giovedì 24 maggio 2018

Il taxi e la scorta

L'illustre sconosciuto Giuseppe Conte si è recato al Quirinale in taxi.
Seguito dalle auto di scorta.

E subito è scattata la polemica (stile quella per Fico, solo che quella per Fico era giustificata, qui invece come vedrete il problema è diverso): perché deve prendere un taxi e non salire su un'auto della scorta?

Facciamo ordine.

Fino al momento dell'incarico da parte di Mattarella, Conte era un normale privato cittadino e non una carica istituzionale.
Dopo aver ricevuto l'incarico (che non è ancora la nomina!), Conte non può più essere definito un privato cittadino... ma non ricopre ancora nessuna carica istituzionale (quello succederà dopo la nomina).
Ergo non ha diritto automatico a scorta.

In più: Conte per la sua attività e passato non è sotto minaccia malavitosa, mafiosa o simili come purtroppo alcuni giornalisti, imprenditori o politici.
Ergo non ha diritto a scorta per ragioni di sicurezza.

Quindi il problema non è perché ha preso il taxi, ma perché aveva la scorta (e anche come sapeva come sarebbe arrivato al Quirinale chi aveva il potere di concederla).

Ecco, questa è la domanda: perché la scorta?

Saluti,

Mauro.

Come far dire ai libri quello che si vuole

Cosa c'è di peggio che inventare false notizie?
Prendere un libro, un articolo, un discorso o altro per fargli dire quello che vuoi tu e non quello che c'è effettivamente dentro. Manipolare testo e lettori.
E purtroppo in Italia lo puoi fare perché l'analfabestismo funzionale fa ascoltare più volentieri te che imbrogli ma parli semplice rispetto a chi informa ma, per forza dicose, deve usare concetti più complessi.

Un ottimo esempio lo abbiamo avuto su Twitter il 21 maggio scorso.

Prendete questo tweet:


Ma vediamo l'immagine proposta senza tagliarla in fondo:


(Qui completo con tanto di mia risposta).

Dove sta il problema?

Intanto che non vengono citati titolo, autore ed editore del libro, quindi uno che volesse controllare coi suoi occhi non potrebbe farlo. Deve fidarsi del disinformatore e basta.

Secondariamente la parte di testo mostrata non è né liberista, né antiliberista: è semplicemente lapalissiana. Che la delocalizzazione favorisca l'azienda e porti anche vantaggi al paese dove la produzione viene trasferita (lavoratori compresi, anche se non in misura sufficiente, va detto) è un dato di fatto accettato da tutti, indipendentemente dalle ideologie.

Per valutare se il testo vuole indottrinare o meno, la parte veramente importante è quella che manca, quella che comincia con "Nel Paese di origine del prodotto...".
E se questa parte mettesse in evidenza i problemi della delocalizzazione, i danni che eventualmente produce?

Il propagandista autore del tweet neanche si è accorto che ha lasciato la frase che lo frega.
O forse se ne è accorto ma se ne frega: sa che i boccaloni analfabeti funzionali leggeranno e capiranno solo quel che lui vuole che leggano e capiscano.

Saluti,

Mauro.



martedì 22 maggio 2018

L'illustre sconosciuto Giuseppe Conte

Ormai tutti avrete letto delle "imprecisioni" nel curriculum dell'illustre sconosciuto Giuseppe Conte, che secondo Di Maio e Salvini il Presidente Mattarella dovrebbe nominare a capo del governo nascente.
Quindi non serve che ve le racconti. Per chi vuole, qui il Post racconta bene la storia.

Io intanto però mi stavo facendo un'altra domanda.

Conte, al di là di posizioni politiche e curriculum, è un esperto di diritto privato.
Se sia veramente così esperto non posso certo giudicarlo io, visto che ho una formazione sia accademica che lavorativa in tutt'altro campo.
Però, però... alla guida delle istituzioni dello Stato sinceramente mi fiderei di più di un esperto in diritto pubblico.

Se invece fossi una Società a responsabilità limitata, beh sì, allora sì che mi interesserebbe il diritto privato.
(Ogni riferimento ad aziende S.r.l. legate a partiti o simili è puramente casuale, ça va sans dire.)

Saluti,

Mauro.

domenica 20 maggio 2018

Festival della Poesia Europea 2018

Oggi voglio fare pubblicità. Ma so che mi perdonerete 😊

Da appassionato di poesia (qualcuno di voi conoscerà anche il mio blog Una poesia al giorno... o quasi che purtroppo da lungo tempo trascuro) vi presento volentieri l'undicesima edizione del Festival della Poesia Europea che si terrà in varie sedi a Francoforte sul Meno (Germania) dal 25 al 27 maggio 2018.

