giovedì 20 marzo 2014

Russia, Ucraina e NATO

Dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia seguito alla caduta del Muro io sostenni che aveva perso ragion d'essere anche la NATO.
E gli avvenimenti recenti mi stanno dando ragione.
La NATO è un'alleanza militare (e dette alleanze ci sono sempre state, quindi non è questo il punto) nata con esplicita funzione antisovietica, riunendo sotto la propria bandiera (o sotto la bandiera statunitense, verrebbe da dire) anime molto diverse tra loro.
Qualunque cosa sia io che voi lettori possiamo pensare delle due alleanze (NATO e Patto di Varsavia), durante la guerra fredda un loro senso lo avevano. Anche politico, non solo militare.
Ma dopo la caduta del Muro no, non più. E infatti il Patto è caduto col muro stesso.
La NATO no. La NATO è stata tenuta in vita artificialmente (se prima si poteva comunque vederla come una vera e propria alleanza, dopo è diventata in tutto e per tutto uno strumento in mano USA). E artificialmente è stata espansa verso est.
Fino a provocare i danni che vediamo oggi.
Perché, parliamoci chiaro, nella crisi di Crimea le colpe dirette se le dividono Russia e Ucraina (non che Stati Uniti ed Europa siano proprio completamente innocenti comunque)... però se la NATO fosse stata sciolta - come avrebbe dovuto essere - subito dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia a questi punti non saremmo mai arrivati.
Perché la Russia - al di là di torti o ragioni - non sta andando contro l'Ucraina. Sta usando l'Ucraina per andare contro la NATO.
E lo stesso vale per quanto successe tra Russia e Georgia nel 2008.

Saluti,

Mauro.

martedì 18 marzo 2014

Tornando sul costo dei Parlamenti...

Stasera ho mangiato al ristorante. I gestori del ristorante li conosco bene e spesso dopo la cena mi fermo a chiacchierare con loro dei più svariati argomenti.
Stasera si è caduti nella politica. Del resto visti gli avvenimenti recenti - sia in Italia che all'estero - non è poi così strano.

A un certo punto detti ristoratori sono caduti nella demagogia. Non nel senso che loro sono dei demagoghi, ma nel senso che la demogogia imperante alla fine fa presa anche su di loro.
E si sono messi a lamentarsi dei costi e delle dimensioni del Parlamento italiano nei confronti del Parlamento tedesco in primis (sto scrivendo dalla Germania, dove vivo io e dove vivono questi ristoratori), ma anche nei confronti dei Parlamenti non italiani in generale.

A parte il fatto che sarebbe interessante indagare su quanto si sa (e non parlo solo delle chiacchiere di stasera) veramente dei vari Parlamenti...

A parte ciò... il problema è: ha senso confrontare i vari Parlamenti?
La risposta è chiaramente ed esplicitamente: NO.

Perché? Non ho voglia di ripetermi, ve lo ho detto già più di due anni fa: Il malinteso del costo dei Parlamenti.

Aggiungo comunque tre considerazioni personali:
- Nel Parlamento italiano (ma non solo in quello) ci sono un sacco di sprechi che potrebbero essere evitati;
- I parlamentari italiani (al di là dei costi globali del Parlamento) guadagnano troppo;
- Il bicameralismo perfetto è fonte (al di là della qualità dei parlamentari) di inefficienza e quindi di costi aggiuntivi.

Ma queste tre considerazioni non giustificano il confronto tra il Parlamento italiano e quelli stranieri.
Giustificano solo una revisione della situazione italiana, presa in sé stessa, senza confronti assurdi (e spesso disonesti) con l'estero.

Saluti,

Mauro.

domenica 16 marzo 2014

Può esistere un capitalismo senza crisi?

Ho appena cominciato a leggere un libro che promette di essere molto interessante (tanto per cambiare non - ancora? - pubblicato in Italia): Der Sieg des Kapitals (La vittoria del capitale) della giornalista tedesca Ulrike Herrmann.
Per capire meglio il contenuto è indicativo il sottotitolo: Wie der Reichtum in die Welt kam: Die Geschichte von Wachstum, Geld und Krisen (Come la ricchezza arrivò nel mondo: la storia di crescita, denaro e crisi).

Non posso ancora farne una recensione, logicamente, ma una frase nell'introduzione mi ha dato da pensare, mi ha posto degli interrogativi.
Questa frase (traduzione in italiano mia) è:

È molto più facile capire le crisi, quando è chiaro a priori come funziona un capitalismo senza crisi.

Ecco, il problema è questo: può esistere un capitalismo (puro) senza crisi?
A mio parere no. Il capitalismo puro si può solo nutrire di crisi cicliche. Senza di esse il capitalismo muore perché gli viene a mancare il respiro.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 12 marzo 2014

Scommettiamo che...

Negli ultimi anni qui in Germania (ma credo sia una tendenza europea, correggetemi se sbaglio) ho visto un'esplosione di due tipi di locali:
- le sale da gioco dedicate a videopoker et similia;
- le sale di scommesse sportive.

Al di là del fatto che "alleggerimenti" delle leggi ne hanno facilitato la diffusione, quello che non si capisce è come facciano così tante sale da gioco/scommesse a sopravvivere: vi garantisco che sono veramente tante.

Una spiegazione (triste, ma non nuova) è che in tempi di crisi molta gente in difficoltà punta sulla botta di fortuna per tirarsi fuori dai guai.
Quindi le scommesse (di ogni tipo) aumentano quando le cose vanno male.
Non ho statistiche sottomano, ma è una cosa nota.

Però...
1) In Germania le cose sì vanno meno bene rispetto a qualche anno fa, ma proprio male male non vanno;
2) Anche se la Germania fosse nelle condizioni economiche della Grecia... le sale qui presenti basterebbero per una popolazione quantitativamente stile USA, non stile Germania (cioè quattro volte tanto)...

Come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca... quindi non sarà che dette sale stiano sostituendo ristoranti, pizzerie, bar e analoghi nel business del riciclaggio e del lavaggio del denaro sporco?

Saluti,

Mauro.

domenica 9 marzo 2014

L'inglese rovina tutto

Ieri pomeriggio ascoltavo le cronache del campionato di calcio tedesco.
Normalmente i commentatori storpiano i cognomi italiani tedeschizzandone la pronuncia (va beh, lo facciamo anche noi italiani all'inverso, nessuno può conoscere tutte le lingue).
Però ieri mi ha colpito la storpiatura del cognome di Marco Caligiuri, giocatore dell'Eintracht Braunschweig.
Caligiuri è il tipico italo-tedesco di seconda generazione: figlio di emigranti italiani, nato e cresciuto in Germania, doppio passaporto italiano e tedesco, carriera calcistica tutta in squadre tedesche.
Nessun legame con paesi anglosassoni (poi capirete il perché di questa specificazione).

Il cognome Caligiuri, sono il primo ad ammetterlo, per un tedesco non è per niente facile da pronunciare: quel "giu" lì in mezzo a un tedesco che non ha studiato italiano è proprio indigesto.
Quindi ci sta che venga pronunciato male, alla tedesca e non all'italiana.

Eppure il commentatore non lo pronunciava alla tedesca: si inventava un'incredibile pronuncia da inglese americano. Come se Caligiuri fosse un cognome del Texas o del Kentucky (che ci siano Caligiuri anche negli USA va bene, ma rimane un cognome italiano e il povero Marco è comunque nato e cresciuto in Germania, non oltreoceano).

Boh.

Saluti,

Mauro.

sabato 8 marzo 2014

L'idiozia dei mipiacisti 2

Circa un mese fa dalle colonne di questo blog ho tuonato contro i mipiacisti di Facebook.

Però allora contestavo chi clicca "mi piace". Ma c'è una categoria di mipiacisti ancora più stupida e fastidiosa: quelli che ti invitano a cliccare "mi piace" su una qualche pagina... ma lo fanno mandandoti il messaggio standard automatico di Facebook, non scrivendoti personalmente.

È inutile che lo facciate, cari mipiacisti. Smettetela pure di invitarmi a cliccare "mi piace" su una pagina.
Io non clicco un cazzo e quando una pagina mi piace scrivo al suo autore/padrone/chiamatelocomevolete e glielo dico chiaramente spiegandogli anche perché mi piace.


Dopo che ho scritto quanto sopra direttamente su Facebook, qualcuno mi ha fatto notare che l'invito serve a farmi sapere che quella pagina esiste.

No, cari miei, l'invito non serve proprio a un belino, perché un invito così impersonale diventa un invito a NON visitare detta pagina.
Se vuoi farmi sapere che quella pagina esiste, ti prendi qualche secondo del tuo tempo e mi scrivi un messaggio personale - usando parole tue! - per convincermi a visitarla.


Saluti,

Mauro.

giovedì 6 marzo 2014

I calciatori...

I calciatori generalmente non sono esempi di intelligenza e sensibilità.

Però talvolta stupiscono in positivo, come il brasiliano Neymar nell'occasione raccontata qui da Giulio Cavalli.
Onore a Neymar.

Ah, prima che dimentichi: non leggete solo quanto scrive Cavalli. Guardatevi anche (soprattutto) il video che pubblica.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 5 marzo 2014

Dove nacque Internet

Per ragioni anagrafiche io non ho visto nascere Internet (avevo un anno quando nacque, con il nome di Arpanet).

Però ho visto nascere il World Wide Web (WWW o Web per i profani). E non lo ho visto nascere come la maggioranza di voi, cioè sentendone parlare al telegiornale o leggendone in qualche articolo, generico o scientifico che fosse.
No, il WWW io lo vidi nascere giorno dopo giorno sullo schermo di un computer. Chiaramente non a casa, dove ora tutti lo abbiamo, ma all'università, in quanto il dipartimento di fisica di Genova era uno di quelli collegati al CERN di Ginevra, dove il WWW nacque, e partecipò ai tests (come tanti altri dipartimenti di fisica e matematica sparsi per l'Europa, non sto certo pretendendo di far parte di un'elite ristretta).

