venerdì 17 agosto 2018

Quando non ci si capisce

Se tu dici una cosa e le persone a cui la dici, o che comunque la sentono o leggono, ti capiscono male, cosa significa questo?

Le persone intelligenti sanno che generalmente i nostri pensieri sono più articolati delle nostre parole, cioè che dietro le parole che dico ci sta (non sempre, ma generalmente) decisamente di più di quelle parole stesse. Il pensiero è molto più veloce della lingua... tu pensi cento parole nel tempo in cui al massimo riesci a dirne dieci.

Quindi il primo pensiero di una persona intelligente è quello di non essersi spiegato bene. Sempre (anche quando in realtà sa di essersi spiegato benissimo).
Per questo la persona intelligente prova a spiegarsi con altre parole, cercando di articolare in maniera più completa il proprio pensiero.

Se anche in questo caso la comprensione non arriva, il secondo pensiero della persona intelligente è che tra lui e l'interlocutore (o gli interlocutori) ci sia una differenza culturale che li fa parlare due linguaggi diversi, anche se nella stessa lingua.
E quindi prova a cambiare ancora il proprio modo di esprimersi.

Solo se anche in questo caso, al terzo tentativo, la cosa non funziona la persona intelligente pensa che il problema non sia lui, ma l'interlocutore.
E rinuncia (o lo manda al diavolo, il che in fondo è lo stesso).

Questo a meno di non essere arroganti depositari della verità assoluta e della chiarezza assoluta. E che quindi tutti quelli che non sono stupidi idioti devono capirvi subito.
Ma, credetemi, in quel caso siete sì arroganti, ma per il resto depositari di un bel nulla. Anzi, siete totali ignoranti.

Saluti,

Mauro.

Uno stuzzicante Taser

E ci è cascato anche Linkiesta in questo articolo:


Il Taser che diventa Teaser.
Ed è un errore che vedo sempre più spesso, sui social ma anche sui giornali e altrove. Ormai per la gente comune sembra che siano sinonimi.

Ma cos'è un Taser? Sostanzialmente una pistola per elettroschock, un aggeggio che produce una scarica elettrica atta a mettere KO (se la potenza è regolata male anche a mettere KO per sempre...).

E cos'è un Teaser? In pratica una specie di stuzzichino pubblicitario (dal verbo inglese to tease, cioè stuzzicare) che deve farti venire la curiosità per qualcosa che verrà dopo.

Io sinceramente però i Taser non li trovo per niente stuzzicanti.

Saluti,

Mauro.

giovedì 16 agosto 2018

Tragedia del Ponte Morandi a Genova 4

Perché bisogna ricostruire bene ma anche alla svelta (o un nuovo ponte o la famosa Gronda):

1) La città è spaccata in due;
2) Il traffico a Genova è un casino anche col ponte, figuriamoci senza;
3) Il porto - il più importante porto d'Italia - senza il ponte ha grossi problemi di collegamento col resto d'Italia/d'Europa;
4) Aeroporto e centro città si trovano sui due lati opposti del ponte;
5) Quell'autostrada è il principale - di fatto l'unico - collegamento tra Italia pensinsulare e Francia/Spagna.

Non serve che vi dica cosa significano economicamente queste cose per Genova e per l'Italia tutta, soprattutto i punti 3 e 5, vero?

Saluti,

Mauro.

mercoledì 15 agosto 2018

Tragedia del Ponte Morandi a Genova 3

Il Ponte Morandi a Genova è crollato proprio sopra il fiume, dove - per quanto l'affermazione possa sembrare cinica - ha fatto il meno danni possibili.
Avrebbe potuto crollare la parte sopra le case o sopra la ferrovia. E allora i morti ci sarebbero stati non solo tra chi percorreva il ponte, ma anche tra chi ci stava sotto. E sarebbero stati molti, ma molti di più.

Qualcuno ha definito la cosa un miracolo. E io stesso, a caldo, in un tweet la ho definita mezzo miracolo.
Ora però, a freddo, devo correggermi: non è stato un miracolo. È stata intelligenza.

