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martedì 17 febbraio 2026

L'indipendenza fraintesa

Chiariamo una cosa in vista del referendum sulla separazione delle carriere.
Anzi due.
(Della prima originariamente volevo parlarne in un articolo separato, ma poi ho pensato di fare un articolo unico, comunque il titolo non lo cambio, anche perché la seconda rimane a mio parere decisamente la più importante.)

La prima: tutta la pubblicità in cui il governo parla di velocizzazione dei processi, di efficacia delle espulsioni, di arresti per i criminali, di più poteri alle Forze dell'Ordine o comunque più mezzi per renderle efficaci, eccetera, eccetera... sono solo balle.
Comunque la si pensi su questi temi... non c'entrano nulla col referendum. Che vinca il sì o che vinca il no su questi temi non cambierà nulla. Non sono minimamente toccati, neanche alla lontana, dalla riforma.
La riforma non li riguarda.
È solo propaganda.

La seconda: l'indipendenza della magistratura è una cosa diversa da quel che ci fanno credere. Sia il governo che le opposizioni.
L'indipendenza della magistratura ha a che fare con la separazione dei poteri, non con la separazione delle carriere.
In una democrazia esistono tre poteri: quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario. E questi poteri devono essere indipendenti tra loro. Deve esserci questa garanzia, comunque vengano gestite le carriere e i vari ruoli.
Le correnti non sono le nemiche dell'indipendenza... le correnti (o liste, come sarebbe più giusto chiamarle) sono normali, anzi necessarie, in ogni elezione. Persino nelle elezioni per le rappresentanze scolastiche esistono!
Se con indipendenza si intendesse l'indipendenza dalle correnti allora dovremmo analogamente pretendere che in parlamento possano venire eletti solo candidati senza appartenenza partitica.
Non serve che vi spieghi perché ciò sarebbe un male, sia da un punto di vista democratico che semplicemente funzionale, vero?

Saluti,

Mauro.

mercoledì 19 giugno 2024

Repubblica e matematica... di nuovo (strano, vero?)

Oggi l'amico Moreno Colaiacovo su Mastodon ha pubblicato qualcosa di estremamente "interessante" riguardo a un articolo (purtroppo solo per abbonati) di Stefano Cappellini su Repubblica.
Secondo Cappellini le opposizioni si sono accordate su un "massimo comune multiplo"... 😮

Non ci credete?
Guardate l'immagine che ho chiesto a Moreno di mandarmi:


Il massimo comune multiplo!

Una cosa enorme! In pratica... il tutto!

Ve ne rendete conto che implicazioni ha questa scoperta di Repubblica non solo in matematica, ma anche in fisica e filosofia?
Chiudete il mondo, non c'è più nulla da scoprire e da indagare!

Saluti,

Mauro.

venerdì 27 gennaio 2023

Meloni, il suo governo e l'opposizione... il surrealismo

Ora, io ho sempre sostenuto che il governo Meloni sarebbe durato al massimo un anno.
E non lo ho mai sostenuto per inimicizia politica (che comunque palesemente c'è, non sono certo tanto ipocrita da negarlo).
Lo ho sempre sostenuto perché un suo "alleato" è Salvini.
E Salvini non sopporta di non poter mettere bocca o addirittura decidere su ogni tema, anche quelli che non lo riguardano assolutamente (parlai già qui del monomistrismo). Lui si crede il governo, non parte di esso.
Ma ovviamente Meloni non può accettarlo (in teoria non potrebbe nessun Presidente del Consiglio... ma Meloni, al di là dei suoi difetti, ha un po' più di palle di Conte... ok, mi direte, non ci vuole molto ad avere più palle di Conte, basta essere un organismo vivente... e avreste ragione).
Quindi?
Quindi la Lega non può che far saltare il governo.
Ma...

Ma se guardo gli sviluppi recenti... sembra che l'opposizione tutta voglia salvare Meloni.

Azione/IV fanno finta di fare opposizione, ma in realtà si comportano da quinta colonna meloniana.
M5S non sa (come sempre) quello che fa, ma pur di tornare nei ministeri sarebbe disposto ad allearsi anche con Hitler o con Stalin o con Andreotti, non solo con Meloni.
PD invece... fa semplicemente (come sempre) di tutto per autodistruggersi.

