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giovedì 23 luglio 2026

Latitudine e longitudine casalinghe

Avete mai notato che se siete in un appartamento/casa/ufficio/simili e vi muovete al buio o quasi beccate sempre l'altezza giusta della maniglia ma - a meno di non conoscere il luogo come le vostre tasche - quasi mai beccate la porta o la posizione orizzontale della maniglia nella stessa?

Io ho sentito varie persone farsi questa domanda e rispondersi che era una cosa casuale o che non era vera ma per qualche motivo se ne erano convinte.

Invece no.
La cosa è reale e non è per niente casuale.

E la spiegazione è molto semplice.
Le maniglie si trovano ad un'altezza più o meno standard (non mi risulta che sia uno standard assoluto mondiale, ma le differenze sono minime, qualche millimetro o al massimo 2-3 centimetri), quindi anche in un locale sconosciuto sappiamo trovare la "latitudine" della maniglia anche al buio.
Ma ogni locale, o insieme di locali, ha una planimetria diversa quindi al buio per la "longitudine" della maniglia dobbiamo andare a tastoni, a meno di non conoscere il luogo come le nostre tasche e sapere da che posizione partiamo.

Ovviamente se ci troviamo in luogo dove le porte sono molto più piccole della media (tipo certe cantine o magazzini) il discorso non vale più.

Saluti,

Mauro.

giovedì 9 ottobre 2025

Che ci crediate o no, non esistono ancora

Lasciando da parte l'hype per l'IA, i due temi scientifico-tecnologici più "di moda" sono: 1) fusione nucleare; 2) computer quantistico. Due cose che, obiettivamente, una volta realizzate saranno una rivoluzione epocale. Ma, appunto, una volta realizzate.
Vedo già che qualcuno strabuzza gli occhi... e pensa "ma esistono già, sono solo non ancora commerciali/commerciabili!" Magari! Le conoscenze teoriche per realizzare le due cose le abbiamo, vero. Fin qui siamo tutti d'accordo.
Magari ci sono dettagli da approfondire, modelli da migliorare, alcune cose che funzionano (o non funzionano) ma non capiamo bene perché, però in generale le conoscenze le abbiamo, vero.
Ma teoria e pratica purtroppo non sempre vanno a braccetto.
La tecnologia non sempre riesce a mettere in pratica ciò che la scienza scopre. O almeno non ci riesce sempre con la velocità che vorremmo. E infatti la fusione nucleare e il computer quantistico ancora non esistono. Sono state realizzate alcune funzioni di entrambi.
Ma non la fusione nucleare e il computer quantistico in toto. Verranno mai realizzati? Sì, succederà, su questo ci metto la mano sul fuoco. Ma sul quando... boh! Nessuno lo sa. Sappiamo che sono fattibili, ma sappiamo anche che sono maledettamente complicati.

Non credete a chi vi dice che abbiamo già tutto, che è solo un problema di commerciabilità.

Saluti,

Mauro. P.S.: In realtà neanche l'IA come ce la vendono esiste ancora. L'IA non pensa. E intelligenza significa pensare.

giovedì 16 novembre 2023

Siamo sinceri

Io sono uno stronzo.
Ed è questo che mi fa comunque migliore di voi.
Rifletteteci.

Saluti,

Mauro.

martedì 8 agosto 2023

Riusciremo mai a fare gli Stati Uniti d'Europa?

Come chi mi conosce sa, gli Stati Uniti d'Europa sono un mio sogno. Lo espressi in maniera inequivocabile qui nel 2018.
E quel sogno continuo ad averlo.

Ma oggi Lele in un commento a questo mio post del 5 agosto scorso mi ha chiesto esplicitamente: "riusciremo mai a fare gli Stati Uniti d'Europa?".
E qui si parla di realtà, non di sogni.

Se devo essere realista dico che la Comunità Europea originaria, quella a 6 stati (Italia, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo) aveva tutte le potenzialità per diventare gli Stati Uniti d'Europa.
Nonostante tutte le differenze, il retroterra comune, le necessità comuni erano forti, presenti e sono convinto che alla lunga, anche se non senza difficoltà, ci si sarebbe arrivati.

E questa speranza, anche se con meno convinzione, è durata fino al 2004, fino a che l'Europa era a 14 (anzi a 15, visto che il Regno Unito era ancora dentro). Cominciava, con l'allargamento del 1995, a esserci meno omegeneità, ma le basi comuni erano ancora forti.

Con l'ampliamento affrettato a est del 2004 (e successivi), nonostante tutti i proclami, si è definitivamente detto addio a questa speranza.
Ampliamento troppo affrettato, troppo vasto e troppo snaturante. Troppe le differenze tra i membri a questo punto. E troppo tenute nascoste, o meglio sottovalutate, pur di allargarsi velocemente.
Nel 2004, di fatto, l'Europa ha rinunciato al sogno di una vera unità per limitarsi a essere una sorta di ONU continentale.

