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martedì 7 gennaio 2025

Chi sono i "food influencer"

O "food blogger" che dir si voglia (o "foodpornari" come vengono in maniera giustamente denigratoria talvolta chiamati).

Chi sono?

Lo sto vedendo chiaramente stasera.
Sono nel mio locale di riferimento qui ad Auerbach e al tavolo accanto al mio siedono due di queste persone.

A parte che, ovviamente, non pagano in denaro (contante o meno che sia) ma in "pubblicità" (più presunta che reale), faccio un paio di osservazioni.

1) Le sento parlare: di cibo non sanno nulla tranne quello che hanno letto su qualche rivista patinata e non specializzata.
2) Ordinano un sacco di piatti diversi e non sono in grado di assaggiarli tutti (molti vengono portati via intatti), pura questione di quantità.
3) Pensano solo all'aspetto e non alla sostanza... un piatto è valutato in base alla sua "fotografibilità", non a gusto e/o qualità salutari.
4) Perdono talmente tanto tempo con la messa in scena e le fotografie che molti piatti alla fine, buoni o meno che fossero , non sono più mangiabili causa temperatura (gustatevela voi, per esempio, una carbonara fredda).

E non voglio insistere.

Saluti,

Mauro.

lunedì 5 marzo 2018

No, la scheda non la mettevi tu nell'urna

Ieri durante la giornata elettorale e nei giorni precedenti ci hanno strapazzato e sfracellato le palle con la novità che non potevi più infilare la scheda nell'urna e che dovevi invece consegnarla al presidente del seggio e lui poi la avrebbe infilata nell'urna.
E tutti (o meglio: vari per l'uno e gli altri per l'altro) a presentarci gli esempi di Bersani e Di Battista che hanno sbagliato infilando loro stessi la scheda nell'urna.

A parte il fatto che, anche fosse veramente una novità, Bersani e Di Battista non sarebbero comunque perdonabili in quanto erano parlamentari quando la nuova legge elettorale è stata votata, quindi dovrebbero averla letta prima ancora di aver votato (a favore o contro qui non è per niente importante, importante è che su quella legge hanno votato in Parlamento).

A parte ciò, che rende la cosa grave per le due singole persone in questione ma non ha valore globale, il problema è che la cosa non è una novità.
Anzi, è sempre stato così.

Andate a leggervi le istruzioni regolamentari che venivano consegnate ai presidenti di seggio prima di ogni elezione: dicevano chiaro e tondo che l'elettore deve consegnare la scheda ripiegata al presidente del seggio (o a uno scrutatore da lui esplicitamente indicato nel caso in cui per cause di forza maggiore lui dovesse temporaneamente assentarsi) e poi questi - in presenza dell'elettore stesso - la inseriva nell'urna.

E no, non venitemi a raccontare delle foto dei politici che infilavano le schede direttamente nell'urna: ho fatto lo scrutatore e mi sono ritrovato in situazioni in cui venivano fatte certe foto.
Come andava? Il politico (o altro presunto vip) di turno faceva finta di inserire la scheda nell'urna, il fotografo scattava e poi il politico tirava indietro la mano (con la scheda che aveva tenuto sempre saldamente in mano), consegnava la scheda al presidente di seggio e questo la infilava nell'urna (senza che il fotografo scattasse, sempre che a quel punto non fosse già uscito dal seggio).

Saluti,

Mauro.

martedì 19 settembre 2017

Scandalo! Un telefono che serve per telefonare!?!?

Oggi, cazzeggiando sul web, mi è capitato di leggere questo testo di Mauro Zucconi.

E mi è tornata in mente un'"avventura" capitatami intorno al 2005 a Colonia.

Il mio vecchio cellulare stava tirando le cuoia e ne volevo comprare uno nuovo. Al tempo non avevo particolari necessità (per quelle avevo comunque quello aziendale): mi serviva telefonare, mandare/ricevere SMS/MMS (anche se questi ultimi poi non li ho mai mandati né allora né dopo) e avere una fotocamera di base... del resto non dovevo fare reportage fotografici ;-)
Vado nella filiale di Colonia di una grande catena di elettronica/elettricità, vedo in esposizione il modello che mi occorre e chiedo al commesso di darmene uno.
Non ho chiesto nessuna consulenza, non ho fatto domande sulle caratteristiche e neanche sul prezzo. Niente di niente.
Lui però comincia a elencarmi le caratteristiche e a fare il confronto col modello a fianco che per pochi € in più mi concedeva di fare questo, quello e quell'altro... magari anche di farmi un uovo al tegamino (non lo so perché dopo le prime due parole, capito dove voleva andare a parare, ho smesso di ascoltarlo).

A un certo punto lo interrompo e gli dico: "Io voglio quel telefonino. Non un altro. Devo solo telefonare. Telefonare. Telefono. Capito?"
Proprio così, non è una parafrasi, solo che lo dissi in tedesco e non in italiano: "Ich will das Mobiltelefon da. Nicht ein Anderes. Ich muss telefonieren. Telefonieren. Telefon. Verstanden?".

Ho ottenuto il telefonino che volevo... ma godermi la faccia del commesso è valso più di quanto ogni telefonino possa mai valere :-)

Saluti,

Mauro.

giovedì 29 dicembre 2016

Parlando d'arte: Andy Warhol

Oggi sono andato al Palazzo Ducale di Genova per vedere la mostra Warhol. Pop Society (oppure qui).

Mostra veramente ben curata e organizzata. Un grande complimento al curatore Luca Beatrice.
Per chi è appassionato di Warhol e di pop art in generale è una mostra assolutamente da vedere. Senza se e senza ma.

Però...

...però più conosco Andy Warhol più lo trovo un artista banale. Semplicemente un pubblicitario di se stesso.

Sono io che non capisco un belino di pop art (eppure Roy Lichtenstein, per esempio, lo adoro)?

Saluti,

Mauro.