Invito tutti i miei lettori che ne hanno la possibilità a partecipare e tutti a diffondere ulteriormente la notizia.

Sul sito trovate tutte le informazioni, comunque vi riproduco qui le varie pagine dell'opuscolo illustrativo.










Ringrazio di cuore l'amica Maurella Carbone per tutte le informazioni.

Saluti,

Mauro.

sabato 19 maggio 2018

Quiz geografico 1

I quiz logici e matematici di Lituopadania mi hanno ispirato un quiz geografico.

Volete andare da est a ovest.
Per farlo siete costretti ad andare da ovest a est.
Dove siete?

Vietato usare Google, cartine e atlanti (sia su carta che online).

Saluti,

Mauro.

venerdì 18 maggio 2018

Gli slavi e le metafonesi

O, per essere più precisi, gli slavi e le metafonesi tipiche della lingua tedesca.

Per chi sa il tedesco, le metafonesi nella lingua tedesca principalmente altro non sarebbero che i famosi (o famigerati?) Umlaut: ä, ö, ü.

Ora, cosa c'entrano gli slavi con tutto ciò?
C'entrano perché, tra tutte le persone che conosco, le persone di lingua slava sono quelle che con queste metafonesi hanno i problemi maggiori.
Ergo: non riescono a pronunciarli correttamente. Anche quelli che parlano un tedesco quasi perfetto.

Gli esempi migliori io personalmente li ho coi polacchi (sono talmente tanti qui in Germania che è impossibile non aver a che fare con loro) e coi cechi (per lavoro ho quasi quotidianamente a che fare con un nostro stabilimento ceco).
In realtà la cosa la ho un po' osservata anche coi croati... ma con loro generalmente riesco a parlare italiano (soprattutto coi miei parenti croati), quindi logicamente ho rilevazioni statistiche molto più ridotte e quindi meno affidabili.

Polacchi e cechi hanno, come detto, grossi problemi a pronunciare ä, ö e ü. In particolare ü.

Inciso
Graficamente si possono anche scrivere ae, oe e ue, per chi non ha i caratteri corretti sulla propria tastiera.
Inciso chiuso

Come sono le pronunce corrette?
ä: IPA ɛː (una via di mezzo tra a ed e, ma più vicina alla e);
ö: IPA øː oppure œ (dipende dalla parola, comunque una via di mezzo tra o ed e, ma più vicina alla o);
ü: IPA yː oppure ʏ (dipende dalla parola, comunque un po' una ju con la j che si sente molto poco).

Polacchi e cechi spesso pronunciano la ä come una normale a, la ö la pronunciano in modo vario ma per loro si avvicina più alla e che alla o e la ü... la ü (soprattutto per i polacchi) diventa spesso una i o quasi.


Ora, la mia domanda è: è un problema culturale-linguistico o fisico-fisiologico? Hanno qualche caratteristica particolare alle corde vocali (o altri organi legati alla pronuncia) che gli impedisce una corretta articolazione di quei suoni?


Saluti,


Mauro.

giovedì 17 maggio 2018

I misteri del tedesco 13 - Orecchie e ponti d'asino

Qualche giorno fa Nautilus sul suo blog Lituopadania (con l'esclusione di quando parla della fantomatica Padania, è un blog molto carino e interessante) ha pubblicato l'articolo Ear of the Dog, dove parla dell'espressione Dog Ears, in italiano orecchie di cane, che in inglese indica le orecchie che facciamo (OK, io lo faccio molto, ma molto raramente e credo anche la maggioranza di voi, ma sappiamo comunque di cosa stiamo parlando) alle pagine dei libri per segnare dove siamo arrivati nella lettura o un punto su cui vogliamo ritornare.
L'espressione inglese, come lui spiega, viene dal fatto che in determinate circostanze i cani (o comunque alcune razze canine) possono piegare le orecchie con la punta che si volge verso il basso.

Questo suo articolo a me ha fatto venire in mente che in tedesco si usano anche orecchie animali per indicare la stessa cosa, ma non canine: in tedesco si usa l'espressione Eselsohren, in italiano orecchie d'asino.
Siccome a me non risulta che l'asino possa piegare le orecchie, ma solo abbassarle totalmente, l'origine dell'espressione deve essere diversa da quella che ha portato l'inglese al paragone canino.
Però nelle mie ricerche non sono riuscito a trovare nessuna spiegazione sul perché proprio le orecchie dell'asino hanno preso piede in tedesco.
Certo è che l'espressione esiste in tedesco almeno dal 17° secolo, in quanto i fratelli Grimm la inserirono nel loro Deutsches Wörterbuch (Dizionario Tedesco), attribuendola al poeta Andreas Gryphius (1616-1644).

