giovedì 24 maggio 2018

Il taxi e la scorta

L'illustre sconosciuto Giuseppe Conte si è recato al Quirinale in taxi.
Seguito dalle auto di scorta.

E subito è scattata la polemica (stile quella per Fico, solo che quella per Fico era giustificata, qui invece come vedrete il problema è diverso): perché deve prendere un taxi e non salire su un'auto della scorta?

Facciamo ordine.

Fino al momento dell'incarico da parte di Mattarella, Conte era un normale privato cittadino e non una carica istituzionale.
Dopo aver ricevuto l'incarico (che non è ancora la nomina!), Conte non può più essere definito un privato cittadino... ma non ricopre ancora nessuna carica istituzionale (quello succederà dopo la nomina).
Ergo non ha diritto automatico a scorta.

In più: Conte per la sua attività e passato non è sotto minaccia malavitosa, mafiosa o simili come purtroppo alcuni giornalisti, imprenditori o politici.
Ergo non ha diritto a scorta per ragioni di sicurezza.

Quindi il problema non è perché ha preso il taxi, ma perché aveva la scorta (e anche come sapeva come sarebbe arrivato al Quirinale chi aveva il potere di concederla).

Ecco, questa è la domanda: perché la scorta?

Saluti,

Mauro.

Come far dire ai libri quello che si vuole

Cosa c'è di peggio che inventare false notizie?
Prendere un libro, un articolo, un discorso o altro per fargli dire quello che vuoi tu e non quello che c'è effettivamente dentro. Manipolare testo e lettori.
E purtroppo in Italia lo puoi fare perché l'analfabestismo funzionale fa ascoltare più volentieri te che imbrogli ma parli semplice rispetto a chi informa ma, per forza dicose, deve usare concetti più complessi.

Un ottimo esempio lo abbiamo avuto su Twitter il 21 maggio scorso.

Prendete questo tweet:


Ma vediamo l'immagine proposta senza tagliarla in fondo:


(Qui completo con tanto di mia risposta).

Dove sta il problema?

Intanto che non vengono citati titolo, autore ed editore del libro, quindi uno che volesse controllare coi suoi occhi non potrebbe farlo. Deve fidarsi del disinformatore e basta.

Secondariamente la parte di testo mostrata non è né liberista, né antiliberista: è semplicemente lapalissiana. Che la delocalizzazione favorisca l'azienda e porti anche vantaggi al paese dove la produzione viene trasferita (lavoratori compresi, anche se non in misura sufficiente, va detto) è un dato di fatto accettato da tutti, indipendentemente dalle ideologie.

Per valutare se il testo vuole indottrinare o meno, la parte veramente importante è quella che manca, quella che comincia con "Nel Paese di origine del prodotto...".
E se questa parte mettesse in evidenza i problemi della delocalizzazione, i danni che eventualmente produce?

Il propagandista autore del tweet neanche si è accorto che ha lasciato la frase che lo frega.
O forse se ne è accorto ma se ne frega: sa che i boccaloni analfabeti funzionali leggeranno e capiranno solo quel che lui vuole che leggano e capiscano.

Saluti,

Mauro.



martedì 22 maggio 2018

L'illustre sconosciuto Giuseppe Conte

Ormai tutti avrete letto delle "imprecisioni" nel curriculum dell'illustre sconosciuto Giuseppe Conte, che secondo Di Maio e Salvini il Presidente Mattarella dovrebbe nominare a capo del governo nascente.
Quindi non serve che ve le racconti. Per chi vuole, qui il Post racconta bene la storia.

Io intanto però mi stavo facendo un'altra domanda.

Conte, al di là di posizioni politiche e curriculum, è un esperto di diritto privato.
Se sia veramente così esperto non posso certo giudicarlo io, visto che ho una formazione sia accademica che lavorativa in tutt'altro campo.
Però, però... alla guida delle istituzioni dello Stato sinceramente mi fiderei di più di un esperto in diritto pubblico.

Se invece fossi una Società a responsabilità limitata, beh sì, allora sì che mi interesserebbe il diritto privato.
(Ogni riferimento ad aziende S.r.l. legate a partiti o simili è puramente casuale, ça va sans dire.)

Saluti,

Mauro.

domenica 20 maggio 2018

Festival della Poesia Europea 2018

Oggi voglio fare pubblicità. Ma so che mi perdonerete 😊

Da appassionato di poesia (qualcuno di voi conoscerà anche il mio blog Una poesia al giorno... o quasi che purtroppo da lungo tempo trascuro) vi presento volentieri l'undicesima edizione del Festival della Poesia Europea che si terrà in varie sedi a Francoforte sul Meno (Germania) dal 25 al 27 maggio 2018.

Invito tutti i miei lettori che ne hanno la possibilità a partecipare e tutti a diffondere ulteriormente la notizia.

Sul sito trovate tutte le informazioni, comunque vi riproduco qui le varie pagine dell'opuscolo illustrativo.










Ringrazio di cuore l'amica Maurella Carbone per tutte le informazioni.

Saluti,

Mauro.

sabato 19 maggio 2018

Quiz geografico 1

I quiz logici e matematici di Lituopadania mi hanno ispirato un quiz geografico.

Volete andare da est a ovest.
Per farlo siete costretti ad andare da ovest a est.
Dove siete?

Vietato usare Google, cartine e atlanti (sia su carta che online).

Saluti,

Mauro.

venerdì 18 maggio 2018

Gli slavi e le metafonesi

O, per essere più precisi, gli slavi e le metafonesi tipiche della lingua tedesca.

Per chi sa il tedesco, le metafonesi nella lingua tedesca principalmente altro non sarebbero che i famosi (o famigerati?) Umlaut: ä, ö, ü.

Ora, cosa c'entrano gli slavi con tutto ciò?
C'entrano perché, tra tutte le persone che conosco, le persone di lingua slava sono quelle che con queste metafonesi hanno i problemi maggiori.
Ergo: non riescono a pronunciarli correttamente. Anche quelli che parlano un tedesco quasi perfetto.

Gli esempi migliori io personalmente li ho coi polacchi (sono talmente tanti qui in Germania che è impossibile non aver a che fare con loro) e coi cechi (per lavoro ho quasi quotidianamente a che fare con un nostro stabilimento ceco).
In realtà la cosa la ho un po' osservata anche coi croati... ma con loro generalmente riesco a parlare italiano (soprattutto coi miei parenti croati), quindi logicamente ho rilevazioni statistiche molto più ridotte e quindi meno affidabili.

Polacchi e cechi hanno, come detto, grossi problemi a pronunciare ä, ö e ü. In particolare ü.

Inciso
Graficamente si possono anche scrivere ae, oe e ue, per chi non ha i caratteri corretti sulla propria tastiera.
Inciso chiuso

Come sono le pronunce corrette?
ä: IPA ɛː (una via di mezzo tra a ed e, ma più vicina alla e);
ö: IPA øː oppure œ (dipende dalla parola, comunque una via di mezzo tra o ed e, ma più vicina alla o);
ü: IPA yː oppure ʏ (dipende dalla parola, comunque un po' una ju con la j che si sente molto poco).

Polacchi e cechi spesso pronunciano la ä come una normale a, la ö la pronunciano in modo vario ma per loro si avvicina più alla e che alla o e la ü... la ü (soprattutto per i polacchi) diventa spesso una i o quasi.


Ora, la mia domanda è: è un problema culturale-linguistico o fisico-fisiologico? Hanno qualche caratteristica particolare alle corde vocali (o altri organi legati alla pronuncia) che gli impedisce una corretta articolazione di quei suoni?


Saluti,


Mauro.

giovedì 17 maggio 2018

I misteri del tedesco 13 - Orecchie e ponti d'asino

Qualche giorno fa Nautilus sul suo blog Lituopadania (con l'esclusione di quando parla della fantomatica Padania, è un blog molto carino e interessante) ha pubblicato l'articolo Ear of the Dog, dove parla dell'espressione Dog Ears, in italiano orecchie di cane, che in inglese indica le orecchie che facciamo (OK, io lo faccio molto, ma molto raramente e credo anche la maggioranza di voi, ma sappiamo comunque di cosa stiamo parlando) alle pagine dei libri per segnare dove siamo arrivati nella lettura o un punto su cui vogliamo ritornare.
L'espressione inglese, come lui spiega, viene dal fatto che in determinate circostanze i cani (o comunque alcune razze canine) possono piegare le orecchie con la punta che si volge verso il basso.

Questo suo articolo a me ha fatto venire in mente che in tedesco si usano anche orecchie animali per indicare la stessa cosa, ma non canine: in tedesco si usa l'espressione Eselsohren, in italiano orecchie d'asino.
Siccome a me non risulta che l'asino possa piegare le orecchie, ma solo abbassarle totalmente, l'origine dell'espressione deve essere diversa da quella che ha portato l'inglese al paragone canino.
Però nelle mie ricerche non sono riuscito a trovare nessuna spiegazione sul perché proprio le orecchie dell'asino hanno preso piede in tedesco.
Certo è che l'espressione esiste in tedesco almeno dal 17° secolo, in quanto i fratelli Grimm la inserirono nel loro Deutsches Wörterbuch (Dizionario Tedesco), attribuendola al poeta Andreas Gryphius (1616-1644).

