lunedì 26 dicembre 2022

Dettagli dall'Oberpfalz 16 - Francesco C-3PO


(Vedremo chi capirà il titolo 😉).

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli dall'Oberpfalz.

domenica 25 dicembre 2022

Dettagli coloniesi 34 - Comode panchine

Per una pausa durante la passeggiata...

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli coloniesi.
 

venerdì 9 dicembre 2022

Dettagli genovesi 43 - Regine...

Ogni luogo ha le sue regine...


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli genovesi.

venerdì 2 dicembre 2022

Scienza e pseudoscienza

Il 28 novembre del 2021 ho scritto un articolo sulla pseudomedicina in Germania.
Ovviamente comunque il problema non riguarda solo la Germania (anche se ivi è particolarmente forte) e non riguarda solo la medicina (anche se in medicina è particolarmente pericoloso).

Oggi vorrei qui parlare di un problema strettamente legato a quanto trattato nell'articolo citato sopra.

Come si è arrivati al punto che (non solo in Italia, ma in Italia in maniera estrema) scienza e pseudoscienza vengano considerate come differenti opinioni di pari dignità e che quindi ogni fuffa abbia dignità di discussione, costringendo esperti, scienziati o comunque persone preparate a doversi confrontare in pubblico con persone che non hanno la minima idea degli argomenti di cui parlano (o sono direttamente in malafede)?
Proviamo a formulare un'ipotesi (anzi: provo a formulare un'ipotesi, una mia ipotesi).

In Italia purtroppo sappiamo che la scienza e la tecnologia sono vilipese e spesso disprezzate. E comunque al meglio considerate non importanti a livello culturale.
Di questo, come già detto e scritto più volte, sono responsabili Giovanni Gentile e soprattutto Benedetto (mai nome fu più sbagliato) Croce.
Verrebbe quindi spontaneo pensare che la situazione di cui sopra possa essere a loro legata.

E invece no.
Stavolta Gentile e Croce non c'entrano.
Di loro possiamo (e dobbiamo) dire tutto il male possibile, ma il loro sminuire l'importanza di scienza e tecnologia non è mai sfociato nella difesa - o almeno sdoganamento - di pseudoscienze e fuffa varia.
Anzi, loro non le consideravano proprio, perché la loro formazione logica (anche se logica in senso filosofico e non matematico-scientifico) li portava a rifiutarle a priori.
Almeno in questo caso loro sono innocenti.

E allora?
Da dove viene questa situazione (oltretutto non limitata solo all'Italia)?

Intanto stabiliamo uno spartiacque: questi discorsi valgono solo per tempi relativamente recenti, essendo la scienza come la intendiamo oggi una costruzione nata tra '600 e '700.
Distinguere tra scienza e pseudoscienza per ciò che ci fu prima di allora è al massimo speculazione accademica, gioco linguistico. In concreto: non ha senso.

Nel nostro discorso ci aiuterà un ottimo libro di Silvano Fuso (libro che ha comunque altri obiettivi rispetto a quello di questo articolo, ma rimane un'ottima guida): Scienza, pseudoscienza e fake news, pubblicato da edizioni Dedalo, prima edizione 1999, ristampa in mio possesso nella collana Senzatempo della stessa edizioni Dedalo, 2021.
In particolare il terzo e l'ottavo capitolo di detto libro.

Tutto parte, paradossalmente, dal successo del metodo scientifico che, partendo dall'illuminismo, portò al positivismo.
Cioè al tentativo di spiegare tutto in termini non tanto scientifici, quanto deterministici.
Infatti il positivismo è una deformazione del metodo scientifico.
Il secondo, detto in maniera terra terra, pone delle regole per cercare delle risposte. Non pretende di arrivare alle risposte (né tantomeno pretende che ci sia sempre una risposta precisa e univoca), pretende "solo" di spiegare come bisogna lavorare per avere la possibilità di arrivarci, quale metodo e quali strumenti logici vadano usati.
Il primo invece, sempre detto in maniera terra terra, dice che se abbiamo i dati di partenza e conosciamo il metodo scientifico... automaticamente arriviamo alle risposte. E queste sono univoche e precise.

E questo è ciò che ha fatto danni.
Perché, ovviamente e prevedibilmente, ha provocato la classica (per dirla in termini fisici) reazione uguale e contraria, soprattutto ove la scienza non era in grado di dare risposte precise (qualsiasi fosse il motivo).

Tutti sappiamo che la scienza in realtà non è deterministica. Per lo meno lo sappiamo da quando conosciamo la fisica quantistica (ma i veri scienziati in realtà lo hanno sempre saputo).
A partire da date condizioni di partenza, l'evoluzione di un sistema dipende non solo da queste ma - almeno - anche dalle condizioni al contorno.
Esempio banale. Voglio vedere come si evolve una reazione chimica. Condizioni di partenza fissate e identiche, ma una volta la provo nel chiuso asettico di un laboratorio e una volta all'aperto, senza particolari precauzioni.
È ovvio che nella maggioranza dei casi vedrò evoluzioni simili, ma comunque diverse.
Per un positivista - semplificando - invece, essendo le condizioni di partenza uguali avrei dovuto ottenere la stessa evoluzione indipendentemente dalle condizioni al contorno.

E qui casca l'asino.

Perché non essendo possibile ottenere sempre le stesse identiche risposte (la natura è solo in parte deterministica, e anche quella parte non nel modo in cui lo si intende comunemente) c'è stata una reazione al positivismo (cosa giustificata) che si è estesa poi a tutta la scienza (cosa non giustificata).

Poi il neopositivismo, sviluppatosi nel 20° secolo (dopo che il positivismo era per molti decenni caduto nel dimenticatoio), considerando la scienza come ideale di oggettività ed elevandola a paradigma del sapere riportò a galla le reazioni antiscientifiche di cui sopra (mai completamente sedate, anche se a lungo ridotte).
Ciò portò la scienza a una situazione di isolamento (la famosa torre d'avorio, anche se se spesso sono gli altri a mettere gli scienziati dentro la stessa, non loro a costruirla per sé stessi) evidenziandone i limiti, come espresse con chiarezza Ludwig Wittgenstein nel suo Tractatus logico-philosophicus:

Noi sentiamo che se pure tutte le possibili domande della scienza ricevessero una risposta, i problemi della nostra vita non sarebbero nemmeno sfiorati. Certo, non rimane allora alcuna domanda; e questa è appunto la risposta.

Insomma, il problema è che la scienza (inconsciamente) ha promesso troppo e chi non ottiene le risposte che chiede se ne allontana, cadendo nelle pseudoscienze, che una risposta la danno sempre, anche se sbagliata.
Ed è questa la forza delle pseudoscienze: non essendo legate a nessun metodo, a nessuna coerenza... hanno sempre un risposta. E quando falliscono hanno sempre una spiegazione.
La scienza invece no.

Alla fine è una questione di comunicazione: la scienza deve imparare a presentarsi per quello che è, a dire quello che può effettivamente fare. Non sperare che il profano lo capisca da solo vedendo i risultati che la scienza porta.
Se no rischia di apparire come stregoneria, come scrisse Gramsci nei suoi Quaderni dal carcere (Q11, §39):

In realtà, poiché si aspetta troppo dalla scienza, la si concepisce come una superiore stregoneria, e perciò non si riesce a valutare realisticamente ciò che di concreto la scienza offre.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 30 novembre 2022

I misteri del tedesco 30 - Essere nel Gotha

Quando qualcuno appartiene a una particolare élite, anche senza che questa sia codificata, si usa dire che quel qualcuno sia nel Gotha del suo settore.
Per esempio Warren Buffett appartiene al Gotha della finanza, Claudio Abbado al Gotha della musica, e così via.

Ma perché proprio al Gotha? Da dove viene questa espressione?

