lunedì 8 ottobre 2012

Nobel, Higgs e compagnia cantante

Domani verrà annunciato a chi è stato assegnato nel 2012 il premio Nobel per la fisica.

Molto lascia prevedere che questo premio girerà intorno al bosone di Higgs. Spero che le previsioni vengano smentite, perché sarebbe un'assegnazione altamente ipocrita o almeno inappropriata.

Perché?

I casi sono due:
1) Il premio viene assegnato a Peter Higgs per la sua previsione del bosone in questione;
2) Il premio viene assegnato al team che lo ha effettivamente osservato.

I problemi sono invece addirittura tre:
1) Se si vuole premiare la costruzione teorica di Higgs, sinceramente ci si sarebbe dovuti svegliare molto prima: Higgs predisse il bosone nel 1964 e la necessità di detto bosone è comunemente accettata almeno dalla metà degli anni '70;
2) Se si vuole premiare il team degli osservatori, siamo invece un po' troppo in anticipo, in quanto servono ulteriori osservazioni ed esperimenti per avere una certezza definitiva;
3) Se si vuole premiare Higgs non tanto per la costruzione teorica, bensì per aver previsto qualcosa che sarebbe stato osservato dopo... vedi 2).

Insomma, da fisico io un Nobel a Higgs lo auguro di tutto cuore, ma visto quanto sopra... certamente non quest'anno.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
I miei articoli sul bosone di Higgs:
Il bosone ciccione di Higgs - 1
Il bosone ciccione di Higgs - 2 
Il bosone ciccione di Higgs - 2bis (scrivere facile è difficile) 
Il bosone ciccione di Higgs - Il commento di Serena

venerdì 5 ottobre 2012

Il gatto è vivo (forse)

Finalmente si è riusciti a osservare il gatto di Schrödinger senza ucciderlo. Forse.

Qui i dettagli.

Saluti,

Mauro.

giovedì 4 ottobre 2012

Le (scuole) primarie

Forse, visto come si stanno comportando tutti, più che organizzare le elezioni primarie, servirebbe mandare tutti i possibili candidati di nuovo alle scuole primarie.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 3 ottobre 2012

Muoiono. E vengono tradotti

Nel novembre dell'anno scorso vi avevo parlato di due personaggi letterari che erano stati fatti morire dai propri autori (Muoiono. Uno dopo l'altro).
Purtroppo all'epoca i due libri non erano tradotti in italiano.

Ora uno dei due esce finalmente anche in Italia: "Gjenferd" di Jo Nesbø viene pubblicato da Einaudi con il titolo "Lo spettro", nella collana Stile Libero Big per 19 €.
Come già scrissi, non è il miglior libro della serie dedicata a Harry Hole, ma comunque merita.

Intanto dopo la mia segnalazione era uscita la traduzione, e mi dimenticai di segnalarlo, dell'ultimo romanzo della serie dedicata a Kurt Wallander da Henning Mankell (ne parlai in Tutto finisce... anche Wallander): "Den orolige mannen" è ora pubblicato da Marsilio nella collana Farfalle con il titolo "L'uomo inquieto" per 19 €.

Per "Den döende detektiven" di Leif GW Persson a quanto pare invece bisogna ancora aspettare.

Saluti,

Mauro.

martedì 2 ottobre 2012

Diversamente abile, ugualmente ipocrita

Da un po' di anni si parla di "diversamente abili" per parlare dei disabili. Come praticamente tutte le espressioni nate dalla moda del politicamente corretto è un'espressione assolutamente, chiaramente, esplicitamente ipocrita.

Cosa diavolo significa "diversamente abile"? Nulla, non significa altro che nulla. Il niente, il vuoto, il trionfo di Monsieur de La Palice.
Infatti... trovatemi due persone (sane o disabili è lo stesso, fate voi) tra i sette miliardi che siamo su questa Terra che abbiano le stesse identiche abilità. Trovatemele. Vi sfido.
Tutti siamo diversamente abili: io ad esempio gioco bene a pallacanestro e ho un certo talento per la matematica, tu che mi leggi magari invece sei un genio in filosofia e giochi bene a tennis. Vedi che, per quanto sanissimo, sei diversamente abile rispetto a me?

Queste cose le ho sempre pensate, ma questa splendida lettera di Franco Bomprezzi a Roberto Saviano sul sito del Corriere della Sera mi ha confermato che questi sono in realtà fatti, non mie opinioni.
Grazie Franco.

Saluti,

Mauro.

lunedì 1 ottobre 2012

Il federalismo può essere la soluzione?

Sia in periodi "buoni" che in tempi di crisi, ogni tanto spunta fuori il miraggio, la speranza, la minaccia (chiamatelo come volete) del federalismo.

C'è chi ne parla in maniera folkloristica, senza neanche capire di cosa sta parlando (come la Lega Nord) e chi ne parla in maniera intelligente, ragionata (come in vari suoi articoli Noise from Amerika, l'ultimo qui).

Però, chiunque ne parli e comunque ne parli, a me rimane sempre una sensazione: uno stato o nasce federale (tipo la Svizzera o gli USA) o non può diventare federale, al massimo può ampliare le autonomie delle singole regioni.
Quindi paesi come per esempio l'Italia o la Francia, nati non federali, a mio modestissimo e ignorante parere o rimangono non federali o spariscono.

Saluti,

Mauro.

sabato 29 settembre 2012

Una vita Felice

Oggi, quello che io considero il più grande ciclista italiano di sempre, compie settant'anni.

No, non c'entrano Binda, Girardengo, Coppi, Bartali, Saronni, Moser, Bugno o Argentin. Lui, il più grande d'Italia, è Felice Gimondi. Auguri, Felice. E che siano felici anche i tuoi anni futuri.

Per conoscerlo meglio, qui un'interessante intervista.

Saluti,

Mauro.


Anche gli islamisti hanno i loro limiti fisici

Traduco dal sito tedesco Der Postillon un interessante articolo del 19 settembre scorso che ci dimostra che anche gli islamisti sono in fondo esseri umani, con i loro limiti fisici e psichici (qui l'originale).

Islamisti stremati pregano di non insultare il profeta in maniera così frequente

Islamisti visibilmente stanchi invitano l'Occidente a lasciare più spazio temporale tra due offese al profeta e a distribuire le stesse meglio nel corso dell'anno. Oltre ai rischi sanitari dovuti a una costantemente tenuta alta rabbia, anche il lavoro e la famiglia soffrono, se i capifamiglia devono costantemente andare in piazza a protestare.
Qasim Abduh, un portavoce dell'Unione dei Facilmente Irritabili Fanatici (UFIF), ha esortato oggi l'Occidente: "Cari miscredenti, vi preghiamo di non pubblicare così tante offese al profeta tutte insieme. In fondo siamo anche noi solo esseri umani e semplicemente non riusciamo a mantenere vivo con continuità per un lungo periodo di tempo il nostro sacro sdegno. Comunque: morte a voi!".
Poco prima era stato reso noto che la rivista satirica francese Charlie Hebdo avrebbe pubblicato nuove vignette su Maometto - e questo solo pochi giorni dopo che varie ambasciate in Medio Oriente erano state assalite da folle inferocite per un discutibile video su Maometto.
Le autorità sanitarie avvertono già riguardo un pericoloso aumento di infarti e di malattie da burn-out nel caso di fondamentalisti radicali islamici facilmente irritabili. Tenendo conto che si tratta di una piccola minoranza tra i musulmani che protestano, su di essi pesa un enorme tensione mentale, che li porta ad azioni vandaliche.
Molti hanno la sensazione che, se non lo facessero loro, non lo farebbe nessuno.
Al tempo stesso questi fondamentalisti religiosi devono affrontare anche problemi privati: "Quando il problema del video divenne pubblico, ero ancora riposato e pieno di voglia di azione, tirai pietre, bruciai bandiere, urlai 'Morte agli infedeli!'", racconta il salafita Mustafa el-Sayed dal Cairo. "E ora queste caricature in Francia! Anch'esse mi fanno incazzare, però per prima cosa comincia a mancarmi il fiato, poi dubito fortemente che io riesca a ottenere per questo ferie e infine Fatma mi uccide se torno di nuovo così tardi a casa e puzzo di benzina."
L'UFIF chiede definitivamente a caricaturisti, fondamentalisti cristiani e partiti di destra di offendere Maometto al massimo una volta al mese e comunque in maniera equamente distribuita durante l'anno. Se l'Occidente non dovesse venire incontro a queste richieste, gli islamisti minacciano nuove, più violente proteste - comunque non prima di un paio di settimane, quando tutti avranno recuperato le forze.

Saluti,

Mauro.

giovedì 27 settembre 2012

Il caso Sallusti. Qualcosa non quadra

Allora, dopo che giornalisti, politici, cani e porci hanno parlato del caso Sallusti (non serve che vi dia un collegamento, un URL per sapere di cosa parlo, vero?), ne parlo anch'io.

Non perché il caso mi interessi particolarmente, ma perché a me sembra che nessuno abbia colto la vera "colpa" (tra virgolette solo perché non so se condannabile penalmente, ma moralmente è condannabile senza ombra di dubbio) dell'articolo incriminato.

Premetto che ho letto l'articolo in questione (quindi so di cosa parlo quando lo cito), ma non ho personalmente letto la sentenza di condanna (quindi per quanto riguarda questa mi baso su quanto riferito dai vari quotidiani).

A leggere quotidiani, blog, eccetera emergono due punti:
1) libertà di stampa
2) diffamazione

Il punto 1) è sinceramente assurdo: la libertà di stampa - in qualsiasi paese civile - è inquadrata dalla legge, nel senso che quello che è reato se lo dice un privato cittadino, deve essere reato anche se lo dice un giornalista - ma la cosa è logica per qualsiasi persona intelligente, non dovrei stare a sottolinearlo.
Libertà di stampa significa che un giornalista può parlare di qualsiasi argomento voglia - senza censure - e pubblicare, usare qualsiasi notizia, documento, informazione gli capiti tra le mani. Non significa che può scrivere qualsiasi cosa gli pare e procurarsi le notizie in qualsiasi modo gli pare.
Per chiarire con un esempio: se un documento viene rubato a chi legalmente lo deteneva e finisce nelle mani di un giornalista, questo giornalista ha tutto il diritto di pubblicarlo (e di non essere inquisito per questo), se però si scopre che il giornalista sapeva che il documento era rubato... questi deve rispondere del reato di riciclaggio.

