venerdì 21 novembre 2014

I numeri di Genova 1 - La popolazione

Allora, sulle recenti alluvioni genovesi ci sarebbero tante cose da dire.
E i crudi, chiari numeri le dicono meglio di tante elucubrazioni.

Partiamo col discorso popolazione e cementificazione.

Genova è creduta una città di mare, avendo il più importante e grande porto italiano. Però i genovesi vivono sulla terra, non sull'acqua, e ciò fa di Genova una città di montagna, vista l'assenza quasi totale di zone pianeggianti e la ripidità estrema dei monti su cui è costruita (anche se a due passi dal mare).

Genova ha oggi circa 600000 abitanti (tanto per fare confronti internazionali, quindi paragonabile a una Francoforte sul Meno, per esempio).
E a cavallo tra gli anni '70 e '80 Genova aveva raggiunto quasi i 900000 abitanti (paragonabile quindi a una Colonia, per esempio).
E questo in una città che non ha lo spazio: i monti crescono subito dal mare (come accennato sopra), non c'è uno spazio veramente utilizzabile tra i monti e il mare.
Guardando la topografia della città (comprese le valli che vanno verso l'interno)... si vede subito che lo spazio materiale a Genova può accogliere 200000, al massimo 300000 persone. Non di più.
Ma oggi sono il doppio, almeno.
E trent'anni fa erano il triplo, almeno.

Quindi a Genova - legalmente o illegalmente che fosse - si è costruito per la popolazione effettiva, non per la popolazione che lo "spazio Genova" poteva materialmente e veramente accogliere.
Ma la gente era là, ed era tanta (e per lo spazio a disposizione è ancora tanta)... cosa poteva fare la politica, l'amministrazione?
Costruire meglio sì, senza dubbio, ma costruire meno (e la quantità di cemento è il vero problema di Genova, non la qualità)... beh, un po' difficile, a meno di non trasferire con la forza buona parte della popolazione altrove.

Quindi portare in tribunale chiunque abbia costruito o permesso di costruire illegalmente è sacrosanto.
Ma prima di condannare chi ha costruito o permesso di costruire per il solo fatto di averlo fatto... riflettiamo un attimo sui numeri di cui sopra.

Saluti,

Mauro.

domenica 16 novembre 2014

Non riesco a scriverne

E la mia Genova, la mia Liguria (e non solo loro) sono di nuovo in totale emergenza, sono distrutte e violentate.

Ci sarebbero tante cose da dire, da scrivere. A livello tecnico, scientifico, legale, politico. E, almeno per quanto riguarda la parte tecnica e scientifica, pur non essendo geologo o meteorologo qualcosa da dire la avrei (anche su legalità e politica, ma lì comunque con meno cognizione di causa).

Però non ce la faccio e in fondo non sarebbe neanche giusto: scriverei troppo col cuore e troppo poco con la testa.

Ne scriverò - forse - più avanti, quando tutto sarà finito e potrò disquisirne senza essere schiavo delle emozioni.

Per ora posso solo dire: fatti forza, Genova, rialzati e scrollati di dosso il male come hai sempre fatto in passato. Ne hai passate tante (non solo alluvioni) ma niente ti ha mai ucciso. E niente lo farà neanche ora.

Saluti,

Mauro.

sabato 15 novembre 2014

Non serve che ve lo dica io, ma...

La situazione a Genova e in Liguria è di nuovo drammatica. La regione è sott'acqua.

A tutti i miei (pochi o tanti che siano) lettori che vivono in Liguria: State in casa, non uscite, se abitate vicino a un torrente andate ai piani alti, se abitate ai piani bassi cercate qualcuno che vi ospiti in alto, dimenticatevi auto e moto (per quanto le abbiate pagate) e pensate a voi stessi e ai vostri famigliari e amici.