Il parlare e leggere di orecchie d'asino mi ha fatto venire in mente un'altra espressione asinina della lingua tedesca: Eselsbrücke, in italiano ponte dell'asino, che indica una frase usata come aiuto mnemonico per ricordare determinate classificazioni, liste (un tipico esempio in italiano è "come quando fuori piove", usata per ricordare la scala di valori dei segni delle carte da gioco, dal più alto al più basso: cuori, quadri, fiori, picche).
In italiano non abbiamo una traduzione vera, da noi si usa più prosaicamente espediente mnemonico.
Qui l'origine dell'espressione tedesca invece si conosce: dato che gli asini non amano troppo l'acqua e, contrariamente ai cavalli, tendono a rifiutarsi di guadare corsi d'acqua, un tempo all'altezza dei guadi si costruivano piccoli ponti o passatoie che hanno poi preso il nome di ponti dell'asino.
Essendo questi ponti destinati a facilitare qualcosa l'espressione si è poi estesa in maniera figurata alle questioni mnemoniche.

Saluti,

Mauro.


Altre puntate:
I misteri del tedesco 1
I misteri del tedesco 2
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I misteri del tedesco 10
I misteri del tedesco 11
I misteri del tedesco 12

Sempre per quella storia di Corriere e geografia (e lingua)

E non solo geografia, ma anche lingua.

Oggi il Corriere della Sera nella sua versione online presenta un'indagine sulla 'ndrangheta in Germania.
Non essendo abbonato non posso leggere/vedere l'indagine completa, ma posso vederne la presentazione sulla pagina di partenza del Corriere.
E su questa vedo quest'immagine:


Qualcosa però non mi quadra.
Non mi quadrano le lingue infatti in cui sono scritti i nomi dei tre Länder mostrati.

Baviera è in italiano. Va benissimo, dato che il Corriere è un giornale italiano.
Baden-Württemberg è in tedesco. Va benissimo perché è una regione tedesca e il nome non ha traduzione in italiano.
Ma "North Rhine-Westphalia"? Va male, malissimo. Infatti è una regione tedesca (ergo il Nordrhein-Westfalen) che ha anche un nome italiano (Nordreno-Vestfalia). Quindi che cacchio c'entra l'inglese?

E no, caro Corriere, non dirmi che lo chiamano così i 'ndranghetisti... i 'ndranghetisti tra loro parlano dialetto e i nomi tedeschi li italianizzano e dove non possibile usano l'originale tedesco, spesso storpiato nella pronuncia, e non usano certo l'inglese.

Ma si sa... l'inglese fa fico e si crede che usarlo sia dimostrazione di cultura e apertura al mondo (invece è solo ignoranza e provincialismo).

Saluti,

Mauro.

mercoledì 16 maggio 2018

Le medicine alternative non esistono

Parliamoci chiaro: chi cerca di giustificare teorie pseudoscientifiche (alias fuffa) come medicine alternative o complementari fa solo giochi di parole.

Qui non voglio fare una lista di ciò che è scienza e ciò che non lo è, non voglio entrare nel dettaglio di ogni singola disciplina per per dirvi "questa è scienza, questa no, questa sì, questa no, questa magari forse".

Voglio fare una cosa molto più semplice: voglio spiegarvi come si giudica una terapia.

Per ogni terapia (di qualsiasi tipo, di qualsiasi origine e di qualsiasi composizione) esistono solo due possibilità dopo la fase di test:
a) funziona;
b) non funziona.

Se si verifica a) (ma nel senso che è provato che nella maggioranza dei casi funzioni, non che "però su di me ha funzionato") allora è medicina e basta. Senza ulteriori attributi. Medicina. Anche eventuali medicine cosiddette alternative che dovessero essere dimostrate come funzionanti sarebbero a questo punto medicina e basta.

Se si verifica b) non è proprio medicina. Né ufficiale, né alternativa, né scientifica, né tradizionale, né altro. Non è medicina e basta.

Ergo le medicine alternative o complementari non esistono.
Esistono sono la medicina e ciò che medicina non è. Punto e basta.

Saluti,

Mauro.

martedì 15 maggio 2018

L'ingegnere e le "pietre minerali"

Nei paesi di lingua tedesca la pseudoscienza legata alla salute gode di una diffusione e di un'approvazione superiore a quella di cui gode negli altri paesi cosiddetti del primo mondo (non per niente l'omeopatia e la nuova medicina germanica sono nate qui e la naturopatia è qui regolata per legge quanto la medicina vera... legge risalente oltretutto ai tempi del nazismo e mai cancellata o adeguata alle conoscenze scientifiche).

Comunque oggi non voglio parlarvi di questa fuffa in generale, bensì di una particolare credenza che ho scoperto da qualche mese "grazie" al collega che siede di fronte a me in ufficio... collega che non è un analfabeta, bensì un ingegnere elettrotecnico con esperienza e discreta cultura generale.

Però... lui crede (come molti altri tedeschi) che pietre semipreziose (tipo quarzi vari, ma in teoria pietre proprio preziose dovrebbero funzionare anche meglio) messe nell'acqua che si beve, la arricchiscano di qualità salutistiche varie, in particolare qualità energetiche.

La cosa non ha nessun senso logico oltre che scientifico: infatti queste pietre per funzionare devono essere pure... ma una pietra pura, senza impurità superficiali come può interagire con l'acqua?
I minerali che compongono la pietra stessa infatti non sono solubili in acqua, quindi...

A prova di ciò non c'è nessuno studio che dimostri effetti positivi di questa usanza e i pochi studi effettuati hanno mostrato che l'acqua non è minimamente influenzata da queste pietre, né in positivo né in negativo (come prevedibile del resto).

Purtroppo non sono riuscito a trovare nessuna pagina in italiano che parli esplicitamente di ciò, quindi vi fornisco qui un link in tedesco per una prima informazione al proposito, sito che definisce la credenza per quello che è: esoterismo.

Oltre al discorso fuffa medico-scientifica, in questo caso si aggiunge oltretutto anche il discorso fuffa linguistica: queste pietre vengono chiamate "Mineralsteine", in italiano "pietre minerali"... come se potessero anche esistere pietre non composte da minerali.

E a questa fuffa crede un ingegnere che si occupa di qualità (OK, nel settore automobilistico, non alimentare, però...).

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Se doveste trovare voi qualche link in italiano al proposito, segnalatemelo, così aggiorno l'articolo.

lunedì 14 maggio 2018

I misteri del tedesco 12 - Alberi, alberi ovunque

I tedeschi sono un popolo tutto sommato panteista, dove "pan" però non sta tanto per il prefisso greco πάν (che significa tutto), quanto per il dio Pan (Fauno per chi preferisce i romani e la lingua latina).
I tedeschi divinizzano e idolatrano la natura e lo hanno sempre fatto (che poi la conoscano è altra cosa, visto che tutto sommato conservano l'immagine della natura descritta da poeti e pittori del romanticismo).

Un esempio di ciò è in quante parole composte contengano la parola Baum (cioè albero), anche parole che per noi italiani (ma anche per inglesi o francesi) hanno a che fare molto alla larga con il concetto di albero.

Le due più famose sono indubbiamente Baumwolle e Baumschule.

Baumwolle significa letteralmente "lana d'albero"... però non esistono alberi della lana (almeno che io sappia). E infatti la parola in questione in italiano significa semplicemente "cotone".
Il fatto è che il cotone, pur potendo come pianta raggiungere qualche metro (non più di 5 o 6 comunque), è botanicamente un arbusto, non un albero (e, al di là dell'altezza, non ha proprio per niente le sembianze di un albero).

Baumschule invece io a suo modo la trovo tenera e poetica. Letteralmente significa "scuola degli alberi". E cosa potrebbe essere in italiano una "scuola degli alberi"? No, non un istituto scolastico agrario, bensì più semplicemente un "vivaio".
Un vivaio in senso generico, non necessariamente un vivaio arboreo.

Però ci sono tanti altri esempi.
Una scelta?

Baumstark: letteralmente "forte come un albero", il senso qui è chiaro, ma noi diremmo "forte come un orso" (o altri animali, visto che questi hanno i muscoli come noi, mentre gli alberi no).

Baumlang: letteralmente "lungo (alto) come un albero", per indicare una persona molto alta e snella.

Baumöl: letteralmente "olio d'albero" e qui siamo tutto sommato nell'assurdo, visto che l"olio d'albero" altro non è che l'olio d'oliva di seconda spremitura dall'odore non proprio gradevole... ma anche se di cattiva qualità olio d'oliva rimane e, oltretutto, anche l'olio di qualità di prima spremitura viene comunque dai frutti dell'albero chiamato olivo o ulivo.


Schlagbaum: letteralmente significa "albero percussore, albero di botta, colpo, urto", ma altro non è che... la barriera alzabile e abbassibile del passaggio a livello (o qualsiasi barriera analoga). D'accordo che in passato erano di legno, ma non ho mai visto usare direttamente alberi ai passaggi a livello...

E potrei continuare.

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:
I misteri del tedesco 1
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I misteri del tedesco 13

domenica 13 maggio 2018

Spieghiamo le aliquote fiscali e la flat tax

Premettiamo che stiamo parlando della tassa sul reddito, la cosiddetta IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche).
Uno dei temi caldi delle trattative di governo è la questione fiscale: flat tax o non flat tax?
A parte che alcuni dei protagonisti non sembrano aver capito cosa sia veramente questa flat tax, chi la difende - oppure contesta solo l'attuale sistema delle aliquote - usa spesso argomenti (anche, anzi soprattutto, matematicamente) sbagliati.

