venerdì 5 marzo 2010

Venere e la neve

Che gli statunitensi non abbiano tutte le rotelle a posto, soprattutto quando si parla di sesso e pudore, è cosa nota.

Ma questa notizia è da manicomio (traduco dalla pagina web della NBC):

"Brrr! Una sexy donna di neve riceve un'accoglienza gelida"

Nonstante il gelo invernale, "Venere" fa bollire il sangue ai vicini per una donna ghiacciata

Una donna di neve nuda è troppo spinta per il pubblico?
Secondo alcuni vicini di Rahway (New Jersey) la statua di neve della Venere di Milo fatta da una famiglia nel proprio giardino era semplicemente offensiva.
[omissis]
Dopo aver ricevuto una lamentela anonima, un poliziotto di Rahway è stato inviato sul posto e malvolentieri ha chiesto alla famiglia di coprire il torso.
La famiglia ha ottemperato vestendola con il pezzo superiore di un bikini verde e con un sarong blu.
[omissis]


Ecco il risultato:



Io non commento e scoppio a ridere :-)

Saluti,

Mauro.

mercoledì 3 marzo 2010

La legge è un'opinione

Sì, lo so, non dico nulla di nuovo, soprattutto da quando "regna" il nanetto di Arcore.

Però c'è chi supera ogni limite, prendendo tutti per deficienti. Sto parlando di Formigoni, presidente della regione Lombardia, e di Errani, presidente della regione Emilia-Romagna. Il primo di centro-destra, il secondo di centro-sinistra.
Formigoni si sta candidando per la quarta volta a tale carica, Errani per la terza.

Dov'è il problema? Se la gente li apprezza e li vota non c'è nulla di male, giusto?
Il problema è che in democrazia esistono anche strane cose chiamate leggi.
E la legge 165/2004 all'articolo 2 dice che la immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del presidente della giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto è vietata (il primo mandato di Formigoni non era seguito a elezione a suffragio universale e diretto, gli altri due però sì, come anche i due di Errani).

Ma loro si candidano e nessuno dice niente.

Saluti,

Mauro.

Sono sconvolto!

Lo pseudoministro Maroni ha detto una cosa assolutamente intelligente e condivisibile riguardo al caos delle liste del centrodestra nel Lazio:

Io faccio il tifo perché la Lista del Pdl per il Lazio venga ammessa. Preferirei come ministro che non ci fossero deformazioni del sistema di rappresentanza, ma la parola spetta ora ai magistrati. Se il vizio è formale mi auguro che venga sanato, se è sostanziale è un altro discorso.

Se uno come Maroni comincia a ragionare (o quasi), forse per l'Italia potrebbe esserci ancora un barlume di speranza.

Saluti,

Mauro.

Computer e computer

Ormai si vendono più i cosidetti portatili (netbook, notebook, laptop o comunque vogliate chiamarli in questo non inglese che uccide le altre lingue senza però far progredire l'inglese vero) che i computer classici o personal computer (i desktop, tanto per rimanere al non inglese di cui sopra).

Sarò un vecchio conservatore antiquato, ma è una brutta notizia.

Il vecchio PC era fisso in un posto e dipendeva da te. Tu decidevi di andare lì, di accenderlo e di usarlo. Era lui a essere una tua appendice.

Il portatile, o peggio ancora il palmare o il telefono cellulare con funzioni internet/web, è sempre lì, ti segue dovunque tu sia, è collegato dovunque tu sia. Sei tu a essere una sua appendice.

Sarò vecchio... ma... viva il PC, abbasso il portatile! :-)

Saluti,

Mauro.

martedì 2 marzo 2010

Il rugby

Chi mi conosce sa che sono un appassionato (ed ex giocatore) di rugby.

Sabato scorso mi sono goduto qui a Colonia, dove vivo, Italia-Scozia del 6 nazioni in un pub irlandese, circondato da irlandesi e inglesi (cioè in questo caso miei alleati, visto che noi giocavamo contro la Scozia :-) ). Primo tempo deludente, secondo tempo esaltante, terzo tempo sempre presente come da tradizione (chi non sapesse cosa è il terzo tempo nel rugby può leggere qui).

Oggi leggo sull'Unità un bel commento di Giancarlo Di Cataldo ("Il bello del rugby") che vorrei condividere con voi:

Confesso: tutta questa retorica sul rugby sport aperto e pulito, sulla cavalleria e lealtà dei giocatori, sulla fratellanza fra i tifosi di opposti schieramenti stava cominciando a dare sui nervi. Sì, certo, c’è Invictus, ci sono gli epici racconti di Marco Paolini, ma, insomma... Abituato, da italiano, a pensare due o tre volte male, peccando ma quasi sempre azzeccandoci (come disse una volta un illustre Arcitaliano) ho voluto farmene un’idea di persona. E quale migliore occasione delle due sfide del Sei Nazioni al Flaminio di Roma? Beh. Confessione per confessione, devo rimangiarmi la diffidenza. Il clima che si respira sugli spalti durante un incontro di rugby è veramente singolare. Intanto, i tifosi sono mescolati, e, a parte qualche irredimibile cafone, a nessuno viene in mente di fischiare l’inno dell’altra nazione o di disturbare l’atleta che cerca i tre punti a calcio fermo. Capita poi di vedere un colossale inglese pelato (del tipo con il quale non ti fermi a discutere in una strada buia: gli dai ragione a prescindere, qualunque cosa dica) commuoversi come un vitello per un “drop” del suo idolo, e un istante dopo voltarsi ad applaudire a scena aperta un placcaggio riuscito degli italiani. E capita di scambiarsi sigari e birra con una banda di scozzesi, un po’ abbacchiati per averle prese ma disposti a riconoscere che «good match, right score», buona partita, risultato giusto, anche se ha premiato gli altri. Insomma, cose rare, di questi tempi. Eppure, l’animosità, lo scontro fisico, il combattimento sono l’essenza stessa del rugby. Una piccola guerra, ma secondo regole condivise, senza par condicio imposta dall’alto e con rispetto dell’arbitro: ne avremmo bisogno anche fuori dallo stadio. Speriamo solo che con il business, la televisione e la popolarità crescente non si guastino anche loro.

Saluti,

Mauro.

'Ndrangheta a Stoccarda...

Stamattina mentre in macchina mi dirigevo sul lavoro, ascoltavo come (quasi) sempre le trasmissioni radio della Deutschlandfunk.

All'interno del programma "Europa Heute" ("Europa oggi") è stato trasmesso un servizio (basato sui fatti, non sulle opinioni, come buona tradizione della DLF) riguardo all'ultimo scandalo politico italiano: l'intreccio tra il senatore di Girolamo, la 'ndrangheta, l'estrema destra e un paio di aziende.

Una frase mi ha colpito:

Die aktuellen Vorwürfe, die Wahl von Nicola di Girolamo sei durch Ndrangheta-Mitglieder gesteuert worden, die in Stuttgart und anderen deutschen Städten Wahlzettel von den dort lebenden Italienern eingesammelt und dann nach ihren Wünschen ausgefüllt hätten, werden derzeit geprüft.

Traduco:

Le presenti accuse, secondo cui l'elezione di Nicola di Girolamo sarebbe stata manovrata da elementi della 'ndrangheta, i quali avrebbero raccolto a Stoccarda e in altre città tedesche le schede elettorali dei residenti italiani e le avrebbero compilate a proprio piacimento, sono attualmente in fase di accertamento.

Stoccarda e 'ndrangheta... mi ricorda qualcosa... dove la ho già letta questa?

Ah sì... le amicizie pericolose del vecchio presidente del Land Baden-Württemberg, Günther Oettinger!

Ma la 'ndrangheta è calabrese o è sveva?

Saluti,

Mauro.

Beneficenza... 'na fava

Ma che bravi questi artisti che a ogni occasione organizzano uno spettacolo di beneficenza... sacrificando i portafogli dei loro fans.

Facile parlare di solidarietà, ma poi in beneficenza dare non i tuoi soldi di attore, cantante, comico milionario... ma quelli dell'operaio, dello studente, dell'impiegato che pagano il biglietto d'ingresso.
Però sui giornali e sulle TV appare il tuo nome di artista, non il nome di chi ha pagato.

Questa non si chiama beneficenza, si chiama pubblicità, autopromozione.

Io sto con Vasco Rossi:
"Si parla tanto di beneficenza, ma la beneficenza è importante farla con il proprio portafogli e magari senza dirlo."

Saluti,

Mauro.

I bambini di Hitler

Quello che ho usato come titolo di questo testo non è in realtà altro che il titolo di un documentario girato da un regista israeliano, Chanoch Zeevi, che uscirà nelle sale prossimamente.

Questo regista è andato a cercare i discendenti degli alti gerarchi nazisti per intervistarli su come vivono loro con questo passato. Senza giudicare, senza guidare... semplicemente chiedendo e lasciando parlare.

Spero di avere l'occasione di vedere il film quando uscirà. L'articolo di Repubblica che ne parla mi ha incuriosito, interessato.

E mi chiedo: come vivrei io, cosa penserei io se mio padre o mio nonno fosse un Goebbels, un Heydrich o un Himmler (o anche uno Stalin o un Pol Pot)?

Saluti,

Mauro.

lunedì 1 marzo 2010

Il radicalismo dei radicali...

Stavolta non scrivo nulla di mio, in quanto Francesco Piccolo sull'Unità ha espresso con molta precisione quello che anche io penso (con l'unica differenza che io non potrei votare nel Lazio, essendo residente in Germania con domicilio italiano in Liguria).

Ecco il testo di Piccolo (qui la versione originale):

Emma Bonino ha appena sospeso lo sciopero della fame che ha fatto per molti giorni in nome di un principio di legalità assoluto e condivisibile. Ha anche detto che la sua battaglia continuerà e l’ha legata alla campagna elettorale. «Bisogna andare oltre», ha più volte ripetuto.
Ho sempre avuto rispetto per la forza di queste proteste, che più volte negli anni sia lei sia Pannella hanno messo in atto. Ma per una sola volta, vorrei che succedesse il contrario: vorrei fosse la Bonino ad avere rispetto per me che sono un suo elettore per la carica di governatore del Lazio. E cioè vorrei che smettesse di occuparsi di questioni assolute e facesse la campagna elettorale su questioni concrete. Una cosa minuscola rispetto alle sue lotte di principio. Ma con i radicali va spesso a finire così: nel momento in cui si profila una possibile vittoria, cominciano a occuparsi di questioni più importanti. Alla fine Emma Bonino e i radicali hanno voluto sempre questo: insegnarti come si vive, disprezzare il tuo voto, pretendere di essere votati lo stesso, e perdere con una certa soddisfazione.
Ora che ha sospeso lo sciopero della fame, la Bonino ha il dovere di spiegare i motivi per cui bisognerebbe votarla. Se continua a occuparsi di grandi princìpi condivisibili, avrà tutta la mia solidarietà, ma perderà il mio voto per quella cosa che non ritiene abbastanza importante che è la carica di governatore del Lazio. Perché non voglio avere desiderio di votarla più di quanto lei abbia desiderio di essere votata.


Saluti,

Mauro.

martedì 23 febbraio 2010

Mi vergogno

Io ho sempre trovato motivi di essere orgoglioso di essere italiano.

Ma certe volte sono costretto a vergognarmi dei miei connazionali (soprattutto perché mi viene la paura che, in quanto italiano, possa essere anch'io così...).

Come oggi, appena ho letto l'ennesimo atto del fascismo piccolo borghese all'italiana: "All'asilo comunale si accettano solo bimbi di famiglie cristiane".

