martedì 20 marzo 2007

PACS, DICO e quant'altro

Ormai è mesi che si discute su questi PACS, DICO o come diavolo li vogliamo chiamare.

Sono sincero: mi hanno stufato entrambe le parti. Perché? Molto semplice, perché hanno entrambe torto, entrambe stanno prendendo in giro i cittadini (e non solo quelli direttamente interessati alla cosa).

Al Vaticano e ai nemici dei DICO (o meglio: ai lecchini di Benedetto) della famiglia non gliene frega nulla, gli interessa mantenere il potere che di fatto hanno sull'Italia (del resto basta vedere le famiglie dei vari Casini, Berlusconi & Co. come sono composte...).
Del resto come fanno questi nuovi patti a distruggere la famiglia? Nella proposta di legge c'è per caso scritto che il matrimonio religioso d'ora in poi sarà vietato? O che le famiglie, comprese quelle già esistenti, dovranno diventare "strane"? Non me n'ero accorto... dovrò rileggere meglio...

Ai sostenitori dei PACS/DICO per coppie di conviventi eterosessuali invece è sfuggito un piccolo dettaglio: il contratto che loro chiedono a gran voce esiste già da secoli. Si chiama "matrimonio civile". Il piccolo problema è che - giustamente - il matrimonio civile oltre a fornirti diritti, ti impone anche doveri.
Ma forse è proprio questo il problema: non si è abituati alla parola "doveri", si ritiene che la vita sia solo "diritti".

Parliamoci chiaro: il problema non riguarda né la famiglia classica (nessun DICO o PACS al mondo la metterà in pericolo, mentre detta famiglia corre molti rischi per le fisime e l'arretratezza di Benedetto e di quelli che si attaccano alle sue sottane), né le coppie eterosessuali non sposate (se vogliono i diritti cui tanto agognano c'è il matrimonio civile, se però ne rifiutano i doveri rimangano conviventi e non rompano).
Il problema riguarda le coppie omosessuali, a cui di fatto vengono negati diritti civili.

Come si risolve il problema? A mio parere è molto semplice.
Un paese indipendente dal Vaticano estenderebbe il matrimonio civile alle coppie omosessuali. Un paese che vuole fare qualcosa per questi suoi cittadini, ma ha troppa paura del Vaticano, farebbe sì i PACS/DICO, ma solo per le coppie omosessuali.

Io vorrei che l'Italia fosse indipendente dal Vaticano...

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Aggiornamento del 05.06.2012: Il falso problema delle "unioni civili".

lunedì 19 marzo 2007

È ora di ricominciare a scrivere

Nelle prossime ore qualcosa apparirà :-)

Ciao a tutti,

Mauro.

lunedì 22 gennaio 2007

Silenzio

Come avrete sicuramente notato è quasi un mese che non scrivo più niente qui sopra.

Il blog non è morto, non temete, però ho dei problemi personali e la testa da tutt'altra parte.
Ma spero di tornare a voi presto.

Ciao,

Mauro.

giovedì 28 dicembre 2006

Vacanze

Per vostra gioia - o dolore? :-) - non sono sparito: sono solo rientrato in patria per godermi qualche giorno di vacanza.

Ci risentiamo - anzi rileggiamo - il 5 gennaio.

Auguri a tutti,

Mauro.

venerdì 15 dicembre 2006

Welby e l'eutanasia

Da qualche tempo siamo assaliti dal "tormentone-Welby": ha diritto di morire o no?
Sinceramente - e qui mi darete del cinico bastardo - mi sono talmente stufato di tutte queste parole a vuoto (perché tutti ne parlano e scrivono, ma quasi nessuno dice veramente qualcosa) che mi verrebbe voglia di dire: "Staccate quella benedetta spina, così ce lo togliamo dalle pagine dei giornali e dai servizi TV".

Chiaramente il problema non è così semplicistico e l'accanimento terapeutico e l'eutanasia sono temi estremamente complessi. E non solo da un punto di vista etico.

Certe volte ho però l'impressione che sia i fautori del "lasciar morire" sia i suoi nemici poco sappiano di cosa le espressioni "accanimento terapeutico" ed "eutanasia" significhino.
Voglio cercare qui di chiarire questo punto, senza prendere posizione pro o contro l'una o l'altra cosa.