Per prima cosa va detto che Gotha è una cittadina tedesca, oggi nel Land della Turingia, in passato capitale del Ducato di Sassonia-Gotha-Altenburg.
Gotha è una città storica che però oggi non è di particolare importanza, non appartiene a nessuna élite (e nessuna élite vi ha sede).
Quindi?
Che c'entra Gotha?

In realtà la storia è semplice e non certo segreta, anche se non troppo conosciuta.

Nel 1763 Johann Christian Dieterich ebbe l'idea di pubblicare un almanacco genealogico delle famiglie regnanti e delle principali famiglie nobili europee.
Titolò questo almanacco Gothaer Hofkalender (in itaiano noto come Almanacco di Gotha) perché Dieterich viveva a Gotha e lì pubblicò il suo almanacco (che agli inizi oltre che le informazioni genealogiche conteneva anche i classici calendari oltre a quelli astronomici e altre notizie).
Questo almanacco ebbe subito successo (tanto che subito l'anno dopo ne uscì anche un'edizione francese) e divenne sinonimo dell'élite, tanto che in breve tempo si cominciò a chiamarlo informalmente semplicemente der Gotha (il Gotha) senza bisogno di specificare altro. Tanto si capiva cosa si intendeva.
Questo almanacco viene pubblicato ancora oggi, con cambi di editore e anche di denominazione (oggi è noto come Gothaisches Genealogisches Handbuch, cioè Manuale genealogico di Gotha) e da quest'anno mi risulta che ne esista una versione italiana (oltre a quelle francese e inglese, ma forse ce ne sono anche altre).

Essendo diventato questo almanacco il paradigma dell'essere nobile (se non sei lì dentro, non lo sei) nel corso del tempo è divenuto in sé stesso sinonimo di élite in qualsiasi campo.

Quindi si è operata la traslazione di significato: Gotha = Élite!

Ma Gotha nel senso dell'almanacco, quindi, non della città, anche perché oltretutto da un bel po' non viene più edito a Gotha, ma altrove... oggigiorno credo a Marburg, ma non sono sicuro.

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:
I misteri del tedesco - Lista completa

venerdì 25 novembre 2022

Come il giornalismo fa le ricerche...

Mercoledì sera la giornalista Jeanne Perego ha pubblicato un tweet che ha provocato un piccolo putiferio:


Ora, si può essere d'accordo o meno con la terminologia usata da Jeanne Perego.

Io personalmente mi offenderei per il paragone se fossi una pescivendola, non se fossi Meloni, ma questo ora non conta, perché vi voglio parlare di giornalismo, non di altro.

E no, non mi riferisco a quella vergogna dell'Ordine dei Giornalisti che qui ha subito aperto un procedimento contro Perego ma permette a insultatori seriali e istigatori alla violenza (Travaglio, Sallusti e compagnia bella) di fare quel che cavolo vogliono.

Mi riferisco al quotidiano Secolo d'Italia, voce della destra parlamentare (e non solo) italiana da sempre (anche se ora solo online e non più in versione cartacea).

Ovviamente (e fin qui nulla di male) tale quotidiano è subito intervenuto a difesa di Giorgia Meloni, pubblicando un articolo contro Perego.
Ci sta, ognuno difende la propria parte, basta mantenere i toni entro i giusti termini, anche se una delle frasi di apertura dell'articolo non tratta Perego meglio di quanto questa abbia trattato Meloni: con la spocchia della radical chic classista che non si mischia con chi svolge i lavori più umili (ma qui ovviamente l'OdG non aprirà bocca).

Il vero problema giornalistico sono qui però le "ricerche" che il Secolo d'Italia ha fatto per scrivere l'articolo.

Leggete il curriculum di Jeanne Perego, come pubblicato sul Secolo d'Italia.
E leggete questo curriculum pubblicato sul sito della Regione Sicilia.
Corrispondono.
Quindi uno potrebbe dire che, sì, il Secolo d'Italia ha ricercato bene.

Peccato solo che la Jeanne Perego della Regione Sicilia non sia una giornalista, sia francese e venga da Le Havre.

Mentre la Jeanne Perego del tweet incriminato invece è una giornalista, è italiana e viene da Milano.
E oltretutto ha anche un articolo su Wikipedia dedicato a lei, non serve mica fare chissà quali investigazioni da servizi segreti per scoprire qualcosa su di lei!

Ora, di Perego possiamo pensare quello che vogliamo... ma la figuraccia del Secolo d'Italia è epocale! Pura sciatteria (o disinformazione).
Ditemi se questo è giornalismo 🤦‍♂️

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Prima che il Secolo d'Italia cancelli o corregga l'articolo facendo finta di niente, lo ho salvato qui a imperitura memoria.

mercoledì 23 novembre 2022

Negazionisti e scienza

Nel mondo da quando è arrivata la pandemia si sono moltiplicate le manifestazioni dei negazionisti.
Negazionisti in realtà da dividere in due categorie, anche se manifestano insieme:
1) Una minoranza nega l'esistenza stessa del Covid19;
2) La maggioranza nega la legittimità delle misure anticovid.

Quelli al punto 1 possiamo dimenticarli. Non sono recuperabili e sono relativamente poco pericolosi, sono paragonabili, per esempio, ai terrapiattisti.

Per quelli al punto 2 il discorso è diverso visto che (come per esempio visto a Berlino durante l'assalto al Bundestag) sono loro stessi un pericolo per la democrazia.
Non per niente la maggioranza di queste persone sono parte di ideologie di estrema destra, qui in Germania in particolare i Reichsbürger, gente che crede che in realtà la Repubblica Federale di Germania non esista e l'entità legale sia ancora il Reich di Bismarck (Bismarck, neanche Hitler, rendetevene conto).

Ma oggi non vi voglio parlare di destra e sinistra.

È vero che la destra è (in parte per convinzione e in parte per calcolo politico) la più convinta e decisa a negare, ma la galassia dei negazionisti è variopinta, trasversale (come raccontai qui).

Quello di cui voglio parlare è il rifiuto della scienza.

Ciò che accomuna tutti i negazionisti, di qualunque colore siano, è il rifiuto della scienza. Talvolta proprio l'odio verso la scienza.
E ciò li accomuna a tutti gli altri complottisti e negazionisti di ogni tipo.
Purtroppo siamo arrivati a un punto in cui uno scienziato è automaticamente uno schiavo dei poteri forti, quindi una persona da combattere.

Certo ci sono scienziati che fanno male il loro lavoro, lo so benissimo.
Ma... ragionate un attimo (ragionare è il punto!).
Se la scienza e gli scienziati fossero veramente legati ai poteri forti, come mai ci sono o sono stati in giro per il mondo (anche in paesi importanti come la nostra Italia e i grandi USA) tanti governi nemici della scienza?

Forse perché la scienza è scomoda, visto che cerca la verità?
Rifletteteci, voi che la diffamate e la rifiutate in nome della "verità" dei guru e dei negazionisti.
Riflettete e ragionate.

E fatelo anche per la vostra salute, per il vostro bene, per salvare la vostra pelle.
La scienza vi salva la pelle.
Sappiatelo.

Saluti,

Mauro.

martedì 22 novembre 2022

I misteri del tedesco 29 - Un povero cavaliere

In Germania esiste un piatto chiamato Arme Ritter (con varianti regionali anche come nome) che tradotto letteralmente significa Povero cavaliere.

A livello culinario non è interessante parlarne, ma non perché non sia gustoso, bensì perché è ben conosciuto in tutto il mondo.
Come ricetta risale infatti agli antichi romani e oggi è noto in tutto il mondo, in particolare nei paesi di lingua anglosassone, come French Toast e in molte parti d'Italia è noto come Pane perso.

Ma da dove viene il nome tedesco?
Perché Povero cavaliere?
"Povero" ci sta, essendo un piatto semplice, povero appunto. Ma da dove viene il cavaliere?
Il nome è già presente nel 14° secolo, nel Buoch von guoter Spise, in tedesco moderno Buch von guter Speise (Libro del buon cibo in italiano), citato dai Fratelli Grimm nel loro dizionario della lingua tedesca.

