martedì 31 marzo 2026

Salviamo il Sistema Sanitario Nazionale

Il Sistema Sanitario Nazionale garantisce sanità e cure per tutti.

Ma ciò ad assicurazioni e cliniche private non piace. E queste fanno - con successo, purtroppo - lobbysmo. E i governi (in particolare l'attuale governo Meloni, ma non solo questo... anzi la tradizione è lunga e non riguarda solo la destra, va detto) sono ben contenti di cedere al al lobbysmo e a virare verso il sistema statunitense.

Guardate questo video. E riflettete, riflettete anche su tutte le picconate al servizio pubblico del passato, non solo su questa proposta di legge.

Salviamo il Sistema Sanitario Nazionale, salviamo la sanità pubblica!

Il che significa anche salvare la democrazia e la Costituzione, visto che questa definisce la salute come diritto fondamentale. La salute è l'unica cosa che la Costituzione definisce come diritto fondamentale (articolo 32) e non solo come diritto!

Saluti,

Mauro.

lunedì 30 marzo 2026

Statistica e grafica: come evitare di dire cose fuorvianti

Guardate questa grafica:


C'è qualcosa che non vi quadra?
No? Eppure dovrebbe.
Guardate meglio.
Vi quadra ancora tutto?
Ok, allora vi spiego.
Seguitemi.

Premettiamo che in Italia le cose non vanno bene. Sotto questo punto di vista non c'è nulla da dire: in Italia abbiamo un problema.
Ma non è questa grafica a mostrarlo, anzi dimostrarlo. Proprio per niente.

I problemi sono tre.

Uno è come si definisce la produttività. E non è un problema secondario... la definizione di produttività non è così univoca come si crede. Io stesso, pur avendo lavorato nel settore, non saprei darla senza se e senza ma.

Ma gli altri due problemi sono ancora più grossi e dimostrano quanto la grafica in realtà non dica nulla.

Primo: perché partire proprio dal 2004? E non dal 2000, dal 1996 o dal 2010, per esempio? Scelta ad hoc per sostenere le proprie tesi? Il sospetto è lecito, visto che generalmente in questi casi, se si vuole essere corretti, o si parte da quando ci sono dati (quindi da molto, anzi moltissimo, prima del 2004) o da quando c'è stata una cesura, uno shock (e questo non c'è stato nel 2004, c'è stato eventualmente nel 1999 - o 2002 - con l'arrivo dell'Euro, nel 2008 con la crisi iniziata col crollo di Lehman Brothers o nel 2020 a causa del Covid... ma non c'è stata nessuna cesura, nessuna crisi nel 2004).

Secondo: perché far partire tutti dallo stesso punto? Nel 2004 la produttività non era certo uguale per tutti. Quindi se metti il paese A e il paese B nel 2004 allo stesso livello, ma in realtà il paese A in quel momento aveva magari una produttività doppia del paese B, quindi al limite puoi dire che il paese B tot anni dopo è cresciuto più del paese A, ma la grafica che presenti fa credere che abbia una produttività maggiore, cosa che non è detta (anzi, è anche improbabile). Tale grafica dice solo che, percentualmente, è cresciuto di più, non che ha superato l'altro paese.
Anzi, in termini assoluti può anche essere cresciuto meno... visto che più dal basso parti... più le percentuali sembrano impressionanti, al di là dei valori assoluti.

Sono percentuali, è matematica, è statistica.
Ma il giornalismo non sa niente di tutto ciò. Non ne vuole sapere niente.

Saluti,

Mauro.

giovedì 26 marzo 2026

Esiste il satanismo?

La domanda del titolo è meno banale di quel che sembra.
Vediamo le risposte.

Risposta breve: sì.
Anche se spesso (purtroppo non sempre) si tratta di cagate adolescenziali.

