venerdì 26 giugno 2015

Il giornalismo e la scienza... di nuovo (purtroppo)

Tutti avrete letto tra ieri e oggi la storia secondo cui tre ragazzini inglesi avrebbero "inventato" un preservativo che cambia colore entrando in contatto con fonti infettive, quindi utile a farti fermare in tempo quando hai rapporti sessuali con persone portatrici di malattie sessualmente trasmissibili.

Non è proprio una bufala, ma quell'"inventato" la rende comunque una cazzata (c'è chi - Butac - lo ha fatto notare prima di me, ma io al proposito vorrei dire qualcosa di più).

Come esempio vi riporto l'articolo del Fatto Quotidiano (anche se, con gli stessi errori, ne hanno parlato praticamente tutti... e come ci racconta qui Mats Schönauer anche la stampa tedesca, non solo quella italiana).
Vi riporto quest'articolo per due motivi:
1) è stato il primo al proposito che ho letto;
2) non è scritto da un classico giornalista, ma dalla presidente della federazione italiana di sessuologia scientifica (a parte che dovrebbe spiegarmi perché "scientifica": ogni "-logia" - parapsicologia a parte, ma quel "para-" all'inizio ci chiarisce le cose se abbiamo due neuroni funzionanti - o è scientifica o proprio non esiste).

Ecco, quei ragazzini in realtà non hanno inventato (ancora) nulla.
I miei lettori più fedeli sanno che da anni mi occupo di proprietà intellettuale, innovazione, eccetera (uno degli articoli di maggior successo della storia di questo blog si occupava proprio di questi temi).
Quindi qualcosa al proposito posso chiarire.

Come dice il sito della competizione a cui i ragazzini hanno partecipato, questi hanno avuto una concept idea. Una "concept idea" altro non è che una semplice idea, un concetto di base, non un'invenzione.

Vi faccio un esempio: se io dico che sarebbe bello avere un autobus che possa sollevarsi di qualche metro da terra per evitare gli ingorghi ho espresso una concept idea.
Per farla diventare invenzione devo almeno presentare uno studio di fattibilità con conti e schemi che ne dimostrino la realizzabilità pratica (se non addirittura presentarne un prototipo, magari in scala ridotta).

Ecco, quei ragazzini si sono fermati al primo passo: hanno semplicemente dichiarato che sarebbe bello avere un preservativo che grazie alla sua composizione chimica possa cambiare colore in presenza di una malattia sessualmente trasmissibile.
Oltre (almeno per ora) non sono andati.

E, grazie alla mia esperienza con la proprietà intellettuale, posso dirvi che anche se andranno oltre (e glielo auguro e consiglio, perché è comunque un ottimo esercizio di scienza e tecnica) purtroppo non potranno mai brevettare la loro invenzione.
Perché?
Semplicemente perché detto preservativo è già stato brevettato una decina d'anni fa (qui il brevetto). Quindi... nulla di nuovo... in questo caso non sotto il sole, ma dove non batte il sole.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
A seconda delle fonti in inglese troverete le sigle STI e STD... non sono cose diverse: STD significa sexually transmitted disease, STI sexually transmitted illness, quindi sono sinonimi.

mercoledì 24 giugno 2015

Una leggenda cinematografica

Qualche giorno fa mi sono rivisto il film "Il Gattopardo". Gran film.

La citazione più famosa dal film (e dal libro da cui è tratto) è senza ombra di dubbio "Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi".
Tanto famosa che in realtà la conoscono anche coloro che non hanno mai né visto il film né letto il libro.

C'è un solo piccolo problema (no, la citazione - contrariamente ad altre nella storia del cinema e della letteratura citate sempre sbagliate - è testualmente corretta, almeno riguardo al film... il romanzo lo ho letto secoli fa e non posso ora controllare)... questa frase viene sempre attribuita a Don Fabrizio, Principe di Salina (interpretato nel film da Burt Lancaster). Persino sulla copertina del DVD in mio possesso viene attribuita a lui.
Però Don Fabrizio non pronuncia mai questa frase. E quando parla del concetto che la frase esprime sembra quasi rattristarsene, non averlo come programma.

E allora?
La frase esce dalla bocca del nipote del principe, Tancredi (interpretato nel film da Alain Delon), che tra l'altro la intende veramente in maniera programmatica.
Ho voluto riguardarmi la scena più volte. Eppure continuava a pronunciarla Tancredi.

La cosa interessante è che sia in rete che nelle biblioteche si trova sufficiente materiale con l'attribuzione corretta (qui un esempio)... ma nella testa della gente rimane pronunciata da Don Fabrizio.

Il romanzo è del 1956 (pubblicato nel 1958) e il film del 1963. Ormai temo che quelle parole nelle teste rimarranno per l'eternità appiccicate al personaggio sbagliato.

Saluti,

Mauro.

venerdì 19 giugno 2015

Il casino col pedaggio in Germania - 3 (e la censura del Fatto Quotidiano)

Ricorderete che già due volte vi ho parlato dell'introduzione del pedaggio autostradale in Germania per le automobili: qui e qui.

Ora finalmente l'Europa è intervenuta e ha aperto una procedura d'infrazione contro la Germania.
La prima risposta del governo tedesco è stata quella di rinviare ulteriormente l'introduzione del pedaggio. Non più 2015 (come originariamente previsto) o 2016 (come poi deciso per ragioni "tecniche"), bensì 2017.

Intanto aspettiamo la sentenza dell'Europa.

Nel frattempo credo possa interessarvi il commento che ho scritto oggi all'articolo pubblicato in proposito dal Fatto Quotidiano (non che il Fatto abbia scritto un articolo particolarmente buono o particolarmente cattivo... ma è stato il primo che ho letto, avrei risposto lo stesso su altri quotidiani).

Io sono italiano ma vivo in Germania, quindi sarei uno dei "beneficiati" (visto che per risparmiarsi il pedaggio non serve essere cittadini tedeschi, ma residenti in Germania, anzi aver l'auto immatricolata in Germania).
E dico due cose:
1) Questo pedaggio è uno scandalo;
2) Il pedaggio in Germania deve essere introdotto.

Contraddizione? No: il pedaggio di fatto solo per gli stranieri è una stronzata delinquenziale, indipendentemente da ciò che deciderà l'Europa.
Però le infrastrutture stradali e autostradali (ma anche molte ferroviarie, ma questa è un'altra storia che non c'entra col pedaggio) tedesche sono in una condizione penosa, da vent'anni (se non di più) solo manutenzione di facciata, autostrade allargate a tre-quattro corsie, ma senza sanare le due originarie (il cui substrato somiglia più a stracchino che ad asfalto o cemento), nuove corsie costruite con materiali già vecchi, ponti soprattutto in condizioni pericolose (un sacco di ponti - anche autostradali - tedeschi sono proibiti al traffico pesante in quanto i TIR rischierebbero di farli crollare). Eccetera, eccetera.

Quindi il pedaggio è necessario per avere i fondi per, almeno, risolvere i problemi più urgenti (visto che lo stato delle strade e autostrade non è solo un pericolo, ma danneggia anche l'economia: giri più lunghi per i trasporti pesanti con aumento di costi e di code, quindi provocando aumenti di costi e tempi anche per il traffico leggero).
Ma è necessario un pedaggio per tutti. Auto tedesche comprese.

E non solo per ragioni di giustizia, ma anche di pragmaticità: se il pedaggio lo pagassero solo le auto straniere, i fondi così raccolti servirebbero solo a fare un po' di cosmetica. Non basterebbero per interventi seri (e necessari!).
Se alla fine il pedaggio verrà introdotto nella forma prevista o simili (e voluta, guarda caso, soprattutto dai bavaresi... gli altri tedeschi magari non parlano contro, ma comunque storcono il naso) io probabilmente venderò l'auto... così lo stato tedesco perderà anche quei soldi che otterrebbe da me con tasse, accise sui carburanti, ecc.
E molti cittadini stranieri con auto immatricolata in Germania (ma anche alcuni tedeschi per solidarietà) stanno pensando la stessa cosa (certo, se poi lo faranno veramente sta scritto su un'altra pagina... non sempre il comportamento effettivo poi corrisponde alle dichiarazioni d'intenti).

Per quanto riguarda l'esempio portato da Dobrindt sul comune austriaco che risparmia rispetto non solo agli stranieri ma anche rispetto ad altri austriaci... dimostra solo l'ignoranza (o ipocrisia?) di Dobrindt stesso... agevolazioni per residenti degli immediati dintorni sono un discorso diverso da un pedaggio solo per stranieri (che di fatto corrisponderebbe a un tassa d'entrata, quindi a una limitazione occulta di Schengen).
Esistono in tutta Europa (anzi, in tutto il mondo) località raggiungibili solo con difficoltà o non in grado di accogliere troppo traffico (o dove chi ci vive ha passaggi obbligati mentre chi solo attraversa può scegliere altri percorsi), dove vi sono "pedaggi" per chi arriva da fuori, ma non per i residenti.
Non mi pare che la Germania sia raggiungibile con difficoltà o non sia (manutenzione mancante a parte) in grado di accogliere troppo traffico.


Interessante è che il Fatto Quotidiano ha rimosso il commento.
Sul sito non lo trovate, in quanto rimosso (e dato che il Fatto si affida a Disqus, quindi i rifiuti e le rimozioni non sono facilmente documentabili, io posso vedere cosa è successo col mio commento, ma salvarlo in versione poi pubblicabile non è altrettanto semplice).

Comunque, perché ciò? Chiaramente non ho ricevuto motivazioni... ma i fatti sono comunque chiari: ho criticato la Germania, non l'Italia. E per il Fatto (e non solo) sono accettabili solo commenti che - anche quando l'Italia non c'entra - contengano almeno una critica all'Italia e mettano in buona luce l'estero. L'opposto merita solo censura.