Il punto 2) non è generale, ma relativo all'articolo in questione.
A parte il fatto che definirlo articolo è esagerato: si tratta più che altro di una confusa e violenta filippica senza capo né coda (chi non lo avesse letto può farlo qui).
Io nell'articolo vedo tante cose, ma nessuna diffamazione. Semplicemente perché a nessuno dei protagonisti vengono attribuiti fatti o altro completamente falsi... del resto l'autore non scrive di fatto nulla di concreto e il nulla è fastidioso (e come vedremo anche pericoloso) ma non diffamatorio.

Nessuno però ha voluto notare che l'articolo contiene qualcosa di molto più grave e pericoloso della diffamazione. E lo contiene in una ben precisa frase, cioè questa: "Qui ora esagero. Ma prima domani di pentirmi, lo scrivo: se ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice.".
Questa è pura e semplice istigazione all'omicidio, ve ne rendete conto? Se in Italia esistessero organizzazioni antiabortiste violente come negli USA, queste avrebbero interpretato questa frase come invito (quasi ordine) ad ammazzare quattro persone. In Italia tali organizzazioni non esistono, ma se qualche "pazzo" fosse stato colpito da queste parole?
Ve ne rendete conto della pericolosità di una tale frase?

Non so se, vista la formulazione usata, rientra nella casistica del reato "istigazione a delinquere", ma moralmente vi rientra al 100%. Anzi al 110%.
Ed è di questo che Sallusti e l'autore materiale dell'articolo (Farina? Monticone?) dovrebbero in primis rispondere. Ma dietro la scusa della "libertà di stampa" nessuno gliene sta chiedendo conto.

Saluti,

Mauro.

domenica 23 settembre 2012

Non sono sparito

Ho solo avuto qualche problema. Ma presto tornerò a scrivere.

Saluti,

Mauro.

domenica 16 settembre 2012

Un ottimo motivo per non votare Renzi

Berlusconi ha dichiarato che, se Renzi vincesse le primarie, il PD diventerebbe finalmente un partito socialdemocratico, dimostrando di apprezzare Renzi stesso.
Questo, per le persone che hanno almeno ancora un paio di neuroni funzionanti, è un ottimo motivo per non votare Renzi. Né alle primarie del PD, né in qualsiasi altra evenienza.
E non perché lo apprezza Berlusconi. Di quello tutto sommato non me ne frega troppo.

Ma perché, per una volta, Berlusconi invece di sparare cazzate ha centrato il cuore del problema: Renzi è socialdemocratico.
E cosa significa oggi "socialdemocratico"? Significa essere nella tradizione di Craxi, Blair e Schröder: cioè gente di destra, ultraliberisti, criptofascisti, entrati in partiti di sinistra "moderata" con l'obiettivo (purtroppo centrato) di distruggere ogni parvenza di stato e giustizia sociale.

Ecco, questa è la tradizione in cui si inserisce Renzi.

Riflettete voi rottamatori, voi per cui basta essere giovani per essere presentabili, voi anticasta (che se vi va bene vi beccate Renzi, se vi va male vi beccate Grillo... e in entrambi i casi ve lo beccate nel culo).

Saluti,

Mauro.

giovedì 13 settembre 2012

Il dilemma del piccolo azionista

La Banca Intesa Sanpaolo ha annunciato (non ufficialmente, ma tra le righe è stata più che chiara) che vi sono tra i mille e i duemila esuberi a cui bisogna trovare una soluzione.
Detto in italiano corretto: tra mille e duemila persone da licenziare.

Brutta notizia, ma - mi direte - oggi come oggi nulla di strano, anzi in altre banche e aziende va anche peggio.
Vero, però...

1) Io vengo da una famiglia operaia (e prima ancora di contadini e pescatori, prima di me il livello lavorativo più "ricco" era stato raggiunto da un nonno infermiere) e quindi sono cresciuto in una cultura che vede il lavoro come sacro, sia come dovere che come diritto. A maggior ragione diritto nelle aziende che vanno bene e fanno utili, come Intesa Sanpaolo nonostante la crisi.

2) Io in Italia sono cliente di Intesa Sanpaolo. Ma soprattutto ne sono anche azionista (piccolo, anzi piccolissimo azionista, ma pur sempre quindi comproprietario della banca). E nel mondo finanziario attuale licenziamenti significano crescita del valore delle azioni (cosa sicura) e crescita futura dei divedendi (cosa non sicura, ma estremamente probabile).

Quindi, ragionando in base alla mia cultura, ma anche a un senso etico generale (vedasi 1) dovrei incazzarmi o comunque perlomeno addolorarmi.
Ragionando invece da azionista dovrei gioire e provare a valutare quanto ci guadagno (vedasi 2).

Ora, per fortuna nel mio caso il problema non si pone: avendo un buon stipendio ed essendo le azioni possedute veramente poche, se queste finiscono a bagno non divento povero e se queste schizzano alle stelle non divento ricco... quindi non ho dilemmi né morali né materiali e posso tranquillamente incazzarmi e addolorarmi per la notizia.

Però io mi pongo una domanda.
Se per me valessero ancora i punti 1 e 2 di cui sopra, ma fossi in difficoltà finanziarie, magari avessi perso il lavoro e sapessi che una crescita di valore di quelle poche azioni (ed eventualmente dei dividendi) potrebbe, almeno temporaneamente, aiutarmi a gestire la difficoltà, a tenermi a galla... come ragionerei?
Sarei ancora capace, nonostante la mia cultura e le mie radici, a essere solidale e a pensare a quelle persone che perdono il lavoro? Oppure penserei solo a me stesso?

Non lo so. E vi dico sinceramente che spero di non dover mai scoprire cosa penserei, come agirei in un caso simile.

Saluti,

Mauro.

martedì 11 settembre 2012

Le parole tradite 2 - Le risposte

Con un po' di ritardo (avevo promesso le risposte per il fine settimana) eccomi qui a spiegare il significato delle parole tradite (seconda tornata).

Partiamo da indigeno e aborigeno. Non sono sinonimi (come ha giustamente fatto notare l'anonimo nei commenti al primo articolo), anche se esprimono concetti non lontani tra loro.

Indigeno oggi (ma ancora di più nei decenni passati) viene usato praticamente come sinonimo di selvaggio, primitivo, incolto. Per noi gli indigeni sono, per esempio, le tribù dell'Amazzonia. Ma indigeni in Europa? Chi li ha mai visti?
In realtà indigeno significa semplicemente nativo del luogo. Di qualsiasi luogo e di qualsiasi cultura si parli, quindi l'Europa è piena di indigeni. Per esempio: io sono nato e cresciuto a Genova, per cui il giorno che tornassi a vivere a Genova sarei un indigeno genovese (cosa che non sono a Colonia, dove vivo, non essendoci nato).

Aborigeno viene comunemente usato con gli stessi significati di indigeno, ma geograficamente limitato: l'aborigeno è solo il selvaggio australiano. Gli aborigeni non solo non ci sono in Europa, ma neanche in Asia, Africa o America.
E invece - anche se sempre meno numerosi - ci sono dappertutto: gli aborigeni sono semplicemente gli originari del luogo, cioè non solo quelli che nel luogo sono nati, ma che nel luogo hanno le radici, in quanto i loro antenati già erano lì.
Tornando all'esempio "me stesso": io a Genova non sarei mai un aborigeno essendo il primo nativo genovese della mia famiglia. Ma se mi trasferissi a Venezia (culla dalla notte dei tempi della mia famiglia) potrei tranquillamente definirmi aborigeno.

E ora veniamo alla terza parola: tolleranza.

Questa parola è una storia molto seria e delicata, perché l'averla tradita ha effetti non solo linguistici ma anche morali e politici.
Tolleranza è sì a grandi linee - come ha detto Serena - sinonimo di sopportazione. Ma appunto questo dovrebbe farci sobbalzare ogni volta che la sentiamo.
Cos'è che tolleriamo? Ciò che è sbagliato, ma che per un motivo o per l'altro non possiamo (o vogliamo) combattere. La tolleranza è un concetto negativo: io posso tollerare la maleducazione, la droga, la sporcizia, ecc., ecc.
Ma perché devo tollerare altri popoli, altre culture? Altri popoli, altre culture io li accetto, li rispetto, al limite li tratto con indifferenza... ma non li tollero! Perché nel momento in cui li tollero significa che li considero sbagliati, negativi, da condannare, ma che non posso o non voglio combatterli.
Eppure oggi si parla tanto di tolleranza tra le culture, tra i popoli, tra gli stili di vita. No! Io non tollero! Io sono assolutamente intollerante!
Però accetto, rispetto o al limite rimango indifferente.

Saluti,

Mauro.

sabato 8 settembre 2012

Povero Obama (povero ipocrita)

Non che nei passati quattro anni abbia fatto chissà cosa per meritarsi di meglio (OK, per far meglio di Bush bastava non far nulla... e infatti questo Obama ha fatto), però sinceramente credo che neanche il peggior candidato presidente degli USA sia così malridotto da dover essere sostenuto dal lato B di Madonna.

Saluti,

Mauro.

Il tennis, le donne, i muscoli

Sto seguendo la semifinale degli US Open femminili di tennis tra la nostra Sara Errani e la statunitense Serena Williams.
E la prima cosa che salta agli occhi è la differenza di fisico: piccola, magra, tutta nervi l'italiana, grande, muscolosa, forte la statunitense.

Premetto: io sono un pessimo tennista (sul campo da tennis come giocatore sembro un incrocio tra Benny Hill e un orangutan) però sono un appassionato spettatore (quindi mi vanto - e non accetto contraddizioni! - di capire qualcosa di questo sport).