Risposta lunga (ma non lunghissima): rimane sì, ma va circostanziata.
Partiamo da questo video.
Qui il giornalista Fabio Sanvitale, correttamente, sostiene che non conosce fatti di cronaca nera veramente attribuibili a sette sataniche.
Ok, il resto del video parla di un singolo evento, ma la sua affermazione su satanismo e cronaca nera è assolutamente condivisibile, anzi provata (non è mia intenzione qui spiegare nei dettagli il punto, forse ne parleremo un'altra volta, fatto è che in Italia non esistono delitti che possano essere definiti senza tema di smentita "satanici").

Ma allora voi vi direte... se Sanvitale ha ragione, allora il satanismo non esiste. Se non al massimo come fenomeno folclorico.
E invece no.
Sanvitale ha ragione se parliamo di sette in senso numerico, cioè una setta - satanica o no che sia - è tale se ha un numero limitato di membri (non certo 4-5 persone, ma neanche milioni).

Il problema è che in realtà non sono importanti le sette, ma le religioni.
Le religioni monoteiste sono di fatto sataniche. Sette sataniche sotto steroidi.
E non saltate scioccati sul divano!
La spiegazione è banale: queste religioni sono basate sulla colpa, sul senso di colpa degli adepti. E questo può esistere solo se c'è un male che li seduce.
Questo male può essere chiamato in molti modi (tra cui appunto Satana), ma è grazie a esso che le religioni (per lo meno quelle cosiddette abramitiche) esistono e prosperano.
Senza male, senza Satana... niente religione.

È questo il vero satanismo.

Saluti,

Mauro.

martedì 24 marzo 2026

Ha vinto il NO... hanno perso i sondaggisti

Domenica e lunedì si è votato per il referendum sulla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati inquirenti (cioè tra giudici e pubblici ministeri).

Ha vinto il NO, cioè le carriere (quelle di giudici e di pubblici ministeri) rimangono legalmente non separate.
E comunque va detto che in realtà separate di fatto già lo sono: il passaggio da un ruolo all'altro è comunque molto difficile già oggi, ci sono limitazioni per farlo, e comunque è permesso solo una volta, quindi una volta passato da un ruolo all'altro o lì rimani a vita o esci dalla magistratura.

Ha vinto il NO, al di là delle ragioni per un voto o per l'altro, anche perché il governo ha puntato su una propaganda menzognera.
Ha puntato sul dire che col SÌ casi come Garlasco o come la Casa nel Bosco non sarebbero stati possibili, ha puntato sul dire che col SÌ le espulsioni di immigrati irregolari sarebbero state più facili, ha puntato sul dire che col SÌ sarebbe stato più facile combattere narcotraffico e femminicidi.
Tutte cose che con la riforma e il referendum non c'entravano nulla. Ma proprio nulla nulla (a meno che il governo non intendesse: con la riforma, legge o non legge, decidiamo noi i processi, non li decidono più i giudici).

Però c'è chi è ancora più perdente del governo.
E questi sono i sondaggisti.
Avevano detto che il NO avrebbe potuto vincere solo con partecipazione bassa, sotto il 48%, e che una partecipazione alta (per lo meno alta in confronto ai referenda passati recenti), quindi sopra il 50%, avrebbe fatto vincere il SÌ.

La partecipazione è stata del 59%.
E ha vinto il NO.

Cari sondaggisti: cosa avete da dire a vostra discolpa?
Ve lo dico io: nulla.
Perché voi non siete nulla, siete solo dei palloni gonfiati che di matematica, statistica e politica non sapete un cazzo. Siete solo propagandisti prezzolati dall'una o dall'altra parte politica. Niente di più e niente di meno.

Saluti,

Mauro.

lunedì 16 marzo 2026

Anche Elvis era politico

Tutti, nonostante i decenni ormai passati dalla sua morte, conosciamo Elvis Presley.
Tutti lo conosciamo come un'icona del rock.
Chi più sa di musica (o magari vuol solo far vedere di saperne) lo vede magari più come un artista country, anche se di un country moderno, non classico.
Ma... credo che pochissimi, forse nessuno, vedrebbero nella sua musica un lato politico.
Prima di fraintenderci: parlo della musica di Elvis Presley, non della persona Elvis Presley.

