martedì 10 febbraio 2026

Record inevitabili

Come tutti - interessati o meno - avrete notato, sono in corso le Olimpiadi invernali.
E si disputano in Italia.

In questi giorni mi ha colpito particolarmente una cosa a livello giornalistico: l'accento posto nelle cronache in diretta e negli articoli dopo sui record della pista stabiliti durante le gare di slittino a Cortina d'Ampezzo... come se fossero segno di chissà quali prestazioni sovrumane.

Che gli atleti di vertice siano atleti eccezionali e che possano fare prestazioni da sogno (non sovrumane: per quelle bisognerebbe non essere umani, ovviamente 😉) è palese, non serve certo che ve lo dica io.

Però... siamo sicuri che questi record siano così eccezionali?
Ebbene, no, non possiamo esserne sicuri. Probabilmente lo sono. Ma se lo sono veramente, senza se e senza ma, o se non lo sono lo scopriremo solo in futuro.

Ma, ma... vi sento già dire... nessuno prima aveva mai fatto meglio su quella pista!

Vero, avete ragione. Ma semplicemente perché prima quella pista non esisteva. Nessuno ci aveva mai gareggiato fino a ora.
È stata costruita appositamente per queste Olimpiadi.
È semplicemente logico, oserei dire banale, che i migliori tempi stabiliti in queste Olimpiadi siano automaticamente anche record della pista: non esistono infatti tempi precedenti con cui confrontarli!

E questo varrà anche per le gare di bob e skeleton, non solo per lo slittino.

Saluti,

Mauro.

Cose (tafazziane) di Germania

La città di Bielefeld ha deciso di incentivare l'uso dell'idrogeno per autotrazione.
Ha deciso prima di comprare autocompattatori (sì, i camion per la rumenta - per i non genovesi spazzatura - tecnicamente si chiamano così) alimentati a idrogeno.
E poi, sfruttando fondi statali, anche autobus a idrogeno.
Segnatevi "fondi statali". Saranno due parole fondamentali nel prosieguo della storia.

Partiamo dall'inizio.
La municipalizzata di Bielefeld ha deciso di mettere in servizio autocompattatori alimentati a idrogeno. Fin qui tutto bene. Solo che a Bielefeld non ci sono distributori di idrogeno, quindi i camion dovevano andare a rifornirsi a Rheda-Wiedenbrück, a circa 30 km di distanza.
Cosa antipatica, sicuramente, ma non poi così drammatica.

Il problema vero si ha quando Bielefeld decide di passare all'idrogeno anche per il trasporto pubblico, cioè per gli autobus.
E Bielefeld prende questa decisione anche - forse soprattutto - grazie al finanziamento statale, che comprendeva non solo l'acquisto degli autobus ma anche l'installazione di una stazione di rifornimento per l'idrogeno in città.
E detta stazione di rifornimento oggi esiste. Ed è sita di fronte al deposito degli autocompattatori.

Però... il finanziamento statale riguarda solo gli autobus.
E quindi, direte voi? La città pagherà come un normale cliente privato quando gli autocompattatori faranno il pieno lì. Nulla di drammatico.
Ma voi la fate facile... il fatto è che dato che la stazione di rifornimento è stata finanziata con i soldi per gli autobus... solo gli autobus - e nessun altro, né pubblico né privato - possono rifornirsi lì. Indipendentemente dal se e dal quanto si è disposti a pagare. Se no lo stato ritira il finanziamento.

Ok, allora continueranno semplicemente a fare gli antipatici 30 km fino a Rheda-Wiedenbrück. Giusto?

Sbagliato!

Il fatto è che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo. Infatti nel frattempo la stazione di rifornimento a idrogeno di Rheda-Wiedenbrück è stata chiusa.
Quindi gli autocompattatori dovrebbero andare fino a Münster per rifornirsi, molto più lontano di Rheda-Wiedenbrück. Solo l'andata e ritorno da Münster consumerebbe i due terzi del pieno di idrogeno.
E gli autocompattatori di Bielefeld continuano a non poter attraversare la strada per rifornirsi dove si riforniscono gli autobus (sempre di Bielefeld). Se no la città perde i finanziamenti per il trasporto pubblico.

Risultato?
Bielefeld ha riportato in garage gli autocompattatori a idrogeno e rimesso in strada quelli a diesel.

No comment.

Per chi sa il tedesco, qui un servizio sul tema.

Saluti,

Mauro.

venerdì 6 febbraio 2026

Guerra e Inghilterra

Quando io da bambino facevo capricci per mangiare qualcosa, mio papà non faceva chissà quale teatro, non urlava o usava rimproveri pesanti.
Dato che lui aveva vissuto la Seconda Guerra Mondiale da bambino, mi guardava severo e con calma diceva "Se tu avessi vissuto la guerra ora non faresti i capricci" (la frase non era sempre uguale, variava, ma la sostanza era sempre quella che ho appena scritto... e vi garantisco che aveva più successo che se avesse usato le sberle).