Ergo, rispondendo a Lele: no, non riusciremo mai a fare gli Stati Uniti d'Europa.

Spero che la storia mi smentisca, ovviamente.

Saluti,

Mauro.

martedì 17 maggio 2022

Io sono un idiota

Infatti continuo a illudermi che con l'umanità si possa ragionare.

Non ho mai creduto veramente alla bontà dell'essere umano, ma ho sempre sperato che sapesse ragionare, che non fosse così scemo da andare contro sé stesso.
Insomma, ho sempre creduto in un suo sano egoismo.

Ma la realtà mi smentisce quotidianamente.
Ogni allusione alla pandemia e alla guerra scatenata dalla Russia in Ucraina (ma anche a tante altre cose) è puramente voluta.

L'essere umano ha un egoismo malato: è disponibile a farsi del male da solo purché anche gli altri si facciano male. E se il bene proprio diventa anche il bene altrui... allora diventa masochista. Basta che gli altri soffrano, se ne frega di subire danni in proprio.

Saluti,

Mauro.

domenica 4 aprile 2021

Due parole sui negazionisti

Vorrei parlare un attimo dei cosiddetti negazionisti.

Ci sono quelli che negano la pericolosità o addirittura l'esistenza del virus. Ecco, con questi, se mi offrissero una spiegazione scientificamente discutibile dell'eccesso di mortalità del 2020/2021, potrei anche parlarci.
Non dico che la loro spiegazione possa essere giusta, anzi... ma se si basa su fondamenti scientifici, pur diversi dal Covid, se ne può ovviamente parlare. Perché, al di là di ragione o torto, si parla un linguaggio comune. Il problema sono coloro che hanno spiegazioni altre.
Ergo quelli che hanno spiegazioni complottistiche e non scientifiche (anche se magari scientificamente sbagliate, la scienza può anche sbagliare, ovviamente, ma il complottismo è la negazione totale della scienza) dell'eccesso di mortalità.
Ma i peggiori di tutti sono quelli che negano l'eccesso di mortalità!
I numeri sono lì, chiari e inequivocabili. Non credi agli istituti nazionali di statistica? Chiedi agli uffici anagrafe, agli ospedali, alle pompe funebri, a chi ha perso amici o parenti. O credi veramente che siano tutti pagati dai poteri forti? Allora vatti a nascondere, deficiente!

Saluti,

Mauro.

martedì 24 marzo 2020

No, non andrà tutto bene

Parliamoci chiaro, la speranza e l'ottimismo sono i benvenuti, ma l'aiuto maggiore viene dal realismo. L'ottimismo (ma anche il pessimismo) senza realismo fa solo danni.

"Andrà tutto bene".
È un bellissimo slogan, lo ammetto, ma cerchiamo di guardare la realtà.
La realtà ci dice che questo slogan rischia di invitare a far finta di niente, di portare la gente a dire "Addà passà 'a nuttata".
No, la nottata non passerà se noi non ci atterremo alle regole, se noi non penseremo sia a noi stessi che agli altri (in questo momento paradossalmente l'egoismo di proteggere noi stessi coincide con l'altruismo di proteggere gli altri), se pretenderemo di comportarci come sempre.

Se con "Andrà tutto bene" intendete che prima o poi ne usciremo, come siamo usciti da altre catastrofi, avete ragione.
Ma quando e come ne usciremo dipende da come ci comportiamo. Dipende da noi.
I governi stanno provando a fare qualcosa e stanno, purtroppo, commettendo una caterva di errori... ma qualunque cosa loro decidano e facciano, giusta o sbagliata che sia... tutto dipende in primis da noi.
Siamo adulti, sappiamo ragionare: abbiamo veramente bisogno di ordini dall'alto per comportarci in maniera sensata e razionale? Siamo veramente al punto di non saper più riflettere?

Se invece con "Andrà tutto bene" intendete che quando il brutto sarà passato tutto sarà come prima, allora avrete delle brutte sorprese.
No, niente sarà come prima.
Anzi niente è già più come prima.
Non è più come prima per le vittime e i loro congiunti, soprattutto.
Ma non è più come prima neanche per l'economia. E riprendersi sarà più dura che per la crisi economica del 2008.
E non è neanche più come prima per strutture pubbliche come sanità e protezione civile (ma non solo). Dovremo ripensare completamente a come le abbiamo trattate (anzi maltrattate) negli ultimi decenni.
E non è neanche più come prima per l'infrastruttura digitale. Questa situazione ha dimostrato quanto sia essenziale oggi.

No, non andrà tutto bene.
Anzi, sta già andando un bel po' male.
Ma sono lezioni da cui possiamo imparare.
Proviamoci.

E soprattutto: riguardatevi, rispettate le regole, state a casa!

