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mercoledì 10 giugno 2026

I misteri del blog: una lingua strana

Io tengo varie statistiche riguardo questo blog.
Ma lo faccio solo perché sono un appassionato, un malato di statistica e matematica, non per cercare modi di conquistare nuovi lettori e magari poi di monetizzare il blog (al massimo per migliorarlo, valutando le cose che interessano di più i lettori e quelle che interessano meno).
Infatti queste statistiche le uso, le studio e le aggiorno... ma non le pubblico, le tengo per me.

E le statistiche di questi primi giorni di giugno mi hanno presentato una sorpresa.
A giugno ho ricevuto visite da Italia, Germania e Spagna. Tutto normale: scrivo principalmente in italiano (oltre che essere italiano), vivo in Germania e la Spagna è un paese da cui ho sempre ricevuto visite.
E queste visite sono state fatte in quattro lingue (si intende la lingua su cui è impostato l'IP di chi mi legge, non la lingua in cui scrivo io).
Tre sono logiche: italiano, tedesco (vedi sopra) e inglese (molti IP sono impostati in inglese indipendentemente da dove siano posizionati).
Ma la quarta è il Rundi (noto anche come Kirundi), una lingua Bantu diffusa soprattutto nello Stato africano del Burundi, dove oltretutto la lingua europea "di casa" è il francese, non italiano, tedesco o inglese.
Però dal Burundi e paesi limitrofi non ho ricevuto visite.

Misteri del web... e del blog.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 4 febbraio 2026

Dopo Nadal... Vonn

A fine 2024 vi raccontai del gesto da non lodare di Rafa Nadal, gesto che dimostrava che l'ego di Nadal fosse più potente della federazione spagnola di tennis, federazione che contro ai propri interessi si piegò però alle decisioni e all'ego del campione ormai ex.

Che molti campioni dello sport con l'età acquistino un'autostima esagerata e che permettano al proprio ego di debordare è questione nota, non è nulla di nuovo.
E in realtà spesso non è neanche un gran problema: generalmente questi figuri si rendono solo ridicoli in proprio, danneggiando solo la propria immagine (o ingigantendola se i loro tifosi in realtà non sono tifosi, ma adoratori di un dio).
Il problema è quando questi campioni (o ex) si ergono sopra federazioni e istituzioni nazionali, sfruttando un potere che non dovrebbero avere per decidere in proprio se partecipare o meno a competizioni varie, anche quando farlo spetterebbe alle rispettive federazioni sportive nazionali (come il Nadal citato all'inizio).

E oggi succede lo stesso in vista delle Olimpiadi invernali del 2026... dove Lindsay Vonn ha deciso che comanda lei, non la federazione statunitense di sci alpino... e detta federazione ha chinato il capo davanti alle decisioni della boss.

Già il suo "rientro" in coppa (dove in teoria chi partecipa lo decidono le rispettive federazioni) dopo anni di pausa era un indizio. Lei non si era rimessa in gioco, mettendo in conto anche di non poter essere convocata. Lei aveva deciso di tornare. Imponendo la sua presenza. E la federazione USA si era inchinata.
E no, non venitemi a dire che poi ha dimostrato di essere ancora una top... questo lo ha dimostrato infatti dopo, a priori ha dimostrato solo di avere il potere, non di essere una top.

Ma ora si supera ogni limite: Vonn si è rotta il crociato a Crans-Montana... brutto incidente, una cosa che non si augura a nessuno, proprio per niente. In questo si può umanamente solo essere al suo fianco.
Però proprio qui vengono fuori il suo ego e il suo potere: Vonn decide comunque di partecipare alla discesa libera delle Olimpiadi... togliendo con questo il posto a una compagna di squadra che, a causa dell'infortunio di Vonn, a questo punto avrebbe avuto più chances di lei di fare risultato.
E la federazione USA tace, lasciando che sia Vonn a decidere tutto.

Qui lo sport non c'entra.
C'entra solo l'ego.
Come in tanti altri casi.
Purtroppo.

Saluti,

Mauro.

giovedì 16 ottobre 2025

Calcio eretico 4 - La partita che cambiò i mondiali (e non solo)

Una delle partite più importanti della storia del calcio durò di fatto solo 10 minuti. Anche se l'arbitro fischiò, come da regolamento, la fine dopo 90 minuti (no, non ci fu recupero, perché non ci furono interruzioni, anche se per 80 minuti in realtà non si giocò).

Vi sembra assurdo? Avete ragione, ma per quanto assurdo è tutto vero.
Mettetevi comodi e seguitemi.

Mondiali di Spagna.
25 giugno 1982, ultima giornata della prima fase a gironi: Germania Ovest-Austria.
Il "patto di non belligeranza di Gijón" o, più propriamente, la "vergogna di Gijón".

Per capire bene la storia bisogna prima di tutto dire che fino ad allora l'ultimo turno dei gironi prevedeva le due partite non in contemporanea.
E ciò favoriva quelli che oggi chiamiamo biscotti: chi giocava dopo sapeva a priori che risultato gli serviva... e se c'era un risultato che andava bene a entrambi, allora...
(Certo, può succedere anche ora con le due partite in contemporanea, ma è più difficile).
Successe spesso nella storia, ma quella Germania Ovest-Austria fu troppo sfacciata, troppo vergognosa.
Fece traboccare il vaso.

E quindi raccontiamola.

Prima di quell'ultima giornata la classifica del gruppo 2 era (ai tempi la vittoria valeva 2 punti):
Austria 4 punti
Algeria 2
Germania Ovest 2
Cile 0
Con la differenza reti (criterio per il passaggio del turno in caso di pari punti) sfavorevole all'Algeria.

Il 24 giugno scesero in campo Algeria e Cile.
Germania Ovest e Austria avrebbero giocato il giorno dopo.
L'Algeria vinse 3-2 (dopo essersi trovata in vantaggio per 3-0) e quindi la sera del 24 la classifica era:
Austria 4 punti
Algeria 4
Germania Ovest 2
Cile 0
Sempre con differenza reti sfavorevole all'Algeria (se fosse riuscita a mantenere il 3-0 oggi racconteremmo una storia ben diversa...).