Accanimento terapeutico è insistere a tenere in vita una persona con cure che non possono guarirla neanche parzialmente, ma che senza le quali morirebbe non di vecchiaia, ma prima, talvolta subito. Anzi, spesso sono cure che rallentano solo la morte.

Eutanasia significa invece interrompere una vita (malata, inguaribile, vegetativa, ma comunque vita) con un atto esterno (di medico, parente o chichessia) voluto, vita che spesso potrebbe continuare fino a una normale morte di vecchiaia, anche se rimarrebbe una vita non goduta.

Quindi:

- l'eutanasia è un gesto attivo, chi la opera compie un'azione (che per la legislazione corrente è paragonabile all'omicidio, ma questo è un discorso giuridico, non etico o lessicale);

- l'interruzione dell'accanimento terapeutico è invece un qualcosa di passivo, nel farlo non si compie un'azione, si smette solo di far qualcosa (e col paragone giuridico di prima ciò potrebbe essere - a mio parere - al massimo paragonato a un'omissione di soccorso, non a un omicidio).

Però sembra comodo a entrambe le parti in disputa confondere l'eutanasia con l'interruzione dell'accanimento terapeutico.

Signori miei, sono due cose diverse.

Una persona può benissimo essere contraria all'eutanasia e favorevole all'interruzione delle cure o viceversa, senza per questo dover essere tacciata di incoerenza o peggio. Basta che questa persona sappia spiegare (almeno a sé stessa) perché è favorevole a una delle due cose e contraria all'altra.

Saluti,

Mauro.

martedì 12 dicembre 2006

A pensar male si fa peccato, ma...

Pochi giorni fa si è verificato l'ennesimo delitto familiare, almeno apparentemente. A Erba sono state uccise quattro persone e ferita una quinta (Uccide quattro persone e brucia la casa).

Tutti gli indizi (cioè praticamente nulla, a parte la sua apparente irrintracciabilità) sembravano indicare che il colpevole fosse un tunisino, marito di una delle vittime, padre di un'altra e genero di una terza.
Subito la stampa (e anche le autorità) lanciano la caccia al tunisino, colpevole per definizione (indagini e processo non sono certo necessarie per sapere che è lui il colpevole), dando oltretutto per scontato che fosse scappato in Svizzera.
Cito il procuratore capo di Como: «Da questa notte non ci siamo fermati un minuto e sono convinto che prima di sera riusciremo a prenderlo. Già abbiamo individuato il suo furgone e sappiamo in quale zona si è diretto per la sua fuga».

Oggi marcia indietro: al momento del delitto il tunisino era in Tunisia, notizia confermata dal suocero (Strage Erba, «il presunto killer è in Tunisia» ), che ha perso nella strage moglie, figlia e nipotino.
E spuntano tanti indizi (non pochi come prima) che avrebbero dovuto portare autorità e stampa a capirlo subito, senza dover aspettare che l'uomo telefonasse al suocero.

Ora io mi e vi chiedo: siamo sicuri che se l'uomo fosse stato italiano o almeno europeo occidentale sarebbe stato condannato subito alla gogna allo stesso modo?
Io dico: da certa stampa forse sì, ma non da tutta. E di sicuro non da autorità e investigatori.

Saluti,

Mauro.

giovedì 7 dicembre 2006

Chi elegge i politici?

Ci si lamenta sempre (o quasi) della disonestà e/o incompetenza dei politici. Sia nella mia Italia, sia qui in Germania, dove vivo.

I politici sono tutti uguali. La politica è sporca. Servirebbero facce nuove. Eccetera, eccetera.

Non voglio fare lunghe disquisizioni politiche o sociologiche al proposito... però, dato che a ogni elezione i candidati disponibili sono molto, ma molto più numerosi dei posti da occupare... eppure rispuntano quasi sempre le stesse facce dopo le elezioni... vorrei solo fare una domanda:

Chi li elegge questi politici, questi "sempre gli stessi"? Chi? Lo Spirito Santo? O forse c'è qualche responsabilità di chi poi si lamenta?

Saluti,

Mauro.

lunedì 4 dicembre 2006

Bullismo, handicap e telefonini

Dopo lungo silenzio, dovuto a ragioni personali, rieccomi qui, a scrivere per voi :-)

E vorrei parlare di un episodio che nelle scorse settimane ha avuto un posto di assoluta rilevanza nelle cronache italiane, cioè il filmato messo in rete che mostra un bulletto che picchia un compagno di classe disabile col sostegno di alcuni compagni e gli altri che fanno da spettatori. E una compagna che filma tutto col telefonino.

