giovedì 9 ottobre 2025
Che ci crediate o no, non esistono ancora
domenica 15 dicembre 2024
Chiudere il nucleare significa tornare al carbone
mercoledì 2 marzo 2022
Pensieri sui problemi delle transizioni e delle rinnovabili
Tra i temi fondamentali del dibattito attuale causato dal cambiamento climatico ci sono - oltre ovviamente alle fonti rinnovabili (fonti, non energie!) - le due transizioni: energetica e digitale.
Qui voglio proporvi qualche mio pensiero sparso al proposito.
Non sarà un articolo unitario come normalmente cerco di scrivere qui sul blog, ma piuttosto una serie di spunti, in parte slegati tra loro, che spero possano stimolare la discussione o almeno darvi da pensare.
E, prima di fraintenderci: questo non è un articolo scientifico. Sono miei pensieri, nati da un dialogo su Twitter con Mirella Castigli.
Buona lettura.
Transizione energetica
1) Si parla spesso di fotovoltaico sui tetti. Ingenuità. Basterebbe solo per una minima frazione delle necessità. E oltretutto non su tutti i tetti si possono mettere pannelli. È qualcosa, in fondo, per sentirsi ecologici, non per esserlo veramente.
2) L'idrogeno è senza se e senza ma parte del futuro energetico, non è il futuro tout court, ma è parte importante di esso. Ma non va dimenticato che l'idrogeno non si trova libero in natura, va prodotto (mediante separazione dell'acqua, per esempio).
3) Uno dei più grandi problemi di eolico e fotovoltaico è e sarà lo stoccaggio. Certo il miglioramento tecnologico degli accumulatori e di altri strumenti migliorerà molto la situazione, ma a livello di rinnovabili il più efficiente metodo di stoccaggio rimarranno sempre i bacini idrici.
4) Collegato al problema stoccaggio c'è anche il problema del trasporto dell'energia. Si parla di cavi sottomarini. Giusto, ottima scelta e tecnologicamente provata... ma come porti i cavi sottomarini, per esempio in Baviera o Alto Adige? Ti serviranno sempre gli elettrodotti... e gli elettrodotti scatenano i NIMBY (lo vedo qui in Baviera, dove c'è una forte protesta contro l'elettrodotto che dovrebbe portare qui l'energia prodotta con l'eolico nel nord per sostituire il nucleare che sta chiudendo).
5) Eolico offshore... in mari come il Mare del Nord è una vera risorsa. Ma nel Mediterraneo? Non basta vedere se c'è vento o meno. Nel Mediterraneo i fondali sono velocemente profondi e molto spesso sono pura roccia. Un'impresa tecnologica non da poco piantarci le torri eoliche. E un'impresa distruttiva dei fondali, soprattutto.
Transizione digitale - Net Zero
6) Non bisogna dimenticare le questioni sociali legate alla questione climatica: non solo clima, ma migrazioni "ecologiche". In futuro saranno sempre più le migrazioni dovute al cambiamento climatico e meno (anche se oggi suona strano) quelle dovute alla povertà in senso classico.
7) Uno dei punti di cui si parla tanto è la Carbon Capture and Storage (CCS). Obiettivamente è utile, utilissima, va sviluppata con tutte le forze... ma non è risolutiva. Ha i suoi limiti (quantitativi più che qualitativi). A mio parere la priorità va comunque sempre posta sulle emissioni.
8) La conservazione e l'infrastrutturazione sono in realtà le sfide maggiori nella transizione (sia digitale che energetica). Paradossalmente la produzione è al momento il problema minore, essendo più quantitativo che qualitativo. Stoccaggio e trasporto invece...
9) High Performance Computing... bellissima cosa (e da fisico mi fa brillare gli occhi 😉), ma è da prendere con le molle: è energivora e quindi potenzialmente dannosa. Pensiamo per esempio all'hype sulla blockchain (il cui uso principale oggi riguarda le valute virtuali): è assolutamente energivora. Se non si trova il modo di rendere i supercomputer meno energivori... risolviamo un problema creandone due dall'altra parte.
10) Poli di eccellenza. In realtà in Italia già li abbiamo (IIT, PoliMi, Pisa, per esempio) ma non li consideriamo. E non solo dal punto di vista dei finanziamenti. C'è poca considerazione politica, ma soprattutto (purtroppo) poca considerazione sociale nei loro confronti. Senza considerazione sociale chiudiamo la scienza in una torre d'avorio... ma la chiudiamo noi dall'esterno, non è la scienza a chiudersi. E inoltre in Italia non riusciamo a fare rete.