Eppure c'è stato un momento in cui il rockettaro/countryman Elvis Presley è stato anche più politico dei cantautori e degli autori di musica di protesta (Dylan, Baez, Ochs, Hendrix, ecc.).

Ascoltate questa canzone del 1968:


Questa canzone (qui il testo per chi non riuscisse a capire il cantato) è figlia del discorso "I have a dream" di Martin Luther King e scritta dopo l'omicidio dello stesso.

Ed è politicamente potentissima, anche se poco conosciuta.

Saluti,

Mauro.

domenica 15 marzo 2026

Quel furbacchione di Duplantis

Giovedì scorso Duplantis ha stabilito un nuovo record mondiale nel salto con l'asta: 6 metri e 31 centimetri.

Armand "Mondo" Duplantis è un grandissimo atleta, nessuno lo discute. Anzi uno dei più grandi di sempre. Nella sua specialità, il salto con l'asta, forse addirittura il più grande di sempre.
Due ori olimpici, tre ori mondiali, quindici record del mondo. Questi numeri dicono tutto.
Un titolo singolo puoi anche vincerlo per caso. Un record singolo puoi anche ottenerlo in una singola giornata di grazia.
Ma quando i titoli diventano tanti e i record pure... beh, allora stiamo parlando di un vero grande.
Non si discute.

Però Duplantis è sì un campione, ma è anche un furbacchione.
Perché?
Guardate la progressione dei suoi record. Vanno sempre di centimetro in centimetro. Mai una volta che superi il record precedente di due, tre o più centimetri. Sempre solo un centimetro per volta.
Ora, mi direte voi, superare un record non è facile, magari Duplantis teme di fallire se osa di più.
Sì, ma...

Il fatto è che gli sponsor nei meetings ti pagano l'ingaggio... ma ti pagano anche dei bonus se stabilisci un record.
E se superi il record precedente di tre centimetri in una sola volta (cosa che Duplantis potrebbe fare senza problemi)... ottieni un bonus.
Se invece vai di centimetro in centimetro... tre centimetri in tre meetings significano tre bonus. E Duplantis lo sa benissimo.

Campione sì, ma anche furbacchione.

Saluti,

Mauro.

P.S.: Io al suo posto farei lo stesso, sia chiaro 😉

sabato 14 marzo 2026

Il giorno saturo

Gli anglofoni hanno ragione a chiamare il sabato "saturday".
Ma neanche loro sanno perché.
Credono che "saturday" abbia a che fare col pianeta Saturno. E i linguisti sostengono questa ipotesi.
Ma... la realtà è molto più terrena: il sabato, il "saturday", è il giorno che arriva alla fine della settimana lavorativa, il giorno a cui arrivi saturo ("saturated" in inglese), senza più energie né voglie.
Il giorno in cui hai solo desiderio di riposare, di recuperare... in quanto appunto ormai saturo.

E no, non venitemi a presentare migliaia di studi linguistici su sabato e Saturno.
Sapete benissimo anche voi che ho ragione, qualsiasi cosa possano dire i professoroni della linguistica 😉

Buon sabato saturo a tutti!

Saluti,

Mauro.

martedì 10 marzo 2026

Le colpe dei padri...

Il caso Epstein lo conosciamo tutti. Se ne è parlato ovunque e in ogni salsa, quindi non serve che ve lo rammenti.
E tutti sappiamo anche che, politici e ricconi statunitensi a parte, il personaggio più famoso coinvolto è l'ex principe Andrea, fratello minore di Carletto d'Inghilterra.

Ovviamente lui sta pagando caro il coinvolgimento (al di là di eventuali responsabilità penali... di certo alla Corona non può certo far piacere anche il solo fatto che avesse contatti con Epstein).
Ed è altrettanto ovviamente banale e prevedibile che ciò dovesse succedere.

Quello però che sembra a leggere le notizie recenti è che anche le sue figlie stiano cominciando a pagare le sue colpe (che siano solo morali o anche penali qui è secondario).