Mi vergogno.

Saluti,

Mauro.

L'Italia barbara

Ho scoperto oggi un articolo pubblicato il 10 febbraio scorso dal quotidiano francese Libération sulla situazione politica ma soprattutto sociale italiana: "L’Italie de Berlusconi, un pays en voie de barbarisation" (tradotto dall'Espresso il giorno dopo in italiano: "Vent'anni di Berlusconi ci hanno reso barbari?").

Chi mi conosce sa che non apprezzo Berlusconi, anzi, e che sono un uomo di sinistra.
Nonostante ciò trovo l'articolo in questione esagerato nei toni, anche se assolutamente corretto nelle premesse. Libération si è lasciata andare in alcuni punti, dimenticando che un articolo di giornale deve, qualunque sia l'argomento, mantenere toni un po' distaccati, non troppo polemici.

A parte ciò, mi ha agghiacciato la conclusione dell'articolo. Mi ha agghiacciato perché ho dovuto ammettere a me stesso che questa conclusione dice una grande verità. Una verità che noi italiani - di qualunque parte politica siamo - non vogliamo vedere o vediamo malvolentieri. Perché fa male.

Cosa dice questa conclusione?

Cela suscite peu de réactions en Europe. Et c’est sans doute en ce sens que l’Italie est le plus "provincialisée": on la regarde de loin et de haut, tout en l’aimant pour sa cuisine, son art et ses paysages, on ne la prend guère au sérieux, ni dans le bien, ni dans le mal. Qu’on imagine ce qui se passerait dans les rues de Londres, de Paris, de Berlin ou d’ailleurs si la Ligue du Nord était un parti, disons, autrichien, ou français, et si Umberto Bossi s’appelait Jörg Haider!


Traduzione:

Ciò provoca poche reazioni in Europa. Ed è senza dubbio in questo senso che l'Italia è ancor più "provincializzata": la si guarda da lontano e dall'alto, la si ama comunque per la sua cucina, la sua arte e i suoi paesaggi, non la si prende praticamente sul serio né nel bene né nel male. Ci si immagini cosa accadrebbe nelle strade di Londra, di Parigi, di Berlino o altrove se la Lega Nord fosse un partito, poniamo, austriaco o francese e se Umberto Bossi si chiamasse Jörg Haider!

Saluti,

Mauro.

lunedì 22 febbraio 2010

Paola Binetti

Nei giorni scorsi, durante il mio silenzio, è arrivata dalla politica italiana l'ennesima notizia "esplosiva" (per chi non capisse: sono ironico): la serva dell'Opus Dei Paola Binetti lascia il Partito Democratico.

Ottima notizia, ora qualsiasi elettore intelligente e laico può anche prendere in considerazione di votare per il PD.
Non è che il PD sia diventato all'improvviso affascinante, ma almeno ora puzza molto meno.

Saluti,

Mauro.

Qualche giorno di silenzio...

...dovuto a due ragioni:

1) tante attività che mi hanno lasciato poco tempo per il computer;
2) troppe cose interessanti di cui parlare si sono accavallate e non sapevo da quale cominciare :-)

Comunque, non vi siete liberati di me.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 10 febbraio 2010

Dove non arriva l'autorità...

...forse arrivano i mariti delusi :-)

Battute a parte... tempo fa avevo scritto un articolo dal titolo "Velo, Burqa e legge" in cui rendevo conto di come in Italia il velo che copre completamente il volto (il cosiddetto nihab o niqab) sia già proibito per legge e ciò indipendentemente da ogni considerazione di tipo religioso e culturale.

Chiaramente un tale divieto è impossibile da ottenere per legge nei paesi arabi, in particolare quelli più conservatori (tipo l'Arabia Saudita)... ma forse, dove non può o non vuole arrivare l'autorità, arriveranno i mariti delusi e magari desiderosi di non incorrere in spiacevoli sorprese: "Barbuta sotto il niqab E lo sposo fa annullare le nozze".

Magari :-)

Saluti,

Mauro.

lunedì 8 febbraio 2010

Balle e nucleare

La vulgata ambientalista ha creato nell'ultimo ventennio una leggenda metropolitana dura a morire: che nel 1987 si tenne in Italia un referendum pro o contro il nucleare.

Peccato però che tale referendum non si sia mai tenuto.

L'8 e 9 settembre 1987 si tenne una consultazione popolare su cinque diversi quesiti referendari.

Due di essi riguardavano la responsabilità civile dei giudici e l'abolizione della commissione inquirente, due temi di cui qui non è mia intenzione parlare.

Gli altri tre riguardavano sì il nucleare... ma in termini completamente diversi da quanto ci si voglia far credere.

Per capirli leggiamo i testi dei tre quesiti di allora.

1

Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti? (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle aree suscettibili di insediamento", previste dal 13° comma dell'articolo unico legge 10/1/1983 n.8)

In pratica si chiedeva chi dovesse avere più potere decisionale, se il governo centrale o le autorità locali.

2

Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone? (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "l'erogazione di contributi a favore dei comuni e delle regioni sedi di centrali alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi", previsti dai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 della citata legge).

In pratica si aboliva il diritto (non solo per il nucleare, ma anche per il carbone e le cosiddette energie alternative) degli enti locali di ricevere contributi finanziari per la presenza delle centrali.

3

Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all'estero? (questa norma è contenuta nella legge N.856 del 1973, che modificava l’articolo 1 della legge istitutiva dell’ENEL).

In pratica l'ENEL doveva rimanere - almeno per quanto riguarda il nucleare - una società locale e non globale.

Conclusioni

Chiunque tira fuori argomenti legali per contestare la reintroduzione del nucleare in Italia o è male informato o è in cattiva fede.

Si possono usare contro il nucleare argomenti tecnici, di buon senso, politici (io personalmente, pur essendo in generale favorevole al nucleare, rabbrividisco a pensare che un programma nucleare - o energetico in generale - possa essere messo nelle mani di gente come Scajola) o altro... ma non esistono argomenti legali o referendari contro di esso.

Saluti,

Mauro.

P.S.: Osservazioni

È interessante fare alcune osservazioni sui quesiti referendari di cui sopra.

1) Il primo quesito dovrebbe piacere moltissimo alla Lega Nord, in quanto fornisce più poteri decisionali sul tema agli enti locali, cioè una cosa in perfetto stile federalistico. Invece la Lega contesta tutti i quesiti di allora...

2) Votando sì al secondo quesito gli italiani hanno "castrato" comuni e regioni... infatti il nucleare (anche quello potenziale/previsto e non ancora realizzato nel 1987) è stato di fatto nel tempo sostituito dal carbone (per inciso, la fonte più inquinante in assoluto) e oggi dovrebbe venire sostituito da eolico, solare, ecc. Ma il referendum ha cancellato la compensazione per tutte le fonti diverse dagli idrocarburi (per gli idrocarburi compensazioni non ce ne sono mai state), ha quindi tolto risorse finanziarie agli enti locali.

3) Il sì al terzo quesito non è mai stato rispettato, infatti l'ENEL ha continuato a partecipare a progetti nucleari sia di ricerca che commerciali all'estero. E non mi risulta che gli ambientalisti si siano mai lamentati troppo, anzi...

4) Ai tempi dei referenda ci fu una grande campagna da parte di verdi e movimenti ambientalisti, ma allora essi in Italia erano piccoli e poveri... dove trovarono i soldi per tanta campagna referendaria? Io dico solo che chi ci guadagnò - almeno a livello immediato - furono i petrolieri... e i petrolieri soldi ne avevano...

martedì 2 febbraio 2010

Il tetto della Gelmini

Da quando c'è la Gelmini per l'istruzione in Italia non c'è più speranza... credevamo ormai di aver toccato il fondo con tutto quello che avevamo passato dalla Falcucci in poi... invece la Gelmini è arrivata per ricordarci che quando si tocca il fondo si può sempre cominciare a scavare.

Prendiamo come esempio il tetto ai bambini stranieri nelle scuole: in ogni classe non potrà esserci più del 30% di alunni non italiani.

A parte il fatto che un tetto rigido stabilito per legge è un'assurdità... i presidi delle singole scuole sanno meglio di ogni ministro o presunto tale quale è la soluzione migliore da adottare nella propria scuola per conciliare integrazione e svolgimento del programma, quanto ha dichiarato la Gelmini successivamente è anche peggio...

La Gelmini ha dichiarato che da questo tetto sono esclusi i bambini stranieri nati in Italia.
Potrebbe quasi sembrare logico, se non fosse che è assurdo (e comunque nella circolare inviata alle scuole non mi risulta sia citata questa esclusione dei nati in Italia).

Assurdo per vari motivi.

Per prima cosa, sia a livello linguistico che in ogni altra questione, mi piacerebbe sapere in cosa un bambino nato in Italia da genitori, per esempio, nigeriani sarebbe avvantaggiato rispetto a un bambino nigeriano portato in Italia dai genitori poche settimane dopo la nascita.
Eppure il ministro una differenza la vede... ce la spiegasse anche, sarebbe utile.
Tra le altre cose molti bambini nascono al di fuori dell'Italia solo perché i genitori, magari in Italia da anni o decenni, hanno il desiderio che i figli nascano nella stessa città o regione dove sono nati loro... quindi tornano in patria poco prima del parto e ritornano in Italia poco dopo.

Seconda cosa, sarebbe utile un po' di pragmatismo: la tua paura è che bambini stranieri con difficoltà nell'uso dell'italiano possano rallentare lo svolgimento del programma? (Inciso: Siamo proprio sicuri però che i bambini italiani questa competenza linguistica ce l'abbiano? Io stenderei un velo pietoso).
Tornando al punto, se la paura è questa, non è che in una classe di 20 scolari faccia molta differenza al proposito la presenza di 6 stranieri invece che di 4 o di 8.
Quindi, la soluzione deve essere necessariamente un'altra... cioè intervenire prima. Per quanto forse poco democratico una soluzione potrebbe essere l'obbligo di frequentare la scuola materna per i bambini stranieri.

E veniamo al punto che a me interessa di più: giusto o sbagliato che sia questo tetto del 30%, lo scopo ufficiale è quello di favorire l'integrazione (lo scopo reale è in realtà esattamente l'opposto, ma questo sarebbe un discorso troppo lungo).
Io vivo all'estero (in Germania) e osservo ogni giorno la comunità italiana dove vivo e vedo dove stanno le difficoltà maggiori.
E le difficoltà maggiori le ha proprio la seconda generazione, cioè quella dei figli degli emigrati nati qui. Cioè quelli che in Italia, secondo la Gelmini, invece non avrebbero difficoltà.

Perché è la seconda generazione ad avere i maggiori problemi? In realtà non servirebbe neanche osservare le comunità degli emigrati/immigrati per capirlo, basterebbe fermarsi pochi secondi e ragionare.
La prima generazione, cioè quella di coloro che si trasferiscono in un paese straniero, magari non si integra, però generalmente sente ancora forte il legame con le origini. Questa generazione è straniera ma generalmente non spaesata, sente di appartenere a qualcosa, anche se questo qualcosa ora è lontano.
La terza generazione (e le successive) ormai è parte della nuova società, della nuova cultura. È una perdita culturale che non ci siano più forti legami con le origini, ma generalmente gli appartenenti a questa generazione non sono più spaesati (anche se in modo opposto rispetto ai loro nonni) e neanche più stranieri.

In mezzo cosa rimane? La seconda generazione, quella che non è di casa nel paese di origine in quanto lo conosce solo come meta delle vacanze, ma non è neanche di casa nel nuovo paese perché i genitori la hanno cresciuta (all'interno di casa) come fossero ancora nel paese di provenienza.

