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martedì 24 marzo 2026

Ha vinto il NO... hanno perso i sondaggisti

Domenica e lunedì si è votato per il referendum sulla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati inquirenti (cioè tra giudici e pubblici ministeri).

Ha vinto il NO, cioè le carriere (quelle di giudici e di pubblici ministeri) rimangono legalmente non separate.
E comunque va detto che in realtà separate di fatto già lo sono: il passaggio da un ruolo all'altro è comunque molto difficile già oggi, ci sono limitazioni per farlo, e comunque è permesso solo una volta, quindi una volta passato da un ruolo all'altro o lì rimani a vita o esci dalla magistratura.

Ha vinto il NO, al di là delle ragioni per un voto o per l'altro, anche perché il governo ha puntato su una propaganda menzognera.
Ha puntato sul dire che col SÌ casi come Garlasco o come la Casa nel Bosco non sarebbero stati possibili, ha puntato sul dire che col SÌ le espulsioni di immigrati irregolari sarebbero state più facili, ha puntato sul dire che col SÌ sarebbe stato più facile combattere narcotraffico e femminicidi.
Tutte cose che con la riforma e il referendum non c'entravano nulla. Ma proprio nulla nulla (a meno che il governo non intendesse: con la riforma, legge o non legge, decidiamo noi i processi, non li decidono più i giudici).

Però c'è chi è ancora più perdente del governo.
E questi sono i sondaggisti.
Avevano detto che il NO avrebbe potuto vincere solo con partecipazione bassa, sotto il 48%, e che una partecipazione alta (per lo meno alta in confronto ai referenda passati recenti), quindi sopra il 50%, avrebbe fatto vincere il SÌ.

La partecipazione è stata del 59%.
E ha vinto il NO.

Cari sondaggisti: cosa avete da dire a vostra discolpa?
Ve lo dico io: nulla.
Perché voi non siete nulla, siete solo dei palloni gonfiati che di matematica, statistica e politica non sapete un cazzo. Siete solo propagandisti prezzolati dall'una o dall'altra parte politica. Niente di più e niente di meno.

Saluti,

Mauro.

martedì 17 febbraio 2026

L'indipendenza fraintesa

Chiariamo una cosa in vista del referendum sulla separazione delle carriere.
Anzi due.
(Della prima originariamente volevo parlarne in un articolo separato, ma poi ho pensato di fare un articolo unico, comunque il titolo non lo cambio, anche perché la seconda rimane a mio parere decisamente la più importante.)

La prima: tutta la pubblicità in cui il governo parla di velocizzazione dei processi, di efficacia delle espulsioni, di arresti per i criminali, di più poteri alle Forze dell'Ordine o comunque più mezzi per renderle efficaci, eccetera, eccetera... sono solo balle.
Comunque la si pensi su questi temi... non c'entrano nulla col referendum. Che vinca il sì o che vinca il no su questi temi non cambierà nulla. Non sono minimamente toccati, neanche alla lontana, dalla riforma.
La riforma non li riguarda.
È solo propaganda.

La seconda: l'indipendenza della magistratura è una cosa diversa da quel che ci fanno credere. Sia il governo che le opposizioni.
L'indipendenza della magistratura ha a che fare con la separazione dei poteri, non con la separazione delle carriere.
In una democrazia esistono tre poteri: quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario. E questi poteri devono essere indipendenti tra loro. Deve esserci questa garanzia, comunque vengano gestite le carriere e i vari ruoli.
Le correnti non sono le nemiche dell'indipendenza... le correnti (o liste, come sarebbe più giusto chiamarle) sono normali, anzi necessarie, in ogni elezione. Persino nelle elezioni per le rappresentanze scolastiche esistono!
Se con indipendenza si intendesse l'indipendenza dalle correnti allora dovremmo analogamente pretendere che in parlamento possano venire eletti solo candidati senza appartenenza partitica.
Non serve che vi spieghi perché ciò sarebbe un male, sia da un punto di vista democratico che semplicemente funzionale, vero?

Saluti,

Mauro.

domenica 29 giugno 2025

Deriva autoritaria

Fino a non molto tempo fa pensavamo che le democrazie occidentali fossero piene di difetti, ma che in quanto democrazie fossero inattaccabili, solide. Migliorabili, sì (anche tanto), ma non attaccabili, non distruggibili.

Ora ci stiamo accorgendo che l'autodefinitasi più grande democrazia dell'Occidente (gli USA) così democrazia non è, visto che può essere attaccata dall'interno e senza neanche fare un colpo di stato vero e proprio (visto che, nonostante le leggende metropolitane, lì un vero sistema di "checks e balances" non esiste, è di fatto lasciato alla correttezza dei singoli).

E ci stiamo purtroppo anche accorgendo che pure nelle democrazie europee, dove i "checks e balances" per fortuna esistono davvero, i vari governi (sulla scia di quello ungherese, obiettivamente pioniere in questo all'interno dell'UE) stanno usando ogni strumento legale e soprattutto ogni zona grigia della legislazione e delle Costituzioni per far sì che il potere legislativo e quello giudiziario vengano sottomessi a quello esecutivo, cioè Parlamento e magistratura sottomessi al Governo.
E dove non li si possa sottomettere, almeno che vengano depotenziati.

O forse invece non ce ne stiamo (a parte quattro gatti) accorgendo? Forse pensiamo che, sì, ci sono periodi migliori e periodi peggiori, ma che in fondo tutto va bene, madama la marchesa?

Io vi avverto: anche in passato molte dittature nacquero in questo modo, non (o almeno non solo) con azioni violente.

Teniamo gli occhi aperti, molto aperti. Perché rischia ormai di essere troppo tardi per evitare la deriva autoritaria... e l'autoritarismo è solo un passo distante dalla dittatura.

Saluti,

Mauro.

venerdì 23 marzo 2018

Oggi si è insediato il nuovo Parlamento

Da ateo dico: Dio ce la mandi buona.

O meglio: che Mattarella usi al massimo i suoi poteri (non assoluti, ma neanche trascurabili).

Saluti,

Mauro.