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lunedì 16 marzo 2026

Anche Elvis era politico

Tutti, nonostante i decenni ormai passati dalla sua morte, conosciamo Elvis Presley.
Tutti lo conosciamo come un'icona del rock.
Chi più sa di musica (o magari vuol solo far vedere di saperne) lo vede magari più come un artista country, anche se di un country moderno, non classico.
Ma... credo che pochissimi, forse nessuno, vedrebbero nella sua musica un lato politico.
Prima di fraintenderci: parlo della musica di Elvis Presley, non della persona Elvis Presley.

Eppure c'è stato un momento in cui il rockettaro/countryman Elvis Presley è stato anche più politico dei cantautori e degli autori di musica di protesta (Dylan, Baez, Ochs, Hendrix, ecc.).

Ascoltate questa canzone del 1968:


Questa canzone (qui il testo per chi non riuscisse a capire il cantato) è figlia del discorso "I have a dream" di Martin Luther King e scritta dopo l'omicidio dello stesso.

Ed è politicamente potentissima, anche se poco conosciuta.

Saluti,

Mauro.

lunedì 2 marzo 2026

Commentando Sanremo - Prima parte

Per sapere il mio giudizio sulla manifestazione nel globale, leggete quando ho scritto nei giorni scorsi.

Oggi voglio parlare di musica. E giudicare le canzoni.
Per ora ne ho ascoltate solo sette, cioè le prime cinque classificate più quelle di J-Ax e Dargen D'Amico. Parlerò quindi di queste, delle altre me ne occuperò nei prossimi giorni.
Ah, prima di fraintenderci: parlo delle canzoni in concorso ovviamente, non delle cover che hanno presentato (se no Sayf con la sua assurda versione di "Hit the Road Jack" affiancato da Alex Britti e Mario Biondi vincerebbe il mondo, non solo Sanremo, anche senza dover ascoltare le altre 😉).

Partiamo dal vincitore, Sal Da Vinci.
Questo è il puro, vero Sanremo delle origini. Un testo tutto amore melenso degno di Gino Latilla e Nilla Pizzi. Siamo tornati agli anni '50. Solo con una voce un po' più moderna.
Sal Da Vinci come persona tutto sommato mi piace, ma come cantante è arrivato con 70 anni di ritardo (va beh, data la voce un po' più moderna, diciamo 60).

Secondo è arrivato Sayf.
A parte quanto scritto sopra sulla cover la sua canzone è molto bella, non certo un capolavoro, ma molto bella.
E soprattutto dimostra che la scuola genovese è bella viva, anche se ovviamente è molto cambiata rispetto ai tempi di De André, Fossati, Paoli, ecc.
Tra lui, Bresh, Alfa, Olly e altri Genova sta offrendo delle gran belle cose alla musica italiana (e non solo).

Poi Ditonellapiaga.
Sì, bella canzone, sia nel testo che nell'interpretazione... ma onestamente non capisco l'entusiasmo, tutti quelli che urlano che avrebbe dovuto vincere.
Bella sì, ma nulla di che (no, non parlo di lei, parlo della canzone... lo specifico visti tutti i commenti che leggo in giro sulle sue gambe, non vorrei venir frainteso).

E veniamo all'altra genovese (almeno di nascita): Arisa.
Arisa invecchiando migliora continuamente. La canzone come testo non è nulla di eccezionale, ma la sua voce di anno in anno migliora. Se a Sanremo dovesse vincere solo la voce e non anche la canzone, avrebbe dovuto vincere lei (almeno tra le canzoni che ho già ascoltato).

E poi la coppia impossibile: Fedez e Masini.
Bravi e convincenti entrambi.
E testo degno di nota.
Possibili vincenti nelle vendite post festival.
E aggiungo una cosa: al di là dei testi appena era uscito a me di Masini non piaceva per niente la voce... ma più invecchio io e più invecchia lui, più mi piace la sua voce.

Passiamo a J-Ax.
È stato semplicemente geniale. Come voce, come testo, come presentazione.
Posso solo dire: grande!
Tra le canzoni che ho già ascoltato avrebbe dovuto vincere lui. Senza se e senza ma.
(Oltretutto se lo avessi ascoltato solo in audio, e senza sapere che fosse lui, lo avrei potuto scambiare per Davide van de Sfroos... ed è un complimento).