Secondo voi il mio commento era da censurare/cancellare?
Oppure, se considerato sbagliato, non si sarebbero potuti portare argomenti per contestarlo?
Ma argomentare è difficile, cancellare facile...

Saluti,

Mauro.

P.S.:
"Stranamente" dopo le mie accuse di censura (sia qui sopra che sul Fatto Quotidiano stesso) il mio commento prima "rimosso" (come testimoniato da Disqus, che gestisce i commenti del Fatto Quotidiano) ora è incredibilmente visibile.

mercoledì 17 giugno 2015

Il cinema e il tempo che passa

Io sono arrivato in Germania nel 1996. Ormai sono quasi 19 anni (era il 31 agosto 1996).
Nell'autunno del 1996 amici mi portarono al cinema a vedere un film comico (o forse meglio: satirico) tedesco appena uscito: "Irren ist Männlich".
La traduzione letterale del titolo in italiano sarebbe "Sbagliare è maschile" (non so se il film sia arrivato in Italia... nel caso il titolo potrebbe essere stato anche tradotto diversamente).
Il titolo è una palese parodia del modo dire "Irren ist Menschlich", in italiano "sbagliare è umano", in latino "errare humanum est".

Ma non voglio tenervi una lezione linguistica... voglio solo parlarvi del passare del tempo.

Nel 1996 detto film ha fatto scompisciare dalle risate sia me che i miei amici tedeschi che gli altri amici non tedeschi presenti. Bastava capire sufficientemente il tedesco e si rideva a crepapelle.

Negli ultimi giorni ho rivisto il film. In lingua originale (come allora). Quasi vent'anni dopo mi ha strappato giusto qualche sorriso. Non ho riso a crepapelle.
E sono sicuro che le persone (tedesche e no) che lo videro con me nel 1996 avrebbero avuto una reazione uguale o simile alla mia oggi.

Quant'è vero che solo i capolavori (e sono pochi) mantegono il loro effetto anche a distanza di decenni.
Se un film è solo buono, o anche ottimo, ma non è un capolavoro... beh, rimane prigioniero dell'epoca in cui è uscito. Punto.

Saluti,

Mauro.

sabato 13 giugno 2015

L'aritmetica, questa sconosciuta

Chi mi legge sa già che con Repubblica ho i miei problemi.
Anzi, no, in realtà non sono io ad avere problemi con Repubblica. È Repubblica ad avere problemi con tutto ciò che è scienza e tecnica. Quindi di fatto con tutto ciò di cui mi occupo io. Quindi con me.

Oggi ho letto questo articolo.
Lasciamo perdere i giudizi sul tema dell'articolo. Qui non mi interessa. Mi interessano i numeri.

Nel 1980, poco più che adolescente, Adele resta incinta
A casa mia, dal 1980 a oggi sono passati 35 anni.

Avevo soltanto 16 anni
A casa mia, una persona che nel 1980 ha 16 anni, è nata nel 1964.

ha 55 anni ed è una "madre anonima"
A casa mia, chi è nato nel 1964 oggi ha 51 anni, non 55.

Ma forse l'aritmetica è solo un'opinione. E io ho opinioni strane. Anzi eretiche ;-)

Saluti,

Mauro.

venerdì 12 giugno 2015

Altro che le metropolitane italiane - Aggiornamento

Il primo marzo scorso qui già vi aggiornai sullo stato dei lavori della nuova linea della metropolitana di Colonia (il mio primo articolo sul tema risale però al 2012).

Al primo marzo indiscrezioni di stampa parlavano di completamento lavori nel 2023.

Nuove indiscrezioni di stampa datate ieri posticipano nuovamente la data al 2025.

Credo non serva commentare oltre.

Saluti,

Mauro.

giovedì 11 giugno 2015

Un mistero telefonico

Io, come la maggioranza di voi, possiedo uno smartphone.
È un Samsung, del quale sono decisamente soddisfatto.
Non ho un contratto, sfrutto una tariffa mensile (flat rate per internet, telefonate e sms) che posso disdire in ogni momento con un semplice sms e senza termine (nel senso che io oggi ti mando l'sms e domani sono libero). E se non ricarico, amen, non posso sfruttare la flat rate. Punto.

Nei giorni scorsi però mi è capitata una cosa particolare.
Giovedì scorso (cioè una settimana fa) scadeva la tariffa. Fino a lunedì per vari motivi non ho potuto ricaricare (inteso come soldi, non come batteria) il cellulare.
Cosa è successo tra giovedì 4 giugno e lunedì 8 giugno? È successo che la batteria si consumava molto più alla svelta che a cellulare carico.
Per spiegarmi meglio: normalmente quando la sera vado a letto metto il cellulare sul comodino (lo uso come sveglia) e quando la mattina la sveglia suona il cellulare ha la batteria praticamente allo stesso livello di carica della sera.
Nei giorni tra il 4 e l'8 giugno (cioè a cellulare "finanziariamente" scarico) lo mettevo sul comodino come sempre e la mattina, quando la sveglia suonava, lo trovavo praticamente scarico.

La cosa tecnicamente non ha senso.
Qualcuno di voi ha mai sperimentato qualcosa di simile?

Saluti,

Mauro.

lunedì 8 giugno 2015

Viale delle acconciature

Nel novembre del 2011 vi parlai qui dell'"esplosione" delle farmacie in Germania.
Bene, le farmacie non sono diminuite, ma almeno l'espansione si è fermata.

In compenso, fermatasi l'esplosione farmaceutica, è cominciata l'esplosione delle acconciature.
Stanno aprendo parrucchieri (di ogni livello, dal piccolo bugigattolo al salone di gran lusso) quasi a ogni angolo di strada.
Nello stesso tratto di strada di cui vi parlai per le farmacie (circa 1200 metri) ora ci sono una decina di parrucchieri. Un paio di anni fa erano la metà.
E le teste da acconciare non è che siano aumentate.

Io un sospetto lo avrei (sia allora per le farmacie, sia ora per le acconciature)... diciamo che suppongo che in certi ambienti queste attività abbiano soppiantato la gastronomia usata nei decenni passati... chi vuol capire, capisca ;-)

Saluti,

Mauro.

sabato 6 giugno 2015

Girare su sé stessi

Sempre a proposito della cultura scientifica - in particolare matematica - italiana.

È purtroppo sempre più diffuso il modo di dire "svoltare a 360°" (o espressioni analoghe, ma contenenti sempre i fatidici 360°) per indicare un cambiamento totale di direzione nella propria vita (o di qualsiasi altra cosa).

L'ultima volta lo ho letta stamattina qui (e da Venturi proprio non me lo sarei aspettato).

Ma cosa cavolo cambi "svoltando a 360°"? Nulla, proprio nulla!
Infatti 360° sono il cosiddetto angolo giro, cioè il percorrere completamente una circonferenza, tornando al punto di partenza.
Quindi se svolti a 360° non cambi strada... perdi solo tempo a girare su te stesso e poi riprendi la strada precedente.

L'espressione giusta, il modo di dire corretto è "svoltare a 180°", cioè voltarti e tornare indietro.
Se proprio il tornare indietro non ti sconfinfera come "cambiare"... allora puoi dire "svoltare a 90°", così lasci completamente la strada su cui sei, non continui a percorrerla e neanche torni indietro sulla stessa.

Ma se svolti a 360°... non svolti proprio!

Saluti,

Mauro.

lunedì 1 giugno 2015

Una buona idea nell'ambiente sbagliato

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere su Neues Deutschland un interessantissimo articolo del bravo giornalista tedesco Roberto De Lapuente dedicato ai referenda e al fatto se è il caso di far decidere alla volontà popolare su temi che possono essere sfruttati demagogicamente (o, aggiungo io, su questioni tecniche, complicate che pochi possono veramente capire bene) e la sua conclusione è scettica, pur non essendo lui in principio contrario ai referenda.
L'articolo si intitola Gute Idee im schlechten Umfeld (letteralmente "Una buona idea in un cattivo ambiente", ma in italiano rende meglio "Una buona idea nell'ambiente sbagliato").
Chiaramente De Lapuente si riferisce alla situazione tedesca. Ma il suo discorso è applicabile con minime correzioni anche all'Italia e a (quasi) ogni altro paese.

Con il suo permesso pubblico qui sotto la traduzione del suddetto articolo.
Grazie Roberto.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
In realtà io all'articolo ci sono arrivato tramite il suo blog Ad Sinistram, che consiglio a chiunque sa leggere il tedesco.

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Neues Deutschland, 28.05.2015

Una buona idea nell'ambiente sbagliato

Dopo il referendum e le sue conseguenze sul matrimonio omosessuale in Irlanda, alcuni ritengono di nuovo che giunto il momento di indire anche in Germania più referenda. In sè è una buona idea di democrazia di base. Solo le condizioni al contorno rendono scettici.

Naturalmente una persona di sinistra ha un debole per forti elementi di partecipazione in ogni campo. Se essere di sinistra significa qualcosa, allora significa essere veementemente per il fatto che le persone si gestiscano, organizzino autonomamente e conseguentemente debbano partecipare ai necessari processi decisionali. I referenda sono, particolarmente tra persone di sinistra, classici mezzi per cui ci si debba impegnare. Io ritengo gli argomenti a favore dei referenda completamente condivisibili. Ma il tutto mi provoca mal di pancia. Perché per qualche motivo partiamo dal presupposto di trovarci nelle condizioni ottimali: il cittadino colto e che pondera con intelligenza prende una decisione. E proprio a questo punto la bella teoria traballa.