Perciò so benissimo che il confronto fatto sopra non è un'eccezione: nel tennis odierno le campionesse hanno tecnica, ma soprattutto muscoli e centimetri. Le tenniste italiane hanno tanta tecnica (le migliori addirittura molta di più di qualsiasi sorella Williams o epigoni), ma quanto a muscoli e centimetri... sono addirittura inferiori alla donna media, non solo alla tennista media.

Ora io mi chiedo: perché in Italia non esistono ragazze fisicamente dotate che vengano spinte verso il tennis? Possibile che le società e gli allenatori italiani amino e considerino solo ragazze che sembrano fisicamente dei pulcini?

Boh!

Saluti,

Mauro.

venerdì 7 settembre 2012

Buon Compleanno Genoa

7 settembre 1893 - 7 settembre 2012. 119 anni di gloria (e di casini).

Buon compleanno, Genoa! (non tutti i tuoi tifosi però meritano gli auguri).

Saluti,

Mauro.

giovedì 6 settembre 2012

Il riscaldamento globale (anche dei cervelli)

Dappertutto spuntano articoli, libri, commenti, ecc. sul problema del riscaldamento globale.

I fronti si dividono manicheisticamente in due categorie contrapposte:
1) Coloro che vedono nel riscaldamento globale la fine del mondo e che ritengono l'essere umano con le sue attività l'unico responsabile della cosa;
2) Coloro che negano tutto e dicono che - indipendentemente dalle attività umane - non vi è nessun riscaldamento globale.

Io non sono un esperto del clima, però in tutta sincerità mi sembrano entrambe posizioni difficilmente sostenibili. Bastano due fatti a caso per dimostrarlo:
1) Ai tempi dei romani (e anche prima) il clima era già riscaldato ai causa dei "gas serra" (e poi si raffreddò nei secoli tra il quindicesimo e il diciottesimo)... ma non c'era certo l'industria di oggi a produrli;
2) I dati misurati nell'ultimo secolo mostrano un chiaro aumento delle temperature medie, quindi negare un riscaldamento significa o mentire o osservare solo fenomeni locali, non globali.

Cosa voglio dire con questo?

Che il riscaldamento globale c'è, non si può negare, ma che non c'è neanche nessuna prova di responsabilità umane. Il clima ha sempre avuto momenti di riscaldamento o di raffreddamento estremo. Con o senza l'uomo.

Il problema in realtà non sono i danni che l'uomo provoca (comunque esistenti e da combattere) bensì il fatto che l'uomo ragiona in maniera antropocentrica... cioè - consciamente o inconsciamente - parla del male che facciamo al pianeta Terra pensando in realtà ai problemi che l'essere umano stesso potrebbe avere.
E dei quali il pianeta Terra se ne fregherebbe altamente essendo passato nella sua storia attraverso problemi e cataclismi ben maggiori.
Problemi e cataclismi che oltretutto non hanno mai distrutto la vita, ma la hanno spinta a cambiare, ad adattarsi.

Insomma, diciamo "Salviamo il pianeta" ma intendiamo "Salviamo l'uomo, non il pianeta".
L'uomo non vuole adattarsi. Vuole adattare. Il problema è tutto qui.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 5 settembre 2012

Giù il cappello davanti a un grande uomo

Grande uomo che porta il nome di Alex Zanardi.

Nonostante che nel settembre del 2001 abbia perso entrambe le gambe in un incidente durante una gara automobilistica, non si è arreso e ha continuato a fare sport. E oggi ha vinto l'oro alle Paralimpiadi nella prova a cronometro dell'handbike.

Ma Zanardi non è grande per quest'oro. È grande per quello che ha detto.
Un'altra persona avrebbe dichiarato che deve tutto a sé stesso, alla propria forza di volontà, che ha vinto nonostante la vita gli abbia giocato contro, eccetera, eccetera.
Lui no. Lui ha semplicemente dichiarato, nonostante quelle due gambe mancanti, che lui dalla vita ha avuto tanto, che si considera fortunato.

Le sue parole precise: Mi considero uno che ha avuto tantissimo nella vita e continuo ad aggiungere.

Giù il cappello davanti ad Alex Zanardi, prego.

Saluti,

Mauro.

martedì 4 settembre 2012

Sesso e sessismo

Oggi, alla fermata "Stazione Centrale" della metropolitana a Duisburg ho visto sulla scala mobile un adesivo bellissimo.
Purtroppo non ho fatto in tempo a fotografarlo, ma il testo era composto solo di quattro parole, quindi me lo ricordo bene :-)

Make Sex, Hate Sexism.

Un testo del genere dovremmo impararlo (e applicarlo) tutti a memoria, uomini e donne. Ma soprattutto le femministe militanti.

Saluti,

Mauro.

lunedì 3 settembre 2012

Le parole tradite 2

Un po' più di quattro mesi fa avevo lanciato un primo quiz (senza premi... del resto son genovese...) sulle parole tradite, cioè parole con un significato ben preciso ma che nel linguaggio comune odierno vengono costantemente travisate e violentate (qui le risposte al primo quiz dell'epoca).

Oggi lancio la seconda puntata del quiz :-)

Le parole (in parte suggeritemi dai commenti alla prima puntata) sono: indigeno, aborigeno, tolleranza.
Aspetto i vostri commenti/risposte. Nel fine settimana pubblicherò le mie risposte. Vedremo se saremo d'accordo :-)

Saluti,

Mauro.

sabato 1 settembre 2012

8 mesi prima di Cristo

Copio dal Cartoon Movement riguardo le origini del dibattito sull'aborto:


Saluti,

Mauro.

giovedì 30 agosto 2012

Quelle marmotte dei giornalisti (e degli etologi)

Nei giorni scorsi molti giornali italiani hanno parlato del bambino che non fa paura alle marmotte. Cito l'articolo del Corriere della Sera (che presenta anche una bella foto come prova) e non gli altri (comunque, tutti su questa falsariga), perché questo è stato scritto non da un giornalista qualsiasi, bensì da un etologo, Danilo Mainardi, quindi da uno che dovrebbe saperne qualcosa.

E spara paroloni e circonlocuzioni come consapevolezza della diversità esistente tra le loro due specie, imprinting, socializzazione secondaria, ecc.
Il tutto per spiegare il fatto che il bambino abbia senza di fatto fare nulla conquistato la fiducia del gruppo di marmotte, che normalmente rifuggono l'essere umano come la peste.

Però sinceramente la storia a me puzza. Troppo bella, troppo estiva, troppo tutto. Puzza, non ci credo.
Cerco in rete sui siti austriaci (la storia avviene sul massicio austriaco del Großglockner - e non Grosslockner come lo chiama Mainardi) e all'inizio trovo solo conferme.
O meglio trovo una conferma, dalla rivista gratuita Heute, poi copiata da tutti (o quasi) gli altri media austriaci e poi internazionali. Ma la credibilità di Heute è paragonabile a quella di Chi in Italia... quindi la cosa continua a puzzarmi.

E finalmente oggi ho successo, grazie al blog austriaco Skensegeng, che ieri ha pubblicato l'articolo Ein Murmeltier als Ente, cioè Una marmotta come bufala (quella che per noi italiani, in senso giornalistico, è una bufala, per i tedescofoni è un'anatra, cioè Ente).

L'autore del blog non ha fatto altro che recarsi a sua volta sul Großglockner, andare nel posto dove risiede il gruppo di marmotte e... fare le stesse cose che ha fatto il bambino, a cui le marmotte hanno reagito allo stesso modo in cui hanno reagito col bambino. E lo dimostrano le foto che ha pubblicato nell'articolo (che ritraggono lui e altre persone a contatto diretto con i grossi e simpatici roditori).
Anche se non sapete il tedesco, le foto credo possiate capirle lo stesso :-)

Vi traduco solo un pezzo, significativo, dell'articolo, riportando prima l'originale in tedesco.

Am Großglockner - das klingt so richtig nach unberührter Natur. Aber: In unmittelbarer Nähe einer Straße, die jeden Sommer von mehreren hunderttausend Fahrzeugen befahren wird, ist die Natur nicht so ganz belassen, wie man sich das vorstellen möchte. Schon gar nicht, wenn in diesen Autos Leute sitzen, die mit ungesundem Zeug wie Mozartkugeln, Wurstsemmeln oder Keksen nach den Tieren werfen.
Kurz gesagt: Speziell im Bereich der Kaiser Franz Josefs-Höhe (wo die Fotos von Matteo gemacht wurden - so wie auch meine Fotos unten) sind die Murmeltiere seit Jahrzehnten handzahm.

Traduzione:

Sul Großglockner - suona come natura incontaminata. Però: Nelle immediate vicinanze di una strada, che ogni estate viene percorsa da varie centinaia di migliaia di veicoli, la natura non è poi così lasciata a sé stessa, come uno si potrebbe immaginare. Soprattutto quando in queste auto siedono persone, che lanciano agli animali cose malsane tipo i cioccolatini Mozart, panini con la salsiccia o biscotti.
In breve: specialmente nella zona della Cima dell'Imperatore Francesco Giuseppe (dove sono state scattate le foto di Matteo - così come anche le mie) le marmotte sono da decenni estremamente docili.

Ma l'articolo sarebbe da tradurre completamente. Ora me ne manca il tempo. Forse in futuro.

Comunque credo che il messaggio sia chiaro.

Saluti,

Mauro.

martedì 28 agosto 2012

Prendere le distanze (senza avere il metro)

Leggo che Tizio, Caio e Sempronio stanno prendendo le distanze da Bersani perché ha paragonato Grillo ai fascisti (leggenda metropolitana, comunque: Bersani non ha paragonato Grillo ai fascisti, ma il linguaggio di Grillo a quello dei fascisti... e la differenza non è solo formale).

In questo caso comunque è giusto prendere le distanze da Bersani.

Perché offendere gratuitamente e inutilmente i fascisti, quando ci sono tanti fatti concreti su cui attaccarli e metterli all'angolo senza bisogno di insultarli paragonandoli a Grillo?

Saluti,

Mauro.

domenica 26 agosto 2012

Che cos'è la comunicazione?