I due argomenti tipici sono:
a) i ricchi "pagano il pasto" per tutti (in contrapposizione all'argomento anti flat tax secondo cui con essa se io mangio pizza e birra e tu aragosta e champagne, paghiamo metà per uno, cioè alla romana - argomento comunque sbagliato anch'esso);
b) perché uno deve pagare solo il 23% (aliquota minima) di tasse e uno il 43% (aliquota massima e no, nessuno alla fine paga veramente il 43% di tasse)?

Intanto, come sono le aliquote in Italia?
1) da 0 a 15000 € annui, 23%;
2) da 15000 a 28000 €, 27%;
3) da 28000 a 55000 €, 38%;
4) da 55000 a 75000 €, 41%;
5) oltre 75000 €, 43%.
Vi è poi una fascia esentasse, variabile tra 0 e 7500 € a seconda di diversi parametri, ma che vale per tutti (e che nei calcoli seguenti per semplicità ignorerò, perché ininfluente ai fini concettuali e avente di fatto l'unico risultato di rendere nella realtà alla fine un po' più basse tutte le percentuali che vi calcolerò e di esentare totalmente dalle tasse solo le persone che guadagnano 7500 € l'anno o meno).

Ora, da quanto appena scritto capirete subito l'assurdità del punto a) di cui sopra: chiunque guadagni da 7501 € all'anno in su paga qualcosa, quindi non è vero che i ricchi pagano il pasto a tutti. Infatti uno che guadagna 10000, 20000 ma anche 50000 € all'anno non lo definirei ricco. Eppure paga il suo pasto (giustamente lo paga, aggiungo io).

Veramente interessante è però il punto b).
Nessuno alla fine paga il 23% di tasse. Ma soprattutto nessuno paga veramente il 43%. E la spiegazione è semplice matematica.
In teoria chi guadagna fino a 15000 € annui sembra pagare esattamente il 23% (cioè su 15000 €, 3450 € andrebbero allo Stato). In realtà - a causa della fascia esentasse citata - pagherà comunque meno del 23% (quanto meno dipende da diversi fattori).
Vediamo cosa succede a chi va oltre i 15000 €.
Prendiamo tre esempi: un reddito basso (25000 € annui), uno medio (50000) e uno alto (100000).
Reddito basso: paga il 23% sui primi 15000 € e il 27% sugli ulteriori 10000, cioè 3450+2700=6150 €. Il che significa che nel complesso paga il 24,6% di tasse (ignorando la fascia esentasse).
Reddito medio: paga il 23% sui primi 15000 €, il 27% sui successivi 13000 e il 38% sugli ulteriori 22000. Nel complesso 3450+3510+8360=15320 €, ergo il 30,64% del suo reddito (sempre ignorando la fascia esentasse).
Reddito alto: paga il 23% sui primi 15000 €, il 27% sui successivi 13000, il 38% sui successivi 27000, il 41% sui successivi 20000 e il 43% sugli ultimi 25000. Cioè 3450+3510+10260+8200+10750=36170 €, che sono il 36,17% del proprio reddito, decisamente inferiore quindi al 43% che i sostenitori della flat tax sostengono.

Però come ho scritto prima anche l'argomento "pagamento alla romana" dei nemici della flat tax è matematicamente sbagliato.
Pagamento alla romana significa che tutti pagano la stessa cifra in termini assoluti, non che tutti pagano la stessa percentuale.
"Alla romana" significa che chi guadagna 25000 € l'anno paga, per esempio, 7500 € di tasse, ma anche chi guadagna 50000 o 100000 paga sempre 7500.
Flat tax significa invece che - ipotizzando per esempio un'aliquota unica del 30% - chi guadagna 25000 paga 7500, chi guadagna 50000 paga 15000 e chi guadagna 100000 paga 30000.

Vedete che sapere un po' di matematica aiuta anche a non farsi prendere in giro dalla propaganda sulle tasse?

Saluti,

Mauro.

I grandi giornali tedeschi e il M5S al governo

Nei giorni scorsi anche i grandi quotidiani tedeschi hanno presentato il probabile (o meglio presunto) nuovo governo italiano.

Vediamo i due più importanti.

La Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), tendenzialmente centrista, qui presenta il M5S come di sinistra:


Traduco:
In Italia si potrebbe avere una coalizione tra populisti di sinistra e di destra: com'è possibile?

La Süddeutsche Zeitung (SZ), tendenzialmente di sinistra moderata, qui ce lo presenta come di centro:


Traduco:
Italia: Berlusconi libera la strada per la coalizione di centro-destra. Non si metterebbe di traverso a una coalizione tra Movimento 5 Stelle e Lega Nord, spiega. Il suo passo indietro era una condizione per la coalizione.

Altri giornali meno importanti lo presentano come (più giustamente, ma meno esplicitamente) di destra.

Il problema della stampa tedesca è che per la mentalità teutone un partito deve per forza avere un colore, non può esistere un partito trasversale o non definibile, quindi il M5S deve essere per forza qualcosa e si sceglie a caso quando non si capisce (la stampa tedesca ebbe lo stesso problema ai tempi col Partito Pirata in casa propria).

A questo va aggiunto che per la stampa "istituzionale" tedesca non può esistere un governo di sinistra-sinistra, di centro-centro o di destra-destra.
Un governo può essere solo di sinistra, solo di centro o solo di destra solo se monopartitico. Se bipartitico, i due partiti devono avere per forza colori diversi.
E quindi, visto che la Lega è obiettivamente di destra, il M5S deve per forza essere o di centro o di sinistra. Indipendentemente dai suoi programmi e dalle sue azioni.

E non è casuale che il giornale centrista (FAZ) definisca il M5S di sinistra e il giornale di sinistra moderata (SZ) definisca il M5S di centro.
Nessuno lo vuole dalla propria parte.

Saluti,

Mauro.
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giovedì 10 maggio 2018

E sono 50

Ma in realtà io sono solo un doppio ventiquenne 😁😁😁

Saluti,

Mauro.

mercoledì 9 maggio 2018

Perché sono contro l'istituzione giuridica della grazia

In Italia, come in molti altri paesi, esiste l'istituzione giuridica della grazia, cioè - detto terra terra - del condono della pena o parte di essa.
In Italia è prevista all'interno dell'articolo 87 della Costituzione ed è regolata dall'articolo 681 del codice di procedura penale.

Negli ultimi mesi/anni se ne è riparlato in particolare per il caso Dell'Utri.
Ma adesso qui non mi interessano i casi particolari, bensì il concetto generale.

Molti confondono la grazia con il perdono.
Bene, non c'entra niente: il perdono è una cosa soggettiva, morale (indipendentemente dall'essere credenti o meno) e non giuridica.
Una vittima può perdonare un colpevole, ma il perdono non può appartenere al sistema giuridico, visto che quest'ultimo deve (anzi, dovrebbe) basarsi sui fatti e su concetti il più possibile razionali.

La grazia è, come detto, un'istituzione giuridica.
Una particolare istituzione giuridica che può essere applicata per i più disparati motivi e che alla fine (pur con il ruolo consultivo del Ministero dell'Interno) è ad arbitrio del Presidente della Repubblica, nel senso che per il suo sì o no finale deve vedersela solo con sé stesso e non deve rendere conto a nessuno.
E negli altri paesi dove la grazia è prevista la situazione è analoga (anzi, in alcuni non è neanche previsto il ruolo consultivo di qualche ministero).

Ebbene, io trovo questa istituzione giuridica assurda e anacronistica.

Mi spiego.
Io non sono un giustizialista inquisitore che vuole vedere qualsiasi condannato marcire in carcere fino all'ultimo giorno della pena prevista in tribunale.
Però... per la maggioranza dei casi in cui il condannato meriti fiducia e una seconda possibilità o per qualsiasi altro motivo si creda giusto venirgli incontro ci sono altri dispositivi giuridici non autocratici, tipo la conversione della pena (l'esempio più noto è il trasformare parte della pena detentiva in una pena con sospensione condizionale).
E quindi?

E quindi non sono d'accordo con l'istituzione giuridica della grazia (almeno non nella forma in cui esiste oggi) proprio per la sua anacronistica autocrazia.
Un uomo solo (in questo caso il Presidente della Repubblica) che possa prendere una decisione del genere senza doverne rendere conto a nessuno a me ricorda tanto i principi feudali o il papa re (o i dittatori moderni).
E per fortuna in Europa e buona parte del resto del mondo siamo fuori da quei tempi.

Saluti,

Mauro.

domenica 6 maggio 2018

Oggi si gioca Genoa-Fiorentina

Una partita speciale.

Vi rimando semplicemente a quanto scrissi qui.

Saluti,

Mauro.

venerdì 4 maggio 2018

La bandiera italiana, questa sconosciuta

Ieri ha fatto il giro dei mezzi di informazione e dei social la notizia che a Napoli una ragazza con la sindrome di Down si è laureata col massimo dei voti.
A parte il fatto che è una non notizia (non è la prima persona Down che si laurea - nonostante si cerchi di far passare che lo sia - e a parte i casi più gravi le persone con tale sindrome hanno problemi di competenze sociali, non di intelligenza, quindi lo studio non dovrebbe essere un problema), vorrei parlarvi di una piccola avventura accaduta su Twitter.


Una persona ha voluto complimentarsi e rallegrarsi con questo tweet:




Certo, talmente orgoglio italiano che lo esplicita con la bandiera... ungherese!


