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venerdì 17 luglio 2026

Non basta avere ragione

In una discussione è importante capire chi ha argomenti e chi no. Anzi è fondamentale, non solo importante. Però è importante anche come detti argomenti vengono usati. Se uno pretende di avere ragione a priori e a prescindere... finisce dalla parte del torto anche se avesse veramente ragione.

Saluti,

Mauro.

sabato 4 luglio 2026

Vincere non è aver ragione

Purtroppo spesso si confonde l'aver ragione col vincere.
Ragione la si ha quando si portano fatti, dati e argomenti che la supportano e che sono più pesanti di quelli di chi vi contrasta.
Vincere lo si ottiene invece quando si urla di più di chi vi contrasta e si conquistano con le urla gli "spettatori".
E purtroppo oggigiorno le urla pesano di più di fatti, dati e argomenti.
Ma "vincere" a questo modo non vi rende veri vincitori. Vi rende solo persone di merda (e i vostri sostenitori anche). Sappiatelo.

Saluti,
Mauro.

lunedì 6 ottobre 2025

Quando l'interlocutore non è interessato a discutere...

...ma a provocare, a cercare la rissa verbale.
(Storia vera).

Io faccio un'affermazione. Magari perentoria, magari in toni un po' da saputello. Ma parlo chiaro, non faccio giochetti, torto o ragione che abbia.
Dico chiaramente quel che penso e quel che so.
Uno, che prima nella stessa discussione aveva sostenuto di sapere tutto dall'interno, ma senza dire cosa sapeva, mi attacca.
Ma non con argomenti, correggendo la mia affermazione. Mi attacca personalmente, continuando però a non dire nulla. Tranne che "lui sa".
Ecco, anche se la mia affermazione fosse stata la più gran cagata della storia e i miei toni sbagliati, questo atteggiamento parla comunque di lui, non di me.

E lui lo sa, anche se gonfia il petto perché si sente vincitore, visto che io - dopo aver argomentato (contrariamente a lui) - ho chiuso, rifiutando la caciara, la rissa verbale.

Saluti,

Mauro.

domenica 13 aprile 2025

Avevo ragione io

"Avevo ragione io" è una brutta frase, suona arrogante o per lo meno da saputello.
Però in questo caso è l'unica frase che posso scrivere, dire.

Nel 2013 a Berlino nacque l'AfD (Alternative für Deutschland, in italiano Alternativa per la Germania).
Venne definito il "partito dei professori" perché fondato da alcuni accademici di destra, nazionalisti. Però, questa la vulgata dell'epoca, moderati.
Io dissi subito: attenti, questi sono neonazisti, nonostante le apparenze.
E venni sbertucciato da chi era cascato nel trucco della maschera moderata. Anche qui sul mio blog venni contestato quando scrissi sul tema.

Nel 2014 poi nacque a Dresda PEGIDA (Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes, in italiano Europei patriottici contro l'islamizzazione dell'Occidente), movimento esplicitamente populista di estrema destra basato su visioni razziste e nazionaliste.
E io dissi che PEGIDA era il braccio "di strada" dell'AfD (oppure che l'AfD fosse il braccio politico di PEGIDA).
E di nuovo venni contestato perché le due entità non avevano collegamenti legali, erano burocraticamente separate.

Ma poi, alle elezioni del 2017, ci fu un ulteriore scivolamento a destra del partito, dove gli elementi più estremisti presero totalmente il controllo.

Ma poi i rappresentanti del partito erano sempre in prima linea nelle manifestazioni di PEGIDA.

Ma poi si palesò la vicinanza con elementi dell'NPD (Nationaldemokratische Partei Deutschlands, Partito Nazionaldemocratico di Germania, ispirato esplicitamente all'NSDAP per propria ammissione).

Ma poi arrivò la corrente Die Flügel (L'ala) che dovette essere sciolta per neonazismo.

Ma poi anche la sezione giovanile (Junge Alternative, Alternativa giovane) dovette essere sciolta per provato anticostituzionalismo.

Ma poi molte sezioni regionali vennero messe sotto osservazione dai Servizi per lo stesso motivo e per tre di esse (Sassonia, Turingia e Sassonia-Anhalt) la cosa venne legalmente provata e certificata.

Ma poi cominciò a crescere la violenza, se non proprio il terrorismo, di destra (qui un splendido articolo al proposito del sito di indagine giornalistica Volksverpetzer, in tedesco, ma potete usare i traduttori in rete) senza mai condanne da parte del partito (vero anche che la stampa mainstream cerca per quanto possibile di evitare di parlare di questa violenza).

