persona è illegale in quanto persona?
Semplicemente se è nata quando/dove/come le era proibito nascere. Cioè in nessun luogo al mondo oggi, neanche nelle peggiori dittature.
Una persona può commettere atti illegali, può essere coinvolta - consciamente o inconsciamente - in situazioni illegali, può essere vittima di atti illegali... ma non può essere illegale in sè. In nessun paese del mondo.
E anche il discorso clandestinità (a cui generalmente si riferiscono dette manifestazioni): il clandestino non è illegale in quanto persona. Semplicemente ha commesso il reato di entrare in un paese senza permesso (che poi in certi casi sia giusto chiudere un occhio se non due su detto reato concordo... ma per farlo bisogna inquadrarlo nei termini giusti... e questi termini non sono quelli della frase che contesto).
La frase "Nessuna persona è illegale" quindi non significa proprio nulla, è totalmente insensata proprio per la sua ovvietà legale.
Ma suona bene. E alle anime belle tanto basta.
Saluti,
Mauro.
domenica 14 maggio 2017
La Serracchiani e gli stupri
Serve però che vi ricordi che stampa e politica hanno reagito come cani di Pavlov, non come persone intelligenti (sia coloro che la hanno attaccata, sia coloro che la hanno difesa).
Intanto chiariamo una cosa: quanto detto dalla Serracchiani non c'entra nulla col Diritto.
In tribunale non c'entra nulla da dove venga uno stupratore e quale status giuridico abbia nel paese. Conta il reato in sé e - per valutare eventuali attenuanti o aggravanti - al massimo le circostanze in cui è avvenuto e le motivazioni del gesto. Nulla di più.
Quindi le dichiarazioni della Serracchiani - giuste o sbagliate che siano - riguardano solo l'ambito morale del problema, non quello giuridico.
Cosa voleva dire la Serracchiani?
Che chi cerca accoglienza in Italia (o in qualsiasi altro paese) moralmente ha più ancora dovere di altri di comportarsi bene. Proprio per guadagnarsi questa accoglienza.
Può sembrare un'affermazione dura, ma tutto sommato è decisamente condivisibile.
Moralmente si intende, visto che - come già detto - giuridicamente conta il reato, non chi lo compie.
E allora dove sta il problema?
Il problema sta nel fatto che la Serracchiani (spero per stupidità e non per malafede) ha scelto come esempio un reato che - pur essendo in decrescita e non un'emergenza - viene usato, anzi abusato, dalla stampa e dai partiti per alimentare la paura nella popolazione.
I numeri per fortuna parlano un altro linguaggio... ma, si sa, i numeri in Italia sono poco amati.
E quindi la reazione è come quella dei cani di Pavlov. Automatica, non ragionata.
Se la Serracchiani avesse usato come esempio un altro reato, le reazioni da entrambe le parti sarebbero state molto più moderate.
Saluti,
Mauro.
giovedì 13 aprile 2017
La proposta di legge tedesca sulle fake news
La stampa italiana ne ha parlato oserei dire quasi con entusiasmo (ma mi chiedo quanti di quelli che ne hanno scritto si siano presi la briga di leggere le 31 pagine scritte in tedesco burocratico della proposta di legge) lodando la messa fuorilegge di fake news e simili.
Molti blogger o siti specializzati si sono invece chiesti - giustamente - come il governo tedesco intende applicarla.
Bene, io mi sono andato a cercare la proposta di legge in questione e - masochista come sono - mi sono sacrificato per voi e me la sono letta :-)
Intanto precisiamo che la stampa che ne ha parlato direi che non ha letto neanche il titolo della legge: infatti non si tratta di una legge che introduce il reato di fake news e/o hate speech. Questi reati, anche se ovviamente non formulati sotto queste definizioni inglesi, esistono già.
La proposta di legge porta questo titolo: Entwurf eines Gesetzes zur Verbesserung der Rechtsdurchsetzung in sozialen Netzwerken (tradotto in italiano: Bozza di una legge per il miglioramento dell'imposizione del diritto nelle reti sociali).
Ergo: non vengono introdotti nuovi reati. Si cercano "solo" gli strumenti per poterli perseguire adeguatamente.
Inciso: qui il testo completo della proposta se volete leggervela da soli, sul sito del Bundesministerium der Justiz und für Verbraucherschutz (Ministero Federale della Giustizia e per la Tutela del Consumatore).
Inciso chiuso.
Infatti già nell'introduzione, dove il proponente spiega perché ritiene utile proporre questa legge e quale problema con essa intende risolvere o almeno contrastare, si parla appunto del problema posto da Hasskriminalität und andere strafbare Inhalte (in italiano: Criminalità dell'odio e altri contenuti penalmente perseguibili).
E se volessimo solo rispondere alla stampa italiana basterebbe fermarci qui: infatti non si mette fuori legge niente. I temi in questione sono già fuorilegge.
Ma c'è di più.
Facciamo un passo indietro e rileggiamoci il titolo: questa legge è esplicitamente dedicata ai soziale Netzwerke (alias social networks). Infatti nell'introduzione di cui sopra vengono citati per nome Facebook, YouTube e Twitter.