Quindi rimane una generazione non solo straniera, ma spesso anche spaesata.

Saluti,

Mauro.

domenica 31 gennaio 2010

Italiani brava gente :-(

Vi riporto solo un articolo appena letto su Repubblica, non lo commento:

"Offese razziste a due ragazzi, il presidente ritira la squadra"

Non commento, ma chi mi conosce sa come la penso.

E chi mi conosce ancora meglio sa che fine farebbero il 37enne giocatore e l'arbitro citati nell'articolo se mi finissero tra le mani.

Saluti,

Mauro.

Haiti, Bertolaso e Clinton

Nei giorni scorsi ha fatto scandalo la critica di Bertolaso all'intervento USA ad Haiti dopo il terremoto che ha colpito la nazione caraibica.

Ora... che Bertolaso, a causa di terremoti, emergenze rifiuti e organizzazione vertici, è - poverino - costretto più a presenziare che a lavorare, si sa... e presenziare costringe a parlare...

Che gli USA poi siano stati i primi ad arrivare ad Haiti è anche risaputo (anche, se come poi scoperto, sembrano più interessati a rapire i bambini orfani che ad aiutare i senza casa)...

Però... anche volendo male a Bertolaso e bene alla povera Hilary Clinton ferita da certe accuse...

Però, però... Bertolaso aveva semplicemente ragione.

Saluti,

Mauro.

venerdì 29 gennaio 2010

Italiani bamboccioni?

Negli ultimi tempi - "grazie" alle sparate del ministro Brunetta - si è infiammata la discussione riguardo ai figli italiani che rimangono troppo a lungo nella casa dei genitori, non si costruiscono una vita indipendente, insomma sono dei bamboccioni.

A parte il fatto che è facile parlare da parte di chi - vedasi Brunetta e quasi tutti quelli che intervengono sull'argomento in TV e sui giornali - non hanno problemi economici e possono dare tranquillamente soldi ai figli purché levino le tende... cosa che un operaio, un piccolo commerciante, un contadino e simili difficilmente possono fare...

A parte questo, dicevo, mi pare che sotto un certo punto di vista però il problema venga affrontato da un punto di partenza non del tutto corretto.

Mi spiego meglio: si parla sempre del lasciare o non lasciare la casa dei genitori... ma non si parla mai del come lasciarla.
E non intendo economicamente, ma mentalmente.

Esiste gente che rimane bambocciona e attaccata alle sottane materne/paterne, che non prende nessuna decisione se non approvata dai genitori pur vivendo fuori casa.
Ed esiste gente che rimane nella casa dei genitori per ragioni economiche o altro ma mentalmente è assolutamente matura, indipendente e di fatto guida la famiglia.

Insomma, per me il sapere dove uno vive conta relativamente poco per decidere se è bamboccione o meno. Conta molto di più il come vive.

Saluti,

Mauro.

giovedì 28 gennaio 2010

Ombre del passato...

Stavolta... qualcosa di personale...

Ormai più di 15 anni fa, fresco di laurea e desideroso di dimostrare il mio valore al mondo, accettai un'offerta della Bioster s.r.l. di Seriate (Bergamo)... oggi non più s.r.l., bensì s.p.a. (e forse questo già dice qualcosa...).

Allora mi contattò il cofondatore e amministratore delegato dell'azienda, G(i).B., e dopo due colloqui venni assunto.
Imparai così a conoscere anche i due figli della persona di cui sopra, cioè S.B., di fatto a capo della gestione tecnico-scientifica dell'azienda, e G(a).B., "futuro" capo della parte commerciale dell'azienda.
La mia prima impressione riguardo alle persone fu che il padre fosse un fanfarone, talvolta collerico, ma in fondo persona onesta e corretta, che il figlio fosse un bonaccione, magari ambizioso, ma la cui "furbizia" non fosse pari all'ambizione, e che la figlia fosse una persona estremamente pericolosa, disposta a camminare sopra cadaveri di ogni tipo pur di avere successo.

Ora, 15 e passa anni dopo, leggo su vari quotidiani e agenzie stampa che la Bioster (da cui io mi separai dopo pochi mesi dall'assunzione) è coinvolta in uno scandalo non indifferente... come per esempio potete leggere in questo articolo, dove però (come in ogni altro articolo al proposito) non potete leggere i nomi completi dei protagonisti :-)

Vedendo le cose a posteriori direi che avevo inquadrato bene padre e figlia e che mi ero sbagliato solo sul figlio (a meno che egli non sia stato tirato dentro dagli intrighi della sorella, riguardo alla quale - sinceramente - non mi stupirei si scoprisse molto di peggio di quanto finora riportato).

Saluti,

Mauro.

mercoledì 27 gennaio 2010

Velo, burqa e legge

Sono di questi ultimi giorni le notizie che arrivano dalla Francia, secondo le quali in ossequio alla laicità del paese e delle sue leggi si vorrebbe proibire l'uso del burqa (cioè l'abito che copre completamente il corpo, volto compreso, lasciando visibili al massimo gli occhi) in ogni luogo pubblico.

Io non conosco la legislazione francese abbastanza per fare commenti degni di ascolto, posso al riguardo al massimo lanciare un paio di mie considerazioni morali, che in realtà moralmente non avrebbero nessun valore :-)

Conosco però la legislazione italiana e, a seconda del punto di vista da cui osservo, mi fa ridere o piangere il dibattito sulla proibizione o meno del velo o del burqa in Italia.

Il centrodestra - e soprattutto la Lega Nord - ha perso un'ottima occasione per ottenere quanto voleva senza fare la figura del persecutore intollerante.
Il centrosinistra ha invece perso l'occasione per far fare una figuraccia al centrodestra (e per dimostrare di conoscere la legge).

Cosa sto cercando di dire?

Molto semplice: in Italia il dibattito sulla legittimità del velo o del burqa è già stato risolto per via legislativa nel 1975... ma a quanto pare i nostri politici d'oggi non conoscono le leggi della Repubblica Italiana.

Infatti, l'articolo 5 della legge 152 del 1975 (mai cancellata o modificata) ha stabilito quanto segue: è vietato ogni mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo.

Cosa significa ciò? Molto semplice: tutto ciò che nasconde il volto (a meno che non serva a salvaguardare la propria incolumità fisica) è proibito, che si tratti di burqa, di casco da motociclista (a moto ferma), di maschera da carnevale (al di fuori dei luoghi di festa) o di altre simili cose.
Non dimentichiamo, inoltre, che detta legge nacque contro il terrorismo interno di estrema destra ed estrema sinistra... quindi nessuna comunità etnica o religiosa potrebbe vederla come diretta contro di sè.

Se il centrodestra si fosse appoggiato a questa legge invece di lanciarsi in una crociata contro il burqa, avrebbe avuto molto più sostegno.
Se il centrosinistra, dopo questo errore del centrodestra, avesse usato questa legge per dimostrare l'ignoranza di PdL e Lega, avrebbe conquistato favori.

Purtroppo, invece, tanto centrodestra quanto centrosinistra hanno semplicemente dimostrato di non conoscere la legge.

Taccio sulle possibili conseguenze di questa dimostrazione.

Saluti,

Mauro.

Di nuovo sul fumo...

Come già sapete io non ho mai fumato, ma non approvo l'attuale caccia alle streghe che è diventata la (originariamente giusta) lotta contro il fumo (leggete qui).

Ho letto oggi, per esempio, la notizia secondo cui in Italia ultimamente si fumi di più (qui la notizia come riportata sul portale Kataweb, alias Repubblica).

Che si fumi di più, non mi stupisce (lo noto anche in Germania, dove vivo)... ma non mi convincono le motivazioni proposte.

Da che mondo e mondo, si sa che il proibizionismo ottiene sempre risultati contrari a quelli desiderati (un esempio: negli USA raramente è circolato tanto alcol quanto negli anni dal 1919 al 1933, quando l'alcol era proibito per legge). E per di più aumenta i reati, visto che costringe i "viziosi" a rifornirsi per vie traverse.

Per di più i giovani hanno sempre (e direi in buona parte giustamente) visto i divieti assoluti (cioè ciechi, non ragionati) come sfide, non come regole da rispettare.

Forse qualche divieto in meno e qualche informazione in più non sarebbe una cattiva idea...

Saluti,

Mauro.

mercoledì 20 gennaio 2010

Quote rosa

Sono sempre stato contrario alle "quote" (rosa o di qualunque altro colore o significato) in politica, sul lavoro, ecc.

Non hanno senso, non sono nessun progresso verso l'uguaglianza, verso le pari opportunità. Anzi sono il contrario. Sono il trionfo dell'appiattimento e dell'incompetenza.

Uguaglianza significa avere tutti le stesse possibilità di partenza, non avere un arrivo garantito. E le "quote" non hanno lo scopo di fornire più possibilità di partenza a chi è svantaggiato per un qualsiasi motivo... le "quote" servono a garantire posti di arrivo a quelle categorie che sono riuscite a fare lobby e a ricattare il legislatore.

E qualche paese comincia a vedere i danni delle "quote", per esempio la Svezia, anche se lì assurdamente si lamenta chi dalle quote è avvantaggiato (leggete qui per capire cosa intendo).

Facciamo un esempio di cosa sarebbe giusto.

Mettiamo che in un governo ci siano dieci ministeri da assegnare. Secondo la legge svedese ci dovranno essere 5 ministri donna e 5 uomo. Altri paesi hanno quote simili anche se non così rigide.
Ma a me che ca**o me ne frega se quei ministri sono uomini o donne? A me interessa che siano competenti e onesti.
Se in un particolare momento storico ci sono a disposizione solo uomini come politici competenti e onesti allora ben venga un governo solo maschile. Se in un altro momento storico ci sono solo donne competenti e oneste e non uomini allora ben venga un governo solo femminile.

In più le quote (di qualsiasi tipo esse siano) hanno un altro problema: rischiano di far confondere merito e diritto acquisito. Chiunque - uomo o donna, nero o bianco, alto o basso, bello o brutto - deve meritarsi la posizione a cui aspira... non semplicemente averne diritto in base alla categoria a cui appartiene (come purtroppo le quote fanno pensare a molti/e).

Le quote sono solo un modo per invitare la gente non a migliorarsi, ma a pretendere.

Saluti,

Mauro.

martedì 19 gennaio 2010

Negozi e cinesi

Sta provocando un putiferio il cartello affisso da un negoziante di Empoli con scritto "Vietato ai cinesi se non parlano italiano" (qui l'articolo completo).

Non voglio mischiarmi ai tanti cori da tragedia greca sul razzismo (se proprio siete antirazzisti, strillate di meno quando capitano eventi come questo e fate di più durante la vostra vita quotidiana), però due domande vorrei porle:

1) Ma il negoziante si è reso conto che così ottiene l'opposto di ciò che vuole? Infatti un cinese che parla l'italiano non gradisce e quindi non entra... mentre un cinese che non lo parla non capisce il cartello ed entra tranquillo...

2) Cosa succede se arriva un turista cinese che non parla italiano?

Saluti,

Mauro.

giovedì 14 gennaio 2010

Finalmente una buona notizia

Anna Craxi: "Tra me e Bettino una promessa: il suo corpo non tornerà mai in Italia".

Meno male. Di spazzatura sul suolo patrio ce ne è già abbastanza.

Saluti,

Mauro.

Google e la Cina

Google ha deciso di non piegarsi più alla censura cinese. Almeno questa è la notizia che da ieri circola su quotidiani, notiziari e quant'altro.

