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venerdì 24 aprile 2026

Il ripescaggio dell'Italia

Da quando Israele e USA hanno attaccato l'Iran è in fermento anche il mondo del calcio: se l'Iran non potrà partecipare ai mondiali nordamericani... chi prenderà il suo posto?

Premetto una mia opinione: l'Iran alla fine parteciperà, gli USA al massimo impediranno l'ingresso a un paio di funzionari e a qualche tifoso, ma per la partecipazione della nazionale iraniana ai mondiali alla fine non ci saranno problemi.
Quindi il discorso su come sostituirla a mio giudizio rimarrà solo una specie di dibattito accademico.

Comunque, ora voi direte: se l'Iran non dovesse partecipare (che sia per scelta o per impedimento) ci saranno regole FIFA da applicare per la sostituzione. E invece no, non ci sono. La FIFA di fatto non prende in considerazione il fatto che una squadra qualificata non possa/voglia poi partecipare.

Un precedente (parziale) c'è, ma riguarda la UEFA e i campionati europei, non la FIFA (vero che le federazioni continentali sono parte della FIFA, ma per i loro tornei continentali possono tranquillamente usare regole proprie... no, non intendo che possono cambiare le regole del calcio*, delle partite*, intendo che a livello organizzativo sono indipendenti).
Questo precedente avvenne agli europei del 1992. La Jugoslavia si era qualificata, ma era già scoppiata la guerra interna che poi la distrusse. Era impossibile far partecipare la Jugoslavia, visto che croati e serbi (al tempo facevano insieme almeno il 90%, se non di più, dei giocatori convocabili) non erano più disposti a stare e neanche a giocare insieme.
Cosa fece la UEFA? Semplicemente sostituì la Jugoslavia con la nazionale che era finita seconda nel girone di qualificazione vinto dalla Jugoslavia stessa, cioè la Danimarca (che poi incredibilmente vinse il titolo, ma questa è un'altra storia).

Ora, a mio parere, la FIFA dovrebbe scegliere la stessa strada. Anche se nessuna regola ufficiale la obbliga a farlo.
E, se seguissimo questo criterio (anche se le qualificazioni oggi sono più contorte di quanto fossero nel 1992, per qualsiasi torneo, continentale o mondiale che sia**), la squadra ripescata dovrebbero essere gli Emirati Arabi Uniti.
Punto.

Come detto la FIFA però non ha regole per eventuali ripescaggi.
E per questo qualcuno fantastica che l'Italia potrebbe (o addirittura dovrebbe) essere ripescata. Tra le nazioni non qualificate è quella col ranking FIFA più alto e quella più titolata.
Cagate. Se la FIFA veramente decidesse di ripescare l'Italia lo farebbe non per il ranking o per i titoli, ma perché tra le non qualificate è quella che offre il mercato TV, pubblicità e merchandising più grande. Sappiatelo, non pensate che la FIFA pensi ai meriti.

Comunque, detto ciò, nel caso che l'Italia venisse ripescata... come dovrebbe comportarsi? Come dovrebbe rispondere la FIGC alla FIFA?
A mio parere ci sono due situazioni differenti.
1) La FIFA ripesca l'Italia direttamente, la qualifica per così dire di diritto. In questo caso per me l'Italia dovrebbe rifiutare il ripescaggio: sul campo non ci siamo qualificati e oltretutto le qualificazioni sono separate per continenti, quindi perché un'europea dovrebbe sostituire un'asiatica?
2) La FIFA organizza un ulteriore spareggio tra le migliori non qualificate dei vari continenti (e l'Italia qui ci starebbe). In questo caso per me l'Italia dovrebbe accettare, in quanto sarebbe solo un'ulteriore possibilità di qualificarsi sul campo, non un regalo piovuto dall'alto.

Ma come detto, alla fine l'Iran parteciperà, quindi sono tutte discussioni accademiche.

Saluti,

Mauro.

*Del resto queste regole non sono decise né dalla FIFA né dall'UEFA, ma dall'IFAB.

** Ed è anche per questo che l'Italia ha dovuto giocare gli spareggi: con qualificazioni serie, non contorte, sarebbe stata o fuori subito o qualificata direttamente. Sarebbe dipeso dai posti disponibili, ma comunque non ci sarebbero stati spareggi. 

giovedì 5 marzo 2026

Iran. E ora?

L'attacco israelo-statunitense all'Iran era prevedibile. Forse inevitabile, conoscendo Trump e soprattutto i provocatori Netanyahu e Khamenei, che hanno sempre entrambi provocato l'altro per poter poi reagire, "difendersi".
Ma lasciamo perdere i giudizi personali e anche quelli giuridici (il diritto internazionale ormai non esiste più, è solo una foglia di fico per gli ignavi) e cerchiamo di capire cosa succederà ora, cosa ci aspetta.