Quindi, per esempio, un quotidiano costruito sull'incitamento all'odio come la Bild Zeitung non è minimamente toccato (e in Germania fa molti più danni di Facebook & co.).
E ciò dimostra quanto poco la politica capisca della rete.
Se infatti si trattasse di una legge sulla prevenzione di certi contenuti potrei capire la dedica ad hoc ai social networks, visto il modo di creazione dei contenuti decisamente diverso rispetto a quello dei media classici.
Ma trattandosi di una legge per la repressione dei contenuti detti... che differenza fa che io inciti all'odio su Facebook o sulla Bild? Nessuna: una volta che la magistratura ha scoperto che il reo sono io, mi mette nella lista degli indagati e porta avanti il procedimento indipendentemente da dove io ho scritto.
E anche per i casi in cui la legge ritenga il medium (o meglio il suo editore/padrone) corresponsabile... non cambia nulla che il medium sia cartaceo, informatico o che so io.
Sì, ora voi mi direte: ma Facebook sta negli USA... come fa la magistratura tedesca a colpirlo con le leggi esistenti?
Appunto: sta negli USA. Quindi puoi fare tutte le leggi che vuoi... nuove, nuovissime, buone, buonissime, dure, durissime... Facebook rimane negli USA. Le tue nuove leggi sono impotenti quanto quelle vecchie.
Ma comunque ora la domanda è: come intende procedere il proponente? Quali sono gli strumenti presenti in questa proposta di legge?
Inciso: vi risparmio la parte in cui si parla dei costi dell'attuazione e di come coprirli: questa parte, se vi interessa, ve la leggete e ve la traducete da soli.
Inciso chiuso.
Finita l'introduzione di cui ho parlato sopra (e che servirà al dibattito parlamentare, ma non farà parte del testo della legge nel caso questa venga approvata), comincia il testo di legge vero e proprio.
Il primo articolo della legge riguarda doveri e pene.
Questo precisa nel primo comma che la legge vale per i fornitori di servizio a scopo di lucro.
Cioè, fatemi capire, se Tizio diffama Caio su Facebook allora la cosa va perseguita, mentre se lo fa in un commento al mio blog no, visto che il mio blog non ha scopo di lucro?
Va beh, andiamo avanti.
Nel secondo comma viene citato il primo atto concreto che la proposta di legge prevede per i social networks: il dovere di rapporto. Essi devono trimestralmente scrivere un rapporto sui reclami ricevuti a proposito di hate speech e altri contenuti penalmente rilevanti, da pubblicarsi sia sulla propria homepage che sul corrispettivo tedesco della Gazzetta Ufficiale.
E la proposta di legge dettaglia burocraticamente cosa deve contenere detto rapporto, tra cui quantità e tipo di reclami, se si sono consultati esperti esterni per decidere, tempo passato tra arrivo del reclamo e intervento concreto, metodo di comunicazione al reclamante, ecc.
Nel terzo comma si descrive come si deve comportare il fornitore del servizio una volta ricevuto il reclamo: tempi di reazione e di cancellazione (dove tra l'altro si distingue tra illegale e palesemente illegale: come decidere se un reato è palese o meno però non viene detto).
Il quarto comma cita le pene a carico dei fornitori di servizio in caso di non adempimento di quanto negli articoli precedenti: fino a mezzo milione di euro per non adempimento colposo/preterintenzionale, fino a cinque milioni di euro per non adempimento volontario.
Quinto e sesto comma sono puramente tecnici (istituzione pubblica responsabile e tempi di attuazione). Non ci interessano.
Il secondo articolo prevede una modifica all'attuale legge tedesca sui media: la legge attuale parla per televisione, radio e internet di padrone (inteso nel senso finanziario del termine... quindi per il mio blog, volendo cavillare, non sarei io, bensì Blogger, alias Google), con la modifica proposta si parlerebbe di padrone o di chi ne ha la totale gestione di diritto (e quindi per il mio blog qui entrerei in gioco anch'io).
Il terzo articolo definisce i tempi dell'entrata in vigore della legge (cioè nel momento stesso dell'approvazione finale da parte del Parlamento).
E... e tutto qui.
Le restanti pagine del testo il cui link ho pubblicato sopra (da pagina 10 a pagina 31) sono allegati, spiegazioni, questioni tecniche dedicate alla discussione parlamentare ma che (per quanto effettivamente molto interessanti e utili a livello informativo) non contano nulla, in quanto non faranno parte del testo della legge e quindi - pur dicendo qualcosa di più degli articoli esposti - non avranno nessun effetto sull'applicazione e sul successo della legge stessa.
Quindi riassumendo: una legge assolutamente generica, non concreta (obbligo di rapporto a parte), il cui unico scopo è di colpevolizzare esplicitamente i social networks e prevedere pene molto più sostanziose di quelle attuali (e che probabilmente lo Stato comunque non riuscirà a incassare).
Saluti,
Mauro.
P.S.:
Ringrazio Mattia Butta per avermi invitato a scrivere questo articolo, dopo che avevamo discusso dell'argomento nei commenti a un articolo sul suo blog.
