venerdì 8 maggio 2015

Lo sport più praticato in Germania 2

Vi avevo già parlato di quale è lo sport più praticato in Germania.

Detto sport ha raggiunto ora un nuovo record: nella notte tra lunedì e martedì è cominciato uno sciopero delle ferrovie che terminerà (forse) domenica prossima.

Mai visto uno sciopero così lungo in Germania (anche se talvolta ci sono stati scioperi, non solo nelle ferrovie, che duravano un giorno solo... ma che venivano effettuati per settimane un giorno sì e un giorno no).

Saluti,

Mauro.

venerdì 24 aprile 2015

Una domanda...

Care lettrici e cari lettori,

mi è venuta in mente una domanda da farvi.

Io gestisco un blog... ed è chiaro perché lo faccio: perché credo di aver qualcosa da dire e perché credo che questo qualcosa possa interessare (che questa mia convinzione sia corretta o meno non è importante, importante è che io la abbia).

Però... per quanto voi siate pochi, ci siete (se no non avrei motivo di scrivere)... e la domanda è: cosa vi spinge a leggermi?
Sinceramente, la cosa mi interessa.

Saluti,

Mauro.

lunedì 20 aprile 2015

Un piccolo mafioso ignorante... reprise

In fondo nei confronti di Fabrizio Miccoli ero stato garantista, se non addirittura buonista. E a quanto pare avevo torto (non avevo però torto nella previsione che avrebbe trovato senza problemi una nuova squadra: quella la ha trovata, anche se in una serie inferiore).

Quando vennero fuori sue frasi vergognose contro Falcone scrissi questo.

Ora la procura di Palermo sembra aver trovato qualcosa di peggio.

Saluti,

Mauro.

giovedì 16 aprile 2015

Libri da salvare!

Rilancio qui a tutti voi l'appello di Luisella Pacco.

Saluti,

Mauro.

domenica 12 aprile 2015

La leggenda del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto

Tutti conosciamo l'immagine del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: un bicchiere riempito fino a metà di un qualsiasi liquido apparirà all'ottimista mezzo pieno e al pessimista mezzo vuoto. Mentre colui che vorrà farsi vedere furbo e intelligente dirà che è mezzo pieno e mezzo vuoto.

Bene, tutti e tre i detti figuri contano solo delle palle. Tutti e tre credono a una leggenda metropolitana e la diffondono ulteriormente.

Esaminiamo le cose dapprima dal lato fisico.

Visto che noi non viviamo nel vuoto assoluto (anzi, anche in laboratorio l'essere umano è riuscito al massimo a creare un vuoto solo quasi assoluto e il famoso vuoto interstellare è tutto tranne che vuoto)... il bicchiere sarà sempre completamente pieno.

Il famoso bicchiere mezzo pieno (o mezzo vuoto) sarà infatti pieno per metà di liquido e per l'altra metà di aria.
Anche un bicchiere senza neanche una goccia di liquido al suo interno sarà sempre e comunque completamente pieno. Pieno di aria (o di altri gas se si trova in luoghi particolari).

E la cosa vale anche per l'interpretazione psicologica del bicchiere.

Quelli di noi che vedono il bicchiere mezzo pieno sono quelli che (a torto o ragione non è importante in questo contesto) ritengono di avere una vita piena, veramente vissuta, mentre quelli che lo vedono mezzo vuoto sono quelli che vedono la propria vita vuota, magari non fallita ma per lo meno noiosa.

No. Anche in questo caso è una leggenda metropolitana. La vita è sempre piena, perché - anche se magari non ce ne accorgiamo - accade sempre, costantemente qualcosa. Nella peggiore delle ipotesi il semplice respirare, che è comunque un'attività.

Il problema non è se vita e bicchiere siano pieni o vuoti.
Il problema è di cosa sono pieni, visto che entrambi sono sempre e comunque completamente pieni.

Saluti,

Mauro.

giovedì 9 aprile 2015

La lingua del gusto 3

Alla fine del 2010 e poi di nuovo nel 2013 vi raccontai di locali italiani in cui non entro perché offrono piatti "alla provinciale" oppure "lupo di mare" oppure "polipo".

Essendo onnivoro e non vegetariano (anzi, onnivoro tendente al carni-/pescivoro) dimenticai però un ulteriore punto che parla a sfavore dei locali italiani (o presunti tali) in Germania.
Quasi tutti i locali oggigiorno offrono piatti per vegetariani... però purtroppo molti locali italiani qui in Germania offrono pasta/pizza/insalata vegetaria.
Peccato solo che la parola (e i relativi piatti) vegetaria in italiano non esista.

Quindi, amici miei, se non siete vegetariani potete tranquillamente fregarvene, ma se siete vegetariani... vi consiglio di cercare locali che offrano pasta/pizza/insalata vegetariana e di evitare quelli (purtroppo la maggioranza) che offrono pasta/pizza/insalata vegetaria.

Saluti,

Mauro.

Prima puntata.
Seconda puntata.
Quarta puntata.

mercoledì 8 aprile 2015

La scienza dietro la Moka

Già da un paio di anni avevo in testa di spiegare come funziona, da un punto di vista scientifico, la classica Moka che tutti noi italiani abbiamo (o almeno abbiamo avuto) a casa.

Bene, a forza di pensarci ma non decidermi... sono stato fregato dal grande Dario Bressanini, che ha spiegato qui tutto quello che c'era da spiegare.

E meno male che mi ha fregato, visto che ha spiegato le cose in maniera molto più completa di quanto avrei saputo fare io ;-)

Saluti,

Mauro.

giovedì 2 aprile 2015

Ve lo ricordate l'agave?

Nel settembre 2011 vi raccontai del mio agave, che - secondo me - si stava prendendo gioco di me.

Bene, tre anni e mezzo dopo, l'agave - ormai avviato verso i dieci anni di età - è sano e robusto come non mai, continua a prendersi gioco di me e a lottare insieme a noi:


Saluti,

Mauro.

mercoledì 1 aprile 2015

Oggi era il primo aprile

E io non ho scritto nulla. Né un pesce d'aprile e neanche qualcosa di serio.

Perché? Molto semplice: perché ormai chiunque possegga almeno due neuroni e una sinapsi, il primo aprile non crede a nulla. Neanche alle notizie serie.

Se si vuole fare un pesce d'aprile intelligente, bisogna farlo il 31 marzo o il 2 aprile.
Se lo si fa il primo aprile... ci cascano solo quelli che hanno deciso a priori di cascarci. E non mi pare un gran successo per chi lo fa.

Saluti,

Mauro.

lunedì 30 marzo 2015

Troppe parole usate a sproposito

Molti di voi si saranno stupiti del fatto che io non abbia ancora scritto una singola riga sulla tragedia dell'aereo Germanwings della settimana scorsa.

I motivi sono semplicemente due:
1) Purtroppo ne stanno parlando tutti, soprattutto coloro che non hanno nulla da dire, quindi qualsiasi cosa scrivessi si perderebbe nel gran rumore di fondo;
2) Le indagini sono - nonostante le apparenze - di fatto agli inizi. L'unica cosa che sembra certa è che il copilota sia il responsabile... ma in quali termini concreti lo diranno le indagini. E sinceramente non mi va di scrivere qualcosa sulla base di così pochi fatti.

Però oggi ho letto l'articolo migliore sulla tragedia da quando è spuntata la responsabilità di Andreas Lubitz.
Migliore in assoluto, non migliore in Italia.
Poi, sui singoli punti, chiunque di noi può concordare o discordare, ma la profondità, la lucidità e la sostanza di quest'articolo non vanno sottovalutate. Anzi.
Scritto dalla bravissima Silvia Bencivelli.

Qui l'incipit (articolo completo cliccando sul link):

La tragedia dell’aereo della GermanWings è una di quelle cose su cui tutti hanno qualcosa da dire. Per chi si occupa di salute, e di comunicazione della salute, proprio qui sta il problema.
Più di dieci anni fa feci la tesi di master sul lessico della salute mentale trasportato nelle pagine di cronaca nera, dove in un attimo è tragedia della follia e in un attimo c’è il vicino di casa che, alternativamente, non poteva immaginare niente di simile o aveva avuto il sospetto di qualcosa che non andasse. [Prosegui la lettura]


Saluti,

Mauro.

domenica 29 marzo 2015

Quanto è credibile Wikipedia?

Almeno parlando di quella italiana...

Io ho frequentato il Liceo Scientifico "Leonardo da Vinci" a Genova tra il 1982 e il 1987. In quegli anni ebbi, per due anni, come insegnante di educazione fisica Giovanni Talami, famoso soprattutto per essere stato calciatore professionista con due anni nella Sampdoria capitanata dal futuro allenatore della Nazionale Claudio Marcello Lippi.

Perché vi racconto ciò?

Perché io ho fatto la maturità nel 1987 e, come detto, ho avuto Talami (splendida persona, per inciso) come insegnante per due anni... ma secondo Wikipedia Talami cominciò a insegnare educazione fisica dopo il 1989 (essendosi secondo Wikipedia iscritto in quell'anno all'ISEF, in realtà avrebbe dovuto cominciare nel 1992, avendo l'ISEF durata triennale):


Io, sinceramente, credo più alla mia esperienza personale che a Wikipedia ;-)

Saluti,

Mauro.

venerdì 27 marzo 2015

Una bolognese particolare

Chi mi conosce sa che io mangio spesso fuori casa.
Un po' per necessità lavorative (sono spesso in viaggio) un po' perché da single non è sempre divertente mangiare da solo a casa.

Quando sono nei ristoranti (sia quelli dove sono cliente fisso, sia quelli dove capito una volta o due per caso e basta) mi diverto anche a guardare come si comportano i clienti vari.

E ho notato che i clienti... sono alla fine la parte peggiore della gastronomia.

La maggioranza sono cafoni, ignoranti, prepotenti.
Cafoni: non sanno comportarsi a tavola.
Ignoranti: non sanno scegliere (e mangiare) i piatti, né tantomeno abbinare cibi e bevande.
Prepotenti: cuochi e camerieri non sono persone che ti servono, ma schiavi al tuo servizio.

(Riguardo all'ultimo punto qui in Germania c'è un detto: Der Kunde ist König, cioè Il cliente è re... peccato che molti clienti si credano non König ma Gott, cioè Dio).

Io dico solo: meno male che non lavoro in gastronomia... se no il ragù ragout per la bolognese lo farei non con carne di manzo ma con carne di cliente!