In realtà l'origine della definizione è ignota, ma ci sono interessanti storie e leggende al proposito.

Una delle storie racconta che il classico Arme Ritter fosse un piatto di cui i nobili decaduti dovevano accontentarsi durante la guerra dei 30 anni.
Cosa improbabile comunque: la guerra dei 30 anni cominciò nel 1618, mentre il nome è noto dal 14° secolo, come già detto.

Un'altra leggenda (decisamente più vaga, ma al tempo stesso più plausibile) dice che un tempo i semplici cavalieri (non nobili) poveri non avevano carne da mangiare e dovevano accontentarsi di pezzi di pane vecchio gettati in padella.
Di quest'ultima spiegazione esistono diverse versioni, ma tutte legate dal fatto che si trattasse di cavalieri impoveriti a causa di guerre o altre tragedie.

Oggi nessuno si chiede più il perché del nome.
Si mangiano il povero cavaliere e basta.

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:
I misteri del tedesco - Lista completa

domenica 20 novembre 2022

Misteri della lingua

Certe volte la lingua è autocontraddittoria.

Vi faccio un esempio con l'italiano, ma se ne possono trovare in ogni lingua (anche se nessuno, a mio parere, bello come questo).

L'Italia è la nostra patria (amata o meno qui non è importante). Ma in realtà la definiamo (e non è linguaggio gergale, ma italiano corretto) generalmente come madrepatria.

Ma madrepatria è una parola autocontraddittoria!
Patria deriva dal latino pater, che significa padre.
Però madre è... madre, non padre.

Insomma... l'Italia è per noi madrepadre!

E poi facciamo tante storie sul gender?

Saluti,

Mauro.

martedì 15 novembre 2022

L'albergo di Hilbert (dove non serve prenotare)

Vorreste poter andare in un albergo che è al completo, con tutte le camere occupate, e comunque sapere di poter trovare posto, anche senza aver prenotato o esservi comunque annunciati?

Probabilmente mi risponderete che sì, sarebbe bello, ma che purtroppo è logicamente impossibile.

E invece no! Tale albergo esiste.
Basta che andiate al Grand Hotel di Hilbert!

È un albergo aperto dal grande matematico tedesco David Hilbert (concittadino di Kant, essendo nato a Königsberg, oggi Kaliningrad, che tra le altre cose è anche la città del problema dei sette ponti di Eulero).

Hilbert si immagina un albergo con infinite stanze, tutte occupate.
Arriva un viandante e chiede una camera.
Tutte le camere sono piene, come già detto, ma alla reception trovano una soluzione.
Fanno spostare tutti i clienti già presenti nella stanza successiva alla loro... essendoci infinite stanze, ci sarà sempre una stanza successiva in cui spostarsi.
A questo punto avremo infinite stanze totali, ma infinite meno una stanze occupate: la prima stanza ora è vuota.
Il viandante si accomoda lì e tutti dormono sereni nell'albergo di Hilbert.

La sera del giorno dopo però si verifica un problema serio.
Stavolta arrivano infiniti viandanti, tutti stanchi e tutti bisognosi di una stanza.
E come si fa?
Voi potreste dirmi che basta ripetere il procedimento di prima infinite volte... ma poi i clienti già presenti si rompono i coglioni di spostarsi infinite volte e minacciano di andarsene. Come risolvere il problema facendo spostare tutti una sola volta?
Beh è più semplice di quel che sembra: si fa spostare ogni cliente già presente nella stanza col numero doppio di quella che già occupava: dalla 1 alla 2, dalla 2 alla 4, dalla 3 alla 6, dalla 4 alla 8 e così via.
Essendoci infinite stanze ci saranno sempre abbastanza stanze disponibili.
Alla fine degli spostamenti tutte le (infinite) stanze pari saranno occupate e le (infinite) stanze dispari vuote. Gli infiniti viandanti arrivati si accomoderanno quindi nelle infinite stanze vuote rimaste e riposano sereni.

E no, non cercate quest'albergo su Booking o Tripadvisor... non lo troverete, purtroppo, essendo un paradosso matematico.
Per essere sicuri di trovare una stanza libera in vacanza dovrete sempre purtroppo prenotare in anticipo o andare in bassa stagione.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Il paradosso può essere esteso a infiniti alberghi o all'arrivo in albergo di infiniti pullman con ognuno infiniti passeggeri.
La spiegazione sembrerà un po' più contorta ai profani, ma il concetto di base rimane sempre quello esposto sopra.

martedì 8 novembre 2022

Le pseudomedicine e la Germania - Seconda parte

Nel novembre del 2021, come forse ricorderete, avevo scritto un articolo per dire che non c'era nulla di strano nel fatto che in Germania durante la pandemia fossero così presenti no-vax e pseudomedicine, raccontando come molte di queste ultime siano proprio nate qui, in Germania.

Oggi voglio proseguire il racconto, raccontandovi di altre pseudomedicine di origine tedesca o germanica.

Partiamo coi sali di Schüßler (Schüßler-Salze).
I sali di Schüßler sono un'"invenzione" del medico Wilhelm Heinrich Schüßler che nel 1873 pubblicò sulla Allgemeine Homöopatische Zeitung (in italiano Rivista generale di omeopatia) un articolo di 16 pagine in cui gettava le basi della sua teoria, la Biochemische Heilweise (Modalità di cura biochimica).
Sì, avete letto bene: pubblicò su una rivista di omeopatia.
Ma che c'entrano allora i sali? L'omeopatia usa zuccheri...
Ehi, i medici alternativi mica sono schizzinosi e con la puzza al naso come gli accademici seri!
Battute a parte, la ragione è in realtà molto chiara.
Seconod Schüßler le malattie nascono da scompensi nel contenuto di minerali delle cellule del corpo e posso essere curate tramite la somministrazione omeopatica di minerali.
Schüßler negava però la parentela con l'omeopatia sostenendo che lui non si basava sulla teoria dei simili di Hahnemann, bensì sui processi fisiologici-chimici dell'organismo umano (ma tanto i contenuti salini, minerali delle sue pastiglie in quantità omeopatica rimanevano).

Ma andiamo oltre e passiamo alla medicina olistica (Ganzheitliche Medizin).
Questo tipo di medicina (che qualcuno potrebbe anche vedere come un'"espansione" della Heilkunde di cui parlai nell'articolo dell'anno scorso) è in realtà una "teoria di Gaia" applicata alla salute, mettendo insieme concetti di filosofia naturale, religiosi, mistici, esoterici, teoretici, sistematici, politici, ecologici o psicosociali.
Questo di tipo di medicina nasce dalla ricerca filosofica sul senso del tutto e sostiene di rifarsi al motto aristotelico "Il tutto è più della somma delle sue parti". Peccato solo che questo motto, per lo meno in questa forma risalga al 1890, creato dal filosofo austriaco Christoph von Ehrenfels.
È difficile descrivere i contenuti di questa medicina, essendo in realtà un caotico pout pourri di cose in buona parte senza senso.
Il primo a creare una "teoria" completa per questa "medicina" fu il neurologo e teorico della Gestalt Kurt Goldstein durante i primi anni del nazismo.
La medicina olistica comunque mette la percezione e l'esperienza personale al centro, non seguendo il metodo scientifico e con ciò ha influenzato poi il movimento della New Age.

Ma tra le pseudomedicine con radici tedesche ce n'è anche una molto più antica, risalente a Paracelso: la Spagirica (Spagyrik in tedesco).
Era la base della farmaceutica alchemica appunto di Paracelso.
E non serve fare grandi analisi al proposito, basta analizzarne il nome: è l'unione delle parole greche spao (tirare fuori, separare) e ageiro (unire, mettere insieme).
Cioè l'unione di due azioni incompatibili tra loro.