Con questa opposizione non credo più che Meloni debba preoccuparsi di Salvini.
Il pericolo per il suo governo viene dall'interno di FdI. E no, non parlo di faide interne. Parlo di "capacità" dei ministri palesatasi degna dei passati ministri grillini.
Il governo cadrà per incompetenza.
Ma nel frattempo (come fece il governo gialloverde) farà grossissimi danni senza neanche ottenere chissà quali vantaggi per i propri accoliti.

Saluti,

Mauro.

sabato 25 agosto 2018

Il tifo e la politica

La politica è una cosa che ci riguarda tutti, visto che è con la politica che si governa un Paese.
Quindi anche il semplice elettore - fermo restando il suo sacrosanto diritto di considerare un partito il migliore e un altro il peggiore - dovrebbe ragionare in termini razionali e giudicare i singoli atti di un governo, di un'amministrazione.

Banalmente: voi tutti sapete che io sono una persona di sinistra e che considero l'attuale destra italiana un pericolo.
Però... pur continuando a essere di sinistra, se la sinistra fa/dice una cazzata io la condanno e se la destra fa/dice una cosa buona io la apprezzo.
E così dovrebbe fare qualsiasi persona intelligente.

Invece ormai la politica è diventata tifo.
Chi è di sinistra condanna a priori qualsiasi cosa dica/faccia la destra.
Chi è di destra condanna a priori qualsiasi cosa dica/faccia la sinistra.
E anche all'interno di destra e sinistra si fanno distinzioni a seconda di chi dice cosa...
(Del centro non parlo semplicemente perché in questo momento sembra essere sparito dal panorama politico).

No, la politica non deve e non può essere tifo.
Se vado a vedere una partita del mio Genoa da tifoso considererò logicamente e giustamente illecita ogni vittoria avversaria. Perché lì sono, appunto, tifoso.
Da elettore di sinistra invece non considererò per niente illecita ogni vittoria avversaria. Anzi quando l'avversario farà cose giuste le approverò. Perché lì non sono tifoso. Sono cittadino.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Prima che mi fraintendiate: no, il governo giallo-verde non ne ha ancora fatta una giusta. Il problema è che anche le opposizioni non ne stanno facendo una giusta. Tutti stanno facendo a gara a chi sbaglia di più.

lunedì 13 agosto 2018

Genitori che non ci sono, ma ci sono

Prima che ci fraintendiamo: non parlo di genitori stronzi (anche se esistono, purtroppo), ma parlo di documenti e di cosa su detti documenti è riportato.

E parto da un tweet di Salvini:


E io stesso, confesso, ci ero cascato. Nel senso che ho creduto che Salvini parlasse di cose concrete, e in detta convinzione ho twittato questo:


Il problema è che... sulla carta d'identità dei minori in Italia c'è già quello che chiedo io e non c'è mai stato Genitore 1/Genitore 2.

Qui il modulo per la richiesta:


E qui un'immagine (tagliata per ovvi motivi) del documento stesso:


Insomma, Salvini ha parlato del nulla. E come al solito l'Italia ci è cascata.
Stavolta anch'io (ma più grave è che ci siano cascate le opposizioni, di tutti i colori).

Saluti,

Mauro.

sabato 11 agosto 2018

Vivere di decreti legge

Lo strumento del decreto legge nella Repubblica Italiana esiste da sempre.
È uno strumento che ha un senso ben preciso e concreto: reagire a un'emergenza per la quale non esiste uno strumento legislativo adeguato e che richiede un intervento immediato, incompatibile coi tempi di una discussione parlamentare.
Proprio per questo ha durata limitata (60 giorni) e poi o viene convertito in legge dal Parlamento o decade (il Parlamento può anche modificarlo prima di convertirlo oppure può anche sostituirlo con legge alternativa).
Insomma, il decreto legge è uno strumento che serve a tappare un buco quando "piuttosto che niente meglio piuttosto".

Nei governi del nuovo millennio invece il decreto legge sembra diventato lo strumento principe dell'azione di governo. Di qualsiasi governo, senza eccezioni.

