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giovedì 6 novembre 2025

Calcio eretico 5 - Se vinci onestamente sei il migliore, anche giocando "male"

Spesso nel calcio - ma capita anche in altri sport - sentiamo dire che il vincitore non ha meritato, ha espresso un brutto calcio, non era il migliore, ecc. ecc.

Se parliamo della singola partita può tranquillamente essere vero. Una singola partita puoi tranquillamente vincerla senza meritare, grazie a un colpo di fortuna.
Capita, è normale e - a meno che non ci siano imbrogli dietro - va benissimo così, è il bello dello sport.

Però questo vale, appunto, per la singola partita.

Se però parliamo di un campionato, di un torneo che dura più di 3-4 partite, il discorso non vale più.
Se vinci giocando tante partite sei il migliore. Punto.
Magari non il più bello esteticamente, magari non il più simpatico... ma, se hai vinto onestamente, sei il migliore, il più forte.
E la cosa non si discute, qualsiasi cosa pensino tifosi, giornalisti e commentatori tecnici (questi ultimi i più disonesti di tutti: chi non gioca come vogliono loro non merita anche se è il migliore).

Perché, che vi piaccia o no, il migliore è il più efficace, non il più bello.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti gli articoli sul calcio eretico.

domenica 12 ottobre 2025

La tassa più giusta

La tassa (che poi in realtà è un'imposta) di successione è la tassa più giusta, più onesta di tutte.
Perché è l'unica tassa che tassa (scusate il gioco di parole) ciò che hai ottenuto senza fare nulla per meritarlo.
Ciò che hai ottenuto solo perché chi lo ha guadagnato è morto.

Saluti,

Mauro.

martedì 10 agosto 2021

Roma, Tokyo, le Olimpiadi e l'essere italiani

Noi italiani in una cosa ci distinguiamo sempre, siamo sempre al top: nel denigrare l'Italia stessa.

Anche quando l'Italia è ai vertici, anche quando l'Italia è da esempio, noi italiani (più degli stranieri) ci arrampichiamo sugli specchi pur di smontare, almeno come immagine, quanto di positivo sappiamo fare.
E, ovviamente, i successi olimpici non sfuggono a questa logica.

Per esempio Jacobs. OK, gli anglosassoni lanciano velate o meno velate accuse di doping... ma quanti italiani hanno fatto a gara per definirlo un fuoco di paglia, una meteora? Per dare meriti alla fortuna, alle eventuali assenze altrui, alle scarpe o a chissà cos'altro pur di non darli a lui?

Comunque la cosa che a me ha dato e dà più fastidio non è stato lo sminuire i risultati dei singoli (quello generalmente è in fondo solo l'invidia degli atleti da divano), ma tutte le sparate che ho letto e sentito da italiani contro il risultato complessivo (e che non sono una novità ogni volta che l'Italia fa qualcosa di buono nello sport o in qualsiasi altro campo).
In sostanza molti danno il merito dei podi italiani all'aumento delle discipline presenti, alcune definite "ridicole" (ho letto anche altre "ragioni" secondo cui il risultato di Tokyo in realtà sarebbe "finto", nulla di cui andare orgogliosi, ma questa è la principale, la più gettonata). E si fa il confronto tra Roma 1960 (36 medaglie totali) e Tokyo 2020 (40 medaglie totali).

Inciso A parte che a Tokyo, per esempio, metà degli ori sono venuti dall'atletica leggera... disciplina da sempre presente e non accusabile certo di essere di nicchia o solo di moda. Inciso chiuso

A parte quanto scritto nell'inciso, si dimentica una differenza fondamentale tra le due Olimpiadi, anzi si fa cherry picking delle differenze tra Roma e Tokyo. A Roma 1960 c'erano meno discipline, meno gare che a Tokyo 2020? Vero, nessuno in buona fede lo può negare.
Però a Tokyo 2020 c'erano più paesi partecipanti, più atleti e - soprattutto - più paesi che potevano presentare atleti di alto livello. La concorrenza era più ampia e più qualificata che a Roma 1960.