Quindi, anche se non vidi nascere Internet... vedere i luoghi dove nacque mi emoziona allo stesso modo in cui mi può emozionare una poesia o una canzone.

Prendetemi pure per scemo, ma per me anche questa è storia, anche questa è poesia.

Saluti,

Mauro.

martedì 4 marzo 2014

La nuova diga foranea di Genova

Sapendo come vanno i grandi progetti nei "miei" due paesi Italia e Germania (e la mia Genova non fa eccezione, anzi), fin che non la vedrò finita non ci crederò... ma la nuova diga foranea sarebbe veramente una gran figata!

Saluti,

Mauro.

lunedì 3 marzo 2014

Il problema con l'Ucraina

Il problema grosso (sì, lo so, per gli ucraini stessi il problema è già sufficientemente grosso, ma io parlo a livello internazionale), di cui nessuno purtroppo parla... come in una sorta di autocensura collettiva, è che se in Ucraina si passa dalle attuali scaramucce a una guerra vera... col cavolo che ci si ferma lì.

Perché ONU, USA, UE e NATO (ma soprattutto quest'ultima, visto che ONU e UE sono troppo deboli e gli USA non hanno nessuna convenienza a muoversi subito da soli forzando la mano a ONU e NATO, visto che dall'altra parte non c'è l'Iraq o l'Afghanistan, ma la Russia) a quel punto avrebbero tre opzioni:
- rimanere al quaquaraquaqua senza fare nulla;
- dare una riposta forte ma solo politica;
- preparare qualche risposta militare.

Il problema è che tutte e tre queste opzioni avrebbero una conseguenza comune: il fuoco si estenderebbe ben oltre l'Ucraina.
La sfida è capire quale delle tre risposte lo farebbe estendere di meno. E credo che in questo momento nessuno lo sappia, né a Mosca, né a Kiev, né a Washington, né a Bruxelles, né altrove.

La cosa grave è che ho l'impressione che nessuno lo voglia neanche sapere.

Chiaramente, spero di sbagliarmi su tutta la linea.

Saluti,

Mauro.

sabato 1 marzo 2014

A me piacciono le tette

Sono onesto: a me piacciono le tette.
Sono uomo, sono maschio, sono single. E non sono ipocrita, quindi non vedo perché negarlo: a me un bel seno piace. Eccome se mi piace.

In questi giorni a Colonia c'è il Carnevale. E molte donne mettono in bella mostra le tette.
Salvo lanciarti sguardi di fuoco se gliele guardi.

Ma belina, se non vuoi che te le guardi non metterle in mostra. Punto.
Se le metti in mostra (e se sono belle) io te le guardo. Che ti piaccia o no. Del resto tu le metti in mostra per fartele ammirare. Se no le nasconderesti. O sbaglio?

Saluti,

Mauro.

giovedì 27 febbraio 2014

Questi però sanno fare dell'ironia

Il PD, vi ricordo, era nato come sottomissione di un partito grosso - i DS, eredi del PCI - a un partito medio-piccolo - la Margherita, erede di una parte della vecchia DC.
Quindi era nato, se non proprio democristiano, almeno centrista.

Ora la transizione del PD nella nuova versione della DC si è completata, grazie a Matteo Renzi.

E ora che è rinata la DC (anche se continua a chiamarsi PD), cosa ti combinano quei buontemponi che la guidano?
Entrano nel PSE, il Partito Socialdemocratico Europeo, ignorando il PPE, il Partito Popolare Europeo (cioè la DC europea).

E poi voi mi volete dire che i politici non sanno fare dell'ironia?

Saluti,

Mauro.

mercoledì 26 febbraio 2014

È una bufala, non diffondetela

Da qualche tempo gira un avvertimento che dice che i messaggi di WhatsApp diventeranno a pagamento. E che per continuare a spedirli gratis dovete reinviare detto avvertimento ad almeno venti (o dieci a seconda delle versioni) vostri contatti.
Finora avevo ignorato la cosa, pur avendone letto in rete. Non credevo che potesse essere presa sul serio.
Oggi però - finalmente! - un mio contatto ha osato inviare a me detto avvertimento.
Quindi sono costretto a parlarne.

È una bufala!
Non diffondetela (e soprattutto non cliccate sul sito citato nell'avvertimento, il vostro IP non è mascherato... quindi andando su quel sito lasciate tracce, che protebbero essere, diciamo così, mal usate).

Per saperne di più, leggete cosa ha scritto al proposito il sempre vigile Paolo Attivissimo.

Saluti,

Mauro.

martedì 25 febbraio 2014

Tanto di cappello a Di Maio

Chi mi conosce sa benissimo che non sono un amante del M5S. Anzi.

Soprattutto non mi piace il disprezzo del M5S per le istituzioni.
Infatti si possono contestare le persone che ricoprono cariche istituzionali (e dette persone sono spesso il primo a contestarle), ma contestare le istituzioni in sé è, nel migliore dei casi, dimostrazione di crassa ignoranza.
Lasciamo perdere il peggiore dei casi.

Oggi però nei confronti di un rappresentante del M5S ho dovuto cambiare idea: il vicepresidente della Camera Di Maio ha dimostrato di essere veramente un uomo delle istituzioni.
Contrariamente a Renzi.

Questi "pizzini" lo dimostrano.

Saluti,

Mauro.

Dibattito parlamentare ovvero i leader che lo evitano

Lasciamo un attimo da parte come si è formato (e come è composto) il governo Renzi.
E guardiamo al Parlamento.

In democrazia il Parlamento è il cuore della politica. È il posto dove, appunto, la politica viene fatta, costruita, discussa. E una volta fatta in Parlamento viene poi passata al Governo perché si occupi della sua applicazione pratica (non per niente il Parlamento è il detentore del potere legislativo mentre il Governo di quello esecutivo).

Quindi uno si aspetterebbe - e in democrazia uno deve aspettarselo, anzi deve pretenderlo - che i leaders dei vari partiti siedano in Parlamento e partecipino al dibattito parlamentare, non che tirino solo le fila da dietro le quinte... insomma, almeno uno si aspetta che ci mettano la faccia in tutto e per tutto.
E se non possono farlo per ragioni esterne (tipo ineleggibilità)... che passino la mano all'interno del partito.

Ecco... detto ciò... l'Italia ha un problema. Un grosso problema.

Cinque partiti (e confesso che uno dei cinque è il partito per cui voto, cioè SEL) rappresentati in Parlamento - tra cui i tre partiti più grossi: PD, M5S e FI - hanno il leader che se ne sta fuori dal Parlamento.
Sono cinque storie diverse, con cause e spiegazioni diverse... ma sono comunque cinque storie sbagliate. E nessuna delle cinque in democrazia dovrebbe esistere.

PD: il leader Matteo Renzi non siede in Parlamento.
M5S: il leader Beppe Grillo (o Gianroberto Casaleggio, fate voi) non siede in Parlamento.
FI: il leader Silvio Berlusconi non siede in Parlamento.
SEL: il leader Nichi Vendola non siede in Parlamento.
Lega Nord: il leader Matteo Salvini non siede in Parlamento.

Se ci aggiungiamo che un sesto partito (Scelta Civica) ha un leader (Mario Monti) sì in Parlamento, ma non eletto bensì nominato e che ha creato il suo partito dopo la nomina... le storie strane (e sbagliate) diventano sei.

No, la cosa non mi piace proprio.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Uso la parola leader perché generalmente i partiti hanno un segretario, non un leader, ma nel caso di M5S e FI non si capisce bene che carica abbiano Grillo, Casaleggio o Berlusconi.

sabato 22 febbraio 2014

La differenza

Il governo Letta non ha portato chissà quali risultati (le larghe intese, di cui è responsabile Napolitano e non Letta, non hanno mai portato risultati, in nessun paese del mondo... lasciatevelo dire da uno che vive in Germania, dove negli ultimi anni di larghe intese se ne sono viste a iosa).

Però Letta accettò l'incarico per spirito di servizio.

Renzi invece ha preteso l'incarico per sete di potere.

Anche se i partiti della coalizione di governo rimangono gli stessi... se non si vedono le differenze significa essere scemi oppure in malafede.

Saluti,

Mauro.

venerdì 21 febbraio 2014

Un governo di merda

Non lo ho mai detto di nessun governo. Neanche dei peggiori governi berlusconiani o del governo Amato.
Spesso ho dato della merda a primi ministri o a singoli ministri, ma mai a governi nel loro complesso.

Stavolta lo faccio. E a priori, senza neanche aspettare di vedere come opererà.

E lo faccio a ragion veduta.
In primis per il motivo per cui è nato: la sete di potere di Renzi. L'unica pietra fondativa di questo governo.
In secundis perché composto (come prevedibile) di terze linee, non di "campioni".

Del resto perché i campioni (veri o presunti che siano) dovrebbero accettare di sottomettersi a Renzi?
Lui è accentratore, non ascolta, decide prima di valutare... un campione con Renzi non può collaborare, può solo combattere.
E per questo Renzi ha incassato una serie di no tale da far arrossire pure un Berlusconi. Ma lui invece di arrossire ha semplicemente chiamato le terze linee, le mezze calzette (da ligure posso citare il nome Pinotti... in un paese civile non troverebbe lavoro neanche come lavacessi).

Guardate i nomi (dimenticate i partiti, guardate i nomi). L'Italia non ha mai avuto un governo con così pochi nomi di qualità. E per chi guarda alla notorietà: no, l'Italia non ha neanche avuto mai un governo così "ignoto" alla massa.

Ma era prevedibile.
Credete proprio che chiunque abbia o rispetto di se stesso o ambizione di potere avrebbe potuto sottomettersi a Renzi e quindi bruciarsi definitivamente?
Ma non scherziamo... uno che valga qualcosa, sia che pensi al paese sia che pensi a se stesso, si mette da parte e aspetta la caduta del ducetto circondato da mezze calzette.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 19 febbraio 2014

Non abusiamo della parola innovazione

L'innovazione, il progresso tecnico (accanto a quello scientifico) sono sicuramente cose importanti, importantissime.
Non sono certo io a negarlo, che nell'innovazione tecnica ci lavoro.