11) E-Mobility. Ci lavoro. È obiettivamente il futuro, ma ha senso solo cambiando alla svelta il modo di produrre energia (e per farlo non basta impiantare un paio di pale eoliche e montare un paio di pannelli solari). Se no è solo un modo per spostare il problema da un punto di vista geografico, non per risolverlo.
Fonti rinnovabili
12) Il mondo sta sottovalutando alla grande il geotermico. E col mondo anche l'Italia... eppure ne abbiamo tanto e siamo stati pionieri (mai sentito parlare di Larderello?).
13) Per quanto riguarda l'eolico non si deve dimenticare che abbisogna di tanto, tanto cemento (e anche asfalto per quello onshore: servono le strade per raggiungere le pale per la manutenzione e altro).
14) Il solare ha anche un problema di cui si parla molto poco (quasi nulla, in realtà): i pannelli non sono eterni e a fine vita parte di essi vanno trattati come rifiuti speciali. Non puoi buttarli nel bidone dell'indifferenziato.
15) Alla fine il sistema più semplice ed efficace (sia per la produzione che per lo stoccaggio dell'energia) rimane l'idroelettrico... ma costruire i bacini significa danneggiare (o comunque modificare) i biotopi locali.
16) Il nucleare spesso viene visto male anche da chi lo considera pulito e non pericoloso. A causa dei costi. Pochi però sanno che una parte non indifferente dei costi è di tipo assicurativo. E non per il rischio di incidenti tipo Chernobil o Fukushima, bensì per il rischio terrorismo (e sono costi nati con le proteste e gli attacchi degli ambientalisti alle centrali e ai trasporti delle scorie... non certo col terrorismo islamico, sovranista o simili).
17) Insomma, bisogna rendersi conto che una fonte di energia veramente verde alla fine non esiste. Esistono solo fonti di energia più o meno grigie.
Saluti,
Mauro.
domenica 17 settembre 2017
Vi pare poco aver evitato una guerra nucleare?
È morto a maggio, in silenzio come era vissuto e quindi ce ne accorgiamo solo ora.
Lui sì che avrebbe meritato il Nobel per la pace, altro che Obama o Suu Kyi.
Del resto... vi pare poco aver evitato una guerra nucleare?
Saluti,
Mauro.
giovedì 6 agosto 2015
A settant'anni da Hiroshima
La prima su un bersaglio vero, non per un test nel deserto.
Se pensiamo alla potenza delle bombe atomiche o nucleari presenti negli arsenali attuali, la bomba di Hiroshima (nonostante lo strascico di morte che ha lasciato) sembra poco più di un giocattolo.
Ma lasciatemi dire un'eresia (del resto questo blog si chiama "Pensieri eretici"...): meno male che le bombe del dopoguerra erano/sono così potenti.
Se fossero state paragonabili a quelle di Hiroshima e Nagasaki credo che le varie potenze (o presunte tali) nucleari non si sarebbero fatte tanti problemi a usarle nell'una o nell'altra guerra succedutesi in questi decenni.
Invece, con le potenze raggiunte, dette potenze hanno probabilmente anche avuto paura dell'imprevedibilità delle conseguenze (tutte le bombe nucleari hanno lo scopo di scatenare effetti incontrollabili, ma il desiderio dei comandi militari e politici è che questi effetti siano sì incontrollabili ma anche prevedibili... e gli effetti della maggioranza delle bombe di grande potenza non sono mai stati testati, solo simulati).
Prima che qualcuno si metta a pignoleggiare: incontrollabile ma prevedibile non è una contraddizione... incontrollabile è qui inteso nel senso di non bloccabile o limitabile. Ma può tranquillamente rimanere prevedibile.
Saluti,
Mauro.
P.S.:
Per chi fosse interessato, qui scrissi quante bombe atomiche o nucleari sono esplose sulla Terra in questi settanta anni.
sabato 21 marzo 2015
Il nostro cibo nucleare
Saluti,
Mauro.
martedì 19 aprile 2011
OGM e nucleare a tavola
Oggi voglio raccontarvi una piccola storia esemplare. Una storia che sembra quasi inventata, visto che è ignorata dalla maggioranza della gente, pur riguardandoci un po' tutti e pur non essendo mai stata nascosta o taciuta. Anzi, è una storia ben documentata.
È la storia del grano "Creso", una delle varietà di grano duro più coltivate in Italia.