Quando glielo ho fatto notare, ha risposto così:




A vedere la bandiera della Costa d'Avorio mi sono cascate le braccia e quant'altro.


Saluti,


Mauro.


P.S.:
Già anni fa polemizzai in difesa della bandiera italiana: http://pensieri-eretici.blogspot.com/2012/07/impariamo-conoscere-la-bandiera.html



lunedì 30 aprile 2018

Le donne e i segreti

Tutte le donne hanno dei segreti.

Anche quando non sanno di averli.

Saluti,

Mauro.

sabato 28 aprile 2018

Il nulla

Se oggi mi guardo intorno, se leggo ciò che viene scritto, se guardo o ascolto ciò che viene trasmesso...

Se faccio tutto ciò, alla fine mi rendo conto che il nulla è la sostanza dell'oggi.

Saluti,

Mauro.

venerdì 27 aprile 2018

Un difetto del doppiaggio tedesco

Io sono un appassionato di serie TV gialle (ma credo in passato di avervelo già detto).
Non è che guardi e accetti tutto: mi piace il genere, ma sono critico... quindi a ogni nuova serie che esce guardo una o due puntate, ma se nessuna delle due prime puntate mi convince, ciao. Storia chiusa.

Comunque qui non voglio parlarvi dei miei gusti e di come decido quali serie seguire e quali no.
Qui voglio parlarvi di un problema di doppiaggio.

Io vivo in Germania, quindi la maggioranza delle serie in questione (indipendentemente dalla loro origine) le seguo in tedesco.
Serie in lingua inglese o italiana ho comunque talvolta la possibilità di seguirle anche in originale, in lingua francese anche ma più raramente.
In altre lingue non sarei in grado di seguirle io (ok, in spagnolo e olandese le capirei, ma non apprezzerei le finezze linguistiche o le variazioni dialettali).

Torniamo al tedesco.
Il problema del doppiaggio tedesco (nelle serie TV, nei film per fortuna la situazione è decisamente migliore) è il non apprezzamento delle differenze di accento o di dialetto.
Mi spiego meglio: se in originale (inglese, italiano, francese) uno parla male perché non madrelingua o perché usa il dialetto o perché semplicemente è ignorante... nel doppiaggio tedesco parla sempre e comunque un buon tedesco, generalmente senza particolari accenti.
Persino il Catarella di Montalbano in tedesco sembra quasi un linguista!

Per fortuna qui in Germania ci sono ottime serie autoctone che non dimenticano le differenze linguistiche e dialettali di cui sopra... in una serie tedesca uno straniero mantiene l'accento straniero (e anche alcune espressioni che si porta dietro dalla madrelingua), i dialetti rimangono presenti e gli incolti parlano pessimo tedesco.
Ma appunto: nelle serie autoctone. Non nelle serie doppiate.

Saluti,

Mauro.

giovedì 26 aprile 2018

No, non sono paragonabili

In questi giorni si è fatto tanto chiasso sul "fallimento" dell'esperimento finlandese col cosiddetto reddito di cittadinanza.
Il luogo comune più usato: "Se ha fallito lì, figuriamoci cosa succederebbe qui da noi!".

Balle. Succederebbe semplicemente lo stesso, come succederebbe in qualsiasi altro pese del mondo: un reddito "gratis" è il sogno di tutti a ogni latitudine.
Per i fannulloni in maniera da vivere senza far niente.
Per gli altri in maniera da dedicarsi ad attività di soddisfazione personale (anche costruttive e produttive per la società eventualmente) senza l'assillo di dover aver successo a tutti i costi e possibilmente alla svelta.
E questo vale in Finlandia, in Italia, a Tuvalu, in Canada, in Uganda, in Svizzera, in Cambogia e in qualsiasi altro paese del mondo. Punto.

Però il problema vero è che il confronto dell'esperimento finlandese con la proposta del M5S non sta proprio per niente in piedi.
Al di là di Italia e Finlandia, di italiani e finlandesi.

Il reddito di cittadinanza proposto dal M5S pone delle condizioni precise per ottenerlo. Certo, sono molto più lasche delle condizioni poste dall'attuale reddito di inclusione (o dai vari sussidi sociali/di disoccupazione esistenti) o da analoghi sostegni in Germania o altri paesi e sembrano fatte per venire incontro ai fannulloni, ma queste condizioni ci sono, non lo si può negare.

Il reddito di cittadinanza finlandese era incondizionato a meno di non essere di fatto ricchi: potevi anche lavorare e continuare a riceverlo, potevi non cercare lavoro e dire chiaramente all'ufficio di collocamento di non chiamarti nemmeno e continuare a riceverlo, potevi fare quel che cavolo ti pare e continuare a riceverlo, ecc. ecc.
Scusate, ma come poteva funzionare una cosa del genere?

E ditemi, come fate a paragonarlo alla proposta del M5S (o a proposte anloghe di altri partiti)?
Ecco, cari giornalisti, politici, politologi ed economisti, state semplicemente confrontando mele con pere.

Saluti,

Mauro.

martedì 24 aprile 2018

Siamo arrivati allo Ius Morbi

Dimenticatevi lo Ius Soli, lo Ius Sanguinis o lo Ius Culturae.
Ormai siamo oltre: siamo arrivati allo Ius Morbi.

Avrete letto tutti la storia di Alfie, il bambino di Liverpool a cui le autorità britanniche vogliono, come si usa dire, "staccare la spina".
Io non sono in grado di valutare la cosa da un punto di vista medico, quindi non posso dare né ragione né torto a chi ha preso questa decisione. Non credo però che la decisione sia stata presa con leggerezza e senza considerare ogni minima possibilità.

Quello che è scandaloso, per quanto cinico possa sembrare dirlo, è l'intervento del governo italiano - che con questa storia non c'entra nulla! - per concedere la cittadinanza italiana al piccolo in modo da bloccare le decisioni della magistratura britannica (tra l'altro supportate dalla corte europea consultata).
Leggiamo le motivazioni della concessione della cittadinanza:

in considerazione dell'eccezionale interesse per la comunità nazionale ad assicurare al minore ulteriori sviluppi terapeutici, nella tutela di preminenti valori umanitari che, nel caso di specie, attengono alla salvaguardia della salute

Eccezionale interesse per la comunità nazionale? Scusate, è vero che un bambino malato fa tenerezza e suscita compassione, ma dove sta l'eccezionale interesse per la comunità nazionale italiana in un caso di un bambino straniero, che non ha nessun legame con l'Italia e che è nato e vive in un paese non certo non dotato di strutture sanitarie adeguate e di istanze democratiche a cui rivolgersi?

Assicurare ulteriori sviluppi terapeutici? Oppure gli si vuole assicurare solo accanimento terapeutico? Perché se veramente questi sviluppi terapeutici sono possibili, significa che i giudici britannici hanno semplicemente pensato "Questo bambino ci costa, uccidiamolo". Pensate veramente questo?

Preminenti valori umanitari? Scusate, allora i valori umanitari valgono solo per chi vive già in un paese democratico, visto come trattiamo chi arriva - anche legalmente! - dal cosiddetto terzo mondo.

A questo punto mi sento di dare un consiglio a tutti i profughi che vogliono arrivare in Italia: ammalatevi!
Tanto per la cittadinanza in Italia abbiamo scoperto che vale lo Ius Morbi.

Saluti,

Mauro.

lunedì 23 aprile 2018

Ma che fretta c'è?

Abbiamo votato il 4 marzo. Oggi è il 23 aprile. E non c'è ancora un governo, dopo più di un mese e mezzo.

Come? Non c'è un governo?
Un governo c'è eccome, invece: il governo Gentiloni. A qualcuno come governo piacerà, a qualcun altro no, ognuno ha diritto di pensarla come vuole, ma il governo c'è, è funzionante e non è dimissionario (no, non saltate sulla sedia: Gentiloni ha sì presentato per cortesia istituzionale le dimissioni a Mattarella, ma questo le ha rifiutate, quindi il governo ufficialmente non è dimissionario).

Però tutti a dire che serve far presto, che al paese serve un governo, e bla bla bla.

No, non serve far presto. Serve far bene.

In questo mese e mezzo l'Italia è andata a fondo? No, anzi.
La Germania nei quasi sei mesi passati tra elezioni e formazione del nuovo governo è andata a fondo? No, anzi.
Il Belgio qualche anno fa, quando ha lasciato passare circa un anno e mezzo tra elezioni e nuovo governo, è andato a fondo? No, anzi.
E potrei fare altri esempi.

Il problema è che la fretta porterebbe a un governo raffazzonato. E un governo raffazzonato fa solo danni, di qualsiasi colore sia.
Mentre il fatto che non ci sia governo ora o che ci sia un governo con le mani legate è solo una leggenda metropolitana.
Il governo c'è, può lavorare (dovendo rendere conto al Parlamento come ogni altro governo) e nella situazione attuale ha un grandissimo vantaggio (per il paese) nei confronti del governo che gli succederà: non può permettersi voli pindarici, è costretto a occuparsi di cose concrete.

E credetemi: ciò non è un male. Anzi.

Saluti,

Mauro.

venerdì 20 aprile 2018

Una pubblicità decisamente ben fatta

Sulle TV tedesche gira una pubblicità di EDEKA (una specie di CONAD tedesca, per chi non lo sapesse) che io trovo decisamente ben fatta.