Un articolo letto oggi mi ha fatto però pensare che la parola "innovazione" venga decisamente abusata.

L'articolo in questione è "Se le nuove innovazioni non provocano crescita" pubblicato da Thomas Manfredi su Linkiesta e che è a sua volta la recensione di un articolo più impegnativo scritto da Robert J. Gordon del National Bureau of Economic Research: "Is U.S. Economic Growth Over? Faltering Innovation Confronts the Six Headwinds" (purtroppo a pagamento).

La tesi in sostanza è che, contrariamente a quanto viene sempre detto, non sempre l'innovazione è causa di crescita economica.
Non ho letto l'articolo di Gordon, quindi non so se le sue argomentazioni siano convincenti o meno (non mi stupirebbe comunque se fossero convincenti di base ma lui le avesse "tirate" un po' nelle conclusioni).

Questo articolo però mi ha fatto venire un pensiero a margine: appunto che la parola "innovazione" è abusata.
Usualmente si pensa che ogni brevetto sia innovazione, anzi molti pensano che siano innovative anche idee che non arrivano a diventare brevetto.
Giusto, molti brevetti sono innovativi.
E giusto, anche molte idee che non arrivano al brevetto sono innovative.
Ma sbagliato, non tutti i brevetti e le idee sono innovativi.

Molto non è innovazione, ma solo modifica, evoluzione, miglioramento.
E anche molte di queste cose possono (anzi, devono) arrivare a essere brevetto, perché contengono qualcosa di nuovo che merita protezione.

La vera innovazione però non "contiene qualcosa di nuovo".
La vera innovazione è "nuovo" e basta.

Saluti,

Mauro.

sabato 15 febbraio 2014

Una partita speciale

Volevo scriverne quando nelle settimane scorse il Genoa ha giocato a Firenze.
Per un motivo o per l'altro non ci sono riuscito.
Lo faccio ora.

Io sono genoano e questo lo sapete. Non è certo una novità.
Altre squadre possono essermi simpatiche o antipatiche, ma la maggioranza delle altre squadre in realtà mi è indifferente.

Fino al 7 gennaio la Fiorentina apparteneva a questa maggioranza.
Il 7 gennaio però è morto mio papà. Mio papà, colui che mi ha attaccato la malattia Genoa.
Cosa c'entra con la Fiorentina?
L'unica trasferta (derbies esclusi, ma questi non sono vere trasferte) che abbiamo mai fatto insieme è stata un Fiorentina-Genoa.
E l'ultima partita che abbiamo visto insieme allo stadio, prima che lui si ammalasse, è stata un Genoa-Fiorentina.

Quando il Genoa in futuro incontrerà la Fiorentina per me non sarà mai più una partita normale. Non potrà più esserlo. No.

Saluti,

Mauro.

Dettagli coloniesi 22 - Un duomo inquietante


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli coloniesi.

giovedì 13 febbraio 2014

Moriremo tutti democristiani

Vero che anche Letta è DC, non solo Renzi.

Ma almeno Letta veniva dalla parte sana della DC, quella che ci ha dato gente come Aldo Moro.
Renzi viene dalla tradizione fanfaniana. E infatti Fanfani prima di aderire alla DC fu una camicia nera.

Altro non aggiungo.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 12 febbraio 2014

Dettagli genovesi 10 - Cactus in fiore


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli genovesi.

martedì 11 febbraio 2014

Ridimensioniamo il referendum svizzero

La Svizzera ha votato contro gli immigrati.

OK... il referendum ha visto la vittoria di chi vuole una limitazione dell'immigrazione di massa... per altro molto risicata, con solo il 50,3% dei votanti favorevoli alla limitazione... 50,3% dei votanti, non degli svizzeri, e anche sui siti svizzeri è ben difficile scoprire quanti siano andati a votare (presumibilmente l'astensionismo domina anche lì).
Quindi intanto parliamo degli svizzeri votanti, non della Svizzera.

E poi, siamo sicuri di sapere cosa succederà veramente? Non credo.

Punto primo: a livello immediato non succederà assolutamente niente. I referenda, in qualsiasi paese, sono sì vincolanti, ma non hanno valore di legge.
Cosa significa? Che per cambiare la situazione concreta deve intervenire il Parlamento con le adeguate modifiche legislative. E queste seguono lo stesso iter di ogni altra proposta legislativa. Anche in Svizzera.
Per la precisione in Svizzera il Parlamento ha tre anni di tempo per tradurre in legge un referendum. E in tre anni possono succedere tante cose.

Punto secondo: un referendum in genere (e in Svizzera in particolare) contiene enuncianzioni generiche o parziali. Una legge deve essere precisa e completa.
Ergo: prima di urlare allo scandalo aspettiamo di vedere come il Parlamento svizzero tradurrà questo referendum in legge.
Potrebbe anche darsi che i promotori dello stesso alla fine abbiano fatto un autogol.

Punto terzo: piantiamola di parlare dei frontalieri (italiani in Ticino o tedeschi a Basilea o Sciaffusa).
I frontalieri non sono immigrati: essi continuano a vivere nel paese di origine (Italia o Germania, per quanto riguarda i casi citati). In Svizzera lavorano solo. E il referendum non riguarda loro (anche se ai promotori piacerebbe).
Quindi: cancellate a priori almeno i due terzi degli articoli che state leggendo: detti articoli non parlano per niente di ciò che ha a che fare col referendum.

Punto quarto: Un referendum, quasiasi sia il suo risultato, non deve andare contro le leggi e la Costituzione del paese in cui viene fatto.
Ergo: prima che questo risultato diventi legge ci sono un sacco di passaggi da fare. Non tutti i controlli vengono fatti prima del voto (soprattutto in paesi come la Svizzera, dove i referenda sono quasi quotidiani).

Punto quinto: ogni paese che aderisce ad accordi internazionali è legato agli stessi.
Il che significa che se qualcuno (mediante referendum o per altre strade) propone iniziative che vanno contro questi accordi i casi sono due: o l'iniziativa viene ignorata o il paese in questione esce da detti accordi.
Quindi: in fondo non serve che la UE minacci la Svizzera. La Svizzera stessa, se vorrà tradurre il referendum in legge, dovrà di propria iniziativa uscire dagli accordi di Schengen. L'altra (più probabile) possibilità è che non traduca il referendum in legge.

Punto sesto: io attraverso la Svizzera (sono italiano e vivo in Germania) da ben prima che questa aderisse a Schengen. E non sono mai stato controllato ai confini.
Se credete che verrò controllato una volta che la Svizzera dovesse uscire da Schengen... beh, continuate pure a sognare.

Cosa significa tutto ciò?
Semplicemente che alla fine, nonostante il referendum, probabilmente non succederà nulla.

Saluti,

Mauro.

lunedì 10 febbraio 2014

Dettagli genovesi 9 - Monumenti portuali


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli genovesi.

L'idiozia dei "mipiacisti"

Comincio subito con la confessione di una grave colpa: io sono su Facebook.

Però ho delle attenuanti serie: io organizzo attività culturali e ho un blog... e per queste cose Facebook è un veicolo pubblicitario fortissimo.

Il problema però non è cosa io scriva su Facebook, bensì gli idioti del "mi piace".

Tempo fa ho pubblicato un messaggio in cui la parte principale (come importanza, non come spazio) era il dire che avevo avuto un grave lutto in famiglia (in realtà erano due ma questo è un altro discorso)... e questo messaggio ha raccolto un paio di "mi piace".
Cioè, fammi capire... ti piace che io abbia avuto un grave lutto in famiglia?
Bene, allora a me piacerà quando i tuoi parenti stretti avranno un grave lutto in famiglia. Cioè quello per la tua perdita.

Ma anche senza arrivare a fatti così drammatici, la tua idiozia rimane comunque evidente.
Io scrivo cose che tu non puoi approvare, ma comunque clicchi su "mi piace" (e io ti conosco, quindi so benissimo che non lo fai per promuovere la libertà di espressione)... cioè non hai letto (o forse letto, ma di sicuro non capito) quello che "ti piace".
Io per curiosità vado a vedere cosa "ti piace" e vedo che "ti piacciono" talmente tante cose che neanche stando 24 ore al giorno su Facebook potresti averle veramente lette tutte... cioè non hai letto un bel nulla... il tuo ditino segue semplicemente un riflesso pavloviano quando clicca su "mi piace".

Insomma, caro/a "mipiacista"... dei tuoi "mi piace" non me ne frega nulla. Anzi mi fanno proprio schifo, quindi la prossima volta pensaci non due, ma duemila volte prima di cliccare su "mi piace".

Saluti,

Mauro.

sabato 8 febbraio 2014

Il vuoto, un padre e Wallander

Chi mi legge regolarmente sa che un mese fa ho perso mio padre, perdita che ha lasciato un vuoto non colmabile.
Chi mi legge regolarmente sa anche che sono un grandissimo appassionato di letteratura gialla nordica.

Cosa hanno le due cose in comune?
Apparentemente nulla.
Ma una frase dell'ultimo romanzo della serie di Wallander mostra invece che hanno tanto in comune.
Cosa dice detta frase?
La traduco qui dal tedesco, visto che il libro non è ancora stato pubblicato in italiano:

Egli ha avuto un padre. Un certo giorno non c'era più. Improvvisamente il tempo è scomparso, il tempo che distanziava tra il padre vivente e l'urna sepolta nel cimitero. Come fosse ieri. O come fosse un sogno.

Io non ho sepolto mio padre. Lo ho messo in un loculo, all'interno di un tempio cinerario.
Ma tutto il resto è esattamente come lo ho sentito io.

Infatti continuo a non rendermi conto che mio padre non ci sia più.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 5 febbraio 2014

Dettagli genovesi 8 - Una crêuza


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli genovesi.

martedì 4 febbraio 2014

Beh, se se lo dicono da soli...

