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mercoledì 8 dicembre 2021

I misteri del tedesco 27 - Il calcolo contorto dell'ora

Nel tedesco ufficiale l'ora è indicata esattamente come in Italia.
Cioè se io in italiano dico, per esempio, "tre e venti" o "quattro meno dieci", in tedesco dico "Zwanzig nach Drei" o "Zehn vor Vier", che di fatto è lo stesso (letteralmente la traduzione sarebbe "venti dopo le tre" o "dieci prima delle quattro", come vedete la logica è comunque assolutamente la stessa, anche se la formulazione è diversa).

Ma nel sud della Germania anche le ore sono strane (come tante altre cose, del resto).

Per esempio, sono le "cinque e tre quarti".
Chi parla tedesco direbbe "drei Viertel nach Fünf" (o "ein Viertel vor Sechs", cioè "sei meno un quarto"). Tutto coerente.

Ma qui nel sud della Germania cosa senti dire è "drei Viertel Sechs", cioè "tre quarti di sei".
Cosa significa? Significa che hai già, ovviamente, superato le cinque, ma le sei le hai raggiunte solo per tre quarti, non ancora del tutto.

Ma la cosa più malata è quando devi esprimere ore "casuali", dove non puoi usare i quarti.
Mettiamo che siano le cinque e quarantasette (5:47).
Un bavarese ti dirà tranquillamente "zwei nach drei Viertel Sechs", cioè "due [minuti] dopo i tre quarti di sei".

Cosa degna del francese "quatre-vingt" (cioè "quattro-venti") per dire "ottanta". Anzi peggio. 🤦‍♂️

La cosa è (per fortuna) sempre meno diffusa, ma ben lontana dall'essere scomparsa (purtroppo).

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:
I misteri del tedesco  - Lista completa

domenica 23 maggio 2021

I jeans... mito americano, che di americano non ha nulla

Per molti, in tutto il mondo, i jeans, o meglio i blue jeans, sono parte integrante del mito americano.

Ormai tutti sappiamo che blue jeans significa semplicemente blu di Genova.
Ma cosa collega la parola jeans al nome di Genova?
Questo non tutti lo sanno: la Francia! Sì, la Francia. Vi stupite? Seguitemi.
La tela di cotone che oggi conosciamo come blue jeans è nata come tela per pantaloni da lavoro a Genova, per la precisione per i lavoratori del porto di Genova, i famosi camalli.
Però questa tela oltreoceano ci arrivò attraverso la Francia, non direttamente da Genova... e in francese Genova si dice Gênes... ma dato che gli anglofoni non sono in grado di pronunciare altre lingue (ok, anche con la propria hanno problemi, non esistendo pronuncia univoca per grafie uguali, ma adesso andiamo fuori tema) quel Gênes loro lo pronunciavano jeans. E come jeans si è diffuso nel mondo.

Chiarito questo ora mi direte: ok, la tela è nata a Genova, ma poi tutto il resto è americano, vero?
Ehm... no, anche tralasciando Genova di americano nei jeans c'è ben poco.

La tela genovese era molto grezza. Tela da lavoro, appunto.
I francesi, una volta scopertala, ne vollero fare una tela sempre da lavoro ma non così grezza come in origine.
E quindi inventarono quella che è la tela da jeans oggi più diffusa al mondo: il denim.
Perché, di sicuro non lo sapete, ma anche la parola denim è una storpiatura degli anglofoni dal francese: denim altro non significa che... de Nîmes, cioè tela di Nîmes, città francese.

Ma andiamo oltre.
Finora abbiamo parlato solo della tela, non dell'estetica.
Il modello di jeans, a livello estetico, venne definito oltreoceano dalla Levi Strauss (che noi conosciamo come Levi's) e quindi voi mi direte: quindi almeno l'estetica del jeans è americana! Almeno il design viene da oltreoceano.
Per niente.
Levi Strauss (nato Löb Strauß) era un ebreo bavarese che, trasferitosi negli Stati Uniti, creò il jeans moderno. Ma per l'aspetto estetico si ispirò in origine ai tipici pantaloni da lavoro in pelle bavaresi (ma non quelli che conoscete voi dal folklore, bensì quelli veri da lavoro, generalmente scamosciati).