Il Ponte Morandi era a rischio. La cosa è nota al più tardi da fine anni '80.
Il problema è che il ponte non si poteva chiudere prima della costruzione della cosiddetta Gronda (cioè del raddoppio/spostamento dell'autostrada a monte): chiuderlo significava chiudere il principale (di fatto l'unico) collegamento tra l'Italia peninsulare e Spagna e Francia (e tramite Francia anche in parte Regno Unito).
Il ponte non poteva venire chiuso, ma aveva bisogno di lavori continui.
E qui sta l'intelligenza: non potendo curare continuamente tutto il ponte, si è data la precedenza alle parti che avrebbero potuto causare più danni. Cioè le parti sopra le case e sopra la ferrovia. La parte sopra il fiume veniva - cinicamente, ma giustamente - dopo.

Saluti,

Mauro.

Chi è colpevole del fascismo

Non chi si candida.

Il colpevole è chi lo vota. E poi fa finta di non averlo votato.

Saluti,

Mauro.

martedì 14 agosto 2018

Tragedia del Ponte Morandi a Genova 2

Un paio di considerazioni sparse.

1) Chiunque viva a Genova o abbia conoscenze tecniche nel settore sapeva al più tardi da fine anni '80 che il ponte era a rischio.

2) Le affermazioni di Salvini che implicitamente accusano l'austerità "imposta" dall'Europa (non è una fake news: chiunque abbia visto il TG1 delle 20:00 stasera lo ha sentito dalla sua stessa voce) sono pura idiozia: il Ponte Morandi è a gestione privata e le regole europee riguardano solo il pubblico.

3) Non è un problema solo genovese: quel ponte è (era, purtroppo) il collegamento principale (in realtà di fatto unico) tra l'Italia peninsulare e Spagna e Francia (e, tramite Francia, anche UK).

4) Ponti a rischio simile ce ne sono purtroppo in quantità dappertutto: non per niente qui in Germania è scoppiato il panico dopo la tragedia genovese.

Saluti,

Mauro.

Tragedia del Ponte Morandi a Genova 1

Comunicazione importante:


Saluti,

Mauro.

lunedì 13 agosto 2018

Genitori che non ci sono, ma ci sono

Prima che ci fraintendiamo: non parlo di genitori stronzi (anche se esistono, purtroppo), ma parlo di documenti e di cosa su detti documenti è riportato.

E parto da un tweet di Salvini:


E io stesso, confesso, ci ero cascato. Nel senso che ho creduto che Salvini parlasse di cose concrete, e in detta convinzione ho twittato questo:


Il problema è che... sulla carta d'identità dei minori in Italia c'è già quello che chiedo io e non c'è mai stato Genitore 1/Genitore 2.

Qui il modulo per la richiesta:


E qui un'immagine (tagliata per ovvi motivi) del documento stesso:


Insomma, Salvini ha parlato del nulla. E come al solito l'Italia ci è cascata.
Stavolta anch'io (ma più grave è che ci siano cascate le opposizioni, di tutti i colori).

Saluti,

Mauro.

sabato 11 agosto 2018

Vivere di decreti legge

Lo strumento del decreto legge nella Repubblica Italiana esiste da sempre.
È uno strumento che ha un senso ben preciso e concreto: reagire a un'emergenza per la quale non esiste uno strumento legislativo adeguato e che richiede un intervento immediato, incompatibile coi tempi di una discussione parlamentare.
Proprio per questo ha durata limitata (60 giorni) e poi o viene convertito in legge dal Parlamento o decade (il Parlamento può anche modificarlo prima di convertirlo oppure può anche sostituirlo con legge alternativa).
Insomma, il decreto legge è uno strumento che serve a tappare un buco quando "piuttosto che niente meglio piuttosto".

Nei governi del nuovo millennio invece il decreto legge sembra diventato lo strumento principe dell'azione di governo. Di qualsiasi governo, senza eccezioni.

