venerdì 1 febbraio 2019

Il gigante indebolito

Giuseppe Masala ha tradotto qui un articolo di Ashoka Mody sulla quasi recessione tedesca (ok, "quasi" in questo caso non dice nulla: o è recessione o non lo è... ma è chiaro cosa Mody intenda, e cioè che la Germania rallenta).
E l'amico Giuseppe Parise (che già conoscete grazie a questo articolo) su Twitter, sapendo che vivo in Germania e che lavoro nell'industria automobilistica, mi ha chiesto cosa ne pensassi.

Dato che ho dovuto spezzettare la risposta su Twitter, la riporto qui tutta unita (in realtà ci sarebbe però ancora di più da dire, per ora riporto solo quello che ho già scritto su Twitter, aggiungendo/cambiando qualcosa ma solo per rendere le mie affermazioni più chiare).

Per prima cosa devo dire che la visione dell'autore (Mody) è corretta ma troppo pessimista. Mi spiego meglio: io ritengo che, senza cambiamenti di strategia, succederà ciò che Mody prevede, ma più lentamente di come lui pensa.
La Germania avrà quindi più tempo per agire.
E, in questo caso per fortuna, la Merkel ormai è alla fine della sua parabola. Bisogna vedere quanto la Kramp Karrenbauer (sua erede alla guida della CDU e probabilmente un domani alla Cancelleria) saprà staccarsi dalla linea merkeliana.
Perché il problema della Merkel è che sa (sapeva) benissimo reagire, ma non agire.

Il populismo in parlamento invece lo temo meno che in Italia.
Non tanto perché l'elettore tedesco sia migliore di quello italiano, ma grazie al sistema elettorale tedesco (e sullo spazio per nuovi partiti in Germania potete leggere quando mi rispose Udo Gümpel qui).

Per quanto riguarda la situazione industriale, vero che la Germania ha basato sempre la sua forza sulle sue capacità ingegneristiche, ma qui viene fuori la formazione umanistica di Mody (andrebbe d'accordo con Croce), che gli impedisce di capire che l'ingegneria c'è perché ci sono scienze e matematica.
Questo significa che in Germania la base scientifica e matematica su cui lavorare c'è eccome.
Il vero problema qui è che l'industria automobilistica ha politicamente un peso esagerato, anche maggiore di quello che è il suo reale contributo al PIL del paese.

La sfida vera è che l'automotive dovrà in parte reinventarsi.
E non intendo il passaggio dai combustibili all'elettrico, ma proprio il passare dall'auto ad altro, visto che il mercato è ormai saturo: le auto in circolazione non aumenteranno (anzi alla lunga diminuiranno), sia che l'elettrico trionfi sia che no.

Saluti,

Mauro.

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