Perché?
Generalmente viene presentato come motivo per ciò la voglia dei governi di sostituirsi al Parlamento, l'insofferenza crescente verso il sistema parlamentare, visto come una palla al piede da chi chiede di "lasciarlo governare".
E quindi il decreto legge diventa uno strumento di pressione: più decreti legge si fanno (magari reiterandoli con i necessari cambiamenti per poterlo fare senza andare contro legge e Costituzione), più la maggioranza in Parlamento viene costretta a schiacciarsi sulla posizione del Governo e più l'opposizione perde voce.
Perché in Parlamento ci sono sia la maggioranza che l'opposizione e, in una democrazia funzionante, il Parlamento è il luogo del dialogo. Magari aspro, ma pur sempre dialogo.
Invece il Governo è pura espressione della maggioranza, magari estemporanea, ma pur sempre maggioranza.
E tutti i partiti - e sottolineo tutti - sembrano aver perso la capacità (o la volontà) di capire cosa significhi "democrazia parlamentare". Si è creato il mito che la maggioranza è il popolo e quindi il Parlamento non serve.
E allora quale strumento migliore del decreto legge? Il decreto legge è prodotto dal governo... e al governo non c'è da discutere con l'opposizione. Il governo, contrariamente al Parlamento, non perde tempo.

Tutto vero, tutto giusto (e non solo in Italia), ma io sono convinto che ci sia anche un secondo motivo dietro al dilagare dei decreti legge, non meno importante di quello descritto.
Il fumo negli occhi.
Il decreto legge è uno strumento ottimo per far credere che si faccia qualcosa, che si sappia cosa si sta facendo.
Tanto al peggio poi lo si lascia decadere nel silenzio.
Basta fare sufficiente tam tam al momento della sua emanazione e poi far finta di niente e passare oltre fischiettando dopo sessanta giorni, quando andrebbe convertito. Tanto l'elettore ha memoria corta, lo si frega bene a questo modo.
E così, un decreto legge qui, una dichiarazione là, una circolare lì e... ma belin, come si impegna questo governo!
E invece, di concreto nulla.

Saluti,

Mauro.

lunedì 23 luglio 2018

È il tuo presidente

È il tuo presidente. Della Repubblica o del Consiglio, a seconda dei casi, ma è il tuo presidente.
Che ti piaccia o no. Che tu lo abbia votato o no.
A meno che tu non abbia le prove che sia stata un'elezione illegale (o almeno indizi tali da poterti permettere di affermare la cosa senza rischio di essere denunciato per diffamazione).
Ciò vale per ogni paese che abbia presidenti e libere elezioni.
È il tuo presidente.

Spesso abbiamo visto dichiarazioni del tipo "Non è il mio presidente".
Per esempio, da quando Trump è stato eletto si stanno moltiplicando le dichiarazioni di cittadini statunitensi più o meno prominenti che dichiarano "He's not my/our president!".
Prima era già successo con Bush jr.
E in Francia con Sarkozy.
E in Italia con Berlusconi (con gli italiani che comunque facevano una bella confusione tra Presidente della Repubblica e del Consiglio).
E altrove o in altri momenti storici con altri, anche se non in maniera così rumorosa come con questi quattro.

E invece no.
È il vostro (nostro) presidente.
Lo è perché eletto legalmente. Lo è perché le sue decisioni riguardano tutti voi (noi). Lo è perché all'estero rappresenta tutti voi (noi).
Poi può essere un pessimo presidente (e i quattro di cui sopra, chi più chi meno, lo sono o sono stati) e non piacerti. Tuo diritto (anzi dovere, se è un pessimo presidente).
Puoi (o devi) contestarlo e, se ne hai la possibilità politica, fare opposizione quando fa cazzate o comunque errori.
Puoi (o devi) pretenderne la messa in stato di accusa se va oltre i suoi compiti e/o contro la Costituzione.

Ma fino a che è in carica è il tuo presidente.
Che ti piaccia o no. Che tu lo abbia votato o no.

Saluti,

Mauro.

domenica 3 giugno 2018

Lasciamoli lavorare o no?

Il governo M5S-Lega è nato. OK, non ha ancora ottenuto la fiducia delle due camere... ma comunque è nato.

E subito sia i suoi sostenitori che i suoi oppositori hanno dimostrato di non sapere come funziona una democrazia parlamentare matura.

Sostenitori. Si dice "lasciamoli lavorare" per vedere come funzioneranno, ma si intende "non criticate e non rompete, il governo non va contrastato".
Oppositori. Si dice "faremo opposizione" facendo capire che sia sui singoli atti, ma si intende "faremo ostruzionismo, contrasteremo tutto".

No, signori miei, non funziona così. Entrambe le posizioni sono antidemocratiche.

"Lasciar lavorare" significa non fare ostruzionismo, non non fare opposizione.
"Fare opposizione" significa contrastare gli atti negativi per il paese, ma sostenere quelli positivi, non contrastare tutto.

Saluti,

Mauro.

sabato 10 marzo 2018

Come funziona un'alleanza di governo

Visto che ho l'impressione che in questo momento alcuni partiti non abbiano idea di come si formi e si porti avanti un'alleanza di governo, vorrei fornire qui qualche indicazione.