Si possono naturalmente citare grandi momenti delle consultazioni popolari, per supportare questa idea fondante della democrazia di base. Risultati appunto come quello che ha visto la luce la scorsa settimana in Irlanda. Quando la maggioranza della gente vota per far sì che anche gay e lesbiche d'ora in avanti possano contrarre matrimonio, uno potrebbe anche essere orgoglioso per il referendum come mezzo di partecipazione. Il problema è che talvolta ne viene fuori anche un sacco di porcheria.

Basti pensare agli svizzeri che seguendo un impulso islamofobo si sono espressi contro i minareti e di conseguenza contro la libertà di religione. Se nei mesi precedenti Hartz IV, durante la sbornia generale per l'Agenda 2010, si fosse chiesto alla gente se bisognasse tenere al guinzaglio i disoccupati, cosa ne sarebbe venuto fuori? Può sembrare pura speculazione, ma il clima contro i parassiti sociali era già stato preparato. Il vento nuovo di queste "riforme sociali" era ampiamente apprezzato. E cosa sarebbe successo se la settimana scorsa si fosse chiesto al popolo se la riduzione dell'autonomia sindacale fosse giusta?

Nel mio libro "Unzugehörig" ("Non appartenente") invitavo già qualche anno fa a riflettere sul fatto che "in un mondo dove la formazione dell'opinione pubblica è concentrata, difficilmente ci si [può] immaginare il prezioso bene della consultazione popolare". Perché i cittadini di una mediocrazia, quale questa è, che si informano sulla stampa scandalistica e si devono lasciar istruire dalla Bild e formare economicamente dall'INSM, in realtà esercitano solo molto limitatamente un "libero" voto. Riproducono semplicemente nella cabina elettorale ciò che gli opinion maker gli hanno instillato in testa. Si indica sì la loro scelta come libera volontà, ma, come scrissi ulteriormente allora, "esaminando bene, non [è] altro che la rappresentazione inoculata, premasticata, sempre ripetentesi, spezzettata, gonfiata, condizionata, limitata e strozzata di un mondo come ci viene instillata in maniera mediaticamente efficace attraverso l'etere".

Detto più semplicemente, per ridurlo a uno semplice slogan: dove gruppi industriali come Springer o Bertelsmann guidano l'opinione pubblica, dove la Bild-Zeitung e RTL liquidano le persone con punti di vista monodimensionali sugli avvenimenti in Germania e nel mondo, lì allora la consultazione popolare non è più una così buona idea, forse è addirittura l'opposto. Diventerà uno strumento di approvazione popolare per concetti neoliberali, idee reazionarie e anacronistiche retromarce. Per la serie: "Noi ve lo abbiamo chiesto - voi lo avete approvato e perciò avete così voluto!". E il fondamento per la decisione lo si è preso così da coloro che hanno formato l'opinione pubblica contro i rifugiati economici, i musulmani o i macchinisti. Uno deve pur prendere le proprie informazioni da qualche parte.

Prima che i sostenitori della democrazia di base si delizino con sogni referendari, bisognerebbe sognare come liberarsi dall'incubo che le truppe di Bertelsmann e Springer vendono quotidianamente come giornalismo illuminato e non unilaterale. Solo allora la consultazione popolare potrà andare bene. Forse.

Roberto J. De Lapuente

venerdì 29 maggio 2015

Un lavoro legale... ma anche no

Negli ultimi giorni ha fatto notizia quanto successo in Romagna, dove il Fisco si è mosso contro le prostitute della zona per ragioni, appunto, fiscali. E si è reso conto che gli strumenti a sua disposizione sono in fondo armi spuntate in questo caso.

Al di là di armi spuntate o meno... dopo questa iniziativa del Fisco si è alzata un sacco di polvere. E di ignoranza.
Da una parte chi pretende la legalizzazione della prostituzione.
Dall'altra parte chi pretende un inasprimento delle pene contro la prostituzione.
In mezzo una piccola minoranza che chiede "solo" una regolamentazione della prostituzione.

Chi ha ragione?
Dal punto di vista morale mi astengo, non perché io non abbia le mie idee, ma perché non è il tema di questo articolo.
Dal punto di vista legale... la piccola minoranza ha ragione.

Mi spiego meglio.
Il reato di prostituzione in Italia non esiste. Leggetevi pure tutti i codici... quello penale, quello civile, quello penale militare, qualsiasi altro codice italiano possa esistere... non troverete il reato di prostituzione.
Quindi coloro che si prostituiscono non commettono nessun reato.

Ora voi mi direte... e allora tutte le retate che colpiscono le prostitute e chi le "protegge"?
Allora, per quanto riguarda chi le "protegge"... prostituzione è una cosa, sfruttamento della stessa un'altra. E quest'ultimo è reato, eccome se lo è.
Per quanto riguarda le prostitute (uso il termine femminile in quanto purtroppo abituale, ma il discorso vale anche per prostituti maschi o per trans o altro)... il problema lo hanno quelle che esercitano per strada: in Italia la prostituzione non è reato, ma l'adescamento sì.
E infatti quelle che vengono processate ed eventualmente condannate lo sono per il reato di adescamento (che non ha necessariamente a che fare con i soldi... teoricamente anche una che per strada mi vedesse, decidesse che io sono un uomo di suo gradimento e facesse di tutto per convincermi ad andare a letto con lei per suo puro piacere, senza che ci siano soldi in gioco, potrebbe essere condannata per adescamento).

Ma allora, se la prostituzione è legale perché non può essere esercitata come ogni altra professione, tasse comprese?

Il problema è la vecchia legge Merlin, che nel 1958 decretò la chiusura delle cosiddette case di tolleranza, alias bordelli.
Il problema è che detta legge dichiarò illegali appunto i bordelli, ma non disse nulla sulla prostituzione in sé, non la mise fuorilegge ma neanche la regolamentò. E nei 57 anni da allora passati nessuna altra legge se ne è occupata.

Cosa significa ciò?
Che la prostituzione è legale (quindi chi dice di volerla legalizzare non sa di cosa parla e chi dice di voler aumentare le pene forse dovrebbe capire che è un po' difficile aumentare le pene per cose che, essendo legali, non sono sottoposte a pene) ma che non è regolamentata come le altre professioni.
Senza una regolamentazione ufficiale è difficile (eufemismo) poter regolare tasse, contributi pensionistici, mutualistici o altro.
E da 57 anni manca in Italia una regolamentazione per una professione che (indipendentemente da ogni possibile giudizio morale) è legale.

E pensare che prima che arrivasse quella bigotta della Lina Merlin eravamo quasi all'avanguardia in Europa.

Saluti,

Mauro.

martedì 26 maggio 2015

La Resistenza che non c'è stata

Qualche giorno fa, chiacchierando su whatsapp con una cara amica, è venuta fuori la domanda sul perché durante la seconda guerra mondiale non ci sia stata resistenza contro il nazismo in Germania (due attentati compiuti da gruppi piccoli e isolati infatti non sono una resistenza, tenendo anche conto che uno dei due gruppi di attentatori poi in realtà voleva solo un cambio ai vertici del partito), come invece c'è stata in Italia, in Francia e in altri paesi.

Ora gli storici dovrebbero poter dare risposte migliori delle mie, e molti lo hanno fatto (o per lo meno ci hanno provato).
Però io qui voglio dare la mia risposta, opinabilissima, e non fare copia-incolla da varie fonti, per quanto autorevoli o ben scritte.

Prima di andare avanti bisogna premettere una cosa: dissenso ce n'era anche in Germania, sia prima che durante la guerra, come anche nell'Italia fascista... ma dissenso politico, non resistenza armata.

N.B.: Di seguito scriverò sempre solo resistenza, ma è ovunque sottinteso resistenza armata.

Chiaramente un fatto del genere ha un insieme di spiegazioni, non può essere spiegato con una sola causa.

Tra le cause note e di cui si può leggere quasi ovunque, si possono citare le seguenti:
- i tedeschi e la Germania stavano meglio che sotto Weimar o sotto l'ultimo Kaiser (dicono nulla i trattati di Versailles?);
- gli anni venti in Germania erano stati anni di violenza e tumulti e la "tranquillità" portata da Hitler per molti era un paradiso;
- la vecchia Prussia (parte dominante della Germania ancora ai tempi di Hitler) era - anche nel popolino - semplicemente "addestrata" a rispettare l'autorità, qualunque essa fosse;
- in Baviera (roccaforte nazista) in forme diverse valeva un po' la stessa cosa;
- la propaganda nazista era riuscita a radicare la dittatura decisamente di più di quanto non sia riuscita quella di altri paesi fascisti.

Alcune di queste ragioni hanno più peso, altre meno, ma sono tutte note.

Però io aggiungerei un'altra ragione, generalmente molto sottovalutata se non addirittura taciuta.

Quando e dove hanno fatto la Resistenza l'Italia e la Francia citate all'inizio? E soprattutto contro chi?

In Italia la Resistenza è nata nel 1943 nella parte del paese occupata dai tedeschi... gli italiani si sono mossi contro i tedeschi, ossia degli stranieri. Fino al 1943, senza tedeschi in casa, gli italiani - anche i dissidenti - non hanno creato una Resistenza.
In Francia la Resistenza è nata, logicamente visto che prima non c'era fascismo, dopo l'occupazione e si è sviluppata soprattutto al nord, nel territorio direttamente occupato dai nazisti, contro lo straniero tedesco. Nel sud, nella Francia di Vichy, la resistenza è stato un fenomeno decisamente minore... almeno fino a che il governo fantoccio si teneva su con proprie forze e senza sostegno di truppe tedesche.
E lo stesso vale per gli altri paesi dove c'è stata resistenza.