Certi episodi non si condanneranno mai abbastanza, ma io qui vorrei soffermarmi su un singolo aspetto: le riprese fatte col telefonino.

Un amico, su un altro forum, ha chiesto:

"Secondo voi, l'esistenza dei videofonini fa crescere la voglia di fare queste cose per metterle in rete, o semplicemente queste cose si sono sempre fatte e grazie ai videofonini questi imbecilli le fanno venire a conoscenza di tutti?"

Bene, vorrei rispondere a questa affermazione, con la mia opinione al proposito.

I telefonini (che io comunque non apprezzo - quello che posseggo permette solo di telefonare e ho dovuto quasi litigare col negoziante per averne uno senza macchina fotografica, videocamera, internet o chissà cos'altro) non sono i colpevoli. O almeno non i prinicipali.

La colpa risiede soprattutto nella visione distorta del mondo che il boom televisivo commerciale degli ultimi due decenni ha prodotto.
Oggi tutto viene visto come uno spettacolo, anche la realtà viene confusa con la finzione.

In quella scuola chi ha ripreso le immagini, chi è stato a guardare e basta, in fondo credeva che fosse uno spettacolo e come tale se lo è goduto.
Allo stesso modo in cui la sera si gode in TV il grande fratello o altre cagate simili.

Il violento, il bullo, il prevaricatore c'erano anche a miei tempi. E anche ai tempi di mio padre e di mio nonno. Ma non c'erano - o c'erano meno - spettatori.
Se nella mia classe vent'anni fa qualcuno avesse picchiato un disabile, il 90% dei compagni non coinvolti avrebbe comunque capito subito che era una cosa vera, non un film. E se coraggiosi e forti abbastanza sarebbero intervenuti, se no sarebbero usciti. Ma non sarebbero rimasti lì a guardare.

Io vorrei interrogare gli "spettatori" di Torino, per scoprire se si sono resi conto che la violenza a cui hanno assistito era reale e non solo uno spettacolo.
Ma ho paura di ciò che scoprirei...

Saluti,

Mauro.

domenica 12 novembre 2006

Politicamente corretto? No grazie :-)

Leggetevi attentamente questo articolo:

Il tifo del maestro di Jens: "Falli neri di rabbia".

Leggetevelo veramente con grande attenzione, per favore.

Il maestro Arturo Ghinelli non è stato politicamente corretto col suo giovane alunno ghanese. È stato umanamente corretto. E ha ottenuto risultati.

È questo che serve. L'umanità.
Il politicamente corretto è solo ipocrisia. Niente altro che ipocrisia. Offende.
L'umanamente corretto, l'umanità, è ben altro. Spesso anzi è esattamente l'opposto.

Saluti,

Mauro.

lunedì 6 novembre 2006

Il saluto, questo sconosciuto

Buongiorno a tutti.

Banalmente ho iniziato questo messaggio con un "buongiorno", cioè una forma di saluto. Lo faccio molto spesso. Non proprio sempre, ma molto spesso. Sia incontrando la gente di persona, che scrivendo, telefonando o andando in rete.
E lo fanno anche molti di voi. Se non all'inizio del dialogo (o monologo che sia, come per esempio una lettera), almeno alla fine. Dove ci si firma anche.

Sto dicendo, apparentemente delle banalità. Qualcuno di voi salterà su dicendo "Mauro, stai scoprendo l'acqua calda!". E avrebbe anche ragione, se non fosse che è un'acqua calda che va scomparendo.

Sempre meno gente si prende il tempo di salutare.

Quante e-mail ricevete senza saluti? E spesso senza firma (tanto il mittente pensa che capirete dall'indirizzo chi è che scrive)?
Quante volte per strada qualcuno vi ferma, magari per chiedere informazioni, e cominicia a parlare senza neanche dire "Salve"?
Quante volte incontrate un vicino o un collega sull'ascensore o nel corridoio dell'azienda e questi vi regala al massimo un cenno del capo (se va bene)?
Eccetera, eccetera.