Sarò un malfidente, ma Google nei panni di un paladino delle libertà proprio non ce lo vedo. E non perché ritenga Google (o meglio i suoi dirigenti) una specie di KGB o CIA, ma semplicemente, molto semplicemente, perché Google è un'azienda. E un'azienda conosce solo i bilanci, non la morale. Tutto ciò che ti è concesso dalla legge è morale. Punto.

E allora come mai Google vuole perdere quello che in breve sarà il suo secondo (se non primo) mercato per difendere la libertà di internet? Non certo per amore della libertà... dato che rischiare di fallire non sarebbe certo un gran servizio alla libertà, nè a quella privata di Google nè a quella pubblica di internet.

Quindi?

Effettivamente è un comportamento un po' misterioso. Qualcuno ci vede dietro pressioni della Casa Bianca, con compensazioni o minacce di ritorsioni interne... ma se così fosse, credo sarebbe già spuntata una "soffiata ufficiale" (molto meno contraddizione in termini di quel che sembra ;-) ) da qualche parte.

Io credo molto più semplicemente che Google stia tentando di ricattare il governo cinese: "Se volete censurarci, va bene, ma pagateci un risarcimento". O qualcosa di analogo.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 13 gennaio 2010

Dubbio...

Ma noi blogger (io per primo)...

...scriviamo perché abbiamo qualcosa da dire o scriviamo per avere i 15 minuti di notorietà che Andy Wahrol aveva predetto per tutti?

Saluti,

Mauro.

L'Europa è ghiacciata...

Come ha detto un meteorologo: "Sono tornate le stagioni".

Che l'inquinamento, i gas serra e compagnia bella siano un problema serio che va affrontato il più velocemente possibile è vero... ma per i nostri polmoni, non per le temperature.

Il catastrofismo sulle temperature direi che è un po' "esagerato".
Da quando esiste il mondo le temperature fanno lo yo-yo tra il caldo e il freddo... riscaldamenti e raffreddamenti non li abbiamo inventati noi.

Saluti,

Mauro.

giovedì 31 dicembre 2009

Decennio, millennio e giornalisti

E ci risiamo...

Dopo lo spaccamento di ***** di fine 1999, quando tutti i giornalisti parlavano, sparlavano e straparlavano della fine del millennio (millennio finito un anno dopo, cioè il 31 dicembre 2000), ora ci riempiono di bilanci sul primo decennio del nuovo millennio...

Ma aspettate almeno che finisca questo decennio, ignoranti! I bilanci li faremo tra 365 giorni, il 31 dicembre 2010, quando questo decennio veramente finirà.

Saluti,

Mauro.

martedì 29 dicembre 2009

Pausa di fine anno

cari amici,

sono per qualche giorno in meritato (?) riposo a Genova.

Ci si risente (rilegge) dopo il 10 gennaio.

Buone feste a tutti.

Saluti,

Mauro.

domenica 20 dicembre 2009

Un cardinale intelligente...

Il Vaticano ha fretta... Woytila deve essere eletto beato, e possibilmente santo, il più velocemente possibile, in modo da evitare che la sua vera personalità (cioè il suo disprezzo verso le idee progressiste e libertarie) venga alla luce, possa essere discussa.

Per fortuna ci sono vescovi (e non di secondo piano) che non sono d'accordo, anche se si esprimono in maniera diplomatica... stiamo parlando del primate del Belgio e arcivescovo di Bruxelles, Godfried Daneels.

Qui un paio di sue frasi sul tema:

"Questo processo sta procedendo troppo in fretta. La santità non ha bisogno di corsie preferenziali. E' inaccettabile che si possa diventare santi o beati per acclamazione"

"Certamente non mi è piaciuto il grido 'santo subito!', che si è sentito ai funerali di Giovanni Paolo II in piazza San Pietro. Non si fa così. Qualche tempo fa hanno anche detto che si trattava di una iniziativa organizzata, e questo è inaccettabile. Creare una beatificazione per acclamazione, ma non spontanea, è una cosa inaccettabile"

Ora, a parte il fatto che resta da vedere se Woytila sia stato veramente il "santo" che molti vogliono credere, queste affermazioni di uno dei più credibili e rispettabili (e perciò poco amati dal Vaticano) esponenti della chiesa cattolica dicono molto sulla realtà interna vaticana... che piaccia o meno...

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui l'articolo con le affermazioni di Daneels.

martedì 15 dicembre 2009

Il netturbino e il banchiere

Finalmente un'analisi seria del valore del lavoro (e non del suo costo, come purtroppo piace a Confindustria e sodali).

La New Economics Foundation (NEF), centro studi inglese fondato nel 1986 e che ha il suo punto di forza nell'analisi economica inserita nel contesto sociale e non fine a sé stessa, ha provato a calcolare quanto una determinata professione fa guadagnare (o perdere) alla società.

La NEF ha preso come esempio sei professioni (tre poco pagate e tre molto pagate) e usato come base la situazione inglese, in particolare londinese. Ma i risultati, con minime correzioni, sono esportabili a qualsiasi paese, almeno nell'ambito europeo.

Cosa ne è venuto fuori? Che un netturbino porta più guadagno alla società di un banchiere, un educatore d'infanzia più di un fiscalista.
Tutte cose in realtà banali, note a chiunque ragioni in maniera completa e con la consapevolezza che qualunque persona, qualsiasi cosa faccia, non è un atomo isolato nell'universo ma parte di una società.
Cose però ignote (o meglio ignorate) ai liberisti, agli avvoltoi della finanza, ai politici prestanome dei banchieri.

Perché, signori miei, il valore di un lavoro è ciò che questo produce per la società mentre il costo dello stesso è ciò che ci si mette in tasca sottraendolo alla società.

Un operaio, un netturbino, un insegnante portano molto valore e poco costo.
Un fiscalista, un top manager, un cosiddetto "investitore" portano molto costo e poco valore.

Vi consiglio di leggere lo studio completo sul sito della NEF, che sfata anche altri miti.
Un breve riassunto in italiano lo trovate in questo articolo di Repubblica.

Saluti,

Mauro.

lunedì 14 dicembre 2009

Ditemi che ho le allucinazioni

Riporto dalla Repubblica:

11:58 "Silvio mi ha detto: 'Non capisco perché mi odiano'"
"Mi ha detto: 'Non capisco perché mi odino così'". Questo ha riferito Don Verzé, dopo aver incontrato Silvio Berlusconi.


Io spero che siano sproloqui dovuti alla botta presa... perché con tutto l'odio che ha seminato in questi anni... cosa si aspettava di raccogliere???

Saluti,

Mauro.

Doveva succedere

È inutile fare gli ipocriti.

Possiamo condannare la violenza quanto vogliamo, ma quello che è successo ieri è la semplice e logica conseguenza delle continue provocazioni berlusconiane. Berlusconi ha portato il paese tutto sull'orlo di una crisi di nervi... e una corda troppo tirata, prima o poi si rompe.

Quello che ci sarebbe da chiedersi è perché non è successo prima: effetto dell'anestetizzazione da video? (Non parlatemi del vecchio episodio col treppiede: quello era stato un gesto improvvisato e senza reale intenzione di far male, il gesto di ieri - psicolabile o meno che fosse l'autore - era voluto e CON l'intenzione di far male, molto male).

Il guaio è che ora Berlusconi, grazie alle sue TV e ai suoi sgherri mediatici, riuscirà a farsi passare da vittima e martire.

E molti ci cascheranno.
E tra questi molti - temo - ci sarà il PD.

Saluti,

Mauro.

giovedì 10 dicembre 2009

Vertici, ambiente e sicurezza

Mi trovo qui in Danimarca, contemporaneamente al vertice ONU sull'ambiente e mi vengono un paio di domande...

Ma siamo sicuri che il vertice sull'ambiente faccia bene all'ambiente? Con tutti i voli in più per partecipare al vertice, con tutti gli spostamenti e gli sprechi alimentari ed energetici generati dal vertice, con tutti i veicoli di polizia coinvolti per la sicurezza...

E la sicurezza stessa, poi... possibile che oggi si debba trasformare ogni vertice in una esercitazione (nella migliore delle ipotesi) di guerra? Io credo ci sia qualcosa di sbagliato nelle teste di entrambe le parti... nelle teste di chi comanda e nelle teste degli eterni contestatori...

Non si poteva organizzare al posto di questo vertice una videoconferenza mondiale? La tecnologia per farlo esiste. E comporta meno spese, meno inquinamento e meno problemi di sicurezza di un simile elefantiaco vertice.

Tanto più che le cose più importanti vengono discusse e almeno in parte anche definitivamente decise in incontri ristretti dietro le quinte. Come per ogni altro vertice, che si tratti di G8, G20, questioni ONU o altro.

Saluti,

Mauro.

Tiger Woods

Non sono un appassionato di golf, non lo seguo come sport e logicamente neanche seguo il gossip che si fa sui suoi campioni, però tutto il casino fatto su e contro Tiger Woods in questi giorni non è potuto sfuggirmi.

Non seguendo il golf, non ho un'idea mia sulla persona Tiger Woods, non mi sono mai posto il problema se fosse simpatico o antipatico, se fosse una brava persona o meno, se fosse veramente il grande che si diceva o meno.

Una cosa però in tutto il tam tam mediatico di questi giorni posso dirla: non ho mai visto in vita mia uno sportivo fatto a pezzi in tal modo in così poco tempo. Tutti contro di lui. In meno di una settimana praticamente cancellata una carriera... praticamente nessuno che si ricordi del campione e tutti a lanciarsi contro di lui.

E a questo punto mi viene un sospetto... Woods magari avrà fatto tutto quello di cui viene accusato, ma sembra quasi che non si aspettasse altro che si scoprisse qualcosa...

Non sarà che semplicemente desse fastidio il suo dominio della scena golfistica?
Un dominio che rischiava di rendere noioso il golf, allontanando tifosi e sponsor?

Saluti,

Mauro.

mercoledì 9 dicembre 2009

Scaramanzie... abbasso l'Economist :-)

Per una volta non dico nulla di mio (ho corretto solo la seconda data, visto che Spinoza ha confuso il 2006 col 2008), ma copio spudoratamente da www.spinoza.it:

Economist 2001: "Berlusconi inadatto a guidare l'Italia".
Berlusconi vince le elezioni.

Economist 2008: "Berlusconi, basta".
Berlusconi torna al governo dopo due anni.

Economist 2009: "Berlusconi, addio".

Ragazzi, ma farvi un po' i cazzi vostri?

Saluti,

Mauro

martedì 8 dicembre 2009

Povero italiano...

Interessantissimo (e preoccupante) articolo letto su Repubblica oggi. Anche se è lungo e richiede un po' di concentrazione vi consiglio di leggerlo.

Mi astengo da ogni commento personale. Sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

Saluti,

Mauro.

domenica 6 dicembre 2009

Hilary Clinton, Amanda Knox e Meredith Kercher

Chissà come mai i politici statunitensi (tanto di destra quanto di sinistra, per quanto queste definizioni possano valere oltre oceano) sono sempre pronti ad ascoltare chi ha dubbi quando un cittadino statunitense viene condannato all'estero (e, come nel caso attuale di Amanda Knox, persino a lanciare sospetti di antiamericanismo) ma mai ad ascoltare chi ha dubbi quando un cittadino non statunitense viene condannato negli USA.

Ad esempio... Amanda Knox e Silvia Baraldini sono state entrambe condannate solo per indizi, molto più evidenti nel caso Knox che in quello Baraldini, ma nel caso Knox si tratta di "antiamericanismo", in quello Baraldini di "giustizia".