Oggi Marco Cagnotti su Stukhtra ha spiegato alla grande, e in poche parole (cosa che non guasta assolutamente) cosa è - o almeno come dovrebbe essere - la comunicazione:

Non nutro grande simpatia per le facoltà di Scienze della Comunicazione. Nonostante io stesso insegni comunicazione all’università. Il motivo è semplice: la comunicazione non può vivere di vita propria. Se impari a comunicare ma non hai nulla da comunicare… che cazzo comunichi? Per questo esorto i miei studenti a studiare qualcosa… qualsiasi cosa, non importa se Fisica o Scienze Politiche… cioè a farsi una cultura, e dopo, se proprio ci tengono, se davvero vogliono darsi alla comunicazione, al giornalismo, alla divulgazione, frequentare un master di secondo livello o un corso di specializzazione. Ma solo dopo. Altrimenti, se partono subito solo con la comunicazione, impareranno a fare le scatole e a infiocchettarle come splendidi pacchetti regalo, ma non avranno alcuna idea di che cosa ci si può mettere dentro: dipenderanno sempre da altri per produrre dei contenuti.

L'articolo da cui ho tratto queste righe si intitola "Il target, cazzo!" e parla di un libro che non ho (ancora) letto e che quindi non posso giudicare.

Comunque quelle righe di Cagnotti che ho citato, stampatevele in testa, cazzo! :-)

Saluti,

Mauro.

sabato 25 agosto 2012

giovedì 23 agosto 2012

Posso farmi pubblicità?

Sì? Grazie :-)

Voi che leggete qui i miei articoli, ogni tanto andate anche a dare un'occhiata alle mie poesie.

Saluti,

Mauro.

Il Celeste (anche se io lo vedo di un altro colore)

Il Celeste, come viene ironicamente definito Roberto Formigoni dai (numerosi e generalmente dalla parte della ragione) detrattori, sembra in mezzo ai guai.
A parte il fatto che, colpevole o innocente che sia, molto probabilmente se ne tirerà fuori (del resto uno che è al quarto mandato da presidente della regione Lombardia mentre la legge ne consente al massimo due, qualche santo in paradiso pur lo avrà), quello che mi "impressiona" è altro.

Ultimamente sto leggendo con particolare attenzione le vicende che lo riguardano (io non sono lombardo, ma la Lombardia è pur sempre la regione più importante d'Italia e per di più legata a filo doppio con la mia regione, la Liguria), ma soprattutto ciò che lui fa e dice.

E sono arrivato a una conclusione.
Formigoni poteva essere considerato un politico disonesto, un farabutto, un mafioso (lui è membro di Comunione e Liberazione e Comunione e Liberazione è, per lo meno moralmente visto il suo comportamento nel mondo economico-politico, in Lombardia quello che Cosa Nostra è in Sicilia o la 'Ndrangheta in Calabria, che vi piaccia o no).
Oggi Formigoni è anche un'altra cosa. Un malato di mente.
Perché se leggete tutte le sue dichiarazioni degli ultimi mesi vi accorgerete che sono dichiarazioni di uno che ha perso ogni contatto, ogni relazione con la realtà.
Non si tratta più di uno che mente, che racconta frottole. Si tratta proprio di uno che non sa quello che dice, che è prigioniero di una realtà parallela.

Formigoni era un caso politico e giudiziario.
Formigoni ora è soprattutto un caso psichiatrico.

Saluti,

Mauro.

martedì 21 agosto 2012

Quanto vale un'azienda? - Una precisazione

Che poi, al di là di quale che sia il miglior parametro per valutare il valore di un'azienda, in realtà Apple questo record neanche lo ha conquistato.

Infatti ha sì superato nominalmente il valore raggiunto da Microsoft nel 1999... però se ricalcoliamo il valore di Microsoft considerando l'inflazione degli anni tra il 1999 e il 2012, questo valore rimane superiore a quello attuale di Apple.

Però per i titoli dei giornali (e anche per i blogger, me compreso, lo ammetto) il valore nominale è un ottimo specchietto per le allodole.

Saluti,

Mauro.

lunedì 20 agosto 2012

Quanto vale un'azienda?

Oggi a Wall Street Apple è diventata l'azienda col più alto valore di mercato (cioè il valore totale delle azioni) della storia, battendo il record del 1999 di Microsoft.
Secondo la radio tedesca da cui ho appreso la notizia il valore è di 622 miliardi di dollari. Sulla Repubblica leggo ora 623 miliardi.
Miliardo più, miliardo meno, una bella cifretta.

Però, quanto vale veramente un'azienda?

Quanto sopra è il valore momentaneo delle azioni di Apple, ma è il valore delle azioni un indicatore realistico del vero valore dell'azienda (sto usando Apple come spunto, ma il mio discorso vale per qualsiasi azienda quotata in borsa, in qualsiasi borsa, non solo a Wall Street)?

Oppure si potrebbe riferirsi al fatturato dell'azienda (35 miliardi di dollari nell'ultimo trimestre che portano a un 140 miliardi su base annuale, mettiamo anche - esagerando - 200 miliardi nell'ipotesi che il trimestre di cui sopra sia stato il peggiore dell'anno)?

Oppure bisogna tenere conto dell'attivo (8,8 miliardi di dollari nell'ultimo trimestre, quindi ragionando come sopra circa 35 o 50 miliardi su base annuale)?

Oppure bisogna calcolare il patrimonio effettivo dell'azienda, cioè la somma della sua liquidità, del suo patrimonio immobiliare, delle sue scorte e dei suoi brevetti (che non conosco, ma di sicuro è ben inferiore ai 600 e passa miliardi delle azioni, anche se il valore dei brevetti non è poi così facile da analizzare)?

Oppure ancora altro che ora mi sfugge?

Io sinceramente non lo so... ma a occhio il valore momentaneo delle azioni mi sembra comunque il metro di giudizio meno serio per valutare il valore reale di un'azienda.

Saluti,

Mauro.

domenica 19 agosto 2012

La strategia di uscita (o di fuga)

O quella che coloro che odiano l'italiano (cioè principalmente gli italiani) chiamano exit strategy. Dall'Euro.

Si racconta che, a causa della crisi, alcuni paesi (in primis la Grecia) siano costretti a studiare una tale strategia per prevenire l'esserne sbattuti fuori a calci in culo, mentre altri (in primis la Finlandia) la studino per riuscire ad abbandonare la nave prima che affondi, come fanno i topi.

Ora, che oggi, alla luce dei recenti avvenimenti, tali strategie siano considerate con più attenzione e serietà dai vari governi e parlamenti è non solo plausibile ma anche giustificabile. Ma che tali strategie vengano studiate e sviluppate a causa dell'attuale situazione... ma non fatemi ridere.

Quando l'Euro è stato deciso, negli anni '90, era un salto nel buio, una cosa mai vista nella storia dell'umanità.
Quando l'Euro è definitivamente entrato in vigore, il primo gennaio 2002, lo era ancora.

E voi credete veramente che le strategie di uscita (qualunque cosa stia scritto sui trattati ufficiali e venga detto nelle dichiarazioni per la stampa) vengano preparate e studiate solo ora, a causa della crisi?
Illusi, ingenui (o peggio).

Le strategie di uscita esistono da quando si è cominciato a parlare dell'Euro.
Al limite oggi vengono ulteriormente dettagliate e aggiornate per l'applicazione concreta (mentre prima forse erano più che altro un esercizio teorico).

Saluti,

Mauro.

sabato 18 agosto 2012

Forse lui esagera...

Ma sarebbe bello se i vari presidenti europei (e non solo europei) seguissero almeno in parte  il suo esempio: La scelta del presidente dell’Uruguay: vivere con 800 euro al mese.

Saluti,

Mauro.

venerdì 17 agosto 2012

L'alcool dà i numeri

Stasera, mentre accompagnavo la cena con un buon vino portoghese, mi è saltata all'occhio una stranezza riguardo la gradazione delle bevande alcoliche.

Prendete una birra. La gradazione alcolica (cioè la percentuale di alcool presente) sarà sempre indicata in decimi percentuali: per esempio 4,7% o 5,9% (e se trovate un 4,5% o un 6,0% è perché sono veramente 4,5% o 6,0%, non si tratta di arrotondamenti).

Prendete un vino. La gradazione sarà sempre arrotondata allo 0,5%: troverete vini da 12,0% o da 13,5%. Ma non troverete mai un vino da 12,7% o uno da 13,2%.

Prendete i superalcolici. Qui si arrotonda al grado percentuale: 40%, 42%, ecc.

Ora, posso capire per i superalcolici, infatti (sia come gusto che come effetti) cosa può cambiare se invece che 40% fossero invece 39,7% o 40,5%?

Però non capisco la disparità di trattamento tra vino e birra. Del resto esistono anche birre forti come vini (e la loro gradazione viene indicata sempre con la precisione dello 0,1%) e vini leggeri come birre (e la loro gradazione viene indicata sempre con la precisione dello 0,5%).

Qualcuno ha un'idea del perché?

Saluti,

Mauro.

La fiera dei luoghi comuni (Repubblica e la Germania)

Che Repubblica avesse dei problemi con la scienza, credo di averlo dimostrato ampiamente più volte (non solo io, comunque).

Il problema è che, a quanto pare, Repubblica ha dei problemi con le notizie in generale.
Qui sotto vedete uno screenshot preso oggi dall'edizione online di Repubblica:


Analizziamo il testo.

Incredibile ma vero, i lavori sono in ritardo.
Incredibile non so per chi. Il ritardo nei lavori pubblici in Germania è standard. Basta vedere tanti altri progetti: la nuova linea di metropolitana a Colonia, l'archivio statale a Duisburg, il nuovo passante più stazione ferroviaria a Stoccarda, solo per citare i primi che mi vengono in mente (ma la lista completa sarebbe lunghissima).

il vecchio aeroporto di Brandenburg con il quale condivide gli spazi
Non esiste nessun vecchio aeroporto di Brandenburg (ed essendo il Brandenburg una regione e non una città, al limite sarebbe stato il vecchio aeroporto del Brandenburg, non di Brandenburg). Esiste (esisteva) l'aeroporto di Schönefeld, che prima della riunficazione era l'aeroporto della vecchia Berlino Est. Il nuovo aeroporto sarà un ampliamento di questo e si chiamerà Berlin-Brandenburg in quanto ai confini tra i due Länder (cioè stati federali in tedesco).

il già dismesso Templehof, riconvertito in immenso parco giochi
A parte il fatto che si chiama Tempelhof e non Templehof, non è stato per niente riconvertito in immenso parco giochi, bensì in parco pubblico. Se non si capisce la differenza, sarebbe il caso di reiscriversi in prima elementare.

tre compagnie comproprietarie (Lufthansa, Air Berlin e easyJet)
Che dette compagnie saranno le prime usufruttarie dell'aeroporto in questione (e che, quasi sicuramente, avranno forti sovvenzioni pubbliche per usarlo, anche se proibite dalle leggi europee) è un dato di fatto.
Ma comproprietari sono lo stato tedesco e le regioni (stati) Berlino e Brandenburgo, non le compagnie aeree.