Prima di giungere alle conclusioni, per evitare fraintendimenti, guardiamo cosa è successo nell'altra grande dittatura del '900: l'Unione Sovietica.
C'è mai stata resistenza? Durante l'avanzata nazista contro i nazisti, sì... ma prima e dopo, contro lo stalinismo, c'è stata resistenza? No, dissenso sì - vedasi sopra per Italia e Germania - ma resistenza no. Del resto lo stalinismo era "produzione propria", non veniva dall'estero.

E ora passiamo alla Germania.
È mai stata occupata? Sì, verso la fine della guerra... ma non da dittature (OK, l'URSS la era, ma in quel momento era una situazione particolare), bensì da chi ha abbattuto la dittatura.
E oltretutto la popolazione tedesca in quegli ultimi due anni di guerra era troppo stremata da fame e bombardamenti per resistere a chichessia.
Però prima, a partire dal 1939, nessuna resistenza neanche durante la guerra... il nazismo era "produzione propria", non era un occupante.

Cosa voglio dire con tutto ciò?
Che una resistenza la si sviluppa contro chi viene da fuori, chiunque esso sia, non contro i mali politici autoprodotti.
Contro questi si sviluppa dissenso politico o resistenza civile, proteste non violente di massa, magari singoli o gruppetti possono operare singoli attentati o anche peggio... ma - almeno nei paesi europei - una vera resistenza diffusa e organizzata non ci sarà di fronte a una dittatura autoprodotta.

Una rivoluzione sì, potrebbe esserci, ma sarebbe un'altra cosa (e le rivoluzioni spesso si fanno anche contro le democrazie, non solo contro le dittature... anche se in questo caso vengono chiamate colpi di stato).

Saluti,

Mauro.

sabato 23 maggio 2015

La democrazia di Renzi

Renzi vorrebbe il sindacato unico.

Peccato che il sindacato unico esista solo nei paesi a partito unico... ergo nelle dittature.

Chi vuol capire, capisca.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 20 maggio 2015

Preziosi, il Genoa e l'Europa

Il Genoa è una squadra di calcio di grande tradizione e molto gloriosa. È la squadra più antica d'Italia, ha vinto nove scudetti e ha vari altri record.
Però va sinceramente detto che dalla fine della seconda guerra mondiale in poi... non è che abbia ottenuto molto. Spesso in serie B, due fugaci apparizioni in Europa, generalmente un onorevole galleggiamento e poco più.

Da un po' di anni però il mio Genoa è stabilmente in serie A e spesso con ottimi risultati. Questo è merito in primis del presidente Enrico Preziosi (ma anche dell'allenatore Gasperini, antipatico e un tempo arrogante, i fallimenti a Milano e Palermo da questo punto di vista lo hanno calmato.... ma devo ammettere estremamente capace).
Preziosi che, comunque, si sta in realtà facendo solo perdonare le due retrocessioni in serie C (una poi sventata - da genoano dico: ingiustamente - a tavolino).

Ma a parte meriti e demeriti passati vorrei parlare del Genoa di oggi. E delle coppe europee.
In questo momento il Genoa sta giocando il miglior calcio della serie A, è sesto in classifica (senza la marea di infortuni che ha avuto sarebbe messo anche meglio) e in questo momento sarebbe qualificato per l'Europa League (quella che un tempo era la coppa UEFA). E se non succede nulla di eclatante, mancano solo due giornate alla fine del campionato, la qualificazione non dovrebbe sfuggire.

Però... la Federazione (la FIGC) ci ha negato la licenza UEFA. Correttamente, secondo le regole.
Ma "solo" per problemi con la documentazione sui conti, non, come molti dicono, per i conti in disordine (cioè, in realtà i conti non sono buoni, ma secondo le regole FIGC vanno bene... infatti conti in ordine come da azienda seria credo che in Serie A li abbiano solo Juventus e Sassuolo, quindi se il calcio fosse valutato imprenditorialmente in Europa l'Italia avrebbe solo queste due squadre e stop).

Come detto il problema regolamentare del Genoa ha a che fare con la documentazione, non coi conti in sé. E non è in realtà difficile presentare detta documentazione (credete che gente come Lotito, De Laurentiis o Zamparini - per citare i primi che mi vengono in mente - sia più onesta e capace di Preziosi? Eppure la documentazione in ordine la portano).

Quello che i non genoani forse non sanno è che Preziosi "odia" l'Europa (infatti per lui il calcio significa calciomercato più che calcio giocato... lui si diverte col gioco della compravendita non col gioco con la palla).
Tutti noi genoani ricordiamo quando pochi anni fa siamo andati in Europa League... la squadra era troppo forte per rimanere fuori dall'Europa e in realtà poteva ambire anche alla Champions' League (la vecchia coppa dei Campioni)... ma Preziosi la fece frenare nei momenti giusti per evitare almeno la prima classe europea (evitare anche la seconda sarebbe stato troppo scandaloso).

Quest'anno c'è una situazione simile. Il Genoa sta giocando benissimo. Per le proprie qualità e anche per la pochezza di molti avversari l'Europa è a un passo... ma a Preziosi l'Europa non piace.

Sarò dietrologo, sarò complottista, sarò tutto quello che volete... ma per me i problemi di documentazione sui conti sono voluti. Voluti da Preziosi per evitare l'Europa senza costringere la squadra a perdere partite.

Saluti,

Mauro.

Aggiornamento:
Neanche il Palermo di Zamparini ha ottenuto la licenza, anche se non conosco le motivazioni.

giovedì 14 maggio 2015

La leggenda della Teina

Da ormai una decina, forse anche una ventina o qualcosa di più, d'anni si è diffusa - sull'esempio del caffé decaffeinato - la moda del té deteinato (ma non tanto di più di una ventina d'anni, visto che il caffé decaffeinato io lo conosco da sempre, mentre il té deteinato lo ho scoperto che ero già ben, ma molto ben, oltre l'infanzia).
Moda dovuta a strani discorsi salutistici... ma comunque non è questo il tema oggi. Se caffeina, teina o quant'altro facciano bene o male molti altri lo hanno detto in maniera più precisa di quanto potrei fare io (e se anche io potessi farlo meglio di loro non sarebbe comunque il tema di questo articolo).

Il tema è: cos'è questa strana teina che da un bel po' di anni è spuntata agli onori delle cronache?

Potrei darvi due risposte:
1) la teina è un sinonimo;
2) la teina non esiste.

Ed entrambe sarebbero - anzi sono - giuste. Vedo che state arricciando il naso... tranquilli, ora vi spiego.

Torniamo all'inizio, dove ho citato per paragone il caffé e la caffeina.

Vi presento qui l'immagine della molecola caffeina:

Posso offrirvi anche la formula chimica della caffeina? Eccola:

C8H10N4O2

Ora mi chiederete, che cavolo c'entra tutto ciò col té e la teina? Ve lo spiego subito.

Vi presento qui l'immagine della molecola teina (no, il fatto che il link sia lo stesso di cui sopra non è un imbroglio, provate a cercare "teina" su wikipedia):

Posso offrirvi anche la formula chimica della teina? Eccola qui:

C8H10N4O2

Notate qualche differenza rispetto all'immagine e alla formula precedenti? No? Ma non mi dite!

Il problema è molto semplice (e non è in realtà neanche un problema in sé, se non fosse che il marketing ha bisogno di problemi per cui possa vendere soluzioni).

La caffeina è una molecola (per la precisione un alcaloide) presente in molte piante. È presente nel caffé, nel té, nel mate, nel cacao, nel guaranà e in altre piante ancora.

È stata scoperta per la prima volta nel caffé. E da qui il nome caffeina. E poi è stata scoperta anche nelle altre piante (infatti talvolta ha ottenuto anche il nome guaranina, non solo quello di teina).

Dove entra in gioco il marketing?
Entra in gioco quando qualcuno (a torto o a ragione non è qui importante) ha pensato che la caffeina nel caffé facesse male (io personalmente, drogato da caffé, se fosse ciò vero rinuncerei totalmente al caffé, visto che il caffé senza caffeina non è caffé... ma questa è una mia opinione, prendetela quindi semplicemente per tale)... e ha inventato il caffé decaffeinato.

Però poi si scoprì che la stessa molecola "eccitante" (appunto la caffeina) era presente anche nel té... e allora doveva far male anche lì.
Ma come commercializzare un té decaffeinato? Chi lo avrebbe preso sul serio? Il caffé è caffé e il té è té. Punto.

E allora è spuntata la teina che, come scritto sopra, è:
1) un sinonimo, in quanto indica la stessa cosa della caffeina;
2) inesistente, in quanto il nome originario e usualmente usato è caffeina.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
In realtà il vero nome ufficialmente riconosciuto dalla chimica è: 1,3,7-trimetil-1H-purin-2,6(3H,7H)-dione, non caffeina, teina o guaranina 😉

domenica 10 maggio 2015

Un grande applauso all'Ajax

Chi segue il calcio sa che ormai da un po' di anni le squadre - in qualsiasi competizione, nazionale o internazionale che sia - scendono in campo con ogni giocatore che tiene per mano un bambino o una bambina.
Certo, a livello di immagine è una bella cosa soprattutto perché tende a dimostrare che il calcio è un gioco.
Certo poi la realtà del calcio è altro... e il gesto di cui sopra è oltretutto alquanto ipocrita, essendo imposto dall'alto e non scelta spontanea delle società calcistiche.

Oggi però l'Ajax - squadra di calcio di Amsterdam e più prestigiosa squadra di calcio olandese (e tra le più prestigiose del mondo) - ha fatto qualcosa di diverso.
Nella partita odierna (contro il Cambuur di Leeuwarden) i giocatori dell'Ajax sono scesi in campo tenendo per mano non dei bambini, ma delle signore di mezza età.
Sono impazziti? Chi erano queste signore?

