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lunedì 22 giugno 2026

Non sopporto questa espressione!

"Oh my gosh!"

Non la sopporto. È puritanesimo ipocrita.

Oltreoceano, pur di non dire "Oh my God!" si sono inventati questo "gosh".
È la tipica dimostrazione del carattere ipocrita della società statunitense.
Credono, dicendo "gosh", di diventare più corretti, più puliti.
Ma "Oh my God!" non è una bestemmia. È un'espressione usata senza problemi in tutte le lingue per esprimere stupore o sensazioni simili, talvolta anche orrore, ma mai per bestemmiare!
Anche in inglese! Dubito che un britannico userebbe mai "gosh"... almeno, io sono stato tante volte nel Regno Unito e ho avuto tante volte a che fare con britannici sul continente... e tutti dicevano tranquillamente "Oh my God", quando serviva.

E no, non venitemi a fare il confronto con l'italiano "porco zio"... in italiano l'espressione originale è una bestemmia, "Oh my God!" (come "Oddio!" o "Dio mio!" in italiano) no, non la è.

Saluti,

Mauro.

venerdì 29 maggio 2026

Il nuovo Commissario Tecnico

Dopo la terza non qualificazione di fila ai mondiali di calcio, ora si cerca non solo un nuovo presidente per la FIGC ma anche, forse soprattutto, un nuovo Commissario Tecnico, alias CT. O selezionatore che dir si voglia.

E tra i nomi che vengono fatti ritorna sempre Mancini.
Mancini ha sì guidato l'Italia alla vittoria dell'Europeo nel 2021 (vittoria che comunque dobbiamo anche all'arbitro, visto che non ha espulso Chiellini per un fallo obiettivamente da codice penale nella finale)... però poi ha mollato la nazionale senza rispetto né di contratti né di etica solo perché gli arabi lo ricoprirono di soldi (ok, che Mancini di etica e morale sappia zero a Genova lo sappiamo da sempre, ma questa è un'altra storia).

Parliamoci chiaro: come CT chiunque tranne Mancini.
Un CT non deve essere solo capace, ma deve anche dimostrare di avere un legame con la nazionale, con il Paese.
E Mancini, visto come si comportò allora, tale legame non lo ha, al limite lo potrebbe dimostrare solo pagando lui la FIGC per diventare di nuovo CT, non pretendendo di essere pagato.
Ma avido com'è... col cavolo che lo farà mai.
E, oltretutto, al di là di chi paga chi... appena qualcuno gli offrirà anche solo 10 € di più di quanto gli offra la FIGC... scapperà di nuovo, come già fece nel 2023.

Saluti,

Mauro.

lunedì 13 ottobre 2025

Sport e politica

A ogni piè sospinto (in questi giorni, per esempio, riguardo la partita di calcio Italia-Israele) si sente dire da certe anime belle (e anche da certe anime calcolatrici, in malafede) che la politica deve rimanere fuori dallo sport.
E detta così potrebbe anche sembrare una cosa condivisibile, chiunque la dica.
Il problema è che è lo sport, come ogni altra cosa, a dover (e ribadisco: dover, non poter) entrare nella politica.
Perché tutto è politica. Politica è la società tutta, non solo istituzioni o partiti.
Quindi chi vuole separare lo sport (o l'arte o la scienza o qualsiasi altra cosa) dalla politica... o vive su un altro pianeta o vuole imbavagliare la società. Tertium non datur.

E ribadisco: non è la politica che deve entrare nello sport, nell'arte, nella scienza, ecc.
Sono lo sport, l'arte, la scienza, ecc. che devono entrare nella politica. Anzi, che sono politica, visto che sono società.

Saluti,

Mauro.

giovedì 24 aprile 2025

Contro tutti i regimi... pur di non essere contro un regime

Domani è il 25 aprile.
Una delle tre date più importanti della storia dell'Italia unita (le altre due sono il 2 giugno e il 20 settembre).