Tanto, troppo simile al comportamento di Israele che strilla all'"antisemitismo" ogni volta che si osa fare anche una leggera critica al governo israeliano (e non allo stato di Israele o al popolo israeliano o alla religione ebraica).

Non sarà che chi va con lo zoppo impara a zoppicare?

Saluti,

Mauro.

mercoledì 2 dicembre 2009

Ci sono ancora :-)

Ho avuto qualche problema al computer di casa, il blog non è sospeso :-)

Stasera o domani spero di avere il tempo di scrivere qualcosa.

Saluti,

Mauro.

venerdì 27 novembre 2009

Sigarette e caccia alle streghe

Premetto che non ho mai fumato in vita mia neanche una singola sigaretta (sono sempre stato troppo impegnato a commettere altri peccati per averne il tempo ;-) ), quindi un mondo senza fumo mi sta benissimo.

Però, premesso ciò, devo dire che la crociata antifumo che dura da qualche anno mi ricorda tanto la caccia alle streghe...

Ultima notizia, proibire il fumo in auto (qui la notizia sul Corriere della Sera).

Se in auto sono presenti bambini o persone malate, tale divieto va benissimo, è sacrosanto.
Ma altrimenti mi sembra esagerato.

L'articolo riporta statistiche sulla pericolosità della sigaretta in auto... ma vorrei avere i dati originali, sapendo come i quotidiani siano adusi a maltrattare le statistiche.

Esempio 1:
Due secondi per rispondere al telefonino, 4-5 secondi per accendersi una sigaretta... va bene, ma poi al telefonino quanto ci rimani a parlare dopo aver pigiato il tasto di risposta? 2 secondi? Mi vien da ridere.
E soprattutto... mentri parli al telefonino (anche con viva voce o auricolare, tenendo entrambe le mani sul volante) devi concentrarti anche su quello che dici, quindi la tua attenzione non può essere dedicata tutta alla guida. Fumare non ti impedisce di concentrarti sulla strada.

Esempio 2:
Cito parola per parola: "la guida distratta ha provocato nel 2008 più di 40 mila incidenti, il 15,5 per cento del totale. Non solo sigarette, certo. Ma anche." Quel "Ma anche" non mi piace proprio... sembra voler scaricare tutto sulle sigarette, volerle usare come capro espiatorio... ma di quei 40000 incidenti quanti sono stati causati dalla sigaretta? È questo l'unico dato che conta, il resto sono chiacchiere e - appunto - fumo.

Saluti,

Mauro.

lunedì 23 novembre 2009

Processo "breve"

La nuova legge proposta dal governo italiano per il processo breve è inaccettabile: premia non i giudici veloci o gli imputati innocenti... ma solo gli avvocati più cavillosi e i loro clienti (che generalmente non rientrano nella categoria degli imputati innocenti...).

Gli appelli via stampa e internet sono sempre serviti a poco o nulla, ma almeno ci permettono di esprimerci... quindi io ho firmato l'appello di Saviano. Fatelo anche voi.

Saluti,

Mauro.

Scienza contro la guerra

Purtroppo oggi molta gente - grazie a certa stampa e politica - considera la parola "scienza" come qualcosa di malvagio.

A parte il fatto che ciò è dovuto principalmente a ignoranza scientifica (anzi, ignoranza e basta)... ma non voglio qui fare polemica (anche se - da scienziato - la tentazione è forte)... vorrei solo far notare che la scienza invece può aiutare contro la guerra, le armi e simili.

Non ci credete? Leggete questo articolo e poi ne riparliamo :-)

Saluti,

Mauro.

venerdì 20 novembre 2009

Giornata universale dell'infanzia

Oggi è (ormai quasi "era", essendo le 23 passate) la Giornata universale dell'infanzia.

I bambini - e la gioventù in generale - sono il capitale più prezioso che l'umanità abbia e, anche se le cose negli ultimi decenni sono decisamente migliorate, rimane un capitale troppo poco protetto. E non solo nel terzo mondo.
Come protezione non intendo la bambagia in cui molte famiglie (soprattutto nel mondo ricco) avvolgono i propri pargoli... anzi questa bambagia è troppa, soffoca, impedisce ai bambini di scoprire la vita e come affrontarla.
No, come protezione intendo il diritto - universale e inalienabile - all'educazione, alla salute, al gioco. Diritto indipendente dalle condizioni economiche e sociali e che - dove le famiglie non possono arrivare - deve essere garantito dalle autorità nazionali o internazionali.

Ma perché la giornata universale dell'infanzia è proprio il 20 novembre? In sè il 20 novembre è un giorno come un altro... però il 20 novembre 1989 (cioè esattamente 20 anni fa) è stata firmata a New York dall'Assemblea generale dell'ONU la Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia.

Chi la ha firmata? Tutti i paesi membri dell'ONU.
Beh, in realtà proprio tutti no. Tutti tranne due. Somalia e Stati Uniti d'America non la hanno mai firmata.
Non faccio commenti... dico solo che gli unici due non firmatari sono l'unico stato ormai esistente solo sulla carta e per il quale quindi non si sa chi dovrebbe firmare (la Somalia) e lo stato più potente del mondo (gli USA).

Saluti,

Mauro.

mercoledì 18 novembre 2009

Pandemie e vaccini 2

Un paio di giorni fa ho scritto un articolo collegato al tema epidemia suina, prendendo spunto da una presentazione in tedesco totalmente non documentata che rischia di portare acqua al mulino di coloro che apparentemente contesta.

Ora grazie all'interessantissimo blog di Paolo Attivissimo vengo a scoprire che di detta presentazione ne esiste anche una versione italiana, per di più ampliata rispetto a quella tedesca da me citata.

Non sto qua a elencare tutte le "imprecisioni" ivi contenute: per un primo lungo elenco leggete quanto scrive Paolo Attivissimo.

Vorrei però esternare un sospetto che mi frulla in testa da tempo.

Visto che a ogni pié sospinto spuntano questi apostoli della verità che ci vogliono edurre su cose che l'informazione classica (notoriamente di regime) ci nasconde (ricordo così a memoria analoghe iniziative su Israele, sull'11 settembre, sul cartello del petrolio, ecc.)... ma che questi apostoli della verità infarciscono le loro rivelazioni di tante e tali assurdità da fare in realtà il gioco dei propri "nemici"...

...non sarà che questi apostoli della verità in realtà sono gli uffici stampa di detti "nemici", che a questo modo smontano a priori la credibilità dei contestatori, senza dover neanche far la fatica di rispondere alle accuse?

Saluti,

Mauro.

martedì 17 novembre 2009

E si insiste con lo spacciarle per liberalizzazioni

Il governo italiano ha deciso di mettere l'acqua (bene pubblico fondamentale) nelle mani dei privati (leggete l'articolo di Repubblica).

Vi cito un passaggio dell'articolo di Repubblica di cui sopra:

"Tema del contendere è il cosidetto 'decreto Ronchi' che stabilisce la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, prevedendo tra le altre cose che la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati. Il provvedimento rende di fatto obbligatorie le gare per l'affidamento dei servizi da parte degli enti locali e vieta, quindi, salvo per casi eccezionali, l'assegnazione diretta a società prevalentemente pubbliche e controllate in maniera stringente dall'ente locale affidatario. A partire dal 31 dicembre 2010 quindi, le concessioni frutto di una assegnazione diretta cessano.
La liberalizzazione, inoltre, riguarda tutti i servizi pubblici locali, escluso il gas, il trasporto ferroviario regionale e la gestione delle farmacie comunali. Prevedendo tempi 'piu' dilatati per quanto riguarda i rifiuti.
"

Ma possibile che in Parlamento siano tutti così ignoranti? Perché nessuno dice che queste non sono liberalizzazioni, ma privatizzazioni?

Liberalizzare significa concedere l'ingresso sul mercato a nuovi soggetti, che quindi possono competere con quelli già presenti (monopolisti, oligopolisti o simili).
Quindi liberalizzare dovrebbe significare - in un paese come l'Italia - concedere ai privati di competere con i servizi pubblici.

Ma dato che questo governo italiano ama i monopoli od oligopoli privati e disprezza i servizi pubblici (e meglio funzionano più li disprezza), allora cosa fa? Caccia fuori dal mercato i soggetti pubblici costringendoli a svendere a soggetti privati e spaccia questa privatizzazione forzata, questo esproprio al contrario come una "liberalizzazione".

Sinceramente... più che il governo e i suoi accoliti in questo caso mi fa però rabbia l'opposizione che, pur inalberandosi, accetta la definizione ipocrita di liberalizzazione e non dice le cose come stanno.

Per chi ha ancora un paio di neuroni funzionanti ribadisco: non c'è nessuna liberalizzazione, c'è solo una privatizzazione selvaggia, un esproprio del pubblico a favore del privato.
Quale privato... mi fa paura pensarci.

Saluti,

Mauro.

lunedì 16 novembre 2009

Giulio, cosa combini???

Giulio Tremonti ha commissariato la filiale italiana di una banca svizzera, a causa di gravi irregolarità nell'applicazione delle regole antiriciclaggio.
La banca in questione è la Banca Arner di Lugano e la filiale in questione è quella di Milano.

Che cosa c'è di strano, direte voi: Tremonti è ministro dell'economia e delle finanze quindi è nei suoi compiti e poteri - se ritiene le segnalazioni che riceve dalla Banca d'Italia sufficientemente gravi - commissariare o mettere sotto osservazione le banche italiane o le filiali italiane di banche straniere.

Però qualcosina di strano c'è... il caro Giulio ha appena commissariato i conti del capo! Come se il povero Silvio non avesse già abbastanza problemi!
Nella filiale milanese della Banca Arner (tra l'altro già in passato in mezzo a fatti poco chiari) ci sono un conto di Silvio Berlusconi, quelli di società facenti capo ai suoi figli e quelli di molte altre persone di Fininvest o vicine alla stessa.

Solo voci?

Beh, guardatevi l'interessantissimo servizio di Report (la splendida trasmissione di Milena Gabanelli su RAI3) di ieri sera.

Chiaro che l'iniziativa di Tremonti è (sacrosantemente) diretta contro la dirigenza della banca e non contro i correntisti... però le voci (e non solo voci) che indicavano la Banca Arner come uno dei centri del riciclaggio di denaro sporco (anche mafioso) non sono nuove, anzi... quindi è lecito chiedersi perché una persona pubblica, una figura politica come Berlusconi ritenga di potersi tranquillamente mischiare a certa clientela senza destare sospetti.
Se lui lo ha fatto ingenuamente, senza saperne nulla, non dovrebbe avere difficoltà a dimostrarlo e a togliere i suoi soldi da lì (invitando i suoi famigliari e collaboratori a fare altrettanto).

Interessante comunque notare le reazioni dei vari quotidiani.

La Repubblica ne parla, il Corriere della Sera anche, e così La Stampa.

"Casualmente" niente sul Foglio e su Libero, mentre il Giornale - che strano! - allude a strani complotti tra certa stampa e certa magistratura.

La cosa che mi ha stupito è stato non trovare nessun cenno della storia sull'Unità.