Il parlare e leggere di orecchie d'asino mi ha fatto venire in mente un'altra espressione asinina della lingua tedesca: Eselsbrücke, in italiano ponte dell'asino, che indica una frase usata come aiuto mnemonico per ricordare determinate classificazioni, liste (un tipico esempio in italiano è "come quando fuori piove", usata per ricordare la scala di valori dei segni delle carte da gioco, dal più alto al più basso: cuori, quadri, fiori, picche).
In italiano non abbiamo una traduzione vera, da noi si usa più prosaicamente espediente mnemonico.
Qui l'origine dell'espressione tedesca invece si conosce: dato che gli asini non amano troppo l'acqua e, contrariamente ai cavalli, tendono a rifiutarsi di guadare corsi d'acqua, un tempo all'altezza dei guadi si costruivano piccoli ponti o passatoie che hanno poi preso il nome di ponti dell'asino.
Essendo questi ponti destinati a facilitare qualcosa l'espressione si è poi estesa in maniera figurata alle questioni mnemoniche.

Saluti,

Mauro.


Altre puntate:
I misteri del tedesco 1
I misteri del tedesco 2
I misteri del tedesco 3
I misteri del tedesco 4
I misteri del tedesco 5
I misteri del tedesco 6
I misteri del tedesco 7
I misteri del tedesco 8
I misteri del tedesco 9
I misteri del tedesco 10
I misteri del tedesco 11
I misteri del tedesco 12

Sempre per quella storia di Corriere e geografia (e lingua)

E non solo geografia, ma anche lingua.

Oggi il Corriere della Sera nella sua versione online presenta un'indagine sulla 'ndrangheta in Germania.
Non essendo abbonato non posso leggere/vedere l'indagine completa, ma posso vederne la presentazione sulla pagina di partenza del Corriere.
E su questa vedo quest'immagine:


Qualcosa però non mi quadra.
Non mi quadrano le lingue infatti in cui sono scritti i nomi dei tre Länder mostrati.

Baviera è in italiano. Va benissimo, dato che il Corriere è un giornale italiano.
Baden-Württemberg è in tedesco. Va benissimo perché è una regione tedesca e il nome non ha traduzione in italiano.
Ma "North Rhine-Westphalia"? Va male, malissimo. Infatti è una regione tedesca (ergo il Nordrhein-Westfalen) che ha anche un nome italiano (Nordreno-Vestfalia). Quindi che cacchio c'entra l'inglese?

E no, caro Corriere, non dirmi che lo chiamano così i 'ndranghetisti... i 'ndranghetisti tra loro parlano dialetto e i nomi tedeschi li italianizzano e dove non possibile usano l'originale tedesco, spesso storpiato nella pronuncia, e non usano certo l'inglese.

Ma si sa... l'inglese fa fico e si crede che usarlo sia dimostrazione di cultura e apertura al mondo (invece è solo ignoranza e provincialismo).

Saluti,

Mauro.

mercoledì 16 maggio 2018

Le medicine alternative non esistono

Parliamoci chiaro: chi cerca di giustificare teorie pseudoscientifiche (alias fuffa) come medicine alternative o complementari fa solo giochi di parole.

Qui non voglio fare una lista di ciò che è scienza e ciò che non lo è, non voglio entrare nel dettaglio di ogni singola disciplina per per dirvi "questa è scienza, questa no, questa sì, questa no, questa magari forse".

Voglio fare una cosa molto più semplice: voglio spiegarvi come si giudica una terapia.

Per ogni terapia (di qualsiasi tipo, di qualsiasi origine e di qualsiasi composizione) esistono solo due possibilità dopo la fase di test:
a) funziona;
b) non funziona.

Se si verifica a) (ma nel senso che è provato che nella maggioranza dei casi funzioni, non che "però su di me ha funzionato") allora è medicina e basta. Senza ulteriori attributi. Medicina. Anche eventuali medicine cosiddette alternative che dovessero essere dimostrate come funzionanti sarebbero a questo punto medicina e basta.

Se si verifica b) non è proprio medicina. Né ufficiale, né alternativa, né scientifica, né tradizionale, né altro. Non è medicina e basta.

Ergo le medicine alternative o complementari non esistono.
Esistono sono la medicina e ciò che medicina non è. Punto e basta.

Saluti,

Mauro.