No, nessuna pazzia... oggi semplicemente era la festa della mamma e l'Ajax ha deciso di far scendere in campo i propri giocatori accompagnati dalle rispettive mamme.

Grande Ajax!

Saluti,

Mauro.

venerdì 8 maggio 2015

Lo sport più praticato in Germania 2

Vi avevo già parlato di quale è lo sport più praticato in Germania.

Detto sport ha raggiunto ora un nuovo record: nella notte tra lunedì e martedì è cominciato uno sciopero delle ferrovie che terminerà (forse) domenica prossima.

Mai visto uno sciopero così lungo in Germania (anche se talvolta ci sono stati scioperi, non solo nelle ferrovie, che duravano un giorno solo... ma che venivano effettuati per settimane un giorno sì e un giorno no).

Saluti,

Mauro.

venerdì 24 aprile 2015

Una domanda...

Care lettrici e cari lettori,

mi è venuta in mente una domanda da farvi.

Io gestisco un blog... ed è chiaro perché lo faccio: perché credo di aver qualcosa da dire e perché credo che questo qualcosa possa interessare (che questa mia convinzione sia corretta o meno non è importante, importante è che io la abbia).

Però... per quanto voi siate pochi, ci siete (se no non avrei motivo di scrivere)... e la domanda è: cosa vi spinge a leggermi?
Sinceramente, la cosa mi interessa.

Saluti,

Mauro.

lunedì 20 aprile 2015

Un piccolo mafioso ignorante... reprise

In fondo nei confronti di Fabrizio Miccoli ero stato garantista, se non addirittura buonista. E a quanto pare avevo torto (non avevo però torto nella previsione che avrebbe trovato senza problemi una nuova squadra: quella la ha trovata, anche se in una serie inferiore).

Quando vennero fuori sue frasi vergognose contro Falcone scrissi questo.

Ora la procura di Palermo sembra aver trovato qualcosa di peggio.

Saluti,

Mauro.

giovedì 16 aprile 2015

Libri da salvare!

Rilancio qui a tutti voi l'appello di Luisella Pacco.

Saluti,

Mauro.

domenica 12 aprile 2015

La leggenda del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto

Tutti conosciamo l'immagine del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: un bicchiere riempito fino a metà di un qualsiasi liquido apparirà all'ottimista mezzo pieno e al pessimista mezzo vuoto. Mentre colui che vorrà farsi vedere furbo e intelligente dirà che è mezzo pieno e mezzo vuoto.

Bene, tutti e tre i detti figuri contano solo delle palle. Tutti e tre credono a una leggenda metropolitana e la diffondono ulteriormente.

Esaminiamo le cose dapprima dal lato fisico.

Visto che noi non viviamo nel vuoto assoluto (anzi, anche in laboratorio l'essere umano è riuscito al massimo a creare un vuoto solo quasi assoluto e il famoso vuoto interstellare è tutto tranne che vuoto)... il bicchiere sarà sempre completamente pieno.

Il famoso bicchiere mezzo pieno (o mezzo vuoto) sarà infatti pieno per metà di liquido e per l'altra metà di aria.
Anche un bicchiere senza neanche una goccia di liquido al suo interno sarà sempre e comunque completamente pieno. Pieno di aria (o di altri gas se si trova in luoghi particolari).

E la cosa vale anche per l'interpretazione psicologica del bicchiere.

Quelli di noi che vedono il bicchiere mezzo pieno sono quelli che (a torto o ragione non è importante in questo contesto) ritengono di avere una vita piena, veramente vissuta, mentre quelli che lo vedono mezzo vuoto sono quelli che vedono la propria vita vuota, magari non fallita ma per lo meno noiosa.

No. Anche in questo caso è una leggenda metropolitana. La vita è sempre piena, perché - anche se magari non ce ne accorgiamo - accade sempre, costantemente qualcosa. Nella peggiore delle ipotesi il semplice respirare, che è comunque un'attività.

Il problema non è se vita e bicchiere siano pieni o vuoti.
Il problema è di cosa sono pieni, visto che entrambi sono sempre e comunque completamente pieni.

Saluti,

Mauro.

giovedì 9 aprile 2015

La lingua del gusto 3

Alla fine del 2010 e poi di nuovo nel 2013 vi raccontai di locali italiani in cui non entro perché offrono piatti "alla provinciale" oppure "lupo di mare" oppure "polipo".

Essendo onnivoro e non vegetariano (anzi, onnivoro tendente al carni-/pescivoro) dimenticai però un ulteriore punto che parla a sfavore dei locali italiani (o presunti tali) in Germania.
Quasi tutti i locali oggigiorno offrono piatti per vegetariani... però purtroppo molti locali italiani qui in Germania offrono pasta/pizza/insalata vegetaria.
Peccato solo che la parola (e i relativi piatti) vegetaria in italiano non esista.

Quindi, amici miei, se non siete vegetariani potete tranquillamente fregarvene, ma se siete vegetariani... vi consiglio di cercare locali che offrano pasta/pizza/insalata vegetariana e di evitare quelli (purtroppo la maggioranza) che offrono pasta/pizza/insalata vegetaria.

Saluti,

Mauro.

Prima puntata.
Seconda puntata.
Quarta puntata.

mercoledì 8 aprile 2015

La scienza dietro la Moka

Già da un paio di anni avevo in testa di spiegare come funziona, da un punto di vista scientifico, la classica Moka che tutti noi italiani abbiamo (o almeno abbiamo avuto) a casa.

Bene, a forza di pensarci ma non decidermi... sono stato fregato dal grande Dario Bressanini, che ha spiegato qui tutto quello che c'era da spiegare.

E meno male che mi ha fregato, visto che ha spiegato le cose in maniera molto più completa di quanto avrei saputo fare io ;-)

Saluti,

Mauro.

giovedì 2 aprile 2015

Ve lo ricordate l'agave?

Nel settembre 2011 vi raccontai del mio agave, che - secondo me - si stava prendendo gioco di me.

Bene, tre anni e mezzo dopo, l'agave - ormai avviato verso i dieci anni di età - è sano e robusto come non mai, continua a prendersi gioco di me e a lottare insieme a noi:


Saluti,

Mauro.

mercoledì 1 aprile 2015

Oggi era il primo aprile

E io non ho scritto nulla. Né un pesce d'aprile e neanche qualcosa di serio.

Perché? Molto semplice: perché ormai chiunque possegga almeno due neuroni e una sinapsi, il primo aprile non crede a nulla. Neanche alle notizie serie.

Se si vuole fare un pesce d'aprile intelligente, bisogna farlo il 31 marzo o il 2 aprile.
Se lo si fa il primo aprile... ci cascano solo quelli che hanno deciso a priori di cascarci. E non mi pare un gran successo per chi lo fa.

Saluti,

Mauro.

lunedì 30 marzo 2015

Troppe parole usate a sproposito

Molti di voi si saranno stupiti del fatto che io non abbia ancora scritto una singola riga sulla tragedia dell'aereo Germanwings della settimana scorsa.

I motivi sono semplicemente due:
1) Purtroppo ne stanno parlando tutti, soprattutto coloro che non hanno nulla da dire, quindi qualsiasi cosa scrivessi si perderebbe nel gran rumore di fondo;
2) Le indagini sono - nonostante le apparenze - di fatto agli inizi. L'unica cosa che sembra certa è che il copilota sia il responsabile... ma in quali termini concreti lo diranno le indagini. E sinceramente non mi va di scrivere qualcosa sulla base di così pochi fatti.

Però oggi ho letto l'articolo migliore sulla tragedia da quando è spuntata la responsabilità di Andreas Lubitz.
Migliore in assoluto, non migliore in Italia.
Poi, sui singoli punti, chiunque di noi può concordare o discordare, ma la profondità, la lucidità e la sostanza di quest'articolo non vanno sottovalutate. Anzi.
Scritto dalla bravissima Silvia Bencivelli.

Qui l'incipit (articolo completo cliccando sul link):

La tragedia dell’aereo della GermanWings è una di quelle cose su cui tutti hanno qualcosa da dire. Per chi si occupa di salute, e di comunicazione della salute, proprio qui sta il problema.
Più di dieci anni fa feci la tesi di master sul lessico della salute mentale trasportato nelle pagine di cronaca nera, dove in un attimo è tragedia della follia e in un attimo c’è il vicino di casa che, alternativamente, non poteva immaginare niente di simile o aveva avuto il sospetto di qualcosa che non andasse. [Prosegui la lettura]


Saluti,

Mauro.

domenica 29 marzo 2015

Quanto è credibile Wikipedia?

Almeno parlando di quella italiana...

Io ho frequentato il Liceo Scientifico "Leonardo da Vinci" a Genova tra il 1982 e il 1987. In quegli anni ebbi, per due anni, come insegnante di educazione fisica Giovanni Talami, famoso soprattutto per essere stato calciatore professionista con due anni nella Sampdoria capitanata dal futuro allenatore della Nazionale Claudio Marcello Lippi.

Perché vi racconto ciò?

Perché io ho fatto la maturità nel 1987 e, come detto, ho avuto Talami (splendida persona, per inciso) come insegnante per due anni... ma secondo Wikipedia Talami cominciò a insegnare educazione fisica dopo il 1989 (essendosi secondo Wikipedia iscritto in quell'anno all'ISEF, in realtà avrebbe dovuto cominciare nel 1992, avendo l'ISEF durata triennale):


Io, sinceramente, credo più alla mia esperienza personale che a Wikipedia ;-)

Saluti,

Mauro.

venerdì 27 marzo 2015

Una bolognese particolare

Chi mi conosce sa che io mangio spesso fuori casa.
Un po' per necessità lavorative (sono spesso in viaggio) un po' perché da single non è sempre divertente mangiare da solo a casa.