Se in un turno elettorale un partito ottiene da solo la maggioranza dei seggi, quanto dirò dopo logicamente non vale nulla: quel partito può fare quel che vuole fino a che rimane nei confini stabiliti dalla Costituzione.

Partiamo dal presupposto che in un'alleanza di governo ci sia un partito di maggioranza relativa e uno o più partiti con meno seggi del primo (due partiti con lo stesso numero o quasi di seggi si alleano solo in casi eccezionali, tipo guerra).

Come funziona un'alleanza in questo caso?

Intanto, prima di tutto, tutti i partiti (in teoria tutti tutti, in pratica tutti quelli che hanno una vaga possibilità di poter entrare nel governo) si parlano tra loro per verificare (prima ancora di ragionare su possibili accordi) vicinanze e lontananze.

Nel momento in cui poi cominciano concrete trattative per la formazione di un governo cosa succede?
Il partito di maggioranza relativa indica la linea guida del governo (più o meno dettagliata a seconda di quanto forte è la sua maggioranza relativa) e quindi si tratta sui singoli punti, in maniera da arrivare come compromesso a un minimo comun denominatore che permetta di lavorare insieme.
Sui punti che non sono importanti (se ce ne fossero) per l'elettorato del partito di maggioranza relativa si accettano le posizioni dei partner minori.

Questo è ciò che io desidero da un'alleanza di governo?
Questa è la definizione ideale di alleanza di governo?

Né l'uno né l'altro.
Questo è semplicemente quello che è sempre successo nelle varie alleanze di governo in giro per l'Europa.
Il pentapartito e le varie alleanze successive in Italia.
La Große Koalition e le varie alleanze precedenti in Germania.
L'alleanza conservatori-liberali nel Regno Unito.
Le varie alleanze di ogni colore in Francia, Spagna e altri paesi.

Queste alleanze hanno sempre funzionato se veniva assicurato a priori quanto sopra, non hanno mai funzionato quando sono state messe su senza prima assicurare quanto sopra.

Prima che mi contestiate: con funzionare intendo reggere come alleanza senza crisi e senza essere deboli di fronte agli attacchi delle opposizioni... il fatto che poi dette alleanze abbiano effettivamente fatto il bene dei rispettivi paesi o meno è altra cosa.

Saluti,

Mauro.

domenica 11 dicembre 2016

Referendum costituzionale 6

Entrambi gli schieramenti hanno fatto campagna elettorale presentando le conseguenze apocalittiche che avrebbe portato la vittoria della controparte.

Balle, solo balle.

Ha vinto il no? Le conseguenze saranno minime.
Avesse vinto il sì? Le conseguenze sarebbero state comunque minime.

Diciamoci la verità: entrambi gli schieramenti - per ragioni politiche e non di merito - hanno estremamente esagerato l'importanza di questo referendum.

A parte il caos iniziale che c'è sempre dopo un referendum importante... non ci saranno altre particolari conseguenze.
Il popolo è più maturo (o più menefreghista, probabilmente) di quanto i politici credono (o vorrebbero) e alle prossime elezioni voterà fregandosene del referendum (ergo: se voterà contro il PD significa che lo avrebbe fatto anche senza referendum).

In fondo gli unici a credere (o a voler far credere) che il referendum fosse veramente importante sono stati i giornalisti.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui il primo commento.
Qui il secondo commento.
Qui il terzo commento.
Qui il quarto commento.
Qui il quinto commento.

lunedì 5 dicembre 2016

Referendum costituzionale 2

Io ero per il no, quindi sono soddisfatto del risultato.
Per sapere comunque cosa succederà ora, bisogna vedere come si comporteranno i due schieramenti nelle consultazioni che seguiranno alle dimissioni di Renzi.

Paradossalmente (e senza aver mai apprezzato la sua azione di governo) ritengo che ora la cosa migliore sarebbe lasciarlo andare avanti.
In questo momento un'altra maggioranza sarebbe possibile solo con nuove elezioni, ma abbiamo una legge elettorale che fa schifo e che va cambiata PRIMA di tornare a votare.
E dopo questa sconfitta Renzi non può più permettersi di andare avanti da solo senza parlare con le opposizioni (sia interne al PD che nel senso classico del termine).

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui il primo commento.
Qui il terzo commento
Qui il quarto commento.
Qui il quinto commento.
Qui il sesto commento.