Saluti,

Mauro.

sabato 21 marzo 2015

Il nostro cibo nucleare

La prossima volta che vi venisse voglia di contestare OGM, nucleare, cibo e compagnia... prima leggetevi e imparatevi a memoria questo articolo della brava Alessandra Viola.

Saluti,

Mauro.

venerdì 20 marzo 2015

Ritornando su Change.org

Qualche tempo fa avevo cercato di farvi capire quanto inutili (e in realtà anche stupide) fossero le petizioni su Change.org. Qui l'articolo in questione.

Oggi ne ottengo una dismostrazione ulteriore: su Change.org sono state raccolte oltre un milione di "firme" contro la cacciata (giusta o sbagliata poco conta) di un conduttore televisivo dalla BBC. Qui un articolo al proposito.
E la "signorina" Elisa Finocchiaro considerava un successo l'aver conquistato 240000 "firme" per una questione politica seria (vedasi l'articolo citato all'inizio). Cioè meno di un quarto delle "firme" raccolte per salvare un conduttore televisivo ignoto ai più...

Sinceramente, ciò dimostra cosa veramente sia, a cosa veramente serva Change.org.
E ciò non è quello che Elisa Finocchiaro crede. Anzi è tutt'altro.

Saluti,

Mauro.

giovedì 19 marzo 2015

Oggi è la festa del papà

Papà, mi manchi.

Saluti,

Mauro.

lunedì 16 marzo 2015

Quelli che hanno visto Genova

E sono tanti quelli che hanno visto Genova, non solo Paolo Conte e quelli come lui "che stanno in fondo alla campagna" e che sono "noi che abbiamo visto Genova" (qui il testo completo della canzone).

No, tanti altri hanno visto Genova. E molti anche molto prima di Conte.

Come per esempio Francesco Petrarca (persona intelligente e amante del bello, non come quell'astioso invidioso suo concittadino Dante Alighieri che disprezzava i genovesi solo perché avrebbe voluto essere come loro ma non lo era), il quale scrisse (donando così a Genova il titolo di "Superba"):
"Vedrai una città, in atto d'imperio assisa su alpestri colline, per uomini e per mura superba, il cui solo aspetto ti dice essere sortita al dominio dei mari: Genova.".

Secoli dopo ci fu chi ebbe impressioni analoghe anche se espresse in forma decisamente diversa, un certo signor Gustave Flaubert:
"Ho visto una bellissima strada, la via Aurelia, ed ora sono in una bella città, una vera bella città, Genova. Cammino sul marmo, tutto è di marmo: scale, balconi, palazzi. I palazzi si toccano tanto sono vicini e, passando dalla strada, si vedono i soffitti patrizi tutti dipinti e dorati. Vado a visitare le chiese, sento cantare, suonare l'organo, guardo i monaci, osservo i paramenti sacri, gli altari, le statue; in altri momenti (ma non so bene quali) forse avrei riflettuto di più e guardato di meno. Invece qui spalanco gli occhi su tutto, ingenuamente, semplicemente, e forse è molto meglio...".
E lo stesso Flaubert in una lettera di poco successiva a quanto scritto sopra e che riassumeva il suo viaggio in Italia aggiunse:
"Durante il mio viaggio ciò che ho visto di più bello è Genova.".

Il giudizio più lapidario e definitivo viene però dalla lontana Russia, da Anton Cechov, il quale fece dire a un suo personaggio, nel lavoro teatrale "Il Gabbiano", che Genova era:
"la città più bella del mondo".

E in realtà queste parole di Cechov chiuderebbero il tema (anche perché dicono una cosa verissima), però ci sono tante altre descrizioni interessanti e ammirate di questo miracolo della natura e dell'uomo insieme chiamato Genova.

Anzi... prima di parlare oltre di Genova, vi parlo delle donne genovesi. Anzi per parlare di loro cedo la parola a Mark Twain:
"Mi piacerebbe restare qui, preferirei non procedere oltre. Può darsi che vi siano in Europa donne più graziose, ma io ne dubito. La popolazione di Genova è di centoventimila anime: di queste, due terzi sono donne, e almeno due terzi delle donne sono belle; ben vestite, fini, leggiadre quanto si può senza essere angeli.".

Chiaramente anche gli spartani tedeschi (o tedescofoni) trovarono cose da apprezzare a Genova, anzi forse più di altri (anche se magari non sono le stesse cose che noi genovesi, e italiani in generale, apprezziamo per prime), come spiega bene Sigmund Freud:
"Genova la conosci: è imponente, solida, quasi altera, pulita, benestante".

Sempre rimanendo in ambito teutonico, anche se non proprio gentilissima nei confronti della mia Genova, trovo poeticamente bellissima un'immagine di Heinrich Heine:
"Genova giace presso il mare come lo scheletro di un gigantesco animale buttato lì dalla risacca.".

Comunque chi ha veramente capito, apprezzato e conosciuto Genova è stato Richard Wagner, il quale - e lo posso dire da genovese! - è stato assolutamente il più obiettivo e sincero nella sua descrizione (insieme a Petrarca):
"Non ho mai visto nulla come questa Genova! È qualcosa d'indiscutibilmente bello, grandioso, caratteristico: Parigi e Londra al confronto con questa divina città scompaiono come semplice agglomeramento di case e di strade senza alcuna forma. Davvero non saprei dove cominciare per darti l'impressione che mi ha fatto e continua a farmi: ho riso come un fanciullo e non potevo nascondere la mia gioia! Tutti debbono vedere Genova!".

Però non ci sono solo i viaggiatori tedeschi... ci sono anche i britannici, per cui il mito italiano ottocentesco era Napoli, non Genova, Milano, Firenze o altro, ma per lo meno Charles Dickens vide la realtà delle cose e non i miti:
"Il posto è bello [Napoli], ma molto meno di quanto la gente non dica. Il famoso golfo, secondo me, come veduta, è incomparabilmente inferiore a quello di Genova, che è quanto di più bello abbia mai visto. Nemmeno la città, dal canto suo, è paragonabile a Genova, con cui in Italia nessuna regge il confronto, salvo Venezia." (e da genovese di origine veneziana, io qui sono naturalmente doppiamente d'accordo ;-) ).

E, più tardi, Mary Shelley, in maniera più poetica e romantica, amò anche Genova:
"Splendida città che ti specchi nelle acque azzurre del Mediterraneo. Le rocce e i promontori, il cielo luminoso e gli allegri tuoi vigneti erano il mio mondo.".

Ma ci furono prima di tutto ciò pure poeti goduriosi (poi divenuti papi) che videro la bellezza di Genova, per la precisione Enea Silvio Piccolomini alias Pio II:
"Se Venere vivesse, non preferirebbe più Cipro o il monte Citera o il bosco Idalio, ma verrebbe ad abitar Genova, sì come dimora fatta per lei." (e dato che il mio cognome - Venier - in origine significava "dedicato a Venere" la cosa non può che farmi piacere).

Venendo infine al carattere dei liguri, dei genovesi, al di là dell'aspetto della città e della regione, bisogna dire che esso venne definito in maniera esplicita e imperitura già duemila e passa anni fa da un certo Cicerone:
"Ai Liguri, aspri figli dei monti, insegnò la stessa terra che nulla si ottiene se non con tenacia e fatica.".

E potrei continuare ad libitum... ma credo quanto sopra basti a farvi capire quale è la città più bella del mondo. E non accetto contestazioni!

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui la seconda puntata.

venerdì 13 marzo 2015

Negozi che ti raccomando

Non tanto per la qualità (che non conosco), quanto per il nome (e il relativo senso dell'umorismo di chi lo gestisce).

A Duisburg, dove lavoro, c'è un negozio di calzature che vende prevalentemente calzature italiane (anche se io molte marche non le conosco...).

Ora, una delle canzoni italiane più famose in Germania continua a essere 'O sole mio.

La suola delle scarpe in tedesco si dice Sohle.

I gestori del negozio lo hanno chiamato Sohle mio.

Tanto mi basta per promettere di non entrarci mai.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
E molti tedeschi trovano il nome simpatico :-(

mercoledì 11 marzo 2015

Come odio i selfie

No, non fraintendete, non odio chi si autofotografa (anche se questa moda ormai sta diventando una vera piaga).

Quello che odio è la parola.

E la odio perché non solo è stupida, vuota, insignificante e inelegante. Ma soprattutto perché è inutile.

In italiano, da che esiste la fotografia, esiste una parola italiana per indicare chi si fotografa da solo (sia tenendo in mano direttamente l'oggetto fotografante sia usando un temporizzatore e non avendo contatto con l'oggetto stesso).
Questa parola è autoscatto autoritratto.

Io stesso ho ceduto alla moda e mi sono talvolta fotografato da solo.
Ma non mi sono mai fatto un selfie. Mi sono sempre e solo fatto degli autoscatti autoritratti.

Saluti,

Mauro.

lunedì 9 marzo 2015

La Grecia e la complicità dell'Europa

Se un mio conoscente commette un reato e io lo so e non lo denuncio... lui viene condannato per il reato e io per complicità. Ed è giusto così.

La Grecia oggi viene accusata di aver falsificato i conti negli anni '80 per entrare in Europa e per avere dopo sempre presentato bilanci se non totalmente falsi, almeno abbelliti.
Accusa giusta (anche se la Spagna ha fatto di peggio, ma sul fatto si tace, visto che tedeschi, olandesi e inglesi fanno più volentieri le ferie in Spagna che in Grecia), però...

Però l'Europa (intesa prima come CEE e ora come EU) lo ha sempre saputo. Solo che negli anni '80 (in piena guerra fredda) conveniva chiudere gli occhi su certe cose... mentre oggi, in una situazione politica non migliore ma geopoliticamente diversa, la Grecia non serve più a nessuno.

Parliamoci chiaro: la Grecia ha grosse colpe. Ma l'Europa è complice. Quindi deve contribuire a pagare dette colpe. Punto.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
No, non venitemi a parlare dei conti italiani: l'Italia non è mai entrata in Europa.
L'Italia (insieme a Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) l'Europa la ha creata, costruita e finanziata. Quindi l'Italia, come gli altri cinque paesi citati, va solo lodata e ringraziata in questo senso (il che non significa che l'Italia non vada attaccata e condannata su altri fronti).

domenica 8 marzo 2015

I misteri del tedesco 3 - Culto e cultura

Sì, stasera parliamo di culto e cultura.
Per molte persone le due parole sono in antitesi (e, prese alla lettera, vale anche per me)... ma, comunque sia, dette parole riservano qui in Germania sorprese decisamente interessanti.

