giovedì 26 marzo 2026

Esiste il satanismo?

La domanda del titolo è meno banale di quel che sembra.
Vediamo le risposte.

Risposta breve: sì.
Anche se spesso (purtroppo non sempre) si tratta di cagate adolescenziali.

Risposta lunga (ma non lunghissima): rimane sì, ma va circostanziata.
Partiamo da questo video.
Qui il giornalista Fabio Sanvitale, correttamente, sostiene che non conosce fatti di cronaca nera veramente attribuibili a sette sataniche.
Ok, il resto del video parla di un singolo evento, ma la sua affermazione su satanismo e cronaca nera è assolutamente condivisibile, anzi provata (non è mia intenzione qui spiegare nei dettagli il punto, forse ne parleremo un'altra volta, fatto è che in Italia non esistono delitti che possano essere definiti senza tema di smentita "satanici").

Ma allora voi vi direte... se Sanvitale ha ragione, allora il satanismo non esiste. Se non al massimo come fenomeno folclorico.
E invece no.
Sanvitale ha ragione se parliamo di sette in senso numerico, cioè una setta - satanica o no che sia - è tale se ha un numero limitato di membri (non certo 4-5 persone, ma neanche milioni).

Il problema è che in realtà non sono importanti le sette, ma le religioni.
Le religioni monoteiste sono di fatto sataniche. Sette sataniche sotto steroidi.
E non saltate scioccati sul divano!
La spiegazione è banale: queste religioni sono basate sulla colpa, sul senso di colpa degli adepti. E questo può esistere solo se c'è un male che li seduce.
Questo male può essere chiamato in molti modi (tra cui appunto Satana), ma è grazie a esso che le religioni (per lo meno quelle cosiddette abramitiche) esistono e prosperano.
Senza male, senza Satana... niente religione.

È questo il vero satanismo.

Saluti,

Mauro.

martedì 24 marzo 2026

Ha vinto il NO... hanno perso i sondaggisti

Domenica e lunedì si è votato per il referendum sulla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati inquirenti (cioè tra giudici e pubblici ministeri).

Ha vinto il NO, cioè le carriere (quelle di giudici e di pubblici ministeri) rimangono legalmente non separate.
E comunque va detto che in realtà separate di fatto già lo sono: il passaggio da un ruolo all'altro è comunque molto difficile già oggi, ci sono limitazioni per farlo, e comunque è permesso solo una volta, quindi una volta passato da un ruolo all'altro o lì rimani a vita o esci dalla magistratura.

Ha vinto il NO, al di là delle ragioni per un voto o per l'altro, anche perché il governo ha puntato su una propaganda menzognera.
Ha puntato sul dire che col SÌ casi come Garlasco o come la Casa nel Bosco non sarebbero stati possibili, ha puntato sul dire che col SÌ le espulsioni di immigrati irregolari sarebbero state più facili, ha puntato sul dire che col SÌ sarebbe stato più facile combattere narcotraffico e femminicidi.
Tutte cose che con la riforma e il referendum non c'entravano nulla. Ma proprio nulla nulla (a meno che il governo non intendesse: con la riforma, legge o non legge, decidiamo noi i processi, non li decidono più i giudici).

Però c'è chi è ancora più perdente del governo.
E questi sono i sondaggisti.
Avevano detto che il NO avrebbe potuto vincere solo con partecipazione bassa, sotto il 48%, e che una partecipazione alta (per lo meno alta in confronto ai referenda passati recenti), quindi sopra il 50%, avrebbe fatto vincere il SÌ.

La partecipazione è stata del 59%.
E ha vinto il NO.

Cari sondaggisti: cosa avete da dire a vostra discolpa?
Ve lo dico io: nulla.
Perché voi non siete nulla, siete solo dei palloni gonfiati che di matematica, statistica e politica non sapete un cazzo. Siete solo propagandisti prezzolati dall'una o dall'altra parte politica. Niente di più e niente di meno.

Saluti,

Mauro.

lunedì 16 marzo 2026

Anche Elvis era politico

Tutti, nonostante i decenni ormai passati dalla sua morte, conosciamo Elvis Presley.
Tutti lo conosciamo come un'icona del rock.
Chi più sa di musica (o magari vuol solo far vedere di saperne) lo vede magari più come un artista country, anche se di un country moderno, non classico.
Ma... credo che pochissimi, forse nessuno, vedrebbero nella sua musica un lato politico.
Prima di fraintenderci: parlo della musica di Elvis Presley, non della persona Elvis Presley.

Eppure c'è stato un momento in cui il rockettaro/countryman Elvis Presley è stato anche più politico dei cantautori e degli autori di musica di protesta (Dylan, Baez, Ochs, Hendrix, ecc.).

Ascoltate questa canzone del 1968:


Questa canzone (qui il testo per chi non riuscisse a capire il cantato) è figlia del discorso "I have a dream" di Martin Luther King e scritta dopo l'omicidio dello stesso.

Ed è politicamente potentissima, anche se poco conosciuta.

Saluti,

Mauro.

domenica 15 marzo 2026

Quel furbacchione di Duplantis

Giovedì scorso Duplantis ha stabilito un nuovo record mondiale nel salto con l'asta: 6 metri e 31 centimetri.

Armand "Mondo" Duplantis è un grandissimo atleta, nessuno lo discute. Anzi uno dei più grandi di sempre. Nella sua specialità, il salto con l'asta, forse addirittura il più grande di sempre.
Due ori olimpici, tre ori mondiali, quindici record del mondo. Questi numeri dicono tutto.
Un titolo singolo puoi anche vincerlo per caso. Un record singolo puoi anche ottenerlo in una singola giornata di grazia.
Ma quando i titoli diventano tanti e i record pure... beh, allora stiamo parlando di un vero grande.
Non si discute.