La ricerca nucleare (poi capirete cosa c'entra col grano) in Italia nasce ufficialmente nel 1952 e il primo laboratorio nazionale nasce nel 1959 alla Casaccia, vicino a Roma (qui alcuni cenni storici).
All'interno di questi laboratori (come anche altrove nel mondo) non si faceva (e tuttora non si fa) solo ricerca nucleare "classica", ma vi erano e vi sono molte attività interdisciplinari.
Un esempio di queste ricerche furono le attività di Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, agronomo. Sì, avete letto proprio bene: agronomo.
E che ci faceva un agronomo in un centro nucleare? Per esempio, nel 1974 irradiava semi di grano "Cappelli" con radiazioni X per modificarlo geneticamente e creare, appunto, il grano "Creso", la varietà più diffusa oggi in Italia.
Questo grano è molto usato soprattutto per la produzione di pasta, che noi italiani (e non solo) quotidianamente mangiamo, senza avere mai subito problemi sanitari o ambientali (c'é una discussione aperta sul possibile aumento dei casi di celiachia, ma questa malattia ha a che fare col glutine - presente di natura nei cereali - e non è comunque limitata a questo tipo di grano).
Nessun ambientalista ha mai contestato questo tipo di grano e ci sono addirittura coltivazioni con l'etichetta "bio".
Ma se OGM e nucleare fossero veramente così pericolosi, allora dovremmo smetterla di mangiare pasta...
E, come già premesso, non c'è nessun complotto industriale e/o politico per nascondere questa storia. Anzi, la storia è ben nota e conosciuta (anche come storia di eccellenza scientifica).
Strano mondo quello in cui viviamo.
Saluti,
Mauro.
mercoledì 16 marzo 2011
Sono fusi
Una delle notizie più gettonate è che il nocciolo (cioè il cuore radioattivo) della centrale abbia cominciato a fondersi.
Premettiamo: è molto probabile (oserei dire al 99,9%) che sià così, però per ora l'affermazione è frutto di stime e calcoli, non di osservazione o misurazione diretta.
Il problema è che molti articoli (oserei dire quasi tutti) sia in Italia che in Germania (i due paesi di cui seguo quotidiamente l'informazione) danno la notizia in maniera tale da portare la gente a pensare che nel cuore della centrale di Fukushima si sia innescata una reazione di fusione nucleare.
Assolutamente no. Non è cominciata nessuna fusione nucleare. Né comincerà mai.
La fusione nucleare è fattibile (per limitazioni fisiche ed energetiche) solo con atomi leggeri (l'elemento più pesante finora usato nelle ricerche è il Boro, di peso atomico 10,811 amu, generalmente arrotondato a 11).
La fusione nucleare avviene nel cuore delle stelle e l'uomo finora la ha riprodotta concretamente solo nella bomba all'idrogeno, mentre a livello civile sono in corso le ricerche per poterla usare come fonte di energia (vedasi progetto ITER).
La centrale di Fukushima, come ogni altra centrale al mondo, è una centrale a fissione, cioè lavora con la "rottura" degli atomi e non facendoli fondere. Per questo usa (come le bombe atomiche "classiche") elementi pesanti (come l'uranio, peso atomico 238 nella versione più abbondante, 235 l'isotopo usato nelle centrali, o il plutonio, peso atomico rispettivamente 244 e 239, quindi come vedete 23-24 volte più pesanti dell'elemento più pesante usato per la fusione).
Quindi, dimenticatevi la fusione nucleare.
La fusione di cui si parla è la cosiddetta fusione del nocciolo.
A causa delle altissime temperature raggiunte dal materiale radioattivo dovute al fallimento del sistema di raffreddamento è cominciata una "normalissima" fusione dei materiali che compongono l'involucro del nocciolo, le barre di moderazione ed eventualmente il combustibile stesso.
La stessa fusione - come principio - che vedete nelle acciaierie quando negli altiforni viene fuso il metallo, per esempio.
Il problema in questo caso è quali materiali si fondono: materiali naturalmente radioattivi e materiali naturalmente non radioattivi ma contaminati.
Cosa comporta ciò? Questi materiali ormai fluidi (almeno in parte, e qui è la parte fluida il grosso problema, non quella rimasta solida, sperabilmente maggioritaria) colano nel terreno (più propriamente, percolano) e nelle acque circostanti contaminandole a loro volta.