Lo so, ve lo hanno già detto in mille, ma meglio una volta di più che una volta di meno.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Io sto seguendo la situazione in Liguria, ma l'invito vale anche per chi vive in Basso Piemonte.

Ci è riuscito!

In questo fine settimana si giocano partite per le qualificazioni al prossimo campionato europeo.

Una partita particolarmente interessante era ieri sera Germania-Gibilterra.
La partita tra i campioni del mondo e gli ultimi arrivati, in quanto federazione appena riconosciuta e per la prima volta partecipante a una qualche competizione ufficiale.

Il portiere di Gibilterra in un'intervista un paio di giorni prima della partita aveva detto che l'obiettivo era prendere meno di sette reti, in maniera da poter dire di essere meglio del Brasile.

Infatti nella semifinale dell'ultimo mondiale di calcio - giocato in Brasile! - la Germania battè il Brasile 7-1.

Ieri sera - in Germania! - nelle qualificazioni per i prossimi campionati europei la Germania ha battuto Gibilterra 4-0.

E 4 è meno di 7... quindi Gibilterra è meglio del Brasile :-)

Saluti,

Mauro.

mercoledì 12 novembre 2014

A rischio povertà

Tutti sappiamo (o crediamo di sapere) che nel sud dell'Europa il rischio povertà è ben più presente che nel nord del continente.
E in linea generale è vero. Non c'è nulla da dire.

Ma a seguire le pubblicazioni dei vari istituti di statistica si scoprono cosine interessanti (anche se non piacevoli).
Guardate per esempio questo grafico basato su dati Eurostat (cioè Ufficio Europeo di Satistica):


Le colonne rosse (parte inferiore del grafico) indicano la percentuale di popolazione totale a rischio povertà.
E qui si vede che i paesi del sud Europa sono più a rischio di altri. La Germania (DE) si dimostra non essere quel paradiso che molti credono, ma sta comunque meglio della media europea (EU27).

Nella parte superiore del grafico vediamo le colonne blu... che mostrano altro. Le colonne blu indicano la percentuale di disoccupati a rischio povertà.
E qui cosa succede? Succede che la Germania schizza in alto: i suoi disoccupati sono quelli che in Europa (intesa come UE, non geograficamente) più di tutti rischiano di ritrovarsi in una situazione di povertà.

Da persona che in Germania ci vive da un bel po' di tempo la cosa non mi stupisce.
È un retaggio del governo Schröder (mai cancellato dalla Merkel, che ama questo retaggio però ama ancora di più poterne scaricare le colpe su qualcun altro) e si adatta molto bene alla mentalità tedesca media: chi ha lavoro merita rispetto, chi non ha lavoro è solo un lavativo (indipendentemente dal perché non lo ha).
Quindi tagli a manetta allo stato sociale. Ma non per tutti. Di fatto solo per coloro che dello stato sociale hanno veramente bisogno.

Saluti,

Mauro.

Ciao Liliana

Nella notte tra lunedì e martedì è morta la mamma di un mio carissimo amico. Di un mio vecchissimo amico, sarebbe giusto aggiungere.
Ci conosciamo da più di quarant'anni (e ne abbiamo quarantasei), dei quali otto come compagni di banco... pieni di complicità e di affetto ma anche di litigi (almeno all'inizio non necessariamente solo verbali).
E dallo stesso tempo conosciamo (e si conoscono) le rispettive famiglie.
E non mancano i pomeriggi in cui io sono stato "parcheggiato" a casa sua o lui a casa mia.
Sinceramente, è stato come perdere un membro della mia famiglia.

Ciao Liliana, mi mancherai.

Saluti,

Mauro.

martedì 4 novembre 2014

Il casino col pedaggio in Germania - 2 (forza Europa, abbasso Baviera)

Già un paio di mesi fa avevo scritto riguardo al pedaggio per le auto che si voleva introdurre in Germania.

Ora sembra che che le "idee" siano state "fissate" e che la legge sia pronta.