Però Duplantis è sì un campione, ma è anche un furbacchione.
Perché?
Guardate la progressione dei suoi record. Vanno sempre di centimetro in centimetro. Mai una volta che superi il record precedente di due, tre o più centimetri. Sempre solo un centimetro per volta.
Ora, mi direte voi, superare un record non è facile, magari Duplantis teme di fallire se osa di più.
Sì, ma...

Il fatto è che gli sponsor nei meetings ti pagano l'ingaggio... ma ti pagano anche dei bonus se stabilisci un record.
E se superi il record precedente di tre centimetri in una sola volta (cosa che Duplantis potrebbe fare senza problemi)... ottieni un bonus.
Se invece vai di centimetro in centimetro... tre centimetri in tre meetings significano tre bonus. E Duplantis lo sa benissimo.

Campione sì, ma anche furbacchione.

Saluti,

Mauro.

P.S.: Io al suo posto farei lo stesso, sia chiaro 😉

sabato 14 marzo 2026

Il giorno saturo

Gli anglofoni hanno ragione a chiamare il sabato "saturday".
Ma neanche loro sanno perché.
Credono che "saturday" abbia a che fare col pianeta Saturno. E i linguisti sostengono questa ipotesi.
Ma... la realtà è molto più terrena: il sabato, il "saturday", è il giorno che arriva alla fine della settimana lavorativa, il giorno a cui arrivi saturo ("saturated" in inglese), senza più energie né voglie.
Il giorno in cui hai solo desiderio di riposare, di recuperare... in quanto appunto ormai saturo.

E no, non venitemi a presentare migliaia di studi linguistici su sabato e Saturno.
Sapete benissimo anche voi che ho ragione, qualsiasi cosa possano dire i professoroni della linguistica 😉

Buon sabato saturo a tutti!

Saluti,

Mauro.

martedì 10 marzo 2026

Le colpe dei padri...

Il caso Epstein lo conosciamo tutti. Se ne è parlato ovunque e in ogni salsa, quindi non serve che ve lo rammenti.
E tutti sappiamo anche che, politici e ricconi statunitensi a parte, il personaggio più famoso coinvolto è l'ex principe Andrea, fratello minore di Carletto d'Inghilterra.

Ovviamente lui sta pagando caro il coinvolgimento (al di là di eventuali responsabilità penali... di certo alla Corona non può certo far piacere anche il solo fatto che avesse contatti con Epstein).
Ed è altrettanto ovviamente banale e prevedibile che ciò dovesse succedere.

Quello però che sembra a leggere le notizie recenti è che anche le sue figlie stiano cominciando a pagare le sue colpe (che siano solo morali o anche penali qui è secondario).

Due premesse:
1) Io non ho la minima idea se le sue figlie siano brave persone o meno, so però (in base alle notizie pubblicate) che con Epstein non c'entrano nulla;
2) Io sono repubblicano fino al midollo, quindi non mi dispiace di certo che personaggi di stirpe "reale" perdano privilegi e visibilità.

Premesso ciò, però rimane una domanda di fondo, che vale per tutti, popolani e reali: è giusto che i figli e le figlie paghino per le colpe dei padri?

Saluti,

Mauro.

domenica 8 marzo 2026

Il significato di un blog e il giornalismo

Un blog non è giornalismo in sé.
Neanche quando appare sul portale di una testata giornalistica.
Un blog di base è solo una specie di diario, anzi no... forse è più che altro una specie di sfogo.

Un blog diventa giornalismo, o comunque va almeno oltre il livello personale, quando chi scrive usa (e cita apertamente) fonti esterne, controllabili per argomentare ciò che scrive.
Non è importante su quale portale appaia il blog per poterlo definire giornalismo (anche se molti lettori purtroppo su quello si basano).
E anche i contenuti non sono in sé fondamentali. Si può (giustamente) scrivere di qualsiasi cosa.
E fino a che non pretendi di fare giornalismo o commetti scrivendo un qualsiasi reato, puoi (purtroppo) scrivere qualsiasi cazzata ti passi per la testa.

Il punto purtroppo è quanto detto sopra: un blog è di base una questione personale. Di base non è giornalismo, informazione, divulgazione o simili. Può esserlo, e spesso lo è, ma non lo è per definizione, qualsiasi cosa sostenga l'autore.
Diventa giornalismo o altro di quanto detto sopra (o almeno lo diventano i singoli articoli del blog in questione) quando vengono citate fonti, quando si fa ricerca prima di scrivere, quando si cerca di intervistare chi ne sa più di noi, quando si fa una vera analisi logica di ciò che si sa e, soprattutto, si scrive.
Non basta sentire (o pensare) qualcosa e poi scriverne.
Così fate narrativa, non informazione.

Quindi non crediate che avere un blog faccia di voi dei giornalisti, anche se molti di voi (noi) lo credono.

Io sono blogger da vent'anni.
E sono stato in passato giornalista (giornalista vero, con tanto di tesserino, anche se freelancer).
E vi garantisco che sono due cose diverse,
Entrambe affascinanti e (se fatte bene) utili. Ma diverse.

No, avere un blog che parla dell'attualità non fa di te un giornalista.
Serve di più.
Anche se hai successo... il successo interessa solo al tuo portafogli e al tuo ego, non alla tua credibilità, al tuo poterti considerare giornalista.
Sappilo.

E spesso neanche il tesserino fa di te un vero giornalista.
Non faccio nomi, ma se non siete tonti capirete. Eccome se capirete.

Saluti,

Mauro.

P.S.: Sì, lo so, vale anche per ciò che scrivo io. Se non lo avessi saputo, se non avessi accettato di mettermi in gioco, di ricevere contestazioni... non avrei scritto questo articolo.