Poi, negli anni '80, da liceale, andai per la prima volta in Inghilterra, per un corso di lingua.
Al ritorno papà mi venne a prendere all'aeroporto.

Appena lo vidi, prima ancora di salutarlo, gli dissi "Tu avrai anche vissuto la guerra, ma non sei mai stato in Inghilterra".
Capì subito, senza bisogno di ulteriori spiegazioni, anche se lui - come detto - in Inghilterra non c'era mai stato.
E il suo sorriso dopo questo mio "saluto" fu una delle cose più belle che ho visto in vita mia.

Saluti,

Mauro.

P.S.: Anche (forse soprattutto) per queste cose oggi, che sono vecchio io, papà mi manca.

giovedì 5 febbraio 2026

Liguria, mare e monti

No, la Liguria non è una regione di mare.
Lasciatevelo dire da un ligure: la Liguria è una regione di montagna.

Guardate la sua conformazione.
È tutta monti. Non ci sono parti non montuose, tranne poche eccezioni (che poi comunque sono collinose, non veramente pianeggianti, tranne forse la piana del Magra nello spezzino e la presunta piana ingauna alle spalle di Albenga... ma appunto forse, visto che proprio così piane poi non sono).

Ma...

Ma voi ora direte: però tutta la Liguria è sul mare... la Liguria è una striscia sottile sul mare.
Appunto!
La Liguria è una striscia sottile sul mare!
Ma lo è perché le montagne lì la spingono!

La Liguria è una regione di montagna che le montagne stesse buttano a mare, non avendo lo spazio per una transizione morbida come invece hanno altre regioni.

Genova e la Liguria hanno conquistato il mare proprio perché sono una città e una regione di montagna.
Sono i monti che ci hanno obbligato a conquistare il mare.
Perché i monti ci hanno chiuso ogni altra strada, pur essendo i monti la nostra essenza.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 4 febbraio 2026

Dopo Nadal... Vonn

A fine 2024 vi raccontai del gesto da non lodare di Rafa Nadal, gesto che dimostrava che l'ego di Nadal fosse più potente della federazione spagnola di tennis, federazione che contro ai propri interessi si piegò però alle decisioni e all'ego del campione ormai ex.

Che molti campioni dello sport con l'età acquistino un'autostima esagerata e che permettano al proprio ego di debordare è questione nota, non è nulla di nuovo.
E in realtà spesso non è neanche un gran problema: generalmente questi figuri si rendono solo ridicoli in proprio, danneggiando solo la propria immagine (o ingigantendola se i loro tifosi in realtà non sono tifosi, ma adoratori di un dio).
Il problema è quando questi campioni (o ex) si ergono sopra federazioni e istituzioni nazionali, sfruttando un potere che non dovrebbero avere per decidere in proprio se partecipare o meno a competizioni varie, anche quando farlo spetterebbe alle rispettive federazioni sportive nazionali (come il Nadal citato all'inizio).

E oggi succede lo stesso in vista delle Olimpiadi invernali del 2026... dove Lindsay Vonn ha deciso che comanda lei, non la federazione statunitense di sci alpino... e detta federazione ha chinato il capo davanti alle decisioni della boss.

Già il suo "rientro" in coppa (dove in teoria chi partecipa lo decidono le rispettive federazioni) dopo anni di pausa era un indizio. Lei non si era rimessa in gioco, mettendo in conto anche di non poter essere convocata. Lei aveva deciso di tornare. Imponendo la sua presenza. E la federazione USA si era inchinata.
E no, non venitemi a dire che poi ha dimostrato di essere ancora una top... questo lo ha dimostrato infatti dopo, a priori ha dimostrato solo di avere il potere, non di essere una top.

Ma ora si supera ogni limite: Vonn si è rotta il crociato a Crans-Montana... brutto incidente, una cosa che non si augura a nessuno, proprio per niente. In questo si può umanamente solo essere al suo fianco.
Però proprio qui vengono fuori il suo ego e il suo potere: Vonn decide comunque di partecipare alla discesa libera delle Olimpiadi... togliendo con questo il posto a una compagna di squadra che, a causa dell'infortunio di Vonn, a questo punto avrebbe avuto più chances di lei di fare risultato.
E la federazione USA tace, lasciando che sia Vonn a decidere tutto.

Qui lo sport non c'entra.
C'entra solo l'ego.
Come in tanti altri casi.
Purtroppo.