Quindi il 25 la Germania Ovest doveva assolutamente vincere, il pareggio non bastava.
Però, avendo precedentemente battuto 4-1 il Cile (dopo la sconfitta di misura con l'Algeria), le bastava una qualsiasi vittoria, il punteggio era ininfluente. Un 1-0 bastava.
L'Austria d'altro canto poteva anche permettersi di perdere con 1 o 2 gol di scarto, avendo battuto sia Cile che Algeria (quest'ultima 2-0).
Se l'Algeria fosse riuscita a mantenere il 3-0 sul Cile... l'Austria non avrebbe potuto permettersi di perdere.

E come finì quella partita, quel Germania Ovest-Austria?
Guarda caso 1-0.
Ma lo scandalo non fu il risultato, il punteggio, bensì il modo in cui venne ottenuto.

I primi minuti furono veramente combattuti, ovviamente soprattutto da parte tedesca... e infatti all'11° minuto Hrubesch portò in vantaggio la Germania Ovest.
Dopo il gol entrambe le squadre scalarono di marcia. Ma fu una cosa spontanea, senza un vero accordo.
Quello venne all'intervallo. I giocatori nel tunnel degli spogliatoi si parlarono (ci sono testimonianze al proposito) e nel secondo tempo... smisero di giocare. Entrambe le squadre passarono tutto il tempo a fare passaggini a centrocampo senza neanche far finta di voler costruire una qualche azione.
L'unico che mise, senza successo, un po' di impegno fu l'austriaco Schachner. Che poi si scoprì essere stato lontano al momento della "chiacchierata" nel tunnel.

La cosa fu talmente evidente che il pubblico cominciò a protestare (e la parte spagnola a fare il gesto dei soldi, anche se non ci fu corruzione, ma bisogna dire che non si fecero neanche mai indagini, e a urlare "Algeria, Algeria"), che pure l'arbitro sembrò spazientito e soprattutto che i telecronisti tedeschi e austriaci invitarono i telespettatori a spegnere la TV e fare altro.

Se parlate tedesco, ascoltatevi questo estratto della telecronaca della TV tedesca:


Ma, come detto nel titolo, questa partita cambiò i mondiali di calcio. E a cascata anche altri tornei importanti, come gli europei.

Infatti Germania Ovest e Austria, pur non essendo state le prime a fare accordi più o meno taciti, quel giorno la fecero troppo sporca, troppo sfacciata.
Da allora la FIFA (seguita poi dalle varie federazioni continentali) decise che ai mondiali le due partite dell'ultimo turno di ogni girone vadano giocate in contemporanea.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti gli articoli sul calcio eretico.

giovedì 21 novembre 2024

Nadal: un gesto da non lodare

Rafa Nadal, uno dei più grandi tennisti della storia, ha chiuso la sua carriera con la coppa Davis in casa, in Spagna, a Malaga.
E la ha chiusa con una sconfitta contro un giocatore di seconda fascia.
Una fine, onestamente, senza onore. Ma non per la sconfitta in sé, del resto di fatto Nadal si era già ritirato da tempo. Senza però volerlo ammettere.

Il disonore non sta, come detto, nella sconfitta. Una sconfitta ci sta, soprattutto per uno che era già in realtà un ex tennista.
Il disonore sta nel perché Nadal quella partita la ha giocata.

La ha giocata perché il suo ego è debordato e perché in Spagna, nel tennis, comandano lui e il suo clan. Non la federazione o il capitano della nazionale spagnola di Davis, cioè Ferrer.
La federazione e Ferrer obbediscono a Nadal.

Nadal aveva deciso che avrebbe chiuso la carriera con la Davis.
E anche se ci sono in Spagna (sia tra i convocati che tra quelli lasciati fuori) oggi giocatori decisamente più affidabili di Nadal, meglio allenati e più adatti alla superficie... lui ha deciso che doveva giocare quella partita.
E Ferrer e federazione si sono inchinati, pur sapendo che così la Spagna avrebbe perso contro una squadra inferiore (i Paesi Bassi). Come poi effettivamente è successo.

E lo hanno anche applaudito! Da bravi ignoranti col prosciutto sugli occhi!
Anche il pubblico si è piegato all'arroganza... alla precedenza data a un ego smisurato rispetto all'amore per il proprio paese e alla possibilità di vincere la coppa Davis.

Siamo onesti: un gesto da non lodare (anche se la stampa lo fa) e un finale di carriera ignominioso (anche se gli apologeti in servizio permanente effettivo rigireranno la frittata).

Saluti,

Mauro.

mercoledì 17 novembre 2021

Il Genoa, gli statunitensi e Preziosi

Premessa: sempre e comunque forza Genoa.
In Italia il calcio è il Genoa.
Tutto il resto è imitazione di scarsa qualità (tranne il Torino).

Ma ora passiamo alle cose materiali odierne... lasciamo da parte la realtà vera (la realtà non è la materia, non sono gli scudetti recenti, sappiatelo voi tifosi di squadre a strisce... la realtà è la storia, la realtà va oltre i numeri... e la storia siamo noi, non voi).

Le cose materiali odierne dicono che (finalmente) il Genoa non è più di Preziosi.
Era ora.

L'unico presidente che ci ha portato due volte in serie C (anche se la prima non era ancora nominalmente presidente ed è riuscito con mastrussi poco rispettabili a far annullare la retrocessione... io ve lo dico da genoano: nel 2004-2005 ci hanno anche fatto pagare l'illegale ripescaggio del 2002-2003).
Perché sì, nel 2002-2003 comandava giá Preziosi.
Io sono vecchio, me lo ricordo Preziosi che già a febbraio 2003 si presentava al Pio XII (i genoani sanno cos'è) dicendo che avrebbe rifatto grande il Genoa (nota: a febbraio 2003 il Genoa era in bassa serie B, ma fuori dalla zona retrocessione):
E Preziosi - senza avere le azioni (il Genoa lo acquistò ufficialmente nel luglio successivo... ma appunto, ufficialmente... in realtà comandava già da febbraio, per sua stessa ammissione, quindi ci sarebbe da chiedere qualcosa al tribunale di Treviso che gestì legalmente l'apparente insolvenza di Dalla Costa e l'apparente acquisto di Preziosi) - prese il timone e da allora la squadra sprofondò... retrocedendo una prima volta in serie C.
Ma grazie al caso Catania fummo ripescati.
Peccato che pochi ricordino che Preziosi prima della fine del campionato (e pur non essendo ancora ufficialmente proprietario del Genoa) si scagliò contro il Catania per poi diventarne alleato a fine campionato, quando ufficialmente il Genoa retrocedette (cosa che in realtà Preziosi voleva, anzi aveva provocato... ma grazie alle cazzate fatte dal Catania, Preziosi vide un'ottima possibilità commerciale che senza quel casino non ci sarebbe stata).