Quindi, come vedete... Genova, Nîmes, Baviera.

Cosa rimane di americano?

Saluti,

Mauro.

mercoledì 20 giugno 2018

La malinconia della milza

Anche le lingue che conosci bene riservano sempre delle sorprese.
Ma partiamo dall'inizio.

A me piace molto la poesia (ne leggo di ottima e ne scrivo di pessima).
Uno dei poeti che amo di più è Baudelaire. Tra le sue poesie che preferisco c'è Spleen:

Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l'esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l'horizon embrassant tout le cercle
II nous verse un jour noir plus triste que les nuits;

Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l'Espérance, comme une chauve-souris,
S'en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;

Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D'une vaste prison imite les barreaux,
Et qu'un peuple muet d'infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,

Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrement.

  - Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l'Espoir,
Vaincu, pleure, et l'Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.

E per Baudelaire lo Spleen è la malinconia (e ovviamente non solo per Baudelaire, bensì per la lingua francese tutta).

Però oggi ho scoperto che in inglese spleen è la... milza.
Dopo quarant'anni che parlo inglese, dopo aver scritto la mia tesi di laurea in inglese, dopo che lavoro da più di vent'anni quasi quotidianamente con l'inglese... ho scoperto oggi come si dice milza in inglese.

In pratica ho scoperto... la malinconia della milza.

Saluti,

Mauro.

venerdì 27 aprile 2018

Un difetto del doppiaggio tedesco

Io sono un appassionato di serie TV gialle (ma credo in passato di avervelo già detto).
Non è che guardi e accetti tutto: mi piace il genere, ma sono critico... quindi a ogni nuova serie che esce guardo una o due puntate, ma se nessuna delle due prime puntate mi convince, ciao. Storia chiusa.

Comunque qui non voglio parlarvi dei miei gusti e di come decido quali serie seguire e quali no.
Qui voglio parlarvi di un problema di doppiaggio.

Io vivo in Germania, quindi la maggioranza delle serie in questione (indipendentemente dalla loro origine) le seguo in tedesco.
Serie in lingua inglese o italiana ho comunque talvolta la possibilità di seguirle anche in originale, in lingua francese anche ma più raramente.
In altre lingue non sarei in grado di seguirle io (ok, in spagnolo e olandese le capirei, ma non apprezzerei le finezze linguistiche o le variazioni dialettali).

Torniamo al tedesco.
Il problema del doppiaggio tedesco (nelle serie TV, nei film per fortuna la situazione è decisamente migliore) è il non apprezzamento delle differenze di accento o di dialetto.
Mi spiego meglio: se in originale (inglese, italiano, francese) uno parla male perché non madrelingua o perché usa il dialetto o perché semplicemente è ignorante... nel doppiaggio tedesco parla sempre e comunque un buon tedesco, generalmente senza particolari accenti.
Persino il Catarella di Montalbano in tedesco sembra quasi un linguista!

Per fortuna qui in Germania ci sono ottime serie autoctone che non dimenticano le differenze linguistiche e dialettali di cui sopra... in una serie tedesca uno straniero mantiene l'accento straniero (e anche alcune espressioni che si porta dietro dalla madrelingua), i dialetti rimangono presenti e gli incolti parlano pessimo tedesco.
Ma appunto: nelle serie autoctone. Non nelle serie doppiate.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 8 novembre 2017

I misteri del tedesco 7 - Animali bugiardi

Come tutti sapete esiste in italiano una versione animalesca di fake news: la bufala.
L'espressione è vecchia (di sicuro ben precedente all'arrivo di fake news) e può essere usata sia per false notizie con obiettivi negativi (tipo manipolazioni o imbrogli) sia per scherzi più o meno innocenti, ma senza cattiveria (tipo i pesci d'aprile... a proposito di animali...).
Da dove nasca l'espressione bufala è dibattuto, ma non è comunque qui il punto.