Intanto una buona notizia: il pedaggio riguarderà solo le autostrade e non la rete stradale globale come originariamente previsto (cosa che sarebbe stata anche tecnicamente problematica, ma questo è un altro discorso).
Altra buona (relativamente) notizia: il pedaggio partirà dal 2016 e non più dal 2015 come originariamente previsto.

La brutta notizia (perché contraria a ogni accordo europeo e contraria a ogni logica) è che è confermato che di fatto questo pedaggio lo pagheranno solo coloro che percorreranno le autostrade tedesche con una macchina immatricolata al di fuori della Germania, visto che le auto immatricolate in Germania riceveranno uno sconto sulla tassa di circolazione più o meno pari al pedaggio autostradale annuale (mi direte, sempre meglio dell'idea originale bavarese che prevedeva il pedaggio senza sconti sulla tassa di circolazione anche per le auto immatricolate in Germania ma a nome di chi non avesse passaporto tedesco, come ad esempio il sottoscritto, autore di questo blog).

La cosa comunque più assurda è la motivazione che la coppia Dobrindt/Seehofer (entrambi bavaresi, il primo ministro federale dei trasporti, il secondo primo ministro del Land Baviera) continuano a dare alla cosa: i tedeschi all'estero pagano il pedaggio.
Vero. Lo pagano.
Ma lo pagano come tutti gli altri: in Italia, Francia, Austria e in ogni altro paese con pedaggio non esiste nessuna forma di sconto per gli "indigeni" come quella che si vuole introdurre in Germania.

Mah. Vedremo come reagirà l'Europa al momento in cui la cosa diventerà effettiva.

In ogni caso, da straniero "immatricolato" in Germania se la cosa verrà accettata dall'UE senza modifiche valuterò se vendere la mia macchina, per coerenza politico-ideologica: io non ci perderei nulla - la macchina per me è comoda, ma i mezzi pubblici mi basterebbero - lo stato tedesco ci perderebbe pedaggio, tassa di circolazione e le accise sulla benzina (e no, non ci guadagnerebbe sui mezzi pubblici: l'abbonamento aziendale ce l'ho comunque già ora, sia che vada al lavoro in treno sia che ci vada in auto).

Anche questo è essere europei: rifiutare i vantaggi personali immediati che si possono avere, se questi danneggiano l'idea europea e conseguentemente danneggiano i vantaggi a lungo termine che anche io singolo cittadino ne avrò.

Quindi... forza Europa, abbasso Baviera!

Saluti,

Mauro.

venerdì 31 ottobre 2014

La leggenda del dolore dal dentista

Tutti lo sanno: dal dentista, anestesia o meno, si soffre, si prova dolore.

Ne siamo sicuri?
Io in questo periodo sono sotto doppia cura dentistica: per la paradontosi (denti sani ma gengive no) e per ragioni estetiche (denti sani ma storti e li voglio raddrizzare).
I dentisti che si stanno occupando della cosa (uno, anzi una, per la paradontosi e uno per l'estetica) mi stanno torturando che è un piacere... e non sempre con anestesia.

Eppure io non provo nessun dolore. Al massimo una specie di solletico, un po' di fastidio.

Non è che il dolore dal dentista sia una leggenda metropolitana e che quel dolore venga sentito perché deve essere sentito e non perché realmente ci sia?

Saluti,

Mauro.

mercoledì 29 ottobre 2014

Una fondamentale regola aziendale

Quando in azienda un uomo con il caffé in mano e un uomo senza caffé si incontrano in uno spazio angusto... l'uomo senza caffé deve fare strada.
Anche se ha fretta, anche se é superiore nella gerarchia, anche se è arrivato prima in quell'angolo, anche se..., anche se..., anche se...
Deve fare strada. Punto.

Ah, dimenticavo: io generalmente in azienda sono l'uomo col caffé :-)

Saluti,

Mauro.