Saluti,

Mauro.

giovedì 16 agosto 2012

Mauro a Stoccarda (meglio di no)

Come alcuni di voi sanno, in passato ho vissuto e lavorato per un certo tempo in Svevia, la regione di Stoccarda.

E da detta regione sono letteralmente scappato. Una persona civile non può vivere lì.

L'altro giorno un cacciatore di teste (o, come fa figo dire nell'italiano e nel tedesco attuali, un headhunter) mi ha contattato per offrirmi una posizione nella zona di Stoccarda.
Premetto: posizione che in qualsiasi altro posto del mondo (o almeno d'Europa) avrei trovato estremamente interessante.

Vi traduco qui la mia risposta (il dialogo originale si è svolto in tedesco):

Gentile signora ***,
non vorrei sembrare scortese, ma... regione Stoccarda no grazie.
 
Ho già vissuto e lavorato lì. Il lavoro era buono, anzi molto buono, ma la vita in Svevia insopportabile. 9 anni fa sono letteralmente fuggito da lì.
Mi dispiace.

Le auguro il migliore successo nella ricerca della persona adatta.

Credo non serva dire altro :-)

Saluti,

Mauro.

mercoledì 15 agosto 2012

L'"imbroglio" dell'indice di massa corporea

Io sono alto 175 cm (dati della visita di leva di 26 anni fa, invecchiando l'altezza si riduce quindi oggi potrei anche essere alto 173 o 174 cm) e peso poco più di 80 chili (all'ultima pesata, più di un anno fa, ero 82, ma da allora ho perso qualcosa, anche se di sicuro non abbastanza per scendere sotto gli 80).
Quindi (usando i dati a me più favorevoli, cioè 175 cm e 80 kg) avrei un indice di massa corporea (alias BMI o IMC) di 26,12. Diagnosi: sovrappeso.

A parte che per sapere di essere sovrappeso mi basta uno specchio, non ho bisogno di calcoli, questo dato in realtà (pur essendo tanto amato e tanto usato) non mi dice un belino.

Io non sono certo in forma atletica (anzi, tutt'altro), ma posso comunque garantire di essere molto più in forma della media delle persone che non praticano sport regolarmente.

Però, se guardiamo il BMI, vediamo almeno due assurdità (partendo dal presupposto, non verificato con precisione ma assolutamente realistico, che il mio peso - ossa, nervi e organi interni esclusi - si divida equamente tra muscoli e grasso):

1) Atleti olimpici in perfetta forma hanno il mio stesso BMI... ma hanno quasi solo muscoli e quasi niente grasso;
2) Impiegatucci che non hanno mai fatto un minimo di sport in vita loro (e io, anche se in passato, ne ho invece fatto tanto) hanno anche il mio stesso BMI... ma hanno quasi solo grasso e quasi niente muscoli.

Per la dietologia di moda oggi (che considera il BMI come assoluto, divino metro di giudizio) però entrambe le categorie sono tanto malmesse (o benmesse, a seconda dei punti di vista) quanto il sottoscritto.

Però, per una persona dotata di un minimo di buon senso, è chiaro che la categoria 1) merita la mia invidia, mentre la categoria 2) deve invidiare me.

Forse il BMI andrebbe buttato nella spazzatura e bisognerebbe considerare altro.

Saluti,

Mauro.

Televideo alle Olimpiadi... o no?

Io, dove possibile, cerco di lottare contro i luoghi comuni e di far capire che la Germania (paese dove vivo) non è chissà quale paradiso e che l'Italia (il mio paese) non è chissà quale inferno.

Però esiste almeno un singolo punto in cui la Germania è veramente il paradiso e l'Italia è veramente l'inferno: il Televideo!

La dimostrazione definitiva la ho avuta nelle appena concluse Olimpiadi londinesi, anche se prove e indizi si erano accumulate numerose nel corso degli anni (e non solo riguardo le notizie sportive).

Il Televideo RAI ha compresso le notizie olimpiche nello spazio (ridotto) degli "altri sport", visto che tanto quello che conta è il calcio (e a due giorni dalla fine delle Olimpiadi queste sono addirittura già sparite dalla sezione "altri sport").

Il corrispettivo tedesco tedesco del Televideo, cioè il Teletext della ARD, invece ha creato una sezione esplicita per le Olimpiadi e questa sezione, vi garantisco, rimarrà visibile a lungo.

Vero, il Televideo non è lo sport... però è comunque un indizio di quanto un paese rispetti lo sport.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Comunque il Teletext della ARD è superiore al Televideo della RAI in assoluto, non solo per quanto riguarda le Olimpiadi. E in generale non solo per quanto riguarda lo sport.

martedì 14 agosto 2012

Londra: bilancio di uno sportivo da salotto

Beh, da salotto entro certi limiti: oggi non faccio più sport, ma in vita mia ne ho fatto, certo molto meno di chiunque sia mai andato alle Olimpiadi, ma al tempo stesso - ne sono sicuro - molto di più della maggioranza di voi che state lì seduti a leggermi :)

Comunque, tornando al tema, voglio fare qui (come anche annunciato domenica) il mio bilancio della spedizione italiana a Londra.
In base a quello che io - da ignorante - mi aspettavo (o speravo), non in base alle aspettative ufficiali.

Prima parlerò delle medaglie totali, poi valuterò sport per sport (a parte i primi quattro, e capirete subito perché, andrò in ordine alfabetico, non in ordine di successi o di mio interesse).

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Computo medaglie totali

28 medaglie totali, 8 ori, 9 argenti, 11 bronzi.
Una medaglia in più rispetto a Pechino 2008 e l'ottavo posto assoluto nel medagliere, il che conferma l'Italia come una potenza sportiva assoluta, nonostante tutti i problemi politici ed economici.
Io personalmente mi aspettavo un paio di medaglie in più, ma soprattutto un bilancio ori-bronzi invertito rispetto a quanto alla fine ottenuto.
Quindi bilancio tutto sommato positivo, ma non certo ottimale.

Basket, Calcio, Hockey, Pallamano

Non eravamo presenti, né in campo maschile né femminile.
Quindi aspettative zero, presenza zero e, guarda caso, risultati zero :)

Atletica leggera

Sport in Italia in crisi da anni. L'unico bronzo (Donato nel salto triplo) va visto come un successo, anche tenendo conto che gli unici altri due atleti di valore assoluto che ha l'Italia non erano presenti: la Di Martino per infortunio e Schwazer per la nota storiaccia di doping.
Comunque rimane incomprensibile la politica della federazione italiana di atletica di portare alle Olimpiadi una squadra ridotta al minimo: le Olimpiadi sono il luogo dove esplodono i campioni, anche a sorpresa. Se li lasci a casa è un po' difficile che esplodano...

Badminton

In Italia non è considerato uno sport e le Olimpiadi lo hanno dimostrato.
Aspettative zero, risultati zero. Sarebbe stato più intelligente lasciare a casa i nostri rappresentanti del badminton e portare a Londra un paio di atleti in più in altre discipline.
Comunque, tutto come previsto.

Beach Volley

Pretendere medaglie era troppo, ma comunque la figura non è stata poi così disastrosa.

Canoa/Kayak

Una sola medaglia, ma bilancio estremamente positivo. L'oro di Molmenti conferma che non siamo una potenza assoluta, ma che siamo sempre dei possibili rompiballe là in alto :)
E poi c'è sempre Josefa Idem, "solo" quinta... ma a 48 anni e all'ottava Olimpiade!

Canottaggio

La domanda è la seguente: facciamo riferimento alla storia o all'oggi?
Se facciamo riferimento alla storia, alla nostra storia, l'unico argento di Londra è un fallimento totale.
Se invece facciamo riferimento all'oggi, alla vitalità dei vari movimenti canottieri mondiali, allora è forse un successo.
Ognuno la pensi come vuole.

Ciclismo

Il ciclismo alle Olimpiadi è sempre un terno al lotto... però un'Italia che tra strada, pista e cross torna a casa con solo un bronzo non quadra (è vero che se a Fontana non si fosse rotta la sella nel finale del cross sarebbe stato probabilmente oro... ma al di là del colore è la quantità di medaglie a non essere degna della nostra tradizione).

Equitazione

Non c'erano aspettative e non ci sono stati risultati.
Nonostante il passato glorioso è uno sport che in Italia ormai esiste di fatto solo sulla carta.

Ginnastica Artistica

Non ci si aspettava moltissimo, ma forse qualcosa di più del bronzo di Morandi poteva uscirci.

Ginnastica Ritmica

Un bronzo. Poteva andare meglio e poteva andare peggio. Quindi va bene così.

Ginnastica Trampolino

Alle Olimpiadi c'eravamo, ma in realtà non sappiamo neanche che sport sia (e io ne so meno ancora di chiunque altro). Quindi il non aver ottenuto niente è tutto sommato logico e giusto.

Judo

Un bronzo. Dal judo qualcosa viene sempre fuori. Talvolta un metallo più nobile, talvolta meno. Ma tenendo conto che il movimento in Italia è limitato, è comunque sempre un successo.

Lotta

Quest'anno nulla. Zero totale.
Eppure, anche se il movimento si è molto ridotto rispetto a 20-30 anni fa, qualcosa ci si poteva aspettare... magari non medaglie, ma neanche il nulla assoluto.

