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martedì 1 luglio 2025

Calcio eretico 2 - Lo sfondamento

Oggi mi farò tanti nemici, con questa seconda puntata di "Calcio eretico". Ma ho le spalle larghe 😉

Torniamo al 26 aprile 1998, Juventus-Inter allo stadio di Torino.
Già questi dati vi avranno fatto capire di cosa stiamo parlando.
Ma prima di andare avanti vediamo il video (quello che ci interessa è al minuto 02:05).


A parte il fatto che non era l'ultima giornata, quindi non era un evento decisivo. O almeno non definitivo.
Ma questo non conta: quanto scriverò sotto varrebbe anche se fosse stato l'ultimo minuto dell'ultima giornata e se quel contatto avesse deciso irrevocabilmente il campionato.

A parte questo, alla prima visione anche io - come tutti, juventini esclusi - ho gridato allo scandalo: il difensore (Iuliano) non aveva beccato il pallone, bensì l'attaccante (Ronaldo).
E se guardiamo solo e unicamente i vari contatti tra giocatori e pallone e tra giocatori tra loro è vero. Le immagini sono chiare.

Però nelle visioni successive io ho guardato anche tutta la dinamica, non solo il momento del contatto.
E qui mi ha aiutato la mia cultura cestistica: se fosse stata una partita di pallacanestro l'arbitro avrebbe fischiato fallo di sfondamento a Ronaldo.
Ora, nel calcio il fallo di sfondamento stile pallacanestro non esiste, quindi ci sta non fischiare fallo.
Ma, appunto, non fischiare. Come giustamente ha fatto l'arbitro.
Non concedere il rigore come, fin da allora, la leggenda metropolitana pretende.

E ve lo dico da antijuventino.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti gli articoli sul calcio eretico.

mercoledì 4 giugno 2025

Calcio eretico 1 - La mano di Dio

Cominciamo oggi una nuova serie, dove parleremo di episodi storici controversi del calcio giocato, cioè di episodi avvenuti sul campo (e magari più avanti la allargheremo ad altri sport).

Per questa prima puntata torniamo al 1986, ai mondiali del Messico (che in realtà avrebbero dovuto essere disputati in Colombia, ma i casini politici del paese costrinsero a spostarli... ma non è questa la controversia di cui parleremo, ovviamente).
In particolare torniamo alla partita dei quarti di finale Argentina-Inghilterra 2-1. Al primo gol della partita, la "mano de Dios", come la giustificò l'autore del gol, Maradona.

Vediamo per prima cosa il filmato.


A parte che Maradona per questo imbroglio è stato lodato come furbo e geniale da mezzo mondo. Se la stessa cosa la avessero fatta Pelé, Cruijff, Baggio o Cristiano Ronaldo sarebbero stati messi al muro.
Ma si sa, i furbi, gli scorretti di natura piacciono... chi in genere è corretto è invece lo scemo del villaggio.
Ma appunto, a parte ciò, il punto è che praticamente tutti nel corso del tempo si sono soffermati sul gesto di Maradona (chi lodandolo, chi - giustamente ma in minoranza - condannandolo) e sulla "cecità" dell'arbitro (cecità voluta, sia chiaro).

Ma... ma il vero protagonista è in realtà Peter Shilton, il portiere di quell'Inghilterra. Non Maradona e neanche Bennaceur (l'arbitro tunisino "cieco").

Shilton è alto 1,83 mentre Maradona 1,65. Il braccio di Shilton è circa 15 cm più lungo di quello di Maradona. Per costituzione fisica e per allenamento specifico del ruolo Shilton è in grado di staccare da terra molto più di Maradona.
Quindi saltando entrambi a braccio teso, Shilton arriva circa mezzo metro (forse anche un po' di più) più in alto di Maradona.
Cosa significa questo? Che, al di là del discorso scorrettezza, Maradona è riuscito a usare "la mano de Dios" solo perché Shilton gli ha permesso di usarla.

Chi sa della situazione storica degli anni precedenti al 1986 sa che l'Argentina quella partita doveva vincerla. Anzi, doveva vincere il mondiale, ma soprattutto la partita contro l'Inghilterra. Un "risarcimento" per la guerra delle Falkland.

Maradona lo sapeva. Bennaceur lo sapeva.

Ma soprattutto lo sapeva Shilton.
E si è regolato di conseguenza.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti gli articoli sul calcio eretico.

martedì 5 dicembre 2023

Il giorno che l'arbitro segnò

Chiunque sia un appassionato di calcio sa che l'arbitro per quanto riguarda i contatti col pallone va trattato come fosse un palo, una traversa o una bandierina.
Cosa significa questo?
Che a essere significativo è l'ultimo giocatore che ha toccato la palla, non l'arbitro.

Mi spiego con due esempi.
1) Io faccio un lancio, la palla colpisce per caso l'arbitro e finisce in fallo laterale. Io sono stato l'ultimo giocatore a toccare il pallone, quindi è rimessa laterale per la squadra avversaria.
2) Io tiro, la palla colpisce l'arbitro e finisce in gol. Io sono stato l'ultimo giocatore a toccare il pallone, quindi il gol viene registrato come mio anche se la deviazione arbitrale dovesse essere stata decisiva.

I tocchi dell'arbitro sono però rari, rarissimi.
E ancora più rari quelli che possono risultare decisivi. Generalmente (almeno nel 99,9% dei casi) i rari casi di tocchi arbitrali riguardano sfioramenti che non provocano deviazioni percettibili della traiettoria del pallone.

Però in Italia ci fu un arbitro che veramente segnò, anche se non potè registrarsi nel tabellino dei marcatori, ovviamente.
La sua deviazione, per quanto involontaria, fu decisiva.
Si trattò di Ceccarini, nella partita Inter-Lazio 5-2, Coppa Italia 1998/99, che "segnò" il gol del 4-2.


Minuto 01:48 del video.

Però nella storia come marcatore sul tabellino rimarrà Zé Elias, in quanto l'arbitro... è un palo o una traversa, non un giocatore.

Saluti,

Mauro.

lunedì 27 settembre 2021

I misteri del tedesco 23 - La carta e il culo

No, non c'entra la carta igienica.
C'entra il calcio.
E il cartellino rosso.

In Germania con Arschkarte (letteralmente carta di/da culo) si intende infatti il cartellino rosso (e da lì, in senso lato, ogni situazione in cui vieni fatto legalmente fuori).
Ma da dove viene questa definizione?
Certo ricevere un cartellino rosso non è bello, siamo d'accordo, ma la definizione sembra abbastanza esagerata. Un po' troppo volgare.

Il problema, il fatto... è che l'espressione non è per niente metaforica, bensì molto concreta.

Non so se vale ancora oggi, ma un tempo in Germania gli arbitri di calcio tenevano i cartellini in due tasche diverse.
Il cartellino giallo, quello che indicava l'ammonizione, era tenuto nel taschino della maglietta.
Il cartellino rosso, quello che indicava l'espulsione, nella tasca posteriore dei pantaloncini.
Quindi quando l'arbitro avvicinava la mano alle proprie chiappe erano dolori...

L'arbitro prendeva qualcosa dal... taschino posteriore.
Ma il giocatore se lo prendeva nel posteriore.

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:
I misteri del tedesco  – Lista completa