Perché?
Generalmente viene presentato come motivo per ciò la voglia dei governi di sostituirsi al Parlamento, l'insofferenza crescente verso il sistema parlamentare, visto come una palla al piede da chi chiede di "lasciarlo governare".
E quindi il decreto legge diventa uno strumento di pressione: più decreti legge si fanno (magari reiterandoli con i necessari cambiamenti per poterlo fare senza andare contro legge e Costituzione), più la maggioranza in Parlamento viene costretta a schiacciarsi sulla posizione del Governo e più l'opposizione perde voce.
Perché in Parlamento ci sono sia la maggioranza che l'opposizione e, in una democrazia funzionante, il Parlamento è il luogo del dialogo. Magari aspro, ma pur sempre dialogo.
Invece il Governo è pura espressione della maggioranza, magari estemporanea, ma pur sempre maggioranza.
E tutti i partiti - e sottolineo tutti - sembrano aver perso la capacità (o la volontà) di capire cosa significhi "democrazia parlamentare". Si è creato il mito che la maggioranza è il popolo e quindi il Parlamento non serve.
E allora quale strumento migliore del decreto legge? Il decreto legge è prodotto dal governo... e al governo non c'è da discutere con l'opposizione. Il governo, contrariamente al Parlamento, non perde tempo.

Tutto vero, tutto giusto (e non solo in Italia), ma io sono convinto che ci sia anche un secondo motivo dietro al dilagare dei decreti legge, non meno importante di quello descritto.
Il fumo negli occhi.
Il decreto legge è uno strumento ottimo per far credere che si faccia qualcosa, che si sappia cosa si sta facendo.
Tanto al peggio poi lo lascia decadere nel silenzio.
Basta fare sufficiente tam tam al momento della sua emanazione e poi far finta di niente e passare oltre fischiettando dopo sessanta giorni, quando andrebbe convertito. Tanto l'elettore ha memoria corta, lo si frega bene a questo modo.
E così, un decreto legge qui, una dichiarazione là, una circolare lì e... ma belin, come si impegna questo governo!
E invece, di concreto nulla.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 8 agosto 2018

No, Foodora non se ne va per il decreto dignità

L'errore che in questo momento mezza Italia sta facendo è quello di credere che se ne vada dall'Italia a causa del decreto Di Maio, alias decreto dignità.
E giù a dire "prima guadagnavano poco, ora non guadagnano nulla" e amenità simili.

Guardate, dimentichiamo per un attimo se detto decreto sia buono o cattivo, fatto bene o fatto male. Dimentichiamolo, tanto con Foodora non c'entra nulla.
Credete che un'azienda come Foodora si lasci spaventare da un decreto se vede che il mercato è promettente e redditizio? Ma non scherziamo.
Se il mercato è promettente e redditizio l'azienda o si adatta o fa studiare ai propri legali modi di aggirare il decreto. Non è che se ne va basta. Quello lo farebbe solo se il decreto dovesse imporre una parziale nazionalizzazione o la presenza di esponenti del governo nella dirigenza.

Non per niente Foodora insieme a quello italiano sta lasciando anche altri mercati - Australia, Paesi Bassi e Francia. E non ditemi che le legislazioni australiana e soprattutto olandese siano nemiche delle aziende e dei "nuovi" lavori. Quello al massimo vale per quella francese.
Ergo: Foodora dall'Italia se ne va perché il mercato italiano non è sufficientemente redditizio. E se ne sarebbe andata comunque. Forse un po' più tardi, ma comunque.
Del resto aveva già dichiarato che in Italia c'era troppa concorrenza... non mi pare che la concorrenza l'abbia introdotta il decreto (anzi, il decreto rischiava addirittura di ridurla... anche se non in maniera sana e positiva per la clientela).

Quello che Di Maio col suo decreto ha fatto non è stato far scappare Foodora, bensì salvare l'immagine di Foodora.

Infatti tutti ora danno la colpa a Di Maio.
E chiudono gli occhi sulle politiche aziendali di Foodora.

Ergo, Di Maio ha fatto un favore a Foodora.

Saluti,

Mauro.