Che io non abbia una grande considerazione dei tifosi di calcio (pur essendo io stesso un grandissimo tifoso del Genoa) è noto.
E chi non lo sapesse, può scoprirlo qui.

Però quando gli ultras si definiscono da soli figli di puttana... non si tratta più di miei giudizi, ma di qualcosa di più.
E quindi... chi sono io per dargli torto?


Il Rapid Wien è una delle più gloriose squadre austriache... e Hurensöhne, nomignolo che si danno i suoi ultras, in tedesco significa semplicemente figli di puttana.

Se lo dicono loro...

Saluti,

Mauro.

domenica 2 febbraio 2014

È stato osservato il monopolo magnetico? No!

L'altro giorno, a seguito di entusiastiche notizie di stampa, mi chiedevo se fosse stato finalmente osservato/scoperto il monopolo magnetico previsto da Dirac (sorvolo qui sulle domande poste da Serena, in quanto Paolo ha già risposto in maniera precisa e chiara... domande e risposte le trovate nei commenti all'articolo citato sopra).

Oggi posso rispondere: no, non è stato osservato/scoperto. È stato solo simulato (e neanche per la prima volta, anche se mai prima così bene).
Vediamo ora la storia nei dettagli, perché non è la rivoluzione che si strilla, ma è comunque una pagina di ottima fisica (i cui autori comunque meritano una tiratina d'orecchie).
Qui l'articolo originale su Nature, purtroppo a pagamento.

Un gruppo di ricerca ha voluto vedere come si comporterebbe un elettrone nelle vicinanze di un monopolo magnetico.
Per farlo però serviva, appunto, un monopolo. Ma in magazzino a quanto pare non ne hanno trovati ;)
Battute a parte, un monopolo non è mai stato osservato, però le caratteristiche che dovrebbe avere sono note. Quindi? Quindi, si sono detti, vediamo di simularcelo.
Hanno preso un bel po' di atomi di rubidio, li hanno raffreddati ben bene (a circa cento miliardesimi di grado sopra lo zero assoluto) fino a trasformarli in un condensato di Bose-Einstein. Non è qui il caso di stare a discutere in dettaglio cos'è questo condensato, basti qui sapere che atomi in particolari condizioni perdono la propria individualità e si comportano come, appunto, un unico stato condensato.
Ora, il trucco è che, mentre un singolo atomo non potrà mai essere un monopolo, un tale condensato - grazie al comportamento collettivo degli atomi - produrrà un campo magnetico uguale a quello che sarebbe prodotto da un monopolo magnetico.

Per una descrizione corretta e al tempo stesso abbastanza semplice della cosa, potete leggere questo commento (sempre su Nature, stavolta non a pagamento).
Lasciatemi citare una frase in esso contenuta (e pronunciata da Steven Bramwell, fisico allo University College di Londra):

There’s a mathematical analogy here, a neat and beautiful one. But they’re not magnetic monopoles [...]
(Vi è qui un'analogia matematica, accurata e bella. Ma non sono monopoli magnetici [...])

Quindi, Dirac deve aspettare.

Perché gli autori dell'articolo meritano una tirata d'orecchie?
Leggete il titolo dell'articolo originale:

Observation of Dirac monopoles in a synthetic magnetic field
(Osservazione di monopoli di Dirac in un campo magnetico sintetico)

È vero che se scrivevate "Simulazione" invece di "Osservazione" al di fuori degli addetti ai lavori nessuno vi cagava... però non mi sembra proprio della massima onestà intellettuale piegare così le parole...

Saluti,

Mauro. 

sabato 1 febbraio 2014

Arricchirsi sulla povertà

Beh, direte, che banalità... non serve essere comunisti per sapere che il capitalismo prospera sulla pelle dei poveri.
Sarà anche una banalità, ma stavolta la cosa raggiunge vette incredibili.

Wal-Mart (più grande catena di vendite al dettaglio del mondo, non sto qui a elencare tutte le accuse, provate o meno, contro di lei e i suoi metodi nel corso dei decenni, non stiamo parlando di un'associazione umanitaria, anzi) ha annunciato venerdì che il taglio del governo USA ai buoni cibo (programma ampliato notevolmente durante la recessione e ora, almeno nelle sue misure straordinarie, giunto a naturale conclusione) porterà a una caduta dei propri profitti (e quindi, visto che il profitto non si tocca, si dovranno tagliare le spese... cioè i dipendenti).

Insomma: prima Wal-Mart ha mangiato sulla povertà e ora, pur di non tornare a profitti inferiori con cui comunque ha sempre vissuto più che bene, ne provoca ulteriore tramite licenziamenti.

Saluti,

Mauro.

venerdì 31 gennaio 2014

È stato osservato il monopolo magnetico?

Oggi i quotidiani generalisti hanno strillato (per esempio qui e qui) al mondo che finalmente è stato osservato il monopolo magnetico previsto da Dirac nel 1931.
Detto monopolo è uno dei "problemi" maggiori della fisica: teoricamente previsto ma sperimentalmente apparentemente irraggiungibile.

Ora, la notizia come riportata dai quotidiani di cui sopra non mi convince e non mi soddisfa (e chi mi legge abitualmente si sarebbe, spero, stupito del contrario), però, se confermata, sarebbe una notizia esplosiva... forse ancora più importante dell'osservazione del bosone di Higgs.

Datemi il tempo di cercare e leggere quanto pubblicato sulle riviste scientifiche e poi nel fine settimana ne riparliamo.

Saluti,

Mauro.

domenica 26 gennaio 2014

Porcellus Italicus

Sì, Porcellus Italicus è scritto con le s e non le m in fondo... visto che qui si tratta di nominativo e non di accusativo (e il latino ha sue regole ben precise, anche se l'informazione e i politici credono che tutto in latino finisca con le m, indipendetemente da generi e casi).

E sì, Porcellus Italicus è anche scritto senza congiunzione "e" in mezzo, visto che se il costrutto di Calderoli era una legge incostituzionale, a maggior ragione la sarà quello di Renzusconi, visto che ne riprende tutti i lati bocciati dalla Corte Costituzionale.

Io qui non voglio entrare nel giudizio politico delle varie proposte (a me non piacciono proprio per niente, e la nuova proposta meno ancora della vecchia legge, ma quanto sto scrivendo varrebbe anche se le considerassi ottime leggi di mio gusto).

Forse sono scemo io, quindi per favore illuminatemi: la Corte Costituzionale ha sostanzialmente cassato il Porcellum (qui la m ci va, visto che la parola è usata come complemento oggetto e non come soggetto, quindi accusativo e non nominativo) per due motivi.
1) Liste bloccate;
2) Premio di maggioranza.

E la proposta di Renzusconi (oltre allo svilimento del Senato) si basa su due punti:
1) Liste bloccate;
2) Premio di maggioranza.

Delle due l'una, o Berlusconi senior brianzolo e Berlusconi junior fiorentino hanno perso anche quella piccolissima briciola di decenza che ancora possedevano oppure sono due emeriti analfabeti e non hanno capito nulla di quello che ha scritto la Consulta.

Io temo valgano entrambe le cose.

Saluti,

Mauro.

venerdì 24 gennaio 2014

Gli aeroporti e la cucina 2

Qualche giorno fa ho scritto un articolo in cui parlavo della cucina negli aeroporti.
Armando ha in risposta chiesto dei nomi di ristoranti concreti e verificabili (e non lo posso biasimare, anzi).

Quindi, eccovi i primi due (quando troverò il tempo ne seguiranno altri).

Aeroporto di Copenhagen: O'Learys. Mai mangiato hamburger migliori. Dimenticatevi ogni catena americana o americaneggiante (nonostante il nome O'Learys è una catena svedese, che offre il suo meglio però a Copenhagen, Danimarca)... O'Learys è meglio. Mille volte meglio. Anzi di più.

Aeroporto di Monaco di Baviera: Käfer. Sì, lo so, Käfer è famoso anche senza aeroporti... ma vi garantisco che ciò che offre all'aeroporto di Monaco è di prima classe. Anzi primissima (certo, se volete le specialità bavaresi pure e dure dovete uscire dall'aeroporto... ma se vi accontentate di mangiare bene, anzi benissimo... l'aeroporto basta e avanza).

Saluti,

Mauro.

mercoledì 22 gennaio 2014

Il vuoto

Il vuoto non si riempie.

Saluti,

Mauro.

La Brocca sbrocca... alla grande

Vanna Brocca ha pubblicato ieri sul Fatto Quotidiano un articolo che definire disinformazione è fargli un complimento.

Su detto articolo ci sarebbe tanto da dire (ma attaccare la Brocca sarebbe come sparare sulla Croce Rossa), però io qui mi limito a due osservazioni che dovrebbero bastare a chiunque abbia almeno due neuroni funzionanti.

1) La vivisezione è proibita per legge da lungo tempo in Europa (Regno Unito compreso, dove ha sede la citata Università di Cambridge).

2) Il nitrogeno non esiste (e non serve essere chimici per saperlo, basta conoscere la lingua italiana).

Saluti,

Mauro.

lunedì 20 gennaio 2014

Dacci oggi il nostro carbone quotidiano

Quando si parla di fonti di energia i conflitti sono all'ordine del giorno.
Gli ambientalisti sostengono una cosa.
I politici ne sostengono una seconda.
Le aziende produttrici di energia ne sostengono una terza.
Le aziende consumatrici di energia ne sostengono una quarta.
Gli scienziati ne sostengono una quinta.
E probabilmente dimentico qualcuno.

Però su una cosa tutti questi soggetti sono d'accordo: che il carbone sia la fonte di energia più sporca e merdosa che esista.
Quindi, se la logica non è un'opinione, si potrebbe pensare che la pianificazione per l'abbandono del carbone sia magari lenta ma inevitabile e condivisa.
Sicuri? Proprio sicuri?