Ultimo che ho ascoltato, Dargen D'Amico.
Ora capisco perché i Talebani proibiscono la musica. Devono averlo ascoltato. Hanno ragione.
Non serve dire altro.

Saluti,

Mauro.

sabato 28 febbraio 2026

Una (brutta) scoperta sanremese

In questi giorni c'è il Festival di Sanremo. Lo sapete tutti, non serve certo che ve lo ricordi io.
E che io lo segua in maniera solo molto, ma molto, indiretta è noto a chi ha letto quanto scrissi qui l'altro giorno.

Però i media, la stampa, le radio, i social networks ovviamente ne parlano... quindi qualcosa ne veniamo a sapere tutti, che ci piaccia o meno.
E una delle cose di cui si parla tanto oggi è un certo TonyPitony.
Io prima di oggi non avevo mai sentito il suo nome (per mia fortuna!).
Però, dopo aver letto o sentito oggi praticamente ovunque il suo nome, sono andato a cercare informazioni in rete, cercando anche i suoi video (sono masochista, lo so).
E allora?

Allora, per prima cosa mi sono pentito di averlo fatto 😉

E per seconda ho capito una cosa.
TonyPitony viene descritto generalmente come artista satirico, come erede della cosiddetta musica demenziale.

Cos'è la musica demenziale?
Un genere musicale che, con testi apparentemente senza senso, fa critica sociale o comunque parla della società, al di là dell'atteggiamento critico o meno.
In Italia il precursore fu Fred Buscaglione, poi arrivarono gli Squallor e gli Skiantos. Più recentemente i Pitura Freska e gli Elio e le Storie Tese, o anche i Buio Pesto (sì, lo so, questi ultimi non sono veramente noti a livello nazionale, ma da genovese non potevo non citarli 😉).
Tanto per citare solo i nomi più famosi e limitarci all'Italia.

Ma TonyPitony viene veramente da queste origini musicali?

Io dico solo questo: la musica demenziale è una cosa, essere dementi un'altra cosa.
Poi decidete voi.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 25 febbraio 2026

Il Festival e la musica

La "e" è ovviamente e giustamente senza accento.
E sapete altrettanto ovviamente di quale Festival parlo.

Premesso questo, veniamo alla sostanza.

Il Festival di Sanremo è ormai assolutamente inguardabile. È prolisso e palloso.
La musica, la competizione sono ormai solo il contorno. E lo sono da tanti, troppi anni.
E allora, direte voi, perché gli italiani continuano a guardarlo?
Perché ormai è un'istituzione... e gli italiani un'istituzione cercano (o più probabilmente fanno finta di cercare) di cambiarla dall'interno, non la abbattono (soprattutto se non è ufficialmente politica ma alla politica serve, come appunto il Festival), sapendo benissimo però che se rimani all'interno dell'istituzione sarà l'istituzione a inglobarti, non tu a cambiarla.

Però, come scritto sopra, il vero problema di Sanremo non è la musica.
Questa può piacere o meno, ma è solo contorno.

Il Festival dura cinque (5) giorni... e le serate durano almeno quattro (4) ore ciascuna (almeno, in realtà di più, ma prendiamo quattro ore come base), cioè in totale almeno venti (20) ore. In realtà sono ormai sempre almeno trenta (30). Almeno.
Le canzoni in concorso sono in tutto 34.
Mettiamo che tra presentazione, esibizione e un paio di parole dopo l'esibizione, ogni canzone prenda 10 minuti (in realtà sono tra 5 e 6 minuti in tutto, ma facciamo finta che...).
34 canzoni, 10 minuti a canzone... in tutto 340 minuti. Neanche sei (6) ore.
Mettiamo anche che le fai sentire tutte due volte, presumendo che tutte abbiano diritto alla finale... le canzoni (compresa presentazione e tutto, se pensassimo solo alle canzoni stesse sarebbe molto di meno) ti occupano tra le undici (11) e le dodici (12) ore.
In realtà molte di meno, non più di otto (8) ore in totale, visto che nessuna canzone, come spiegato sopra, arriva a prendere 10 minuti di tempo.