È questa:


Per chi non parla il tedesco, la storia è più meno così.
Mamma e bambino vanno a fare la spesa, il bambino nota che sui prodotti c'è appunto il marchio EDEKA e quando arriva un commesso gli chiede perché.
Quest'ultimo gli spiega che sulle cose di cui si è particolarmente orgogliosi si mette il proprio nome in bella evidenza.
A questo punto arriva una ragazza (forse la sorella maggiore del bimbo, almeno così io intendo) dotata, obiettivamente, di un bel seno - cosa quindi di cui andare orgogliosa - e sulla maglietta, proprio all'altezza del seno, ha scritto "Zicke".
A quel punto tutti ammutoliscono imbarazzati.

Perché?

"Zicke" in tedesco significa bisbetica.

Quello che mi stupisce è che non siano ancora saltate su femministe varie e cosiddetti social justice warriors a urlare al sessismo, alla donna oggetto, ecc., ecc.

Saluti,

Mauro.

giovedì 19 aprile 2018

La sicurezza totale non esiste e non può esistere

Uno degli argomenti che gli antivaccinisti generalmente portano a difesa delle proprie posizioni è: "Ma la vedete la lista dei possibili effetti collaterali sui bugiardini? È lunghissima!".

Argomento assurdo: proprio tale lista parla a favore dei vaccini (o di altri farmaci).
Vi sembra assurdo? Comprensibile, ma solo perché (purtroppo) non si sa come viene gestita la qualità nell'industria.

Io non lavoro nell'industria farmaceutica, ma mi occupo comunque di qualità nell'industria. Oggi nell'industria automobilistica, in passato anche nella tecnologia medicale e nell'elettrotecnica.
Quindi vi posso raccontare qualcosa al proposito.

La parte centrale del mio lavoro è la cosiddetta FMEA, cioè la valutazione dei possibili problemi di un prodotto o processo con l'analisi di possibili cause ed effetti e la ricerca di misure per evitare o almeno ridurre il verificarsi di detti problemi e di misure sul come scoprirli il prima possibile se alla fine comunque si presentano (detto in maniera grossolana, se siete interessati a maggiori dettagli, chiedete pure).
Se voi vedeste le tabelle che ottengo come risultati di queste analisi e valutazioni vi spaventereste e non comprereste più nessun prodotto, che sia un'automobile, un televisore, un antibiotico, un vaccino, un divano, un martello o chissà cos'altro.

Però è proprio questa dettagliata analisi che è una garanzia per l'utente: tale lunga lista di possibili problemi (alias effetti collaterali nel bugiardino) dimostra che il prodotto in questione è stato analizzato fin nei minimi dettagli, che sono state considerate tutte le possibili misure per ridurre al minimo i rischi e che chi lo produce è consapevole che un rischio residuo esiste sempre e che - anche grazie alle leggi - non vuole e non può nascondercelo.

Però... appunto: rischio residuo.
Le valutazioni e le analisi che vi ho descritto servono a scoprire ed evitare i rischi.
Ma la perfezione non è di questo mondo: quindi la sicurezza totale non esiste, non può esistere.
Lo scopo di un qualsiasi processo di qualità (di qualsiasi tipo) è e sarà sempre quello di minimizzare i rischi, non quello di annullarli (ok, il marketing lo promette... ma infatti noi che lavoriamo sul prodotto concreto coi colleghi del marketing più che collaborare spesso litighiamo).
Il rischio zero non esiste: chi lo promette o dice che può essere raggiunto è solo un ciarlatano.

L'unico prodotto che non comporta assolutamente rischi è il prodotto che non esiste.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 18 aprile 2018

Sviluppo web e programmazione

Sempre più spesso sento gente che confonde la costruzione di siti web con la programmazione.
Anzi, sento addirittura sviluppatori web che si autodefiniscono programmatori.

Balle.

Per costruire un sito web non hai bisogno di essere un programmatore.
Esistono tanti software e sistemi che ti permettono di costruire siti web anche molto complessi con l'unica precondizione di conoscere (possibilmente bene) l'HTML.
Ma l'HTML non è un linguaggio di programmazione. È "solo" un linguaggio evoluto di formattazione.
Certo, se vuoi inserire funzioni particolari nel tuo sito web è utile saper programmare strumenti che poi - appunto - inserisci nel sito. Ma questo è un altro livello, non è più semplicemente sviluppare una pagina web.

Per chiarire meglio, vi parlo di me.

Io non sono né un programmatore né uno sviluppatore web. Almeno non a livello professionale.
Però in passato ho sviluppato programmi (come sostegno per il mio lavoro di ricerca prima e di gestione progetti dopo) e ho anche sviluppato siti web (come hobby per associazioni culturali italo-tedesche).

Ecco: ogni volta che ho sviluppato un programma non ho mai avuto bisogno delle mie conoscenze web (o HTML che dir si voglia) e ogni volta che ho sviluppato un sito web non ho mai avuto bisogno delle mie conoscenze di programmazione (qualche volta mi hanno aiutato, come accennato sopra, per inserire funzioni particolari... ma necessarie non lo sono mai state).

E aggiungo: la programmazione - anche quella di base - sta come sfida sia intellettuale che tecnica a un livello molto superiore del creare siti web.
Oggi un sito web - anche complesso - può metterlo su chiunque non sia analfabeta.
Programmare in maniera seria invece richiede studio, conoscenza e impegno.

Saluti,

Mauro.

venerdì 13 aprile 2018

Ma cos'è l'industria "tech"?

La notte scorsa su Twitter mi stavo chiedendo una cosa.

Perché oggi vengono considerate "tecnologiche" solo aziende che hanno a che fare con informatica e internet o al limite robotica (ma queste ultime solo se collegate all'internet delle cose)?
Meccanica, farmaceutica, strumentazione medicale, elettrotecnica, automotive, aeronautica, logistica, ecc. non hanno bisogno di tecnologia? Non sono tecnologiche?

E non ditemi che non è vero: basta vedere gli articoli che appaiono nelle pagine di tecnologia di giornali, riviste e siti o quali aziende vengono trattate nei listini teconologici delle borse (solo per citare i due esempi più evidenti).

Credete forse che la tecnologia che c'è dietro un tomografo o una centrale elettrica sia meno complessa di quella che c'è dietro il vostro laptop o il vostro profilo Facebook?
O forse è invece il contrario?

Saluti,

Mauro.

giovedì 12 aprile 2018

Rispettare il diritto di parola

La tentazione della censura è purtroppo trasversale, anzi universale.

Gli unici che rispettano veramente il diritto di parola e combattono (nei fatti, non solo a parole) la sua negazione sono quelli che sono troppo deboli per negare detto diritto.
E che quindi non potrebbero farsi sentire se non esistesse.

Quando questi deboli diventano forti, non combattono più (nei fatti, a parole magari sì).

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Pubblicato in origine (in versione ridotta) come commento a questo articolo di Shevathas.

mercoledì 11 aprile 2018

La legge Severino e le consultazioni

Durante il primo giro di consultazioni per formare il nuovo governo (a parte che, come scrissi qui, un nuovo governo non è comunque necessario per legge, importante è solo che il governo, vecchio o nuovo che sia, abbia la fiducia del Parlamento) molti si sono scandalizzati per il fatto che Berlusconi sia andato al Quirinale nonostante la legge Severino.

Ora queste anime belle dimentcano due cose:

1) le consultazioni sono una prassi istituzionale, non sono regolate da leggi, da nessuna legge e quindi neanche dalla legge Severino (basta leggersi lo stesso mio articolo citato sopra);
2) la legge Severino (qui potete leggerla nella sua interezza) per quanto riguarda ciò che ci riguarda in questo caso parla solo di incarichi elettivi (ma nel senso di elettivi pubblici, istituzionali, non privati), e Berlusconi è andato al Quirinale come leader di Forza Italia, non come eletto a qualche cosa.

Ergo: Berlusconi si è comportato in maniera totalmente inelegante e tutto sommato irrispettosa, su questo sono il primo a censurarlo, ma non ha tenuto assolutamente nessun comportamento illegale o, peggio, incostituzionale, e quindi in questo mi trovo costretto a difenderlo.

Il problema è che le leggi vengono spesso citate, ma molto meno spesso lette.

Saluti,

Mauro.

martedì 10 aprile 2018

La matematica, la storia e l'ignoranza

Voi sapete che, pur essendo questo blog un blog generalista, uno degli argomenti che mi interessano di più è sbugiardare l'ignoranza scientifica dell'informazione (in particolare, ed è logico vista la mia formazione, su temi matematici e fisici).

Ora Linkiesta ha superato ogni mia speranza (o incubo, fate voi): è riuscita a mettere insieme ignoranza matematica e ignoranza storica.
Sì, avete letto bene: Linkiesta ha violentato insieme matematica e storia.

In un articolo di ieri dedicato a un film austriaco uscito nelle sale nel 1924, l'autore (non so chi sia: l'articolo è firmato genericamente LinkPop) sostiene che il film predice Hitler e la sua caccia agli ebrei di 20 anni.

Ora 1924+20 fa (nel mio mondo dove la matematica non è un'opinione) 1944... e nel 1944 Hitler ormai stava perdendo la guerra, dopo undici anni di regime.
Oppure tra il 1933 e il 1944 la Germania è stata governata da Churchill e gli ebrei erano rispettati e amati?