E per oggi chiudiamo con la neuralterapia (Neuraltherapie).
Terapia ideata negli anni '20 del '900 dai medici tedeschi Ferdinand e Walter Huneke.
Questa terapia è usata per il trattatamento del dolore e altre patologie.
Consiste nell'iniettare anestetici locali sottopelle, nei muscoli, nervi, articolazioni, altri organi o "centri nevralgici" (tipo cicatrici) in modo da eliminare centri di irritazione o di riattivare "circuiti di regolazione disturbati".
Tale terapia (senza base scientifica e mai risultata efficace quando sottoposta a studi scientifici) si basa sul concetto che esistano dei campi disturbanti che, emettendo impulsi nervosi anomali, causano disturbi cronici.
Un'indagine del 2007 mostrò che in Germania era tra i medici di famiglia la forma di medicina alternativa più praticata o consigliata.
Va detto che questa terapia, essendo invasiva, ha anche effetti collaterali diretti (per molte medicine alternative gli effetti collaterali sono indiretti, essendo spesso causati dal ritardo o dalla negazione delle terapie mediche serie, non da effetti diretti della terapia "alternativa"), risultando quindi la medicina alternativa probabilmente più pericolosa di tutte.

Ma non finisce qui.
Il mondo tedesco ci riserverà altre chicche. Stay tuned!

Saluti,

Mauro.

domenica 6 novembre 2022

I misteri del tedesco 28 - Un vecchio svedese

Ragazzo mio, tu sei un vecchio svedese!
E se sei un mio amico, un mio compagno (nel senso complice di appartenente alla mia compagnia) lo sei anche se non sei né vecchio né svedese.

Ovviamente, quanto ho scritto sopra per un italiano non ha senso.
Ma se lo avessi scritto in tedesco... un senso lo avrebbe eccome, visto che alter Schwede (cioè vecchio svedese) nel linguaggio colloquiale tedesco indica proprio quello (talvolta usato anche ironicamente, dipende dal contesto).

Ma da dove nasce questa espressione?

Sembra che l'espressione nasca alla fine della guerra dei 30 anni, quando il principe elettore del Brandeburgo assoldò soldati svedesi esperti e navigati come addestratori per il proprio esercito. Date le loro qualità e anche l'età vennero in genere assoldati come sottufficiali, non semplici soldati, e nel gergo delle truppe del tempo divennero in breve i vecchi svedesi.

E col tempo, come con altre espressioni, il significato cambiò fino a diventare quello che è oggi.

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:
I misteri del tedesco - Lista completa

sabato 5 novembre 2022

Sporche città... e cittadini luridi

Si leggono spesso lamentele contro le autorità per le città sporche. Noi ovviamente lo sentiamo soprattuto in Italia (e in particolare a Roma), ma è una lamentela comune in tutto il mondo, credetemi.

Ma siamo sicuri che le autorità siano le principali colpevoli?

Chiaro, ci sono amministrazioni che lavorano meglio e altre che lavorano peggio (per vari motivi: incompetenza, corruzione, mancanza di risorse, eccetera eccetera). Ma...
Vorrei raccontarvi di un esperimento fatto a Straubing in Baviera. Qui il video:


In cosa è consistito l'esperimento? In un'isola ecologica dove i contenitori per la spazzatura (sia differenziata che no) venivano svuotati ogni giorno, ma dove però c'era sempre qualcosa di illegale intorno a essi, si è deciso di non svuotarli per 11 giorni e vedere i risultati.
Non solo per vedere se la gente se ne approfittava, ma anche per far capire a tutti cosa significa non comportarsi correttamente coi rifiuti.
Risultato? Rifiuti buttati a caso nei vari contenitori (in particolare rifiuti indifferenziati dentro i contenitori per gli abiti usati, ma si è vista ogni combinazione).
Asfalto intorno ai contenitori pieno di ogni tipo di rifiuti (anche rifiuti che non potrebbero essere buttati in nessun contenitore e andrebbero portati a centri di raccolta specializzati). Rifiuti nascosti in ogni angolo pur di non far la fatica di buttarli nel contenitore giusto. E i cittadini che si comportavano correttamente, ovviamente schifati e incavolati (la maggioranza di questi comunque ha capito il senso dell'esperimento e si è arrabbiata con i concittadini, non con le autorità).

Cosa ci dice questo esperimento? Che le autorità avranno sì colpe, che le amministrazioni potrebbero (e dovrebbero) fare di più... ma che il primo responsabile è il cittadino. Se le autorità non controllano (e reprimono) e non raccolgono subito, il cittadino si sente autorizzato a tutto.
Senza rendersi conto che così fa male a sé stesso e ai suoi concittadini, non tanto a sindaci o assessori.
Se tu sai che devi buttare la carta nel contenitore A, perché la butti nel contenitore B che magari è per l'umido, per esempio? Cosa ti costa buttarla nel contenitore giusto?

A fare le cose giuste al cittadino non costerebbe in realtà nessuna fatica. È solo menefreghismo e arroganza.
Oltretutto rispettare le regole aiuterebbe anche le amministrazioni a recuperare risorse per risolvere i problemi di cui i cittadini sono veramente vittime e non colpevoli.

Saluti,

Mauro.

martedì 25 ottobre 2022

Il sesso delle città

Oggi, in un gruppo chiuso su Twitter, è venuta fuori una domanda sul genere grammaticale: le città sono femminili o maschili?
C'entra in parte col discorso del politicamente corretto, ma è meglio che non vi dica come è nata la discussione 😉

Ma torniamo alla domanda.
Genova, Milano, Roma, ecc. sono di genere femminile o maschile?

Spontaneamente verrebbe da dire femminile, visto che diciamo "Genova è bella", "Milano è caotica", "Roma è piena di frigoriferi", ecc.
E qui casca l'asino: bella, caotica, piena non si riferiscono direttamente a Genova, Milano, Roma bensì alla sottintesa parola "città" (per esempio "La città di Genova è bella").

In realtà i nomi delle città non hanno genere in sé, il genere è dato dalla parola città, che ovviamente è di genere femminile.

Ora voi mi direte, perché allora regioni e stati hanno un genere (la Lombardia, il Lazio, la Francia, il Belgio)?
Regioni e stati sono in primis espressioni geografiche, non amministrative, non "prendono" il genere dalle parole "regione" o "stato".

Prendiamo per esempio la Lombardia.
Se io parlo dell'espressione geografica dico "la Lombardia" e non è proprio precisamente definita, ci sono parti della Lombardia politica che geograficamente starebbero fuori e viceversa oltre che parti al tempo stesso lombarde e no.
Se passo invece alla Lombardia in senso amministrativo devo dire "la Regione Lombardia", è precisamente definita nei suoi confini ed è la parola "regione" a definire il genere grammaticale, non il nome Lombardia.
E lo stesso vale per gli stati.

Per le città (ma anche per paesi e villaggi, solo che qui il genere diventa maschile) il discorso è diverso: in genere l'entità geografica e quella amministrativa coincidono, le eccezioni sono poche, e quindi dire "Genova" (espressione geografica) o "la città di Genova" (espressione amministrativa) è la stessa identica cosa, per cui prevale il genere di "città" e non ha più senso chiedersi che genere abbiano Genova, Milano, Roma, ecc.
"Città" prevale perché, mentre geograficamente regioni e stati hanno confini fluidi, le città sono (tranne rare eccezioni) ben definite anche gograficamente, non solo amministrativamente.

Saluti,

Mauro.

martedì 6 settembre 2022

Quando abbiamo eletto un governo?

Mai.

Un giorno sì e l'altro anche spunta il politico o il sapientone che si lamenta del governo non eletto.

Dovrebbero allora lamentarsi di tutti i governi italiani dal 1861 in poi... NESSUNO escluso, neanche quelli che piacciono a loro.
E dovrebbero dire agli elettori dei sistemi con Parlamento (democratici oggi, solo apparentemente democratici e rappresentativi ieri) di stile europeo di lamentarsi nei loro paesi, visto che neanche loro hanno mai potuto eleggere un governo.
(Ho scritto "con Parlamento" e non "parlamentari" perché il sistema francese, per esempio, non è parlamentare come lo intendiamo noi o i tedeschi, ma per costituire il governo usa comunque il nostro stesso sistema: il PdR nomina il PdC e i ministri e poi il Parlamento dà la fiducia).