Due premesse:
1) Io non ho la minima idea se le sue figlie siano brave persone o meno, so però (in base alle notizie pubblicate) che con Epstein non c'entrano nulla;
2) Io sono repubblicano fino al midollo, quindi non mi dispiace di certo che personaggi di stirpe "reale" perdano privilegi e visibilità.

Premesso ciò, però rimane una domanda di fondo, che vale per tutti, popolani e reali: è giusto che i figli e le figlie paghino per le colpe dei padri?

Saluti,

Mauro.

domenica 8 marzo 2026

Il significato di un blog e il giornalismo

Un blog non è giornalismo in sé.
Neanche quando appare sul portale di una testata giornalistica.
Un blog di base è solo una specie di diario, anzi no... forse è più che altro una specie di sfogo.

Un blog diventa giornalismo, o comunque va almeno oltre il livello personale, quando chi scrive usa (e cita apertamente) fonti esterne, controllabili per argomentare ciò che scrive.
Non è importante su quale portale appaia il blog per poterlo definire giornalismo (anche se molti lettori purtroppo su quello si basano).
E anche i contenuti non sono in sé fondamentali. Si può (giustamente) scrivere di qualsiasi cosa.
E fino a che non pretendi di fare giornalismo o commetti scrivendo un qualsiasi reato, puoi (purtroppo) scrivere qualsiasi cazzata ti passi per la testa.

Il punto purtroppo è quanto detto sopra: un blog è di base una questione personale. Di base non è giornalismo, informazione, divulgazione o simili. Può esserlo, e spesso lo è, ma non lo è per definizione, qualsiasi cosa sostenga l'autore.
Diventa giornalismo o altro di quanto detto sopra (o almeno lo diventano i singoli articoli del blog in questione) quando vengono citate fonti, quando si fa ricerca prima di scrivere, quando si cerca di intervistare chi ne sa più di noi, quando si fa una vera analisi logica di ciò che si sa e, soprattutto, si scrive.
Non basta sentire (o pensare) qualcosa e poi scriverne.
Così fate narrativa, non informazione.

Quindi non crediate che avere un blog faccia di voi dei giornalisti, anche se molti di voi (noi) lo credono.

Io sono blogger da vent'anni.
E sono stato in passato giornalista (giornalista vero, con tanto di tesserino, anche se freelancer).
E vi garantisco che sono due cose diverse,
Entrambe affascinanti e (se fatte bene) utili. Ma diverse.

No, avere un blog che parla dell'attualità non fa di te un giornalista.
Serve di più.
Anche se hai successo... il successo interessa solo al tuo portafogli e al tuo ego, non alla tua credibilità, al tuo poterti considerare giornalista.
Sappilo.

E spesso neanche il tesserino fa di te un vero giornalista.
Non faccio nomi, ma se non siete tonti capirete. Eccome se capirete.

Saluti,

Mauro.

P.S.: Sì, lo so, vale anche per ciò che scrivo io. Se non lo avessi saputo, se non avessi accettato di mettermi in gioco, di ricevere contestazioni... non avrei scritto questo articolo.

venerdì 6 marzo 2026

Un annuncio di lavoro... "concreto"

Sì, lo so, dovrei dire "annuncio di una posizione aperta", ma ci siamo capiti quindi non rompete 😉

Ultimamente seguendo la giornalista Charlotte Matteini e il suo impegno sui temi del lavoro mi è tornata in mente una mia esperienza con detti annunci, esperienza da neolaureato, quindi prima metà degli anni '90 del secolo scorso, che poi è anche millennio scorso (sì lo so, per molti di voi è tipo il Pleistocene).
In particolare a risvegliarmi il ricordo - anche se si tratta di due situazioni in realtà ben diverse, pur se entrambe assurde - è stato questo video.

Come detto, ero appena laureato (e avevo appena finito il servizio militare) e stavo ovviamente guardandomi intorno.
E trovai un annuncio che come contenuti era, non al 100% ma quasi, attinente al percorso di studi che avevo svolto e alle mie competenze.

Al di là delle competenze, che paletti metteva quell'annuncio?
Vediamoli.