Per di più (e qui anche il più impreparato degli storici avrebbe potuto evitare l'errore all'autore) nel 1924 non c'era nulla da predire: Hitler nel mondo di lingua tedesca era ben noto almeno a partire dal 1923 (tentato putsch di Monaco) e anche la caccia agli ebrei era già sport comune (esempio per tutti i pogrom in Russia, ma non solo).

Insomma, l'unica cosa che (forse) ha predetto quel film è l'ignoranza di chi ha scritto l'articolo.

Saluti,

Mauro.

domenica 8 aprile 2018

Che cos'è il Kiepenkerl?

Molti dei miei lettori sanno che Münster è stata, per così dire, il mio ingresso in Germania.
Ho vissuto lì dal 1996 al 2001 e lì ho ancora molti amici e conoscenti.
Quindi l'attentato di ieri (che non è legato al terrorismo bensì a problemi psichici del responsabile, a quanto pare) mi ha colpito particolarmente.

Però qui oggi non voglio parlarvi dell'attentato in sé o dei miei sentimenti, bensì del Kiepenkerl.
Tutti avrete sentito o letto questa parola. E tutti avrete letto che il Kiepenkerl è un ristorante di Münster e che prende il nome dalla statua di un mercante posta fuori dal locale (e molti avranno pensato che Kiepenkerl fosse il cognome di detto mercante... no, non lo è).
Non è proprio così, anche se è vero che il ristorante davanti a cui è avvenuta la strage sia chiama Kiepenkerl.

Qui vorrei raccontarvi cos'è veramente il Kiepenkerl. Sperando che vi interessi.

Partiamo dal ristorante.
In realtà si tratta di due ristoranti: il Großer Kiepenkerl e il Kleiner Kiepenkerl, siti fianco a fianco nella piazzetta chiamata Spiekerhof.
L'attentato è avvenuto sui tavoli all'aperto del primo, il "grande" Kiepenkerl.
Si tratta di due tra i più tradizionali locali di Münster, con ambiente famigliare ma servizio e cucina di alta qualità. Il primo esistente nella forma attuale dal 1891 (ma erede di una tradizione ben più lunga) e il secondo con già comunque i suoi 60 anni sul groppone.
In entrambi i locali sono spesso andato quando vivevo a Münster e se capitate da quelle parti non posso che consigliarveli entrambi (anche se il Großer Kiepenkerl ha comunque un qualcosa di più, non solo storicamente).

E ora veniamo al mercante.
Intanto chiariamo: i ristoranti non prendono il nome dalla statua. Ma proprio dal mercante (come anche la statua stessa).
Del resto la statua è stata fatta e posizionata nel 1896, mentre come detto sopra il primo dei due ristoranti esiste almeno dal 1891.
Kiepenkerl (plurale: Kiepenkerle) non era un cognome, bensì la denominazione dei mercanti ambulanti diffusi nell'area compresa tra il Sauerland (poco a nordest di Colonia) e Amburgo (infatti il nome viene non dal tedesco ufficiale, bensì dal dialetto parlato in parte di quell'area).
Questi ambulanti rifornivano le città con prodotti della campagna (uova, latticini, pollame, ecc.) e le campagne con prodotti come sale, tessuti, ecc. ma anche notizie, quando i giornali non esistevano ancora (o erano limitati alle città).
Nella zona di Münster (il Münsterland) questi ambulanti avevano un abbigliamento più o meno standard e facilmente riconoscibile: gerla a spalla, berretto, pipa, giacchetta blu, bastone, zoccoli di legno.
Il nome viene proprio dalla gerla a spalla: in tedesco locale si chiama Kiepe (Kerl invece significa uomo, tipo... quindi Kiepenkerl si può tradurre come "l'uomo, il tipo con la gerla").

Saluti,

Mauro.

sabato 7 aprile 2018

Attentato a Münster

La "mia" Münster sembrava risparmiata dalla violenza cieca contro la folla, invece era solo illusione.
Quante volte sono andato al Kiepenkerl quando vivevo lì. E quante volte ho avuto il desiderio di tornarci quando me ne sono andato.

Certo, non è che un attentato a Münster sia più grave che in un'altra città... ma quando ciò avviene in un luogo a cui sei profondamente legato (come io con Münster) ti colpisce di più, molto di più.

Saluti,

Mauro.

Casaleggio e i giornalisti

Tutti (o almeno molti) avrete letto del fatto che all'evento sum#02 organizzato dalla Fondazione Casaleggio a Ivrea è stato impedito l'accesso al giornalista de La Stampa Jacopo Iacoboni.

Motivazione? Gli articoli (e un libro) critici del giornalista in questione sul Movimento 5 Stelle (e già questa motivazione smentisce le balle sempre raccontate da Casaleggio & co. sulla separazione tra M5S, Fondazione e Casaleggio srl).

Ora, la cosa va esaminata su due piani.

Il primo piano è quello meramente legale.
Essendo l'evento organizzato da una fondazione privata e non da un'istituzione pubblica, l'organizzatore ha legalmente tutto il diritto di decidere chi può accedervi e chi no.
E questo va riconosciuto (anche se molti giornalisti e commentatori lo dimenticano).

Il secondo piano, in questo caso preponderante, è quello politico.
La motivazione dell'esclusione di Iacoboni dimostra che non vi è distinzione di fatto tra M5S, Fondazione e Casaleggio srl.
E che questa esclusione è un atto puramente e solamente politico.
Oltretutto ciò dimostra chi veramente controlla il M5S e che considerazione della democrazia e della libertà di stampa questi abbia.

Saluti,

Mauro.

Misteri novaresi

Qualche tempo fa vi avevo raccontato qui dell'impennata di visite dalla Russia sperimentata dal mio blog nel 2017 (per inciso: sta continuando nel 2018).

Però la Russia in realtà non è l'unico caso particolare.
Io tengo statistiche abbastanza dettagliate solo per gli stati... ma in qualche modo tengo sott'occhio anche le città... e Novara sembra essere diventata la Russia italiana, almeno per quanto riguarda il mio blog ;-)

Come vi dissi quando scrissi dei misteri russi, tengo statistiche a partire dal 2010.
Bene, tra il 2010 e il 10 marzo 2018 dalla città di Novara ho ricevuto 164 visite. Tenendo conto delle dimensioni della città e della posizione geografica (rispetto ai "miei" luoghi) nulla di strano.
Però... tra l'11 marzo 2018 e il 31 marzo 2018 (cioè 20 giorni rispetto ai circa 8 anni di cui sopra) da Novara sono arrivate ben 105 visite.

Che i russi si siano trasferiti a Novara?

Saluti,

Mauro.

domenica 1 aprile 2018

Pesci d'aprile mancanti

Non so voi, ma io quest'anno ho l'impressione che girino molti meno pesci d'aprile del solito.

Oggi però è anche Pasqua.

Se i pochi pesci d'aprile sono dovuti al rispetto per la Pasqua, allora vi dico che l'umanità è solo un branco di ipocriti.

Se invece si sta cominciando a capire che è un'usanza ormai solo portatrice di noia (e solo i minus habens ormai ci cascano) e quindi inutile... forse per l'umanità c'è speranza.

Buona Pasqua a tutti,

Mauro.

sabato 31 marzo 2018

Dettagli genovesi 28 - Surfisti sul Bisagno



Saluti,

Mauro.

Attenti al bagalio!

Sì, lo so, nel titolo c'è un errore ortografico... Ma non è farina del mio sacco.

Aeroporto di Monaco di Baviera:


Saluti,

Mauro.

venerdì 30 marzo 2018

Perché lui è furbo

Ieri Mattia Butta (ma non è stato l'unico in questi giorni) ha pubblicato un articolo in cui spiega che anche nella vita reale regaliamo da stupidi dati importanti sulla nostra vita, non solo in rete.

Tutto giusto, ma io andrei oltre.

Ipotizziamo, per assurdo, che solo tramite la rete si possano ricavare dati sulle persone e che la vita reale sia sicura.

Il furbo, quello che ha capito tutto, si cancella da Facebook e per sicurezza toglie l’URL dai preferiti e disinstalla l’app.
Contemporaneamente fa lo stesso con Google e comincia a usare solo altri motori di ricerca (e visto che lui “sa”, toglie Chrome e passa a un altro browser).

Però Facebook non è (più) il social network e Google non è (più) il motore di ricerca.
Entrambi sono ormai conglomerati che possiedono un sacco di altre aziende e gestiscono un sacco di altre applicazioni e siti.

Ma lui è furbo e infatti va su Internet senza più fornire dati a Facebook e Google.

Lui è furbo. Li fornisce solo ad aziende che appartengono a quei colossi costringendoli a fare la fatica di un passaggio in più prima di averli a disposizione sul proprio server centrale.
Perché lui è furbo, mica si fa fregare da Facebook o Google.
Per le cose importanti poi lui si affida a Yahoo, Twitter, LinkedIn, ecc., ecc. mica a Facebook e Google.

Perché lui è furbo. Mica come noi.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Testo pubblicato in origine (con minime variazioni) come commento all'articolo citato all'inizio.

mercoledì 28 marzo 2018

A chi deve dare l'incarico Mattarella?

Tutti stanno tirando la giacchetta a Mattarella sulla nomina del presidente del Consiglio.
Da più parti si ricordano ipotetici "doveri" e i risultati del voto.

Bene: qualsiasi cosa dicano Di Maio, Salvini e tutti gli altri... prendetela e buttatela nel cesso.

Mattarella in quanto Presidente della Repubblica nella scelta a chi dare l'incarico è legato a una sola e semplice norma: l'articolo 92 della Costituzione.
Detto articolo recita:

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.