Quando sono nei ristoranti (sia quelli dove sono cliente fisso, sia quelli dove capito una volta o due per caso e basta) mi diverto anche a guardare come si comportano i clienti vari.

E ho notato che i clienti... sono alla fine la parte peggiore della gastronomia.

La maggioranza sono cafoni, ignoranti, prepotenti.
Cafoni: non sanno comportarsi a tavola.
Ignoranti: non sanno scegliere (e mangiare) i piatti, né tantomeno abbinare cibi e bevande.
Prepotenti: cuochi e camerieri non sono persone che ti servono, ma schiavi al tuo servizio.

(Riguardo all'ultimo punto qui in Germania c'è un detto: Der Kunde ist König, cioè Il cliente è re... peccato che molti clienti si credano non König ma Gott, cioè Dio).

Io dico solo: meno male che non lavoro in gastronomia... se no il ragù ragout per la bolognese lo farei non con carne di manzo ma con carne di cliente!

Saluti,

Mauro.

sabato 21 marzo 2015

Il nostro cibo nucleare

La prossima volta che vi venisse voglia di contestare OGM, nucleare, cibo e compagnia... prima leggetevi e imparatevi a memoria questo articolo della brava Alessandra Viola.

Saluti,

Mauro.

venerdì 20 marzo 2015

Ritornando su Change.org

Qualche tempo fa avevo cercato di farvi capire quanto inutili (e in realtà anche stupide) fossero le petizioni su Change.org. Qui l'articolo in questione.

Oggi ne ottengo una dismostrazione ulteriore: su Change.org sono state raccolte oltre un milione di "firme" contro la cacciata (giusta o sbagliata poco conta) di un conduttore televisivo dalla BBC. Qui un articolo al proposito.
E la "signorina" Elisa Finocchiaro considerava un successo l'aver conquistato 240000 "firme" per una questione politica seria (vedasi l'articolo citato all'inizio). Cioè meno di un quarto delle "firme" raccolte per salvare un conduttore televisivo ignoto ai più...

Sinceramente, ciò dimostra cosa veramente sia, a cosa veramente serva Change.org.
E ciò non è quello che Elisa Finocchiaro crede. Anzi è tutt'altro.

Saluti,

Mauro.

giovedì 19 marzo 2015

Oggi è la festa del papà

Papà, mi manchi.

Saluti,

Mauro.

lunedì 16 marzo 2015

Quelli che hanno visto Genova

E sono tanti quelli che hanno visto Genova, non solo Paolo Conte e quelli come lui "che stanno in fondo alla campagna" e che sono "noi che abbiamo visto Genova" (qui il testo completo della canzone).

No, tanti altri hanno visto Genova. E molti anche molto prima di Conte.

Come per esempio Francesco Petrarca (persona intelligente e amante del bello, non come quell'astioso invidioso suo concittadino Dante Alighieri che disprezzava i genovesi solo perché avrebbe voluto essere come loro ma non lo era), il quale scrisse (donando così a Genova il titolo di "Superba"):
"Vedrai una città, in atto d'imperio assisa su alpestri colline, per uomini e per mura superba, il cui solo aspetto ti dice essere sortita al dominio dei mari: Genova.".

Secoli dopo ci fu chi ebbe impressioni analoghe anche se espresse in forma decisamente diversa, un certo signor Gustave Flaubert:
"Ho visto una bellissima strada, la via Aurelia, ed ora sono in una bella città, una vera bella città, Genova. Cammino sul marmo, tutto è di marmo: scale, balconi, palazzi. I palazzi si toccano tanto sono vicini e, passando dalla strada, si vedono i soffitti patrizi tutti dipinti e dorati. Vado a visitare le chiese, sento cantare, suonare l'organo, guardo i monaci, osservo i paramenti sacri, gli altari, le statue; in altri momenti (ma non so bene quali) forse avrei riflettuto di più e guardato di meno. Invece qui spalanco gli occhi su tutto, ingenuamente, semplicemente, e forse è molto meglio...".
E lo stesso Flaubert in una lettera di poco successiva a quanto scritto sopra e che riassumeva il suo viaggio in Italia aggiunse:
"Durante il mio viaggio ciò che ho visto di più bello è Genova.".

Il giudizio più lapidario e definitivo viene però dalla lontana Russia, da Anton Cechov, il quale fece dire a un suo personaggio, nel lavoro teatrale "Il Gabbiano", che Genova era:
"la città più bella del mondo".

E in realtà queste parole di Cechov chiuderebbero il tema (anche perché dicono una cosa verissima), però ci sono tante altre descrizioni interessanti e ammirate di questo miracolo della natura e dell'uomo insieme chiamato Genova.

Anzi... prima di parlare oltre di Genova, vi parlo delle donne genovesi. Anzi per parlare di loro cedo la parola a Mark Twain:
"Mi piacerebbe restare qui, preferirei non procedere oltre. Può darsi che vi siano in Europa donne più graziose, ma io ne dubito. La popolazione di Genova è di centoventimila anime: di queste, due terzi sono donne, e almeno due terzi delle donne sono belle; ben vestite, fini, leggiadre quanto si può senza essere angeli.".

Chiaramente anche gli spartani tedeschi (o tedescofoni) trovarono cose da apprezzare a Genova, anzi forse più di altri (anche se magari non sono le stesse cose che noi genovesi, e italiani in generale, apprezziamo per prime), come spiega bene Sigmund Freud:
"Genova la conosci: è imponente, solida, quasi altera, pulita, benestante".

Sempre rimanendo in ambito teutonico, anche se non proprio gentilissima nei confronti della mia Genova, trovo poeticamente bellissima un'immagine di Heinrich Heine:
"Genova giace presso il mare come lo scheletro di un gigantesco animale buttato lì dalla risacca.".

Comunque chi ha veramente capito, apprezzato e conosciuto Genova è stato Richard Wagner, il quale - e lo posso dire da genovese! - è stato assolutamente il più obiettivo e sincero nella sua descrizione (insieme a Petrarca):
"Non ho mai visto nulla come questa Genova! È qualcosa d'indiscutibilmente bello, grandioso, caratteristico: Parigi e Londra al confronto con questa divina città scompaiono come semplice agglomeramento di case e di strade senza alcuna forma. Davvero non saprei dove cominciare per darti l'impressione che mi ha fatto e continua a farmi: ho riso come un fanciullo e non potevo nascondere la mia gioia! Tutti debbono vedere Genova!".

Però non ci sono solo i viaggiatori tedeschi... ci sono anche i britannici, per cui il mito italiano ottocentesco era Napoli, non Genova, Milano, Firenze o altro, ma per lo meno Charles Dickens vide la realtà delle cose e non i miti:
"Il posto è bello [Napoli], ma molto meno di quanto la gente non dica. Il famoso golfo, secondo me, come veduta, è incomparabilmente inferiore a quello di Genova, che è quanto di più bello abbia mai visto. Nemmeno la città, dal canto suo, è paragonabile a Genova, con cui in Italia nessuna regge il confronto, salvo Venezia." (e da genovese di origine veneziana, io qui sono naturalmente doppiamente d'accordo ;-) ).

E, più tardi, Mary Shelley, in maniera più poetica e romantica, amò anche Genova:
"Splendida città che ti specchi nelle acque azzurre del Mediterraneo. Le rocce e i promontori, il cielo luminoso e gli allegri tuoi vigneti erano il mio mondo.".

Ma ci furono prima di tutto ciò pure poeti goduriosi (poi divenuti papi) che videro la bellezza di Genova, per la precisione Enea Silvio Piccolomini alias Pio II:
"Se Venere vivesse, non preferirebbe più Cipro o il monte Citera o il bosco Idalio, ma verrebbe ad abitar Genova, sì come dimora fatta per lei." (e dato che il mio cognome - Venier - in origine significava "dedicato a Venere" la cosa non può che farmi piacere).

Venendo infine al carattere dei liguri, dei genovesi, al di là dell'aspetto della città e della regione, bisogna dire che esso venne definito in maniera esplicita e imperitura già duemila e passa anni fa da un certo Cicerone:
"Ai Liguri, aspri figli dei monti, insegnò la stessa terra che nulla si ottiene se non con tenacia e fatica.".

E potrei continuare ad libitum... ma credo quanto sopra basti a farvi capire quale è la città più bella del mondo. E non accetto contestazioni!

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui la seconda puntata.

venerdì 13 marzo 2015

Negozi che ti raccomando

Non tanto per la qualità (che non conosco), quanto per il nome (e il relativo senso dell'umorismo di chi lo gestisce).

A Duisburg, dove lavoro, c'è un negozio di calzature che vende prevalentemente calzature italiane (anche se io molte marche non le conosco...).

Ora, una delle canzoni italiane più famose in Germania continua a essere 'O sole mio.

La suola delle scarpe in tedesco si dice Sohle.

I gestori del negozio lo hanno chiamato Sohle mio.

Tanto mi basta per promettere di non entrarci mai.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
E molti tedeschi trovano il nome simpatico :-(

mercoledì 11 marzo 2015

Come odio i selfie

No, non fraintendete, non odio chi si autofotografa (anche se questa moda ormai sta diventando una vera piaga).

Quello che odio è la parola.

E la odio perché non solo è stupida, vuota, insignificante e inelegante. Ma soprattutto perché è inutile.

In italiano, da che esiste la fotografia, esiste una parola italiana per indicare chi si fotografa da solo (sia tenendo in mano direttamente l'oggetto fotografante sia usando un temporizzatore e non avendo contatto con l'oggetto stesso).
Questa parola è autoscatto autoritratto.