Saluti,

Mauro.

mercoledì 13 giugno 2018

Aquarius: cerchiamo di rimanere razionali

L'Aquarius non è il problema. O meglio è un problema per coloro che sono/erano a bordo e per chi di essi se ne deve direttamente occupare.
Ma se vogliamo arrivare a una soluzione dobbiamo analizzare il problema complessivo, non guardare alle singole navi, chiunque le governi.
E il problema complessivo rimane sia che l'Aquarius fosse stata accolta in Italia, sia che vada in Spagna sia che fosse stata rispedita in direzione Libia.

Occuparsi delle singole navi è doveroso a livello pratico.
Ma a livello politico non serve a niente. A livello politico significa abdicare alla politica legata alla realtà e fare solo politica legata alle emozioni.

Compito della politica è trovare una soluzione condivisa, che cerchi di minimizzare le spinte alla migrazione (cioè migliorare le condizioni di vita all'origine) senza però far venire meno la doverosa accoglienza per chi necessita di protezione e aiuto.
Compito della politica è cercare di aiutare il maggior numero possibile di persone (che siano cittadini propri o che siano immigrati) senza venir meno alle regole di uno Stato di diritto.
Compito della politica è creare una cornice all'interno della quale sia automatico sapere - salvo eventuali casi eccezionali - cosa fare in questi casi.

Quale sia la soluzione migliore io non lo so. È compito della politica - nazionale e internazionale - trovarla.

Ma so che è necessario trovarla, perché ritrovarsi a fare questo circo ogni volta rischia di essere peggio persino sia dell'accoglienza indiscriminata che dei respingimenti indiscriminati.
Molto peggio. Per tutti.

Saluti,

Mauro.

lunedì 23 ottobre 2017

L'arte e la realtà

Stasera ho cenato nel mio locale preferito qui ad Auerbach.
Il locale non è un ristorante nel senso classico del termine (pur offrendo ottima cucina). È più una specie di bistrot, che unisce bar e ristorante.

Io ero seduto a uno dei tavolini e a un certo punto, guardando il bancone, non ho più visto quello che era veramente davanti ai miei occhi, ma quello che Edward Hopper dipinse nel 1942.
E più guardavo più vedevo quello che vide Hopper.

Questo è ciò che era effettivamente davanti ai miei occhi:


E questo era quello che io continuavo a vedere:


Saluti,

Mauro.

sabato 16 gennaio 2016

Sono io?

Sono io?
Non sono io?

Chi lo sa chi è che scrive?

Saluti,

Mauro.

venerdì 4 settembre 2015

Non chiamatela emergenza

Sono stufo di sentire la parola emergenza collegata al fenomeno dei migranti/profughi/rifugiati/chiamatelicomevolete.

Un'emergenza è una cosa improvvisa e limitata nel tempo, una cosa che "emerge" di punto in bianco o quasi, appunto.
E che richiede misure eccezionali, ma anch'esse limitate nel tempo e da attuare alla svelta, senza (o con poca) pianificazione.

No, qualunque opinione abbiamo noi di questi poveracci che fuggono dai loro paesi, qualunque siano le nostre idee per risolvere il problema (loro? nostro? di chi?), non è un'emergenza.

È un fenomeno duraturo, strutturale. Una realtà. Una realtà grossa e drammatica.
Ma non un'emergenza. Non più, almeno.

E richiede misure strutturali, durature e pianificate. Sia nei paesi d'arrivo che in quelli di partenza.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 31 dicembre 2014

Facebook... ma vaffanculo!

A circolare su Facebook in questi giorni si vedono un sacco di album dedicati all'anno "meraviglioso" appena trascorso.
E questi album Facebook li ha preparati per ogni utente (no, il mio non lo ho aperto e attivato e non lo farò... spero che così facendo non sia visibile a nessuno... se per caso fosse comunque visibile, sappiate che - qualunque cosa ci sia sopra - non è da me approvata e molto probabilmente non ha nessun legame con la realtà).

Torniamo comunque all'anno meraviglioso...

Ecco il mio:

- È mancato mio papà;
- È mancata mia zia;
- È mancata la mamma di un'amico che non è un amico, bensì un fratello;
- Hanno dovuto operare a un polmone mio zio;
- La mia azienda (o meglio il settore dell'azienda in cui lavoro) è entrata in una crisi epocale;
- Un mio progetto (a cui i clienti credevano) è stato sabotato dal management perché metteva in ombra progetti "politicamente" più importanti (anche se non amati dai clienti);
- La mia auto è stata semidistrutta a Parigi (no, nessun incidente, bensì vandalismo e aggressioni);
- Ho litigato (a causa dello stress) con persone a cui tengo.

E tu, Facebook del cazzo, mi vieni a dire che è stato un anno meraviglioso?

Ma vaffanculo, va'!

Saluti,

Mauro.

martedì 23 settembre 2014

Parigi: mito e realtà

Il mito Parigi: la città dell'amore, la città delle luci.

La realtà Parigi: la città del degrado, la città della spazzatura.

Saluti,

Mauro.