E allora? Abbiamo fatto meglio o peggio?

Sì, avete capito il punto: chi fa un confronto del genere fa solo un confronto idiota e insensato, sia che consideri superiore il risultato di Roma che quello di Tokyo. Roma puoi confrontarla con Melbourne 1956 o Tokyo 1964 (non 2020!).
Tokyo 2020 puoi confrontarlo con Londra 2012 o Rio 2016 (e tali confronti fanno pesare tantissimo in positivo le medaglie di Tokyo 2020, altro che palle). Ma non puoi confrontarlo con sessant'anni fa.

Insomma, mentre i tifosi e la stampa nei paesi normali fanno i salti mortali pur di esaltare anche una singola striminzita medaglia, in Italia si fanno i salti mortali per sminuirne 40.

E comunque, sì, a Tokyo è stata grand'Italia!

Saluti,

Mauro.

domenica 16 maggio 2021

Riparliamo delle quote rosa

Più di dieci anni fa (gennaio 2010) scrissi la mia opinione sulle quote rosa su questo blog.
Nel corso degli anni il tema non ha perso, purtroppo, importanza. Purtroppo sia che si sia favorevoli, sia che si sia contrari. Spero di non dovervi spiegare quel purtroppo.

Negli ultimi giorni la questione tra Rula Jebreal e Propaganda Live (di cui tutti avete sentito, non voglio ripetervela qui) ha riportato il tema in prima pagina.

Ma, al di là delle questioni etiche, servono le quote (rosa o di qualsiasi altro tipo)?

Parliamoci chiaro: le quote sono dannose.

Quelle rosa rischiano addirittura di fornire combustibile al maschilismo, quasi di giustificarlo.
Faccio un esempio.
Mettiamo che io partecipi a un concorso che preveda quattro assunzioni ma anche la parità di genere.
Io arrivo quarto, quindi dovrei essere uno dei quattro assunti. Ma la mia sfortuna è che davanti a me sono arrivati due uomini e una donna. E quindi io sono fuori. Serve una seconda donna. Ma dietro di me tanti altri uomini e la prima (anzi, seconda) donna arriva solo decima in graduatoria.
E non perché la commissione valutatrice sia misogina o le donne siano sceme... solo perché si sono presentate pochissime donne, quindi il risultato è statisticamente logico.
Però immaginatevi come ci sentiremmo io e gli altri uomini finiti, per merito, davanti a questa donna che poi ha ottenuto il posto.
Potreste biasimarci se diventassimo almeno un po' più maschilisti?
Se rispondete sì, siete fuori dalla realtà, vivete su un altro pianeta. O siete in malafede.

Però c'è una considerazione ancora più importante da fare e di cui parlai già nel mio articolo del 2010 citato sopra.
Le quote garantite portano la parte garantita a pensare di avere diritto a quel punto di arrivo, indipendentemente dal meritarlo.
L'uguaglianza, la parità (di genere o di qualsiasi altra cosa) invece si ottiene quando tutti hanno garantite le stesse condizioni di partenza, le stesse possibilità di studiare, di presentarsi, di mettersi in mostra, di essere presi sul serio... non quando si hanno posizioni di arrivo garantite.
Queste ultime sono la negazione della parità e dell'uguaglianza.

In sostanza le quote alla fine mortificano chi ne gode, perché in pratica è come se ti dicessero: "Da sola non ce la farai mai, quindi ti do una bella spinta" (rimango sull'esempio delle quote rosa, per questo il femminile, ma vale per ogni tipo di quota).

Il problema è culturale, non legislativo o normativo.
Affrontarlo solo dal punto di vista delle norme (anche se magari non scritte, come nel caso posto da Rula Jebreal) e delle leggi, può solo esasperarlo, non risolverlo.

Saluti,

Mauro.