Poi quel che è successo nel 2004-2005 lo sappiamo tutti.
La famosa valigetta (che poi valigetta non era, ma solo busta) ci riportò in serie C.
E fu giusto, perché il tentativo di manipolare le cose obiettivamente ci fu, anche se chi ha visto la partita ha visto benissimo che fu un tentativo, ma che la partita fu vera.
Ma, vera o no che sia stata la partita, Preziosi fece una cazzata (e conoscendolo la fece consapevolmente, in quel momento a Preziosi conveniva retrocedere. La serie A costava troppo).
Lui non pagò il Venezia per garantirsi la serie A sperando di non venir beccato.
Lui pagò il Venezia per garantirsi la serie C sperando di venir beccato.

Ora qualcuno di voi salterà su dicendo...
...ma Preziosi ci ha poi portato in Europa!
...ma Preziosi ci ha tenuto in serie A più di ogni altro!

Sì, ma...

Nel 2008-2009 il Genoa arrivò quinto in campionato e si qualificò per l'Europa League. Ma si qualificò per l'Europa League perché Preziosi non voleva andare in Champions' League (in realtà lui non voleva andare in Europa in assoluto, ma quel Genoa era troppo forte)... e quindi permise alla Fiorentina di recuperare da 0-3 a 3-3 nello scontro diretto e a qualificarsi lei per la Champions'.

Ma la cosa veramente grave avvenne nel 2014-2015.
Il Genoa arrivò sesto, qualificandosi di nuovo per l'Europa League. Ma Preziosi non voleva andare in Europa. E quindi fece in modo di non ottenere la licenza UEFA (cosa che gli sarebbe costata due lire... ma a lui interessava non andare in Europa, quindi per lui anche due lire erano troppo).
Tra le altre cose in quell'occasione Preziosi offese veramente a morte il Genoa e i genoani, visto che la squadra arrivata settima, e che quindi prese il posto del Genoa, fu la Sampdoria.
E, visto l'andamento del campionato, Preziosi sapeva in anticipo, prima delle scadenze UEFA, che se non sistemava le cose ne avrebbe approfittato l'altra squadra cittadina.
E lui fece quel che fece (o meglio non fece) volutamente in spregio del Genoa.

E poi ci ha tenuto sì in serie A più di ogni altro.
Ma perché gli serviva per i suoi maneggi! (O, come diciamo a Genova, per i suoi mastrussi).
Cioè, siamo sinceri: credete veramente che uno che a ogni finestra di mercato (sia estiva che invernale) cambia mezza squadra (ok, qui sono stato buonista... in realtà Preziosi a ogni finestra di mercato ha sempre cambiato ben più di mezza squadra) sia interessato al calcio?
O c'è qualcosa d'altro dietro? (Domanda retorica: c'è, eccome se c'è).

Tra le altre cose ci ha tenuto in serie A con una serie A a 20 squadre. Mica chissà quale impresa, visto che tra 20 squadre qualche squadra di scappati da casa c'è sempre. Ci sarebbe riuscito con la vecchia serie A a 16 squadre, dove le squadre di scappati da casa praticamente non esistevano?

Come vedete, se si ama il Genoa obiettivamente non si può amare Preziosi.
Ditemi quel che volete, ma i vari Berrino, Fossati e Spinelli con tutti i loro difetti e casini hanno comunque mostrato molto più rispetto verso il Genoa e i genoani di quanto abbia fatto Preziosi, nonostante i risultati sportivi.

Bene.
Ora Preziosi è comunque quasi fuori (quasi perché purtroppo, pur avendo venduto, rimane nel CdA del Genoa), quindi possiamo guardare al futuro.

Cosa faranno gli statunitensi di 777 Partners?
Beh, per prima cosa va detto che (per fortuna) non sono digiuni di calcio europeo, avendo già una partecipazione nel Siviglia in Spagna.
E loro sono investitori, non mecenati... quindi si spera che gestiscano il Genoa come un'azienda (e ciò significa anche non rivoluzionare la squadra due volte l'anno... nessuna azienda seria cambia il proprio personale due volte l'anno).
E se vogliono investire nel calcio, sanno che anche nella migliore delle ipotesi il ritorno - diretto o indiretto che sia - non è comunque immediato.
Ed essendo investitori esperti si spera che abbiano coscienza della cosa e si regolino di conseguenza.

Insomma, per noi genoani ci sono ancora tanti dubbi... ma si apre comunque una nuova era.

E comunque... peggio di Preziosi non si può fare.
Quindi il futuro è nostro.
Il futuro è comunque luminoso.
O per lo meno più luminoso di quel che poteva (e voleva) darci Preziosi.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Però Zangrillo presidente anche no!
Uno che dichiarò il virus clinicamente morto provocando quindi aperture che ci sono costate morti su morti.
In pratica un assassino!

giovedì 8 luglio 2021

Storia di Italia-Inghilterra

E siamo arrivati all'ultimo atto degli Europei di calcio del 2020, anche se giocati nel 2021, perché nel 2020 il calciatore più forte è stato il virus, non Cristiano Ronaldo, Harry Kane, Kylian Mbappé, Sergio Busquets, Jorginho o qualche inaspettato sconosciuto.

E questo ultimo atto se lo giocheranno Italia e Inghilterra.

Che storia hanno le sfide tra Italia e Inghilterra?

Certo, se chiedete a un italiano quali sono gli avversari storici dell'Italia le risposte che avrete saranno (in ordine di citazione) Germania, Francia e Brasile (o Germania, Brasile e Francia). I ragazzini che conoscono solo il calcio degli anni 2000 magari sostituiranno la Francia o il Brasile con la Spagna.
Ma credo che nessuno tirerà fuori l'Inghilterra.
(Per inciso: l'avversario storico vero è la Svizzera: l'Italia la ha incontrata 59 volte nella sua storia, la seconda avversaria più incontrata, la Francia, si ferma a 39 incontri... ovviamente amichevoli comprese, purché riconosciute da FIFA e UEFA).