Per quanto riguarda l'Italia del dopoguerra, basta leggersi gli articoli 92 e 94 della Costituzione.

Articolo 92
Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri

Articolo 94
Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.
Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.
Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.
Il voto contrario di una o d'entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.
La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Cosa ci dicono di importante questi due articoli?

1) Nessun governo viene eletto. E neanche il solo PdC viene eletto.
2) Qualsiasi governo che ha la fiducia del Parlamento è un governo assolutamente legittimo, comunque sia composto.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i miei articoli sugli... articoli della Costituzione.

martedì 30 agosto 2022

A zonzo per il poligono militare di Grafenwöhr

Qui vedi bombe...


Vedi i bersagli delle esercitazioni...


E all'improvviso ti ritrovi mezzi militari in assetto operativo di fianco...


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Tutti gli A zonzo per...

lunedì 8 agosto 2022

A zonzo per Auerbach in der Oberpfalz

I simboli cornuti della città.


Le panchine sono coperte.


E ci sono conigli inquietanti nei supermercati a Pasqua.


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Tutti gli A zonzo per...

sabato 6 agosto 2022

Ucraina, Russia ed ex Jugoslavia

Quando parliamo dell'invasione russa dell'Ucraina, quando parliamo di pace senza rendersi conto di quello che succede sul posto, quando chiediamo all'Ucraina di non resistere (e quindi di accettare la pace eterna), quando protestiamo contro l'invio di armi all'Ucraina (sapendo bene che la Russia ne ha molte di più)...

...bene, quando facciamo così, ricordiamoci quanto nel 1993 un grande pacifista, Alexander Langer, scrisse sulle guerre jugoslave.

Leggetevi questo testo (originariamente parlato da Langer su Radio Radicale) sul sito della Fondazione Langer.

Vi cito l'ultimo capoverso (ma voi leggete tutto!):

La minaccia o l'effettuazione reale di un intervento militare hanno senso solo se non resteranno l'unico tipo di impegno internazionale: ci sarà bisogno di un forte e molteplice impegno internazionale, a cominciare da un solido e generoso programma di ricostruzione del dialogo e della democrazia. Ma se si continuasse ad escludere, per le più svariate ragioni, il ricorso alla forza internazionale, si continuerebbe a lasciare libero il campo ai più forti e meglio armati, con il rischio di sterminare i gruppi più deboli (i musulmani bosniaci oggi, altri domani), di costituire un precedente pericolosissimo in Europa, di moltiplicare le guerre nell'area e di approfondire ancora di più il fossato tra Est e Ovest, tra mondo cristiano ed Islam, tra cristiani occidentali ed orientali. Questo non deve succedere.

La verità è che Langer sapeva che la pace non è solo assenza di combattimenti.
E qualche combattimento in più oggi in certi casi significa più pace domani. Se serve a difendere chi è più debole (e chi viene invaso).

Saluti,

Mauro.

venerdì 5 agosto 2022

A zonzo per Colonia

Fari lontani dal mare (e no, non è neanche sul Reno...).


Eleganti damigelle alle fontane.


La luna è una palla tra gli alberi.


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Tutti gli A zonzo per...

domenica 10 luglio 2022

A zonzo per Scansano

Prima delle foto... lasciatemi dire: viva il Morellino!

A Scansano ci sono tori un po' così...


Gli uliveti si nascondono...


E tonnellate di carciofini sott'olio...


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Tutti gli A zonzo per...

venerdì 8 luglio 2022

A zonzo per Genova 2

Carducci dove meno te lo aspetti...


Cimiteri senza salme...


Cactus in convento...


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Tutti gli A zonzo per...

giovedì 7 luglio 2022

E se la Z non fosse una Z?

Da quando è iniziata l'invasione russa dell'Ucraina ci si chiede cosa significa la Z che appare su molti mezzi militari russi e che ora in Russia (e non solo) viene usata da chi sostiene Putin e l'intervento russo.
Ci si chiede di che parola sia l'iniziale o domande simili.

Un ottimo esempio di queste domande lo si trova in un articolo del Post del 4 giugno scorso.

Ma... e se la Z non fosse per niente una Z?

Mi spiego meglio.

In Russia si usa l'alfabeto cirillico (anche in Ucraina del resto) e nell'alfabeto cirillico non esiste la lettera Z, come vedete in questa tabella:


Come vedete non esiste nessuna Z.
E perché i russi dovrebbero usare una lettera di un alfabeto non loro? La Z si usa nell'alfabeto latino... l'alfabeto del nemico occidentale.
E non venitemi a dire che magari è un messaggio per gli ucraini: anche gli ucraini usano l'alfabeto cirillico.

E quindi?

E quindi... se la Z fosse non una lettera ma un simbolo?
Un simbolo come la svastica nazista, la falce e martello comunista o mille altri simboli politici o nazionali nella storia del mondo?

Saluti,

Mauro.

martedì 5 luglio 2022

I comunicatori

Io credo che la maggioranza dei "comunicatori" che vediamo in giro vengano reclutati dai corsi di laurea in "scienza della comunicazione" o che vengano dal giornalismo (voglio sperare che gli autonominatisi "comunicatori" siano pochi), credendo che se conosci le tecniche di comunicazione... saprai comunicare tutto.
Oppure che, essendo grandi esperti nella propria materia, si dia per scontato che sappiano anche comunicarla.

Grandissime cazzate.

Se vuoi comunicare qualcosa, devi aver studiato sia la materia che devi comunicare (anche se magari non con la profondità di chi poi vorrà dedicarsi professionalmente a quella materia e non solo alla comunicazione della stessa, ma comunque la devi conoscere), sia le tecniche di comunicazione.

Non esiste il comunicatore che può comunicare tutto.
Neanche il miglior comunicatore del mondo può.

Ma non esiste neanche lo specialista che può comunicare la sua materia senza sapere di tecniche di comunicazione. Per quanto bene conosci la materia, non basta (a meno che non si voglia comunicare solo ad altri specialisti, che è ben altra cosa della comunicazione per il grande pubblico o per politici e amministratori).

Io, per esempio, nelle materie che conosco, che ho studiato (ma solo e unicamente in quelle, non in generale!) mi permetto di comunicare (nel mio piccolo, non essendo il mio lavoro) perché sono stato anche giornalista e la cosa mi ha insegnato tanto, pur non avendo titoli accademici al proposito.
Ma appena esco dalle mie materie... non comunico più. Non ne sarei in grado. Posso permettermi solo di esprimere opinioni o al massimo di ripetere cose dette da veri esperti per chi se le fosse perse.

Per comunicare devi conoscere sia la materia che vuoi/devi comunicare che le tecniche di comunicazione.
Se conosci solo una delle due cose, lascia perdere. Lascia comunicare altri.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 15 giugno 2022

Ci hanno battuto per la prima volta...

Da italiano in Germania il primo commento che viene è: merda!
Il secondo, dopo aver pensato alle scelte di Mancini è: merda!
Il problema è che Mancini non ha minimamente capito cosa significa Germania-Italia.
Mancini vive sulla Luna.

È un ottimo allenatore o CT? Apparentemente sì (anche se ce ne sono di migliori).
È uno che capisce quello va oltre il calcio? Proprio per niente.

Se no non avrebbe concesso alla Germania la prima vittoria in una partita non amichevole della storia.
Bastava poco per ottenere almeno un pareggio.
Bastava non essere presuntuosi.
Bastava chiamare giocatori esperti (anche trentenni o più, non sarebbe stato uno scandalo).