E tutto il resto del tempo?
Tutto il resto del tempo è quello che purtroppo porta al tempo stesso soldi e disprezzo al Festival.
Ospiti con canzoni già pubblicate (e quindi non presentabili in concorso), ma da pubblicizzare, marchette varie verso aziende, film, programmi RAI e simili, conduttori che sono i veri protagonisti e che allungano il brodo per stare sul palcoscenico molto più della musica (e farsi pubblicità).
Ma soprattutto... togliere spazio ad altri programmi che magari parlerebbero di cose serie (cioè scomode, indipendentemente da come ne parli).

Però Sanremo rimane (purtroppo) obiettivamente importante per la musica italiana.
E allora?
Che fare? (Come direbbe Lenin).

Io personalmente limiterei il Festival a due serate (in realtà una basterebbe, ma non voglio fare l'estremista).
La prima di qualificazione (per eliminare le canzoni meno apprezzate e per evitare di appesantire la seconda serata) e la seconda di finale (magari questa sì con ospiti vari). E con introduzioni serie, non prolisse per allungare il brodo.
Due serate, otto (8) ore al massimo in tutto (ma proprio al massimo, visto che oltretutto nella seconda serata arriverebbe solo una parte delle canzoni).
In modo da riportare la musica al centro.
E credetemi... così Sanremo verrebbe di nuovo apprezzato anche da chi ha meno di 80 anni (che siano sulla carta d'identità o nell'anima cambia poco) o da chi non è fan assoluto e perso di uno dei concorrenti.

Prendiamo l'autore di questo blog, che casualmente è il sottoscritto 😉.
Il Festival attuale non lo guardo, proprio per nulla. Neanche se mi pagano.
Del resto se in concorso ci fossero canzoni degne di essere ascoltate, queste poi si farebbero comunque strada in radio, in streaming, eccetera. Le scoprirei lo stesso. E le ascolterei (e comprerei) lo stesso. Solo con magari un po' di ritardo.
Mentre tutto il contorno, se lo guardassi, mi servirebbe solo come sonnifero (o più probabilmente come lassativo).
Un Festival di due serate compatte, centrate solo sulla musica, invece potrebbe essere anche per me apprezzabile (certo, dipenderebbe anche dal conduttore o dalla conduttrice, ma questo vale per ogni trasmissione, non solo per il Festival).
Di sicuro però non lo rifiuterei a priori e a prescindere come faccio col Festival attuale.

Buona musica a tutti.

Saluti,

Mauro.

sabato 14 febbraio 2026

Una canzone femminista... che non immaginate tale

E se vi dicessi che Alice Cooper è un femminista? Ma un femminista serio, non uno che dà addosso ai maschi solo in quanto maschi.
Mi prendereste probabilmente per un pazzo. O per lo meno per uno che non conosce Alice Cooper.
E in apparenza avreste anche ragione... difficile pensare che nell'heavy metal (e la figura di Alice Cooper è uno degli archetipi dell'heavy metal) possa esserci qualcosa di femminista... anzi la maggioranza di voi ci troveranno solo maschilismo.

Però non è così.
Non sempre almeno.
Prendete, appunto, Alice Cooper.
E ascoltate la sua "Only Women Bleed".
Una canzone contro la violenza sessuale, in difesa delle donne vittime (e, per quel che ne so, ispirata a un fatto vero, anche se su questo non sono sicuro al 100%, ma fatto vero o no ciò non cambia il significato e il merito della canzone).

Volete accertarvene di persona?

Qui potete ascoltare la canzone:


E qui leggerne il testo.

Una canzone che però, all'inizio, venne intesa contro le donne: il manicheismo imperante pensò che Alice Cooper volesse denigrare la debolezza delle donne.
Peccato solo che lui volesse invece difenderle (come per fortuna successivamente gli venne anche riconosciuto, anche se non da tutti... e tra coloro che continuarono a condannarlo ci furono le nazifemministe... ma a loro non interessava cosa lui dicesse, interessava solo che lui fosse maschio).