Ma un paio di incontri tra Italia e Inghilterra ci sono comunque.
Nella storia Italia e Inghilterra si sono incontrate 27 volte (amichevoli comprese), con 10 vittorie italiane, 9 pareggi e 8 vittorie inglesi, quindi un bilancio tutto sommato abbastanza equilibrato.

A me interessano però solo gli incontri disputati in tornei UEFA/FIFA o in qualificazioni per gli stessi, quindi le cosiddette partite ufficiali, non le amichevoli (per quanto riconosciute da UEFA e FIFA).

Però onestamente va detto che in realtà la storia di Inghilterra-Italia è fatta soprattutto da due amichevoli.
La battaglia di Highbury del 1934, vinta dagli inglesi 3-2, e la "vendetta" del 1973 con vittoria italiana a Wembley per 1-0.
Ma, come detto, non mi interessano le amichevoli.

Torniamo al punto e vediamo cosa è successo quando Italia e Inghilterra si sono incontrate in tornei UEFA o FIFA o nelle qualificazioni agli stessi.
Premessa: il primo incontro non amichevole tra Italia e Inghilterra è solo del 1976.
Prima della seconda guerra mondiale (e per qualche anno anche dopo) l'Inghilterra si rifiutò per snobismo di partecipare ai tornei UEFA/FIFA e poi le casualità dei sorteggi tennero le due squadre lontane fino appunto al 1976.

Ecco la lista degli incontri (sì, ve la ho fatta penare con tutte le chiacchiere di cui sopra, lo so).

17.11.1976, Roma, qualificazioni per i mondiali del 1978, Italia-Inghilterra 2-0.
16.11.1977, Londra, qualificazioni per i mondiali del 1978, Inghilterra-Italia 2-0.
15.06.1980, Torino, campionati europei, fase a gironi, Italia-Inghilterra 1-0.
07.07.1990, Bari, coppa del mondo, finale per il terzo posto, Italia-Inghilterra 2-1.
12.02.1997, Londra, qualificazioni per i mondiali del 1998, Inghilterra-Italia 0-1.
11.10.1997, Roma, qualificazioni per i mondiali del 1998, Italia-Inghilterra 0-0.
24.06.2012, Kiev, campionati europei, quarti di finale, Italia-Inghilterra 0-0 (l'Italia vinse poi ai rigori).
14.06.2014, Manaus, coppa del mondo, fase a gironi, Italia-Inghilterra 2-1.

Insomma, nessun incontro "mitico" tra le due squadre in tornei UEFA/FIFA.

Il "mito" di Italia-Inghilterra è costruito alla fine, come detto sopra, solo da due amichevoli (per noi, gli inglesi ricordano solo quella del 1934, visto che quella del 1973 la hanno persa 😉).
Non esiste una vera e propria rivalità come con le altre nazionali citate prima.

Quello di domenica prossima, 11 luglio 2021, sarà il primo incontro tra le due nazionali con un vero e pesante significato, il primo che metta veramente in palio qualcosa (o che permetta di aspirare a qualcosa, come potrebbe essere una semifinale... ma anche talvolta un ottavo o un quarto di finale se giocato in maniera epica, come non successe da nessuna delle due parti nel 2012), che non sia solo di qualificazione, simbolico come un'amichevole o di consolazione come una finale per il terzo posto.

Saluti,

Mauro.

giovedì 9 luglio 2020

La fallacia logica di chi minimizza

Uno degli argomenti preferiti da chi difende le aperture, i paesi che chiudono poco o nulla e etichetta come catastrofisti coloro che avvertono dei rischi di una seconda ondata è la mortalità: i morti per milione di abitanti nei vari paesi.

Infatti loro fanno notare che paesi come USA (dove il lockdown è durato poco e le riaperture sono state selvagge) e Svezia (dove di fatto non c'è stato lockdown) hanno a oggi una mortalità inferiore a Italia e Spagna (paesi che hanno avuto un lockdown serio).

Bene, se guardiamo i numeri senza ragionare hanno ragione:
USA: 409 decessi per milione di abitanti;
Svezia: 545;
Italia: 578;
Spagna: 607.

Ma è una fallacia logica (da parte di qualcuno probabilmente c'è anche malafede, non tutti sono semplicemente caduti nella trappola logica).

Vediamo perché (intanto premetto che sarebbe in questo caso più intelligente citare la quantità di malati, non di morti, poi ne capirete il motivo).

Partiamo dalla questione cronologica.
L'outbreak negli USA e in Svezia è arrivato molto dopo che in Italia e Spagna.
Quindi i numeri attuali di USA e Svezia andrebbero confrontati con i numeri che Italia e Spagna avevano alla stessa distanza temporale dall'outbreak di quanto sono oggi USA e Svezia, non con i numeri italiani e spagnoli attuali.
E se lo si fa si vede che la Svezia è messa peggio e gli USA sono più o meno allo stesso livello.

Ma c'è un esempio ancora più evidente: prendete lo UK.
Ha avuto l'outbreak sì dopo Italia e Spagna, ma prima di USA e Svezia. E all'inizio si è comportato come la Svezia e ora come gli USA.
Bene:
UK: 657 decessi per milione di abitanti.
Confrontate con i numeri sopra e fate gli auguri a USA e Svezia.

Però c'è anche un'altra confutazione della fallacia logica di cui sopra.
Una confutazione meno quantificabile ma forse anche più forte di quella cronologica spiegata sopra: ora, almeno in parte, sappiamo curare.

Cerchiamo di capire.
È vero che non c'è ancora una cura universalmente riconosciuta per Covid19, però all'inizio in Italia e Spagna c'era a disposizione (si fa per dire, vista la scarsa trasparenza) solo l'esperienza cinese.
I medici brancolavano nel buio o quasi. È anche probabile che in alcuni casi i pazienti siano morti per terapie sbagliate: i medici andavano a tentativi.
Ora questo non succede più: il mondo (USA e Svezia compresi) ha a disposizione l'esperienza non solo solo italo-spagnola, ma europea tutta (anche se l'UK non sembra averla capita, ma questo è un altro discorso).
I medici non hanno ancora a disposizione una cura standard, ma non brancolano più nel buio. Hanno molte più possibilità di prendere la decisione giusta nei tempi giusti.
E questo abbassa (talvolta abbatte) la mortalità.