Nient'altro. Nulla. Zero.
Mattarella non è legato a nessun risultato elettorale o altra condizione o limitazione.

Mattarella, in realtà, se volesse potrebbe anche risparmiarsi le consultazioni e fare tutto da solo o inventarsi un nuovo rituale, visto che tutto quanto succede tra l'elezione dei presidenti delle due camere e la nomina del Presidente del Consiglio non è governato né dalla Costituzione né da leggi ordinarie, ma è semplice prassi istituzionale (prassi che ha un senso e una motivazione seria, ma che comunque solo prassi rimane).

Paradossalmente anche le dimissioni del governo in carica in caso di nuove elezioni sono solo prassi istituzionale: il governo non ha il dovere di dimettersi, ma solo di richiedere la fiducia al nuovo Parlamento.

L'unica regola (non scritta, quindi neanche questa obbligatoria) che tutti (o quasi) i Presidenti della Repubblica seguono è quella di dare l'incarico alla persona che in quel momento abbia le maggiori possibilità di formare un governo capace di ottenere la fiducia del Parlamento (per la forza del suo gruppo parlamentare, per la capacità di tessere alleanze, per carisma, per qualità diplomatiche o per un misto di due o più di queste caratteristiche o per chissà cos'altro ancora).

Anche l'ipotetico incarico esplorativo è solo prassi istituzionale per cercare di sbloccare situazioni di impasse. Non è regolato da nulla.

Quindi smettete di tirare Mattarella per la giacchetta.

Saluti,

Mauro.

lunedì 26 marzo 2018

Solidarietà europea

Appena la Slovacchia fa fuori Robert Fico come primo ministro, l'Italia elegge Roberto Fico come presidente della Camera.

Saluti,

Mauro.

È morto Fabrizio Frizzi

Io non ho mai conosciuto personalmente Fabrizio Frizzi, ma quanto leggo ora in rete su di lui mi fa venire in mente quanto io personalmente potei sperimentare di un altro "VIP", cioè Manuel De Sica.

Quello che però mi ha infastidito nei ricordi presentati in televisione è stato il presentarlo vicino ad Alberto Sordi... ok, Frizzi rispettava e ammirava Sordi (o almeno questa era la versione ufficiale)... ma voi avete mai visto un sorriso, una risata falsa, ipocrita come quella di Sordi? Avete mai visto un attore meno spontaneo e meno credibile di Sordi?
Io no (solo nel film I Magliari lo ho veramente apprezzato, per il resto nulla, zero).

Ricordare qualcuno affiancandolo a Sordi è un'offesa.

Saluti,

Mauro.

domenica 25 marzo 2018

Il gelato di Salvini

Tutti avete letto negli ultimi giorni la storia della dipendente di una gelateria che ha rifiutato di servire Salvini. Non serve che ve la racconti di nuovo.

Quello che però posso raccontarvi è che la storia molto probabilmente è (molto) esagerata.
Leggete le dichiarazioni della dipendente e della sua famiglia, leggete le dichiarazioni dei gestori della gelateria. Tutte dichiarazioni che non dicono nulla, da qualsiasi parte arrivino. Semplicemente parole, parole, parole.

Per di più Salvini mentre era nella gelateria non si è accorto di nulla. E anche dopo non si è espresso sul tema. Credete veramente che un politico come lui non avrebbe sfruttato la cosa (qualsiasi politico di qualsiasi partito ne avrebbe approfittato, ma uno con le sue posizioni a maggior ragione)?

Insomma, alla fine la domanda è: siamo sicuri che sia veramente successo qualcosa?

Saluti,

Mauro.

sabato 24 marzo 2018

Genova in vendita

Per lo meno nel supermercato sotto casa.




In tedesco "Genua" significa "Genova".

Saluti,

Mauro.

venerdì 23 marzo 2018

Oggi si è insediato il nuovo Parlamento

Da ateo dico: Dio ce la mandi buona.

O meglio: che Mattarella usi al massimo i suoi poteri (non assoluti, ma neanche trascurabili).

Saluti,

Mauro.

mercoledì 21 marzo 2018

Noi non siamo un partito

Da qualche tempo gira in rete la seguente immagine (con l'obiettivo di paragonare il testo con le affermazioni di Grillo, soprattutto quelle prima delle elezioni del 2013):


Ora, come testo hitleriano (o se non suo personale, almeno della sua propaganda) è credibile e verosimile. Su questo non ci piove.
Ma oltre che credibile e verosimile è anche vero? Proviamo a indagare.

La risposta semplice è: no. Almeno non letteralmente.
Il testo più vicino a quanto sopra che ho trovato è un comizio tenuto il 27 luglio 1932 a Eberswalde.
Qui trovate il testo originale. Ma vediamo quali parti di questo testo si avvicinano a quanto sopra.

Sul cosa è la NSDAP:

Ich habe mir ein Ziel gestellt: nämlich die 30 Parteien aus Deutschland hinauszufegen!
Sie verwechseln mich immer mit einem bürgerlichen oder einem marxistischen Politiker, der heute SPD und morgen USPD und übermorgen KPD und dann Syndikalisten oder heute Demokraten und morgen deutsche Volkspartei und dann [...] Wirtschaftspartei ... Sie verwechseln uns mit Ihresgleichen selbst!

Che si può tradurre come segue:

Mi sono posto un obiettivo: spazzare via dalla Germania questi 30 partiti! Mi confondono sempre con un politico popolare o marxista, che oggi è SPD e domani USPD e dopodomani KPD e quindi tra i sindacalisti oppure oggi tra i democratici e domani nel Partito Popolare Tedesco e quindi [...] nel partito dell'Economia ... Ci confondono con loro stessi!

Sulla tomba:

Wir haben ein Ziel uns gewählt und verfechten es fanatisch, rücksichtslos bis ins Grab hinein!

La cui traduzione è (e come vedete non parla della tomba per gli altri partiti):

Ci siamo scelti un obiettivo e lo perseguiamo fanaticamente, senza riguardi fin dentro la tomba!

Sul discorso del popolo:

Vor diesen 30 Parteien gab es ein deutsches Volk, und die Parteien werden vergehen und nach ihnen wird bleiben wieder unser Volk. Und wir wollen nicht sein eine Vertretung eines Berufs, einer Klasse, eines Standes, einer Konfession oder eines Landes, sondern wir wollen den Deutschen so weit erziehen, daß vor allem alle begreifen müssen, daß es kein Leben gibt ohne Recht und daß es kein Recht gibt ohne Macht und daß es keine Macht gibt ohne Kraft und daß jede Kraft im eigenen Volk sitzen muß.

Che si può tradurre:

Prima di questi 30 partiti c'era un popolo tedesco, e i partiti passeranno e dopo di essi rimarrà di nuovo il nostro popolo. E noi non vogliamo essere la rappresentanza di una professione, di una classe, di una corporazione, di una confessione o di una regione, bensì vogliamo educare i tedeschi in modo che capiscano che non c'è vita senza diritto e non c'è diritto senza potere e non c'è potere senza forza e che la forza deve risiedere nel proprio popolo.

L'affermazione che gli altri partiti siano già morti non c'è in nessun punto del comizio (anche se volendo si potrebbe vederla come sottintesa).
Il discorso sulle alleanze (anche se nel comizio è espresso più articolatamente) è invece sostanzialmente uguale.

Insomma, qualsiasi cosa volesse dimostrare chi ha preparato l'immagine in questione, si tratta solo di un brutto riassunto di un discorso molto più complesso e articolato.
Il sospetto avrebbe comunque dovuto venire subito a chi conosce la storia (anche senza conoscere il tedesco o il testo originale): Hitler era un logorroico, mai si sarebbe accontentato di un discorso così conciso e senza arzigogoli.

Saluti,

Mauro.

martedì 20 marzo 2018

Considerazioni ciniche sull'auto a guida autonoma

Avrete tutti letto del primo incidente automobilistico mortale coinvolgente un auto a guida autonoma (per chi in questi giorni fosse stato sulla Luna qui il primo articolo che spunta sul sito del Corriere della Sera, ma basta andare su qualsiasi sito di qualsiasi giornale italiano o straniero per trovarne).

Uber, la società che stava conducendo il test in questione, ha subito sospeso tutte le attività su strada riguardanti la guida autonoma e probabilmente ci saranno frenate, se non blocchi, anche da parte di altre società che fanno ricerca e test nel settore.

A leggere molti commentatori questo incidente pone seri dubbi sulla sicurezza e di conseguenza sul futuro delle auto a guida autonoma.

Certo, questo incidente è una tragedia (soprattutto per la vittima e i suoi parenti e amici una tragedia immane, questo è chiaro), ma come al solito da parte della stampa si è partiti con esagerazioni a tutto spiano.

Io non sono un esperto del settore e neanche una persona particolarmente attratta da questa tecnologia, ma due cose (che magari sembreranno ciniche) mi sento di poter tranquillamente dirle.

Primo. Si tratta di un incidente. E ogni tecnologia in fase di sperimentazione è per forza di cose più pericolosa che una volta matura per la serie. A meno di non fare i test solo in ambienti isolati... ma allora non scoprirai mai come questa tecnologia (o qualsiasi altra tecnologia in qualsiasi settore) funziona nella realtà.