Laurea in fisica.
Servizio militare assolto (ai tempi era ancora obbligatorio).
Almeno tre anni di esperienza post laurea (ricerca, lavoro, master, ecc.).
Massimo 25 anni di età.

Vediamo quanto sia realistico.
La maturità si fa a 19 anni.
Fisica ai tempi era di fatto un 4+1: corso di laurea di quattro anni, più circa un anno per una tesi seria (il 3+2 odierno, dove le tesi te le fai in un paio di mesi, non esisteva ancora).
Quindi arriviamo minimo a 24 anni (minimo: solo un paio di genii riuscivano a completare gli esami nei quattro anni canonici).
Il servizio militare durava un anno, quindi arriviamo minimo a 25 anni (minimo: non era detto che per il militare ti chiamassero subito il giorno dopo esserti laureato... e nel caso tu avessi scelto di farlo dopo la maturità e prima dell'università non era detto che ti chiamassero subito il giorno dopo l'esame di maturità).
Almeno tre anni di esperienza post laurea... e arriviamo quindi minimo a 28 anni.
Ma proprio minimo. Anche per i migliori.
Si poteva al massimo scendere a (minimo) 27 anni se uno fosse stato esentato dal servizio militare per inidoneità allo stesso.

Però... "Massimo 25 anni di età".

Come fai a credere che cerchino veramente, onestamente qualcuno da assumere?

A quanto pare passano i decenni ma poco o nulla cambia nella serietà di chi offre lavoro.

Saluti,

Mauro.

P.S.: Sull'annuncio che ho descritto non erano specificate le condizioni retributive... di fatto l'unica parte onesta dell'annuncio stesso, direi, visto che comunque nessun candidato poteva rispettare le altre condizioni richieste.

giovedì 5 marzo 2026

Iran. E ora?

L'attacco israelo-statunitense all'Iran era prevedibile. Forse inevitabile, conoscendo Trump e soprattutto i provocatori Netanyahu e Khamenei, che hanno sempre entrambi provocato l'altro per poter poi reagire, "difendersi".
Ma lasciamo perdere i giudizi personali e anche quelli giuridici (il diritto internazionale ormai non esiste più, è solo una foglia di fico per gli ignavi) e cerchiamo di capire cosa succederà ora, cosa ci aspetta.

La prima cosa da dire chiaramente è che non è un problema locale. È un problema globale. Ci riguarda tutti, qualsiasi cosa pensiamo.
Ormai ci stiamo avvicinando alla guerra globale, alla quarta guerra mondiale (sì, la quarta, la terza è stata la Guerra Fredda, anche se i due blocchi non la hanno mai combattuta frontalmente, guerra di Corea nei primi anni '50 a parte).

Non dimentichiamo che Iran e Russia sono alleati.
Il casino è che gli attuali governi di USA e Israele hanno forti legami (più espliciti per gli USA) con la Russia.
Sembra di rivedere la seconda guerra mondiale: l'URSS dapprima alleata del male (allora la Germania hitleriana, oggi l'Iran degli Ayatollah) e poi con l'occidente... come oggi è probabile che la Russia abbandoni l'Iran per parlare con gli USA, anche se senza considerare l'UE (del resto anche nel 1941 l'URSS si avvicinò in realtà solo agli USA, nei fatti di UK, Francia e altri alleati non gliene fregava nulla, anche perché ai suoi occhi nulla contavano... come agli occhi della Russia odierna).

E l'Ucraina rischia di trovarsi nella stessa situazione in cui si trovarono Finlandia o Cecoslovacchia allora.
Cercare alleati, anche appartenenti al male, non facendoti nessuno scrupolo, pur di contrastare chi ti vuole invadere come fece la Finlandia?
O subire decisioni altrui volte a "garantire la pace" (ma che provocarono la guerra) come fu costretta a fare la Cecoslovacchia?
Il comportamento USA non sembra lasciarle terze possibilità, visto che l'UE è una potenza economica ma non militare.

Tante domande aperte.
Io non ho risposte. Idee, opinioni sì, ma risposte purtroppo no.

Però a questo punto vorrei tornare all'Iran, citato nel titolo e di cui ho accennato all'inizio del testo.