Ma questa esperienza evita il morire, non l'ammalarsi.
L'ammalarsi lo evitano le misure di prevenzione che certi paesi (sempre più numerosi, purtroppo) rifiutano di adottare.
Ed è proprio per questo che per giudicare USA e Svezia (ma non solo) è più significativo il numero di casi per milione di abitanti (più significativo ancora sarebbe il numero di ospedalizzati, ma è un dato non facile da avere per ogni paese) che quello di decessi, per quanto cinica la cosa possa sembrare.

E questo numero parla chiaro:
USA: 9647 casi per milione di abitanti;
Svezia: 7359;
Spagna: 6419;
UK: 4236;
Italia: 4009.

(N.B.: qualche giorno fa l'UK ha cancellato circa 30000 casi dal computo totale senza dare motivazioni, questo ha abbattuto il numero di casi per milione di abitanti ivi).

Spero di essere stato chiaro.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 15 aprile 2020

COVID19: chi è più credibile sui numeri?

Ormai sappiamo tutti che i dati non sono corretti in nessun paese, in particolare quello dei contagiati totali, ma anche gli altri non scherzano.
I motivi sono vari.
C'è chi ha problemi materiali nel raccoglierli, chi ha commesso errori metodologici, chi ancora confonde COVID19 con altre patologie, chi li manipola, ecc.
E in molti casi un misto di tutti questi motivi.

Ma c'è una domanda interessante da porsi: c'è un modo di vedere quali numeri sono più affidabili e quali meno? Quale paese, che sia per bravura, onestà o fortuna, è più credibile?

Sì, c'è.
E quel metodo è guardare le proiezioni degli istituti di ricerca specializzati.
Ma come, direte voi, le proiezioni riguardano i numeri futuri, non quelli passati!

Bene, seguitemi.
Intanto premetto che uso come esempio le proiezioni dello Institute for Health Metrics and Evaluation della University of Washington.
Non so, ovviamente, se sono le migliori in assoluto, ma sono molto consigliate da esperti su entrambi i lati dell'oceano e l'istituto ha un'ottima nomea.

Veniamo al punto.
Perché le proiezioni ci dicono qualcosa sulla credibilità dei dati raccolti materialmente?
Allora, la prima cosa da dire è che le incertezze sulle proiezioni sono inevitabili: primo proprio per la non correttezza dei dati e secondo perché la diffusione del virus può sempre venire modificata da nuove variabili (scelte politiche, scelte mediche, ecc.).
Queste ultime ovviamente non hanno un legame (non matematico almeno) con la precisione dei dati.
Queste proiezioni sono fatte usando algoritmi complessi, ma al di là della complessità il punto per noi importante è che in questi algoritmi ci sono anche delle costanti e queste costanti sono (o derivano da) i dati già noti.
Perché tutti sappiamo che i dati di tutti i paesi sono imprecisi, il creatore dell'algoritmo non ha potuto mettere nella sua formula costanti secche per i dati di partenza, ma ha dovuto usare un intervallo di valori.
E in base a questo intervallo di valori poi l'algoritmo ti propone un intervallo di incertezza sulle cifre previste, sulle proiezioni.

Più ampio è questo intervallo di incertezza, più incerti sono i dati di partenza. Quindi meno credibili.

Prendiamo le proiezioni dell'IHME (l'istituto di cui sopra).
Userò come paragone quattro paesi importanti e significativi, ma voi potete divertirvi a guardare anche gli altri paesi qui.

Stati Uniti


Germania



Italia




Spagna



Notate le incertezze piccole di Italia e Spagna (soprattutto Italia)?
E quelle enormi di Germania e Stati Uniti? 

Cosa significa questo?

Che chi ha creato l'algoritmo ritiene concretamente i dati italiani e spagnoli attuali più affidabili di quelli statunitensi e tedeschi.
Quelle incertezze sulle proiezioni dimostrano che per USA e Germania ha usato un intervallo di partenza molto più ampio che per Italia e Spagna.


Per chi volesse informarsi sui modelli usati dallo IHME, potete trovare articolo e file vari qui.

Saluti,

Mauro.

giovedì 16 agosto 2018

Tragedia del Ponte Morandi a Genova 4

Perché bisogna ricostruire bene ma anche alla svelta (o un nuovo ponte o la famosa Gronda):

1) La città è spaccata in due;
2) Il traffico a Genova è un casino anche col ponte, figuriamoci senza;
3) Il porto - il più importante porto d'Italia - senza il ponte ha grossi problemi di collegamento col resto d'Italia/d'Europa;
4) Aeroporto e centro città si trovano sui due lati opposti del ponte;
5) Quell'autostrada è il principale - di fatto l'unico - collegamento tra Italia pensinsulare e Francia/Spagna.

Non serve che vi dica cosa significano economicamente queste cose per Genova e per l'Italia tutta, soprattutto i punti 3 e 5, vero?

Saluti,

Mauro.

martedì 14 agosto 2018

Tragedia del Ponte Morandi a Genova 2

Un paio di considerazioni sparse.

1) Chiunque viva a Genova o abbia conoscenze tecniche nel settore sapeva al più tardi da fine anni '80 che il ponte era a rischio.

2) Le affermazioni di Salvini che implicitamente accusano l'austerità "imposta" dall'Europa (non è una fake news: chiunque abbia visto il TG1 delle 20:00 stasera lo ha sentito dalla sua stessa voce) sono pura idiozia: il Ponte Morandi è a gestione privata e le regole europee riguardano solo il pubblico.

3) Non è un problema solo genovese: quel ponte è (era, purtroppo) il collegamento principale (in realtà di fatto unico) tra l'Italia peninsulare e Spagna e Francia (e, tramite Francia, anche UK).

4) Ponti a rischio simile ce ne sono purtroppo in quantità dappertutto: non per niente qui in Germania è scoppiato il panico dopo la tragedia genovese.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 13 giugno 2018

Aquarius: cerchiamo di rimanere razionali

L'Aquarius non è il problema. O meglio è un problema per coloro che sono/erano a bordo e per chi di essi se ne deve direttamente occupare.
Ma se vogliamo arrivare a una soluzione dobbiamo analizzare il problema complessivo, non guardare alle singole navi, chiunque le governi.
E il problema complessivo rimane sia che l'Aquarius fosse stata accolta in Italia, sia che vada in Spagna sia che fosse stata rispedita in direzione Libia.

