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lunedì 16 giugno 2025

Non giudicate l'autore/autrice

Quando leggete qualcosa (qualsiasi cosa: un tweet, un blog, un articolo, un libro, ecc.) cercate di nascondere a voi stessi l'autore/autrice.
Giudicate, valutate quello che leggete, le fonti che porta, la logica del discorso. Non l'autore/autrice.
Anche uno stronzo può scrivere cose giuste e condivisibili e anche una persona seria può scrivere cose sbagliate e condannabili.

Un tweet, un articolo, ecc. non può ovviamente cambiare il giudizio generale sulla persona che lo ha scritto. Ma allo stesso tempo un tweet, un articolo, ecc. non va giudicato in base a chi lo ha scritto.
Va giudicato in base a quel che contiene, in base a quel che dice. E a nient'altro.

Del resto, se ci pensate bene, è proprio questo il senso di cose come la peer review, il doppio cieco e simili.

Saluti,

Mauro.

martedì 16 luglio 2024

Il libro nero delle -poli

In questi giorni sto leggendo "Il libro nero della Lega" di Giovanni Tizian e Stefano Vergine, edito da Laterza.
Non voglio però qui parlarvi del libro in sé. Non lo ho ancora finito, quindi al limite lo farò quando ne avrò completato la lettura.

Qui voglio parlarvi di due considerazioni a cui mi ha portato il titolo dello stesso.

"Libro nero".
Tutto nacque (almeno a livello di massa) con "Il libro nero del Comunismo", 1997, a cura di Stéphane Courtois.
Da allora ogni libro che che si pone criticamente contro qualcosa o qualcuno e che cerca di elencarne o analizzarne le malefatte è "Il libro nero di questo o quello".
A parte la noia dei titoli sempre uguali (che dimostra la "fantasia" di editori e titolisti), un titolo del genere ha due problemi:
1) Se io leggo "Libro nero" mi aspetto qualcosa che elenchi TUTTE le malefatte del "protagonista" di detto libro, invece nella maggioranza dei casi si sceglie solo una categoria di malefatte, quindi siamo più nell'ambito dell'inchiesta che del vero e proprio libro nero;
2) Un titolo del genere è sempre fuorviante, perché ti indirizza fin da subito: non ti lascia (o almeno cerca di non lasciarti) la scelta su come valutare le informazioni che troverai nel libro. La valutazione te la impone il titolo.

Questi pensieri mi hanno poi portato a una considerazione su un'altra mania giornalistica italiana, questa volta riguardante scandali che hanno portato a più o meno grandi inchieste giudiziarie: l'uso del suffisso "-poli".
Qui tutto nacque nel 1992 con "Tangentopoli" (che poi in termini giudiziari l'inchiesta era ufficialmente "Mani Pulite", non "Tangentopoli"). Il fatto è che "Tangentopoli", che piaccia o meno come nome, era stato creato in maniera filologicamente corretta... significava veramente "città delle tangenti". E infatti in origine il nome si riferiva non alla struttura criminale indagata ma proprio alla città di Milano. Tangentopoli era Milano.
Però poi, con scandali successivi, i giornalisti hanno dimostrato pigrizia e ignoranza, pappagallando questo primo nome e dimenticandosi cosa significasse "-poli" in greco, creando così nomi assurdi come Calciopoli, Vallettopoli, Bancopoli e chi più ne ha più ne metta.

Un tempo i giornalisti e gli editori contribuivano a creare e arricchire la lingua.
Oggi contribuiscono ad appiattirla e distruggerla.

Saluti,

Mauro.

domenica 26 maggio 2024

Il Mago di Oz e la geometria

"Il Mago di Oz" di Victor Fleming del 1939, considerato uno dei capolavori del cinema (e che lanciò la carriera di Judy Garland), ci parla anche di geometria.
E ce ne parla in maniera diversa in base a che sia in originale o nell'edizione italiana.

Non ci credete?
Allora leggete e ascoltate sotto.

Tutti ricorderete che il cruccio dello spaventapasseri fosse il non possedere un cervello.
E il mago gli disse che in realtà non gli mancava un cervello, bensì un diploma. E gli diede un diploma.
Appena ricevuto il diploma lo spaventapasseri si lanciò a declamare il teorema di Pitagora.

Vediamo l'originale in lingua inglese.


Cosa dice lo spaventapasseri?
"Sum of the square roots of any two sizes of an isosceles triangle is equal to the square root of the remaining size", cioè "La somma delle radici quadrate di due lati qualsiasi di un triangolo isoscele è uguale alla radice quadrata del lato rimanente".
Vi sembra il teorema di Pitagora? O qualsiasi altro teorema? A me no.

