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sabato 28 febbraio 2026

Una (brutta) scoperta sanremese

In questi giorni c'è il Festival di Sanremo. Lo sapete tutti, non serve certo che ve lo ricordi io.
E che io lo segua in maniera solo molto, ma molto, indiretta è noto a chi ha letto quanto scrissi qui l'altro giorno.

Però i media, la stampa, le radio, i social networks ovviamente ne parlano... quindi qualcosa ne veniamo a sapere tutti, che ci piaccia o meno.
E una delle cose di cui si parla tanto oggi è un certo TonyPitony.
Io prima di oggi non avevo mai sentito il suo nome (per mia fortuna!).
Però, dopo aver letto o sentito oggi praticamente ovunque il suo nome, sono andato a cercare informazioni in rete, cercando anche i suoi video (sono masochista, lo so).
E allora?

Allora, per prima cosa mi sono pentito di averlo fatto 😉

E per seconda ho capito una cosa.
TonyPitony viene descritto generalmente come artista satirico, come erede della cosiddetta musica demenziale.

Cos'è la musica demenziale?
Un genere musicale che, con testi apparentemente senza senso, fa critica sociale o comunque parla della società, al di là dell'atteggiamento critico o meno.
In Italia il precursore fu Fred Buscaglione, poi arrivarono gli Squallor e gli Skiantos. Più recentemente i Pitura Freska e gli Elio e le Storie Tese, o anche i Buio Pesto (sì, lo so, questi ultimi non sono veramente noti a livello nazionale, ma da genovese non potevo non citarli 😉).
Tanto per citare solo i nomi più famosi e limitarci all'Italia.

Ma TonyPitony viene veramente da queste origini musicali?

Io dico solo questo: la musica demenziale è una cosa, essere dementi un'altra cosa.
Poi decidete voi.

Saluti,

Mauro.

domenica 8 luglio 2018

Discutere con gli stupidi

A tutti noi è capitato prima o poi di trovarsi impelagati in discussioni con degli stupidi (e se qualcuno crede che non gli sia mai capitato forse dovrebbe porsi la domanda se non sia lui lo stupido nelle discussioni).

Capitava in tempi pre internet nella vita reale e oggi ancora talvolta nella vita reale ma soprattutto in rete, sui cosiddetti social networks.

Qualunque fosse il tema della discussione e comunque finisse, fino a che non esisteva la rete non era un grande problema.
Lasciava sì l'amaro in bocca a chi cercava di discutere in maniera intelligente e portava argomenti, ma non aveva conseguenze. Almeno non serie. Sì, colui che cercava di ragionare ci faceva una brutta figura se la discussione degenerava o se si lasciava andare, ma tutto si chiudeva con la brutta figura.
A meno di non essere in TV finiva tutto lì (e in TV a quei tempi c'erano moderatori veri, quindi anche se uno stupido riusciva ad arrivare fino lì difficilmente la discussione degenerava).
Si usava anche dire che il più intelligente doveva lasciar perdere e, anche se la cosa non faceva piacere perché all'inizio lasciava un certo sapore di sconfitta, ciò serviva veramente a evitare che il tutto degenerasse o avesse risonanza.

Oggi, dove queste discussioni avvengono in rete, il discorso è diverso.
Per prima cosa la risonanza c'è fin da subito, qualsiasi piega prenda la discussione: la rete amplifica, non nasconde. Non hai più solo il tuo interlocutore o al massimo un pubblico limitato davanti a te. Hai potenzialmente il mondo intero.
E la maggioranza del pubblico non è interessata a chi ha ragione, ma a chi vince. E chi vince? Chi sbraita di più, chi ha l'ultima parola.
Quindi la tattica secondo cui il più intelligente lascia perdere, in rete non funziona: se lasci la discussione, la maggioranza della gente crederà che non hai argomenti e scappi.
Quindi devi avere l'ultima parola.
Ma, a meno di non essere su un blog o altro spazio dove tu stesso moderi gli interventi (o dove ci sono moderatori capaci), l'ultima parola non la avrai mai.
Perché?
Perché lo stupido in realtà non risponde a quello che tu dici, ma risponde in base ai discorsi che lui si fa dentro di sé, risponde a ciò che lui ha pensato che tu dirai, non a quello che hai effettivamente detto. Quindi lui avrà sempre una risposta. Generalmente fuori tema, ma la avrà. E la maggioranza del pubblico non capirà che è fuori tema.

È un circolo vizioso dove chi ragiona non può vincere in una discussione.
L'unico modo di vincere è non partecipare, non discutere.

E allora come fare per far sì che gli argomenti veri arrivino comunque in qualche modo al pubblico?
Io vedo solo due strade (da percorrere entrambe, non necessariamente alternative tra loro):
1) rivalutare la comunicazione classica (cioè i media pre internet);
2) ignorare i social networks (non internet nel globale: su internet ci sono spazi e risorse utilissimi e gestiti bene).

Saluti,

Mauro.

martedì 17 gennaio 2017

Notizie false e notizie nascoste

Da un paio di settimane si è scatenata la caccia alle notizie false (per chi odia l'italiano: fake news), non solo da parte dei tradizionali sbufalatori, ma anche da parte dei media tradizionali e di istituzioni pubbliche.

Però c'è un modo di manipolare le notizie molto più subdolo e pericoloso (e usato dalla maggioranza delle fonti di informazione "serie"): dare informazioni corrette ma incomplete. E fornire solo parte delle fonti.

Contro chi fa così, la semplice verifica dei fatti (sempre per chi odia l'italiano: fact checking) porta pochi risultati: infatti le notizie in sé sono corrette.
Ma in base a cosa scrivi e a cosa ometti... cambia l'opinione che formi in chi ti legge.

Quindi, cari lettori: non fermatevi mai alle sole fonti che gli autori vi forniscono. Cercatene di altre.

Saluti.

Mauro.