Saluti,

Mauro.

martedì 27 gennaio 2026

Perché la Cina (probabilmente) ha perso

No, non saltate sulla sedia, almeno non subito. Prima leggete e riflettete un attimo.

Premessa: prima di crollare definitivamente la Cina comunque farà ancora un sacco di danni (e i suoi alti papaveri continueranno ad arricchirsi).

Ma cosa intendo quando dico che la Cina ha perso?
La Cina è forse la storia di maggior successo di un intero paese del secondo dopoguerra: da paese di fatto morto di fame prima di Mao Zedong, a potenza locale (ma comunque povera) sotto Mao Zedong... fino ad arrivare a essere la seconda (in certi settori prima) potenza globale oggi.

E quindi?

Quindi, alla morte di Mao Zedong la Cina rischiò il crollo, ma Mao - nonostante la sua fosse tutto sommato una dittatura personale - aveva costruito una struttura, un apparato.
E questa struttura, questo apparato tennero in piedi il paese.
La Cina, come l'URSS, era la dittatura di un partito, di un apparato, non di una persona. Quindi anche la fine di figure "imponenti" come Mao o Stalin difficilmente poteva mettere ko il paese.

E infatti l'URSS crollò per ragioni economiche, non per la fine di singole figure guida.
E la Cina, anche grazie alla crescita economica, ha sofferto ancora meno della fine di singole figure guida.

Però, però adesso rischiamo di essere alla fine: Xi Jinping sta trasformando la Cina in una dittatura personale, di fatto cancellando il partito.
L'epurazione dei vertici del partito e, più di recente, di quelli delle forze armate sono un'indicazione palese: Xi non vuole potenziali rivali... ma così elimina anche potenziali eredi...

Cosa succederà quando Xi Jinping morirà? Del resto neanche lui è eterno.

Succederà che scoppierà una guerra per la successione... ma una guerra tra personaggi di secondo piano, visto che quelli di primo piano sono stati di fatto eliminati.
E i risultati di questa "guerra" potranno essere solo due.
O la Cina si scioglierà oppure rimarrà unita ma tornando economicamente indietro di decenni.

È augurabile la cosa?
Non lo so... quanto sopra sono mie previsioni, non mie speranze.
Onestamente non so se per il mondo sia meglio che io abbia ragione o che io abbia torto.

Saluti,

Mauro.

venerdì 9 gennaio 2026

Una domanda (anzi due) su USA e Groenlandia

Gli USA hanno veramente bisogno della Groenlandia per la propria difesa?

Risposta breve: no.
La risposta lunga (che porta comunque alla stessa conclusione della risposta breve) richiede alcune premesse.
È assolutamente vero che la Groenlandia si trova in una posizione strategica per il controllo dell'Artico e delle rotte che lo attraversano (e che col riscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacci diventeranno sempre più importanti).
Ed è altrettanto vero che la Russia, per la sua posizione e dimensioni, ha dei vantaggi geografici indubitabili. Che in caso di conflitti comporterebbero anche vantaggi militari.
E anche la Cina, pur non avendo accesso diretto all'Artico, sta mostrando un notevole interesse sulle rotte di cui sopra.
Però, nonostante tutto questo, agli USA non è necessario possedere la Groenlandia per difendersi.
Intanto la Groenlandia, in quanto parte del Regno di Danimarca, rientra nella NATO. E la Danimarca è quindi vincolata ai trattati NATO a prestare aiuto e sostegno, nel caso gli USA venissero attaccati e invocassero il famoso articolo 5.
Ma, anche senza NATO, gli USA possiedono già una grande base nel nord dell'isola: la Pituffik Space Base (già Thule Air Base).
Tra le altre cose il trattato del 1951 tra USA e Danimarca, che diede il via libera alla base di Thule, concede già agli USA libertà di azione praticamente totale in Groenlandia. L'unica limitazione riguarda le armi nucleari, limitazione che tra l'altro gli USA non hanno rispettato, come scoperto nel 1995.

Quindi, in termini di difesa, gli USA di fatto hanno già la Groenlandia. Di più non serve loro.

E allora perché questa insistenza di Trump e consorteria per averla?

È lo stesso discorso del Venezuela.
In Venezuela il narcotraffico era la scusa, il petrolio e la limitazione della Cina la realtà.
In Groenlandia la difesa è la scusa, le terre rare e altri minerali e la limitazione della Cina (che ha dei contratti minerari con la Groenlandia, oltre che un quasi monopolio delle terre rare) la realtà.
Vero che a causa delle condizioni climatiche l'estrazione mineraria in Groenlandia è estremamente complicata e costosa, ma le riserve sono comunque notevoli (e quindi invitanti) e lo scioglimento dei ghiacci la renderà nel tempo più fattibile e conveniente.

