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mercoledì 16 novembre 2016

Obama, Trump e ciò che si eredita

Qualsiasi cosa io e voi tutti possiamo pensare sia di di Obama che di Trump, il fatto è che Trump da Obama non erediterà un mondo migliore di quello che Obama ereditò da Bush (o di quello che Bush figlio ereditò da Clinton, o Clinton da Bush padre).

Il che ci pone davanti a un dato di fatto che purtroppo pochi di noi vogliono ammettere: il vero problema non è chi governa gli USA.

Il vero problema sono gli USA stessi. E le loro caratteristiche di nascita.

Saluti,

Mauro.

venerdì 11 novembre 2016

Vorrei ricordare una cosa...

Per quanto Trump faccia di tutto per confermare la sua immagine di stronzo, vorrei ricordare una cosa: è stato eletto democraticamente, senza brogli o simili (OK, definire democratico il sistema di voto USA per noi europei è per lo meno esagerato, però è comunque accettato da tutti negli USA, quindi forse l'elezione di Trump non è propriamente democratica, ma è comunque perfettamente legittima e legale).

Quindi - e lo dico da persona che, se si trovasse a quattr'occhi in privato con Trump, lo riempirebbe di botte senza il minimo problema di coscienza - tutte le grandi proteste del dopo elezione negli USA... queste sì sono antidemocratiche: volevate un altro presidente? Potevate mobilitarvi prima per eleggerlo (la persona disponibile la avevate...da "veri" democratici disprezzavate Clinton? E allora potevate mobilitarvi per Sanders. Oppure, se eravate repubblicani, potevate pensare a Cruz, Christie, Bush - Jeb, non George W. per fortuna - o altri).

Ergo... protestare ora dimostra solo la vostra pochezza, quanto poco voi sappiate del concetto di democrazia, cari elettori (o presunti tali) statunitensi.

Se si vuole democrazia bisogna muoversi prima delle elezioni. Non dopo.

Ma per fortuna c'è l'esempio di noi italiani: abbiamo votato a ripetizione il Trump nostrano, cioè Berlusconi.
E dopo averlo votato ce ne siamo sempre fregati dell'averlo votato e abbiamo continuato a fare come sempre.
Si spera che gli statunitensi facciano lo stesso con Trump.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 9 novembre 2016

Perché ha vinto Trump

Dopo i risultati delle elezioni presidenziali USA si stanno sprecando le analisi sul perché e sul come Trump, da totale sfavorito, ce l'abbia fatta (OK, la Clinton ha fatto un sacco di autogol, ma agli occhi di molti quelli di Trump sembravano peggiori).

Sto leggendo tante "dotte" analisi di ogni tipo e - devo essere onesto - in molte di esse ci sono considerazioni interessanti e un pizzico di verità.
Ma veramente convincente non è nessuna di esse, anzi...

Un'analisi un po' meno "dotta" a mio parere però andrebbe letta...
Io direi infatti che chi più ha centrato il punto è stato Fabrizio Leone con quello che ha scritto qui. I suoi toni possono piacere o meno, ma quel che scrive su Trump (e che in grandissima parte condivido) è un dato di fatto, anche se spesso ignorato.
Certo, la sua spiegazione da sola non basta a dire perché Trump sia stato eletto. Ma senza la sua spiegazione di fatto non c'è perché.

Il problema di Leone è però che lui è troppo ottimista. Dimentica il potere del politically correct.
Io personalmente non mi stupirei se Trump finisse presto o tardi sotto impeachment proprio per aver preso a pedate il politically correct e non per colpe politiche o legali vere.

In aggiunta a quanto giustamente detto da Leone mi è tornato in mente un episodio raccontato da Mattia Butta durante un suo recente soggiorno negli USA e che dimostra come spesso le donne siano le più maschiliste delle persone.
Leggete verso la fine di questo testo come una donna dica che quello del presidente sia un "lavoro da uomini".
Quando lo ho letto non mi sono stupito. Anzi mi avrebbe stupito leggere il contrario.

Saluti,

Mauro.

martedì 8 novembre 2016

Siamo agli sgoccioli, negli USA

Tra qualche ora sapremo chi tra Donald Trump e Hillary Clinton governerà gli USA e crederà di avere il diritto di governare il mondo.

Chi vincerà? Non lo so e sinceramente non mi interessa saperlo, visto che entrambi sono una sconfitta.

Io rimango di quest'opinione.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Verrebbe quasi da sperare che chiunque vinca si becchi subito un bell'infarto, visto che - per quanto anonimi - i candidati vicepresidente che prenderebbero il posto dell'infartuata/o sono comunque di sicuro meglio degli stessi.

mercoledì 27 luglio 2016

Il presidente degli Stati Uniti d'America

Il presidente degli Stati Uniti d'America è chiaramente il più potente capo di Stato del mondo. Ci può piacere o meno, ma così è e dobbiamo adeguarci. Magari un domani non sarà più così, ma per ora lo è.

Cosa significa ciò? Significa che le elezioni per il presidente degli Stati Uniti d'America interessano bene o male tutti noi, non solo i cittadini statunitensi. Purtroppo.

Quest'anno a scontrarsi saranno il repubblicano Donald Trump e la democratica Hillary Clinton.

Io le prime elezioni per il presidente degli Stati Uniti d'America che ricordo direttamente (qui non mi interessa ciò che dopo ho imparato sui libri, ma solo la mia esperienza personale) sono quelle del 1976 (venne eletto Jimmy Carter) e le prime che ho seguito con un certo interesse quelle del 1984 (eletto Ronald Reagan per la seconda volta).

Bene, in questi 40 anni ci sono stati candidati migliori e candidati peggiori (mi riferisco al livello intellettuale e alle capacità, non alle mie idee politiche), ma mai sono arrivati a sfidarsi nel round finale due personaggi di così basso livello come quest'anno.
Chiunque dei due vinca, sarà una sconfitta. O al massimo una vittoria del meno peggio.

Una sfida tra Bernie Sanders e Ted Cruz (ma anche Jeb Bush, nonostante il cognome) sarebbe stata molto meglio sia per gli USA che per il resto del mondo.

Saluti,

Mauro.