Io posso solo dire: ascoltatevi e godetevi questa canzone. Sia musicalmente che socialmente.
È una bella canzone da ascoltare anche senza farsi pensieri e, come detto, è anche una canzone che dice cose importanti.

Saluti,

Mauro.

giovedì 31 luglio 2025

Morricone, Genova, Sacco e Vanzetti e un ponte

Nel 2020 Ennio Morricone scrisse "Tante Pietre a Ricordare" in memoria delle vittime della tragedia del cosiddetto Ponte Morandi (in realtà ufficialmente Viadotto Polcevera) di Genova del 2018.
Brano che ebbe la sua prima al Teatro Carlo Felice a Genova mentre veniva finito il nuovo ponte.
Qui sotto un video di detta prima (a un certo punto si vede anche il sottoscritto, presente tra il pubblico):


Però, però... in realtà non un brano molto originale.
No, non parlo di plagio, al massimo di "autoplagio", visto che questo brano ricorda in maniera impressionante (quasi imbarazzante, onestamente), "Here's to you" dello stesso Morricone, dalla colonna sonora del film "Sacco e Vanzetti" (e qui il cerchio si chiude anche a Genova, visto che il regista era il genovese Giuliano Montaldo).
Durante il concerto non me ne accorsi, preso com'ero dalla situazione (tragedia del ponte a cui il brano è dedicato e tragedia Covid dentro cui ci trovavamo al momento della prima), ma tornato a casa ci pensai subito.
Eccolo qui:


Ora, io trovo entrambi i brani splendidi, ma non apprezzo comunque la scelta: sembra come se Morricone avesse voluto riciclare qualcosa per togliersi alla svelta l'incombenza.

C'è però anche chi ha un giudizio positivo sull'idea della ripetizione (vedendolo come omaggio e paragone con altre vittime innocenti e non solo musicalmente come me).
Qui l'interessante articolo di Lorenzo Fabre al proposito.

Saluti,

Mauro.

venerdì 8 dicembre 2023

Gli inni del Genoa - Aggiornamento

Non molto tempo fa vi parlai qui degli inni del Genoa.

Ripartiamo dal P.S. di quell'articolo:

Baccini ha anche provato nel 1991 a scrivere un nuovo inno ufficiale del Genoa coinvolgendo anche i giocatori dell'allora rosa (presentandosi come "Francesco Baccini con i ragazzi del Genoa"). Vi risparmio audio e video e meno male che la maggioranza dei genoani ormai lo ha dimenticato.

I problemi del brano erano due:
1) un video che sembrava la versione da poveracci di "We are the world";
2) i giocatori che non sapevano cantare: erano uno strazio per le orecchie.

Bene, ora (anno 2023, 130° dell'era Grifone) Francesco Baccini lo ha reinciso, senza improbabili cori fatti da Eranio, Aguilera & co. 😉

Quindi ora posso proporvelo:


Saluti,

Mauro.

venerdì 8 settembre 2023

Gli inni del Genoa (sì, gli inni, non l'inno)

Oggi voglio rubare il lavoro all'amico Giulio Bonini e parlare di Genoa e musica.

Ieri il nostro Genoa ha compiuto 130 anni (e non li dimostra, contrariamente a certi cosiddetti cugini 😉) e io ho pensato alla storia musicale del Genoa.

Tutti sanno che l'inno ufficiale del Genoa è dal 1972 "Un cantico per il mio Grifone", con testo di Piero Campodonico e musica di Gian Piero Reverberi (sì, proprio quel Reverberi lì, quello dei Rondò Veneziano e arrangiatore di tanti brani di De André).


Però, pur essendo questo l'inno ufficiale, il Genoa è entrato in musica (e nell'arte in generale) tante volte nella sua lunga storia.

In particolare tre brani possono essere considerati inni ufficiosi del Genoa.

Il primo risale addirittura al 1931, ed è opera di Mario Cappello: "Semmo do Zena" ("Siamo del Genoa", in genovese).


Poi, nel 1990, arriva Francesco Baccini che - con la collaborazione di Fabrizio De André - incide "Genova Blues" col famoso verso Genoa, you are red and blue.