Saluti,

Mauro.

lunedì 5 gennaio 2026

Qualche domanda sull'intervento USA in Venezuela

Maduro è (era) un dittatore?
Sì, su questo penso che siamo tutti d'accordo (tranne ovviamente chi dal suo regime traeva profitto).

Il popolo venezuelano è oppresso?
Anche qui la risposta è sì. Magari può non sembrarlo veramente perché il regime è meno violento di altri a noi noti, ma l'oppressione è indubitabile.

Quindi l'intervento USA è legittimo o almeno giustificato?
Legittimo di sicuro no, essendo il Venezuela un Paese sovrano con pieno controllo internazionalmente riconosciuto sul proprio territorio e, nonostante tutti suoi problemi, non certo uno Stato fallito stile Somalia o Libia.
Giustificato è in parte questione di opinioni, ma la lancetta tende anche qui decisamente verso il no, vista la mancanza di richieste d'"aiuto" da parte delle opposizioni o del popolo.

Cosa dice il diritto internazionale al proposito?
Il diritto internazionale non è codificato con la stessa precisione e dettaglio dei vari diritti interni, comunque praticamente tutti i giuristi sono concordi nel giudicare l'intervento USA contrario al diritto internazionale. 
Bisogna però distinguere tra due punti: il rapimento (o arresto, secondo gli USA) e l'incriminazione. Il primo è senza dubbio illegittimo, la seconda dipende anche da come verrà formulata dal tribunale di New York.
Qui un video che spiega molto bene la questione.

Trump ha "sfruttato" l'esempio di Putin con l'Ucraina?
Tenendo conto del livello intellettuale di Trump la cosa non è da escludere, ma ciò dimostrerebbe solo che Trump non ha capito nulla della situazione russo-ucraina.
L'unica cosa in comune tra i due interventi è l'essere in violazione del diritto internazionale. Sotto ogni altro piano sono situazioni completamente diverse.
Semmai l'intervento in Venezuela ricorda quello che gli stessi USA fecero a Panama nel 1989 contro Noriega.

Maduro è veramente un narcotrafficante?
Onestamente non lo so, ma la cosa è in realtà totalmente irrilevante, visto che il narcotraffico è stato usato solo come scusa giuridica per giustificare l'attacco.
I due punti che interessano Trump e la sua banda sono il petrolio e la Cina.
Se a Trump fosse veramente interessato il narcotraffico avrebbe attaccato la Colombia.

Ecco, cosa c'entra la Cina?
La Cina, come la Russia, ha stretto negli ultimi decenni forti legami col Venezuela, ma mentre il legame con la Russia di fatto si limitava al petrolio, la Cina andava oltre, esercitando anche influenza politica che avrebbe potuto estendersi anche a paesi vicini.
Gli USA vedevano in questo un pericolo e si sono mossi di conseguenza.

Ora la Cina cosa farà? Ci possono essere conseguenze su Taiwan?
La Cina per ora (e probabilmente non solo per ora) si muoverà giuridicamente, pretendendo il rispetto dei contratti firmati col governo venezuelano e il ripagamento dei debiti nei termini già definiti.
Chiunque vada prossimamente al governo in Venezuela, che sia succube agli USA o no, verrà visto dalla Cina come successore del governo Maduro, quindi giuridicamente vincolato ai contratti di cui sopra, salvo stipula di nuovi accordi con annullamento dei vecchi (cosa a cui la Cina acconsentirebbe solo in cambio di petroliere piene di soldi e forse neanche basterebbero).
Per quanto riguarda Taiwan non cambierà nulla: le situazioni sono diverse e soprattutto Xi mira a entrare nei libri di storia prendendosi Taiwan pacificamente, infiltrando il Parlamento dell'isola.

E il petrolio venezuelano?
Per prima cosa chiariamo che, contrariamente a quanto detto da Trump, non appartiene agli USA, ma - appunto - al Venezuela, trovandosi nel sottosuolo del Paese o in quello della sua ZEE.
Che i giacimenti vengano dati in concessione anche a compagnie estere non cambia il proprietario (del resto, p.e., se un'azienda italiana costruisce una fabbrica in Romania non è che il terreno dove è sito lo stabilimento diventa Italia solo perché l'azienda è italiana).
Quello che gli USA (o meglio le aziende statunitensi) hanno perso con la nazionalizzazione del 1976 (sì, la nazionalizzazione dell'industria petrolifera venezuelana è precedente a Chávez e Maduro) sono gli impianti di estrazione, trasporto e in parte lavorazione.
Ora Trump vuole restituire questi impianti alle aziende USA e contemporaneamente appropriarsi del petrolio venezuelano. Vedremo in quali termini lo farà.