Guardate questo grafico, tratto da Internazionale del 29 novembre 2013:


Guardate bene le curve... la lotta contro il nucleare (degli ambientalisti, ma sostenuta - almeno in passato - finanziariamente anche se senza pubblicità dalle compagnie petrolifere... alleanza da non sottovalutare) ha visto i suoi effetti (successi) concreti a cavallo tra la fine del secondo millennio e l'inizio del terzo.
La curva verde (alias nucleare) vede appunto una stagnazione (e alla fine pure decrescita) in tale periodo.
Gli ingenui e gli ottimisti potrebbero pensare che il nucleare sia stato sostituito dalle cosiddette rinnovabili o almeno dal gas, la più pulita delle fonti classiche.

Però... c'è sempre un però... guardate le altre curve. Quale ha subito un'impennata durante la stagnazione (o addirittura decrescita) del nucleare?
La curva rossa... cioè il carbone... la più sporca di tutte le fonti di energia.

Due "piccoli" commenti:
1) Il carbone è (anche se moderatamente) radioattivo... e per di più, viste le polveri prodotte (che sono assenti nelle centrali nucleari), si registra un livello di radioattività superiore attorno a una centrale a carbone piuttosto che attorno a una centrale nucleare;
2) Internazionale è una rivista tradizionalmente vicina alla sinistra ambientalista... quindi non chiudete la questione con un "propaganda della lobby nucleare"... non farebbe onore alla vostra intelligenza.

Ogni altra considerazione credo sia superflua, visto che i dati dicono chiaramente che la lotta per l'ambiente danneggia l'ambiente.
Resta solo da capire se tale risultato sia dovuto a ignoranza o a malafede.

Saluti,

Mauro.

domenica 19 gennaio 2014

L'aereo che non può esserci

Guardate questa foto:


E leggete la didascalia: "Un aereo Alitalia in fase di decollo dall'aeroporto di Genova".

Ora, o l'aeroporto non è quello di Genova oppure si tratta di un fotomontaggio.
Perché? Perché quello nella foto è un Jumbo Jet (alias Boeing 747). E i Jumbo, per le loro dimensioni, a Genova non possono né atterrare né decollare (pista troppo corta e vie di fuga ridotte).

Fortuna che la foto è stata pubblicata dal quotidiano di Genova (Il Secolo XIX, in un articolo del 14 gennaio scorso), che - si spera - qualcosa di Genova e del suo aeroporto dovrebbe sapere.

Saluti,

Mauro.

sabato 18 gennaio 2014

Gli aeroporti e la cucina

Io volo spesso. Per lavoro e anche privatamente (nelle ultime settimane, per motivi non piacevoli, anche più di quanto mi sarebbe piaciuto).
Vedo molti aeroporti, dato che volo su tratte diversissime (anche se tutte all'interno dell'Europa). E mangio spesso negli aeroporti.

E sapete cosa vi dico?
Che la media della cucina standard negli aeroporti è ben superiore a quello che si trova fuori.

Prima di inalberarvi... cercate di capire bene quello che ho scritto: "media" e "standard".
Infatti negli aeroporti non troverete mai certi livelli di eccellenza (sia noti che nascosti) che trovate fuori. E non troverete mai specialità locali, ma veramente locali (solo specialità "locali" che ormai hanno conquistato il mondo).
Però, se volete cucina internazionale standard di ottimo livello... vi garantisco che non c'è posto migliore degli aeroporti.

Anzi, in molti aeroporti europei posso consigliarvi i posti migliori, se vi interessa.

Saluti,

Mauro.

venerdì 17 gennaio 2014

martedì 7 gennaio 2014

Chiuso per lutto

Saluti,

Mauro.

Genova sotto il cielo







Va bene, pignoli, l'ultima non è Genova... ma è comunque provincia di Genova (lago del Brugneto).

Saluti,

Mauro.

domenica 5 gennaio 2014

Salvo imprevisti...

... domani si torna in Germania.

Saluti,

Mauro.

venerdì 3 gennaio 2014

Lo scontrino, questo conosciuto

Sì, avete letto bene: conosciuto, non sconosciuto.

Io leggo quotidianamente lamentele su blog, angoli dei lettori su giornali e su altri tipi di forum riguardo a commercianti ed esercenti che non fanno scontrini e che diventano scontrosi o addirittura maleducati quando glieli chiedi.

Ora, io passo mediamente un mese e mezzo all'anno in Italia, per di più in una città non certo famosa per la correttezza in questo ambito, cioè Genova.
Io non ho mai avuto problemi con gli scontrini. Non posso certo dire di averli sempre ottenuti, ma i commercianti/esercenti scorretti sono sempre stati una minoranza.

Però a forza di leggere lamentele al proposito mi stavo convincendo di essermi immaginato un mondo quasi ideale... così quando sono sceso a Genova il 21 dicembre mi sono ripromesso di segnarmi ogni posto che non mi rilasciasse scontrini o che me li rilasciasse solo dopo mia insistenza.

Bene, dal 21 dicembre a oggi (3 gennaio) tra negozi, farmacie, bar, ristoranti e supermercati sono entrato in luoghi a obbligo scontrino un po' più di 100 (cento) volte.

Luoghi dove NON mi è stato dato lo scontrino: 0.
Luoghi dove ho dovuto chiederlo: 0.
Luoghi dove mi è stato dato subito, senza richiesta: TUTTI.

Non credo serva aggiungere altro.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 1 gennaio 2014

Genova

Le tue strade.
I tuoi palazzi.
Le tue piazze.
I tuoi odori.
I tuoi monti.
Le tue chiese.
I tuoi vicoli.
I tuoi rivi.
I tuoi parchi.
Le tue salite.
I tuoi scogli
I tuoi profumi.
Le tue scalinate.
I tuoi ascensori.
Le tue stazioni.
I tuoi colori.
Le tue cremagliere.
Le tue gallerie.
I tuoi corsi.
I tuoi lungomare.
Le tue spiagge.
I tuoi moli.
I tuoi musei.
Le tue quadrerie.
I tuoi campanili.
Le tue torri.
Le tue porte.
I tuoi teatri.
Le tue navi.
I tuoi caffè.
I tuoi negozi.
Le tue osterie.
I tuoi bisagnini.
Le tue spezie.
Le tue ferite.
I tuoi carruggi.
I tuoi cimiteri.

Il tuo porto.
Il tuo mare.
Il tuo cielo.

La tua gente.

Semplicemente tu, Genova.

Saluti,

Mauro.

lunedì 30 dicembre 2013

Mi pesa dirlo, ma Maroni ha ragione

Voi che mi conoscete, sapete benissimo che è difficile trovare uno più antileghista di me.
E, aggiungo, quella che viene spesso considerata la faccia più presentabile della Lega (cioè Maroni), io la considero la faccia più pericolosa, politicamente ignorante e ingannevole della stessa.

Però, una volta nella vita che Maroni riesce a fare un'analisi politica corretta e condivisibile, ciò va riconosciuto.

L'altro giorno Maroni ha twittato contro Renzi:
Il PD contro il governo Letta? È solo una finta: i cadregari renziani vogliono solo rimpastino.

Conciso e preciso. E soprattutto giusto. Miglior descrizione dei renziani non c'è.

Saluti,

Mauro.

giovedì 26 dicembre 2013

L'ipocrisia su Khodorkowsky

Putin ha amnistiato Khodorkowsky.
Quest'ultimo è subito volato in Germania, dove è stato accolto come un combattente per la libertà (sarebbe stato accolto così comunque in tutto l'occidente, non si tratta solo di Germania).

Devo ricordarvi chi è Khodorkowsky?

Khodorkowsky è uno degli oligarchi che, con la complicità della politica post-sovietica, hanno saccheggiato la Russia con metodi, a voler minimizzare, mafiosi. Oligarchi che hanno reso il popolino forse ancora più povero di quanto non fosse ai tempi dell'URSS. E altrettanto poco libero.
E i reati per cui è stato condannato li ha veramente commessi. Insieme a una quantità di altri per cui la ha scampata.

Vero che alla fine è finito dentro perché nemico di Putin e di altri oligarchi... ma nemico come possono essere nemici due clan mafiosi, non un dittatore e un combattente per la libertà.

Putin con questa condanna ha dimostrato il suo disprezzo per la legalità... ma non tanto perché ha fatto condannare Khodorkowsky, bensì perché ha impedito processi e condanne nei confronti degli altri oligarchi.

Non dimenticatelo.

Saluti,

Mauro.

lunedì 23 dicembre 2013

Sarete veramente più buoni?

Per Natale tutti (o quasi) si ripromettono di essere più buoni.
Proposito ipocrita in moltissimi casi.
Proposito impraticabile in molti altri.
Sincero e praticabile in pochi, veramente molto pochi casi.

Anche voi avete ipocritamente questo proposito?

Io invece voglio essere spudoratamente sincero e vi dico come sarò veramente a Natale: più stronzo del solito.
Poi, se mi gira, tornerò buono il 26.
Anzi no, meglio il 27.

Buon Natale.

Saluti,

Mauro.

venerdì 20 dicembre 2013

Si torna a casa

Domani, sabato 21 dicembre, volo a Genova. Dove mi fermerò fino al 6 gennaio.
In questo periodo avrò sì accesso a internet, ma non so quanto tempo avrò per scrivere... quindi non so se apparirà qualcosa sul blog (per i mails sarà comunque più facile leggere e rispondere).
Forse sì, forse no.
Al peggio ci si rilegge qui sopra martedì 7 gennaio.
Fate i bravi e passate delle buone e piacevoli festività :-)

Saluti,

Mauro.

mercoledì 18 dicembre 2013

Lo spleen... no, non sono Baudelaire

Ci sono giornate anonime. Come oggi.
Uno si alza la mattina, va a lavorare, dopo il lavoro cura attività e contatti personali.
Però in realtà è una giornata senza avvenimenti. Non c'è nulla che verrà ricordato. Nulla di positivo ma neanche di negativo, anzi di negativo meno di nulla.