Occuparsi delle singole navi è doveroso a livello pratico.
Ma a livello politico non serve a niente. A livello politico significa abdicare alla politica legata alla realtà e fare solo politica legata alle emozioni.

Compito della politica è trovare una soluzione condivisa, che cerchi di minimizzare le spinte alla migrazione (cioè migliorare le condizioni di vita all'origine) senza però far venire meno la doverosa accoglienza per chi necessita di protezione e aiuto.
Compito della politica è cercare di aiutare il maggior numero possibile di persone (che siano cittadini propri o che siano immigrati) senza venir meno alle regole di uno Stato di diritto.
Compito della politica è creare una cornice all'interno della quale sia automatico sapere - salvo eventuali casi eccezionali - cosa fare in questi casi.

Quale sia la soluzione migliore io non lo so. È compito della politica - nazionale e internazionale - trovarla.

Ma so che è necessario trovarla, perché ritrovarsi a fare questo circo ogni volta rischia di essere peggio persino sia dell'accoglienza indiscriminata che dei respingimenti indiscriminati.
Molto peggio. Per tutti.

Saluti,

Mauro.

sabato 10 marzo 2018

Come funziona un'alleanza di governo

Visto che ho l'impressione che in questo momento alcuni partiti non abbiano idea di come si formi e si porti avanti un'alleanza di governo, vorrei fornire qui qualche indicazione.

Se in un turno elettorale un partito ottiene da solo la maggioranza dei seggi, quanto dirò dopo logicamente non vale nulla: quel partito può fare quel che vuole fino a che rimane nei confini stabiliti dalla Costituzione.

Partiamo dal presupposto che in un'alleanza di governo ci sia un partito di maggioranza relativa e uno o più partiti con meno seggi del primo (due partiti con lo stesso numero o quasi di seggi si alleano solo in casi eccezionali, tipo guerra).

Come funziona un'alleanza in questo caso?

Intanto, prima di tutto, tutti i partiti (in teoria tutti tutti, in pratica tutti quelli che hanno una vaga possibilità di poter entrare nel governo) si parlano tra loro per verificare (prima ancora di ragionare su possibili accordi) vicinanze e lontananze.

Nel momento in cui poi cominciano concrete trattative per la formazione di un governo cosa succede?
Il partito di maggioranza relativa indica la linea guida del governo (più o meno dettagliata a seconda di quanto forte è la sua maggioranza relativa) e quindi si tratta sui singoli punti, in maniera da arrivare come compromesso a un minimo comun denominatore che permetta di lavorare insieme.
Sui punti che non sono importanti (se ce ne fossero) per l'elettorato del partito di maggioranza relativa si accettano le posizioni dei partner minori.

Questo è ciò che io desidero da un'alleanza di governo?
Questa è la definizione ideale di alleanza di governo?

Né l'uno né l'altro.
Questo è semplicemente quello che è sempre successo nelle varie alleanze di governo in giro per l'Europa.
Il pentapartito e le varie alleanze successive in Italia.
La Große Koalition e le varie alleanze precedenti in Germania.
L'alleanza conservatori-liberali nel Regno Unito.
Le varie alleanze di ogni colore in Francia, Spagna e altri paesi.

Queste alleanze hanno sempre funzionato se veniva assicurato a priori quanto sopra, non hanno mai funzionato quando sono state messe su senza prima assicurare quanto sopra.

Prima che mi contestiate: con funzionare intendo reggere come alleanza senza crisi e senza essere deboli di fronte agli attacchi delle opposizioni... il fatto che poi dette alleanze abbiano effettivamente fatto il bene dei rispettivi paesi o meno è altra cosa.

Saluti,

Mauro.

domenica 1 ottobre 2017

Considerazioni in salsa catalana

Si è concluso il "referendum" per la secessione della Catalogna dalla Spagna.
Ho messo le virgolette perché date le condizioni in cui si è svolto non so come si possa in realtà considerare (indipendentemente dall'approvare o meno personalmente il referendum stesso).

I risultati non si sanno ancora (sempre che mai si sapranno, almeno in termini affidabili), ma un paio di considerazioni vorrei farle.

1) Nelle circostanze attuali è probabile che chi voleva votare no non sia andato alle urne.
La domanda è: quanti sostenitori del no sarebbero andati a votare se Madrid avesse tollerato il referendum?
La domanda non è oziosa, perché solo la presenza alle urne di questi avrebbe veramente legittimato il referendum e l'eventuale (forse comunque probabile) vittoria del sì.

2) Il governo catalano (guidato non dimentichiamolo da un personaggio sinceramente più simile a un Grillo che a un De Gasperi) avrebbe accettato una vittoria del no in caso di referendum in condizioni normali?
O sarebbe uscita una vittoria del sì comunque avessero votato i catalani?

3) E l'Europa? L'Europa avrebbe riconosciuto la Catalogna?
Ma soprattutto come avrebbero reagito i catalani nello scoprire che la Catalogna indipendente si sarebbe automaticamente trovata fuori dalla UE quando il governo catalano ha sempre promesso il contrario?

4) Una cosa va cinicamente detta: un paese alla fine non è indipendente quando esso tale si proclama. Un paese è indipendente solo se la comunità internazionale lo riconosce tale.
La comunità internazionale come si sarebbe regolata?

Saluti,

Mauro.

mercoledì 29 giugno 2016

Storia di Italia-Germania - Aggiornamento

Sabato prossimo si giocherà l'ennesima Italia-Germania.

I tedeschi hanno già cominciato a compatire i perdenti italiani (credetemi, in Germania ci vivo e vi assicuro che i tedeschi si vogliono credere decisamente superiori ma da quando sanno che devono vedersela con l'Italia se la fanno addosso)... ma cosa dice in realtà la storia calcistica? Dice che i tedeschi dovrebbero preoccuparsi.
Infatti già quattro anni fa chiarii il fatto che la Germania non fosse mai stata vincente contro di noi in partite ufficiali.