Prima di vedere queste sorprese, vediamo di scoprire se ci sono differenze di significato tra italiano e tedesco.

Culto in tedesco si traduce Kult. E la parola nelle due lingue ha lo stesso identico significato.
Cultura in tedesco si traduce Kultur. E la parola nelle due lingue ha lo stesso identico significato.

Premesso ciò, si può aggiungere che in tedesco (contrariamente alla maggioranza delle altre lingue) si fa grande uso delle parole composte.
Un esempio banale (che non c'entra col tema di questo articolo): in Italia (e nella maggioranza dei paesi) c'è il Ministero degli Interni, mentre in Germania c'è l'Innenministerium, parola unica dove Innen=interni e Ministerium=ministero.

Torniamo a culto e cultura.

In Italia (e non solo) l'istruzione (e quindi la cultura) è gestita dal ministero dell'istruzione (che, appunto, in alcuni paesi - vedi Francia - è il ministero per la cultura).
In Germania tale settore nei vari stati federali è gestito dal Kultusministerium, cioè dal Ministero del Culto (se volete capire perché in questo caso si scrive Kultus e non Kult, leggete quanto scrissi sulla Bundesliga).

In compenso, qui in Germania, se la cultura non va a scuola, va comunque in viaggio.
Infatti noi viaggiatori abbiamo sempre con noi un nécessaire dove teniamo spazzolino da denti, dentifricio, rasoio e ammenicoli vari necessari per l'igiene personale.
Ecco, in tedesco questo oggetto si chiama Kulturbeutel, che tradotto letteralmente significa borsa/busta (Beutel) di cultura (Kultur).

Insomma... in Germania la cultura va in bagno, mentre a scuola va solo il culto.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 4 marzo 2015

I dieci anni di un omicidio

Dieci anni fa, il 4 marzo 2005, ragazzotti statunitensi anabolizzati e col cervello in pappa lavato dalla propaganda assassinarono a sangue freddo, confondendo la realtà con un videogioco di guerra, sulla strada per l'aeroporto di Baghdad Nicola Calipari.

Come sempre quando a premere il grilletto (o a manovrare la cloche, vedi Cermis, ma ci sono anche tanti esempi che non riguardano l'Italia) è qualcuno al servizio del Pentagono nessuno ha pagato.

Non dimentichiamo mai questa "immunità".

Saluti,

Mauro.

domenica 1 marzo 2015

Altro che le metropolitane italiane - Reprise

Il 12 febbraio 2012 vi raccontai la storia dei ritardi della nuova linea della metropolitana di Colonia.

Oggi, 1 marzo 2015, quindi più di tre anni dopo, devo aggiornarvi.
Completamento previsto originariamente per il 2010, poi per il 2012, poi spostato al 2017 e poi al 2022.
Ma... notizia di ieri: ulteriore slittamento, fine lavori prevista - salvo ulteriori imprevisti - per il 2023.

E continuate a parlarmi dei lavori pubblici in Italia? Piantatela, va', che ci fate una figura migliore.

Saluti,

Mauro.

venerdì 27 febbraio 2015

Ciao Signor Spock

Il più umano dei non umani (e più umano di quasi tutti gli umani) ci ha lasciato.

Leonard Nimoy, l'interprete del signor Spock di Star Trek (e anche regista di alcuni episodi), è deceduto.

Riposi in pace tra stelle, pianeti, umani e alieni.

Saluti,

Mauro.

lunedì 23 febbraio 2015

C'est reparti!

(Mercoledì) si riparte!


Saluti,

Mauro.

venerdì 20 febbraio 2015

Ma siamo seri!

Oggi Elisa Finocchiaro ha scritto sul Fatto Quotidiano un articolo dedicato alla storia di Soheil Arabi.

Chi è Elisa Finocchiaro? La "responsabile campagne" di Change.org.
Chi è Soheil Arabi? Un blogger iraniano condannato a morte per aver "offeso Maometto" su un social network.
Cos'è "Change.org"? Un portale dove organizzare petizioni online sui più disparati argomenti. Vorrei far notare una cosa molto importante: di fatto petizioni senza nessun valore, visto che sia gli organizzatori che i firmatari restano anonimi (sì, devi mettere nome e cognome... ma nessun elemento identificativo che possa sostituire o integrare una firma autografa, come indirizzo completo o numero di un documento e senza questi quel nome e cognome valgono zero... quindi un bel luogo dove sentirsi a posto con la coscienza e nulla più).

Una frase nell'articolo rende chiara la presupponenza e l'arroganza della Finocchiaro:

La petizione partita dall’Italia che ha raccolto 240mila firme in tutto il mondo, ha giocato un ruolo determinante nel salvataggio di Soheil.

Sì, certo, sogna pure.

Una petizione con firme non controllate e non controllabili....
Una petizione "firmata" da solo 240000 persone su oltre (a voler essere conservativi) un miliardo che hanno accesso regolare a internet...
Una petizione presentata a un governo che usa anche petizioni "vere" al massimo come sottobicchieri...

Certo, Elisa, certo... continua a credere pure di essere il centro del mondo.

Eppure tu stessa scrivi una frase che avrebbe dovuto aprirti gli occhi (beh, in effetti magari li hai aperti... ma coi paraocchi si vede comunque ben poco):

L’ambasciatore aveva poi detto qualcosa che ci aveva dato molta speranza: nessuno in Iran, finora, è mai stato condannato a morte per aver offeso Maometto.

Questo non ti fa capire che la sentenza di morte sarebbe stata comunque cancellata in secondo grado o sarebbe stata alla fine concessa una grazia, con o senza tutte le petizioni del mondo?

E non ti è venuto neanche un vago sospetto che possa essere intervenuta anche la diplomazia internazionale o che, cosa ancora più probabile, il nuovo presidente Rouhani abbia voluto distaccarsi ulteriormente dal suo predecessore Ahmadinejad?

Insomma, Elisa, scendi dal trono su cui ti sei messa e contribuisci a fare ciò per cui Change.org è veramente utile (e anche importante): far conoscere certe storie al mondo.
Poi le petizioni falle fare a chi le fa con valore legale, grazie.

Saluti,

Mauro.

venerdì 13 febbraio 2015

Renzi non accetta lezioni di onestà...

...come ha dichiarato oggi in Parlamento.

E se ne vedono i risultati.

Del resto neanch'io ho mai accettato lezioni di cinese o di pianoforte.
E infatti non so parlare cinese e non so suonare il pianoforte.

Chi vuol capire, capisca.

Saluti,

Mauro.

Dettagli coloniesi 27 - In Italia non l'avete più...

...a Colonia la abbiamo ancora.


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli coloniesi.

P.S.2:
Dopo che lascia Colonia nel 2016, chiuse anche la Standa coloniese.

domenica 1 febbraio 2015

Abbiamo un nuovo Presidente (meno male che non è Amato)

Sì, è vero, la Repubblica Italiana ha un nuovo Presidente... per di più eletto molto alla svelta.
"Tanto di cappello" verrebbe da dire.
E invece no.

Premessa: la prima e più importante caratteristica che un Presidente deve avere è l'onestà, sia legale che morale.
E Mattarella questa caratteristica la ha al 100% (contrariamente ad alcuni suoi predecessori, Cossiga in primis).

Ma basta questa caratteristica da sola? Per un ministro forse sì, per un Presidente sicuramente no.
Un Presidente deve anche avere personalità, capacità (come fece Napolitano, al di là dal valutare il suo operato come positivo o negativo) di prendere il Paese in mano.
Siamo sicuri che Mattarella saprebbe farlo? Io no, non ne sono sicuro. Proprio per niente.

Mattarella, per quanto io (al di là delle grosse differenze politiche che mi separano da lui) lo apprezzi molto come persona, ha il problema dell'anonimità... è solo - tutto sommato - il fratello di suo fratello.
Mi spiego meglio: se Sergio Mattarella non fosse stato il fratello di Piersanti Mattarella, sarebbe arrivato dove è arrivato?

E proprio per questo (al di là del mio rispetto morale nei suoi confronti) la domanda è: sarà capace Mattarella, in caso di necessità, di prendere in mano il Paese o si limiterà a fare il compitino?
Questo è il mio dubbio... l'onestà basta a non fare danni, ma per fare il bene del paese servono anche la personalità e il coraggio, l'onestà da sola non basta.

Chiaramente... sarò il primo a essere felice se Sergio Mattarella mi smentirà e sorprenderà.

Va comunque detto che l'elezione di Mattarella ha per lo meno risparmiato all'Italia il presidente più stronzo, disonesto, incapace e deleterio che ogni paese del mondo avrebbe mai potuto avere, cioè Giuliano Amato.
E già solo questo, sinceramente, parla a favore di Mattarella.
Ci ha risparmiato l'elezione del ladro anti-italiano (anzi, ladro e basta, senza offesa per i ladri, che almeno una certa morale la hanno, mentre Amato no), del ratto craxian-berlusconiano (e paragonare Craxi e Berlusconi ad Amato significa sinceramente offendere Craxi e Berlusconi... e paragonare i ratti ad Amato anche peggio, per i ratti si intende), portatore dei peggiori virus morali esistenti al mondo (e probabilmente capace di inventare quelli ancora non esistenti, anzi senza il probabilmente).

Saluti,

Mauro.

giovedì 29 gennaio 2015

Chi non deve assolutamente andare al Quirinale

Su stampa, web, TV, nelle interviste dei politici e chi più ne ha più ne metta sono stati fatti un sacco di nomi per la Presidenza della Repubblica.
Alcuni credibili, altri meno.
Alcuni positivi, altri negativi.

Però ci sono quattro nomi che - per motivi completamente diversi tra loro - nella mia visione delle cose non devono assolutamente essere eletti.

Chi sono?

Il primo nome è Emma Bonino.
A parte che come politica a mio personalissimo giudizio è sopravvalutata, il problema vero è un altro. È malata. E non ha semplicemente un'influenza.
Il ruolo di Presidente della Repubblica è un ruolo troppo importante per doverlo rieleggere ogni due anni: due anni fa abbiamo eletto un vecchio a rischio (che si sapeva non sarebbe durato, infatti si è dimesso anche per l'età e la stanchezza... e io avevo già spiegato qui il problema prima della rielezione).
E ora due anni dopo vogliamo ripetere l'errore con una persona malata? Ma siamo matti?

