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lunedì 18 gennaio 2021

I misteri del tedesco 20 - Togliere la mucca dal ghiaccio

Al di là di quello che noi possiamo pensare di Bersani a livello politico, probabilmente nella storia rimarrà più che altro per le figure retoriche "animalesche" che ama usare... tutti ricordiamo il giaguaro da smacchiare, il tacchino sul tetto o la mucca in corridoio.

Ora, che c'entra questo col tedesco?
C'entra che in Germania Bersani probabilmente verrebbe capito meglio che in Italia.

L'esempio migliore?
I tedeschi amano togliere la mucca dal ghiaccio (in originale: Die Kuh vom Eis holen).
E no, non intendono togliere quarti di bovino dalla cella frigorifera in macellerie o ristoranti.

L'espressione in realtà è paragonabile all'italiano togliere le castagne dal fuoco.
Ma, appunto, solo paragonabile, non identificabile.
Perché?
Perché in italiano le castagne dal fuoco generalmente le tolgo per gli altri, in tedesco la mucca dal ghiaccio la tolgo per me stesso, anche se magari altri mi aiutano (o talvolta io aiuto altri a farlo per loro stessi).

Ma da dove viene il modo di dire? Come finiscono le mucche sul ghiaccio?

In realtà il detto nasce dalla differenza, che contadini e allevatori conoscono bene, tra equini e bovini.
Gli equini sono animali che riconoscono i pericoli e li evitano (non per niente talvolta in tedesco i cavalli e gli asini vengono chiamati Fluchttiere, cioè animali che fuggono), mentre i bovini no.
I bovini quando finiscono in pericolo devi tirarli fuori tu, non ce la fanno da soli.

E visto che in Germania in inverno il pericolo maggiore è il ghiaccio, su laghi e stagni, da qui il detto (anche se in pieno inverno un allevatore intelligente non lascia le sue mucche libere di andare dove vogliono).

Detto che viene usato comunque in maniera "egoistica". Io tolgo la mia mucca dal ghiaccio. Se un altro ha bisogno del mio aiuto per togliere la sua, deve chiedermelo.
Mentre in italiano togliere le castagne dal fuoco fa subito capire che lo faccio per qualcun altro, non per me stesso, spontaneamente o meno che sia.

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:
I misteri del tedesco  – Lista completa

domenica 16 settembre 2018

Dettagli dall'Oberpfalz 8 - Un rilievo asinino

A ricordo di chi trasportò le pietre per il duomo di Amberg:


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli dall'Oberpfalz.

giovedì 17 maggio 2018

I misteri del tedesco 13 - Orecchie e ponti d'asino

Qualche giorno fa Nautilus sul suo blog Lituopadania (con l'esclusione di quando parla della fantomatica Padania, è un blog molto carino e interessante) ha pubblicato l'articolo Ear of the Dog, dove parla dell'espressione Dog Ears, in italiano orecchie di cane, che in inglese indica le orecchie che facciamo (OK, io lo faccio molto, ma molto raramente e credo anche la maggioranza di voi, ma sappiamo comunque di cosa stiamo parlando) alle pagine dei libri per segnare dove siamo arrivati nella lettura o un punto su cui vogliamo ritornare.
L'espressione inglese, come lui spiega, viene dal fatto che in determinate circostanze i cani (o comunque alcune razze canine) possono piegare le orecchie con la punta che si volge verso il basso.

Questo suo articolo a me ha fatto venire in mente che in tedesco si usano anche orecchie animali per indicare la stessa cosa, ma non canine: in tedesco si usa l'espressione Eselsohren, in italiano orecchie d'asino.
Siccome a me non risulta che l'asino possa piegare le orecchie, ma solo abbassarle totalmente, l'origine dell'espressione deve essere diversa da quella che ha portato l'inglese al paragone canino.
Però nelle mie ricerche non sono riuscito a trovare nessuna spiegazione sul perché proprio le orecchie dell'asino hanno preso piede in tedesco.
Certo è che l'espressione esiste in tedesco almeno dal 17° secolo, in quanto i fratelli Grimm la inserirono nel loro Deutsches Wörterbuch (Dizionario Tedesco), attribuendola al poeta Andreas Gryphius (1616-1644).

Il parlare e leggere di orecchie d'asino mi ha fatto venire in mente un'altra espressione asinina della lingua tedesca: Eselsbrücke, in italiano ponte dell'asino, che indica una frase usata come aiuto mnemonico per ricordare determinate classificazioni, liste (un tipico esempio in italiano è "come quando fuori piove", usata per ricordare la scala di valori dei segni delle carte da gioco, dal più alto al più basso: cuori, quadri, fiori, picche).
In italiano non abbiamo una traduzione vera, da noi si usa più prosaicamente espediente mnemonico.
Qui l'origine dell'espressione tedesca invece si conosce: dato che gli asini non amano troppo l'acqua e, contrariamente ai cavalli, tendono a rifiutarsi di guadare corsi d'acqua, un tempo all'altezza dei guadi si costruivano piccoli ponti o passatoie che hanno poi preso il nome di ponti dell'asino.
Essendo questi ponti destinati a facilitare qualcosa l'espressione si è poi estesa in maniera figurata alle questioni mnemoniche.

Saluti,

Mauro.