Comunque, al di là delle reazioni della carta stampata, ahi ahi Giulio... cosa hai combinato! Commissariare i conti del capo senza neanche chiedere il permesso! :-)

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Mi riferisco alle versioni online dei quotidiani citati. Essendo momentaneamente in mezzo ai boschi svedesi non ho la minima idea di cosa sia stato pubblicato sulle rispettive versioni cartacee.

sabato 14 novembre 2009

Pandemie e vaccini 1

In rete sta girando un video (o meglio una presentazione) in tedesco sulla speculazione delle case farmaceutiche per l'influenza suina... presentazione molto interessante, ma di poco valore giornalistico ;-)

Battute a parte, gli scandali della finanza e della "Big Pharma" vanno combattuti, ma è bene farlo documentandosi, per evitare di avere armi spuntate durante la battaglia.

E in questo appello ci sono alcune cose che mi hanno dato da pensare (ho controllato - per evitare di scrivere cavolate - velocemente solo quelle che già sapevo essere sbagliate o almeno imprecise, ma non escludo ci siano altri errori nella presentazione).

Punto primo
L'autore continua a dire che le aziende Roche e Relenza guadagnano un sacco di soldi vendendo il loro prodotto Tamiflu. Sinceramente io dubito che la Relenza possa guadagnare soldi col Tamiflu. Semplicemente perché l'azienda Relenza non esiste :-)
Il Tamiflu è un prodotto della Roche (e questo è giusto) mentre il Relenza è un prodotto simile della concorrente GlaxoSmithKline.
Che i due prodotti siano simili è vero, ma non sono comunque lo stesso prodotto, come potete vedere dalle descrizioni (in particolare delle molecole dell'agente attivo) di Tamiflu e Relenza.

Punto secondo
L'autore continua a parlare di Tamiflu e influenza suina, citando oltretutto la dubbia efficacia del Tamiflu. Un'imprecisione e un errore.
È vero che c'è chi consiglia il Tamiflu anche per la suina, ma esso era stato pensato per l'aviaria. Il vaccino per la suina generalmente consigliato è il Pandemrix e si citano anche Focetria e Celvapan.
Tra l'altro il principale di essi, il Pandemrix comprato anche dalla Germania, è un prodotto della GlaxoSmithKline, la quale è quindi profittatrice di entrambe le "pandemie". E nella presentazione non viene citata una sola volta.
Riguardo l'efficacia del Tamiflu... non c'è nulla di dubbio. Si sa benissimo quale è la sua efficacia, è stato testato abbastanza. Si può dire che questa efficacia (a seconda dei casi sul 60-70%) sia bassa, insufficiente, ma non che sia dubbia.
Dubbia, anzi proprio ignota, è invece quella di Pandemrix, Focetria, Celvapan... che non vengono mai citati.

Punto terzo
Verissimo che Donald Rumsfeld ha le mani in pasta col Tamiflu, però in maniera un po' diversa.
Rumsfeld non è l'azionista di maggioranza della Gilead Sciences (ne possederà sì delle azioni, ma da qui a essere l'azionista di maggioranza...), ma ne è stato in passato presidente.
La Gilead Science, scopritrice o inventrice del Tamiflu a seconda dei punti di vista, ormai non possiede più il brevetto dello stesso, avendolo anni fa venduto alla Roche.

Insomma, lo scandalo dietro a questa presunta epidemia/pandemia c'è assolutamente, ma per far qualcosa al proposito meglio usare articoli ben documentati e ricercati invece che presentazioni raffazzonate.

Io vi consiglio questo articolo (purtroppo in tedesco, ma io - come sapete - vivo in Germania).

In italiano purtroppo non ho trovato articoli altrettanto documentati. Molto interessante - anche se non aggiornatissimo essendo del 22 luglio - comunque è questo articolo di Maurizio Ricci su Repubblica.

Riguardo all'Italia si può comunque aggiungere che Enrica Giorgetti, direttrice generale di Farmindustria, è la moglie del ministro della sanità Maurizio Sacconi (qualche dettaglio in più in quest'articolo). Vero che l'industria farmaceutica italiana non è quella che veramente ci guadagna in questa storia... però questo collegamento "famigliare" di sicuro non è piacevole.

Saluti,

Mauro.

giovedì 12 novembre 2009

La fine della lettura... o no?

In questi giorni un'amica mi ha segnalato un interessante articolo sulla versione online del Times.

L'articolo dice molte cose interessanti, ma scivola a mio parere su alcuni punti importanti.

Per prima cosa mi sembra che l'autore a tratti distingua (giustamente) tra informazione e narrativa e a tratti invece le confonda, il che è un grave errore.
La narrativa è un qualcosa per l'anima, una specie di nutrimento culturale, quindi non può essere ridotta ai minimi termini: può essere corta come un Haiku o lunga come una saga, ma non può essere costretta entro confini dimensionali, deve essere libera di svilupparsi senza regole (al di là di quelle grammaticali e sintattiche).
L'informazione invece ha una regola fondamentale: deve essere esaustiva (cioè fornire tutti gli elementi necessari per essere capita ed eventualmente usata) ma deve farlo in maniera sintetica, non deve affogare il contenuto, l'essenziale in un mare di parole.
E questo valeva già ben prima che esistessero Internet e i telefoni cellulari.

Un'altra cosa sulla quale non sono d'accordo è accusare appunto Internet e cellulari di essere la causa della "fine" della lettura.
La fine della lettura è invece - a mio parere - precedente, causata dalla televisione e soprattutto dalla sua esplosione commerciale negli anni '80.
È lì che è cominciata la fine della narrativa, ma anche quella dell'informazione. Perché la televisione ha aggredito (e quasi ucciso) la lettura tout court, non solo quella delle opere di narrativa (parafrasando una vecchia canzone dei Buggles, "Video killed the radio stars", potrei dire "Video killed the written word").
La televisione ci ha "liberato" dalla fatica della lettura… perché leggere presuppone comunque un’attività, non si può leggere qualcosa passivamente, mentre guardare e ascoltare si può benissimo fare anche passivamente (certo che alla fine rimane un guardare senza vedere e un ascoltare senza sentire, ma non tutti se ne rendono conto).
In questo senso Internet può invece diventare quasi un alleato della lettura, della narrativa, perché sul monitor vediamo e leggiamo anche parole, anche testi. Non saranno libri interi, ma sono comunque parole, frasi, testi scritti, non solo immagini o suoni. Può essere un primo passo verso la riscoperta della lettura.
Quante volte un estratto letto su internet ci ha spinto poi a comprare un libro o una rivista? Più di quelle che crediamo.
I telefoni cellulari invece con la loro iper-estremizzata concisione sono un crimine contro la lettura, la narrativa. Tanto più che hanno spinto le nuove generazioni a inventare una lingua assurda (per esempio negli sms in Italia quasi tutti ormai usano la "k" invece del "ch" oppure scrivono "dove 6?" invece di "dove sei?").

E quest'ultimo fatto mi porta a spostare l'attenzione su quello che per me è il problema più grave, cioè non tanto la scomparsa della lettura (che non è sparita, si legge sempre... ma mentre prima la lettura non era nascosta da altre attività, oggi lo è) quanto la scomparsa della scrittura.
Oggi non si scrive quasi più, si usa uno stile da telegramma in quasi ogni tipo di testo che dobbiamo produrre e soprattutto non si è più abituati a scrivere a mano. Se non si ha a disposizione un palmare o un telefonino non si prendono appunti (e poi si rischia di dimenticare i propri pensieri e le idee che ci possono venire in qualsiasi momento - io per questo ho sempre nella tasca della giacca un caro antiquato taccuino e una penna).
E soprattutto si dimentica il "bello" scrivere, l'uso corretto di grammatica, ortografia e sintassi, l'uso di uno stile elegante e vivace. I testi (anche libri e articoli di quotidiani) sono sempre più sciatti, piatti e scorretti. Non fa piacere leggerli.

Ecco, questo dobbiamo riscoprire: la scrittura prima ancora della lettura.

Saluti,

Mauro.

Niente anonimi, grazie

Mi trovo costretto a ribadire: niente commenti anonimi, per favore.

Qualunque commento è ben accetto, sia favorevole che critico riguardo a quello che scrivo, ma solo i commenti con autore - come già detto in passato - verranno pubblicati.
Quelli anonimi... me li leggo e poi li cancello :-)

Del resto non costa molto mettere una firma (nome vero o pseudonimo standard) in fondo al proprio messaggio, no?

Grazie.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 11 novembre 2009

La Ministronza

Ho appena letto sul Corriere della Sera un articolo in cui si riporta una (presunta) polemica riguardo un fumetto che "offende" la ministra per le politiche giovanili Giorgia Meloni (leggetelo qui).

Premetto due cose:
1) non ho letto il fumetto in questione, quindi non posso avere un'opinione personale sul fatto che detto fumetto sia satira od offesa;
2) a mio parere la Meloni non brilla tanto per stronzaggine, quanto per assenza... nel senso che al governo lei fa solo numero, nulla più.

Premesso ciò, la mia domanda è: Ma tra tutti quelli che sono insorti contro il fumetto, quanti lo hanno realmente letto?

Credo di non sbagliare di troppo se rispondo: Nessuno.

Saluti,

Mauro.

In difesa delle multinazionali...

No, non temete, non ho saltato la barricata :-)

Continuo a essere per i ceti deboli, per il mondo operaio e contro la grande finanza...

Però quando la grande industria, la grande finanza - le multinazionali, insomma - si comportano bene, ho piacere a farlo notare, perché vuol dire che in fondo c'è speranza presto o tardi di avere un mondo più etico.
E la notizia che riguarda la Pepsi Cola, condannata a pagare più di un milione di dollari per la negligenza di una segretaria e la cui dirigenza giustifica questa segretaria... rientra in questo scenario.

Per la storia più o meno completa leggete qui.

Qui nel mio blog segnalo solo una frase del portavoce della Pepsi Cola: "è una delle coincidenze sfortunate di questa storia, ma non è l’unica ragione per cui contestiamo l’accusa che è dubbia e non dimostrabile. Una negligenza, invece, è giustificabile".

A mio parere, un fatto da sottolineare.

Saluti,

Mauro.

martedì 10 novembre 2009

Contro i ciclisti

È di moda oggigiorno fare pubblicità per i mezzi di trasporto a basso impatto ambientale... soprattutto è di moda invitare la gente a usare il treno per gli spostamenti a medio e lungo raggio e a usare la bicicletta per gli spostamenti all'interno delle città.

Nulla in contrario in principio, però... la cosa sarà applicabile e accettabile solo quando i ciclisti impareranno che il codice della strada vale anche per loro e non - come loro sembrano credere - solo per chi guida mezzi a motore.

Io vivo in un paese - la Germania - e in una città - Colonia - dove il muoversi in bicicletta è decisamente diffuso. E io stesso mi muovo spesso in bicicletta.
Peccato che se mi fermo al rosso quando sono in macchina tutti lo considerino - giustamente - normale, mentre quando mi fermo al rosso quando sono in bicicletta mi becchi solo sguardi compassionevoli come fossi un povero deficiente.

Dato che però il codice della strada - in Germania come in Italia, Francia, Paesi Bassi o altro - vale per tutti coloro che si muovono su strade pubbliche... ciclisti compresi!... io pretendo che tutti rispettino detto codice.

In breve... se i ciclisti ritengono che il codice della strada per loro non valga, allora io sono da loro stessi autorizzato a investirli quando mi muovo in macchina.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 4 novembre 2009

A proposito di chiesa...

Una mia poesia scritta un po' di anni fa, tanto per chiarire i miei sentimenti al proposito...

Saluti,

Mauro.

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Erano anni

Erano anni
oggi di nuovo vi sono
entrato
apro la porta
odore d'incenso
sento la litania
ipocrite parole
di un uomo vestito di nulla
di un uomo vestito di chiesa

Erano anni
oggi di nuovo sono entrato
in una chiesa

E ho sentito
dentro e fuori
il vuoto
freddo

Ho alzato lo sguardo
l'uomo in croce
sembrava chiedermi
che ci fai qui?
che ci faccio qui?