Altri due nomi sono Nino Di Matteo e Nicola Gratteri.
Queste sono due persone degne del massimo rispetto, a cui noi italiani in questo momento dobbiamo essere grati per quello che fanno... Ma eleggere uno dei due (Gratteri era stato anche in corsa per il ministero della Giustizia, non ricordo ora se con Letta o Renzi) sarebbe un classico "promuovere per rimuovere".
Eleggere uno dei due significherebbe fare un regalo alle mafie. Loro sono in questo momento troppo importanti a Palermo e Reggio Calabria. Tra 10 o 15 anni eventualmente ne parleremo, ma ora vanno lasciati lavorare e finalmente sostenuti dalla politica (ecco: il Presidente perfetto sarebbe un loro sostenitore concreto e accanito).

E poi c'è lui, il grande bastardo: Giuliano Amato.
Non vi dico perché non è degno non solo di essere eletto, ma neanche di essere nominato: la lista delle ragioni sarebbe lunga e sono convinto che la conosciate bene quanto me.
Ma per gli smemorati cito solo una data: la notte tra il 9 e il 10 luglio 1992.

Questi quattro non vanno eletti.

Su tutti gli altri possiamo parlarne. Alcuni mi piacciono, altri no, ma su nessuno sono categorico come su questi quattro.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 14 gennaio 2015

Una (vergine) risata li seppellirà

La geniale vignetta di chiusura del nuovo numero di Charlie Hebdo:


Non serve che vi spieghi la leggenda delle 70 vergini per i martiri islamici, vero?
E credo che anche chi non conosce il francese capirà benissimo la vignetta, giusto?

Saluti,

Mauro.

martedì 13 gennaio 2015

Anch'io sono Charlie / Je suis aussi Charlie 3

E dopo la tragedia, il fastidio di dover ascoltare tutti i distinguo e vedere tutti i salti sul carro di Charlie Hebdo.

Vorrei dire chiare e forti due cose.

1)
Charlie Hebdo va sostenuto senza se e senza ma. Non se la è cercata, come qualcuno comincia a dire.
La libertà di opinione, di parola, di espressione o è totale o non è proprio. Non ci sono vie di mezzo.
E tale libertà ha tutto il diritto di essere offensiva, scurrile, antipatica, disturbante. Tutti i politicamente corretti del cazzo che pretendono di porre limiti di "buon gusto" o di "rispetto" sono semplicemente complici morali degli assassini.
Je suis aussi Charlie. Sans discussion. Sans si et sans mais.

2)
È inutile che ora saltiate tutti sul carro di Charlie Hebdo.
Difendere la sua libertà di espressione, di satira, significa anche difendere la nostra libertà di apprezzarlo, di disprezzarlo o di non conoscerlo.
Chi lo conosceva e lo amava oggi ha il dovere di dire "Lo difendo e lo amo".
Chi lo conosceva e lo disprezzava oggi ha il dovere di dire "Lo difendo ma mi fa schifo".
Ma soprattutto, la maggioranza di voi che di sicuro non ne ha mai sentito parlare è inutile che faccia finta di conoscere la rivista, i redattori e i vignettisti. Difendetelo e tacete sul resto. Non fatevi belli usando il suo nome.

Saluti,

Mauro.

domenica 11 gennaio 2015

Anch'io sono Charlie / Je suis aussi Charlie 2

I complottisti cominciano a fare sciacallaggio.

Secondo detti complottisti, dietro l'attentato a Charlie Hebdo ci sarebbe la CIA. E il fatto che i servizi segreti francesi conoscessero gli attentatori ma non li abbiano eliminati (o almeno messi in grado di non nuocere) a priori vuol dire qualcosa...

No, cari miei, la cosa non vuol dire proprio niente. Almeno non vuol dire quello che voi volete intendere.

Al massimo vuol dire che i vari servizi segreti sono pieni di incompetenti. Niente di più e niente di meno.

Saluti,

Mauro.

venerdì 9 gennaio 2015

Dettagli genovesi 16 - Concordiamo?


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli genovesi.

mercoledì 7 gennaio 2015

Un anno

Ciao papà, mi manchi.

martedì 6 gennaio 2015

Dettagli genovesi 15 - La scienza in un vicolo

A Genova le si dedicò un vicolo... nell'Italia odierna è stata messa in un vicolo cieco...

 

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli genovesi.

domenica 4 gennaio 2015

Facite ammuina

La politica italiana ha sempre avuto un certo amore per il facite ammuina. E questo amore è ulteriormente cresciuto da quando il ducetto Renzi è al comando.

Già qui vi avevo spiegato l'inutilità di nuove leggi contro l'omofobia e la violenza sulle donne.

Ora c'è un nuovo esempio: l'assenteismo.
Tutti avrete letto di quello che è successo tra il 31 dicembre e il primo gennaio con la polizia municipale a Roma e la nettezza urbana a Napoli.
Bene, Renzi ha detto che con le nuove regole casi del genere non potranno più accadere.

Sì, certo, sogna pure, bischero d'un Renzi.

Il problema, ripeto ancora come quando parlai di omofobia e violenza sulle donne, NON sono le leggi.
Le leggi ci sono e non sono neanche male (tra l'altro solo pochi anni fa Brunetta - persona schifosa, ma le poche volte che fa qualcosa di buono va riconosciuto - aveva già messo in atto una riforma che inaspriva le sanzioni contro gli assenteisti).

I veri problemi sono altri due, e nessuno dei due è quello di cui si sta occupando Renzi:
- l'applicazione delle leggi (per esempio, la riforma Brunetta è legge, ma non è mai stata applicata, come tante altre);
- la mentalità del cittadino (sì, del cittadino, non del politico: in qualsiasi paese del mondo il cittadino rispetta le leggi solo se sa di essere punito se non lo fa, non per senso civico).

Caro bischero d'un Renzi, è chiaro che tu vuoi far credere di fare... ma che far semplicemente applicare le leggi purtroppo non ti fornisce la visibilità che ti forniscono le sbandierate riforme. E la visibilità per te è tutto... visto che non hai altro, non hai sostanza.

Insomma... meglio il facite ammuina (anzi il facimm' ammuina) che il vero fare.

Saluti,

Mauro.

venerdì 2 gennaio 2015

TCI - Touring Club Ignoranza

No, il vero TCI (Touring Club Italiano) non c'entra niente, anzi mi scuso se ho sfruttato il suo nome.

Quello che c'entra è il Televideo della RAI.
Nelle pagine dedicate alla cultura (quella che manca ai redattori di dette pagine) in questi giorni c'è una schermata dedicata al film "The Imitation Game" dedicato alla storia di Alan Turing, uno dei più grandi matematici della storia (e uno degli uomini che più contribuì all'abbattimento del nazismo, grazie alla decrittazione dei messaggi cifrati tedeschi... credo tutti abbiate sentito parlare di Enigma).

Bene, ecco la schermata:


Notate niente?

Vi dico io cosa notare: Alan Touring. E no, non è un errore di battitura, visto che quella o in più c'è sia nel titolo che nel testo.
Signori miei, questi redattori "culturali" non solo non sanno chi fu Alan Turing, ma non hanno neanche ritenuto necessario informarsi o almeno andare a vedere il film di cui parlano!

Saluti,

Mauro.

mercoledì 31 dicembre 2014

Facebook... ma vaffanculo!

A circolare su Facebook in questi giorni si vedono un sacco di album dedicati all'anno "meraviglioso" appena trascorso.
E questi album Facebook li ha preparati per ogni utente (no, il mio non lo ho aperto e attivato e non lo farò... spero che così facendo non sia visibile a nessuno... se per caso fosse comunque visibile, sappiate che - qualunque cosa ci sia sopra - non è da me approvata e molto probabilmente non ha nessun legame con la realtà).

Torniamo comunque all'anno meraviglioso...

Ecco il mio:

- È mancato mio papà;
- È mancata mia zia;
- È mancata la mamma di un'amico che non è un amico, bensì un fratello;
- Hanno dovuto operare a un polmone mio zio;
- La mia azienda (o meglio il settore dell'azienda in cui lavoro) è entrata in una crisi epocale;
- Un mio progetto (a cui i clienti credevano) è stato sabotato dal management perché metteva in ombra progetti "politicamente" più importanti (anche se non amati dai clienti);
- La mia auto è stata semidistrutta a Parigi (no, nessun incidente, bensì vandalismo e aggressioni);
- Ho litigato (a causa dello stress) con persone a cui tengo.

E tu, Facebook del cazzo, mi vieni a dire che è stato un anno meraviglioso?

Ma vaffanculo, va'!

Saluti,

Mauro.

mercoledì 24 dicembre 2014

Tra un volo e l'altro...

(Sto facendo scalo a Parigi andando da Düsseldorf a Genova).

...mi è venuta voglia di fare a tutti voi lettori gli auguri di buone feste :-)

Saluti,

Mauro.

sabato 20 dicembre 2014

Cari giornalisti sportivi: la "Bundes" non esiste!

Da un po' di tempo a questa parte il giornalismo (giornalismo?) sportivo italiano ha scoperto (anzi inventato) una nuova parola: Bundes.
E, oltre ad averla inventata, la ama alla follia a quanto pare.

Cosa significa Bundes?
Niente, proprio nulla di nulla.
Ma secondo i giornalisti (giornalisti?) sportivi italiani è il nomignolo che normalmente si usa per il corrispettivo tedesco della serie A italiana di calcio.

Che nome ha, ufficilamente, la serie A di calcio tedesca? 1. Fußball-Bundesliga (usando lettere invece di numeri: Erste Fußball-Bundesliga).
Certo è un nome un po' lungo e anche qui in Germania infatti nessuno dice Erste Fußball-Bundesliga quando ne parla (a parte che sui documenti ufficiali, logicamente).
E oltretutto anche altri tornei calcistici vengono tradizionalmente accorciati (per esempio quasi nessuno spagnolo dice Primera División, ma quasi tutti La Liga, e molti inglesi non dicono Premier League, ma si accontentano di League o The League o qualche volta di Premier).

Come viene accorciata Erste Fußball-Bundesliga in Germania?
Ci sono tante possibilità. La maggioranza dei tedeschi (sia tifosi che giornalisti che addetti ai lavori) dice semplicemente Bundesliga. Qualche volta, meno spesso, si sente Erste Liga oppure Die Liga, ancora più raramente Liga e basta.