Io stesso ho ceduto alla moda e mi sono talvolta fotografato da solo.
Ma non mi sono mai fatto un selfie. Mi sono sempre e solo fatto degli autoscatti autoritratti.

Saluti,

Mauro.

lunedì 9 marzo 2015

La Grecia e la complicità dell'Europa

Se un mio conoscente commette un reato e io lo so e non lo denuncio... lui viene condannato per il reato e io per complicità. Ed è giusto così.

La Grecia oggi viene accusata di aver falsificato i conti negli anni '80 per entrare in Europa e per avere dopo sempre presentato bilanci se non totalmente falsi, almeno abbelliti.
Accusa giusta (anche se la Spagna ha fatto di peggio, ma sul fatto si tace, visto che tedeschi, olandesi e inglesi fanno più volentieri le ferie in Spagna che in Grecia), però...

Però l'Europa (intesa prima come CEE e ora come EU) lo ha sempre saputo. Solo che negli anni '80 (in piena guerra fredda) conveniva chiudere gli occhi su certe cose... mentre oggi, in una situazione politica non migliore ma geopoliticamente diversa, la Grecia non serve più a nessuno.

Parliamoci chiaro: la Grecia ha grosse colpe. Ma l'Europa è complice. Quindi deve contribuire a pagare dette colpe. Punto.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
No, non venitemi a parlare dei conti italiani: l'Italia non è mai entrata in Europa.
L'Italia (insieme a Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) l'Europa la ha creata, costruita e finanziata. Quindi l'Italia, come gli altri cinque paesi citati, va solo lodata e ringraziata in questo senso (il che non significa che l'Italia non vada attaccata e condannata su altri fronti).

domenica 8 marzo 2015

I misteri del tedesco 3 - Culto e cultura

Sì, stasera parliamo di culto e cultura.
Per molte persone le due parole sono in antitesi (e, prese alla lettera, vale anche per me)... ma, comunque sia, dette parole riservano qui in Germania sorprese decisamente interessanti.

Prima di vedere queste sorprese, vediamo di scoprire se ci sono differenze di significato tra italiano e tedesco.

Culto in tedesco si traduce Kult. E la parola nelle due lingue ha lo stesso identico significato.
Cultura in tedesco si traduce Kultur. E la parola nelle due lingue ha lo stesso identico significato.

Premesso ciò, si può aggiungere che in tedesco (contrariamente alla maggioranza delle altre lingue) si fa grande uso delle parole composte.
Un esempio banale (che non c'entra col tema di questo articolo): in Italia (e nella maggioranza dei paesi) c'è il Ministero degli Interni, mentre in Germania c'è l'Innenministerium, parola unica dove Innen=interni e Ministerium=ministero.

Torniamo a culto e cultura.

In Italia (e non solo) l'istruzione (e quindi la cultura) è gestita dal ministero dell'istruzione (che, appunto, in alcuni paesi - vedi Francia - è il ministero per la cultura).
In Germania tale settore nei vari stati federali è gestito dal Kultusministerium, cioè dal Ministero del Culto (se volete capire perché in questo caso si scrive Kultus e non Kult, leggete quanto scrissi sulla Bundesliga).

In compenso, qui in Germania, se la cultura non va a scuola, va comunque in viaggio.
Infatti noi viaggiatori abbiamo sempre con noi un nécessaire dove teniamo spazzolino da denti, dentifricio, rasoio e ammenicoli vari necessari per l'igiene personale.
Ecco, in tedesco questo oggetto si chiama Kulturbeutel, che tradotto letteralmente significa borsa/busta (Beutel) di cultura (Kultur).

Insomma... in Germania la cultura va in bagno, mentre a scuola va solo il culto.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 4 marzo 2015

I dieci anni di un omicidio

Dieci anni fa, il 4 marzo 2005, ragazzotti statunitensi anabolizzati e col cervello in pappa lavato dalla propaganda assassinarono a sangue freddo, confondendo la realtà con un videogioco di guerra, sulla strada per l'aeroporto di Baghdad Nicola Calipari.

Come sempre quando a premere il grilletto (o a manovrare la cloche, vedi Cermis, ma ci sono anche tanti esempi che non riguardano l'Italia) è qualcuno al servizio del Pentagono nessuno ha pagato.

Non dimentichiamo mai questa "immunità".

Saluti,

Mauro.

domenica 1 marzo 2015

Altro che le metropolitane italiane - Reprise

Il 12 febbraio 2012 vi raccontai la storia dei ritardi della nuova linea della metropolitana di Colonia.

Oggi, 1 marzo 2015, quindi più di tre anni dopo, devo aggiornarvi.
Completamento previsto originariamente per il 2010, poi per il 2012, poi spostato al 2017 e poi al 2022.
Ma... notizia di ieri: ulteriore slittamento, fine lavori prevista - salvo ulteriori imprevisti - per il 2023.

E continuate a parlarmi dei lavori pubblici in Italia? Piantatela, va', che ci fate una figura migliore.

Saluti,

Mauro.

venerdì 27 febbraio 2015

Ciao Signor Spock

Il più umano dei non umani (e più umano di quasi tutti gli umani) ci ha lasciato.

Leonard Nimoy, l'interprete del signor Spock di Star Trek (e anche regista di alcuni episodi), è deceduto.

Riposi in pace tra stelle, pianeti, umani e alieni.

Saluti,

Mauro.

lunedì 23 febbraio 2015

C'est reparti!

(Mercoledì) si riparte!


Saluti,

Mauro.

venerdì 20 febbraio 2015

Ma siamo seri!

Oggi Elisa Finocchiaro ha scritto sul Fatto Quotidiano un articolo dedicato alla storia di Soheil Arabi.

Chi è Elisa Finocchiaro? La "responsabile campagne" di Change.org.
Chi è Soheil Arabi? Un blogger iraniano condannato a morte per aver "offeso Maometto" su un social network.
Cos'è "Change.org"? Un portale dove organizzare petizioni online sui più disparati argomenti. Vorrei far notare una cosa molto importante: di fatto petizioni senza nessun valore, visto che sia gli organizzatori che i firmatari restano anonimi (sì, devi mettere nome e cognome... ma nessun elemento identificativo che possa sostituire o integrare una firma autografa, come indirizzo completo o numero di un documento e senza questi quel nome e cognome valgono zero... quindi un bel luogo dove sentirsi a posto con la coscienza e nulla più).

Una frase nell'articolo rende chiara la presupponenza e l'arroganza della Finocchiaro:

La petizione partita dall’Italia che ha raccolto 240mila firme in tutto il mondo, ha giocato un ruolo determinante nel salvataggio di Soheil.

Sì, certo, sogna pure.

Una petizione con firme non controllate e non controllabili....
Una petizione "firmata" da solo 240000 persone su oltre (a voler essere conservativi) un miliardo che hanno accesso regolare a internet...
Una petizione presentata a un governo che usa anche petizioni "vere" al massimo come sottobicchieri...

Certo, Elisa, certo... continua a credere pure di essere il centro del mondo.

Eppure tu stessa scrivi una frase che avrebbe dovuto aprirti gli occhi (beh, in effetti magari li hai aperti... ma coi paraocchi si vede comunque ben poco):

L’ambasciatore aveva poi detto qualcosa che ci aveva dato molta speranza: nessuno in Iran, finora, è mai stato condannato a morte per aver offeso Maometto.

Questo non ti fa capire che la sentenza di morte sarebbe stata comunque cancellata in secondo grado o sarebbe stata alla fine concessa una grazia, con o senza tutte le petizioni del mondo?

E non ti è venuto neanche un vago sospetto che possa essere intervenuta anche la diplomazia internazionale o che, cosa ancora più probabile, il nuovo presidente Rouhani abbia voluto distaccarsi ulteriormente dal suo predecessore Ahmadinejad?

Insomma, Elisa, scendi dal trono su cui ti sei messa e contribuisci a fare ciò per cui Change.org è veramente utile (e anche importante): far conoscere certe storie al mondo.
Poi le petizioni falle fare a chi le fa con valore legale, grazie.

Saluti,

Mauro.

venerdì 13 febbraio 2015

Renzi non accetta lezioni di onestà...

...come ha dichiarato oggi in Parlamento.

E se ne vedono i risultati.

Del resto neanch'io ho mai accettato lezioni di cinese o di pianoforte.
E infatti non so parlare cinese e non so suonare il pianoforte.

Chi vuol capire, capisca.

Saluti,

Mauro.

Dettagli coloniesi 27 - In Italia non l'avete più...

...a Colonia la abbiamo ancora.


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli coloniesi.

P.S.2:
Dopo che lascia Colonia nel 2016, chiuse anche la Standa coloniese.

domenica 1 febbraio 2015

Abbiamo un nuovo Presidente (meno male che non è Amato)

Sì, è vero, la Repubblica Italiana ha un nuovo Presidente... per di più eletto molto alla svelta.
"Tanto di cappello" verrebbe da dire.
E invece no.

Premessa: la prima e più importante caratteristica che un Presidente deve avere è l'onestà, sia legale che morale.
E Mattarella questa caratteristica la ha al 100% (contrariamente ad alcuni suoi predecessori, Cossiga in primis).

Ma basta questa caratteristica da sola? Per un ministro forse sì, per un Presidente sicuramente no.
Un Presidente deve anche avere personalità, capacità (come fece Napolitano, al di là dal valutare il suo operato come positivo o negativo) di prendere il Paese in mano.
Siamo sicuri che Mattarella saprebbe farlo? Io no, non ne sono sicuro. Proprio per niente.

Mattarella, per quanto io (al di là delle grosse differenze politiche che mi separano da lui) lo apprezzi molto come persona, ha il problema dell'anonimità... è solo - tutto sommato - il fratello di suo fratello.
Mi spiego meglio: se Sergio Mattarella non fosse stato il fratello di Piersanti Mattarella, sarebbe arrivato dove è arrivato?