Poi però la sera uno arriva a casa e lo prende lo spleen.
All'improvviso, inaspettato, senza motivo.
Non dico che dopo una giornata anonima uno debba essere felice... ma da dove viene questa malinconia? Che ragione ha?

Comunque non temete, non sono Baudelaire, quindi non vi scriverò nessuna poesia sullo spleen.
Leggetevi lui: ha già detto tutto ciò che era possibile mettere in versi.

Saluti,

Mauro.

venerdì 13 dicembre 2013

I sondaggi, i forconi e l'ignoranza

Da un po' di giorni il cosidetto movimento dei forconi cerca di bloccare l'Italia. O almeno di metterla in difficoltà.
Recenti sondaggi dimostrano che la maggioranza degli italiani approva detto movimento di protesta, ma al tempo stesso la maggioranza degli italiani non sa cosa sia.
In realtà nulla di strano, se si riflette e si usa la logica.
Il problema è che i sondaggi rispecchiano le emozioni (spesso create ad arte dalla stampa) e non i fatti.
Mi spiego meglio con un esempio.
Poniamo che l'1% degli imprenditori (piccoli o grandi che siano) abbiano grossi problemi a causa della crisi, non siano aiutati dallo Stato e si dirigano a gran velocità verso il fallimento.
C'è però un 99% di imprenditori che ce la fa, magari con difficoltà (talvolta anche grosse) ma ce la fa. Talvolta anche molto bene, con guadagni notevoli.
La stampa parla però dell'1%, non del 99%... perché il 99% non fa sensazione, non fa notizia.
Quindi, quando si fa un sondaggio, le risposte a detto sondaggio vengono date emozionalmente pensando a quell'1%, non al restante 99%.
Però se poi vai a chiedere non cosa la gente approva o meno, ma cosa la gente conosce o meno... allora capisci (e non solo nel caso dei forconi, ma in qualsiasi sondaggio) che la maggioranza di chi risponde non sa cosa risponde, o meglio non sa a cosa risponde, cioè non sa nulla della domanda a cui risponde... quindi in teoria non dovrebbe proprio rispondere.
In sostanza, sondaggi fatti a questo modo falsano completamente la realtà.
Ma dato che ogni sondaggio è fatto a questo modo... ogni sondaggio non ha senso. E porta (o almeno può portare) a conseguenze pericolose. Molto pericolose.

Saluti,

Mauro.

giovedì 12 dicembre 2013

Non violentiamo Pasolini, per favore

In questo momento l'Italia è scossa (o almeno così vorrebbe la stampa) dalla cosiddetta rivolta dei forconi.

E molta di suddetta stampa ha ritirato fuori a sproposito Pasolini. Lo ha fatto quando le forze dell'ordine, durante la manifestazione a Torino, si sono tolte il casco. E giù a scrivere della solidarietà delle forze dell'ordine coi manifestanti.
A parte il fatto che le forze dell'ordine devono, appunto, solo garantire l'ordine e non essere pro o contro la manifestazione, qualsiasi contenuto essa abbia.
A parte ciò, il gesto aveva solo il significato di passato pericolo: quando la tensione scende e il pericolo di violenze si riduce, le forze dell'ordine si tolgono sempre il casco. E se chi le comanda è intelligente ordina di farlo nel momento in cui detto gesto contribuisce a ridurre ulteriormente detta tensione, detto pericolo.

Ma cosa c'entra Pasolini? Nel 1968, in occasione degli scontri di Valle Giulia lui scrisse una poesia passata alla storia come difesa dei "poliziotti proletari" contro gli "studenti borghesi".
Ora, chi ha letto la poesia e - soprattutto - la ha capita, sa che il pensiero di Pasolini era ben più articolato, non si limitava certo alla semplificazione di cui sopra, anche se la difesa, la comprensione per i poliziotti era vera, concreta.

Da allora, ogni volta che le forze dell'ordine hanno un'interazione diretta, fisica (sia in positivo che in negativo) con i manifestanti (qualsiasi siano i motivi della manifestazione) qualche bella anima del giornalismo ritira fuori quella poesia. Poesia che detta bella anima forse ha letto ma di sicuro non ha capito.

Sia ben chiaro, esistono occasioni in cui quella poesia spiega ancora molto, è attuale ed è utile per capire la situazione: io stesso me ne "appropriai" per il caso Placanica/Giuliani durante il G8 genovese del 2001.

Ma ciò non significa che sia applicabile sempre e comunque quando succede (o meglio sembra succedere) qualcosa di particolare tra forze dell'ordine e manifestanti.
E di certo quello che scrisse Pasolini non c'entra un bel nulla - anzi, da genovese, non c'entra un belino - con l'attuale protesta dei forconi e con i caschi tolti dai poliziotti.

Avrei voluto analizzare le incongruenze del paragone e scrivervele qui... ma per fortuna Giulio D'Antona su Linkiesta mi ha preceduto, facendo molto meglio di quanto io mai avrei potuto fare: quindi vi invito a leggere, a rileggere e a memorizzare il suo articolo "Non c'erano forconi a Valle Giulia".

Saluti,

Mauro.

martedì 10 dicembre 2013

Beline di Germania (e non solo)

Io, come sapete, sono genovese.
E a Genova, dare della belina a qualcuno non è fargli un complimento. Significa, nella più moderata delle ipotesi, dargli della testa di cavolo. Del resto belina deriva da belin (spesso italianizzato in belino), che in dialetto indica l'organo genitale maschile.

Ma altrove le beline sono a quanto pare meno disprezzate (non per niente c'è anche una Belina santa).

Io qui volevo citarvi due (tra i vari) esempi tedeschi (da genovese residente in Germania certe cose non mi sfuggono).
Due che ho visto coi miei occhi e non ho dovuto cercare su Google :-)

A Berlino le beline gestiscono delle boutiques di moda femminile, e a quanto pare con successo, visto che io vidi questo negozio per caso nel 1999 e oggi esiste ancora.
Mentre a Düsseldorf le beline traducono... e speriamo che non facciano traduzioni del belino.

Se però invece volete fare una vacanza del belino, dovete lasciare la Germania e andare in Grecia, soggiornando al Belina Hotel a Volos.

Saluti,

Mauro.

lunedì 9 dicembre 2013

La fine di un'ambiguità

Domenica 8 dicembre 2013.
Il PD ha tenuto le primarie per l'elezione del nuovo segretario.
Ha vinto Matteo Renzi. Democristiano puro. Erede morale di Amintore Fanfani.
Almeno il PD ha posto fine con queste primarie a un'ambiguità molto dannosa: molti credevano che il PD fosse un partito di sinistra.
Oggi il PD ha detto chiaro e tondo al mondo che lui con la sinistra non ha mai avuto né avrà mai a che fare.
La chiarezza in politica è merce rara. Quindi onore al PD.
E lo dico da uomo di sinistra. Che quindi, coerentemente, mai ha votato e mai voterà PD.
Saluti,
Mauro.

sabato 7 dicembre 2013

I parlamentari e la conoscenza delle leggi

Articolo ritrattato in quanto mi sbagliavo io.
Me ne scuso.

Saluti,

Mauro.

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No, non sto parlando del Parlamento italiano, quindi non cominciate a sbavare né contro la "casta" né contro i "dilettanti allo sbaraglio".

Stasera (o meglio, ieri sera, visto che la mezzanotte è ormai passata) ero a cena con alcuni amici e conoscenti e nel gruppo c'era un neoeletto parlamentare tedesco, il cristiano-democratico Thomas Mahlberg (comunque, al di là di quanto scrivo sotto, persona molto simpatica e piacevole, anche se politicamente lontana da me).

Chiaramente si finisce a parlare anche di politica e, al di là dell'avere idee politiche simili o diverse, a un certo punto mi cascano le palle quando lui si esprime contro la doppia cittadinanza.
Ma non perché lui sia contrario alla stessa (io sono favorevole, va detto, anche se - pur avendone diritto - non la ho mai richiesta), bensì per i motivi per cui è contrario.

Lui sostiene che, in quanto cittadino tedesco possessore della sola cittadinanza tedesca, sarebbe discriminato nei confronti di chi ha una doppia cittadinanza.
Perché? Perché chi ha la doppia cittadinanza può votare in due paesi e lui in uno solo!

Peccato solo che le leggi (nazionali e internazionali) impediscano ciò: chi ha doppia cittadinanza non ha doppio voto.
Al momento dell'ottenimento della doppia cittadinanza (o al raggiungimento della maggiore età, per chi la ha dalla nascita) la persona deve dichiarare per quale dei due paesi di cui è cittadino intende esprimere il diritto di voto.
Che poi ci sia chi imbroglia e cerca di votare in entrambi i paesi è palese, ma si tratta appunto di un imbroglio, non di un diritto o di una discriminazione verso chi ha una sola cittadinanza.

Io ho cercato di spiegarglielo.
Dubito che abbia capito.

Saluti,

Mauro.

giovedì 5 dicembre 2013

Come è cambiata la Germania dal 1996

Io sono arrivato in Germania il 31 agosto del 1996 (cioè in tale data ci sono venuto a vivere, come turista ci ero stato anche prima).
Sono ormai poco piú di 17 anni... ma vi garantisco che in realtà sono passate ere. Soprattutto da un punto di vista sociale ed economico.

Come ho già scritto ultimamente su questo blog, la crisi si sente anche in Germania, anche se in modo diverso che in altri paesi.
Ma qui, crisi o non crisi, vorrei raccontarvi di cose che oggi vedo in Germania, ma che non vedevo nel 1996 o negli anni immediatamente successivi.
E che hanno sì a che fare anche con la crisi, ma non solo.
Hanno anche, forse soprattutto, a che fare col fatto che la Germania si è lasciata andare.
Prima era ricca e curata. Oggi è ricca e trasandata.

1) Nel 1996 non esisteva la caparra sulle bottiglie, quindi le bottiglie venivano semplicemente buttate via. Poi venne introdotta detta caparra e i tedeschi all'inizio, da bravi gretti, si tenevano strette le bottiglie per recuperare la caparra... oggi invece molti tedeschi abbandonano volontariamente le bottiglie, soprattutto sui treni, perché sanno che ci sono persone che le raccolgono per sopravvivere.