Ma nessuno, proprio nessuno mai, qui in Germania (ma neanche nel resto del centro-nord Europa, non solo nei paesi di lingua tedesca... in Francia o Spagna io personalmente non so come chiamino la Bundesliga... se qualcuno di voi lo sa, fatemelo sapere) si è mai sognato né si sognerebbe mai di dire Bundes (e neanche Bund, più avanti capirete perché ho tirato in ballo Bund).

Allora, per prima cosa, semplicemente perché anche un'abbreviazione deve mantenere un senso. Qui si tratta infatti di abbreviare una parola composta oppure un insieme di parole, non di trovare un nomignolo o un saprannome. E Bundes in tedesco non esiste. Non significa nulla.
Ora voi mi direte... ma Bundesliga è una parola composta, quindi se Liga è una delle componenti, l'altra sarà Bundes!
Prendiamo per esempio la parola composta italiana soprattutto. Visto che tutto è una delle componenti, allora l'altra sarà di sicuro soprat, giusto? No? Dite che è sbagliato? Dite che l'altra componente è sopra, non soprat?
Eppure io ho solo usato la logica che i giornalisti (giornalisti?) sportivi italiani hanno usato con Bundesliga, quindi deve essere giusto!

E invece no.
Come vedete, quella "logica" non ha nulla di logico.

La parola Bundesliga è composta da Bund (e qui capite perché sopra ho citato Bund accanto a Bundes) e Liga e tradotta letteralmente significa il campionato (Liga) della federazione (Bund).
Le due lettere in mezzo (es), come la t aggiuntiva di soprattutto, stanno lì per regole ortografiche grammaticali e soprattutto fonetiche.

Quindi, come ora capite, usare Bundes non ha nessun senso e indica solo l'ignoranza di chi lo fa per due motivi:
1) Semplicemente è una parola che non esiste e non significa nulla;
2) Anche se venisse ridotta alla parola corretta (Bund), non potrebbe venire usata perché in quel caso indicherebbe la federazione e non il campionato.

Giornalisti (giornalisti?) sportivi italiani: studiate!
Anzi, in questo caso vi basterebbe usare anche solo Google Translate, non vi servirebbe nemmeno studiare.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Alla Gazzetta dello Sport già lo feci notare... credete abbiano in qualche modo reagito?

giovedì 18 dicembre 2014

Un grande anniversario italiano (dimenticato)

Lo scorso 15 dicembre l'Italia ha - di fatto - dimenticato sé stessa, dimenticato cosa riesce a fare quando si impegna.

Cinquant'anni fa, il 15 dicembre 1964, il primo paese al di là delle due grandi potenze (USA e URSS) spedì un satellite artificiale nello spazio.
Questo satellite era stato completamente ideato e costruito da scienziati e tecnici di questo paese. Con fondi di questo paese.
A quel tempo al di fuori di USA e URSS non esistevano poligoni di lancio e razzi vettori... quindi questo satellite "terzo" venne lanciato con un vettore Scout (statunitense) dal poligono di Wallops Island (negli USA).
Però a Wallops Island quel giorno non c'era personale statunitense (a parte il servizio di sicurezza agli ingressi): tutto il lavoro di preparazione, programmazione, lancio, stabilizzazione in orbita, ecc., ecc. venne effettuato da personale della stessa nazionalità del satellite lanciato. Senza eccezioni.

Quel satellite era il San Marco 1.
Ed era italiano.

Celebrazioni ufficiali? Neanche per sbaglio!
Grandi servizi televisivi? Ma quando mai!

Povera Italia.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 10 dicembre 2014

Firmate per salvare Di Matteo

Nino Di Matteo è in pericolo.

Chi è Nino Di Matteo?
È l'erede a Palermo dei Falcone e dei Borsellino. È il primo nemico della mafia oggi in Italia. È l'uomo che la mafia vuole uccidere. È il giudice che la politica non protegge.

Quindi... firmate questa petizione che verrà presentata domani in Parlamento.

Firmate, firmate, firmate!!!

Saluti,

Mauro.

venerdì 5 dicembre 2014

Una splendida chiacchierata (ciao Manuel)

Stamattina, a Roma, è morto Manuel De Sica, ucciso da un infarto.

Grandissimo musicista e compositore (soprattutto di colonne sonore). Purtroppo per la maggioranza della gente famoso non tanto per le sue opere, quanto per l'essere "figlio di" (Vittorio) e "fratello di" (Christian).

Io di Manuel De Sica ho un ricordo personale molto piacevole.
Parlo di circa quindici anni fa. Sia io che lui eravamo a Colonia (sì, io ora ci abito, ma a quei tempi non ci abitavo ancora) nella sede della WDR per essere entrambi intervistati dal programma radiofonico in lingua italiana della stessa.
Non ci conoscevamo (cioè io conoscevo la sua opera ma non sapevo nulla di lui come persona e lui, logicamente, conosceva il mio nome solo per averlo visto nella scaletta della trasmissione...) e ci siamo ritrovati insieme da soli una mezz'oretta nel salottino vicino allo studio di registrazione, in attesa che arrivasse il nostro turno.
E ci siamo messi a chiacchierare. O meglio, lui ha cominciato a chiedermi di me e di cosa facevo e poi siamo passati a parlare e a scambiarci idee sui più vari argomenti.
Una delle chiacchierate più piacevoli della mia vita, con una persona al tempo stesso coltissima e di una semplicità e gentilezza disarmanti.

Dopo quell'incontro non ci siamo mai più né rivisti né sentiti, ma il ricordo continuo a portarmelo dentro con piacere.

Ciao Manuel, che la terra ti sia lieve.

Saluti,

Mauro.

martedì 2 dicembre 2014

Un trattato indigesto

Il TTIP.
Tutti ne parlano. Molti lo contestano (generalmente per i motivi sbagliati). Pochi lo conoscono.
Io personalmente lo ho sempre considerato negativo, antieuropeo, una svendita della nostra economia e della nostra cultura agli USA.
Ma non sapevo come esprimere con chiarezza, in maniera precisa ma comprensibile a tutti, questo mio rifiuto, le mie preoccupazioni e convinzioni.

Bene, ora non ho più bisogno di farlo. C'è chi lo ha fatto per me :-)
Leggetevi "TTIP, TTIP" di Uriel Fanelli. Dice tutto quello che avrei voluto dire io. Con estrema chiarezza.

Saluti,

Mauro.

venerdì 21 novembre 2014

I numeri di Genova 1 - La popolazione

Allora, sulle recenti alluvioni genovesi ci sarebbero tante cose da dire.
E i crudi, chiari numeri le dicono meglio di tante elucubrazioni.

Partiamo col discorso popolazione e cementificazione.

Genova è creduta una città di mare, avendo il più importante e grande porto italiano. Però i genovesi vivono sulla terra, non sull'acqua, e ciò fa di Genova una città di montagna, vista l'assenza quasi totale di zone pianeggianti e la ripidità estrema dei monti su cui è costruita (anche se a due passi dal mare).

Genova ha oggi circa 600000 abitanti (tanto per fare confronti internazionali, quindi paragonabile a una Francoforte sul Meno, per esempio).
E a cavallo tra gli anni '70 e '80 Genova aveva raggiunto quasi i 900000 abitanti (paragonabile quindi a una Colonia, per esempio).
E questo in una città che non ha lo spazio: i monti crescono subito dal mare (come accennato sopra), non c'è uno spazio veramente utilizzabile tra i monti e il mare.
Guardando la topografia della città (comprese le valli che vanno verso l'interno)... si vede subito che lo spazio materiale a Genova può accogliere 200000, al massimo 300000 persone. Non di più.
Ma oggi sono il doppio, almeno.
E trent'anni fa erano il triplo, almeno.

Quindi a Genova - legalmente o illegalmente che fosse - si è costruito per la popolazione effettiva, non per la popolazione che lo "spazio Genova" poteva materialmente e veramente accogliere.
Ma la gente era là, ed era tanta (e per lo spazio a disposizione è ancora tanta)... cosa poteva fare la politica, l'amministrazione?
Costruire meglio sì, senza dubbio, ma costruire meno (e la quantità di cemento è il vero problema di Genova, non la qualità)... beh, un po' difficile, a meno di non trasferire con la forza buona parte della popolazione altrove.

Quindi portare in tribunale chiunque abbia costruito o permesso di costruire illegalmente è sacrosanto.
Ma prima di condannare chi ha costruito o permesso di costruire per il solo fatto di averlo fatto... riflettiamo un attimo sui numeri di cui sopra.

Saluti,

Mauro.

domenica 16 novembre 2014

Non riesco a scriverne

E la mia Genova, la mia Liguria (e non solo loro) sono di nuovo in totale emergenza, sono distrutte e violentate.

Ci sarebbero tante cose da dire, da scrivere. A livello tecnico, scientifico, legale, politico. E, almeno per quanto riguarda la parte tecnica e scientifica, pur non essendo geologo o meteorologo qualcosa da dire la avrei (anche su legalità e politica, ma lì comunque con meno cognizione di causa).

Però non ce la faccio e in fondo non sarebbe neanche giusto: scriverei troppo col cuore e troppo poco con la testa.

Ne scriverò - forse - più avanti, quando tutto sarà finito e potrò disquisirne senza essere schiavo delle emozioni.

Per ora posso solo dire: fatti forza, Genova, rialzati e scrollati di dosso il male come hai sempre fatto in passato. Ne hai passate tante (non solo alluvioni) ma niente ti ha mai ucciso. E niente lo farà neanche ora.

Saluti,

Mauro.

sabato 15 novembre 2014

Non serve che ve lo dica io, ma...

La situazione a Genova e in Liguria è di nuovo drammatica. La regione è sott'acqua.

A tutti i miei (pochi o tanti che siano) lettori che vivono in Liguria: State in casa, non uscite, se abitate vicino a un torrente andate ai piani alti, se abitate ai piani bassi cercate qualcuno che vi ospiti in alto, dimenticatevi auto e moto (per quanto le abbiate pagate) e pensate a voi stessi e ai vostri famigliari e amici.

Lo so, ve lo hanno già detto in mille, ma meglio una volta di più che una volta di meno.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Io sto seguendo la situazione in Liguria, ma l'invito vale anche per chi vive in Basso Piemonte.

Ci è riuscito!

In questo fine settimana si giocano partite per le qualificazioni al prossimo campionato europeo.

Una partita particolarmente interessante era ieri sera Germania-Gibilterra.
La partita tra i campioni del mondo e gli ultimi arrivati, in quanto federazione appena riconosciuta e per la prima volta partecipante a una qualche competizione ufficiale.