E proprio per questo (al di là del mio rispetto morale nei suoi confronti) la domanda è: sarà capace Mattarella, in caso di necessità, di prendere in mano il Paese o si limiterà a fare il compitino?
Questo è il mio dubbio... l'onestà basta a non fare danni, ma per fare il bene del paese servono anche la personalità e il coraggio, l'onestà da sola non basta.

Chiaramente... sarò il primo a essere felice se Sergio Mattarella mi smentirà e sorprenderà.

Va comunque detto che l'elezione di Mattarella ha per lo meno risparmiato all'Italia il presidente più stronzo, disonesto, incapace e deleterio che ogni paese del mondo avrebbe mai potuto avere, cioè Giuliano Amato.
E già solo questo, sinceramente, parla a favore di Mattarella.
Ci ha risparmiato l'elezione del ladro anti-italiano (anzi, ladro e basta, senza offesa per i ladri, che almeno una certa morale la hanno, mentre Amato no), del ratto craxian-berlusconiano (e paragonare Craxi e Berlusconi ad Amato significa sinceramente offendere Craxi e Berlusconi... e paragonare i ratti ad Amato anche peggio, per i ratti si intende), portatore dei peggiori virus morali esistenti al mondo (e probabilmente capace di inventare quelli ancora non esistenti, anzi senza il probabilmente).

Saluti,

Mauro.

giovedì 29 gennaio 2015

Chi non deve assolutamente andare al Quirinale

Su stampa, web, TV, nelle interviste dei politici e chi più ne ha più ne metta sono stati fatti un sacco di nomi per la Presidenza della Repubblica.
Alcuni credibili, altri meno.
Alcuni positivi, altri negativi.

Però ci sono quattro nomi che - per motivi completamente diversi tra loro - nella mia visione delle cose non devono assolutamente essere eletti.

Chi sono?

Il primo nome è Emma Bonino.
A parte che come politica a mio personalissimo giudizio è sopravvalutata, il problema vero è un altro. È malata. E non ha semplicemente un'influenza.
Il ruolo di Presidente della Repubblica è un ruolo troppo importante per doverlo rieleggere ogni due anni: due anni fa abbiamo eletto un vecchio a rischio (che si sapeva non sarebbe durato, infatti si è dimesso anche per l'età e la stanchezza... e io avevo già spiegato qui il problema prima della rielezione).
E ora due anni dopo vogliamo ripetere l'errore con una persona malata? Ma siamo matti?

Altri due nomi sono Nino Di Matteo e Nicola Gratteri.
Queste sono due persone degne del massimo rispetto, a cui noi italiani in questo momento dobbiamo essere grati per quello che fanno... Ma eleggere uno dei due (Gratteri era stato anche in corsa per il ministero della Giustizia, non ricordo ora se con Letta o Renzi) sarebbe un classico "promuovere per rimuovere".
Eleggere uno dei due significherebbe fare un regalo alle mafie. Loro sono in questo momento troppo importanti a Palermo e Reggio Calabria. Tra 10 o 15 anni eventualmente ne parleremo, ma ora vanno lasciati lavorare e finalmente sostenuti dalla politica (ecco: il Presidente perfetto sarebbe un loro sostenitore concreto e accanito).

E poi c'è lui, il grande bastardo: Giuliano Amato.
Non vi dico perché non è degno non solo di essere eletto, ma neanche di essere nominato: la lista delle ragioni sarebbe lunga e sono convinto che la conosciate bene quanto me.
Ma per gli smemorati cito solo una data: la notte tra il 9 e il 10 luglio 1992.

Questi quattro non vanno eletti.

Su tutti gli altri possiamo parlarne. Alcuni mi piacciono, altri no, ma su nessuno sono categorico come su questi quattro.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 14 gennaio 2015

Una (vergine) risata li seppellirà

La geniale vignetta di chiusura del nuovo numero di Charlie Hebdo:


Non serve che vi spieghi la leggenda delle 70 vergini per i martiri islamici, vero?
E credo che anche chi non conosce il francese capirà benissimo la vignetta, giusto?

Saluti,

Mauro.

martedì 13 gennaio 2015

Anch'io sono Charlie / Je suis aussi Charlie 3

E dopo la tragedia, il fastidio di dover ascoltare tutti i distinguo e vedere tutti i salti sul carro di Charlie Hebdo.

Vorrei dire chiare e forti due cose.

1)
Charlie Hebdo va sostenuto senza se e senza ma. Non se la è cercata, come qualcuno comincia a dire.
La libertà di opinione, di parola, di espressione o è totale o non è proprio. Non ci sono vie di mezzo.
E tale libertà ha tutto il diritto di essere offensiva, scurrile, antipatica, disturbante. Tutti i politicamente corretti del cazzo che pretendono di porre limiti di "buon gusto" o di "rispetto" sono semplicemente complici morali degli assassini.
Je suis aussi Charlie. Sans discussion. Sans si et sans mais.

2)
È inutile che ora saltiate tutti sul carro di Charlie Hebdo.
Difendere la sua libertà di espressione, di satira, significa anche difendere la nostra libertà di apprezzarlo, di disprezzarlo o di non conoscerlo.
Chi lo conosceva e lo amava oggi ha il dovere di dire "Lo difendo e lo amo".
Chi lo conosceva e lo disprezzava oggi ha il dovere di dire "Lo difendo ma mi fa schifo".
Ma soprattutto, la maggioranza di voi che di sicuro non ne ha mai sentito parlare è inutile che faccia finta di conoscere la rivista, i redattori e i vignettisti. Difendetelo e tacete sul resto. Non fatevi belli usando il suo nome.

Saluti,

Mauro.

domenica 11 gennaio 2015

Anch'io sono Charlie / Je suis aussi Charlie 2

I complottisti cominciano a fare sciacallaggio.

Secondo detti complottisti, dietro l'attentato a Charlie Hebdo ci sarebbe la CIA. E il fatto che i servizi segreti francesi conoscessero gli attentatori ma non li abbiano eliminati (o almeno messi in grado di non nuocere) a priori vuol dire qualcosa...

No, cari miei, la cosa non vuol dire proprio niente. Almeno non vuol dire quello che voi volete intendere.

Al massimo vuol dire che i vari servizi segreti sono pieni di incompetenti. Niente di più e niente di meno.

Saluti,

Mauro.

venerdì 9 gennaio 2015

Dettagli genovesi 16 - Concordiamo?


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli genovesi.

mercoledì 7 gennaio 2015

Un anno

Ciao papà, mi manchi.

martedì 6 gennaio 2015

Dettagli genovesi 15 - La scienza in un vicolo

A Genova le si dedicò un vicolo... nell'Italia odierna è stata messa in un vicolo cieco...

 

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli genovesi.

domenica 4 gennaio 2015

Facite ammuina

La politica italiana ha sempre avuto un certo amore per il facite ammuina. E questo amore è ulteriormente cresciuto da quando il ducetto Renzi è al comando.

Già qui vi avevo spiegato l'inutilità di nuove leggi contro l'omofobia e la violenza sulle donne.

Ora c'è un nuovo esempio: l'assenteismo.
Tutti avrete letto di quello che è successo tra il 31 dicembre e il primo gennaio con la polizia municipale a Roma e la nettezza urbana a Napoli.
Bene, Renzi ha detto che con le nuove regole casi del genere non potranno più accadere.

Sì, certo, sogna pure, bischero d'un Renzi.

Il problema, ripeto ancora come quando parlai di omofobia e violenza sulle donne, NON sono le leggi.
Le leggi ci sono e non sono neanche male (tra l'altro solo pochi anni fa Brunetta - persona schifosa, ma le poche volte che fa qualcosa di buono va riconosciuto - aveva già messo in atto una riforma che inaspriva le sanzioni contro gli assenteisti).

I veri problemi sono altri due, e nessuno dei due è quello di cui si sta occupando Renzi:
- l'applicazione delle leggi (per esempio, la riforma Brunetta è legge, ma non è mai stata applicata, come tante altre);
- la mentalità del cittadino (sì, del cittadino, non del politico: in qualsiasi paese del mondo il cittadino rispetta le leggi solo se sa di essere punito se non lo fa, non per senso civico).

Caro bischero d'un Renzi, è chiaro che tu vuoi far credere di fare... ma che far semplicemente applicare le leggi purtroppo non ti fornisce la visibilità che ti forniscono le sbandierate riforme. E la visibilità per te è tutto... visto che non hai altro, non hai sostanza.

Insomma... meglio il facite ammuina (anzi il facimm' ammuina) che il vero fare.

Saluti,

Mauro.

venerdì 2 gennaio 2015

TCI - Touring Club Ignoranza

No, il vero TCI (Touring Club Italiano) non c'entra niente, anzi mi scuso se ho sfruttato il suo nome.

Quello che c'entra è il Televideo della RAI.
Nelle pagine dedicate alla cultura (quella che manca ai redattori di dette pagine) in questi giorni c'è una schermata dedicata al film "The Imitation Game" dedicato alla storia di Alan Turing, uno dei più grandi matematici della storia (e uno degli uomini che più contribuì all'abbattimento del nazismo, grazie alla decrittazione dei messaggi cifrati tedeschi... credo tutti abbiate sentito parlare di Enigma).

Bene, ecco la schermata:


Notate niente?

Vi dico io cosa notare: Alan Touring. E no, non è un errore di battitura, visto che quella o in più c'è sia nel titolo che nel testo.
Signori miei, questi redattori "culturali" non solo non sanno chi fu Alan Turing, ma non hanno neanche ritenuto necessario informarsi o almeno andare a vedere il film di cui parlano!

Saluti,

Mauro.