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giovedì 9 ottobre 2025

La Serie A in Australia

Ne avrete sentito parlare tutti, o comunque in molti: a inizio febbraio la partita del campionato italiano di Serie A tra Milan e Como si giocherà (salvo retromarce dell'ultimo minuto) a Perth, in Australia.

La scusa ufficiale è che purtroppo lo stadio di Milano (San Siro o Meazza, a seconda del nome che preferite) sarà occupato dalla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.
Il motivo vero: soldi.
Infatti se il problema fosse stato solo sportivo c'erano una sacco di possibilità di spostare la partita in un altro stadio italiano (o, ancora più semplice, invertire andata e ritorno tra Milano e Como).

A parte ciò (cioè che non ci sono ragioni per andare all'estero, tanto meno dall'altra parte del mondo), mi ha colpito una certa cecità da parte di certi tifosi che hanno sostenuto che, dato che la Supercoppa italiana è già stata giocata più volte all'estero, non vedono la differenza, il problema.

Premesso che io non approvo neanche la Supercoppa all'estero, le differenze ci sono. Eccome se ci sono.
Primo: la Supercoppa è un trofeo secondario, non ti dà accesso a nessuna coppa europea (anche perché se arrivi a giocarla significa che hai già il pass per dette coppe), non ha il prestigio di uno scudetto o neanche di una Coppa Italia.
Ma soprattutto, secondo: la Supercoppa non viene falsata se la giochi a 10000 km o più dall'Italia , si tratta di un torneo giocato al massimo in due partite e tutte e due nello stesso posto. Il campionato invece lo falsi, visto che almeno alla prima partita dopo il ritorno dall'Australia, Milan e Como non saranno al massimo, tra jet lag, mancati allenamenti, stress, e ciò favorirà i loro avversari, falsando appunto il campionato.

Saluti,

Mauro.

martedì 5 dicembre 2023

Il giorno che l'arbitro segnò

Chiunque sia un appassionato di calcio sa che l'arbitro per quanto riguarda i contatti col pallone va trattato come fosse un palo, una traversa o una bandierina.
Cosa significa questo?
Che a essere significativo è l'ultimo giocatore che ha toccato la palla, non l'arbitro.

Mi spiego con due esempi.
1) Io faccio un lancio, la palla colpisce per caso l'arbitro e finisce in fallo laterale. Io sono stato l'ultimo giocatore a toccare il pallone, quindi è rimessa laterale per la squadra avversaria.
2) Io tiro, la palla colpisce l'arbitro e finisce in gol. Io sono stato l'ultimo giocatore a toccare il pallone, quindi il gol viene registrato come mio anche se la deviazione arbitrale dovesse essere stata decisiva.

I tocchi dell'arbitro sono però rari, rarissimi.
E ancora più rari quelli che possono risultare decisivi. Generalmente (almeno nel 99,9% dei casi) i rari casi di tocchi arbitrali riguardano sfioramenti che non provocano deviazioni percettibili della traiettoria del pallone.

Però in Italia ci fu un arbitro che veramente segnò, anche se non potè registrarsi nel tabellino dei marcatori, ovviamente.
La sua deviazione, per quanto involontaria, fu decisiva.
Si trattò di Ceccarini, nella partita Inter-Lazio 5-2, Coppa Italia 1998/99, che "segnò" il gol del 4-2.


Minuto 01:48 del video.

Però nella storia come marcatore sul tabellino rimarrà Zé Elias, in quanto l'arbitro... è un palo o una traversa, non un giocatore.

Saluti,

Mauro.