Meloni e i suoi sodali negli anni passati hanno "celebrato" il 25 aprile schierandosi contro tutti i regimi (almeno a parole).
Ma è una presa di posizione molto ipocrita, anche se apparentemente condivisibile.

Perché?
Perché è vero che ogni dittatura è un male, e quindi da condannare, qualsiasi colore abbia. Su questo siamo tutti d'accordo (almeno tutti quelli di noi che lo intendono seriamente, sinceramente).
Però è anche vero che il 25 aprile riguarda l'Italia e non il mondo.

E in Italia nella storia c'è stato solo un regime, solo una dittatura: quella fascista. Quella dei padri culturali (e talvolta anche biologici) di Meloni, La Russa & co.
E il 25 aprile quel regime, quella dittatura va condannata. Punto.

Per i regimi, per le dittature che vanno condannate ma che non hanno segnato l'Italia c'è sufficiente tempo negli altri 364 giorni dell'anno per parlarne e condannarle.
Ma non il 25 aprile: lì si deve parlare solo del regime che ha voluto rovinare l'Italia, altri regimi non devono avere spazio.
Il 25 aprile si parla di Italia!

Mischiare tutte le dittature e tutti i regimi che con l'Italia nulla hanno avuto a che fare in questo giorno significa solo sminuire, nascondere, negare quello che successe in Italia nel Ventennio e durante la Resistenza.

Saluti,

Mauro.

martedì 7 gennaio 2025

Chi sono i "food influencer"

O "food blogger" che dir si voglia (o "foodpornari" come vengono in maniera giustamente denigratoria talvolta chiamati).

Chi sono?

Lo sto vedendo chiaramente stasera.
Sono nel mio locale di riferimento qui ad Auerbach e al tavolo accanto al mio siedono due di queste persone.

A parte che, ovviamente, non pagano in denaro (contante o meno che sia) ma in "pubblicità" (più presunta che reale), faccio un paio di osservazioni.

1) Le sento parlare: di cibo non sanno nulla tranne quello che hanno letto su qualche rivista patinata e non specializzata.
2) Ordinano un sacco di piatti diversi e non sono in grado di assaggiarli tutti (molti vengono portati via intatti), pura questione di quantità.
3) Pensano solo all'aspetto e non alla sostanza... un piatto è valutato in base alla sua "fotografibilità", non a gusto e/o qualità salutari.
4) Perdono talmente tanto tempo con la messa in scena e le fotografie che molti piatti alla fine, buoni o meno che fossero , non sono più mangiabili causa temperatura (gustatevela voi, per esempio, una carbonara fredda).

E non voglio insistere.

Saluti,

Mauro.

martedì 28 maggio 2024

Un'ulteriore considerazione sulla frociaggine di Bergoglio

Lo scivolone di Bergoglio aka Francesco sulla frociaggine (di cui parlai qui già ieri) mi ha fatto fare un'ulteriore considerazione, al di là dei giudizi sia morali che pratici sulla sparata del papa.

Quando ero bambino e ragazzino (anni '70/'80) il linguaggio, soprattutto da giovani, era meno "corretto" di oggi. Il politicamente corretto non esisteva e spesso non ci accorgevamo che l'uso di certe parole potesse essere offensivo.
Altre volte invece lo sapevamo, ma le usavamo lo stesso, considerandole alla stregua di come oggi potremmo considerare "stronzo" o "imbecille", cioè parole offensive sì, ma non politicamente scorrette.
Non ci comportavamo bene, per niente. Ma eravamo meno ipocriti di oggi.
Quel che col tempo abbiamo guadagnato da un lato, lo abbiamo perso dall'altro.

Ma non è comunque questo il punto, la considerazione che volevo fare.

La considerazione che volevo fare è di carattere linguistico, relativa al significato che diamo alle parole e che cambia col tempo, offensive o meno che siano.