La prima cosa da dire chiaramente è che non è un problema locale. È un problema globale. Ci riguarda tutti, qualsiasi cosa pensiamo.
Ormai ci stiamo avvicinando alla guerra globale, alla quarta guerra mondiale (sì, la quarta, la terza è stata la Guerra Fredda, anche se i due blocchi non la hanno mai combattuta frontalmente, guerra di Corea nei primi anni '50 a parte).

Non dimentichiamo che Iran e Russia sono alleati.
Il casino è che gli attuali governi di USA e Israele hanno forti legami (più espliciti per gli USA) con la Russia.
Sembra di rivedere la seconda guerra mondiale: l'URSS dapprima alleata del male (allora la Germania hitleriana, oggi l'Iran degli Ayatollah) e poi con l'occidente... come oggi è probabile che la Russia abbandoni l'Iran per parlare con gli USA, anche se senza considerare l'UE (del resto anche nel 1941 l'URSS si avvicinò in realtà solo agli USA, nei fatti di UK, Francia e altri alleati non gliene fregava nulla, anche perché ai suoi occhi nulla contavano... come agli occhi della Russia odierna).

E l'Ucraina rischia di trovarsi nella stessa situazione in cui si trovarono Finlandia o Cecoslovacchia allora.
Cercare alleati, anche appartenenti al male, non facendoti nessuno scrupolo, pur di contrastare chi ti vuole invadere come fece la Finlandia?
O subire decisioni altrui volte a "garantire la pace" (ma che provocarono la guerra) come fu costretta a fare la Cecoslovacchia?
Il comportamento USA non sembra lasciarle terze possibilità, visto che l'UE è una potenza economica ma non militare.

Tante domande aperte.
Io non ho risposte. Idee, opinioni sì, ma risposte purtroppo no.

Però a questo punto vorrei tornare all'Iran, citato nel titolo e di cui ho accennato all'inizio del testo.

Ali Khamenei è morto.
Ma la sua morte non è la fine del regime. Questo deve essere chiaro.
Khamenei non è burocraticamente assimilabile ai classici dittatori di stampo fascista, ma solo burocraticamente. Il regime di Teheran è politicamente di stampo fascista... la sinistra si fa però ingannare dal fatto che Khomeini ha abbattuto un regime di destra e filo occidentale (sì, regime, la democrazia in Iran è stata abbattuta dal regime destrorso e filo-statunitense dei Pahlavi, che andarono al potere con un colpo di Stato nel 1953, non da Khomeini nel 1978... nel 1978 si è solo cambiata dittatura).

Quindi cosa succederà con la sua morte?
Se ci si fermerà alla sua morte... non significherà nulla. Solo il cambiamento del nome di chi è "Guida Suprema", come quando Khomeini morì e Khamenei prese il suo posto.

Siamo onesti: il regime lo puoi abbattere definitivamente solo in due modi.
O con un'invasione di terra (come hai fatto con Saddam, per intenderci), i classici "boots on the ground".
O grazie a una rivolta violenta, armata interna. Le manifestazioni pacifiche portano simpatia, ma non veri cambiamenti.

La prima cosa sembra non sconfinferare gli USA (e in questo caso non li biasimo, stiamo parlando di un paese enorme, con 90 milioni di abitanti e forze militari e - soprattutto - paramilitari ben armate e preparate, l'Iran non è Grenada e neanche l'Iraq).
La seconda cosa richiederebbe oltre alla volontà popolare (che magari ci sarebbe anche, nonostante che finora non ci sia stata violenza da parte dei manifestanti) anche la presenza di un fronte di opposizione unitario. O almeno di una struttura politica definita - seppur magari minoritaria - pronta a prendere il posto degli ayatollah. E in questo momento in Iran non c'è nessuna delle due cose. (E no, non parlatemi dell'erede della dinastia Pahlavi: non ha un partito dietro di sé, parla da lontano senza sapere nulla dell'Iran attuale e soprattutto si vede come erede del vecchio Scià, non come politico democratico).

E allora?
Allora, se non ci sarà nessuna di queste due cose, succederà semplicemente che il regime sarà indebolito militarmente, non sarà più un pericolo per il resto del mondo (o almeno sarà un pericolo molto meno preoccupante che in passato), ma che per contrasto diventerà più duro, più reazionario, più violento all'interno, indebolendosi sì militarmente ma rafforzandosi da un punto di vista poliziesco. Si chiuderà come una Corea del Nord.

Ovviamente spero che tutto finisca meglio di come io penso e di essere il classico pessimista cosmico... però le premesse sono queste.
Vedremo come si svilupperanno le cose.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 1 ottobre 2025

Palestina e Israele: non posso più tacere

Quasi due anni fa avevo scritto qui che mi ero stancato di parlarne o scriverne.

Ed ero sincero. Ero stanco.