E ora è necessario aggiornare la storia:

31.05.1962, Santiago del Cile: Germania Ovest-Italia 0-0 (fase a gironi del campionato mondiale 1962)
29.03.1969, Berlino Est: Germania Est-Italia 2-2 (qualificazioni al campionato mondiale 1970)
22.11.1969, Napoli: Italia-Germania Est 3-0 (qualificazioni al campionato mondiale 1970)
17.06.1970, Città del Messico: Italia-Germania Ovest 4-3 dts (semifinali del campionato mondiale 1970)
14.06.1978, Buenos Aires: Germania Ovest-Italia 0-0 (seconda fase a gironi del campionato mondiale 1978)
11.07.1982, Madrid: Italia-Germania Ovest 3-1 (finale del campionato mondiale 1982)
10.06.1988, Düsseldorf: Germania Ovest-Italia 1-1 (fase a gironi del campionato europeo 1988)
19.06.1996, Manchester: Italia-Germania 0-0 (fase a gironi del campionato europeo 1996)
04.07.2006, Dortmund: Italia-Germania 2-0 (semifinali del campionato mondiale 2006)
28.06.2012, Varsavia: Germania-Italia 1-2 (semifinali del campionato europeo 2012)
02.07.2016, Bordeaux: Italia-Germania ?-? (quarti di finale del campionato europeo 2016)

Saluti,

Mauro.

lunedì 27 giugno 2016

I caroselli dei tifosi italiani

Tre differenze con quelli dei tifosi turchi, almeno nel mio quartiere a Colonia:

1) Gli italiani hanno cominciato a strombazzare alle 20, i turchi alle 23;
2) Gli italiani hanno festeggiato una qualificazione (per di più contro i campioni in carica), i turchi non sapevano ancora se la Turchia si sarebbe qualificata (e infatti poi la Turchia è stata sbattuta fuori);
3) Gli italiani hanno strombazzato per una decina scarsa di minuti, i turchi per un'ora o giù di lì.

Evito commenti.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 24 settembre 2014

Del secessionismo fiscale e dell'ignoranza

Qualche giorno fa (il 18 settembre per la precisione) si è tenuto in Scozia il referendum per separarsi dal Regno Unito.
Hanno vinto i contrari alla separazione (ma forse di fatto ha vinto semplicemente la voglia di tenersi i vantaggi di una forte autonomia senza doversi accollare le responsabilità di doversi veramente governare completamente da soli, ma questo è un altro discorso, che non c'entra con questo articolo).

Detto referendum ha fornito a televisioni e quotidiani di tutto il continente la scusa per andare a "indagare" le istanze secessioniste in tutta Europa.
Come prevedibile, il caso più gettonato e sviscerato è stato il rapporto tra Catalogna e Spagna.

Io nei giorni del referendum ero in Francia, a Parigi (a proposito, le TV francesi parlavano di Scozia, Galles, Catalogna, Paesi Baschi e altro... ma non di Corsica, chissà come mai).
Mi ha colpito (si fa per dire) l'intervista in un cosiddetto programma di approfondimento giornalistico a un catalano che si lamentava del fatto che su 100 € di tasse pagate solo 80 rimanevano/rientravano in Catalogna.
Argomento vecchio, trito e ritrito: anche l'ormai ammuffita Lega Nord ne ha fatto un cavallo di battaglia per anni e anni.

A parte il fatto che esistono tasse locali e tasse nazionali (e che questa divisione ha un senso indipendentemente dalla qualità dell'amministrazione che riscuote dette tasse) ma questi "indipendentisti" parlano sempre come se tutte, ma proprio tutte, le tasse fossero riscosse e gestite/distribuite dallo stato centrale.

A parte il fatto che se esiste uno stato questo avrà comunque un'amministrazione centrale che, per quanto ridotta di dimensioni ed efficiente, non è e non sarà mai a costo zero... e se passi da Spagna a Catalogna (o da Regno Unito a Scozia o da Italia a Lombardia) questo stato/amministrazione cambierà nome e dimensione ma continuerà a esistere... quindi un'entità centrale sopra di te ci sarà sempre.

A parte il fatto che esistono cose come infrastrutture e progetti nazionali o sovraregionali, ma anche come solidarietà, condivisione, sostegno reciproco e simili.

A parte ciò... mi sono sempre chiesto come non ci si possa rendere conto che un'argomentazione simile è un'arma a doppio taglio. E l'altro lato della lama è forse il più affilato.

Cosa voglio dire?

Torniamo al nostro amico catalano.
Lui vuole lasciare la Spagna, così il 100% delle sue tasse rimane in Catalogna. Va bene, allora facciamo la Catalogna indipendente.

Ora però gli abitanti della provincia di Tarragona (la provincia più meridionale tra le quattro catalane) si accorgono che solo l'80% delle tasse che pagano (locali tarragonesi o nazionali catalane che siano) restano/ritornano nella provincia. E no! Non è giusto!
E allora "Diputaciò de Tarragona" indipendente! Via dalla Catalogna, via da Barcellona!
Bene, ora finalmente tutti sono contenti: tutte le tasse pagate dai tarragonesi rimangono nella provincia di Tarragona.

Sicuri, sicuri?
Troppo facile! A un certo punto gli abitanti della comarca (divisione amministrativa al di sotto della provincia) "Baix Camp" si rendono conto che solo l'80% delle loro tasse ritornano/rimangono nella loro comarca... e allora... "Baix Camp" indipendente! Via dalla Diputaciò, via da Tarragona!

Però poi il comune di Cambrils...
Però poi il quartiere di La Vila...
Però poi la Rambla Jaume I...
Però poi il condominio al numero 25...
Però poi l'appartamento al numero 3...

Insomma, alla fine ogni catalano rimarrà da solo, chiuso nella sua stanzetta, visto che l'unico modo di vedere il 100% di tasse ritornare a chi le paga è solo quello di pagarle a sé stessi spostando semplicemente i soldi da una tasca all'altra.

Quindi, a meno di voler rimanere appunto un essere umano solo, completamente staccato da ogni altro essere umano, avrai sempre bisogno di un'entità - per quanto piccola - sopra di te, caro amico catalano (o lombardo o bavarese o corso o che altro tu sia).
E questa entità avrà bisogno di una parte - per quanto piccola - delle tue tasse per poter funzionare.
E tu - sì, tu, proprio tu che ti lamenti - avrai bisogno che lei ci sia e che funzioni.