Un evento capitatomi una decina di giorni fa mi ha fatto riflettere molto su questi argomenti.
In un forum in rete che frequento sono abituato, come qui sul mio blog, a concludere i miei messaggi con una forma di saluto e la firma.
Un giorno uno degli altri frequentatori mi ha detto secco: "Ma cosa continui a firmare, lo sappiamo che sei tu!". E altri a dargli ragione, ritenendo questa mia abitudine fastidiosa.

Ora, lo so benissimo che sanno chi sono. Del resto sono un frequentatore abbastanza abituale di quel forum. Ma io non saluto e firmo per farmi riconoscere.
Per me salutare e firmare è un segno di rispetto nei confronti di mi legge o ascolta.

Ora voi vi chiederete, perché ne parlo qui, dove la firma è un'abitudine comune, non solo mia (del resto, ho più volte detto chiaramente che i commenti anonimi non sarebbero mai stati pubblicati, indipendentemente dai contenuti), e per di più a distanza di vari giorni dal fatto.
Beh, un po' perché so che avete la pazienza e la voglia di leggere i miei pensieri e un po' perché venerdì scorso, navigando in rete mi sono imbattuto in un intervento su un altro blog che parlava proprio del saluto (Cafoni d'Europa) e che ho trovato interessante.

Certo che se l'autore di questo testo ha ragione, in Italia non siamo messi troppo bene...

Saluti,

Mauro.

La condanna di Saddam

Saddam è stato condannato a morte. Che sorpresa, vero?

Sinceramente, che la sentenza di questo processo-farsa fosse scritta fin dall'inizio lo sapevamo tutti. E che fosse stata scritta tra Londra e Washington più che a Baghdad anche (del resto i giudici, anche se formalmente iracheni, a chi credete rispondessero?).
Appunto questo è il problema, non l'essere a favore o contro la pena di morte o il ritenere questa condanna giusta o sbagliata.

Il problema sono i processi dei vincitori agli sconfitti. Anche quando i processi partono da necessità vere, da spinte (anche morali) condivisibili, i processi dei vincitori ai vinti non sono mai giuridicamente corretti. Non possono esserlo, perché si fondano su leggi ad hoc (non ditemi che a Norimberga, per esempio, ci si è basati su leggi preesistenti dei paesi dove i criminali nazisti perpetrarono i loro crimini) e procedure straordinarie, quindi estranee al concetto stesso di giustizia.

Al proposito c'è un bell'articolo di Antonio Carioti sul Corriere della Sera di oggi: "Il dilemma di Norimberga: impossibile perdonare, impossibile punire".
Ancora più esplicito Sabino Cassese sulla Repubblica: "Il processo senza giustizia con un verdetto farsa".
E ne' Carioti ne' tantomeno Cassese possono certo essere accusati di antiamericanismo.

E allora che fare?
Saddam è un criminale. I gerarchi nazisti erano dei criminali. Eccetera. Quindi vanno puniti, bisogna trovare il modo di avere un processo che dia (almeno moralmente) giustizia alle vittime di questi criminali, ma che per farlo non "uccida" il concetto di diritto.
Io non sono un giurista, quindi non so se un processo del genere possa esistere e, se sì, come possa apparire.

So però che, moralmente, piuttosto che impiccare Saddam con una sentenza-farsa seguita a un processo-farsa, sarebbe stato molto meglio ucciderlo a sangue freddo appena catturato. Senza processi e teatralità varie.

Saluti,

Mauro.

martedì 31 ottobre 2006

Halloween? No grazie.

Ma è mai possibile? Io vivo in Germania e sono italiano.
E oggi in entrambi i paesi mi trovo circondato da idioti che scimmiottano gli yankees.

Già io non amo Carnevale, ma almeno è qualcosa di nostro, di latino, di europeo.
Ma no... i bambini (e magari fossero solo loro) snobbano sempre di più il Carnevale e si mascherano pateticamente per Halloween.

E perché questo? Solo perché Halloween viene da oltreoceano, quindi è per definizione "cool", "figo".

Se sapessero che Halloween ha in realtà origini irlandesi di sicuro non lo festeggerebbero più.
Del resto una pagliacciata a stelle e strisce è una figata, una pagliacciata europea è appunto una pagliacciata.

Lasciatemi andare a vomitare.