Per arrivare poi al presente, al 2023, a "Guasto d'amore" di Bresh.


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Baccini ha anche provato nel 1991 a scrivere un nuovo inno ufficiale del Genoa coinvolgendo anche i giocatori dell'allora rosa (presentandosi come Francesco Baccini con i Ragazzi del Genoa). Vi risparmio audio e video e meno male che la maggioranza dei genoani ormai lo ha dimenticato 😉

venerdì 23 giugno 2023

Fisici sorprendenti

E no, non parlo di culturisti o atleti, ma proprio di fisici. Quelli con la laurea o addirittura il dottorato 😉

Vi voglio raccontare di qualche fisico (o fisica) che vi sorprenderà, che dubito sapeste fossero laureati in fisica (almeno la maggioranza di essi).

Se vi chiedessi di citarmi qualche fisico diventato famoso però al di fuori del mondo scientifico, voi tutti mi citereste Angela Merkel. Gli appassionati di musica ci aggiungerebbero Brian May. E poi basta. Ci scommetto.

Questi due sono comunque giustissimi.
Angela Merkel si laureò in fisica e poi fece il dottorato in chimica quantistica, facendo anche ricerca nel settore prima di dedicarsi completamente alla politica dopo la caduta del muro.
Brian May invece dopo la laurea si dedicò alla musica fondando i Queen, ma non perse mai la passione... infatti in età avanzata si rimise sui libri (e sui telescopi) per prendere il dottorato in astrofisica nel 2007.

E adesso partiamo con le sorprese.

La prima viene ancora dalla politica tedesca: Oskar Lafontaine, una delle figure di spicco della sinistra tedesca (prima nella SPD, ora nella Linke), ex ministro, è anche laureato in fisica.
E in Germania lui e Merkel non sono soli: anche l'ex presidente del Land Sachsen-Anhalt, Reiner Haseloff, è un fisico.
Ma purtroppo anche l'AfD ha un fisico tra le sue fila, Gottfried Curio, portavoce del partito per la politica interna.

Ma anche in Italia la fisica ha comunque prestato figure alla politica.
La più recente è stata Maria Chiara Carrozza, titolare del MIUR durante il governo Letta, fisica e attuale presidente del CNR.
Ma andando a ritroso nel tempo troviamo l'ex sindaco di Firenze Mario Primicerio, laureato in fisica ma noto nel mondo scientifico soprattutto per le sue ricerche in matematica applicata.
E ai tempi della contestazione studentesca e poi degli anni di piombo si fece un nome come politico extraparlamentare e saggista Franco Piperno, anche lui laureato in fisica.
Probabilmente però il fisico politico più famoso della storia italiana fu Orso Maria Corbino, senatore e ministro nei primi anni '20 del '900, e persona senza cui non sarebbe mai esistito il gruppo dei ragazzi di Via Panisperna (Fermi, Segrè, Amaldi, Majorana, Rasetti, Pontecorvo).
Comunque il padre di tutti i fisici politici italiani fu Carlo Matteucci, ministro nel governo Rattazzi poco dopo l'unità nazionale, in realtà laureato in matematica ma dedicò la sua attività di ricerca all'elettricità.

Rimanendo in Italia, c'è una sorpresa nel mondo della musica che di sicuro non vi aspettavate: Annalisa (all'anagrafe Annalisa Scarrone). Sì, anche lei è laureata in fisica.
Mentre la letteratura ci offre lo scrittore Paolo Giordano, vincitore del premio Strega, laureato in fisica con tanto di dottorato.

Una fisica mancata fu invece l'attrice croata Sylva Koscina, che aveva cominciato gli studi di fisica a Napoli, ma poi venne rapita dal cinema e non li portò mai a termine.

Magari ci sarà una seconda puntata o magari anche puntate dedicate ad altre lauree scientifiche o tecniche.
Voi segnalate nei commenti se avete altri nomi.

Saluti,

Mauro.

venerdì 19 maggio 2023

Orecchio musicale

Io non mi sono mai considerato una persona musicale.
Sì, amo la musica (ma da ascoltatore) e quasi quarant'anni fa studiai un po' di chitarra classica (ma saranno comunque trent'anni che non prendo più in mano la chitarra).
E al di là di ciò, non ho mai ritenuto di avere un vero orecchio musicale (basta sentirmi quando canto: la convenzione di Ginevra la considera tortura).