E Mancini presuntuoso lo è stato.
Ha creduto di poter affrontare la Germania con un squadra raffazzonata.
Se a guidare la Germania ci fosse stato ancora Löw avrebbe funzionato.
Purtroppo oggi c'è Flick, non Löw.
E Flick è molto più intelligente di Löw (e siamo sinceri: anche il titolo mondiale del 2014 della Germania deve più a Flick che a Löw... ma Löw sa vendersi... come Klinsmann prima di lui: nel 2006 senza Löw la Germania mai sarebbe arrivata in semifinale, Klinsmann veniva spacciato come CT, ma in realtà si occupava solo delle pubbliche relazioni).

Tanto Mancini è stato coraggioso nell'Europeo... tanto è stato solo presuntuoso ieri contro la Germania.

Io sono italiano (anche se vivo in Germania) e tifo Italia senza se e senza ma, ma viste le scelte suicide di Mancini ieri sono veramente stato tentato di tifare Germania.

Mancini, ribadisco, non ha minimamente capito cosa significhi Germania-Italia a livello assoluto, non solo calcistico.
La ha confusa con un Italia-San Marino o simili.

Saluti,

Mauro.

martedì 14 giugno 2022

No, non è stata una guerra civile

Tra il 1943 e il 1945 non c'è stata nessuna guerra civile in Italia.
Eppure la leggenda continua a vivere.
Persino a sinistra e alcuni partigiani ormai da anni la definiscono così.
E negli ultimi giorni lo ho riletto e risentito da più parti.
Ma non c'è mai stata.

Da un punto di vista tecnico non c'è mai stata! Non c'entrano i giudizi sulla Resistenza e sulla RSI (comunque inequivocabilmente e sempre a favore della prima) per poterlo dire. È proprio un fatto tecnico.
Un guerra civile esiste quando due (o più) fazioni dello stesso Paese si combattono tra loro. Magari con sostegno di stati esteri, ma le fazioni dette sono gli attori principali. Gli eventuali attori esteri (anche se magari presenti direttamente sul territorio) non sono i protagonisti: sono al massimo un sostegno, per quanto importante.

Tra il 1943 e il 1945 questo in Italia non successe.
La guerra fu tra Resistenza e nazisti. La RSI era solo un piccolo fiancheggiatore dei nazisti, non era un attore vero nella guerra in corso. Non era un protagonista. Era una presenza di fatto simbolica (se i nazisti fossero stati a guardare e avessero lasciato la RSI a combattere da sola contro i partigiani, la liberazione sarebbe stata sì al più tardi il 25 aprile, ma del 1944, non del 1945).

Punto.

Saluti,

Mauro.

lunedì 23 maggio 2022

Non siate sempre controcorrente

Essere controcorrente è una gran cosa quando si ha ragione.
Ma essere controcorrente non sempre significa aver ragione.
Anzi, lo significa raramente, purtroppo per noi.

Non siamo tutti Galileo.
Quasi nessuno di noi lo è.
La maggioranza di noi è solo presuntuosa e ignorante.
Sappiatelo.

Saluti,

Mauro.

martedì 17 maggio 2022

Io sono un idiota

Infatti continuo a illudermi che con l'umanità si possa ragionare.

Non ho mai creduto veramente alla bontà dell'essere umano, ma ho sempre sperato che sapesse ragionare, che non fosse così scemo da andare contro sé stesso.
Insomma, ho sempre creduto in un suo sano egoismo.

Ma la realtà mi smentisce quotidianamente.
Ogni allusione alla pandemia e alla guerra scatenata dalla Russia in Ucraina (ma anche a tante altre cose) è puramente voluta.

L'essere umano ha un egoismo malato: è disponibile a farsi del male da solo purché anche gli altri si facciano male. E se il bene proprio diventa anche il bene altrui... allora diventa masochista. Basta che gli altri soffrano, se ne frega di subire danni in proprio.

Saluti,

Mauro.

martedì 3 maggio 2022

Siamo in guerra?

Negli ultimi giorni sono sempre più frequenti le affermazioni secondo cui siamo già in guerra. Sia come Italia (o Germania, dove vivo), sia come UE o NATO.

Ma cosa significa "essere in guerra"?'
Quando si è tecnicamente in guerra?
Questa è la domanda importante, cosa significa essere in guerra in termini di diritto.
Quello che noi sentiamo e proviamo ha sì un valore morale... ma, appunto, solo morale, nient'altro. E dato che il livello morale è soggettivo, cambia da persona a persona... in questo caso non conta.

Quindi, usando criteri oggettivi, siamo in guerra o no?

No, non lo siamo.
Essere in guerra presuppone due fatti.
1) Avere dichiarato guerra (o altre dichiarazioni magari non così esplicite, ma comunque non interpretabili);
2) Avere truppe sul campo, magari non direttamente combattenti, ma comunque vicine e di sostegno a chi combatte.

E nessuno dei due fatti esiste.

Sosteniamo l'Ucraina con armi e fondi?
Sì, vero, ma più o meno direttamente lo facciamo anche con la Russia, che vi piaccia o meno (insomma, teniamo il piede in due scarpe).

Cosa significa questo?
Che a livello di diritto non siamo in guerra, ma stiamo facendo un grande esercizio di ipocrisia (e non vale solo per l'Italia, anzi Germania e Regno Unito stanno facendo esercizi di ipocrisia ben peggiori, soprattutto la Germania).
E purtroppo questo esercizio lo stiamo di fatto facendo a favore della Russia, non dell'Ucraina (e anche qui la Germania lo sta facendo molto più di noi e di chiunque altro).

Saluti,

Mauro.

giovedì 28 aprile 2022

A zonzo per Stella

O paìze do sciô Sàndro, o Prescidénte.



Saluti,

Mauro.

P.S.:
Tutti gli A zonzo per...

martedì 26 aprile 2022

Se l'Ucraina è nazista... allora il mondo?

Molti si stanno schierando contro l'Ucraina perché sarebbe un paese nazista a causa del battaglione Azov.

Bene, vediamo un po' i fatti.

Il battaglione Azov è nato da idee di estrema destra? Sì.
Il battaglione Azov è ora inquadrato nelle forze armate ucraine? Sì.
Il battaglione Azov è ancora oggi formato da persone di estrema destra? Probabilmente sì.
Il battaglione Azov è la dimostrazione che l'Ucraina è nazista? No. Proprio per niente.

Vediamo anche i fatti riguardo la Russia.

Il gruppo Wagner è nato da idee di estrema destra? Sì.
Il gruppo Wagner combatte al fianco delle truppe russe? Sì.
Il gruppo Wagner è ancora oggi formato da persone di estrema destra? Sì, senza dubbio.
Il gruppo Wagner è la dimostrazione che la Russia è nazista? No. Ma ci sono ben altre prove che lo dimostrano.
Esistono altri gruppi neonazisti/neofascisti che combattono al fianco delle truppe russe e delle milizie separatiste del Donbass? Sì.

Ora vediamo perché il battaglione Azov e il gruppo Wagner (e le altre milizie russe o filorusse) non sono significativi per definire i relativi paesi nazisti (cioè, la Russia può essere definita neofascista, ma a causa della guida politica, non certo a causa del gruppo Wagner, per quanto criminale questo sia).

Esistono formazioni militari o paramilitari di estrema destra in Europa? Sì.
Esistono formazioni militari o paramilitari di estrema destra nel mondo? Sì.
Esistono formazioni politiche di estrema destra in Europa? Sì.
Esistono formazioni politiche di estrema destra nel mondo? Sì.
Possiamo perciò definire l'Europa o il mondo come nazisti? No.

Ergo: se definiamo l'Ucraina nazista a causa del battaglione Azov... per coerenza allora dovremmo definire il mondo intero come nazista.

Da qui non si scappa, a meno di non essere in malafede.

Saluti,

Mauro.

sabato 23 aprile 2022

Una fermata a Marassi 2 (dettagli genovesi special)

Nel luglio dell'anno scorso vi presentai l'arredamento di una fermata dell'autobus a Marassi (mica che quelli di Castelletto si credano gli unici ad avere fermate arredate!).