Ora Trump metterà in pratica anche le sue minacce contro la Groenlandia?
Questo è il grande punto interrogativo del momento.
Se Trump decidesse tutto completamente da solo temo che la risposta sarebbe sì, ma nonostante tutto non è ancora un uomo solo al comando, anche se lui tale si sente.
Certo che la Groenlandia è un calibro diverso. Infatti appartiene al Regno di Danimarca, che è paese NATO e UE.
E, mentre il Venezuela era (al di là di ciò che dice il diritto internazionale) inviso a mezzo mondo, lo stesso non si può certo dire della Danimarca o anche della Groenlandia presa da sola.
Qui può veramente succedere di tutto. A questo punto ogni previsione è legittima, dalla più ottimistica alla più pessimistica.

E in tutto questo... la UE?
Incredibilmente per la UE questo potrebbe essere un assist incredibile per crescere anche politicamente nel mondo e non rimanere solo un gigante economico.
L'UE deve vincere la sua congenita timidezza e mettere finalmente all'angolo i sabotatori interni.
Ma su questo punto sono, purtroppo, decisamente pessimista.

Saluti,

Mauro.

venerdì 21 novembre 2025

Il 2029 deciderà della nostra democrazia

Meloni e consorteria hanno come esempi, come idoli, Orbán e Trump nell'immediato e Putin, se non Pinochet, più a lungo termine. Non la democrazia.
E fin qui scopro l'acqua calda. Sono cose palesi, che tutti sanno (anche se molti preferiscono non ammetterlo).

Però chi ama la democrazia sta facendo un errore, ragionando "di giorno in giorno".
No, bisogna guardare il quadro completo, non solo lo "screenshot" dell'oggi.

Cosa significa questo?
Che pensare alle elezioni del 2027 (sempre che il governo non cada prima) è giusto e importante... ma veramente fondamentali lo sono in ottica 2029, quando verrà eletto il successore di Mattarella, non in sé stesse.

Perché è vero che il Presidente della Repubblica ha poteri limitati, ma sono comunque quei poteri che garantiscono la democrazia.
In questo il Presidente della Repubblica è più importante di quello del Consiglio.
Se il PdR è democratico, il PdC non può esagerare (a meno di non fare un colpo di stato).
Se il PdR è antidemocratico, siamo fritti.

Immaginatevi se al colle salisse La Russa o addirittura Meloni stessa!

Le elezioni del 2027 sono importanti non solo per quanto riguarda chi ci governerà.
Sono importanti soprattutto perché di fatto decideranno chi eleggerà il PdR nel 2029.
E questo è fondamentale.

Saluti,

Mauro.

martedì 18 novembre 2025

Cos'è la satira?

Cos'è la satira?

Difficile definirla.
Più facile definire a cosa deve ambire, cosa deve fare.
La satira deve far pensare E far sor/ridere. Entrambe le cose, non l'una o l'altra. Se fa solo pensare è filosofia. Se fa solo sor/ridere è umorismo. Se fa entrambe le cose è satira.

Saluti,

Mauro.

venerdì 7 novembre 2025

Mi fa un po' tristezza

Tutto questo entusiasmo per l'elezione di Mamdani a sindaco di New York.
Mi fa un po' tristezza.

Cioè, non che ritenga la gioia per l'elezione di Mamdani (e per lo schiaffo a Trump, perché anche questo è stata) sbagliata.
Del resto io personalmente trovo molte delle idee di Mamdani giuste.
Fossi un cittadino di New York probabilmente lo avrei votato anch'io.

Però l'entusiasmo visto in certi ambienti in Italia lascia un retrogusto amaro.
Per sentirti vincente devi festeggiare una vittoria estera, dove tu non conti.
Tra l'altro vittoria locale, anche se di una città superimportante, non nazionale.

Potrei (in parte, eh, non certo in toto) capire se si trattasse del Presidente USA o del Cancelliere tedesco... ma stiamo parlando di un sindaco, anche se di una delle città più importanti del mondo.
Uno che non farà nei fatti politica internazionale, uno che - al di là della bontà delle sue idee - dovrà comunque scendere a patti col governo federale.

Quanto provincialismo, quanta sconfitta propria c'è in questo entusiasmo?
Esultare per una vittoria non propria e che non aiuterà future vittorie proprie a me fa tristezza, non gioia.

Contento per i newyorkesi lo sono, senza se e senza ma, ma la reazione politica del csx italiano non ha senso.
Ribadisco: fa tristezza, è la reazione di chi è perdente dentro.

Saluti,

Mauro.

giovedì 6 novembre 2025

Calcio eretico 5 - Se vinci onestamente sei il migliore, anche giocando "male"

Spesso nel calcio - ma capita anche in altri sport - sentiamo dire che il vincitore non ha meritato, ha espresso un brutto calcio, non era il migliore, ecc. ecc.