Bergoglio ha chiaramente usato frocio come sinonimo di omosessuale.
E oggi chiunque usi quella parola lo fa nello stesso significato di Bergoglio.

Negli anni '70/'80 di cui parlavo prima non era così.
Frocio nel mio ambiente (sia sociale che geografico) era sinonimo di effeminato, non di omosessuale.
Un eterosessuale dai comportamenti effeminati era comunque un frocio.
Un omosessuale dai comportamenti mascolini non era un frocio.

Ai tempi, nei vostri ambienti, come era interpretata la parola frocio (al di là del fatto che voi la usaste o meno)?
Magari scrivetemelo nei commenti.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
In realtà l'uso della parola frocio negli ambienti che frequentavo era poco diffuso, ma comunque era usata (o interpretata quando la si sentiva solo) nel significato di cui sopra, non nel senso bergogliesco.

giovedì 5 gennaio 2023

Meloni e la responsabilità individuale

Nella conferenza stampa di fine anno del 29 dicembre scorso il Presidente (vuole lei il maschile, non prendetevela con me) del Consiglio Giorgia Meloni ha pronunciato, parlando delle misure per il controllo e la limitazione del virus SARS-CoV-2, le seguenti parole:

La mia idea è che si debba lavorare prioritariamente sulla responsabilità dei cittadini piuttosto che sulla coercizione [...]

Ecco, onestamente la frase citata sopra mi piace: mi piace la fiducia nel senso di responsabilità dei cittadini, la volontà di farlo sviluppare.

Ma... c'è un grossissimo ma: il cittadino medio (e non solo in Italia) ha dimostrato di non avere nessun senso di responsabilità e di non avere nessuna intenzione di imparare il senso di responsabilità.
E Giorgia Meloni questo lo sa benissimo.

Ergo la frase di cui sopra è pura ipocrisia.
Anzi, peggio: è uno strizzare l'occhio a novax, nomask, notutto.
È dirgli: mi "fido" di voi, fate quel che cavolo vi pare, basta che continuiate a votarmi.

Onestamente: sarebbe bello potersi affidare al senso di responsabilità dei cittadini nei momenti di crisi.
Peccato solo che farlo significherebbe affidarsi a qualcosa che non esiste.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui il video completo della conferenza stampa, se vi interessa:

martedì 3 maggio 2022

Siamo in guerra?

Negli ultimi giorni sono sempre più frequenti le affermazioni secondo cui siamo già in guerra. Sia come Italia (o Germania, dove vivo), sia come UE o NATO.

Ma cosa significa "essere in guerra"?'
Quando si è tecnicamente in guerra?
Questa è la domanda importante, cosa significa essere in guerra in termini di diritto.
Quello che noi sentiamo e proviamo ha sì un valore morale... ma, appunto, solo morale, nient'altro. E dato che il livello morale è soggettivo, cambia da persona a persona... in questo caso non conta.

Quindi, usando criteri oggettivi, siamo in guerra o no?

No, non lo siamo.
Essere in guerra presuppone due fatti.
1) Avere dichiarato guerra (o altre dichiarazioni magari non così esplicite, ma comunque non interpretabili);
2) Avere truppe sul campo, magari non direttamente combattenti, ma comunque vicine e di sostegno a chi combatte.

E nessuno dei due fatti esiste.

Sosteniamo l'Ucraina con armi e fondi?
Sì, vero, ma più o meno direttamente lo facciamo anche con la Russia, che vi piaccia o meno (insomma, teniamo il piede in due scarpe).

Cosa significa questo?
Che a livello di diritto non siamo in guerra, ma stiamo facendo un grande esercizio di ipocrisia (e non vale solo per l'Italia, anzi Germania e Regno Unito stanno facendo esercizi di ipocrisia ben peggiori, soprattutto la Germania).
E purtroppo questo esercizio lo stiamo di fatto facendo a favore della Russia, non dell'Ucraina (e anche qui la Germania lo sta facendo molto più di noi e di chiunque altro).