Il portiere di Gibilterra in un'intervista un paio di giorni prima della partita aveva detto che l'obiettivo era prendere meno di sette reti, in maniera da poter dire di essere meglio del Brasile.

Infatti nella semifinale dell'ultimo mondiale di calcio - giocato in Brasile! - la Germania battè il Brasile 7-1.

Ieri sera - in Germania! - nelle qualificazioni per i prossimi campionati europei la Germania ha battuto Gibilterra 4-0.

E 4 è meno di 7... quindi Gibilterra è meglio del Brasile :-)

Saluti,

Mauro.

mercoledì 12 novembre 2014

A rischio povertà

Tutti sappiamo (o crediamo di sapere) che nel sud dell'Europa il rischio povertà è ben più presente che nel nord del continente.
E in linea generale è vero. Non c'è nulla da dire.

Ma a seguire le pubblicazioni dei vari istituti di statistica si scoprono cosine interessanti (anche se non piacevoli).
Guardate per esempio questo grafico basato su dati Eurostat (cioè Ufficio Europeo di Satistica):


Le colonne rosse (parte inferiore del grafico) indicano la percentuale di popolazione totale a rischio povertà.
E qui si vede che i paesi del sud Europa sono più a rischio di altri. La Germania (DE) si dimostra non essere quel paradiso che molti credono, ma sta comunque meglio della media europea (EU27).

Nella parte superiore del grafico vediamo le colonne blu... che mostrano altro. Le colonne blu indicano la percentuale di disoccupati a rischio povertà.
E qui cosa succede? Succede che la Germania schizza in alto: i suoi disoccupati sono quelli che in Europa (intesa come UE, non geograficamente) più di tutti rischiano di ritrovarsi in una situazione di povertà.

Da persona che in Germania ci vive da un bel po' di tempo la cosa non mi stupisce.
È un retaggio del governo Schröder (mai cancellato dalla Merkel, che ama questo retaggio però ama ancora di più poterne scaricare le colpe su qualcun altro) e si adatta molto bene alla mentalità tedesca media: chi ha lavoro merita rispetto, chi non ha lavoro è solo un lavativo (indipendentemente dal perché non lo ha).
Quindi tagli a manetta allo stato sociale. Ma non per tutti. Di fatto solo per coloro che dello stato sociale hanno veramente bisogno.

Saluti,

Mauro.

Ciao Liliana

Nella notte tra lunedì e martedì è morta la mamma di un mio carissimo amico. Di un mio vecchissimo amico, sarebbe giusto aggiungere.
Ci conosciamo da più di quarant'anni (e ne abbiamo quarantasei), dei quali otto come compagni di banco... pieni di complicità e di affetto ma anche di litigi (almeno all'inizio non necessariamente solo verbali).
E dallo stesso tempo conosciamo (e si conoscono) le rispettive famiglie.
E non mancano i pomeriggi in cui io sono stato "parcheggiato" a casa sua o lui a casa mia.
Sinceramente, è stato come perdere un membro della mia famiglia.

Ciao Liliana, mi mancherai.

Saluti,

Mauro.

martedì 4 novembre 2014

Il casino col pedaggio in Germania - 2 (forza Europa, abbasso Baviera)

Già un paio di mesi fa avevo scritto riguardo al pedaggio per le auto che si voleva introdurre in Germania.

Ora sembra che che le "idee" siano state "fissate" e che la legge sia pronta.

Intanto una buona notizia: il pedaggio riguarderà solo le autostrade e non la rete stradale globale come originariamente previsto (cosa che sarebbe stata anche tecnicamente problematica, ma questo è un altro discorso).
Altra buona (relativamente) notizia: il pedaggio partirà dal 2016 e non più dal 2015 come originariamente previsto.

La brutta notizia (perché contraria a ogni accordo europeo e contraria a ogni logica) è che è confermato che di fatto questo pedaggio lo pagheranno solo coloro che percorreranno le autostrade tedesche con una macchina immatricolata al di fuori della Germania, visto che le auto immatricolate in Germania riceveranno uno sconto sulla tassa di circolazione più o meno pari al pedaggio autostradale annuale (mi direte, sempre meglio dell'idea originale bavarese che prevedeva il pedaggio senza sconti sulla tassa di circolazione anche per le auto immatricolate in Germania ma a nome di chi non avesse passaporto tedesco, come ad esempio il sottoscritto, autore di questo blog).

La cosa comunque più assurda è la motivazione che la coppia Dobrindt/Seehofer (entrambi bavaresi, il primo ministro federale dei trasporti, il secondo primo ministro del Land Baviera) continuano a dare alla cosa: i tedeschi all'estero pagano il pedaggio.
Vero. Lo pagano.
Ma lo pagano come tutti gli altri: in Italia, Francia, Austria e in ogni altro paese con pedaggio non esiste nessuna forma di sconto per gli "indigeni" come quella che si vuole introdurre in Germania.

Mah. Vedremo come reagirà l'Europa al momento in cui la cosa diventerà effettiva.

In ogni caso, da straniero "immatricolato" in Germania se la cosa verrà accettata dall'UE senza modifiche valuterò se vendere la mia macchina, per coerenza politico-ideologica: io non ci perderei nulla - la macchina per me è comoda, ma i mezzi pubblici mi basterebbero - lo stato tedesco ci perderebbe pedaggio, tassa di circolazione e le accise sulla benzina (e no, non ci guadagnerebbe sui mezzi pubblici: l'abbonamento aziendale ce l'ho comunque già ora, sia che vada al lavoro in treno sia che ci vada in auto).

Anche questo è essere europei: rifiutare i vantaggi personali immediati che si possono avere, se questi danneggiano l'idea europea e conseguentemente danneggiano i vantaggi a lungo termine che anche io singolo cittadino ne avrò.

Quindi... forza Europa, abbasso Baviera!

Saluti,

Mauro.

venerdì 31 ottobre 2014

La leggenda del dolore dal dentista

Tutti lo sanno: dal dentista, anestesia o meno, si soffre, si prova dolore.

Ne siamo sicuri?
Io in questo periodo sono sotto doppia cura dentistica: per la paradontosi (denti sani ma gengive no) e per ragioni estetiche (denti sani ma storti e li voglio raddrizzare).
I dentisti che si stanno occupando della cosa (uno, anzi una, per la paradontosi e uno per l'estetica) mi stanno torturando che è un piacere... e non sempre con anestesia.

Eppure io non provo nessun dolore. Al massimo una specie di solletico, un po' di fastidio.

Non è che il dolore dal dentista sia una leggenda metropolitana e che quel dolore venga sentito perché deve essere sentito e non perché realmente ci sia?

Saluti,

Mauro.

mercoledì 29 ottobre 2014

Una fondamentale regola aziendale

Quando in azienda un uomo con il caffé in mano e un uomo senza caffé si incontrano in uno spazio angusto... l'uomo senza caffé deve fare strada.
Anche se ha fretta, anche se é superiore nella gerarchia, anche se è arrivato prima in quell'angolo, anche se..., anche se..., anche se...
Deve fare strada. Punto.

Ah, dimenticavo: io generalmente in azienda sono l'uomo col caffé :-)

Saluti,

Mauro.

martedì 28 ottobre 2014

Salvare degli idioti sopra il Reno

A Colonia c'è una funivia. No, Colonia non è una stazione sciistica, ma negli anni sessanta qualcuno ha pensato bene di costruire una funivia che attraversasse il Reno e garantisse un buon panorama sulla città.
Detta funivia è, detto papale papale, assolutamente inutile.
Ma detta funivia esiste. E quindi qui a Colonia ce la teniamo.

A Colonia la settimana scorsa c'è stata anche un'altra cosa: una tempesta. Con venti a 60 km/h (e punte a 100 km/h). Tempesta preannuciata e - al di là del preannuncio - durata un bel po', non solo un paio di minuti, quindi non proprio passata inosservata. Anche per chi non segue le notizie.

Nonostante ciò, nonostante che già da un po' ci fossero venti a 60 km/h (e vi garantisco che un vento a 60 km/h lo sentite, eccome se lo sentite!) una famiglia di turisti con due bimbi piccoli (uno di pochi mesi) è salita sulla funivia in mezzo alla tempesta.
E la funivia si è bloccata mentre la famigliola era sopra il Reno.
Grande dispiego di mezzi di soccorso per "salvare" la famigliola, con tutte le difficoltà portate dal fatto che la cabina della funivia fosse sopra il fiume e non sopra la terraferma... insomma un impegno e una spesa notevoli.
E dopo la spesa... indagini della procura (chiaramente appena cominciate, ma non ancora concluse) per valutare le colpe del gestore della funivia, visto che la ha tenuta in funzione nonostante i venti a 60 km/h.

E la famiglia rimasta prigioniera in cabina sopra il fiume... chiaramente una vittima!

Vittima? Ma scherziamo?
Già da un po' ci sono venti a 60 km/h (che, ti garantisco, li senti, eccome se li senti, come già scritto... ed eccome ti preoccupano, se sei una persona almeno un minimo intelligente).
E tu, nonostante ciò (e con due bambini piccoli per di più), sali comunque sulla funivia solo perché questa non è stata bloccata?

Cioè, fammi capire, tu mi stai dicendo che non hai un cervello di tuo per valutare pericoli e rischi?

Io sinceramente spero che la città di Colonia mandi a te (e non al gestore della funivia) il conto delle spese per il salvataggio.
Ma dubito che succederà.

Però io - che con le mie tasse di residente a Colonia ho pagato il "salvataggio" di un idiota come te - mi sono segnato il tuo nome.
E cercherò la possibilità di farmi rimborsare da te.
Perché tu non sei stato vittima di un incidente. Sei stato vittima della tua idiozia. E non è giusto che io paghi per essa.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
La notizia leggibile (in tedesco) qui... chiaramente con la famiglia di idioti nei panni della vittima, purtroppo.

mercoledì 15 ottobre 2014

Lo sport più praticato in Germania

Lo sciopero delle ferrovie.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Aggiornamento qui.

giovedì 9 ottobre 2014

Dimettersi nel modo sbagliato

I politici vengono spesso accusati di essere attaccati alla poltrona.
Ma ci sono anche quelli che si dimettono (o almeno annunciano di farlo). Purtroppo però in un modo che non li rende certo migliori di quelli che non si dimettono. Anzi...