2) Nel 1996 non si vedevano i cosiddetti barboni nelle zone turistiche e centrali delle città... i barboni - o senza tetto che dir si voglia - erano confinati in determinati quartieri... oggi la polizia neanche più cerca di spostarli e nasconderli.

3) Nel 1996 i lati "verdi" delle autostrade erano veramente verdi... oggi - quando vado in Olanda per lavoro (cosa che capita quasi settimanalmente) - riconosco il confine dal fatto che a un certo punto la sporcizia si riduce di brutto... e quando succede so di essere entrato in Olanda.

4) Nel 1996 quando qualcosa non funzionava potevi protestare presso l'ufficio comunale competente (non che ciò garantisse risultati, ma almeno avevi un contatto concreto)... oggi vieni spedito in una specie di striscia di Möbius.

5) Nel 1996 i treni erano generalmente (non certo sempre come narra la leggenda, ma comunque spesso) puntuali... oggi quando un treno è puntuale sei tentato di mandare un messaggio di ringraziamento alle ferrovie.

6) Nel 1996 alle elezioni seguiva subito un governo... oggi si è votato a settembre e un governo non c'è ancora.

7) Nel 1996 chi aveva un lavoro fisso, anche se di basso livello, viveva decentemente... oggi ci sono persone che per vivere decentemente devono avere due, se non tre, lavori.

8) Nel 1996 quasi tutti i taxi tedeschi erano Mercedes. Le poche eccezioni erano altre auto tedesche (o più raramente giapponesi) di fascia medio-alta... oggi trovi taxi di ogni tipo, persino FIAT Doblò o diversi modelli della Dacia.

E queste sono solo le prime cose che mi vengono in mente. Ma se mi mettessi a riflettere con calma ne verrebbero fuori varie altre.

Quello che da italiano in Germania posso dire come riassunto è il seguente: dal 1996 a oggi la distanza tra Italia e Germania per quanto riguarda la qualità della vita è diminuita. Però l'Italia non è migliorata.
Chi vuol capire, capisca.

Saluti,

Mauro.

venerdì 29 novembre 2013

La crisi vista dalla Germania

Già nei giorni scorsi ho parlato del rapporto dei tedeschi con la crisi.

Come già accennato allora, non nego che ci sia anche qui una certa crisi.
Quello che dobbiamo chiederci è che tipo di crisi ci sia.

Normalmente, quando un paese è in crisi (o, peggio, recessione) il significato di ciò è che la ricchezza globale del paese diminuisce (che poi alcuni ricchi e/o potenti si arricchiscano con le crisi è vero, ma non cambia il discorso sulla ricchezza globale).
Per dirla terra terra: i singoli cittadini possono stare meglio o peggio, ma il paese nel globale sta peggio.

In Germania in questi anni di crisi si sta verificando un fenomeno strano.
La ricchezza globale del paese (sia intesa come conti pubblici che come economia) sta aumentando. Quindi non dovrebbe esserci crisi.
Però il numero di poveri, di persone che devono affidarsi ai servizi sociali, di persone che abbisognano di più lavori per vivere sta anche aumentando. Quindi dovrebbe esserci crisi.

Contraddizione? Solo a prima vista.

Il problema della Germania (e anche la spiegazione del fatto perché la Germania sia un campione di esportazioni mentre la domanda interna stagna) è la distribuzione della ricchezza.

Il vecchio modello solidale renano (in pratica il modello della vecchia Germania Ovest) dove industriali e sindacati si equilibravano e limitavano a vicenda è crollato col crollo del muro. Quel modello è stato sostituito dal liberismo sfrenato (benedetto soprattutto dal primo governo "di sinistra" dopo l'era Kohl: il governo Schröder del 1998... degno compare delle tre B: Bush, Blair, Berlusconi).

E da allora la ricchezza del paese è sì aumentata. Nelle tasche dei super ricchi.
Il ceto medio (come ho scritto nell'articolo citato all'inizio di questo) sta comunque bene (anche se forse non è più così esteso come prima).
Mentre la classe "bassa" (oltre a essersi espansa) sta peggio. Decisamente peggio rispetto a prima della crisi.

Saluti,

Mauro.

giovedì 28 novembre 2013

Comunicazione di servizio 2

Mi sono appena accorto che Blogger (sì lo so, il mio blog sembra - e un tempo lo era effettivamente - su Blogspot... ma Blogspot è stato acquistato da Blogger, il quale a sua volta è stato acquistato da Google) ha una strana idea di spam.

Alcuni commenti assolutamente normali sono stati catalogati da Blogger come spam.
Per di più alcuni anche con metodologie assurde:
- Uno dei commentatori più assidui si vede passare la maggioranza dei commenti, ma un paio (tra le altre cose tra i più innocenti) finiscono nella casella spam;
- Alcuni commenti appaiono normalmente in coda al mio articolo ma dopo poco tempo vengono trasferiti nella casella spam, sparendo dalla pagina (e io quindi ho inizialmente l'impressione che siano stati cancellati dall'autore).

Quindi... continuate a leggermi e a commentarmi... ma se il vostro commento non appare, invece di scriverlo venti volte oppure di urlare alla censura... scrivetemi in privato e ricordatemi di controllare nella casella spam ;)

Saluti,

Mauro.

mercoledì 27 novembre 2013

Il primo passo è stato fatto

Ma il secondo passo è il più importante e - purtroppo - difficile.

Berlusconi è fuori dal Parlamento. Cosa buona e giusta.

Ma il berlusconismo è ancora dentro molti, troppi, di noi. E se vogliamo cambiare veramente pagina... è il berlusconismo che dobbiamo vincere. Non (o almeno non solo) Berlusconi.

Saluti,

Mauro.

martedì 26 novembre 2013

Lo strano rapporto dei tedeschi con la crisi

La Germania sta affrontando la crisi europea e mondiale con meno problemi di altri paesi. I motivi sono diversi (alcuni vanno a onore della Germania, altri vanno a suo disonore), ma non è mio scopo qui esaminare i perché o i per come.

Qui voglio parlarvi di un effetto psicologico che la crisi ha su molti tedeschi.

Premetto che la crisi comunque si sente anche qui, non forte come altrove (anzi), ma il precariato per esempio è aumentato come è aumentato il numero di coloro che hanno bisogno di sostegno dai servizi sociali (che poi il sostegno lo ottengano anche, è un altro paio di maniche).
Però la maggioranza dei tedeschi vive ancora bene.
La grande maggioranza di coloro che hanno un lavoro fisso non ha particolari preoccupazioni e gli stipendi del cosiddetto "ceto medio" sono superiori che altrove (Scandinavia esclusa).

Eppure c'è gente che stringe la cinghia mentendo a sé stessa.
Gente che guadagna anche 80-100000 € (lordi) l'anno e che rinuncia a cose che prima della crisi si concedeva o che va alla ricerca di prodotti più economici o di offerte speciali perché "con la crisi non ce la si fa più ad arrivare a fine mese". Quanti ne sento che ragionano così!
Eppure, grazie alla crisi, per il cittadino medio addirittura la vita è diventata meno costosa (i prodotti importati costano meno e per quelli tedeschi la concorrenza tra produttori è diventata più aspra).

Eppure... non ce la fanno ad arrivare a fine mese.
Boh, forse i soldi che guadagnano evaporano da soli, oppure hanno una data di scadenza (antecedente alla fine del mese, evidentemente!) o altro fenomeno misterioso analogo.

Io appartengo alla categoria di persone (come ceto, non come lamentosità!) di cui sopra e rispetto al 2008 (anno di inizio della crisi) oggi posso permettermi, qui in Germania, di più di quanto potevo permettermi cinque anni fa (pur pagando più tasse rispetto a cinque anni fa).

Saluti,

Mauro.

Conoscete la storia del "made in Germany"?

Oggigiorno (e per lo meno dalla fine della seconda guerra mondiale) la denominazione "made in Germany" (per gli anglofobi: "fatto/prodotto in Germania") è una garanzia di qualità.
Magari non di qualità estetica, ma senza dubbio di qualità tecnica.

Ma, per quanto la cosa possa sorprendervi, non è sempre stato così.
Anzi, il marchio "made in Germany" nacque come certificazione di scarsa qualità. Estetica anche, ma soprattutto tecnica.

Nel diciannovesimo secolo, il secolo della rivoluzione industriale, il paese guida come economia e - soprattutto - come tecnologia era il Regno Unito. Gli altri inseguivano.
La Germania aveva al tempo poca potenzialità innovativa, ma notevole forza lavoro, quindi poca possibilità di produrre prodotti di qualità ma grande potenzialità di produrre prodotti economici... insomma ai tempi la Germania era quello che la Cina è divenuta in tempi recenti.

I britannici non avevano un grande amore per i prodotti tedeschi in generale e per quelli di bassa qualità in particolare... quindi imposero per legge la stampigliatura "made in Germany" per ogni prodotto che arrivava dalla Germania, in modo che i possibili acquirenti fossero avvertiti della bassa qualità di ciò che stavano comprando.

Oggi, 150 e passa anni dopo, quello che era nato come simbolo di scarsa qualità è diventato (non sempre a ragione, comunque) un simbolo di alta qualità.

Saluti,

Mauro.

giovedì 21 novembre 2013

Mille e non più mille

L'articolo pubblicato la notte scorsa sull'ultimo romanzo di Jo Nesbø è stato l'articolo numero 1000 nella storia di questo blog (nato il 19.06.2006, interrottosi il 20.03.2007 e ripreso il 15.10.2009).

Altri avrebbero scritto un articolo celebrativo come articolo numero 1000... ma io trovo che sarebbe stato disonesto, una forma di doping... come dire "non ho idea di cosa scrivere, quindi colgo l'occasione del numero tondo e mi autocelebro".