Ali Khamenei è morto.
Ma la sua morte non è la fine del regime. Questo deve essere chiaro.
Khamenei non è burocraticamente assimilabile ai classici dittatori di stampo fascista, ma solo burocraticamente. Il regime di Teheran è politicamente di stampo fascista... la sinistra si fa però ingannare dal fatto che Khomeini ha abbattuto un regime di destra e filo occidentale (sì, regime, la democrazia in Iran è stata abbattuta dal regime destrorso e filo-statunitense dei Pahlavi, che andarono al potere con un colpo di Stato nel 1953, non da Khomeini nel 1978... nel 1978 si è solo cambiata dittatura).

Quindi cosa succederà con la sua morte?
Se ci si fermerà alla sua morte... non significherà nulla. Solo il cambiamento del nome di chi è "Guida Suprema", come quando Khomeini morì e Khamenei prese il suo posto.

Siamo onesti: il regime lo puoi abbattere definitivamente solo in due modi.
O con un'invasione di terra (come hai fatto con Saddam, per intenderci), i classici "boots on the ground".
O grazie a una rivolta violenta, armata interna. Le manifestazioni pacifiche portano simpatia, ma non veri cambiamenti.

La prima cosa sembra non sconfinferare gli USA (e in questo caso non li biasimo, stiamo parlando di un paese enorme, con 90 milioni di abitanti e forze militari e - soprattutto - paramilitari ben armate e preparate, l'Iran non è Grenada e neanche l'Iraq).
La seconda cosa richiederebbe oltre alla volontà popolare (che magari ci sarebbe anche, nonostante che finora non ci sia stata violenza da parte dei manifestanti) anche la presenza di un fronte di opposizione unitario. O almeno di una struttura politica definita - seppur magari minoritaria - pronta a prendere il posto degli ayatollah. E in questo momento in Iran non c'è nessuna delle due cose. (E no, non parlatemi dell'erede della dinastia Pahlavi: non ha un partito dietro di sé, parla da lontano senza sapere nulla dell'Iran attuale e soprattutto si vede come erede del vecchio Scià, non come politico democratico).

E allora?
Allora, se non ci sarà nessuna di queste due cose, succederà semplicemente che il regime sarà indebolito militarmente, non sarà più un pericolo per il resto del mondo (o almeno sarà un pericolo molto meno preoccupante che in passato), ma che per contrasto diventerà più duro, più reazionario, più violento all'interno, indebolendosi sì militarmente ma rafforzandosi da un punto di vista poliziesco. Si chiuderà come una Corea del Nord.

Ovviamente spero che tutto finisca meglio di come io penso e di essere il classico pessimista cosmico... però le premesse sono queste.
Vedremo come si svilupperanno le cose.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 4 marzo 2026

Come sempre: facciamo fare ai curdi il lavoro per noi

Come già successo in Iraq e in Siria negli ultimi decenni e in tutto il Medio Oriente da ben più di un secolo... facciamo fare ai curdi il lavoro sporco, duro anche in Iran.


Ma poi alla fine uno Stato Curdo comunque non lo sosteniamo, i curdi devono sì combattere per noi, ma a parte quello stare buoni e zitti.
Uno Stato ai curdi non glielo diamo... però almeno ci impegniamo per non farli sterminare (tranne che in Turchia, ovviamente), contrariamente a quello che facciamo coi palestinesi.

Per l'Occidente i curdi sono in pratica solo dei palestinesi più utili, più simpatici.

Saluti,

Mauro.

Il caso Schettini 2

Tre video da guardare e meditare sul tema, al di là delle battute (ma neanche troppo battute) che io stesso feci qui.
Tre video per capire il tutto e farsi idee proprie su cosa è successo.

Vincenzo Schettini e la Scuola dei Prof-Star: un problema che va oltre il caso Schettini, di Rick Du Fer.

Vincenzo Schettini: una Masterclass su come NON gestire una Crisi, di Matteo Flora (soprattutto questo!).