Penso a Walter Tocci, senatore PD, che qui ha spiegato quando e perché (forse) si dimetterà.
Riassumendo: lui darà la fiducia al governo nel voto sul cosiddetto "Jobs Act" (a margine: esiste anche l'italiano, caro Renzi, ma tu da bravo toscano probabilmente lo hai sempre snobbato e mai imparato) per rispetto nei confronti del suo partito, ma subito dopo si dimetterà da senatore per rispetto delle proprie idee e del proprio elettorato.

Qualcosa non quadra: se il tuo partito è in conflitto con le tue idee e/o col tuo elettorato su questioni importanti come il lavoro significa che o il partito o le idee/elettorato il tuo rispetto non lo meritano.
Quindi perché rispettare entrambi?

Semplicemente perché il caro Tocci è un cerchiobottista: prima vota la fiducia per non inimicarsi Renzi, poi si dimette per non inimicarsi i nemici di Renzi (che probabilmente presto lo scalzeranno).

No, caro Tocci, il tuo non è un problema di coscienza e di conflitto interiore: se lo fosse ti dimetteresti prima del voto di fiducia, non dopo averla data, la fiducia.

Saluti,

Mauro.

lunedì 6 ottobre 2014

Un commento sul '68

Oggi, su un paio di blog, ho visto commenti relativi a un discorso di Mario Savio a Berkeley nel 1964 (stura a detti commenti è stato un articolo di ieri di Enrico Deaglio).
Qui non voglio commentare né il discorso originale di Savio, né l'articolo di Deaglio.

Voglio parlare del '68, non del '64.

Tra i commenti all'articolo in questione c'era quello di un ragazzo (lui dice di essere stato concepito, non solo partorito, dopo il '68, ma da come scrive io lo valuto nato tra fine anni '70 e inizio anni '80, magari comunque mi sbaglio).
Questa persona attacca il '68 con argomenti a mio giudizio in parte sbagliati e di sicuro ingenui, però mi ha dato lo spunto di controcommentare, visto che il '68 ha sì avuto risultati positivi ma i sessantottini non è che fossero una gran bella razza (e no, il terrorismo non c'entra).

Purtroppo il mio commento per ora non appare, quindi non posso farvi il previsto copincolla e neanche darvene il link (sì, lo so, avrei dovuto salvarmelo anche altrove... però non lo ho fatto, quindi ciccia).

Comunque la mia tesi è molto semplice (e un po' eretica, come si conviene a questo blog).

Il '68 è stato un movimento di figli di papà. Semplicemente perché a quei tempi all'università ci andavano i figli di papà. I Mario Savio che andavano all'università grazie a borse di studio e non perché figli di papà erano una minoranza. Piccola in Nordamerica, ancora più piccola in Europa.
Quei figli di papà hanno scatenato il '68 per un motivo generazionale, semplicemente per prendere il posto di papà. Le questioni politiche e sociali erano quasi sempre un mezzo, quasi mai un fine.
Era semplicemente la prima generazione che non aveva vissuto la guerra che voleva spingere da parte le generazioni precedenti che la avevano vissuta. E che spesso usavano i propri meriti di guerra come scusa per non farsi da parte.

Io nel '68 sono nato, non lo ho "fatto". Dagli anni '80 in poi ho però vissuto altri movimenti. Alcuni semplicemente guardandoli da spettatore, ad altri partecipando attivamente (l'ultimo pochi anni fa qui in Germania, da quarantenne...).
E in tutti (al di là del fatto che io ne approvassi fini e metodi o no) ho visto una consapevolezza diversa, non generazionale (come nel '68) ma veramente basata su sociale e politica. C'erano finalmente anche figli di operai e contadini come me. Che nel '68 avrebbero pouto esserci solo come figure marginali (quantitativamente addirittura molto marginali).

Ecco, questo è il merito del '68 (e scusate se è poco!): quei figli di papà, in buona parte inconsapevolmente, hanno aperto la porta ai figli di operai e contadini (e pescatori e minatori e eccetera eccetera).

Porta che in buona parte è rimasta aperta, nonostante i passi indietro fatti dopo la caduta del muro di Berlino.
Ma questa è un'altra storia, di cui parleremo forse un'altra volta.

Saluti,

Mauro.

lunedì 29 settembre 2014

60 anni di scienza... e non solo

Sessanta anni fa; il 29 settembre 1954, venne fondato il CERN.

Oggi ci sono state numerose e dovute celebrazioni al proposito.Solo una cosa è mancata: la celebrazione del contributo del CERN alla pace nel mondo (o almeno in Europa).

Sempre ci sono stati contatti e collaborazioni tra scienziati, ma fino alla nascita del CERN erano lasciati ai contatti personali tra scienziati o, al limite, tra istituti universitari.
Contatti istituzionali, che coinvolgessero concretamente e obbligatoriamente gli Stati, erano inconcepibili fino alla nascita del CERN... eppure il CERN li ha resi possibili.
Per la prima volta nella storia, Stati diversi - in passato non solo diversi ma anche nemici - hanno deciso di mettere in comune conoscenze scientifiche, conoscenze che potenzialmente avevano anche valore militare.
Questi paesi, creando il CERN, hanno di fatto rinunciato al potenziale militare di queste conoscenze.

Ma il CERN il Nobel per la pace non lo ha mai ottenuto.
Contrariamente a Obama e altri, che per la pace mai nulla hanno fatto.

Ma il CERN è solo scienza. A chi frega qualcosa della scienza?

Saluti,

Mauro.

domenica 28 settembre 2014

Dettagli coloniesi 26 - Lacrime rosse

Lungo il Reno...


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli coloniesi.

mercoledì 24 settembre 2014

Del secessionismo fiscale e dell'ignoranza

Qualche giorno fa (il 18 settembre per la precisione) si è tenuto in Scozia il referendum per separarsi dal Regno Unito.
Hanno vinto i contrari alla separazione (ma forse di fatto ha vinto semplicemente la voglia di tenersi i vantaggi di una forte autonomia senza doversi accollare le responsabilità di doversi veramente governare completamente da soli, ma questo è un altro discorso, che non c'entra con questo articolo).

Detto referendum ha fornito a televisioni e quotidiani di tutto il continente la scusa per andare a "indagare" le istanze secessioniste in tutta Europa.
Come prevedibile, il caso più gettonato e sviscerato è stato il rapporto tra Catalogna e Spagna.

Io nei giorni del referendum ero in Francia, a Parigi (a proposito, le TV francesi parlavano di Scozia, Galles, Catalogna, Paesi Baschi e altro... ma non di Corsica, chissà come mai).
Mi ha colpito (si fa per dire) l'intervista in un cosiddetto programma di approfondimento giornalistico a un catalano che si lamentava del fatto che su 100 € di tasse pagate solo 80 rimanevano/rientravano in Catalogna.
Argomento vecchio, trito e ritrito: anche l'ormai ammuffita Lega Nord ne ha fatto un cavallo di battaglia per anni e anni.

A parte il fatto che esistono tasse locali e tasse nazionali (e che questa divisione ha un senso indipendentemente dalla qualità dell'amministrazione che riscuote dette tasse) ma questi "indipendentisti" parlano sempre come se tutte, ma proprio tutte, le tasse fossero riscosse e gestite/distribuite dallo stato centrale.

A parte il fatto che se esiste uno stato questo avrà comunque un'amministrazione centrale che, per quanto ridotta di dimensioni ed efficiente, non è e non sarà mai a costo zero... e se passi da Spagna a Catalogna (o da Regno Unito a Scozia o da Italia a Lombardia) questo stato/amministrazione cambierà nome e dimensione ma continuerà a esistere... quindi un'entità centrale sopra di te ci sarà sempre.

A parte il fatto che esistono cose come infrastrutture e progetti nazionali o sovraregionali, ma anche come solidarietà, condivisione, sostegno reciproco e simili.

A parte ciò... mi sono sempre chiesto come non ci si possa rendere conto che un'argomentazione simile è un'arma a doppio taglio. E l'altro lato della lama è forse il più affilato.

Cosa voglio dire?

Torniamo al nostro amico catalano.
Lui vuole lasciare la Spagna, così il 100% delle sue tasse rimane in Catalogna. Va bene, allora facciamo la Catalogna indipendente.

Ora però gli abitanti della provincia di Tarragona (la provincia più meridionale tra le quattro catalane) si accorgono che solo l'80% delle tasse che pagano (locali tarragonesi o nazionali catalane che siano) restano/ritornano nella provincia. E no! Non è giusto!
E allora "Diputaciò de Tarragona" indipendente! Via dalla Catalogna, via da Barcellona!
Bene, ora finalmente tutti sono contenti: tutte le tasse pagate dai tarragonesi rimangono nella provincia di Tarragona.

Sicuri, sicuri?
Troppo facile! A un certo punto gli abitanti della comarca (divisione amministrativa al di sotto della provincia) "Baix Camp" si rendono conto che solo l'80% delle loro tasse ritornano/rimangono nella loro comarca... e allora... "Baix Camp" indipendente! Via dalla Diputaciò, via da Tarragona!

Però poi il comune di Cambrils...
Però poi il quartiere di La Vila...
Però poi la Rambla Jaume I...
Però poi il condominio al numero 25...
Però poi l'appartamento al numero 3...

Insomma, alla fine ogni catalano rimarrà da solo, chiuso nella sua stanzetta, visto che l'unico modo di vedere il 100% di tasse ritornare a chi le paga è solo quello di pagarle a sé stessi spostando semplicemente i soldi da una tasca all'altra.

Quindi, a meno di voler rimanere appunto un essere umano solo, completamente staccato da ogni altro essere umano, avrai sempre bisogno di un'entità - per quanto piccola - sopra di te, caro amico catalano (o lombardo o bavarese o corso o che altro tu sia).
E questa entità avrà bisogno di una parte - per quanto piccola - delle tue tasse per poter funzionare.
E tu - sì, tu, proprio tu che ti lamenti - avrai bisogno che lei ci sia e che funzioni.

Quindi, se vuoi l'indipendenza, trova ragioni più valide.
Quella fiscale non regge, anche se è quella che fa più presa sugli ignoranti.

Saluti,

Mauro.

martedì 23 settembre 2014

Parigi: mito e realtà

Il mito Parigi: la città dell'amore, la città delle luci.

La realtà Parigi: la città del degrado, la città della spazzatura.