È tempo di aggiornamenti! Aggiornamenti primaverili.

Questo è quello che vi ho trovato oggi:

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli genovesi.

martedì 5 aprile 2022

A zonzo per Rothenburg ob der Tauber

Volti spuntano dai muri...


I vignaioli mettono le botti (piene) per strada...


E i chierici sono particolarmente magri...


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Tutti gli A zonzo per...

mercoledì 9 marzo 2022

Germania e Russia: una storia che viene da lontano

Per capire la posizione della Germania nei confronti della Russia in questo momento di grave crisi bisogna comunque anche guardare la storia.
Proviamo a farlo, anche se semplificando e riassumendo (eufemismi, lo ammetto) visto che chiudere in un articolo 150 anni storia di un paese così complesso è in realtà impossibile.
Spero però che questo articolo vi sia di spunto per cercare libri o siti per approfondire.

La Germania in realtà ha sempre avuto il suo baricentro politico ed economico spostato a est. In maniera più o meno forte, più o meno evidente è sempre stato così, anche ai tempi delle due Germanie (e per entrambe, nonostante le apparenze).

Perché questo?

Perché la Germania è stata creata dalla Prussia. E la Prussia era un paese dell'est.
La Prussia ha di fatto costituito il cuore e la parte più forte della Germania fino alla caduta di Hitler (anche se lui non era prussiano, bensì austriaco col cuore in Baviera).
E mentalmente questo "nucleo" prussiano è rimasto anche dopo.
Nei confronti dell'est la Germania ragiona di fatto ancora oggi come la vecchia Prussia.

Passiamo al dopoguerra, che è ciò che oggi ci interessa di più per capire i rapporti tedeschi con l'est.

Fino agli anni '60 questa spinta verso est era di fatto rivendicativa. Si continuava a pensare ai territori persi, a chi fu costretto a scappare dai Sudeti e dalla Slesia.
Atteggiamento mai aperto, esplicito, comunque, a causa della presenza delle potenze occupanti, che mai lo avrebbero permesso.
(Nota: ancora oggi le associazioni dei profughi dei Sudeti e della Slesia sono molto forti e molto politicizzate. Molto più forti e politicizzate, per esempio, delle associazioni dei profughi giuliano-dalmati in Italia).

Negli anni '60 ci fu la prima cesura: Willy Brandt lanciò la Ostpolitik, ma non in termini rivendicativi bensì di riconciliazione. La foto di Brandt inginocchiato a Varsavia è una delle più iconiche della storia, la conosciamo tutti.
E questa politica con alti e bassi e aggiustamenti vari venne poi portata avanti anche da Helmut Schmidt ed Helmut Kohl (parlo solo della politica verso l'Europa dell'est, non della politica in generale: sia Schmidt che Kohl in generale fecero una politica molto diversa da Brandt).
Col secondo che, dopo l'avvento di Gorbaciov e soprattutto dopo la caduta del muro, intensificò il rapporto economico con l'est facendo però l'errore di "scavalcare" Polonia, Cecoslovacchia, ecc. per guardare direttamente all'URSS e poi alla Russia.

E su questo errore di Kohl si compì, grazie a Gerhard Schröder (successore di Kohl alla Cancelleria), la seconda cesura: la Germania si legò mani e piedi alla Russia (Schröder e i suoi accoliti avevano anche interessi personali nella cosa).
La differenza?
Con Kohl di fatto la Germania era il senior partner, con Schröder il senior partner divenne la Russia.
Angela Merkel continuò poi la politica di Schröder, cambiando lo stile ma non la sostanza. Del resto la sua storia parla per lei: prima della caduta del Muro era ben inserita nelle strutture della vecchia DDR e non partecipò mai alle manifestazioni per la democrazia e per la riunificazione.

Ora è arrivato Olaf Scholz che, per necessità o per volontà, vuole spostare il baricentro.
Ma la Germania ha troppi impegni e legami con la Russia per potersi liberare facilmente da questa situazione (di fatto la Germania è sotto ricatto da parte russa) e quindi Scholz se vuole durare e avere successo deve andare coi piedi di piombo.
O fare l'esatto opposto: dare un taglio netto e totale immediatamente. Cosa che non rientra nelle corde della politica (ma neanche della società) tedesca. Ci vuole troppo coraggio e la disponibilità a fare sacrifici.

Saluti,

Mauro.

domenica 6 marzo 2022

Guerra e pace

La pace non è solo assenza di guerra.

Anzi, la sola assenza di guerra senza vera pace è solo incubatrice di altre guerre.

Per questo chi vuole la pace a ogni costo, andando solo contro la violenza ma non a favore della giustizia, quasi sempre finisce per non impedire le guerre, anzi spesso le provoca o ne aiuta l'allargamento.

Rifletteteci.
Pensate, per esempio, alla conferenza di Monaco del 1938.
Ma anche a casi attuali, sotto gli occhi di tutti.

Essere pacifisti senza se e senza ma non significa automaticamente essere per la pace.
Anzi, quasi sempre significa solo essere di fatto alleati del più forte e carnefici del più debole.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 2 marzo 2022

Pensieri sui problemi delle transizioni e delle rinnovabili

Tra i temi fondamentali del dibattito attuale causato dal cambiamento climatico ci sono - oltre ovviamente alle fonti rinnovabili (fonti, non energie!) - le due transizioni: energetica e digitale.

Qui voglio proporvi qualche mio pensiero sparso al proposito.
Non sarà un articolo unitario come normalmente cerco di scrivere qui sul blog, ma piuttosto una serie di spunti, in parte slegati tra loro, che spero possano stimolare la discussione o almeno darvi da pensare.

E, prima di fraintenderci: questo non è un articolo scientifico. Sono miei pensieri, nati da un dialogo su Twitter con Mirella Castigli.

Buona lettura.

Transizione energetica

1) Si parla spesso di fotovoltaico sui tetti. Ingenuità. Basterebbe solo per una minima frazione delle necessità. E oltretutto non su tutti i tetti si possono mettere pannelli. È qualcosa, in fondo, per sentirsi ecologici, non per esserlo veramente.
2) L'idrogeno è senza se e senza ma parte del futuro energetico, non è il futuro tout court, ma è parte importante di esso. Ma non va dimenticato che l'idrogeno non si trova libero in natura, va prodotto (mediante separazione dell'acqua, per esempio).
3) Uno dei più grandi problemi di eolico e fotovoltaico è e sarà lo stoccaggio. Certo il miglioramento tecnologico degli accumulatori e di altri strumenti migliorerà molto la situazione, ma a livello di rinnovabili il più efficiente metodo di stoccaggio rimarranno sempre i bacini idrici.
4) Collegato al problema stoccaggio c'è anche il problema del trasporto dell'energia. Si parla di cavi sottomarini. Giusto, ottima scelta e tecnologicamente provata... ma come porti i cavi sottomarini, per esempio in Baviera o Alto Adige? Ti serviranno sempre gli elettrodotti... e gli elettrodotti scatenano i NIMBY (lo vedo qui in Baviera, dove c'è una forte protesta contro l'elettrodotto che dovrebbe portare qui l'energia prodotta con l'eolico nel nord per sostituire il nucleare che sta chiudendo).
5) Eolico offshore... in mari come il Mare del Nord è una vera risorsa. Ma nel Mediterraneo? Non basta vedere se c'è vento o meno. Nel Mediterraneo i fondali sono velocemente profondi e molto spesso sono pura roccia. Un'impresa tecnologica non da poco piantarci le torri eoliche. E un'impresa distruttiva dei fondali, soprattutto.