E tante altre cose.

E ora?
Molti cadono dal pero "scoprendo" quello che era già chiaro ed esplicito nel 2013/2014.
Altri continuano a mantenere il prosciutto sugli occhi per non vedere (come la CDU/CSU e buona parte della stampa).
E l'AfD continua a crescere (secondo partito nel Bundestag alle elezioni di febbraio) e a spostarsi sempre più a destra.

Saluti,

Mauro.

P.S.: Qui la versione tedesca.

lunedì 23 maggio 2022

Non siate sempre controcorrente

Essere controcorrente è una gran cosa quando si ha ragione.
Ma essere controcorrente non sempre significa aver ragione.
Anzi, lo significa raramente, purtroppo per noi.

Non siamo tutti Galileo.
Quasi nessuno di noi lo è.
La maggioranza di noi è solo presuntuosa e ignorante.
Sappiatelo.

Saluti,

Mauro.

lunedì 28 dicembre 2020

Ne siamo usciti peggiori

Qualche tempo fa stavo riflettendo sugli effetti della pandemia.

No, non quelli medici, ma quelli sociali (anche se onestamente e ovviamente le due cose sono legate).

Durante la prima ondata si pensava, si sperava che ne saremmo usciti migliori. Soprattutto si diceva (al di là di quel che si pensasse).
Io non ci ho mai veramente creduto, ma lo speravo.

Però, prima di andare avanti, cerchiamo di capire cosa significa "migliori" in questo contesto.

La maggioranza di voi risponderebbe: più solidali, più attenti agli altri, più disponibili. Tutte cose belle, giuste e auspicabili, vero. E anche necessarie. Ma comunque solo pannicelli caldi, nel contesto in cui ci troviamo.

Il vero "migliori" sarebbe stato uscire dalla prima ondata più razionali, più legati ai fatti e meno alle emozioni, più capaci di valutare non solo sul giorno dopo ma più in là, più capaci di separare il grano dal loglio, più capaci di valutare gli effetti delle nostre azioni (o non azioni).

Senza questo, solidarietà e altruismo sono solo toppe.

E come ne siamo usciti invece alla fine dalla prima ondata?

Male, nonostante le apparenze, nonostante i cori dai balconi, nonostante gli applausi al personale sanitario... appena si sono allentate le chiusure... liberi tutti! Tutto è permesso! Esisto solo io! Libertà, libertà, quaquaraquaquà!

Ne siamo usciti peggiori.

Prima che mi fraintendiate: non sto parlando solo dell'Italia, ma anche dell'Italia.
Quello che sto dicendo vale per tutta Europa (probabilmente per tutto il mondo, ma dell'Europa ne ho le prove, del resto del mondo no).

E la seconda ondata ce lo ha dimostrato.
Ondata che forse potevamo evitare ma di sicuro potevamo rendere molto più moderata.

Ma a parte questo (mi scusino i parenti delle vittime per l'apparente cinismo) la cosa più grave è un'altra, non il non aver evitato la seconda ondata.
La cosa più grave è che con la seconda ondata la razionalità è diminuita, la credenza nelle fake news è aumentata, il pensare egoistico è esploso e il complottismo pure.

Avevamo l'occasione di fare - grazie a una tragedia, purtroppo - un enorme passo avanti nell'evoluzione sociale.
Lo abbiamo fatto indietro.

E sto accusando esplicitamente noi singoli cittadini, non i governi.
I governi di stronzate ne hanno fatte, ma nessun governo (almeno qui in Europa) ha proibito ai cittadini di ragionare, di usare il buon senso.
Anzi, le misure più corrette decise dai governi sono spesso state le più contestate.

E sarà dura, molto dura recuperare, cambiare direzione di marcia.
La società e le singole persone si sono troppo incattivite, i fossati tra le varie posizioni si sono fatti troppo profondi.

OK.

Lo ho detto.
Mi sono sfogato.
Ora sono pronto alla shitstorm.
Scatenatevi pure.

Saluti,
Mauro.

sabato 17 dicembre 2016

Cuore e ragione

È molto amata (soprattutto da chi cita compulsivamente senza preoccuparsi di capire) la frase secondo cui il cuore ha ragioni che la ragione non conosce.

Ma delle (molto più numerose) ragioni della ragione che il cuore non conosce (e che né vuole né può conoscere) ne vogliamo parlare?

Saluti,

Mauro.