Oggi ho scoperto questo quiz su YouTube:

E ho voluto mettermi alla prova.

Su quindici domande ne ho sbagliate solo due: la 11 e la 14.
Ma mentre la 11 la ho sbagliata di brutto (ero convinto della mia risposta), sulla 14 sono stato indeciso, ero dubbioso.
Direi niente male per uno che non ha orecchio 😊

Saluti,

Mauro.

martedì 23 novembre 2021

I tedeschi, la musica e la pace (e la guerra)

I tedeschi amano le canzoni pacifiste.
Ma le amano kitsch e banali (anche musicalmente, non solo come testo).
E quindi ti fanno venire la voglia di fare la guerra pur di non sentirle!

Volete degli esempi?
Ce ne sono in abbondanza.

Il primo che viene in mente è "Ein bißchen Frieden" ("Un po' di pace") di Nicole.

Ma anche "99 Luftballons" ("99 palloncini") di Nena non scherza.
Anzi questa ha purtroppo avuto successo anche fuori dalla Germania, Italia compresa.

E la lista è lunga.

Vero, ci sono anche artisti che fanno vera musica contro la guerra e per la pace, musica vera sia musicalmente che come testi (basti citare Hannes Wader, in primis la sua interpretazione di "Die Moorsoldaten", cioè "I soldati della torbiera", ma Wader non è certo l'unico, per fortuna, per esempio pensiamo a Reinhard Mey con la sua "Die Waffen nieder", cioè "Giù le armi").

Però Wader, Mey e compagnia non vendono (almeno non quanto Nicole e Nena).
La banalità invece vende.
Il pacifismo kitsch, fatto da chi non ha la minima idea dei temi di cui parla, vende.
Almeno in Germania.

Saluti,

Mauro.

martedì 15 gennaio 2019

Un tempo esistevano i correttori di bozze...

...oggi purtroppo non più, a quanto sembra.

Due segnalazioni odierne su Twitter dell'amico Parise (una volontaria e una involontaria 😉).

Una dal Corriere (via rassegna stampa Google):


L'Hudson a Detroit?
A quando l'Arno a Bari?

E una dall'Huffington Post:


"Toto" degli Africa?
Dovrò tornare nel negozio di dischi dove nel 1982 comprai l'album "Toto IV" e farmi rimborsare, visto che mi fecero credere esistesse una fantomatica "Africa" dei Toto... invece della famosa "Toto" degli Africa.

Saluti,

Mauro.

venerdì 11 gennaio 2019

Vent'anni senza Fabrizio

L'11 gennaio 1999 moriva a Milano quello che forse è stato il più grande cantautore italiano: Fabrizio De André.

Piuttosto che scrivere ricordi fotocopiati, vi lascio il link all'articolo che scrissi poco dopo la morte di Fabrizio per la rivista tedesca Contrasto, lì c'è tutto quello che c'è da dire su di lui:

Omaggio a Fabrizio De André.

Saluti,

Mauro.

sabato 21 luglio 2018

Una breccia nel mattone

Stasera sono andato al concerto di una cover band (i D.O.C. alias Direzione Ostinata e Contraria... e se non capite il riferimento, peste vi colga).
Questo gruppo riprende soprattutto la musica d'autore, ma non solo.
Oggi per esempio sono spuntati anche i Pink Floyd.

E quando il pubblico ha cominciato a fare da coro ho sentito un po' di persone fare un errore che non sentivo più ormai da anni, anzi da decenni, ma che era abbastanza diffuso appena The Wall era uscito... e così stasera di nuovo Another Brick in the Wall per certuni è diventata Another Break in the Wall...

Ma è possibile che dopo quasi quarant'anni non abbiate ancora capito che di fatto state ribaltando il significato della canzone? 😲

Saluti,

Mauro.

mercoledì 27 giugno 2018

Non abbiate paura del buio 2

In onore del commento che Nautilus ha lasciato qui.