Nuoto

Il fallimento italiano di Londra.
Ci si aspettavano (e mi aspettavo) varie medaglie, magari non una pioggia di medaglie come nella scherma, ma almeno 3-4 erano previste. Invece solo un bronzo (e non in piscina, visto che è stato ottenuto nella 10 km in acque libere).
E la cosa più scandalosa è stata la scusa dal "capitano" Magnini, secondo cui la colpa è della preparazione che ha portato i nostri nuotatori al massimo di forma ai campionati europei di maggio.
Scusa che è un grandissimo autogol, visto che con essa si dimostra che l'Italia ha ottimi nuotatori ma non ha campioni (anche se la Pellegrini si crede volentieri tale): un campione ha le qualità atletiche, tecniche e mentali per mantenere la forma massima per due mesi.
Se non riesci a mantenere la forma massima da maggio a luglio (da maggio a luglio, dico, non da febbraio a novembre!) non sei un campione. Punto.

Nuoto Sincronizzato

Niente ci si aspettava, niente è arrivato. Tutto normale.

Pallanuoto

Tra gli uomini, nonostante fossimo campioni mondiali in carica, non eravamo considerati tra i favoriti per le medaglie. Ed è invece arrivato l'argento.
Tra le donne invece si parlava di medaglie e non è arrivato nulla.
Bilancio globale tutto sommato come previsto... ma a sessi invertiti :)

Pallavolo

A parte il fatto che la medaglia dei maschietti è stata di bronzo e non d'argento... per quanto riguarda le aspettative si può copiare quanto scritto per la pallanuoto :)

Pentathlon

L'era d'oro italiana, quella dei Masala e dei Massullo, è finita da quel dì e dubito mai ritornerà.

Pugilato

Bilancio decisamente inferiore alle attese: solo due argenti e un bronzo.
In parte per colpe proprie: Picardi e Valentino, considerati sicuri da medaglia, si sono fermati lontani dal podio, Russo, decisamente il più forte nella sua categoria, si è fermato all'argento.
In parte per colpe non proprie: Cammarelle nella categoria regina, i supermassimi, si è dovuto accontentare dell'argento perché "doveva" vincere un pugile di casa.

Scherma

Servono commenti?
Se non vince una/o, vince l'altra/o. Ma comunque sempre tricolore è.
La scherma è casa (cosa) nostra :)

Sollevamento pesi

Come previsto abbiamo giusto fatto presenza :)

Taekwondo

Di questo sport ne so tanto quanto nulla :)
Però direi che un oro e un bronzo poi così male non sono. O sbaglio?

Tennis

Qualcuno, prima delle Olimpiadi, parlava di medaglie.
Quel qualcuno mi ha fatto ridere. Però la velocità con cui le nostre tenniste e i nostri tennisti sono usciti dal torneo mi ha fatto piangere.

Tennistavolo

Leggasi quanto scritto per il Badminton.

Tiro

E non venitemi più a dire che gli italiani sono mollaccioni, non bellicosi, ecc.
Quando c'è da sparare nessuno ci ferma! Pistola, fucile o carabina... sono comunque medaglie, record olimpici, record mondiali! Un trionfo!

Tiro con l'Arco

Non proprio come con le armi da fuoco... ma anche qui ci siamo difesi più che bene.

Triathlon

Medaglie non ce ne aspettavamo... ma qualche piazzamento migliore direi di sì.

Tuffi

Diciamoci la verità: i nostri atleti - Tania Cagnotto in primis - hanno dimostrato di avere le qualità tecniche e atletiche per primeggiare a livello mondiale.
Ma hanno dimostrato altresì di non avere le palle per farlo sotto tensione, tensione che è normale alle Olimpiadi.

Vela

Splendido sport, ma ormai sono passati i tempi in cui l'Italia poteva ottenere qualcosa.

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Saluti,

Mauro.

domenica 12 agosto 2012

E sono andate anche queste

E anche queste finte trentesime Olimpiadi sono finite (finte trentesime perché in realtà sono state le ventisettesime).

A occhio direi che il problema doping è stato più limitato che nelle precedenti edizioni (sì, lo so, per noi italiani c'è stata la bomba Schwazer... ma rigorosamente non riguarda le Olimpiadi, visto che lui nella Londra olimpica non ha mai messo piede).
Il livello tecnico è stato alto, anche se non in tutti gli sport, e i personaggi attesi si sono confermati personaggi. Nel bene (come per esempio Bolt e Phelps) e, magari in maniera inattesa, nel male (vedasi Pellegrini/Magnini).
A livello di politica e sport la figuraccia è stata invece tutta tedesca.

Insomma il più grande show del mondo tutto sommato ha mantenuto le promesse e ha funzionato bene (magari non per i cittadini di Londra che credo abbiano vissuto due settimane d'inferno).

Domani sera proverò a fare il mio bilancio della spedizione italiana a Londra. Vediamo quanti insulti riceverò :-)

E poi ne riparliamo tra quattro anni a Rio de Janeiro.

Saluti,

Mauro.


sabato 11 agosto 2012

Per gioco e per sport

Stavolta me la prendo con La Stampa, non con Repubblica :-)

Ieri Massimo Gramellini ha scritto sul suo blog sulla Stampa un intervento molto interessante e molto, anzi moltissimo, discutibile.

Discutibile, in quanto Gramellini dimostra di non sapere cos'è lo sport.
Interessante, in quanto la sua conclusione (per quanto partente da basi sbagliate) sul "troppismo" è condivisibile.

Ma torniamo allo sport e al gioco. Cito da Gramellini: ai Giochi ci sono sport che sembrano, appunto, dei giochi.

Il problema è che la parola "sport", come a quanto pare Gramellini non sa, ha la stessa etimologia, tra gli altri, dell'italiano "diporto" o dello spagnolo "deporte", che significano al tempo stesso sport e divertimento, svago, cioè gioco.
Del resto anche per quelli che Gramellini considera sport e non giochi noi diciamo "giocare a calcio", "giocare a tennis", "giocare a pallacanestro", ecc. Vorrà pur dir qualcosa, o no?
E l'osservazione che spesso viene fatta, cioè che lo sport contrariamente al gioco è regolamentato, non vale. Quando dei ragazzini scendono in strada per giocare - per esempio - a pallone, prima di cominciare si mettono d'accordo su quali regole seguire. Quindi anche il gioco è regolamentato.

No, caro Gramellini, tu non hai capito lo spirito dello sport. Lo sport è gioco.

Al limite possiamo distinguere tra sport (o gioco) professionistico e sport (o gioco) dilettantitistico.
Non tra sport e gioco.

Del resto il nome ufficiale delle Olimpiadi è, come tu stesso hai notato, Giochi Olimpici.

Saluti,

Mauro.

giovedì 9 agosto 2012

Le Olimpiadi e i pallonari

Come forse avrete notato, ci sono le Olimpiadi :-)
Il più grande avvenimento sportivo del mondo, che avviene ogni quattro anni e che oltretutto si tiene in periodi in cui pochi altri sport sono agonisticamente attivi.

Eppure, se guardate i quotidiani sportivi italiani, il calciomercato e le amichevoli estive (di calcio, ovviamente) hanno almeno tanto spazio quanto le Olimpiadi.
E se guardate i forum, newsgroups, ecc. di "sportivi" anche di più.

Insomma il sospetto che per essere "veri" tifosi di calcio (almeno in Italia) bisogni non amare lo sport, non essere sportivi è molto, ma molto forte. E molto giustificato.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 8 agosto 2012

L'eterna lotta tra Repubblica e la scienza

In questi giorni Repubblica (come tutte le altre fonti di informazione) ha parlato abbondantemente dell'arrivo di Curiosity su Marte (per chi non sapesse di cosa parlo o volesse saperne di più, qui il sito della NASA al proposito).

La maggioranza dei servizi e degli articoli era inutile e insignificante, ma questo è ormai normale per il giornalismo in generale, non solo per il giornalismo scientifico.

Però la sciatteria e l'ignoranza che contraddistinguono Repubblica quando si parla di scienza si sono ancora una volta dimostrate ineguagliabili.
Alberto Flores d'Arcais ha voluto dire la sua al proposito (non che se ne sentisse il bisogno) in questo articolo.

Leggiamo insieme la conclusione dell'articolo:


Carbone? Nitrogeno?
Se non sai l'inglese (e tantomeno conosci la chimica) non tradurre per assonanza dai comunicati della NASA. Ci sono tanti traduttori automatici (anche gratuiti) più bravi di te.

Curiosity cerca tracce di carbon, cioè carbonio (il nostro carbone in inglese è coal), e di nitrogen, cioè azoto (il nitrogeno in italiano non esiste).

E l'eterna lotta tra Repubblica e la scienza continua. Quale sarà la prossima puntata?

Saluti,

Mauro.

martedì 7 agosto 2012

So cosa diranno di Schwazer

Io conosco i miei connazionali. E da quando vivo all'estero forse li conosco ancora meglio di prima. Nei loro lati positivi e in quelli negativi.
E non solo gli italiani "classici", bensì tutti gli italiani. Minoranze vecchie e nuove comprese.

Ieri l'altoatesino Alex Schwazer, uno dei migliori talenti della marcia mondiale degli ultimi anni (forse decenni), si è fatto beccare dall'antidoping. Ed è stato così giustamente escluso dalle Olimpiadi di Londra.
Lasciamo perdere i discorsi morali e sportivi, almeno per un attimo.

Ora Schwazer, madrelingua tedesca e passaporto italiano, dovrà sopportare la reazione della sua terra - l'Alto Adige - dove vivono (linguisticamente parlando) tedeschi e italiani.
Ma dato che noi italiani (di passaporto, qualunque lingua parliamo) vediamo i colpevoli sempre al di fuori delle nostre file, sapete cosa succederà?

Che per gli altoatesini di lingua tedesca Schwazer diventerà "l'italiano" e per quelli di lingua italiana diventerà "il tedesco" (o al limite "l'austriaco").

Volete scommettere?

Saluti,

Mauro.

lunedì 6 agosto 2012

Due pesi e due misure (alla tedesca)

Parliamo di nuovo di Olimpiadi.
Ma non di risultati sportivi (anche se oggi ci sono stati alcuni splendidi risultati di atleti italiani) e neanche del flagello doping (anche se oggi uno degli atleti di punta italiani è stato beccato).