Saluti,

Mauro.

domenica 12 settembre 2021

I giovani sono il futuro. Per questo i vecchi se ne fregano.

Si dice sempre che i giovani sono il futuro, il nostro futuro. E quindi bisogna operare pensando a questo futuro.
Il problema è che questi sono i discorsi ipocriti dei vecchi. Vecchi che sono, per chiarire, la maggioranza degli elettori. Maggioranza crescente.
Ma i vecchi non hanno futuro. Hanno solo presente.
E questo presente vogliono goderselo.
Se poi tutto questo lo pagheranno i giovani di oggi... chi se ne frega?
Noi vecchi non ci saremo più. Non ne soffriremo.

Il problema principale è questo.
Non la politica o la finanza o l'industria.

Il problema siamo noi.
Noi vecchi.

Saluti,

Mauro.

domenica 30 giugno 2019

Siamo diventati razzisti?

Risposta breve: no. Non lo siamo diventati, almeno non più di quanto già lo fossimo.
Razzisti lo siamo sempre stati (infatti se la domanda fosse stata "Siamo razzisti?", la risposta sarebbe stata ). O meglio una discreta parte di noi è sempre stata razzista.
E vale per tutti, non solo per noi italiani. Alcuni di più, alcuni di meno, ma nessuno è immune.

Risposta lunga: la situazione si è evoluta negli ultimi tempi e richiede un'analisi più complessa di un semplice sì o no.
Vediamola (spoiler: comunque non smentisce la risposta breve).

Il razzismo è connaturato alla natura umana.
Ma il conformismo ancora di più.
Ergo in un periodo in cui il governo, la politica sembrano sdoganare il razzismo i razzisti sembrano aumentare (e le statistiche sugli atti di razzismo che avvengono generalmente lo confermano).
In un periodo in cui il governo, la politica sembrano veramente impegnarsi contro il razzismo i razzisti sembrano diminuire (e anche qui le statistiche generalmente confermano).
Ma in realtà il numero di razzisti rimane pressoché uguale.

Cosa succede allora?
Che chi si comporta da razzista come norma se ne frega di chi è al governo e di cosa dicono le leggi. E fa il razzista sempre.
Però c'è chi è razzista ma, diciamo, prima di tutto tiene alle proprie chiappe e quindi annusa l'aria. Se c'è uno sdoganamento si sente libero di vivere il proprio razzismo. Se invece vive in un periodo politicamente corretto mette la coda tra le gambe e si trattiene.
Poi c'è chi è indifferente, colui a cui non interessa né sostenere né combattere il razzismo, ma anche lui annusa l'aria e si accoda a chi comanda in un determinato momento.

Tra le altre cose queste due ultime categorie (soprattutto la prima, quella dei razzisti "paurosi") vivono in una condizione di legge percepita (cosa intendo con legge percepita lo spiegai qui in altro contesto).
Queste persone credono che le leggi sul razzismo siano state ora ammorbidite da Salvini e prima fossero state irrigidite da Renzi. E pensano che siano ora permesse cose in realtà proibite e che durante la legislatura precedente fossero proibite cose che proibite non erano.
Perché le leggi sul razzismo in Italia non sono state cambiate né da Renzi né da Salvini, almeno nella parte sostanziale. Sono ben più vecchie.
Come non è tutto permesso ora, non era tutto proibito prima. Anche se molti lo credono.

Tornando al punto: no, il razzismo in sé non è aumentato. Ma sono aumentate le espressioni palesi di razzismo (sia illegali che no).

Saluti,

Mauro.

mercoledì 15 agosto 2018

Chi è colpevole del fascismo

Non chi si candida.

Il colpevole è chi lo vota. E poi fa finta di non averlo votato.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 4 luglio 2018

Razzismi di destra e di sinistra 2

Lunedì ho pubblicato questo articolo sul razzismo implicito nel modo in cui è stata trattata la foto delle ragazze italiane che hanno vinto la 4x400 nell'atletica leggera ai Giochi del Mediterraneo.