Secondo. Mettiamoci bene in testa che gli incidenti (anche mortali) per le strade ci sono sempre stati. C'erano prima che arrivasse l'auto, ci sono ora e ci saranno inevitabilmente anche il giorno che tutte le auto dovessero essere a guida autonoma. La sicurezza di una tecnologia o dell'altra si valuta in base a quanti incidenti si hanno per milione di chilometri percorsi (o per milione di passeggeri trasportati), quindi potrai sapere con certezza se la guida autonoma sia più o meno sicura di quella tradizionale solo quando ci saranno un bel po' di auto autonome per le strade (e non per sperimentazione).

Quello piuttosto che mi chiedo io è: dato che c'era una persona dentro l'auto anche allo scopo di intervenire in caso di emergenza... cosa faceva questa persona? Dormiva?

Saluti,

Mauro.

sabato 17 marzo 2018

Lettera aperta a Salvo Di Grazia

Caro Salvo,

io seguo il tuo blog da una vita, non proprio da quando lo hai creato ma quasi.
Non apprezzo solo il contenuto medico o scientifico (che da scienziato, pur in altro settore, considero comunque fondamentale), ma soprattutto la tua capacità di esprimerti in maniera comprensibile da chiunque.

Però l'otto marzo scorso la hai fatta fuori dal vasino. Molto fuori. Ma veramente molto.
Pur di associarti alla vulgata attuale sul femminismo (perché, nonostante il titolo Donne del tuo articolo, tu non hai parlato alle donne bensì alle femministe) hai offeso, anzi diffamato, buona parte dell'umanità.

Quindi ora io chiedo apertamente le tue scuse.
Tu hai il dovere di scusarti verso tutti gli uomini (o maschi, se preferisci) che sono estremamente corretti sia nei confronti delle donne che in generale.

Tu scrivi: Nulla a che vedere con noi uomini, rozzi, pesanti, banali. E non lo dico per luogo comune ma proprio perché noi uomini siamo in genere più prevedibili e superficiali.

Ecco, io non so che uomini tu frequenti, ma se veramente sono uomini che rispecchiano quanto scrivi (ma voglio sperare che tu lo abbia scritto solo per renderti bello presso i talebani del politicamente corretto) posso solo darti un consiglio: cambia amicizie e frequentazioni, visto che gli uomini sono solo in minima parte (ma veramente molto minima) come tu li descrivi.

Io non sono come tu descrivi gli uomini. E nessuno dei miei amici e conoscenti lo è.
Quindi o ti scusi o potrei prendere in considerazione l'idea di querelarti.

Con immutata stima (femminismo a parte),

Mauro.

venerdì 16 marzo 2018

Giornate nere nella storia

I singoli giorni nel calendario sono neutri, in sé non significano nulla.
Ogni giorno porta successi per qualcuno e disgrazie per qualcun altro... e nulla di particolare per la maggioranza.

Però esistono singoli giorni che entrano nella storia come neri, come esemplificazione del male, della disgrazia.

Il 16 marzo è uno di quelli.

16 marzo 1935: Hitler ordina il riarmo della Germania.
16 marzo 1968: massacro di My Lai.
16 marzo 1978: strage di via Fani.

Interessante notare - come curiosità - che in un altro 16 marzo - per la precisione il 16 marzo 1995 - l'ultimo degli stati USA (il Mississippi) ratifica il XIII emendamento della Costituzione statunitense, quello che sancisce l'abolizione della schiavitù.
Emendamento scritto nel 1865 e ratificato dallo stato del Mississippi nel 1995.
Nel 1995! 1995, ve ne rendete conto?

Saluti,

Mauro.

mercoledì 14 marzo 2018

Perché non celebro Stephen Hawking (almeno non come vi aspettereste)

Stamattina è morto Stephen Hawking, senza dubbio il più noto fisico dei tempi recenti, ormai quasi un'icona pop.
Leggo già in giro frasi tipo "il più grande del dopoguerra", "il più grande del nuovo millennio", ecc. (talvolta anche chiamandolo scienziato in generale, non esplicitamente fisico).
Tutte stronzate. Ma non perché Hawking non sia stato un fisico con le palle, bensì perché è impossibile confrontare fisici di ambiti diversi (per non parlare di scienziati di discipline diverse). È stato più grande Higgs con la sua previsione dell'omonimo bosone o Hawking coi suoi studi sui buchi neri o Pinco Pallino con i suoi studi su chissà cosa?
Ecco la risposta la avete capita: non si può dire perché sono cose troppo diverse tra loro.

Fatta questa premessa, perché non lo celebro?

Come fisico, il suo ambito era troppo diverso dalle cose di cui mi sono occupato io per poterlo valutare, per poterne parlare.
Tornando al paragone di prima: l'ambito di Higgs lo conosco meglio, quindi posso dire anche io stesso in prima persona se le sue ricerche sono state importanti o meno, l'ambito di Hawking decisamente meno, quindi potrei solo copiare e pappagallare cose dette da altri fisici esperti del campo.

Come uomo, non lo ho conosciuto di persona quindi al limite potrei parlare delle mie impressioni sullo Stephen Hawking pubblico. Ma un uomo per poterlo giudicare veramente bisogna conoscerlo nel privato o almeno in quell'area a cavallo tra privato e pubblico nella quale prima o poi tutti ci troviamo.
E per di più, a sentire chi lo ha conosciuto non professionalmente, Hawking era una persona normalissima, piena di pregi e di difetti. Quindi cosa c'è da celebrare?

Il motivo per cui in realtà Hawking è diventato famoso, diciamoci la verità, è il suo handicap. Senza handicap al di fuori dell'ambito scientifico non lo conoscerebbe nessuno.
Molta gente crede che lui abbia raggiunto alte vette scientifiche nonostante il suo handicap, vincendo il suo handicap.
Bene, prima di tutto lui il suo handicap non lo ha vinto: guardatevi come ha vissuto e come si presentava in pubblico e ditemi cosa ha sconfitto.
Secondariamente, lui non aveva un handicap intellettivo, la sua intelligenza non era minimamente toccata dai suoi problemi (e il QI - sempre che come misura dell'intelligenza valga qualcosa - è una questione naturale, non una cosa che conquisti... sì, come i muscoli anche il cervello va tenuto allenato, ma se nasci scemo, scemo rimani). E lui, in quanto fisico teorico, aveva bisogno solo del suo cervello per lavorare. Ci sono ambiti scientifici in cui obiettivamente se hai degli handicap fisici - anche se sei un genio - hai i tuoi seri problemi. Bene, la fisica teorica non è uno di questi.

L'unica cosa per cui Hawking va sinceramente celebrato, per la quale merita il rispetto di tutti noi e davanti alla quale io mi inchino è stato il suo sostanziale fregarsene della sua invalidità e il cercare di vivere la sua vita in ogni ambito, non solo quello accademico.
La maggior parte delle persone - indipendentemente dal QI - al suo posto si sarebbe lasciata andare all'autocommiserazione o alla disperazione o a entrambe le cose.
Lui no. In questo, sì, è stato un gigante.

Saluti,

Mauro.

sabato 10 marzo 2018

Come funziona un'alleanza di governo

Visto che ho l'impressione che in questo momento alcuni partiti non abbiano idea di come si formi e si porti avanti un'alleanza di governo, vorrei fornire qui qualche indicazione.

Se in un turno elettorale un partito ottiene da solo la maggioranza dei seggi, quanto dirò dopo logicamente non vale nulla: quel partito può fare quel che vuole fino a che rimane nei confini stabiliti dalla Costituzione.

Partiamo dal presupposto che in un'alleanza di governo ci sia un partito di maggioranza relativa e uno o più partiti con meno seggi del primo (due partiti con lo stesso numero o quasi di seggi si alleano solo in casi eccezionali, tipo guerra).

Come funziona un'alleanza in questo caso?

Intanto, prima di tutto, tutti i partiti (in teoria tutti tutti, in pratica tutti quelli che hanno una vaga possibilità di poter entrare nel governo) si parlano tra loro per verificare (prima ancora di ragionare su possibili accordi) vicinanze e lontananze.

Nel momento in cui poi cominciano concrete trattative per la formazione di un governo cosa succede?
Il partito di maggioranza relativa indica la linea guida del governo (più o meno dettagliata a seconda di quanto forte è la sua maggioranza relativa) e quindi si tratta sui singoli punti, in maniera da arrivare come compromesso a un minimo comun denominatore che permetta di lavorare insieme.
Sui punti che non sono importanti (se ce ne fossero) per l'elettorato del partito di maggioranza relativa si accettano le posizioni dei partner minori.

Questo è ciò che io desidero da un'alleanza di governo?
Questa è la definizione ideale di alleanza di governo?

Né l'uno né l'altro.
Questo è semplicemente quello che è sempre successo nelle varie alleanze di governo in giro per l'Europa.
Il pentapartito e le varie alleanze successive in Italia.
La Große Koalition e le varie alleanze precedenti in Germania.
L'alleanza conservatori-liberali nel Regno Unito.
Le varie alleanze di ogni colore in Francia, Spagna e altri paesi.

Queste alleanze hanno sempre funzionato se veniva assicurato a priori quanto sopra, non hanno mai funzionato quando sono state messe su senza prima assicurare quanto sopra.

Prima che mi contestiate: con funzionare intendo reggere come alleanza senza crisi e senza essere deboli di fronte agli attacchi delle opposizioni... il fatto che poi dette alleanze abbiano effettivamente fatto il bene dei rispettivi paesi o meno è altra cosa.

Saluti,

Mauro.