Però c'è una sorpresa nel doppiaggio italiano.
Ascoltate a partire dal minuto 1:53 nel seguente video:


Cosa declama qui lo spaventapasseri?
"La somma dei quadrati costruiti sui cateti di un triangolo rettangolo è uguale al quadrato costruito sull’ipotenusa."
Che è l'enunciato preciso del teorema di Pitagora.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Ho visto il film, ma non ho mai letto il libro da cui è tratto, quindi non so come sia trattata la cosa nel libro. Sia nell'originale che nelle traduzioni.
Se qualcuno di voi lettori lo sa, me lo scriva nei commenti.

giovedì 17 maggio 2018

I misteri del tedesco 13 - Orecchie e ponti d'asino

Qualche giorno fa Nautilus sul suo blog Lituopadania (con l'esclusione di quando parla della fantomatica Padania, è un blog molto carino e interessante) ha pubblicato l'articolo Ear of the Dog, dove parla dell'espressione Dog Ears, in italiano orecchie di cane, che in inglese indica le orecchie che facciamo (OK, io lo faccio molto, ma molto raramente e credo anche la maggioranza di voi, ma sappiamo comunque di cosa stiamo parlando) alle pagine dei libri per segnare dove siamo arrivati nella lettura o un punto su cui vogliamo ritornare.
L'espressione inglese, come lui spiega, viene dal fatto che in determinate circostanze i cani (o comunque alcune razze canine) possono piegare le orecchie con la punta che si volge verso il basso.

Questo suo articolo a me ha fatto venire in mente che in tedesco si usano anche orecchie animali per indicare la stessa cosa, ma non canine: in tedesco si usa l'espressione Eselsohren, in italiano orecchie d'asino.
Siccome a me non risulta che l'asino possa piegare le orecchie, ma solo abbassarle totalmente, l'origine dell'espressione deve essere diversa da quella che ha portato l'inglese al paragone canino.
Però nelle mie ricerche non sono riuscito a trovare nessuna spiegazione sul perché proprio le orecchie dell'asino hanno preso piede in tedesco.
Certo è che l'espressione esiste in tedesco almeno dal 17° secolo, in quanto i fratelli Grimm la inserirono nel loro Deutsches Wörterbuch (Dizionario Tedesco), attribuendola al poeta Andreas Gryphius (1616-1644).

Il parlare e leggere di orecchie d'asino mi ha fatto venire in mente un'altra espressione asinina della lingua tedesca: Eselsbrücke, in italiano ponte dell'asino, che indica una frase usata come aiuto mnemonico per ricordare determinate classificazioni, liste (un tipico esempio in italiano è "come quando fuori piove", usata per ricordare la scala di valori dei segni delle carte da gioco, dal più alto al più basso: cuori, quadri, fiori, picche).
In italiano non abbiamo una traduzione vera, da noi si usa più prosaicamente espediente mnemonico.
Qui l'origine dell'espressione tedesca invece si conosce: dato che gli asini non amano troppo l'acqua e, contrariamente ai cavalli, tendono a rifiutarsi di guadare corsi d'acqua, un tempo all'altezza dei guadi si costruivano piccoli ponti o passatoie che hanno poi preso il nome di ponti dell'asino.
Essendo questi ponti destinati a facilitare qualcosa l'espressione si è poi estesa in maniera figurata alle questioni mnemoniche.

Saluti,

Mauro.

martedì 13 febbraio 2018

Un libro necessariamente inutile

O inutilmente necessario, fate voi.

Quando sono sceso in Italia per Natale ho comprato tra gli altri l'ultimo libro di Roberto Burioni, "La congiura dei somari".
Nei giorni scorsi lo ho letto.

Scrittura semplice e scorrevole, testo e contenuti comprensibili anche a chi ha solo la terza media (al netto dell'analfabetismo funzionale dilagante), scelta dei temi e degli esempi attuale e funzionale allo scopo del libro, informazioni contenute scientificamente e fattualmente corrette.
Insomma giudizio estremamente positivo.

Eppure tale libro lascia l'amaro in bocca.
Lascia l'amaro in bocca per il semplice fatto che sia stato necessario scriverlo.

In un paese dove istruzione e informazione funzionassero, questo libro di Burioni sarebbe assolutamente inutile, in quanto molte delle informazioni in esso contenute sarebbero patrimonio comune del cittadino medio (e anche meno che medio) e le altre facilmente recuperabili a partire dalle prime per chi ne avesse voglia.

Bel libro, ma è triste un paese che ha bisogno di questi libri.

Saluti,

Mauro.

venerdì 27 ottobre 2017

Il diario di Anna Frank è un libro

Bella scoperta, direte voi: se non fosse un libro come faremmo a leggerlo oggi?

Giusto.
Ma il mio timore è che tutto questo parlare del libro "Diario di Anna Frank" oggi in Italia a causa di quanto fatto da tifosi fascisti rischi di farlo apparire agli occhi di molti come opera di letteratura.

Forse sarebbe il caso di parlare di più delle origini del diario e di meno del diario stesso.

Saluti,

Mauro.