Parliamo di Olimpiadi e di politica. E di Germania.

La Germania - e la Baviera in particolare, per essere onesti - usa nei confronti delle idee neonaziste due pesi e due misure.

Quando possono intaccare l'immagine tedesca all'estero vengono combattute senza pietà (anche quando sono inesistenti o perlomeno non illegali).
Quando rimangono all'interno del paese e portano voti politici vengono protette e nutrite (anche se ci sarebbe motivo di indagini giudiziarie o almeno politiche).

Recentemente ci sono stati due casi eclatanti a dimostrare ciò: il "caso" Drygalla e il "caso" Söder.

Nadja Drygalla è una canottiera tedesca, qualificatasi per le Olimpiadi londinesi con l'equipaggio dell'otto femminile tedesco.
Qualificata grazie ai risultati sportivi suoi e delle sue compagne. Niente doping (almeno fino a prova contraria, bisogna aggiungere oggigiorno), niente wild card. Veramente e sportivamente qualificata grazie ai risultati.
La ragazza non si è mai distinta per dichiarazioni politiche di nessun colore, né in positivo né in negativo. Però ha un problema. Il suo fidanzato (o presunto tale) è una figura importante della NPD, il Partito Nazional-Democratico Tedesco, di estrema destra. Di fatto neonazista.
Però - va chiarito - partito perfettamente legale. Con idee non certo apprezzabili, ma finora mai valutate anticostituzionali dalla Corte Costituzionale tedesca (almeno per quanto riguarda lo statuto e le varie iniziative del partito, la corte non valuta le sparate delle singole persone).
Eppure la ragazza è stata convinta a lasciare "spontaneamente" le Olimpiadi per il danno di immagine che la sua presenza (dopo un servizio al proposito della televisione di stato tedesca) poteva comportare per la delegazione nero-rosso-gialla (i colori della bandiera tedesca, per chi non lo sapesse).

Markus Söder invece è un politico vero, riveste un ruolo importante (ministro delle finanze della Baviera) ed è membro di un partito "popolare", che fa parte della coalizione di governo a Berlino, la CSU, Unione Cristiano-Sociale. Ufficialmente un partito di centro (stile vecchia Democrazia Cristiana), ma di fatto una super-razzista Lega Nord tedesca (anzi, bavarese).
Il signor Söder non si lascia sfuggire nessuna occasione per sparare giudizi razzistici (sempre nella sostanza, talvolta anche nella forma) sugli altri stati della UE, sugli immigrati in Germania e talvolta anche sugli altri tedeschi, colpevoli di non essere bavaresi.
La sua ultima uscita ha riguardato in questi giorni la Grecia: "Se una corda ti tiene legato a chi rischia di trascinarti giù, taglia la corda" (sto citando a memoria, può darsi che la citazione non sia 100% letterale, ma il senso è corretto), spiegando poi che la Germania deve sbattere la Grecia fuori dall'Euro.
Al di là della questione morale, ha quindi anche invitato la Germania a comportarsi in maniera illegale, visto che nessun trattato europeo (e neanche nessuna legislazione nazionale) prevede la possibilità di cacciare con la forza fuori dall'Euro un paese. Per i trattati europei l'uscita dall'Euro può essere solo volontaria.
Ma nessuno ha chiesto a Söder di lasciare qualche partito, governo o altro. Nessuno gli ha neanche chiesto di scusarsi.

Però la Drygalla - che non ha fatto nulla - era alle Olimpiadi.
Söder - che ha fatto un bel po' - se ne stava tranquillo a Monaco. E soprattutto ha amici (e amiche, vero Frau Merkel?) a Berlino.

Saluti,

Mauro.

domenica 5 agosto 2012

Medaglie olimpiche mancate (e palle)

Oggi l'Italia ha mancato due medaglie (al di là del colore) che in realtà erano già vinte.

Elia Viviani è stato fino alla penultima prova dell'Omnium (ciclismo su pista) sul podio per poi crollare al sesto posto all'ultima prova.
Tania Cagnotto dopo aver dimostrato di valere il podio nel trampolino da tre metri (tuffi) ha dovuto accontentarsi del quarto posto.

Ora, io non sono certo un esperto di ciclismo o tuffi... però ho guardato entrambe le gare. E ho chiaramente visto che ai nostri paladini non sono mancate né le qualità tecniche né quelle atletiche... bensì sono mancate solo le "palle".
Insomma... se la sono fatta addosso nel momento decisivo.

Spero che Viviani e Cagnotto siano solo due eccezioni che possiamo alla svelta dimenticare.

Saluti,

Mauro.

Il mistero degli ombrelli

Visto che qui in Germania, anche quando sembra sereno, non puoi mai essere sicuro che non piova, io, per evitare rischi, tengo un ombrello in casa, uno in macchina e uno in ufficio. Così ne ho sempre uno a portata di mano quando serve.

Però, perché quando sono in giro e piove gli ombrelli rimangono sempre uno in casa, uno in macchina, uno in ufficio e nessuno con me?

Saluti,

Mauro.

martedì 31 luglio 2012

Taranto, regno di Danimarca

Sui problemi dell'ILVA di Taranto ognuno può avere l'opinone che vuole: bisogna dare priorità al lavoro oppure all'ambiente oppure trovare una via di mezzo.
Se espresse onestamente e senza demonizzazioni degli avversari sono tutte posizioni legittime (anche se io, da figlio di un operaio dell'Italsider - poi ILVA - di Genova, ho comunque un occhio di riguardo per la posizione "lavoro").

Però, comunque la si pensi, fa impressione che alle Olimpiadi del problema dell'ILVA di Taranto ne parli un atleta danese e non uno italiano.

Saluti,

Mauro.

domenica 29 luglio 2012

Impariamo a conoscere la bandiera italiana

Ci sono le Olimpiadi. E questo significa una marea di bandiere. Di qualsiasi paese. Soprattutto - per me e per la maggioranza di coloro che mi leggono - italiane.
Io stesso ieri ne ho pubblicate ben tre di bandiere italiane.

Il problema è che, a quanto pare, la bandiera italiana (la nostra bandiera, per essere chiari, anche se spesso ce ne dimentichiamo) nessuno la conosce, visto che continuo a sentire e a leggere (non solo durante le Olimpiadi, per essere sincero) "biancorossoverde".

Che cazzo di bandiera è il biancorossoverde? Se guardo alle bandiere del mondo le uniche che possono, forse, rispondere a questa descrizione sono quelle del Madagascar e dell'Oman.

La bandiera italiana non è "biancorossoverde". La bandiera italiana, che vi piaccia o no, è "verdebiancorosso":


E non è una fisima mia. È scritto chiaro ed esplicito nella Costituzione della Repubblica Italiana, sezione Principi Fondamentali, articolo 12, che qui riporto:

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i miei articoli sugli... articoli della Costituzione.

sabato 28 luglio 2012

Scusate il patriottismo...

...ma quant'è maledettamente e sfacciatamente bella, anzi meravigliosa, questa foto relativa a una premiazione olimpica?


Saluti,

Mauro.

No, non sono trenta

Da poco si è conclusa la cerimonia di apertura dei trentesimi giochi olimpici estivi.
Però, se uno va a contare quante Olimpiadi si sono disputate ci si ferma a ventisette. Cioè tre di meno di quelle ufficiali.
Dove sta l'inghippo?

Semplice, la regola è stata - fin dall'inizio, coerentemente con quanto accadeva nell'antica Grecia - un'Olimpiade ogni quattro anni.
E se uno conta dalla prima edizione del 1896 in effetti ne vengono fuori trenta. Però poi uno si accorge che nel 1916, nel 1940 e nel 1944 - a causa delle due guerre mondiali - non si disputarono le Olimpiadi. Ma il CIO nel suo conteggio le considera come disputate.

Ipocrisia? Correttezza sportiva? Inerzia burocratica?
Ognuno può pensarla come vuole, una sola cosa è certa: le Olimpiadi di Londra sono le ventisettesime, anche se vengono chiamate le trentesime.

Saluti,

Mauro.

giovedì 26 luglio 2012

Non sono morto

Semplicemente in questi giorni ho pochissimo tempo. Ma non vi siete liberate/i di me :-)

Saluti,

Mauro.

domenica 22 luglio 2012

Dettagli coloniesi 18 - Cucciolo di cervo...

...a Colonia.


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli coloniesi.

sabato 21 luglio 2012

Alimonda e la Diaz, cerchiamo di distinguere

Ultimamente ci sono state sentenze riguardanti i fatti di Genova 2001, il famigerato G8. Sia relative alle forze dell'ordine sia relative ai manifestanti.
Un articolo di oggi sul Post mi ha nuovamente ricordato quanta poca obiettività (da entrambe le parti) vi sia ancora oggi su quegli eventi.

Sarebbe finalmente il caso, dopo 11 anni, almeno di smettere di mettere sullo stesso piano la scuola Diaz con piazza Alimonda.

I ragazzi della Diaz sono state vittime. Carlo Giuliani no.
Alla Diaz le forze dell'ordine sono state carnefici. In piazza Alimonda no.
Che queste cose siano finalmente dette chiaramente.

Lo dico da genovese (anche se vivente dal '96 in Germania) che ha avuto la ventura di poter parlare (privatamente) nei mesi successivi agli avvenimenti sia con agenti di polizia presenti a Genova durante il G8 sia con ragazzi dei centri sociali genovesi.
Entrambe le parti concordano su quanto da me scritto sopra su Diaz e Alimonda. Ma entrambe le parti ammettono di non poter distinguere, di avere "ordini" di fare di tutta l'erba un fascio.
E quindi l'autorità deve difendere anche l'assalto alla Diaz e gli "antagonisti" devono difendere anche Giuliani.

Ma io non sono né agente di pubblica sicurezza, né antagonista. Quindi posso dire le cose come stanno, posso distinguere.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
E taccio su quello che penso del ruolo di Vittorio Agnoletto in quegli eventi. È meglio che ne taccia.

Ma cos'è questo spread?