Il terreno diventa radioattivo (chiaramente in misura molto minore rispetto ai materiali contaminanti di partenza, ma comunque al di sopra di ogni livello di sicurezza) e contamina a sua volta le piante e gli animali che le mangiano e l'acqua pure provocando contaminazione dei pesci.
Quale estensione geografica e quale livello di radioattività può raggiungere questa contaminazione è difficile da stabilire a tavolino, visti i tanti fattori in gioco. La situazione andrà monitorata nel corso del tempo.
Cinicamente possiamo comunque dire che nella sfortuna ci sono state due piccole fortune:
1) La contaminazione del terreno sta avvenendo su un'isola, quindi per quanto si diffonda incontrerà limiti geografici oltre cui non può andare;
2) La contaminazione dell'acqua, quando arriverà al mare, arriverà nel più grande mare del mondo (l'oceano Pacifico) e quindi si diluirà molto di più e il livello di contaminazione diminuirà più velocemente di quanto succederebbe, per esempio, nel mar Mediterraneo o in quello dei Caraibi.
Saluti,
Mauro.
lunedì 8 febbraio 2010
Balle e nucleare
Peccato però che tale referendum non si sia mai tenuto.
L'8 e 9 settembre 1987 si tenne una consultazione popolare su cinque diversi quesiti referendari.
Due di essi riguardavano la responsabilità civile dei giudici e l'abolizione della commissione inquirente, due temi di cui qui non è mia intenzione parlare.
Gli altri tre riguardavano sì il nucleare... ma in termini completamente diversi da quanto ci si voglia far credere.
Per capirli leggiamo i testi dei tre quesiti di allora.
1
Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti? (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle aree suscettibili di insediamento", previste dal 13° comma dell'articolo unico legge 10/1/1983 n.8)
In pratica si chiedeva chi dovesse avere più potere decisionale, se il governo centrale o le autorità locali.
2
Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone? (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "l'erogazione di contributi a favore dei comuni e delle regioni sedi di centrali alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi", previsti dai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 della citata legge).
In pratica si aboliva il diritto (non solo per il nucleare, ma anche per il carbone e le cosiddette energie alternative) degli enti locali di ricevere contributi finanziari per la presenza delle centrali.
3
Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all'estero? (questa norma è contenuta nella legge N.856 del 1973, che modificava l’articolo 1 della legge istitutiva dell’ENEL).
In pratica l'ENEL doveva rimanere - almeno per quanto riguarda il nucleare - una società locale e non globale.
Conclusioni
Chiunque tira fuori argomenti legali per contestare la reintroduzione del nucleare in Italia o è male informato o è in cattiva fede.
Si possono usare contro il nucleare argomenti tecnici, di buon senso, politici (io personalmente, pur essendo in generale favorevole al nucleare, rabbrividisco a pensare che un programma nucleare - o energetico in generale - possa essere messo nelle mani di gente come Scajola) o altro... ma non esistono argomenti legali o referendari contro di esso.
Saluti,
Mauro.
P.S.: Osservazioni
È interessante fare alcune osservazioni sui quesiti referendari di cui sopra.
1) Il primo quesito dovrebbe piacere moltissimo alla Lega Nord, in quanto fornisce più poteri decisionali sul tema agli enti locali, cioè una cosa in perfetto stile federalistico. Invece la Lega contesta tutti i quesiti di allora...
2) Votando sì al secondo quesito gli italiani hanno "castrato" comuni e regioni... infatti il nucleare (anche quello potenziale/previsto e non ancora realizzato nel 1987) è stato di fatto nel tempo sostituito dal carbone (per inciso, la fonte più inquinante in assoluto) e oggi dovrebbe venire sostituito da eolico, solare, ecc. Ma il referendum ha cancellato la compensazione per tutte le fonti diverse dagli idrocarburi (per gli idrocarburi compensazioni non ce ne sono mai state), ha quindi tolto risorse finanziarie agli enti locali.
3) Il sì al terzo quesito non è mai stato rispettato, infatti l'ENEL ha continuato a partecipare a progetti nucleari sia di ricerca che commerciali all'estero. E non mi risulta che gli ambientalisti si siano mai lamentati troppo, anzi...
4) Ai tempi dei referenda ci fu una grande campagna da parte di verdi e movimenti ambientalisti, ma allora essi in Italia erano piccoli e poveri... dove trovarono i soldi per tanta campagna referendaria? Io dico solo che chi ci guadagnò - almeno a livello immediato - furono i petrolieri... e i petrolieri soldi ne avevano...