Il punto è che anche gli amici tedeschi hanno una loro versione animalesca di fake news... ma la loro non ha le corna, bensì le ali: Ente, in italiano anatra (originariamente Zeitungsente, riferendosi solo alle bufale giornalistiche).
Anche in tedesco l'origine di Ente è dibattuta, ma sembra comunque derivare dal francese, dove si usa anche il pennuto (canard).
Ciò spiegherebbe ad ogni modo solo come l'espressione sia arrivata in Germania, visto che l'uso francese del volatile per indicare notizie per lo meno inaffidabili (se non peggio) non è chiarito.
Boh.

Per inciso: almeno i pesci d'aprile in tedesco non sono animaleschi, chiamandosi più prosaicamente Aprilscherze (scherzi d'aprile).

Saluti,

Mauro.

venerdì 30 giugno 2017

I misteri del tedesco 5 - Numeri al contrario

Tra le tante particolarità e stranezze del tedesco (almeno in confronto alle altre lingue europee) vi è l'inversione decine-unità nella costruzione dei numeri a due cifre.
Cosa intendo?
Ve lo spiego con un esempio. Prendiamo il numero 24. In cifre si scrive così in tutta Europa. Ma in lettere? Vediamolo (limitandoci alle lingue principali).

Italiano: ventiquattro, cioè 20+4.
Inglese: twenty-four, cioè 20+4.
Francese: vingt-quatre, cioè 20+4.
Spagnolo: vienticuatro, cioè 20+4.
Polacco: dwadziescia cztery, cioè 20+4.
Russo: Двадцать четыре, cioè 20+4.
Svedese: tjugofyra, cioè 20+4

Ma... tedesco: vierundzwanzig, cioè 4+20.

E ciò vale per tutte le decine, con solo due eccezioni: i numeri 11 e 12, che vengono resi con una parola unica (11=elf e 12=zwölf).

Vero è che per alcuni numeri c'è l'inversione anche in italiano (i numeri tra 11 e 16: un-, do-, tre-, quattor-, quin-, se-dici) e in inglese (i numeri tra 13 e 19: thir-, four-, fif-, six-, seven-, eight-, nine-teen), ma in tedesco è proprio sistematica per tutte le decine (e, logicamente, si conserva se queste decine sono inserite all'interno di centinaia, migliaia, ecc.).

Saluti,

Mauro.

mercoledì 11 aprile 2012

In che lingua si legge

Come molti dei miei pochi lettori sanno, io sono un appassionato di letteratura gialla scandinava (va beh, in realtà sono appassionato di letteratura in generale, non solo gialla e non solo scandinava, ma questo ora ci porta fuori tema).
Gli autori scandinavi cerco sempre di leggerli in tedesco. E questo stupisce chi lo nota. Sembra che, essendo io non tedesco, in tedesco debba poter leggere solo autori tedeschi. Tutti gli altri in italiano oppure, al limite (ma proprio al limite), in inglese.

E invece no. Io mi stupisco di questo stupore (che tutto sommato trovo anche un po' razzistico).
Io posso permettermi di leggere testi impegnativi, lunghi in tre lingue: italiano, tedesco e inglese (cosine brevi, non troppo difficili anche in francese e olandese... ma ciò esclude romanzi seri e saggistica impegnata, quindi queste due lingue ora dimentichiamole).

E allora?, direte voi. Cosa c'entra con gli autori scandinavi?
C'entra, c'entra. Perché se io devo leggere, per esempio, un romanzo spagnolo prediligo leggerlo in traduzione italiana, mentre un romanzo svedese preferisco leggerlo in traduzione tedesca.
E perché? Molto semplice: italiano e spagnolo sono imparentati, quindi un buon traduttore italiano renderà quel romanzo spagnolo sempre meglio di un buon traduttore tedesco, e a loro volta svedese e tedesco sono imparentati, quindi in questo caso un buon traduttore tedesco renderà quel romanzo svedese sempre meglio di un buon traduttore italiano. Tutto qui.

Quindi i miei amati scandinavi continuerò a leggermeli in tedesco.
E continuerò a dover sopportare lo stupore dei tonti (eufemismo).

Saluti,

Mauro.