Saluti,

Mauro.

lunedì 30 ottobre 2006

Marcia su Roma

28 Ottobre 1922
Marcia su Roma - Benito Mussolini e il Partito Nazionale Fascista (PNF) prendono il potere.

28 Ottobre 2006
Umberto Bossi dichiara: «Dovremo davvero andare a Roma, fare la marcia su Roma. Il nord potrebbe vivere meglio da solo senza tirarsi dietro il centralismo dello Stato italiano. Dobbiamo svegliarci. Non ci rimane che la via della secessione. Basta con le chiacchiere».

Vista la coincidenza delle date, non credo serva aggiungere altro.

Saluti,

Mauro.

venerdì 27 ottobre 2006

Iraq?

O New York?

Leggo sulla Repubblica online di oggi: Ricostruzione di Ground Zero - Primo appalto a un'azienda italiana.

E come cappello alla notizia: "Sarà la Trevi a realizzare il diaframma per il nuovo centro trasporti. I lavori, per un valore di 34 milioni di dollari, inizieranno a dicembre".

Ecco perché Berlusconi ha spedito i nostri soldati a morire in Iraq: Per elemosinare qualche appalto dall'amico Bush. Oltre che per qualche bicchierino di petrolio, si intende.

Saluti,

Mauro.

giovedì 26 ottobre 2006

Entro il 2050 ci serve un altro pianeta

È il titolo di un articolo pubblicato sul Corriere della Sera online di ieri (Entro il 2050 ci serve un altro pianeta), a commento della pubblicazione del Living Planet Report 2006 del WWF. Rapporto, logicamente, commentato da quasi tutti i quotidiani italiani e stranieri, non solo dal Corriere.

Non sono in grado di valutare se la data posta nell'articolo (2050) sia giusta. A naso direi che abbiamo a disposizione qualche anno in più.

Comunque 2020, 2050 o 2100 non cambia molto: il conto alla rovescia scorre. Sempre più veloce.
Quindi bisogna rimboccarsi le maniche e darsi da fare.

Non serve però il catastrofismo imperante, non serve a niente urlare all'Apocalisse come fanno ambientalisti vari. Servono programmi, proposte, cose concrete insomma.

Un esempio: Il no al nucleare.
Qui non voglio dire ne' che il nucleare sia buono, ne' che sia cattivo, però il nucleare in questo momento c'è e in vari paesi è estremamente importante (qui da me in Germania copre ancora più del 30% del fabbisogno energetico, in Francia oltre il 70%, eccetera).
Le fonti cosiddette alternative o rigenerabili non sono in questo momento in grado di coprire questo fabbisogno, la tecnologia (e i costi) per ora non lo permettono. Chiudendo le centrali si aprirebbe un buco.

Però gli ambientalisti si intestardiscono solo sul NO al nucleare, senza proporre concretamente alternative sul come coprire quel buco.
E quale è il risultato?
In Italia quella piccola percentuale che era del nucleare è stata coperta col carbone. Cioè con la fonte più inquinante di tutte! (Tra le altre cose, non so se lo sapete, ma misurando le emissioni radioattive fuori da una centrale a carbone si vedono molte più radiazioni che fuori da una centrale nucleare).
In Germania hanno posto tempi di chiusura delle centrali biblici (e li stanno ulteriormente prolungando) e - guarda caso - reinvestito nel carbone.
In Svezia hanno addirittura fatto una parziale marcia indietro.

Cito questo esempio perché è quello che conosco meglio, ma ce ne sono mille altri.

Per battere le corporazioni, le multinazionali non servono battaglie ideali, servono proposte precise e concrete.
Le battaglie ideali sono bellissime... ma andavano fatte molto prima, ora è tardi ed è meglio lasciarle a Don Chisciotte. Ora servono tecnologia, cervello e pragmatismo.

Il WWF qualche volta prova a fare proposte.
Ma i verdi nei vari parlamenti hanno il vocabolario limitato a una sola parola: "NO". Bloccare le proposte altrui (giuste o sbagliate che siano) lo sanno fare benissimo. Proporre alternative? Non sia mai!

Se si sa dire solo no, ma non si sanno proporre piani alternativi, allora è meglio tacere.

Scusate lo sfogo :-)

Saluti,

Mauro.

Ciao Bruno

Un altro grande genovese se ne va. Povera mia amata Genova.