Shevathas ha lasciato un commento decisamente importante e condivisibile al mio articolo:

purtroppo molti pensano, magari anche in buona fede, che se il razzismo è A->B allora antirazzismo è B->A

Vorrei qui esplicitare meglio la mia risposta al suo commento.

Intanto è assolutamente vero che purtroppo molti credono che fare dell'antirazzismo significhi ribaltare il razzismo: se io dico che i bianchi sono superiori ai neri, allora tu reagisci privilegiando i neri e inferiorizzando i bianchi.
Ma questo è invece semplicemente un raddoppio del razzismo, perché i razzismi - come i torti - non si sommano algebricamente, ma in valore assoluto.

Poi ci sono coloro che per dimostrarsi superiori dicono che antirazzismo significhi fare A+B.
Certo, fare A+B è un notevole passo avanti in quanto non c'è più la contrapposizione tra A e B. Però ci sono sempre A e B e quindi i germi della contrapposizione non sono eliminati ma solo, per così dire, sedati.

Il problema è che l'antirazzismo si definisce (e autodefinisce) solo in base al razzismo.
Per cui se il razzismo sparisce (o meglio sembra sparire), sparisce anche l'antirazzismo, perché non ce n'è più bisogno (si crede). Però è il razzismo (e con lui l'antirazzismo) a essere sparito, non le differenze.
A e B esistono ancora.

L'antirazzismo non elimina le differenze, anzi le esalta. Generalmente in buona fede, ma le esalta. E questa esaltazione è il germe del razzismo.

Ciò di cui abbiamo bisogno non è l'antirazzismo, ma la civiltà.
E la civiltà non è "A+B", ma "né A né B".
La civiltà significa indiferrenza, non antirazzismo.

Vedo che saltate sulla sedia. Indifferenza!?!?

Sì, indifferenza.
Ma non indifferenza verso il razzismo: il razzismo va combattuto sempre e comunque. Su questo non ci piove.
Però indifferenza verso le differenze: non essere razzista significa che se io ti ho davanti neanche mi accorgo se sei bianco, nero o che altro. Significa che è una cosa che non considero proprio. Né per attaccarti né per difenderti.
Significa che se ti do del coglione o del profittatore tu mi quereli perché ti ho diffamato come cittadino, non che ti metti a sbraitare al razzismo perché magari io sono bianco e tu nero (o viceversa).
Significa che se incontro un razzista lo rivolto per la sua ignoranza, non perché gli altri siano belli e bravi. Rivolto lui e in quel momento per me esiste solo lui, lui come ignorante, non lui come bianco o nero.
Significa che quando ti incontro non mi viene neanche in mente di pensare a quali diritti hai o non hai, perché tanto questi li decide la legge, non i razzisti o gli antirazzisti.

Voi mi direte: va bene, però ammetterai anche tu che l'antirazzismo è un passaggio utile, se non necessario, per arrivare a questo.
E se mi dite così vi do anche ragione.

Il problema è che l'antirazzismo per molti è la meta, lo scopo. Non un passaggio, un mezzo.
E così mettono le basi di nuovi razzismi.

Saluti,

Mauro.

lunedì 2 luglio 2018

Razzismi di destra e di sinistra

Purtroppo oggigiorno bisogna spiegare (oserei dire giustificare) tutto quello che si fa, si dice e si scrive... visto che la regola è strumentalizzare, non capire.

Ieri è stata l'ultima giornata dei Giochi del Mediterraneo e l'Italia ha vinto un bel po' di medaglie, tra cui quella della 4x400 femminile, vittoria tutto sommato insperata.
E su Twitter è apparsa la foto delle ragazze della staffetta, che io ho ritwittato. Questa foto:


Ora mi sono trovato costretto a cancellare il retweet.
Perché? Appunto perché questa foto è stata strumentalizzata. E non voglio che venga strumentalizzato anche il mio retweet.