Ma quel che è successo dopo (ok, anche prima, ma soprattutto dopo) ha cambiato drammaticamente le cose.

Quello che Netanyahu e i suoi alleati religiosi di estrema destra stanno mettendo in pratica impone di parlare, non di tacere.

Qui si sta passando dall'apartheid in stile sudafricano alla soluzione finale in stile nazista.

Saluti,

Msuro.

sabato 2 dicembre 2023

Io mi sto stancando

Io mi sto stancando di leggere ma anche (soprattutto) di scrivere del conflitto israelo-palestinese. Ma non perché non sia importante o non mi interessi o non abbia nulla da dire. È un tema importantissimo. E da dire ne avrei molto. Ma... Ma non è un tema sul quale si possa discutere civilmente, non è un tema dove viene commentato (positivamente o negativamente non importa) ciò che effettivamente scrivi. Non è un tema dove poter distinguere, dove poter parlare di cose concrete. Non è un tema in cui puoi permetterti di riconoscere torti e ragioni, diritti e delitti di entrambe le parti. È un tema dove esiste solo il manicheismo. Se ammetti il diritto di Israele di esistere, automaticamente vieni accusato di voler sterminare i palestinesi. Se ammetti il diritto dei palestinesi ad avere un proprio Stato, automaticamente vieni accusato di voler distruggere Israele. No, io non ci sto. Israele ha diritto di esistere. I palestinesi hanno diritto a un loro Stato. E io, nel mio piccolo, lotto per entrambe le cose. Ma a quanto pare ciò non è accettabile. O Israele o Palestina. No. Io non ci sto. Quindi non scriverò più sul conflitto israelo-palestinese (a meno che su singoli episodi indipendenti dal contesto). A me piace ragionare, capire. Il manicheismo lo lascio agli ignoranti, ai violenti. Ai terroristi di entrambe le parti. Io mi tiro fuori. Non gioco più. Saluti,

Mauro.

venerdì 13 ottobre 2023

Hamas o come mettersi dalla parte del torto

Io stavo riflettendo su una cosa.

Hamas per l'attacco ha buttato giù con bulldozer la recinzione che fa di Gaza di fatto un lager. Ve ne rendete conto che forza avrebbe avuto questo gesto se Hamas avesse abbattuto la recinzione e poi lasciato uscire solo i civili disarmati?
Se avesse permesso loro di muoversi liberamente oltre confine SENZA però far uscire i gruppi armati? Ve ne rendete conto che forza avrebbe avuto un'immagine simile? Quanto ciò avrebbe messo al muro Netanyahu e l'estrema destra israeliana?

Capite ora perché io continuo a sostenere che Hamas è il miglior alleato dell'estremismo e nazionalismo ebraico e il peggior nemico dei palestinesi stessi?

Saluti,

Mauro.

martedì 18 maggio 2021

Non sapete come è fatta la striscia di Gaza

Vorrei fare un commento sulla situazione israelo-palestinese, ma solo su quella momentanea, non facendo analisi globali. Ho letto molti scrivere che i morti civili palestinesi ci sono solo perché Hamas li usa come scudi umani.

Questo lo sostiene chi non sa di cosa parla.

Che Hamas faccia terrorismo lo sappiamo tutti, persino Al-Fatah stessa (cioè il partito che fu di Arafat) lo sostiene, non solo Israele o osservatori terzi.

Ma se credete che Hamas abbia bisogno di scudi umani non sapete come è fatta la striscia di Gaza.

La striscia di Gaza è una delle aree più densamente popolate al mondo.

Pensate che la città metropolitana di Napoli, la provincia più densamente popolata d'Italia, ha una densità di popolazione che è la metà di quella della striscia di Gaza.

E la maggioranza degli italiani considererebbe Napoli invivibile solo per la densità, per l'affollamento. Figuriamoci come considererebbe Gaza anche se fosse pacifica! A Gaza non c'è bisogno di scudi umani. Il solo viverci ti rende scudo umano: tutti sono attaccati a tutti.

Qualunque cosa faccia Hamas, la Striscia di Gaza è semplicemente un pollaio umano. Se la bombardi, uccidi civili indipendentemente da come si comporti Hamas nei loro confronti. È inevitabile.

Saluti,

Mauro.

sabato 13 gennaio 2018

Un dubbio sull'antisemitismo

O meglio su quello che si spaccia per tale.

Se io dico o scrivo qualcosa di negativo sullo stato di Israele o su certi comportamenti di determinate frange della popolazione israeliana vengo subito tacciato di antisemitismo e nessuno mi contesta sui fatti (anche quando ciò che dico o scrivo non ha niente a che fare con l'ebraismo o con la popolazione israeliana nel globale).