Volevo pregare
chiedere a Dio
di esistere

L'uomo sulla croce
mi ha detto
non farlo
Dio
forse è dappertutto
ma non qui

Erano anni
oggi ho aperto di nuovo
la porta di una chiesa
una volta per entrare
una volta per uscire
l'ultima

Dio è altrove

Stoccarda, 26 gennaio 2003

L'Europa e il crocifisso

Quanto casino scoppiato per la (giustissima) sentenza della Corte Europea sul crocifisso nelle scuole.

Volevo scrivere qualcosa al proposito, poi ho scoperto quest'intervento (leggetelo!!!) di Andrea Bonanni sul suo blog sul portale di Repubblica e mi sono detto... "porca miseria... ha detto tutto quello che volevo dire io, e ora cosa scrivo?" :-)

Posso solo aggiungere che mentre l'Europa parla del crocifisso, forse il Vaticano vorrebbe l'Europa crocifissa (l'Italia la ha già crocifissa da quel dì).
Mi sa che le truppe italiane nel 1870, ai tempi di Porta Pia, abbiano sbagliato qualcosa... ed è meglio che mi morda le dita e non scriva cosa.

Saluti,

Mauro.

P.S. 06.11.09:
Mi permetto di consigliare anche questa lettura (grazie Aglaja per la segnalazione).

lunedì 2 novembre 2009

Famiglia, scuola ed educazione sessuale

Leggete questo articolo: "Foligno: incinta a 14 anni, partner di 15 - I genitori: a scuola si faccia prevenzione".

Non notate nulla di strano?

Io sì: la pretesa dei genitori che la scuola faccia quello che loro non hanno fatto, cioè parlare coi propri figli della sessualità.

Quando la smetteremo di pretendere che altri (le "istituzioni") facciano ciò che noi non abbiamo saputo - o molto più probabilmente voluto - fare?

Quando lo faremo di sicuro il mondo diventerà un posto molto migliore.

Saluti,

Mauro.

domenica 1 novembre 2009

Ciao Alda

È morta Alda Merini.

Chi era? Semplicemente una persona normale, come tutti noi. E in più la più grande poetessa contemporanea.
Non la più grande poetessa italiana contemporanea, come stanno scrivendo ora i vari quotidiani nei loro coccodrilli. No, non la più grande poetessa italiana contemporanea.
La più grande poetessa contemporanea e basta.

Una breve (provvisoria) biografia la trovate in questo articolo di Repubblica.

Ma, meglio ancora, andate sul suo sito, dove potrete leggere anche alcune sue poesie.

Ciao Alda. E grazie di essere esistita.

Saluti,

Mauro.

sabato 31 ottobre 2009

Senza vergogna

Caso Stefano Cucchi.

Ragazzo arrestato per spaccio, morto alcuni giorni dopo l'arresto con lesioni e fratture varie. Non voglio entrare nel merito, non ho elementi sufficienti per supporre colpevolezze o innocenze di chichessia, però è un caso che va seguito, che non bisogna far passare sotto silenzio (qui trovate la ricostruzione della storia fatta dal Corriere della Sera).
Non bisogna farlo passare sotto silenzio nè in caso le forze dell'ordine siano colpevoli (per evitare che i responsabili la passino liscia), nè in caso le forze dell'ordine siano innocenti (perché purtroppo in Italia il poliziotto o carabiniere viene sempre considerato colpevole a prescindere e questa "cultura" antiistituzionale va combattuta).

Comunque, quello che vorrei analizzare qui sul blog non è il caso in sé, bensì la sparata del ministro della difesa La Russa:
"Non ho strumenti per accertare. Di una cosa però sono certo: del comportamento corretto dei carabinieri in questa occasione".

Assolutamente senza vergogna. Non si rispettano nè i morti nè la logica (o forse quest'ultima neanche la si conosce).

Caro ministro: se non hai gli strumenti per accertare, non puoi essere certo di nulla, se invece sei veramente certo, vuol dire che hai potuto accertare. E allora tira fuori i risultati di questi accertamenti.

Saluti,

Mauro.

venerdì 30 ottobre 2009

Via Gradoli

Penso che molti di voi seguano - volenti o nolenti, visto che riempie giornali e telegiornali - il caso Marrazzo, presidente della regione Lazio ricattato per un video che lo ritrae con un transessuale (qui il primo articolo di Repubblica sul tema, del 23 ottobre scorso).

Seguendo le notizie mi ha colpito il nome della via dove è avvenuto l'incontro tra Marrazzo e "Natalì": Via Gradoli.

Non l'abbiamo già sentito da qualche parte questo nome? Non è successo già qualcosa di poco chiaro in passato in questa via?
Ma sì, come abbiamo fatto a dimenticarcene? Aldo Moro!

Via Gradoli compare anche nella storia del rapimento di Aldo Moro, spuntata da una seduta spiritica (a cui partecipò anche Romano Prodi) apparentemente tenuta per scoprire il nascondiglio dove le Brigate Rosse tenevano prigioniero l'allora presidente della DC.

Però il nascondiglio di Via Gradoli non venne scoperto... su indicazioni dei servizi segreti le ricerche vennero indirizzate verso il paesino di Gradoli in provincia di Viterbo.

Servizi segreti e Via Gradoli? Solo nel caso Moro?

Concita De Gregorio, direttrice dell'Unità, ci ricorda nel suo blog che anche oggi i servizi segreti frequentano volentieri via Gradoli: "via Gradoli a Roma era considerata fino a ieri una zona franca, un luogo dove non ci sarebbero stati controlli di polizia né retate per la semplice ragione che quelle case di appuntamenti, nella strada ce ne sono varie, le frequentavano politici di destra e di sinistra, uomini di governo [...] «Via Gradoli 96» è il titolo di un libro di Sergio Flamigni: "una palazzina dei servizi segreti, scrive"" (qui il testo completo).

Insomma via Gradoli è una via dei servizi, come ci sono le vie degli acquisti e quelle degli uffici.

Che poi i servizi siano segreti o sessuali, apparentemente poca differenza fa. O forse proprio nessuna.

Saluti,

Mauro.

martedì 27 ottobre 2009

Bersani, Rutelli e il PD

Quando è nato il Partito Democratico (alias PD) tutti coloro che seguono un minimo la politica avevano subito capito che era il pesce grande (alias DS) che si fa mangiare dal pesce piccolo (alias Margherita) allo scopo di ricostruire la vecchia balena bianca del centro (alias Democrazia Cristiana).

Ora la componente di sinistra (per quanto all'acqua di rose... anzi all'acqua omeopatica di rose) di detto PD ha avuto uno scatto d'orgoglio e ha eletto (per di più - scandalo degli scandali! - tramite le primarie, cioè direttamente dalla base del partito) Pier Luigi Bersani a segretario del partito.

Chi è Pier Luigi Bersani?
Non vi faccio qui la sua biografia, vi dico solo che tra i tre candidati alla segreteria era l'unico di sinistra (moderata, sia detto). E, cosa ancora più grave, l'unico che aveva qualcosa da dire.

Dopo queste primarie colui che più di tutti in passato manovrò per costruire il PD (da lui visto, con speranza, come la nuova DC), cioè un certo Francesco Rutelli, ha fatto capire chiaramente (ma da buon democristiano senza dirlo chiaramente) che lascerà il PD per unirsi a Casini (e probabilmente anche a Mastella).

Ora questo ci dice due cose di detto Rutelli:
1) la sua caratura "democratica" nell'accettare l'esito di una votazione (il segretario è stato eletto dai militanti, non da un gremium ristretto);
2) la sua vera linea politica (si è sempre detto per il centro-sinistra, ma appena in questo centro-sinistra spunta qualcosa anche solo vagamente di sinistra lui scappa).

Beh, comunque... una banderuola del genere meglio perderla che trovarla (per chi non se lo ricordasse, Rutelli partì coi Radicali, passò ai Verdi, poi alla Margherita per arrivare al PD e ora passare a un'UDC che probabilmente cambierà nome).

Benvenuto Bersani, e ricordati di fare qualcosa di sinistra anche ora che sei segretario dopo aver detto alcune cose di sinistra da candidato.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Esemplare la vignetta di Staino sull'Unità.

lunedì 26 ottobre 2009

Günther Oettinger

La Germania ha deciso quale persona proporre come membro tedesco per la nuova Commissione Europea che entrerà in carica nel 2010.

Chi è il "fortunato"? Günther Oettinger, attuale primo ministro del Land Baden-Württemberg.

Peccato che detto Oettinger abbia avuto vicinanze un po' troppo amichevoli con membri della 'ndrangheta calabrese. Non è detto che lui abbia mai commesso reati (infatti non esistono procedimenti su di lui al proposito)... ma direi che tale vicinanza (documentata, per un primo assaggio: Ndrangheta in Germany) rende quanto meno inopportuna la nomina.

Per chi volesse leggere il libro in cui è descritta e documentata in dettaglio questa frequentazione: Jürgen Roth, "Mafialand Deutschland" (Eichborn Verlag, 2008).

Saluti,

Mauro.

martedì 20 ottobre 2009

Democrazia 3

E concludiamo il discorso sulla democrazia in senso elettorale venendo a quella che era la mia meta fin dall'inizio: lo sbarramento elettorale che impedisce alle formazioni minori di entrare in Parlamento.

Nel messaggio precedente concludevo il confronto tra i sistemi maggioritario e proporzionale citando il fatto che molti paesi hanno cercato di introdurre un sistema misto, dovendolo però sempre (o quasi) correggere con uno sbarramento percentuale (il 5% in Germania, il 4% in Italia, per esempio).

Però... questo sbarramento è quanto di più antidemocratico ci sia, in quanto di fatto "castra" la libertà di voto e il diritto di essere rappresentati.
D'altro canto è il modo più efficace (dittatura a parte ;-) ) che si sia riusciti a escogitare per garantire la governabilità di un paese.

La domanda quindi è la seguente: meglio più democrazia o meglio più governabilità?

Saluti,

Mauro.

Democrazia 2

Nel messaggio precedente, primo dedicato alla democrazia, ponevo il primo dubbio su quale forma di democrazia fosse la meno imperfetta, la più utile.

Ammesso e non concesso che valga la mia conclusione, secondo cui sia più facilmente realizzabile e forse in generale preferibile la democrazia rappresentativa, andiamo avanti col discorso.

Secondo dubbio: sistema maggioritario o sistema proporzionale per le elezioni?

Il sistema maggioritario sembra più vicino alla democrazia diretta (pur certo non eliminando il filtro rappresentativo), in quanto l'elettore manda in Parlamento una ben precisa persona che si presenta sì come rappresentante di un partito, ma puntando su se stesso, non su una lista in cui lui è inserito. Questo candidato, se eletto, diventa - di fatto, anche se la legislazione varia da paese a paese - il referente diretto degli elettori della sua circoscrizione.
L'altra faccia della medaglia è costituita dal fatto che questo rappresentante consciamente o inconsciamente si batterà più per il bene della sua circoscrizione che per quello del paese e il fatto che si rischia un Parlamento patchwork in quanto candidati forti di partiti deboli o candidati indipendenti potrebbero avere buon gioco. Senza tener conto che ogni singolo eletto si sentirebbe abbastanza forte da fare di testa sua senza parlare col partito.

