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venerdì 27 luglio 2018

La nascita di una coscienza civica e politica

Nella primavera del 1978 venne prima rapito e poi ucciso Aldo Moro.
E io stavo finendo la quarta elementare.

A casa mia da sempre la trasmissione TV più seguita è il telegiornale. E allora anche più di oggi.
A quei tempi a scuola si studiava ancora una materia chiamata Educazione Civica (roba strana a sentirla oggi).
Quindi anche da bambino sapevo cosa era la politica, cosa erano partiti, istituzioni, eccetera, eccetera.

Però il rapimento di Moro, il 16 marzo 1978, segnò per me una cesura nella mia formazione.
Quel giorno nacque una coscienza civica e politica, la mia coscienza civica e politica.
Perché da quel giorno cominciai attivamente a fare (a mio padre dapprima e ai vari insegnanti poi) e a farmi domande sulla politica, sulla società. Sulla polis e sulla civis in senso lato.
Da quel giorno cominciai a chiedere e a chiedermi i perché delle scelte politiche e come si formavano e si attuavano.

Il rapimento (e poi l'uccisione) di Aldo Moro non mi ha certo detto quali fossero le idee giuste e quale partito votare una volta maggiorenne, ma mi ha detto che la politica ci riguarda tutti, non è qualcosa di estraneo a noi.
Che la politica siamo noi.

E non dimentichiamoci mai che l'uccisione di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta ha ucciso anche una politica fatta di dialogo e di responsabilità condivise che Moro ed Enrico Berlinguer stavano costruendo e che forse, anzi probabilmente, ci avrebbe portato un'Italia migliore.

Saluti,

Mauro.

martedì 24 luglio 2018

Diritto di voto molto storto

In Italia, come oggigiorno in tutte le democrazie compiute, vige il suffragio universale.
Ciò significa che chiunque abbia raggiunto la maggiore età (o un'altra età costituzionalmente definita e valida per tutti) ha diritto di esprimere il suo voto per eleggere le assemblee rappresentative nazionali e locali.
L'unica eccezione prevista è per chi ha commesso particolari gravi reati contro lo Stato, a cui possono essere tolti temporaneamente o definitivamente i diritti civili.

Fin qui tutto chiaro, almeno per chi è un minimo (ma proprio minimo) informato e (ma ancor più minimo) intelligente.
E, almeno in teoria, apparentemente tutto molto bello e molto giusto.

Il problema comincia quando tu, caprone, vai a votare perché sai che ne hai il diritto (e magari lo sai solo perché un imbonitore te lo ha urlato da un blog tra un vaffa e l'altro, non perché conosci i tuoi diritti e i tuoi doveri), ma non hai la minima idea di per cosa voti (e non intendo per quale partito, qui dei singoli partiti non me ne frega nulla), non sai come funzioni il sistema che ti permette di votare, non hai la minima idea di cosa siano le istituzioni, ecc., ecc.

Insomma, hai il diritto di voto, ma invece che diritto lo fai storto. Molto storto.

E infatti poi mi vieni a dire che è una vergogna che abbiamo governi non eletti, che tu non hai votato Mattarella e via di cazzate una più grossa dell'altra.

A te la legge concede il diritto di voto. E questo dimostra che non sempre le leggi sono fatte bene.

Io personalmente condizionerei il diritto di voto a un esame. A un semplice esame di educazione civica: devi dimostrare di sapere per cosa voti e come funziona (almeno in linea di massima) ciò per cui sei chiamato a votare.
Non chiedo un test di intelligenza, neanche uno di semplice alfabetizzazione.
No, solo due domandine (anche orali, se sei analfabeta o analfabeta funzionale o grillino, non pretendo che tu impari a leggere e scrivere solo per votare) in cui dimostri di sapere se voti per il Parlamento, per il governo, per l'assemblea di condominio o per il miglior pescivendolo del mercato e di avere almeno una vaga idea di cosa fa poi l'istituzione per cui hai votato.

Saluti,

Mauro.