Se parliamo della singola partita può tranquillamente essere vero. Una singola partita puoi tranquillamente vincerla senza meritare, grazie a un colpo di fortuna.
Capita, è normale e - a meno che non ci siano imbrogli dietro - va benissimo così, è il bello dello sport.

Però questo vale, appunto, per la singola partita.

Se però parliamo di un campionato, di un torneo che dura più di 3-4 partite, il discorso non vale più.
Se vinci giocando tante partite sei il migliore. Punto.
Magari non il più bello esteticamente, magari non il più simpatico... ma, se hai vinto onestamente, sei il migliore, il più forte.
E la cosa non si discute, qualsiasi cosa pensino tifosi, giornalisti e commentatori tecnici (questi ultimi i più disonesti di tutti: chi non gioca come vogliono loro non merita anche se è il migliore).

Perché, che vi piaccia o no, il migliore è il più efficace, non il più bello.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti gli articoli sul calcio eretico.

martedì 4 novembre 2025

Un consiglio spassionato (ma da rompiballe)

Quando in un post (che sia sui social networks, sul vostro blog, in un commento a blog altrui o ad articoli in rete o in qualsiasi altro posto) citate il contenuto di un articolo, fornite sempre gli estremi dello stesso.
La cosa più semplice è ovviamente mettere un link all'articolo citato, ma non sempre è possibile (magari ne conoscete solo la versione cartacea oppure il sistema non concede di inserire link). Se non potete mettere il link, fornite comunque sufficienti dati per raggiungerlo (nome della testata, numero, data di pubblicazione).
Ricordatevi che correttezza impone di permettere al lettore, se vuole, di leggere l'originale completo in maniera di farsi un'opinione autonoma.

Saluti,

Mauro.

giovedì 16 ottobre 2025

Calcio eretico 4 - La partita che cambiò i mondiali (e non solo)

Una delle partite più importanti della storia del calcio durò di fatto solo 10 minuti. Anche se l'arbitro fischiò, come da regolamento, la fine dopo 90 minuti (no, non ci fu recupero, perché non ci furono interruzioni, anche se per 80 minuti in realtà non si giocò).

Vi sembra assurdo? Avete ragione, ma per quanto assurdo è tutto vero.
Mettetevi comodi e seguitemi.

Mondiali di Spagna.
25 giugno 1982, ultima giornata della prima fase a gironi: Germania Ovest-Austria.
Il "patto di non belligeranza di Gijón" o, più propriamente, la "vergogna di Gijón".

Per capire bene la storia bisogna prima di tutto dire che fino ad allora l'ultimo turno dei gironi prevedeva le due partite non in contemporanea.
E ciò favoriva quelli che oggi chiamiamo biscotti: chi giocava dopo sapeva a priori che risultato gli serviva... e se c'era un risultato che andava bene a entrambi, allora...
(Certo, può succedere anche ora con le due partite in contemporanea, ma è più difficile).
Successe spesso nella storia, ma quella Germania Ovest-Austria fu troppo sfacciata, troppo vergognosa.
Fece traboccare il vaso.

E quindi raccontiamola.

Prima di quell'ultima giornata la classifica del gruppo 2 era (ai tempi la vittoria valeva 2 punti):
Austria 4 punti
Algeria 2
Germania Ovest 2
Cile 0
Con la differenza reti (criterio per il passaggio del turno in caso di pari punti) sfavorevole all'Algeria.

Il 24 giugno scesero in campo Algeria e Cile.
Germania Ovest e Austria avrebbero giocato il giorno dopo.
L'Algeria vinse 3-2 (dopo essersi trovata in vantaggio per 3-0) e quindi la sera del 24 la classifica era:
Austria 4 punti
Algeria 4
Germania Ovest 2
Cile 0
Sempre con differenza reti sfavorevole all'Algeria (se fosse riuscita a mantenere il 3-0 oggi racconteremmo una storia ben diversa...).

Quindi il 25 la Germania Ovest doveva assolutamente vincere, il pareggio non bastava.
Però, avendo precedentemente battuto 4-1 il Cile (dopo la sconfitta di misura con l'Algeria), le bastava una qualsiasi vittoria, il punteggio era ininfluente. Un 1-0 bastava.
L'Austria d'altro canto poteva anche permettersi di perdere con 1 o 2 gol di scarto, avendo battuto sia Cile che Algeria (quest'ultima 2-0).
Se l'Algeria fosse riuscita a mantenere il 3-0 sul Cile... l'Austria non avrebbe potuto permettersi di perdere.

E come finì quella partita, quel Germania Ovest-Austria?
Guarda caso 1-0.
Ma lo scandalo non fu il risultato, il punteggio, bensì il modo in cui venne ottenuto.