Saluti,

Mauro.

lunedì 22 settembre 2014

La casa di Hitler (e gli idioti)

Sabato sera guardavo un programma di approfondimento giornalistico (o presunto tale) sulla TV tedesca.
Uno dei servizi riguardava le polemiche relative all'utilizzo della casa natale di Hitler a Braunau am Inn, in Austria.
In Austria infatti si sta discutendo cosa mettere dentro quell'edificio, ora di proprietà pubblica, e ci sono un sacco di se e di ma, perché... bisogna evitare che quella casa diventi un simbolo.

Ma siete idioti, amici austriaci! Proprio idioti.
Quella casa È un simbolo, qualsiasi cosa ci mettiate dentro. È un simbolo da venerare per i nostalgici e i nazisti e un simbolo che serve da monito per i democratici e per chi lotta per la libertà.
E sarà sempre un simbolo, qualsiasi cosa ci mettiate dentro: un museo, una macelleria, degli appartamenti o una stazione di trasformazione elettrica.
Perché il simbolo non sta in quel che è o sarà. Il simbolo sta in ciò che è stata.

Cari austriaci, aprite gli occhi: la storia non può essere nascosta, la storia non può essere ignorata. E la storia è fatta anche di simboli. E i simboli non vengono decisi da governi o comuni, checché questi credano.
Piuttosto che polemizzare e perdere tempo sul come utilizzare un edifcio (che in sé non ha colpe, ma sarà sempre e comunque un simbolo), pensate a impegnarvi per far sì che il futuro non ci riservi altri simboli analoghi.

Saluti,

Mauro.

venerdì 12 settembre 2014

Parole e sanzioni

UE e USA hanno deciso nuove sanzioni contro la Russia a causa della crisi ucraina.

Ora, al di là dei discorsi morali (le sanzioni colpiscono le elites o il popolo?) e dei discorsi politici (ha più colpe la Russia o l'Ucraina? e siamo sicuri che l'occidente sia innocente?), io pongo una domanda molto banale, terra terra, pragmatica: che siano giuste o sbagliate, le sanzioni portano risultati?

Se io guardo la storia recente mi verrebbe da dire che l'unico risultato che portano sia ideologico (a casa di chi le applica, non di chi le subisce): rafforzano, appunto, l'appartenenza ideologica a questo o quel partito a seconda dell'essere favorevoli o contrari.

Ma a casa di chi le subisce direi che ottengono proprio poco, se non nulla.

Due esempi su tutti.

1) Iraq. Dopo la prima guerra del golfo il regime di Saddam è stato subissato di sanzioni. A parte ciò, non si può certo neanche dire che avesse la maggioranza degli iracheni dalla sua... eppure per buttarlo giù è servita una guerra di invasione. Se si aspettavano i risultati delle sanzioni stava ancora lì oggi.

2) Cuba. A torto o a ragione, da 50 anni Cuba è vittima di un embargo da parte degli USA e dei loro alleati. Eppure, nonostante la perdita del grande alleato (il blocco sovietico) e la posizione geografica scomodissima (praticamente nel giardino di casa degli USA), il regime castrista è ancora lì, un po' ammorbidito ma per niente piegato.

E potrei farne altri di esempi.

Quindi ripeto: a cosa servono sanzioni ed embarghi?
Beh, a questo punto direi che è chiaro: alla politica interna di chi le applica, non di chi le subisce.
Almeno in teoria. In pratica forse neanche a quello, ma solo a riempire pagine di giornali.

Saluti,

Mauro.

domenica 7 settembre 2014

Cose che si trovano in Germania 4

L'albero dei cucchiai (e delle forchette):

 

Saluti,

Mauro.

venerdì 5 settembre 2014

Le foto sparite

Forse qualcuno lo avrà notato o forse anche no. Dal blog sono sparite tutte le foto.
È stato un errore mio: credendo che Google tenesse separati i suoi servizi, le ho cancellate dall'archivio di Google+ e... puf, sono sparite anche da Blogger.
Pian piano ora cerco di recuperarle e ricaricarle, ma qualcuna rimarrà sparita... a meno che qualcuna/o di voi non se le sia copiate ;-)

Morale della favola: quando fate pulizia o simili su uno dei servizi di Google, state molto attenti e riflettete bene prima di procedere :-)

Saluti,

Mauro.

martedì 2 settembre 2014

Categorie umane da estirpare


Chi parla troppo, usando mille parole quando cento bastano (soprattutto in ambito lavorativo, ma non solo).
Chi non finisce le frasi (non cominciarle neanche, allora).
Chi parla sottovoce quando non serve (e non serve praticamente mai).
Chi infarcisce i discorsi di “infatti”. Infatti cosa?
Chi chiede sempre conferma: “no?”, “vero?”. Se la conferma è necessaria me la chiedi alla fine, non ogni due parole, chiaro?
Chi ti parla sapendo che puoi sentire ma non capire causa distanza, rumori o simili (e magari quando potevi capire stava zitto).
Chi non si rende conto che non hai voglia di parlare (e dire che ci vuole poco a capirlo: se non ti rispondo vuol dire che devi stare zitto).
Chi ti contesta per poi dire le tue stesse cose.
Chi continua a parlare mentre fa qualcosa, soprattutto se descrive ciò che fa. O mi stai insegnando come si fa, e allora va bene (se sono lì per impararlo), oppure fallo e taci..
Chi cerca il modo più scomodo di fare le cose e poi si lamenta di essere stanco e stressato. Ti meriti di essere stanco e stressato, quindi non lamentarti.
Chi fa confronti insensati, mele con pere (soprattutto confrontando paesi e situazioni imparagonabili).
Chi ha sempre qualcosa da dire su qualsiasi argomento (e magari non sa neanche di che argomento si sta parlando).
Chi conosce segreti e misteri di tutto (no, se sono segreti non li conosci, se li conosci sono cazzate).

E ne dimentico di sicuro altrettante.

Saluti,

Mauro.

domenica 31 agosto 2014

Un "tedesco" maggiorenne

Ebbene sì, il Mauro "tedesco" oggi diventa maggiorenne, essendo arrivato in Germania il 31 agosto 1996, esattamente 18 anni fa.

E pensare che volevo/dovevo fermarmi un paio d'anni... non più di cinque nei programmi iniziali...

Saluti,

Mauro.

mercoledì 27 agosto 2014

L'ipocrisia dell'Europa

Ieri mattina, mentre andavo in auto al lavoro, come sempre sentivo il radiogiornale.

Una delle notizie principali era l'incontro a Minsk (Bielorussia) tra il presidente ucraino (Poroshenko) e quello russo (Putin).
Tra i commenti all'incontro veniva citato quello del presidente del Parlamento europeo, il socialdemocratico tedesco Martin Schulz, secondo il quale è un passo avanti e un segnale positivo il fatto che i due presidenti si siano incontrati in "terreno neutrale".

Terreno neutrale? Visti i legami tra Russia e Bielorussia... Minsk terreno neutrale??? Ma siamo matti?

E non ditemi che si tratta di ignoranza o di speranza... Schulz avrà mille difetti (e li ha), ma tra questi non ci sono certo l'ignoranza, l'ingenuità e l'impreparazione. Quindi se ha detto quel che è riportato, lo ha detto perché coscientemente voleva dirlo... pur sapendo di dire una stronzata.

Saluti,

Mauro.

lunedì 25 agosto 2014

Cose che si trovano in Germania 3

Attenti, le mucche vi guardano!


Saluti,

Mauro.

domenica 24 agosto 2014

Targhe tedesche 3

Voulez-vous coucher avec moi?


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Chiaramente così sexy possono essere solo le Alfa Romeo.

venerdì 8 agosto 2014

La disinformazione del TG2 a favore di Israele

Nel corso della mattinata (ora italiana) Hamas ha sparato dei razzi contro Israele.
Se prima del lancio dei razzi ci fosse stato qualche "movimento" israeliano non si sa... i media italiani (con l'eccezione - forse - di RAI3) sono da vent'anni a questa parte notoriamente e sfacciatamente pro-Israele.
Comunque non importa chi si sia mosso per primo... quello che volevo far notare è la classica disinformazione per indirizzare (indottrinare?) l'opinione pubblica verso una determinata tesi.

Vediamo in breve i fatti.
Tre giorni fa è stata concordata una tregua di tre giorni tra Hamas e Israele. Entrambe le parti hanno rispettato la tregua: va detto chiaramente.
La tregua scadeva stamattina alle 7 (ora italiana). Dopo le 7 Hamas ha, appunto sparato dei razzi contro Israele. Che lo abbia fatto per provocare o in risposta a una provocazione qui è secondario, quello che conta (e che va sottolineato) è che ciò è avvenuto dopo la fine della tregua, quindi in uno stato - ufficialmente - di belligeranza (la mancanza di spari e di combattimenti non significa automaticamente che vi sia una tregua).

Ora come ha introdotto il TG2 delle 13 la notizia del lancio di razzi da parte di Hamas dopo la fine della tregua?
Così: "Hamas rompe la tregua".

Cosa rompe Hamas, caro TG2? Una tregua? Ma se la tregua era scaduta! Come si fa a rompere una cosa che non c'è? Una tregua la rompe chi spara (o fa altre azioni aggressive) prima che la tregua concordata scada, non dopo che è scaduta.

Certo, sarebbe bello che anche dopo la scadenza di una tregua le parti non riprendano a sparare e combattere, su questo siamo tutti d'accordo.
Però sarebbe anche bello che i telegiornali pubblici almeno diano notizie invece di fare indottrinamento.

Saluti,

Mauro.

giovedì 7 agosto 2014

Cose che succedono solo in Italia...

Cito da un interessantissimo blog giornalistico-politico tedesco, curato dal giornalista Roberto de Lapuente, per la precisione dall'introduzione dell'articolo "I ribelli sociali":

Wer jetzt glaubt, dass Christine Haderthauer fertig sei, der hat die Mechanismen des bayerischen Establishments nicht begriffen. Affären und Skandale schaden nicht – sie sind Initiationsritus. Wenn man den richtig managt, sitzt man in Bayern fester im Sattel denn je.

Traduco:

Chi ora crede che Christine Haderthauer sia finita, non ha capito i meccanismi della classe dirigente bavarese. Affari e scandali non danneggiano - sono un rito di iniziazione. Chi dimostra di saperne approfittare, in Baviera sta in sella più che mai.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Christine Haderthauer è a capo della cancelleria di Stato bavarese ed è coinvolta attualmente col marito in un caso di truffa immobiliare-finanziaria.

mercoledì 6 agosto 2014

Dettagli genovesi 14 - Antiche chiusure

Meno male che qualcuno ha aggiunto "Dopo Cristo" :-)



Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli genovesi.