Io invece di cose da scrivere ne ho. Però sono anche abbastanza vanitoso da autocelebrarmi.
Quindi l'articolo numero 1000 è un articolo normalissimo... ma quello successivo (quello che state leggendo) è l'autocelebrazione :-)

Saluti,

Mauro.

Anche lui ci è cascato

Jo Nesbø ci è cascato.

Come vi avevo raccontato qui, Nesbø aveva fatto morire il suo eroe Harry Hole, anche se senza dirlo esplicitamente.
E, come dissi, lasciare la porta aperta a una resurrezione era pericoloso: se detta resurrezione fosse avvenuta, sarebbe stato un trucchetto da serie hollywoodiana, non da giallista serio.
Purtroppo Jo Nesbø ci è cascato.

Qui in Germania è appena uscito il suo nuovo romanzo, "Koma" ["Coma"] (titolo originale norvegese "Politi" ["Polizia"]).
Da bravo tossicodipendente (la mia droga sono i gialli nordici, scandinavi in particolare) lo ho comprato e lo leggerò. Magari scoprirò anche che è il miglior romanzo di Nesbø... ma rimane il fatto che la rinascita di Harry Hole è un trucchetto hollywoodiano e non fa onore all'autore.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 20 novembre 2013

Ma cosa cacchio hai da ridere?

Una categoria di persone che mi sta estremamente sulle balle è quella composta da coloro che ti fanno una battuta o ti raccontano una barzelletta e poi si mettono a ridere prima ancora che tu abbia il tempo di reagire.
Ma che cacchio hai da ridere?
Tu hai fatto la battuta o hai raccontato la barzelletta... è chi ti sta ascoltando che deve ridere (se la battuta/barzelletta lo merita) o rimanere impassibile (se la battuta/barzelletta non lo merita). Non tu! Tu devi aspettare la reazione di colui al quale hai fatto la battuta/barzelletta, tu puoi permetterti al massimo un sorriso. Non puoi, non devi ridere per primo!

E così io, quando incontro certi figuri, non rido neanche quando la battuta/barzelletta è splendida (almeno fino a che il figuro può vedermi, al limite rido quando non può vedermi). Peggio per loro.

Saluti,

Mauro.

domenica 17 novembre 2013

La nostra omofobia quotidiana

A due passi da casa mia c'è una birreria (la classica Kneipe tedesca, che in realtà ricorda più la vecchia taverna che la birreria come la intendiamo noi italiani).
Questo tipo di locali non sono la mia passione, anzi, ma quando ho voglia di una birra fresca e non ho voglia di muovermi... mi faccio i cinquanta metri fino all'angolo della strada e mi prendo una bella birra e magari mi faccio due chiacchiere con l'ostessa (romena) o con altri clienti (tutti rigorosamente coloniesi). Poi dopo una birra, massimo due, me ne torno a casa e praticamente mi dimentico di esserci stato, tanto anonima quant'è.
L'unica cosa che veramente mi piace di questo locale è la musica: non le classiche canzoni in dialetto coloniese tipiche qui di questi locali, ma musica internazionale degli anni '70-'80 (raramente '90).

L'altro giorno però non mi sono dimenticato tanto facilmente di esserci stato.
E di ciò è "colpevole" Elton John. Elton John non è il mio idolo assoluto (di idoli ne esiste uno solo e si chiama Bob. Bob Dylan.) ma è un cantante che apprezzo molto. Ma qui non conta il suo valore musicale e neanche il mio gusto musicale.

Appena è uscita dalle casse la voce di Elton John, l'ostessa è saltata su dicendo "che schifo!". Io ho pensato che non apprezzasse Elton John, cosa legittima anche se la reazione mi è sembrata eccessiva.
No, purtroppo, a lei della musica di Elton John non interessava nulla... lo "schifo" era che si osasse trasmettere la musica di un "frocio" :-(

Io, purtroppo o per fortuna, in casi del genere non riesco a tenere la mia boccaccia chiusa e ho reagito.
Comunque, prima di entrare in discorsi morali su etero- o omosessualità, ho provato a rimanere in tema musicale e le ho detto "Ma, scusa, se la musica è buona, che te ne frega del resto? Ascolta la musica e non pensare ad altro".
E lei, no, a dire che no, non si può, la musica non conta, Elton John è una persona schifosa.

A quel punto allora sono passato a dirle quello che veramente penso: "Senti, Mariana, io e te siamo nati etero, lui è nato omo. Dove sta il problema? Può piacere o non piacere, ma è natura, come il nascere maschio o femmina."
La sua risposta mi ha lasciato senza parole (e chi mi conosce sa che è difficile lasciarmi senza parole): "No, non è nato così. Non si può nascere così. Non si nasce così".

Una cosa del genere non la avevo mai sentita neanche dai più retrogradi e fondamentalisti esponenti del cattolicesimo o dell'islam.

Come detto, sono rimasto senza parole.
Del resto, quando senti un'affermazione del genere, hai solo due scelte. O te ne vai o ammazzi la persona che l'ha fatta.
Ho preferito (forse vigliaccamente) andarmene.

Saluti,

Mauro.

venerdì 15 novembre 2013

Avrei voluto scriverlo io

Questo articolo avrei voluto (e forse dovuto) scriverlo io.
Affetto e rispetto alla sua autrice.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 13 novembre 2013

Simpatici falsi amici

Io non sono un linguista, né aspiro a diventarlo. Però molti temi legati alle lingue mi interessano e mi divertono.
Uno di questi sono i falsi amici.

Qui non voglio fare un trattato linguistico-filologico, ma semplicemente elencare alcune simpatiche dicotomie linguistiche (limitandomi a quelle dove la grafia nelle varie lingue è la stessa, non contando le assonanze).

Se chiedo del burro in Italia, mi danno un latticino.
Se chiedo del burro in Spagna, mi danno un asino.

Se chiedo dell'öl in Germania, mi danno del petrolio.
Se chiedo dell'öl in Svezia, mi danno della birra.

Se chiedo però della bier in Germania, mi danno della birra.
Se chiedo invece delle bier in Danimarca o Norvegia, mi danno delle api.

Se faccio appropriate nel Regno Unito, mi approprio di soldi.
Se faccio appropriate negli Stati Uniti, metto a disposizione dei soldi.

Se seguo un course nel Regno Unito, seguo un intero corso di laurea.
Se seguo un course negli Stati Uniti, seguo una particolare materia all'interno di un corso di laurea.

Se abito nel first floor nel Regno Unito, abito sopra il piano dove sta il portone.
Se abito nel first floor negli Stati Uniti, abito nel piano dove sta il portone.

Se chiedo un liquor nel Regno Unito, mi danno un brodo vegetale.
Se chiedo un liquor negli Stati Uniti, mi danno un distillato alcolico.
Se chiedo un liquor in Italia, mi fanno un esame al midollo spinale.

Se chiedo una camera in Italia, mi danno una stanza d'albergo.
Se chiedo una camera nei paesi anglosassoni, mi danno una macchina fotografica.

Se cerco un casino in Italia, cerco del caos o un bordello.
Se cerco un casino in Germania o nel Regno Unito, cerco una casa da gioco, un casinò.

Se voglio un'estate in Italia, voglio una stagione (possibilmente calda e vacanziera).
Se voglio un'estate nei paesi anglosassoni, voglio una proprietà immobiliare.

Se ricevo un gift in Germania, finisco avvelenato.
Se ricevo un gift nei paesi anglosassoni, ricevo un regalo.

Se incontro un doof in Germania, incontro un tonto.
Se incontro un doof nei Paesi Bassi, incontro un sordo.

Se ti urlo alt in Italia, ti intimo di fermarti.
Se ti urlo alt in Germania, ti urlo che sei vecchio.

E la lista potrebbe continuare ad libitum...

Saluti,

Mauro.

mercoledì 6 novembre 2013

A zonzo per Brema - Precisazioni

Ieri ho pubblicato un articolo dedicato alla mia gita a Brema dello scorso fine settimana.

Turz ha espresso nel suo commento perplessità sull'affidabilita dei cartelli nella terza foto.
Ora, io so che le sue perplessità sono ingiustificate, perché - al di là dell'aver visto i cartelli coi miei occhi - mi sono anche informato al proposito.
Ma sono perplessità comprensibili, soprattutto per chi, come Turz, conosce la Germania e il tedesco ma non conosce Brema.

Rivediamo la foto "incriminata":


Il primo dubbio può venire dal nome della piazza: Loriotplatz (Piazza Loriot).
Per chi non lo sapesse Loriot è stato un grande comico tedesco, forse il più grande, con una comicità che univa il terra-terra al surreale (ed entrambi conditi con molta cultura).
Dato che Loriot è morto solo due anni fa e di fatto non aveva nessun legame con Brema... può sembrare che la targa col suo nome sia opera di qualche burlone... invece no.
L'intitolazione della piazza è un atto ufficiale della città di Brema, anche se recentissimo (avvenuto nel giugno di quest'anno). Per chi conosce il tedesco, basta leggere questo articolo del Weser Kurier.

Chiarito ciò veniamo al cartello che veramente ha attirato la mia attenzione: quello sottostante che vieta di portare armi tra le ore 20 e le ore 8.
È un divieto strano, su questo siamo tutti d'accordo: il porto d'armi non è uguale per tutti (infatti indica dove e quali armi una persona può solo possedere o possedere e portare con sè), ma non indica - salvo casi molto particolari - limitazioni orarie. E qui la limitazione oraria è generalizzata, senza eccezioni.
Per di più, posizionato proprio sotto il cartello con il nome di un comico, può sembrare a sua volta una burla.
E invece no: il cartello che indica il divieto di portare armi è un cartello ufficiale della città di Brema. La prova - per chi parla tedesco - è qui.

Un altro commentatore, l'amico Layos, si è "lamentato" del fatto che non ho pubblicato una fotografia della statua dei musicanti di Brema.
Bene, per accontentarlo gliene mostro qui due, di due statue diverse :)



Saluti,

Mauro.