Bruno Lauzi ha perso ieri la sua battaglia con il morbo di Parkinson. Non era uno dei cantanti che io amassi di più, ma alcune sue canzoni ("Genova per noi", da lui portata al sucesso ma scritta da Paolo Conte, e "La Tartaruga", filastrocca solo apparentemente per bambini) mi sono comunque rimaste dentro. Sicuramente lo ho apprezzato di più come autore che come interprete.

Quello di lui però che a me rimarrà più nella memoria è la sua ironia.
E a questo proposito il pensiero eretico odierno lo vorrei lasciare direttamente esprimere a lui, con la lettera che scrisse a Mr. Parkinson (potete anche ritrovarla qui, insieme ad altri utili collegamenti: Lettera aperta a Mr. Parkinson), che inserisco dopo i saluti.

Saluti,

Mauro.

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LETTERA APERTA A MISTER PARKINSON

Egregio Signore,
non è con piacere che le scrivo questa lettera, ma d’altra parte avrei dovuto parlarle a quattr’occhi, affrontarla di persona, sopportare quel suo subdolo modo di fare che è quanto c’è di peggio per far perdere la pazienza anche ad un santo, figuriamoci a me. Le scrivo, come può notare, col computer, perché la mia calligrafia s’è fatta illeggibile e così minuscola che i miei collaboratori devono usare la lente d’ingrandimento per riuscire a decifrarla...
Perché le scrivo?
È presto detto: io ho superato con una certa disinvoltura l’imbarazzo che lei (l’ho scritto senza maiuscola, non la merita) mi ha creato chiedendo pubblicamente la mia mano ed ovviamente ottenendola. Convivere con un ufficiale inglese a riposo, già condannato nel Punjab per ripetuti tentativi di violenza neurologica su qualunque essere di qualunque specie( le cose si vengono a sapere, come vede...) non è stato facile, la mia è una famiglia è all’antica e non ha apprezzato. MA ORA LEI STA ESAGERANDO, signore, glielo devo dire. Quando è troppo è troppo, e il troppo stroppia!
C’è un proverbio arabo che dice: "Se hai un amico di miele non lo leccare tutto", INVECE LEI S’APPROFITTA D’OGNI RILASSATEZZA, DELL’ABBASSAMENTO DELLA GUARDIA NELLA BATTAGLIA QUOTIDIANA, ci proibisce di pensare ad altro, contando sulla superficialità con cui io ho affrontato l’insorgere del male... si sa, gli artisti sono farfalloni incoscienti... no, vecchio caprone, non le sarà facile, né con me né con gli altri, la Resistenza è cominciata. Perché, vede, io e i miei fratelli e sorelle malati abbiamo tante cose da fare, una vita da portare avanti meglio di così! D’ora in avanti prometto che starò più attento ai consigli dei miei dottori, e che mi impegnerò maggiormente nell’aiutarli nella raccolta dei fondi necessari per la ricerca. Anzi sul tema della solidarietà mi ci gioco una mano, la mano che, pitturata e serigrafata fa da piedistallo ad una poesia contro di lei, colonnello dei miei stivali, funzionando da incentivo a dare…già, poiché a chiunque faccia un’offerta per la ricerca verrà inviata "LA MANO" come ricordo e memento…
Siamo in tanti, tante mani si leveranno contro di lei e cercheranno di restituirle colpo su colpo fino a quando non riusciranno ad acchiapparla per la collottola e mandarla all’Inferno cui appartiene, bestiaccia immonda, sterco del demonio, nostra croce senza delizie...
Parola mia, di questo omino per molti un po’ buffo, per altri un po’ patetico, ma che vive il sogno di poterla, un giorno non lontano, prendere a schiaffi.
A mano ferma.
Mi stia male e a non rivederla.

BRUNO LAUZI

mercoledì 25 ottobre 2006

Le "gaffes" di Putin

Negli ultimi giorni Putin ha tenuto banco, ha veramente dato spettacolo... quasi come il Berlusconi dei tempi migliori :-)

Prima l'ammirazione mostrata verso il presidente israeliano Katzav per la sua dimostrazione di mascolinità (per chi non lo sapesse: Katzav è accusato di molestie sessuali e violenza carnale).

Poi l'attacco alla corruzione dei funzionari pubblici spagnoli (ma non è forse che in Spagna i magistrati possono condannare sindaci e boiardi se necessario, mentre in Russia ci può essere, per così dire, qualche controindicazione nel farlo?).