Se io dico o scrivo qualcosa di negativo sull'autorità palestinese o su certi comportamenti di determinate frange della popolazione palestinese invece nessuno mi accusa di antisemitismo e vengo contestato direttamente sui fatti (anche se dovessi contestare l'islamismo o la popolazione palestinese nel globale).

Eppure anche i palestinesi musulmani (e anche i palestinesi e gli israeliani cristiani, per la verità) sono semiti.

Questo doppiopesismo per me è sufficiente ragione per essere pro palestinese.

Saluti,

Mauro.

venerdì 13 novembre 2015

L'accoltellamento di Milano

Non c'è nessuna prova, nessun indizio e neanche nessuna probabilità che sia dovuto a ragioni religiose.

Però visto che la vittima è di religione ebraica sembra sia scoppiata la terza guerra mondiale (e la comunità filo-israeliana, no, non quella ebraica seria, proprio quella filo-israeliana, ci specula sopra alla grande).

Se l'accoltellato fosse stato cristiano, musulmano, buddista o ateo nessun giornale se ne sarebbe accorto.

Accusatemi pure di quello che volete (antisemitismo, razzismo, nazismo, eccetera), non farò marcia indietro di neanche un centimetro, salvo prove inconfutabili contrarie alla mia posizione portate dagli inquirenti.

Saluti,

Mauro.

venerdì 8 agosto 2014

La disinformazione del TG2 a favore di Israele

Nel corso della mattinata (ora italiana) Hamas ha sparato dei razzi contro Israele.
Se prima del lancio dei razzi ci fosse stato qualche "movimento" israeliano non si sa... i media italiani (con l'eccezione - forse - di RAI3) sono da vent'anni a questa parte notoriamente e sfacciatamente pro-Israele.
Comunque non importa chi si sia mosso per primo... quello che volevo far notare è la classica disinformazione per indirizzare (indottrinare?) l'opinione pubblica verso una determinata tesi.

Vediamo in breve i fatti.
Tre giorni fa è stata concordata una tregua di tre giorni tra Hamas e Israele. Entrambe le parti hanno rispettato la tregua: va detto chiaramente.
La tregua scadeva stamattina alle 7 (ora italiana). Dopo le 7 Hamas ha, appunto sparato dei razzi contro Israele. Che lo abbia fatto per provocare o in risposta a una provocazione qui è secondario, quello che conta (e che va sottolineato) è che ciò è avvenuto dopo la fine della tregua, quindi in uno stato - ufficialmente - di belligeranza (la mancanza di spari e di combattimenti non significa automaticamente che vi sia una tregua).

Ora come ha introdotto il TG2 delle 13 la notizia del lancio di razzi da parte di Hamas dopo la fine della tregua?
Così: "Hamas rompe la tregua".

Cosa rompe Hamas, caro TG2? Una tregua? Ma se la tregua era scaduta! Come si fa a rompere una cosa che non c'è? Una tregua la rompe chi spara (o fa altre azioni aggressive) prima che la tregua concordata scada, non dopo che è scaduta.

Certo, sarebbe bello che anche dopo la scadenza di una tregua le parti non riprendano a sparare e combattere, su questo siamo tutti d'accordo.
Però sarebbe anche bello che i telegiornali pubblici almeno diano notizie invece di fare indottrinamento.

Saluti,

Mauro.

martedì 29 luglio 2014

Il conflitto in Palestina: alcune letture

In questi giorni si fa (anzi: si rifà) sempre più violento il conflitto in Palestina.

Visto che è giusto parlarne, ma alla fine io riuscirei solo a ripetermi, qui una scelta di quanto scrissi in passato al proposito. Buona lettura.

27/07/2006: Sono antisemita?

21/05/2011: Lars von Trier

25/07/2011: Aspettare Godot

29/11/2012: Uno stato per la Palestina, finalmente (anche se solo teorico)

09/08/2013: Datemi pure dell'antisemita (ma anche i palestinesi sono semiti)

27/07/2014: Israele e la patente di antisemita

Saluti,

Mauro.

domenica 27 luglio 2014

Israele e la patente di antisemita

Io ho un ottimo rapporto con gli ebrei. Almeno con quelli che conosco personalmente (con gli altri non posso sapere, visto che io giudico le persone singolarmente e non in quanto appartenenti a una determinata religione, nazionalità o altro modo di raggrupparle).
E per me una religione vale l'altra. L'essere ebrei, l'essere cristiani, l'essere musulmani, ecc. per me non comporta né superiorità, né inferiorità.

Però io ho una pessima opinione del governo israeliano, visto il suo comportamento nazistoide verso i palestinesi.

Sono antisemita?
Per gli ebrei che conosco e per le persone intelligenti no.
Per il governo israeliano e, a quanto pare, ultimamente anche per quello tedesco invece sì.

Quindi: fanculo a detti governi.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Non so in questa situazione se sono antisemita anche per il governo italiano e, in tutta sincerità, non mi interessa neanche saperlo.