Quindi, se vuoi l'indipendenza, trova ragioni più valide.
Quella fiscale non regge, anche se è quella che fa più presa sugli ignoranti.

Saluti,

Mauro.

domenica 6 luglio 2014

Senati d'Europa

Uno dei temi che dominano in questo momento la stampa e la politica italiana è la riforma del Senato.
Con la proposta renziana-berlusconiana di farne una Camera non elettiva, bensì nominata.

Premessa: io sono per l'elettività. Ogni organo legislativo (come appunto le Camere o, a livello locale, i consigli regionali e comunali) per me deve essere elettivo. Punto.
Quindi io personalmente, piuttosto che avere un Senato nominato, preferirei addirittura un sistema monocamerale (anche se uno bicamerale ben organizzato e ben funzionante dà più garanzie di democrazia).

Ma lasciamo perdere le mie preferenze, non è di questo che voglio parlarvi oggi.

Voglio parlarvi di come sono i Senati in giro per l'Unione Europea. Non perché siano necessariamente migliori del nostro (in certi casi, vedasi Regno Unito per esempio, sono anzi decisamente peggiori) ma perché anche in questo caso si parla tanto di Europa ma poco se ne sa.

La prima scoperta è che nei più importanti paesi europei (Regno Unito e Germania in tutto e per tutto, Francia in maniera dissimulata) il Senato non è elettivo.

Regno Unito
Quello che da noi è il Senato, nel Regno Unito è la Camera dei Lord (House of Lords).
Se ragioniamo in termini moderni la Camera dei Lord è un anacronismo (e in fondo anche una vergogna): membri (aristocratici) di diritto ereditari, membri di diritto per cariche religiose, membri nominati direttamente dalla corona britannica... l'unica elettività è quella interna ai nobili (i "pari") per decidere in alcuni casi quale nobile debba prendere il posto di un nobile parlamentare deceduto.

Germania
Il Senato tedesco si chiama ufficialmente Consiglio Federale (Bundesrat).
Non è certo un'assemblea nobiliare e anacronistica come la Camera dei Lord britannica (del resto la Germania è una repubblica e non una monarchia) ma è comunque non elettivo.
I suoi membri vengono nominati dai governi dei singoli stati federali (Länder) e sono rappresentativi dei governi degli stessi (cioè ogni stato federale invia al Bundesrat solo rappresentanti dei partiti che ivi governano, nessun rappresentante delle opposizioni regionali, per quanto forti).
Ciò significa che, a causa della diffusa (anche in Germania) dissociazione tra voto locale e voto nazionale e del fatto che il peso dei vari Länder nel Bundesrat non è veramente proporzionale alla popolazione, spesso il Bundesrat non rappresenta veramente (talvolta proprio per niente) il peso nazionale dei partiti.

Francia
In Francia abbiamo il Sénat. Quindi almeno come nome sembra corrispondere alla situazione italiana. Ma, appunto, solo nel nome.
Il Sénat sembra elettivo, ma lo è solo in maniera indiretta. Infatti i suoi membri non vengono eletti dai cittadini, ma dai rappresentanti degli enti locali (dipartimenti e comuni) e dai membri dell'Assemblea Nazionale (corrispettivo della nostra Camera dei Deputati).

Spagna
Qui il Senato (Senado) è eletto direttamente come in Italia (anche se, contrariamente all'Italia, non vi è correlazione tra popolazione e numeri di eletti, in Spagna ogni provincia, a parte isole e territori esterni, ha diritto allo stesso numero di senatori).

Paesi Bassi
Il Senato neerlandese (Eerste Kamer der Staten-Generaal o popolarmente Senaat) viene eletto dai consigli provinciali, quindi è indirettamente elettivo, come il Senato francese (con la differenza che nei Paesi Bassi non lo votano anche i membri dell'altra Camera).

Svezia
Qui il problema non si pone: dal 1970 la Svezia ha un sistema monocamerale.

Austria
Per il Senato austriaco (Bundesrat) si veda quanto scritto per quello tedesco. Il sistema è di fatto identico.
L'unica differenza è che i membri del Senato tedesco hanno vincolo di mandato, quelli del Senato austriaco no.

Grecia
La Grecia ha sempre avuto un sistema monocamerale.

Belgio
Il Senato belga (Senaat in neerlandese, Sénat in francese) è come tante altre cose in Belgio un caso più da psichiatria che da politica :-)
Infatti si compone di tre categorie di senatori:
1) senatori eletti a suffragio universale (come in Italia);
2) senatori nominati dai consigli regionali (come in Germania);
3) senatori nominati dai senatori di cui ai punti 1 e 2 (come da nessun'altra parte al mondo, almeno che io sappia).

Repubblica Ceca
Il Senato ceco (Senát) viene eletto a suffragio universale, in maniera molto simile a quello italiano (a differenza dell'Italia però non può essere sciolto dal Presidente della Repubblica).

Conclusioni
Mi sono limitato a una scelta dei più importanti paesi dell'Unione Europea, ma credo basti a dimostrare che un Senato veramente elettivo è decisamente più l'eccezione che la regola.
Anche se in questo caso io, come detto, preferisco l'eccezione.

Saluti,

Mauro.

giovedì 19 giugno 2014

Moria di campioni

Nel 1998 la Francia vinse i mondiali di calcio.
Al mondiale successivo, nel 2002, uscì ingloriosamente al primo turno (senza segnare neanche una rete oltretutto).

Nel 2006 l'Italia vinse i mondiali di calcio.
Al mondiale successivo, nel 2010, uscì ingloriosamente al primo turno (soprattutto per l'errore di Lippi di scegliere Marchetti e non De Sanctis quando si infortunò Buffon).

Nel 2010 la Spagna vinse i mondiali di calcio.
Al mondiale successivo, quello attuale del 2014, la Spagna è già uscita molto più che ingloriosamente anche se il primo turno non è ancora finito.

Vincere il titolo sembra non portare bene ultimamente...

Comunque tra la Spagna e le altre c'è una grande differenza.
Francia e Italia avevano vinto meritatamente e hanno pagato errori successivi al mondiale vinto.
La Spagna non ha mai meritato... la vera Spagna è veramente quella del 2014.
E per questo vi dico: in futuro vedremo di nuovo Italia e Francia in alto, la Spagna in alto non la vedremo mai più.

Saluti,

Mauro.