Perché strumentalizzato? Perché se io (io Mauro Venier, non io persona generica) pubblico in qualsiasi termine una foto del genere o comunque ne scrivo... pubblico o ne scrivo perché voglio celebrare una vittoria o altra impresa sportiva fatta da atlete (o atleti) italiane... io vedo per prima cosa quella maglietta azzurra con la scritta "Italia". Il resto non mi interessa, anzi neanche lo vedo.

Chi inorridisce per il colore della pelle di quelle ragazze o non pubblica la foto per quel colore ha problemi seri sia di razzismo che di identità, visto che così facendo nega il colore più importante: l'azzurro.
Ma - e questo è il punto importante e sottovalutato - anche chi pubblica questa foto e gioisce proprio per il colore della pelle delle quattro ragazze ha gli stessi identici problemi di coloro che inorridiscono: problemi di razzismo e di identità, perché anche a lui alla fine del colore più importante - l'azzurro - non gliene frega nulla.

Ma allora, ve lo dico chiaramente, se non ve ne frega nulla dell'azzurro... cosa ve ne frega di questa foto e delle circostanze che a essa hanno portato? Ignoratela e non rompeteci le balle!

Io non posso che associarmi a quanto Fabrizio Biasin ha scritto su Twitter:


Per questo ho cancellato il mio retweet e di questa foto ne parlo solo qui sul mio blog, spazio mio personale anche se aperto al pubblico: perché qui sopra, a casa mia, se mi strumentalizzate vi prendo a calci in culo e cancello i vostri commenti.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Sarebbe anche interessante sapere quanti di coloro che hanno incensato e pubblicato o ritwittato la foto di cui sopra abbiano fatto lo stesso con la foto dei ragazzi vincitori della 4x100 alla stessa manifestazione (foto per me ugualmente bella, visto che riprende gli stessi colori: l'azzurro e il tricolore):


P.S.2:
Qui un ulteriore sviluppo del mio pensiero su razzismo e antirazzismo.

martedì 5 giugno 2018

Balotelli e la fascia

Negli ultimi giorni, con le ultime amichevoli stagionali della nazionale italiana di calcio, si è improvvisamente presentato un "problema": la possibilità che Mario Balotelli indossasse la fascia di capitano.

Gli uni a plaudire alla possibilità perché sarebbe un forte segnale di integrazione (in realtà ipocrisia politicamente corretta).
Gli altri a contestare i meriti morali di Balotelli, tirando in ballo le famose "balotellate" (in realtà ipocrisia razzista per nascondere il fatto che volessero un capitano bianco).

Peccato solo che sia un problema non problema.
Semplicemente non esiste, è un problema inventato.

La nazionale italiana di calcio ha sempre avuto la regola che il giocatore col maggior numero di presenze in campo porta la fascia di capitano.
Quindi se un giorno capiterà che Balotelli dovesse essere il giocatore nell’11 iniziale con più presenze sul groppone quel giorno avrà la fascia. E non per questioni di integrazione o politiche.
Se tale evenienza non capiterà mai, se non sarà mai il giocatore in campo con più presenze, la fascia non la porterà mai. E non per questioni caratteriali o politiche.
Punto.

L’integrazione, le balotellate e altre seghe mentali non c’entrano un cazzo, se non a riempire le TV e i giornali di chiacchiere e stronzate.
Sono, appunto, solo seghe mentali per inventarsi un problema che non è un problema (e magari per nasconderne, farne passare sotto silenzio altri che esistono veramente).

Saluti,

Mauro.

domenica 1 aprile 2018

Pesci d'aprile mancanti

Non so voi, ma io quest'anno ho l'impressione che girino molti meno pesci d'aprile del solito.

Oggi però è anche Pasqua.

Se i pochi pesci d'aprile sono dovuti al rispetto per la Pasqua, allora vi dico che l'umanità è solo un branco di ipocriti.