Caso Vincenzo Schettini: sulla "Gogna mediatica" e l'invito a Sanremo, di Giacomo Moro Mauretto.

Saluti,

Mauro.

lunedì 2 marzo 2026

Commentando Sanremo - Prima parte

Per sapere il mio giudizio sulla manifestazione nel globale, leggete quando ho scritto nei giorni scorsi.

Oggi voglio parlare di musica. E giudicare le canzoni.
Per ora ne ho ascoltate solo sette, cioè le prime cinque classificate più quelle di J-Ax e Dargen D'Amico. Parlerò quindi di queste, delle altre me ne occuperò nei prossimi giorni.
Ah, prima di fraintenderci: parlo delle canzoni in concorso ovviamente, non delle cover che hanno presentato (se no Sayf con la sua assurda versione di "Hit the Road Jack" affiancato da Alex Britti e Mario Biondi vincerebbe il mondo, non solo Sanremo, anche senza dover ascoltare le altre 😉).

Partiamo dal vincitore, Sal Da Vinci.
Questo è il puro, vero Sanremo delle origini. Un testo tutto amore melenso degno di Gino Latilla e Nilla Pizzi. Siamo tornati agli anni '50. Solo con una voce un po' più moderna.
Sal Da Vinci come persona tutto sommato mi piace, ma come cantante è arrivato con 70 anni di ritardo (va beh, data la voce un po' più moderna, diciamo 60).

Secondo è arrivato Sayf.
A parte quanto scritto sopra sulla cover la sua canzone è molto bella, non certo un capolavoro, ma molto bella.
E soprattutto dimostra che la scuola genovese è bella viva, anche se ovviamente è molto cambiata rispetto ai tempi di De André, Fossati, Paoli, ecc.
Tra lui, Bresh, Alfa, Olly e altri Genova sta offrendo delle gran belle cose alla musica italiana (e non solo).

Poi Ditonellapiaga.
Sì, bella canzone, sia nel testo che nell'interpretazione... ma onestamente non capisco l'entusiasmo, tutti quelli che urlano che avrebbe dovuto vincere.
Bella sì, ma nulla di che (no, non parlo di lei, parlo della canzone... lo specifico visti tutti i commenti che leggo in giro sulle sue gambe, non vorrei venir frainteso).

E veniamo all'altra genovese (almeno di nascita): Arisa.
Arisa invecchiando migliora continuamente. La canzone come testo non è nulla di eccezionale, ma la sua voce di anno in anno migliora. Se a Sanremo dovesse vincere solo la voce e non anche la canzone, avrebbe dovuto vincere lei (almeno tra le canzoni che ho già ascoltato).

E poi la coppia impossibile: Fedez e Masini.
Bravi e convincenti entrambi.
E testo degno di nota.
Possibili vincenti nelle vendite post festival.
E aggiungo una cosa: al di là dei testi appena era uscito a me di Masini non piaceva per niente la voce... ma più invecchio io e più invecchia lui, più mi piace la sua voce.

Passiamo a J-Ax.
È stato semplicemente geniale. Come voce, come testo, come presentazione.
Posso solo dire: grande!
Tra le canzoni che ho già ascoltato avrebbe dovuto vincere lui. Senza se e senza ma.
(Oltretutto se lo avessi ascoltato solo in audio, e senza sapere che fosse lui, lo avrei potuto scambiare per Davide van de Sfroos... ed è un complimento).

Ultimo che ho ascoltato, Dargen D'Amico.
Ora capisco perché i Talebani proibiscono la musica. Devono averlo ascoltato. Hanno ragione.
Non serve dire altro.

Saluti,

Mauro.

Il caso Schettini

Non serve che vi riparli del caso Schettini e delle me***ne che l'insegnante youtuber ha pestato. Ne avete letto o sentito ovunque.

Però, in fondo, Schettini è solo il plurale di Schettino.

(Siete autorizzati a googlare entrambi i nomi, nel caso non capiate).

Saluti,

Mauro.

P.S.: Comunque, ve lo dico da fisico, sappiate che Schettini fa banalizzazione, non divulgazione.