Saluti,

Mauro.

martedì 2 gennaio 2018

I misteri del tedesco 8 - Parole, parole, parole

Il tedesco è pieno di parole... non come l'italiano, dove le parole sono appunto solo parole.
In tedesco no, le parole non sono solo parole... anzi sono tutt'altro, ma non parole, visto che in tedesco il termine "parola" si traduce con "Wort".

Però andate, per esempio, a una manifestazione o a un comizio in Germania... sentirete una sfilza di "Parole" (in tedesco maiuscolo in quanto sostantivo).
Embé, direte voi, nelle manifestazioni e nei comizi si parla, si fanno discorsi, si scandiscono slogan... ecco appunto: il sostantivo tedesco singolare "Parole" in italiano lo tradurremmo con "slogan", "motto" (o anche "parola d'ordine"), quindi dimenticatevi discorsi e chiacchiere.
Anche se "Parole" in tedesco deriva dal francese "parole" che significa sia "parola" come in italiano che "motto" come in tedesco.

E se uno provasse a opporsi a questi slogan, a questi motti... se uno provasse a tenere testa, a opporre resistenza?
Beh, allora si rimarrebbe sempre in ambito parolaio, visto che in tedesco "tenere testa" si traduce con "Paroli bieten".
E qui l'origine è più controversa per quanto riguarda l'espressione completa "Paroli bieten", ma "Paroli" da solo ha probabilmente (ma non vi è certezza) la stessa origine di "Parole", visto che il Duden lo definisce di origine latina-francese-italiana.

Insomma, anche in tedesco solo parole, parole, parole...

Saluti,

Mauro.

domenica 15 gennaio 2017

Per tutte le femministe

Anche gli uomini possono essere vittime... e soprattutto soli.

Saluti,

Mauro.

venerdì 11 novembre 2016

Addio Leonard

First we take Manhattan...

Di certo non la sua canzone più famosa e forse neanche la migliore, ma è quella grazie alla quale lo ho conosciuto veramente (lo conoscevo in realtà già da molto prima, ma fino a questa canzone non lo avevo mai ascoltato sul serio) e che mi ha portato a scoprire, capire e amare tutte le sue altre.

Addio Leonard, salutami David, Glenn, Keith, Prince e gli altri che ti hanno preceduto quest'anno nell'olimpo della musica (tra i quali so che saprai apprezzare molto il nostro Gianmaria, il più giovane di tutti).

Saluti,

Mauro.

domenica 30 ottobre 2016

Lo aspettavo da 25 anni - Commenti assurdi

Come ormai noto, a Bob Dylan è stato conferito il Nobel per la Letteratura 2016.
Come altrettanto noto, almeno a chi segue il mio blog, aspettavo da 25 anni tale notizia.

Dal momento in cui è stata resa nota la notizia ho letto al proposito commenti assurdi. Due in particolare (che commento qui sotto).

Contestazione: "Blowin' in the wind" è banale.
Risposta: "Blowin' in the wind" è figlia della sua epoca, in tale prospettiva va valutata; oltretutto il Nobel è conferito per l'opera globale di un autore, non per un solo testo (leggasi: anche se "Blowin'in the wind" facesse veramente schifo... cosa conta una sola canzone tra le tante che ha scritto?). Purtroppo sembra che per molti Dylan abbia scritto solo e unicamente questa canzone (e io, da dylaniano convinto, vi dico: ne ha scritte tantissime, svariate anche molto migliori della già grande "Blowin' in the wind").

Contestazione: Dylan non ha capacità compositiva, la sua musica non è granché.
Risposta: Qui la risposta è doppia: primo perché il Nobel è per la Letteratura, non per la Musica, quindi contano i testi, non le note (ergo: cari contestatori vi state arrampicando sugli specchi); secondo perché - anche se contassero pure o solo le note - tale contestazione varrebbe solo per il primissimo Dylan, quello degli anni '60, non per il Dylan maturo dei decenni seguenti.

Saluti,

Mauro.

giovedì 13 ottobre 2016

Lo aspettavo da 25 anni

Finalmente Bob Dylan ha ottenuto il Nobel per la Letteratura.
E lo ha meritato alla grande.

Saluti,

Mauro.