Se invece si sta cominciando a capire che è un'usanza ormai solo portatrice di noia (e solo i minus habens ormai ci cascano) e quindi inutile... forse per l'umanità c'è speranza.

Buona Pasqua a tutti,

Mauro.

mercoledì 3 maggio 2017

La nuova vita di monsignor Charamsa

E Shevatas ci aveva visto giusto [1].

Un anno e mezzo fa avevo scritto del coming out di monsignor Charamsa.

Un anno e mezzo dopo detto monsignore rilascia un'intervista al settimanale tedesco Stern (intervista per ora disponibile solo sul cartaceo, pubblicata il 27.04.2017).
Intervista piena di arroganza e di pregiudizi contro la Chiesa (e se lo dico io da ateo... mentre Charamsa ci aveva mangiato dentro da 20 e passa anni!).

Ma la parte più interessante è all'inizio,quando il giornalista gli chiede come se la passa e Charamsa risponde (raccontando la sua nuova vita):

Molto bene! Vivo con il mio compagno a Barcellona e mi sto proprio ora occupando delle 19 traduzioni del mio libro. Mi piacerebbe molto scrivere ancora altri libri. Oltre a ciò ci sono le conferenze e gli articoli. Sono diventato un freelancer. E a 44 anni!

È proprio vero: Shevatas ci aveva visto giusto.

Saluti,

Mauro.

[1]
Non cercate la giusta predizione di Shevatas sul suo - comunque da leggere - blog. La sua predizione in questo caso la ha lasciata nei commenti al mio articolo di cui sopra.

lunedì 20 febbraio 2017

Certo che...

...Trump sembra conoscere fin troppo bene Benedetto Croce.

Saluti,

Mauro.

venerdì 29 luglio 2016

Una storia emblematica

Intelligenza vorrebbe che prima si legga e poi si commenti.
La realtà purtroppo dimostra che generalmente succede l'opposto (soprattutto quando il non leggere lascia porte aperte a populismi e razzismi... permettendo poi di dire ipocritamente "ma io non sapevo"...).

Come emblematicamente dimostra questa storia.

Saluti,

Mauro.

giovedì 10 marzo 2016

Una domanda sull'omicidio Varani

Prato e Foffo sono chiaramente due persone spregevoli (e le confessioni in cui si accusano a vicenda sono la migliore dimostrazione al proposito).

Però Varani in quella casa ci è andato volontariamente, cedendo alla promessa di un centinaio di Euro. Non un migliaio o più, solo un volgare centinaio.

Perché?

Gli assassini rimangono assassini e la vittima rimane vittima... però questa domanda merita una risposta.
Soprattutto perché sciacalli come Adinolfi stanno cercando di santificare Varani come martire della famiglia "tradizionale". Se lo era... perché è andato in quella casa?

Rispondi, sciacallo Adinolfi.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 17 febbraio 2016

La famiglia di Regeni nega... senza avere idea di cosa nega

La famiglia di Regeni nega che il ragazzo avesse legami con qualche servizio segreto.

Ora io sono il primo a credere che un qualsiasi servizio segreto (di qualsiasi paese) difficilmente, molto difficilmente, possa "assumere" come agente uno studente, anche se dottorando.

Il problema però è che le affermazioni della famiglia contano nulla. Anzi meno di nulla. Sono solo ridicole.

C'è veramente qualcuno che crede che chiunque sia legato (anche solo indirettamente) a un qualsiasi servizio segreto racconti le sue attività al proposito a famiglia, fidanzata o amici?
Ma non siamo ridicoli.
La famiglia e gli altri intimi sarebbero gli ultimi a saperne qualcosa.

Quindi questi intimi se ne parlano, non sanno di cosa parlano.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Regeni non era certo una spia... ma i suoi genitori di sicuro non sanno né cosa sia una spia, né cosa facesse il figlio.