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martedì 14 ottobre 2025

È tuo dovere spiegarti

Ogni volta che un politico la fa fuori dal vasino (ultimo caso Roccella su Auschwitz e le "gite") spunta il classico "sono stato frainteso/a".
E accanto a ciò arriva la schiera  dei difensori d'ufficio che cercano di spiegare che la persona in questione ha detto tutt'altro e quindi sono tutti i lettori/ascoltatori che interpretano male.

Premetto: ci sta che chi legge/ascolta fraintenda o interpreti male.
È umano, capita.

Ma le difese che ho descritto all'inizio rimangono comunque sbagliate.
Anzi, detto educatamente, rimangono cazzate.

Perché?

Punto primo.
Se sei in buona fede e veramente ritieni che il tuo pensiero sia stato frainteso non parti a spada tratta col "sono stato frainteso", ma cerchi di correggere con "non mi sono spiegato"/"mi sono espresso male".
Se parti con "sono stato frainteso" di fatto ammetti la tua colpa cercando però di scaricarla su chi ti ha letto/ascoltato.

Punto secondo.
Se la persona in questione avesse detto tutt'altro spunterebbero anche suoi nemici a sottolinearlo (e spesso è infatti successo), visto che accusarla senza basi sarebbe solo un autogol.
Se solo "amici" cercano di ribaltare ciò che ha detto... significa che lo ha detto (e ha inteso) veramente.

Saluti,

Mauro.

venerdì 17 agosto 2018

Quando non ci si capisce

Se tu dici una cosa e le persone a cui la dici, o che comunque la sentono o leggono, ti capiscono male, cosa significa questo?

Le persone intelligenti sanno che generalmente i nostri pensieri sono più articolati delle nostre parole, cioè che dietro le parole che dico ci sta (non sempre, ma generalmente) decisamente di più di quelle parole stesse. Il pensiero è molto più veloce della lingua... tu pensi cento parole nel tempo in cui al massimo riesci a dirne dieci.

Quindi il primo pensiero di una persona intelligente è quello di non essersi spiegato bene. Sempre (anche quando in realtà sa di essersi spiegato benissimo).
Per questo la persona intelligente prova a spiegarsi con altre parole, cercando di articolare in maniera più completa il proprio pensiero.

Se anche in questo caso la comprensione non arriva, il secondo pensiero della persona intelligente è che tra lui e l'interlocutore (o gli interlocutori) ci sia una differenza culturale che li fa parlare due linguaggi diversi, anche se nella stessa lingua.
E quindi prova a cambiare ancora il proprio modo di esprimersi.

Solo se anche in questo caso, al terzo tentativo, la cosa non funziona la persona intelligente pensa che il problema non sia lui, ma l'interlocutore.
E rinuncia (o lo manda al diavolo, il che in fondo è lo stesso).

Questo a meno di non essere arroganti depositari della verità assoluta e della chiarezza assoluta. E che quindi tutti quelli che non sono stupidi idioti devono capirvi subito.
Ma, credetemi, in quel caso siete sì arroganti, ma per il resto depositari di un bel nulla. Anzi, siete totali ignoranti.

Saluti,

Mauro.