I primi minuti furono veramente combattuti, ovviamente soprattutto da parte tedesca... e infatti all'11° minuto Hrubesch portò in vantaggio la Germania Ovest.
Dopo il gol entrambe le squadre scalarono di marcia. Ma fu una cosa spontanea, senza un vero accordo.
Quello venne all'intervallo. I giocatori nel tunnel degli spogliatoi si parlarono (ci sono testimonianze al proposito) e nel secondo tempo... smisero di giocare. Entrambe le squadre passarono tutto il tempo a fare passaggini a centrocampo senza neanche far finta di voler costruire una qualche azione.
L'unico che mise, senza successo, un po' di impegno fu l'austriaco Schachner. Che poi si scoprì essere stato lontano al momento della "chiacchierata" nel tunnel.

La cosa fu talmente evidente che il pubblico cominciò a protestare (e la parte spagnola a fare il gesto dei soldi, anche se non ci fu corruzione, ma bisogna dire che non si fecero neanche mai indagini, e a urlare "Algeria, Algeria"), che pure l'arbitro sembrò spazientito e soprattutto che i telecronisti tedeschi e austriaci invitarono i telespettatori a spegnere la TV e fare altro.

Se parlate tedesco, ascoltatevi questo estratto della telecronaca della TV tedesca:


Ma, come detto nel titolo, questa partita cambiò i mondiali di calcio. E a cascata anche altri tornei importanti, come gli europei.

Infatti Germania Ovest e Austria, pur non essendo state le prime a fare accordi più o meno taciti, quel giorno la fecero troppo sporca, troppo sfacciata.
Da allora la FIFA (seguita poi dalle varie federazioni continentali) decise che ai mondiali le due partite dell'ultimo turno di ogni girone vadano giocate in contemporanea.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti gli articoli sul calcio eretico.

martedì 14 ottobre 2025

È tuo dovere spiegarti

Ogni volta che un politico la fa fuori dal vasino (ultimo caso Roccella su Auschwitz e le "gite") spunta il classico "sono stato frainteso/a".
E accanto a ciò arriva la schiera  dei difensori d'ufficio che cercano di spiegare che la persona in questione ha detto tutt'altro e quindi sono tutti i lettori/ascoltatori che interpretano male.

Premetto: ci sta che chi legge/ascolta fraintenda o interpreti male.
È umano, capita.

Ma le difese che ho descritto all'inizio rimangono comunque sbagliate.
Anzi, detto educatamente, rimangono cazzate.

Perché?

Punto primo.
Se sei in buona fede e veramente ritieni che il tuo pensiero sia stato frainteso non parti a spada tratta col "sono stato frainteso", ma cerchi di correggere con "non mi sono spiegato"/"mi sono espresso male".
Se parti con "sono stato frainteso" di fatto ammetti la tua colpa cercando però di scaricarla su chi ti ha letto/ascoltato.

Punto secondo.
Se la persona in questione avesse detto tutt'altro spunterebbero anche suoi nemici a sottolinearlo (e spesso è infatti successo), visto che accusarla senza basi sarebbe solo un autogol.
Se solo "amici" cercano di ribaltare ciò che ha detto... significa che lo ha detto (e ha inteso) veramente.

Saluti,

Mauro.

Calcio eretico 3 - Mancava Neymar

8 luglio 2014, Belo Horizonte: Brasile-Germania 1-7.
Il Brasile umiliato nella semifinale dei mondiali di casa.

Ancora oggi i brasiliani si nascondono dietro l'assenza di Neymar (infortunatosi seriamente nel turno precedente contro la Colombia).
In pratica sostengono che, con lui in campo, i tedeschi avrebbero visto i sorci verdi.

A parte che, anche così fosse, ciò dimostrerebbe solo la pochezza di quel Brasile: se basta un giocatore infortunato, per quanto forte, per far saltare in aria un gigante del calcio come il Brasile... forse dovresti farti domande sulla rosa e sul CT, non sugli infortunati.

A parte ciò... comunque non è vero.
La Germania preparò la partita alla perfezione: riguartatevi i minuti dal 5' al 30'. Perfezione tattica, Brasile smontato in ogni zona del campo, anche dove i suoi singoli erano superiori... ma, appunto, erano singoli. E lo sarebbero stati anche con Neymar in campo. Anzi, anche di più, visto il suo individualismo.
La Germania invece era un collettivo, un meccanismo dove ogni ingranaggio funzionava.