Il sistema proporzionale sembra meno democratico, più vicino ai partiti che agli elettori, ma fornisce la garanzia (con elettori intelligenti) che si voti per un programma, per un sistema di idee, se non coerente, almeno chiaro.
Il problema qui è sostanzialmente duplice: votando per una lista (indicando o meno le preferenze in un sistema proporzionale la lista viene sempre prima del singolo candidato) si rischia l'impersonalità dei candidati con un peso eccessivo dei partiti (con tutte le conseguenze che si sono viste per esempio negli ultimi decenni) e si rischia che piccoli partiti o liste riescano ad avere potere di ricatto se non sulla governabilità in generale, per lo meno su singole leggi o azioni. Il che non è certo un esempio di democrazia.

Molti paesi hanno cercato di introdurre sistemi misti (l'esempio più noto è la Germania, dove il sistema è - sinceramente - abbastanza contorto), ma in un modo o nell'altro si sono dovuti introdurre trucchi (vedi lo sbarramento) per salvare un po' di democrazia senza perdere la governabilità.

Insomma, verrebbe da dire che la democrazia sia un casino... ma le alternative sono anarchia o dittatura...

Saluti,

Mauro.

Democrazia 1

Nel 1947, in un famoso discorso alla Camera dei Comuni, Winston Churchill disse: "Democracy is the worst form of government, except for those all other forms that have been tried from time to time".

Quella che a prima lettura può sembrare una difesa del concetto di democrazia esposto in maniera ironica, è in realtà un amaro (Churchill era ancora amareggiato dalla sconfitta nelle prime elezioni postbelliche) riconoscimento dell'imperfezione della democrazia.

Ma può esistere una democrazia perfetta?

Forse, in teoria, c'è la possibilità di costruire democrazie perfette o quasi, ma nella realtà credo che ciò si possa avvicinare (non realizzare) solo in comunità molto piccole.

Primo dubbio: democrazia diretta o democrazia rappresentativa?

Sembrerebbe semplice: nella democrazia diretta la comunità decide direttamente su tutto, mediante referenda o altro tipo di votazione. Detto così sembra semplice.
Però... le decisioni da prendere (leggi, decreti, accordi internazionali, contratti pubblici, appalti, ecc.) sono infinite... si dovrebbe vivere in cabina elettorale. E allora visto che si passa tutto il tempo a votare, chi lavora? Chi governa?
E c'è un'altra falla nella democrazia diretta: Chi decide su cosa decidere? Ci dovrebbe pur sempre essere un filtro. Un esempio teorico banale: mettiamo che la situazione economica renda necessario riformare il sistema fiscale. Si possono pensare mille diversi sistemi fiscali. Chi decide quali, tra questi mille, verranno presentati sulla scheda per votare? Oppure si fa una scheda abbastanza grande da poterli descrivere tutti e mille?

Quindi rimane la democrazia rappresentativa? La comunità delega a dei rappresentanti le decisioni, limitando i referenda a questioni molto particolari.
Se questi rappresentanti sono onesti sembrerebbe un'accettabile compromesso. Però, anche il rappresentante più onesto e preparato, è in primo luogo un cittadino, un elettore, con le sue idee.
Quindi il giorno che arriva da decidere sulla legge X tra la proposta A e quella B e io approvo la A, ma il rappresentante che ha avuto la mia preferenza predilige leggitimamente la B... io quel giorno in Parlamento è come non fossi rappresentato, pur avendo fatto il mio dovere elettorale.
Quel giorno di fatto non c'è democrazia per me.

Quindi si tratta di due alternative entrambe lacunose.

È chiaro comunque che - a livello pratico - la democrazia rappresentativa forse non è migliore (anzi) ma di sicuro più applicabile e difendibile da derive demagogiche o simili.

Saluti,

Mauro.

domenica 18 ottobre 2009

I boni dei managers

A intervalli più meno regolari tornano le polemiche sugli stipendi e sui "premi" esorbitanti dei top managers.
E in tempi di crisi come questi le polemiche sono per forza di cose ancora più violente, anche perché i managers, soprattutto quelli del settore finanziario, vengono considerati - in parte a ragione - tra i principali colpevoli della crisi stessa.
Ma, al di là delle questioni morali, basta ridurre questi stipendi, questi premi per riportare il mondo della finanza e dell'industria a un comportamento responsabile?
E poi, i managers hanno sì colpe... ma siamo sicuri che siano gli unici ad avere colpe? Il problema più grave a mio parere è la predominanza della finanza sull'industria, cioè la "sparizione del prodotto", come avevo già detto più di tre anni fa in un pensiero dedicato alla Cina e alla finanza (Cina e finanza, 29 giugno 2006).

L'industria guadagna con i prodotti e i servizi... la finanza con le azioni e la speculazioni. L'importante è ottenere rendite sempre maggiori (senza curarsi del modo) e spingere le azioni verso l'alto... di modo che gli azionisti - i tanto leggendari "shareholders" (tra cui ci sono anche i managers stessi grazie alle stock options) - si mettano in tasca tanti soldi in breve tempo e al momento giusto speculino rivendendo le azioni, senza che abbiano alcun interesse alla salute, alla solidità dell'azienda... a loro in fondo interessa una specie di one night stand finanziario, non un matrimonio.

Come risolvere il problema, tenendo conto che i managers rispondono agli azionisti (che generalmente non sanno ne' vogliono sapere nulla dell'azienda)?
Non è facile, ma io credo che tre cose siano necessarie:
- Eliminare le stock options, se un manager merita di essere premiato, venga premiato in soldi, non in azioni;
- Trovare il modo di far sì che i managers rispondano all'azienda stessa, non agli azionisti;
- La politica deve trovare il coraggio di mettere il guinzaglio al liberismo, in quanto il pensiero liberale - con cui tanti si riempiono la bocca - non ha niente a che vedere col liberismo.

Saluti,

Mauro.

venerdì 16 ottobre 2009

La malattia di Berlusconi

Sto seguendo le reazioni scomposte di Berlusconi ai vari "attacchi" che sta subendo... reazioni che talvolta prendono anche fischi per fiaschi difendendosi da accuse non ricevute e non difendendosi da accuse ricevute...

Ma non voglio parlare di politica o di giustizia. Bensì di salute.

Quando Veronica Lario disse che Berlusconi era malato, tutti - a causa della storia Noemi - a discutere sulla "pedofilia" dello stesso.

Intanto la pedofilia - intesa in senso medico, lasciamo perdere le questioni legali - indica l'essere attratti da ragazzi/e che non hanno ancora raggiunto la pubertà o sono nella fase di passaggio tra infanzia e pubertà... e Noemi per quanto allora minorenne la pubertà l'aveva raggiunta eccome e anzi già lasciata indietro ;-)
Quindi se Berlusconi fosse (o fosse stato) pedofilo, avrebbe dovuto esserci qualche ragazzina ben più giovane di Noemi in ballo... oppure Berlusconi non è (almeno in senso medico) pedofilo.

Io invece pensai (e penso) che Veronica Lario intendesse tutt'altra malattia e il Berlusconi scomposto degli ultimi tempi sembra confermarmelo: Alzheimer o demenza senile.

Saluti,

Mauro.

giovedì 15 ottobre 2009

Due Nobel che non approvo

Nobel per la pace a Obama... d'accordo ha mostrato un modo di fare e una visione del mondo ben diversi da Bush... ma è presidente da solo 10 mesi (e per di più la candidatura è stata fatta a febbraio, quando era eletto da due mesi e in carica da due settimane), per ora le sue sono solo intenzioni, risultati (per forza di cose) ancora non ce ne sono (e alcuni risultati si vedranno solo a lungo termine)... ma mi pare che più che premiare Obama, si siano voluti premiare gli USA per essersi liberati di Bush (e della Palin!)... un po' poco per assegnare il Nobel...

Nobel per la fisica agli inventori delle fibre ottiche e del sensore CCD... insomma, allora cambiamogli nome e chiamiamolo Nobel per l'ingegneria... i tre premiati hanno fatto sì invenzioni eccezionali, ma non hanno scoperto nulla, hanno "solo" costruito qualcosa (in particolare per quanto riguarda il sensore CCD) in base a scoperte fisiche precedenti... a questo punto, se l'Accademia di Svezia fosse coerente, uno dei prossimi Nobel per la fisica dovrebbe andare a Federico Faggin, l'inventore del microprocessore!

Saluti,

Mauro.

Rieccoci

Dopo due anni e mezzo di pausa dovuti ai più disparati motivi, direi che è ora di ricominciare.

Di cose nel mondo ne sono successe tante, pensieri eretici o meno su queste cose ce ne siamo fatti tanti... insomma i temi non mancano, basta un po' guardarci intorno.

Più tardi leggerete qualcosa di più.

Saluti,

Mauro.

martedì 20 marzo 2007

PACS, DICO e quant'altro

Ormai è mesi che si discute su questi PACS, DICO o come diavolo li vogliamo chiamare.

Sono sincero: mi hanno stufato entrambe le parti. Perché? Molto semplice, perché hanno entrambe torto, entrambe stanno prendendo in giro i cittadini (e non solo quelli direttamente interessati alla cosa).

Al Vaticano e ai nemici dei DICO (o meglio: ai lecchini di Benedetto) della famiglia non gliene frega nulla, gli interessa mantenere il potere che di fatto hanno sull'Italia (del resto basta vedere le famiglie dei vari Casini, Berlusconi & Co. come sono composte...).
Del resto come fanno questi nuovi patti a distruggere la famiglia? Nella proposta di legge c'è per caso scritto che il matrimonio religioso d'ora in poi sarà vietato? O che le famiglie, comprese quelle già esistenti, dovranno diventare "strane"? Non me n'ero accorto... dovrò rileggere meglio...

Ai sostenitori dei PACS/DICO per coppie di conviventi eterosessuali invece è sfuggito un piccolo dettaglio: il contratto che loro chiedono a gran voce esiste già da secoli. Si chiama "matrimonio civile". Il piccolo problema è che - giustamente - il matrimonio civile oltre a fornirti diritti, ti impone anche doveri.
Ma forse è proprio questo il problema: non si è abituati alla parola "doveri", si ritiene che la vita sia solo "diritti".

Parliamoci chiaro: il problema non riguarda né la famiglia classica (nessun DICO o PACS al mondo la metterà in pericolo, mentre detta famiglia corre molti rischi per le fisime e l'arretratezza di Benedetto e di quelli che si attaccano alle sue sottane), né le coppie eterosessuali non sposate (se vogliono i diritti cui tanto agognano c'è il matrimonio civile, se però ne rifiutano i doveri rimangano conviventi e non rompano).
Il problema riguarda le coppie omosessuali, a cui di fatto vengono negati diritti civili.

Come si risolve il problema? A mio parere è molto semplice.
Un paese indipendente dal Vaticano estenderebbe il matrimonio civile alle coppie omosessuali. Un paese che vuole fare qualcosa per questi suoi cittadini, ma ha troppa paura del Vaticano, farebbe sì i PACS/DICO, ma solo per le coppie omosessuali.

Io vorrei che l'Italia fosse indipendente dal Vaticano...

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Aggiornamento del 05.06.2012: Il falso problema delle "unioni civili".

lunedì 19 marzo 2007

È ora di ricominciare a scrivere

Nelle prossime ore qualcosa apparirà :-)

Ciao a tutti,

Mauro.

lunedì 22 gennaio 2007

Silenzio

Come avrete sicuramente notato è quasi un mese che non scrivo più niente qui sopra.

Il blog non è morto, non temete, però ho dei problemi personali e la testa da tutt'altra parte.
Ma spero di tornare a voi presto.

Ciao,

Mauro.