Da un annetto a questa parte non si fa che parlare dello spread e del suo significato nella crisi attuale e nei problemi di paesi come l'Italia.

Due piccole considerazioni da parte di un ignorante di economia, cioè da parte del sottoscritto :-)

1) Non sono più un ragazzino, questa crisi non è la prima che vedo (e ho letto molto su crisi precedenti la mia memoria). Questa è però la prima volta in assoluto che si parla di spread per spiegare una crisi. Mai prima è stato considerato un parametro importante. Viene il dubbio se lo sia veramente stavolta.

2) Lo spread indica la differenza tra due valori (nel caso italiano la differenza di rendimento percentuale tra i BTP nostrani e le Bundesanleihen - familiarmente dette Bund - tedesche), quindi indica un valore "relativo". Ma se guardiamo ai valori "assoluti" forse il quadro cambia, come ben spiegato qui.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 18 luglio 2012

La verde collina

Tempo fa chiesi a voi lettori di proporre voi dei temi, o addirittura di scrivere qualcosa voi che io poi avrei pubblicato (Temi e lettori).

Albi propose il tema "Green Hill" e le proteste contro il suo allevamento di cani beagle a Montichiari. Al tempo non era un tema che io seguissi molto e quindi ho cercato in seguito di informarmi al proposito.

Sinceramente ho trovato pochissimi contributi equilibrati, razionali, che permettessero di informarsi e formarsi una propria idea. In sostanza ho trovato da parte degli animalisti toni da crociata, al limite del terrorismo (e talvolta anche oltre il limite) a cui i difensori dell'uso degli animali nella ricerca rispondevano arroccandosi sulle proprie posizioni e non dialogando (è anche vero però che puoi dialogare solo con chi vuole ascoltare...).
L'unica cosa certa era che gli animalisti pretendevano la chiusura di Green Hill non perché l'azienda andasse contro qualche legge italiana o europea, ma per ragioni "morali".

Ora, dietro le pressioni animaliste, l'allevamento è stato messo sotto sequestro dalla Guardia Forestale, che dovrà accertare come vengono/venivano trattati i cani ivi allevati. Speriamo possa farlo serenamente e senza indebite pressioni.
Comunque, "grazie" a questo sequestro, sono finalmente riuscito oggi a leggere un articolo chiaro, equilibrato e documentato sull'argomento, scritto da Daniela Cipolloni su oggiscienza: Green Hill: caso chiuso?
Ne consiglio vivamente la lettura a tutti (anzi vi consiglio di seguire il blog oggiscienza in generale, non solo di leggere quest'articolo).

Vorrei solo citarvi due frasi, che chiariscono due punti fondamentali:

1) il corpo forestale dello Stato ha messo sotto sequestro Green Hill, lo stabilimento di Montichiari, in provincia di Brescia, dove sono allevati circa 2.700 beagle destinati ai laboratori di ricerca (non di “vivisezione”, che non viene più praticata da tempo);

2) Ora, al grido di “chiudiamo Green Hill”, la campagna contro la sperimentazione animale (una campagna ideologica, più che scientifica) si è spostata in Parlamento.

Saluti,

Mauro.

lunedì 16 luglio 2012

Strane popolazioni tedesche

Sul Corriere della Sera di oggi - purtroppo solo sulla versione cartacea, non sul sito web - c'era un'interessante infografica sulla percentuale di dipendenti pubblici sul totale della forza lavoro.

La speranza del Corriere era, chiaramente, quella di poter dire che in Italia i dipendenti pubblici sono troppi... solo per poi dimostrare che in Francia e Regno Unito sono molti, molti di più, come dimostra la scansione qui sotto.


Però la cosa interessante, soprattutto per chi ama e rispetta la matematica, riguarda la Germania, non la Francia o il Regno Unito.

Cioè?
Secondo l'OCSE nel 2010 in Germania vivevano 82.400.000 persone. Assolutamente corretto.
Sempre secondo l'OCSE nel 2010 in Germania vi erano 9.200.000 dipendenti pubblici. Non ho voglia di controllare altre fonti, ma il dato - per me che vivo in Germania - è assolutamente realistico.
Sempre secondo l'OCSE (sempre che il Corriere della Sera riporti correttamente i dati) in Germania i dipendenti pubblici costituiscono il 10,4% della forza lavoro totale... e qui qualcosa comincia a non quadrare.
Perché se i dipendenti pubblici sono 9.200.000 e se questi costituiscono il 10,4% della forza lavoro totale... siginifica che in Germania lavorano - o sono in grado di lavorare - più di 88.450.000 persone.

Il problema è che in Germania - compresi bambini, vecchi, invalidi, carcerati e qualsiasi altra categoria di non lavoratori, neanche potenziali - vivono almeno 6 milioni di persone in meno rispetto alla forza lavoro così calcolata.

In Germania forse lavorano anche i fantasmi (oltre che vecchi, bambini, invalidi, ecc.)?

Saluti,

Mauro.

sabato 14 luglio 2012

Il bosone ciccione di Higgs - Il commento di Serena

Come già detto, sto scrivendo la terza puntata della saga del bosone di Higgs... ma scrivere facile è difficile :-)

Se poi ci si mettono di mezzo domande intriganti come quella di Serena scritta nei commenti alla seconda puntata della saga... uno si distrae e perde ulteriore tempo.

Serena scrive: Quindi se, ipoteticamente, il bosone di Higgs sparisse dalla Terra, "perdendo" massa non subiremmo più gli effetti della gravità? 

Domanda estremamente interessante, anche se viziata da un'inesattezza degna di bastonate: che c'entra la Terra? La Terra è solo un insignificante pezzo di roccia nell'universo...
Battute a parte: qui stiamo parlando di particelle, dei costituenti ultimi della materia, non tanto di ciò che con queste particelle si può costruire (cioè la Terra, io che scrivo, voi che leggete, le stelle, le galassie e quelle rompiballe delle zanzare che si trovano qui in riva al Reno).
Però la domanda rimane interessante e intrigante.

Torniamo al vecchio esempio della piscina di melassa già fatto nella seconda puntata: abbiamo detto che la melassa è il campo di Higgs e nella melassa ogni tanto si formano dei grumi che sono i bosoni di Higgs.

Bene, vediamo cosa succederebbe se il bosone di Higgs sparisse, come Serena a quanto pare desidera... forse per pesare meno sulla bilancia ;-)
Se solo il bosone sparisce, significa semplicemente che nella melassa non si formano più grumi... ma la melassa (alias campo di Higgs) rimane, quindi anche la massa. E quindi le bilance continuerebbero a soffrire. Solo, senza grumi, le nostre osservazioni non potrebbero capire da dove viene la massa e quindi la nostra ciccia rimarrebbe un dato di fatto, ma di origine misteriosa.

Se invece Serena si riferiva non solo ai grumi, ma a tutta la melassa, cioè non sparisce solo il bosone di Higgs, ma anche il campo di Higgs... allora le cose cambiano.
Nel senso che noi buttandoci nella piscina non incontreremmo nessuna resistenza (e quindi per prima cosa dovremmo sperare che la piscina sia infinita, in maniera da non dare una bella zuccata sul fondo) e quindi non acquisteremmo massa.
Ma non solo noi tuffatori. Nulla acquisterebbe massa, quindi le leggi che regolano la gravità continuerebbero a essere teoricamente valide, ma avendo il termine massa uguale a zero nessun corpo eserciterebbe (e quindi neanche subirebbe) un'attrazione gravitazionale. Tutto fluttuerebbe.

Vi è però poi una terza possibilità, cioè che la melassa non sparisca ma si raggrumi tutta... formando uno o più grumi molto densi separati da... il nulla.
Allora tuffandoci potremmo o non incontrare nulla (e allora vale quanto sopra per l'assenza di melassa) oppure potremmo sbattere contro un grumo... ma allora sarebbe talmente denso (alias duro) che ne ricaveremmo un gran bel bernoccolo (per tacer del mal di testa).
Quale interazione potrebbe esserci tra questi grumi non mi risulta sia mai stato studiato neanche teoricamente, visto che la teoria prevede i grumi solo in presenza di campo (ops... volevo dire melassa)... quindi questa ultima possibilità sono costretto a lasciarvela così, un po' campata in aria.

Saluti,

Mauro.

La geografia di Repubblica

I nostri quotidiani hanno problemi non solo con la scienza, ma anche con la geografia.

Posso capire che un giornalista italiano non sia tenuto a conoscere nel dettaglio l'orografia del Bhutan oppure la conformazione costiera del Benin (anche se, nel caso dovesse scriverne, avrebbe tutte le possibilità di informarsi per evitare di scrivere castronerie).
Ma credo di avere il diritto di pretendere da un giornalista italiano la conoscenza della geografia italiana. Magari non ogni singola collinetta o ogni singolo rigagnolo... però almeno i mari che bagnano l'Italia pretendo che li conosca!

Scrive Repubblica in un titolo: Piccolo "tsunami" nel basso Tirreno, Onde alte un metro da Palermo a La Spezia.

A parte il fatto che definire onde alte un metro "piccolo tsunami" fa ridere (e significherebbe che io in vita mia sono già sopravvissuto - e in acqua, non sulla spiaggia - a un paio di "tsunamini"...).
A parte il fatto che La Spezia non è sulle coste del Mar Tirreno ma su quelle del Mar Ligure (il Tirreno comincia più o meno all'altezza dell'Isola d'Elba).

A parte ciò... mi parte dall'estremo nord (La Spezia) e mi finisce all'estremo sud (Palermo) e mi dice che lo "tsunamino" ha interessato solo il basso Tirreno? E allora l'alto e medio Tirreno dove sono? Tra Anversa e Brema il secondo e tra Oslo e Trondheim il primo?

E mi sono fermato solo ad analizzare il titolo. Ho già paura di leggere l'articolo.

Saluti,

Mauro.

venerdì 13 luglio 2012

Il bosone ciccione di Higgs - 2bis (scrivere facile è difficile)

Sì, lo so che mi faccio desiderare, che sto scrivendo con una lentezza esasperante.

Ma scrivere facile è difficile, per la miseria!

Saluti,

Mauro.