Con Neymar in campo il Brasile al massimo avrebbe segnato il gol della bandiera prima.
Se proprio vogliamo parlare di assenze... chi mancò quel giorno al Brasile fu Thiago Silva, non Neymar. Ma anche lui avrebbe potuto al massimo limitare i danni.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti gli articoli sul calcio eretico.

lunedì 13 ottobre 2025

Sport e politica

A ogni piè sospinto (in questi giorni, per esempio, riguardo la partita di calcio Italia-Israele) si sente dire da certe anime belle (e anche da certe anime calcolatrici, in malafede) che la politica deve rimanere fuori dallo sport.
E detta così potrebbe anche sembrare una cosa condivisibile, chiunque la dica.
Il problema è che è lo sport, come ogni altra cosa, a dover (e ribadisco: dover, non poter) entrare nella politica.
Perché tutto è politica. Politica è la società tutta, non solo istituzioni o partiti.
Quindi chi vuole separare lo sport (o l'arte o la scienza o qualsiasi altra cosa) dalla politica... o vive su un altro pianeta o vuole imbavagliare la società. Tertium non datur.

E ribadisco: non è la politica che deve entrare nello sport, nell'arte, nella scienza, ecc.
Sono lo sport, l'arte, la scienza, ecc. che devono entrare nella politica. Anzi, che sono politica, visto che sono società.

Saluti,

Mauro.

domenica 12 ottobre 2025

Il problema coi riformisti

...è che devono riformare in continuazione, se no muoiono.
Seguitemi che vi spiego.

Io ogni paese ci sono cose che funzionano e cose che non funzionano.
Fin qui siamo tutti d'accordo, credo, qualsiasi idea politica noi abbiamo.
Quindi bisogna far riforme per correggere le cose che non funzionano.
E anche qui in linea di principio siamo tutti d'accordo, anche se magari non concordiamo sul tipo di riforma, sul come riformare.

Una riforma, fatta bene o male che sia, può essere portata avanti da progressisti, da liberali o da conservatori, dalla sinistra, dal centro o dalla destra.

E poi ci sono quelli che per distinguersi non usano nessuna delle succitate categorie, ma si autodefiniscono "riformisti".
E questi sono alla fine il problema.

Perché?

Perché per sopravvivere devono riformare sempre. Senza riforme non hanno nulla da offrire all'elettorato.
E quindi devono riformare tutto, anche quello che funziona.
E devono riformare sempre, senza dare il tempo alle riforme già fatte di produrre effetti.

Le riforme, spesso, servono, sono necessarie. Sono il primo a sostenerlo.
Ma guardiamoci dalle riforme continue.
Guardiamoci dalle riforme dei riformisti.
Le riforme non devono essere fatte tanto per riformare (o per essere a loro volta riformate).

Saluti,

Mauro.

La tassa più giusta

La tassa (che poi in realtà è un'imposta) di successione è la tassa più giusta, più onesta di tutte.
Perché è l'unica tassa che tassa (scusate il gioco di parole) ciò che hai ottenuto senza fare nulla per meritarlo.
Ciò che hai ottenuto solo perché chi lo ha guadagnato è morto.

Saluti,

Mauro.

giovedì 9 ottobre 2025

La Serie A in Australia

Ne avrete sentito parlare tutti, o comunque in molti: a inizio febbraio la partita del campionato italiano di Serie A tra Milan e Como si giocherà (salvo retromarce dell'ultimo minuto) a Perth, in Australia.

La scusa ufficiale è che purtroppo lo stadio di Milano (San Siro o Meazza, a seconda del nome che preferite) sarà occupato dalla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.
Il motivo vero: soldi.
Infatti se il problema fosse stato solo sportivo c'erano una sacco di possibilità di spostare la partita in un altro stadio italiano (o, ancora più semplice, invertire andata e ritorno tra Milano e Como).

A parte ciò (cioè che non ci sono ragioni per andare all'estero, tanto meno dall'altra parte del mondo), mi ha colpito una certa cecità da parte di certi tifosi che hanno sostenuto che, dato che la Supercoppa italiana è già stata giocata più volte all'estero, non vedono la differenza, il problema.

Premesso che io non approvo neanche la Supercoppa all'estero, le differenze ci sono. Eccome se ci sono.
Primo: la Supercoppa è un trofeo secondario, non ti dà accesso a nessuna coppa europea (anche perché se arrivi a giocarla significa che hai già il pass per dette coppe), non ha il prestigio di uno scudetto o neanche di una Coppa Italia.
Ma soprattutto, secondo: la Supercoppa non viene falsata se la giochi a 10000 km o più dall'Italia , si tratta di un torneo giocato al massimo in due partite e tutte e due nello stesso posto. Il campionato invece lo falsi, visto che almeno alla prima partita dopo il ritorno dall'Australia, Milan e Como non saranno al massimo, tra jet lag, mancati allenamenti, stress, e ciò favorirà i loro avversari, falsando appunto il campionato.

Saluti,

Mauro.