Transizione digitale - Net Zero

6) Non bisogna dimenticare le questioni sociali legate alla questione climatica: non solo clima, ma migrazioni "ecologiche". In futuro saranno sempre più le migrazioni dovute al cambiamento climatico e meno (anche se oggi suona strano) quelle dovute alla povertà in senso classico.
7) Uno dei punti di cui si parla tanto è la Carbon Capture and Storage (CCS). Obiettivamente è utile, utilissima, va sviluppata con tutte le forze... ma non è risolutiva. Ha i suoi limiti (quantitativi più che qualitativi). A mio parere la priorità va comunque sempre posta sulle emissioni.
8) La conservazione e l'infrastrutturazione sono in realtà le sfide maggiori nella transizione (sia digitale che energetica). Paradossalmente la produzione è al momento il problema minore, essendo più quantitativo che qualitativo. Stoccaggio e trasporto invece...
9) High Performance Computing... bellissima cosa (e da fisico mi fa brillare gli occhi 😉), ma è da prendere con le molle: è energivora e quindi potenzialmente dannosa. Pensiamo per esempio all'hype sulla blockchain (il cui uso principale oggi riguarda le valute virtuali): è assolutamente energivora. Se non si trova il modo di rendere i supercomputer meno energivori... risolviamo un problema creandone due dall'altra parte.
10) Poli di eccellenza. In realtà in Italia già li abbiamo (IIT, PoliMi, Pisa, per esempio) ma non li consideriamo. E non solo dal punto di vista dei finanziamenti. C'è poca considerazione politica, ma soprattutto (purtroppo) poca considerazione sociale nei loro confronti. Senza considerazione sociale chiudiamo la scienza in una torre d'avorio... ma la chiudiamo noi dall'esterno, non è la scienza a chiudersi. E inoltre in Italia non riusciamo a fare rete.
11) E-Mobility. Ci lavoro. È obiettivamente il futuro, ma ha senso solo cambiando alla svelta il modo di produrre energia (e per farlo non basta impiantare un paio di pale eoliche e montare un paio di pannelli solari). Se no è solo un modo per spostare il problema da un punto di vista geografico, non per risolverlo.

Fonti rinnovabili

12) Il mondo sta sottovalutando alla grande il geotermico. E col mondo anche l'Italia... eppure ne abbiamo tanto e siamo stati pionieri (mai sentito parlare di Larderello?).
13) Per quanto riguarda l'eolico non si deve dimenticare che abbisogna di tanto, tanto cemento (e anche asfalto per quello onshore: servono le strade per raggiungere le pale per la manutenzione e altro).
14) Il solare ha anche un problema di cui si parla molto poco (quasi nulla, in realtà): i pannelli non sono eterni e a fine vita parte di essi vanno trattati come rifiuti speciali. Non puoi buttarli nel bidone dell'indifferenziato.
15) Alla fine il sistema più semplice ed efficace (sia per la produzione che per lo stoccaggio dell'energia) rimane l'idroelettrico... ma costruire i bacini significa danneggiare (o comunque modificare) i biotopi locali.
16) Il nucleare spesso viene visto male anche da chi lo considera pulito e non pericoloso. A causa dei costi. Pochi però sanno che una parte non indifferente dei costi è di tipo assicurativo. E non per il rischio di incidenti tipo Chernobil o Fukushima, bensì per il rischio terrorismo (e sono costi nati con le proteste e gli attacchi degli ambientalisti alle centrali e ai trasporti delle scorie... non certo col terrorismo islamico, sovranista o simili).
17) Insomma, bisogna rendersi conto che una fonte di energia veramente verde alla fine non esiste. Esistono solo fonti di energia più o meno grigie.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 16 febbraio 2022

Ancora sui brevetti (vaccini edition)

Su Twitter (ma immagino che sugli altri social networks non sia diverso) cominciano ad apparire tweet di questo tenore:


Questi tweet, anche se tecnicamente non del tutto sbagliati, sono altamente fuorvianti per il modo in cui presentano la notizia.
Non dicono cose assolutamente false, ma mirano a far passare un messaggio sbagliato: cioè che gli Stati vogliono solo far regali alle aziende produttrici di vaccini.
Ovviamente non è così e gli autori di questi tweet lo sanno, ma contano sull'ignoranza della massa riguardo al tema "brevetti".

Quindi cerchiamo di chiarire.
Una premessa: tutto quello che leggerete sotto vale per tutti i brevetti, non solo per quelli sui vaccini.

Per prima cosa va detto che un brevetto, quando viene concesso, vale per un anno. Non di più.
Può essere rinnovato più volte (ogni volta solo per un anno, ogni rinnovo dura un anno) fino a un massimo di vent'anni totali. Non di più.
Quindi significa che il brevetto viene concesso una volta e poi può essere rinnovato (o prorogato, usando il linguaggio del tweet di cui sopra) al massimo diciannove volte.

Ma questi rinnovi non sono un favore che lo Stato, tramite gli uffici brevetti, fa alle aziende.

All'inizio un'azienda presenta una richiesta di brevetto.
L'ufficio brevetti (in Italia l'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, ma ormai i brevetti importanti vengono richiesti all'EPO, l'European Patent Office) esamina la richiesta, sia formalmente che tecnicamente, e decide se il brevetto su quell'invenzione, su quel prodotto, può essere concesso o meno.
E qui detto ufficio ha un ruolo attivo.

Non però sui rinnovi (o proroghe).

Alla scadenza del primo anno (e di ogni anno successivo) il brevetto può essere rinnovato.
Ma sono di fatto le aziende stesse a decidere: loro pagano la tariffa annuale e la validità del brevetto viene prolungata di un anno.
Non è una concessione del singolo Stato o dell'Europa: la cosa è automatica. Non c'è un nuovo esame formale o tecnico dell'invenzione, del prodotto. Quella - come detto - viene fatta solo la prima volta, quando l'azienda (o l'inventore) fa la richiesta per ottenere il brevetto.
Dopo, se il detentore del brevetto paga, il brevetto viene automaticamente rinnovato, se non paga il brevetto decade.
E dopo vent'anni è comunque fine: il brevetto non potrà più essere rinnovato.
Punto.

E ogni rinnovo costa. E soprattutto non è una tariffa fissa: anno dopo anno la tariffa cresce. Per le aziende non è una passeggiata di salute, comunque.

Va anche aggiunto che queste regole - giuste o sbagliate che siano - sono uguali ovunque, non valgono solo per l'Italia.
È inutile che cerchiate di far passare che l'Italia sia al servizio delle aziende, sottintendendo che gli altri paesi siano meno cedevoli.

Comunque sui brevetti ne ho scritto già in abbondanza in passato.
Se volete sapere di più su di essi, vi consiglio di leggere questi miei articoli:

Saluti,

Mauro.

venerdì 11 febbraio 2022

Io non vi voglio male, ma voi volete farvi voler male

Io non vi voglio male... ma se continuate a seguire e a diffondere le pseudoscienze non posso che bastonarvi.

E più credete a oroscopi, omeopatia, vaccini che provocano l'autismo e simili fregnacce più vi bastono.

Libertà di opinione non è libertà di sparare cazzate, come pensate voi.
E soprattutto libertà di opinione non implica il dovere da parte nostra di ascoltarvi e di prendervi sul serio.
Libertà di opinione è libertà di avere idee diverse se ci sono basi logiche e fatti concreti per averle.
E soprattutto è libertà di non ascoltarvi e non darvi spazio se quelle basi logiche e quei fatti concreti non potete offrirli.
Tutto qui.

La scienza non è democratica... ma non perché, come sostenete voi, venga imposta dall'alto. Proprio per nulla.
La scienza non è democratica perché si basa sulle prove, sui fatti, non sulle opinioni. Non conta quanti credano o non credano a una cosa. Conta quali e quante prove ci siano pro o contro.

Se ci pensate bene la cosa, anzi la scienza, come struttura di base, come ragionamento è semplice... ma voi amate complicare tutto, creando teorie antiscientifiche complicate fin dalla base, fin dal ragionamento.
Accettare le vostre idee significherebbe distruggere una delle basi della conoscenza e della scienza: il rasoio di Occam.
Ergo, non siete credibili fin dall'inizio. Anzi, non lo siete proprio a priori.

Saluti,

Mauro.