Poi l'osservazione sulla mafia invenzione italiana (qui in Germania però domina la mafia russa, non quella italiana... non sarà che Putin vede nella mafia italiana non un'associazione criminale, ma solo un concorrente per i suoi "affari"?).

E probabilmente altre che mi sono sfuggite.

E tutti i giornali e i telegiornali a parlare delle "gaffes" di Putin, delle battute riuscite male o delle sparate senza riflettere.

Io non credo tanto che siano battute o gaffes. Putin è troppo poco spiritoso per fare battute e troppo intelligente per cadere in certe gaffes.

Io penso che siano una sorta di test. Sì, di test nei confronti dell'occidente.
La Russia è tornata (o si illude di essere tornata) a essere una potenza e Putin vuole rinverdire i fasti del passato sovietico.
E mette alla prova le reazioni dell'occidente alle sue provocazioni, per capire se l'occidente ha paura. Un modo di dirgli "Io posso permettermi di dire ciò che voglio, vediamo se tu hai il coraggio di aprir bocca".

O no?

Saluti,

Mauro.

venerdì 20 ottobre 2006

Prodi e il velo

Prodi ha dichiarato di non avere nulla contro il velo, purché il volto rimanga riconoscibile.
Si parlava, logicamente, di Islam, visto che c'era chi voleva proibire l'uso del velo in pubblico in quanto ostentazione di simbolo religioso.

All'affermazione di Prodi sono seguiti apprezzamenti per la dimostrazione di equilibrio oppure accuse di cedimento all'Islam.

Il vero contenuto dell'affermazione di Prodi non lo ho visto però sottolineare da nessuno: la scoperta dell'acqua calda.
Sì, se leggete bene le parole di Prodi, vi accorgerete che in realtà non ha detto nulla di importante.

La riconoscibilità del volto è già imposta (giustamente!) per legge. Chi dovesse andare in giro a volto coperto (burqa, passamontagna o altro che sia) commette già reato. Non serve nessuna legge, nessun intervento di nessun tipo per impedire alle donne musulmane di coprirsi il volto. Basta semplicemente applicare leggi esistenti da molto prima che nascesse il "problema islamico".

Non avere nulla in contrario al velo sulla testa? Beh, dato che Prodi è cattolico praticante mi sarei stupito del contrario. Perché se si imponesse di toglierlo alle donne musulmane... beh, si dovrebbe imporlo a tutte le donne.
Ve li immaginate i carabinieri aspettare le suore fuori dai conventi per imporgli di togliersi il velo? O la polizia fare lo stesso con le tante donne soprattutto anziane che ancora oggi si mettono il velo per andare a messa?

Beh... Prodi ha scoperto l'acqua calda, ma a quanto pare questa acqua calda è stata tanta manna per giornalisti e politici per poter svicolare da notizie e problemi molto più importanti.

Saluti,

Mauro.

giovedì 19 ottobre 2006

Extracomunitario a chi?

Ieri il TG1 ha mandato in onda un servizio con le sensazioni dei pendolari (parola in questo caso riferita a tutti coloro che usano la metropolitana con regolarità, non tanto a chi lavora/studia a una certa distanza da dove risiede) relativamente al prendere la metropolitana dopo l'incidente a Roma l'altro ieri.

La giornalista ha diviso questi pendolari in categorie: impiegati, studenti, casalinghe, pensionati e... extracomunitari!

Due considerazioni.

1) Da quando in qua gli extracomunitari sono una categoria lavorativa (o non lavorativa, come studenti e disoccupati)? "Cosa fai di lavoro?" "Faccio l'operaio", "Faccio l'avvocato", "Sono ancora studente", "Sono casalinga"... "Faccio l'extracomunitario"! Come direbbe Totò: ma mi facci il piacere!

2) Avendo intervistato extracomunitari sarei interessato a sapere se ha considerato tali anche svizzeri, norvegesi, australiani o giapponesi o se questi li ha considerati come svizzeri, norvegesi, australiani o giapponesi appunto. Credo sia vera la seconda.

Quanto razzismo.
E che vergogna per quello che dovrebbe essere giornalismo e invece diventa chiacchiera da cortile.

Comunque, a proposito di extracomunitari, grazie a quei due passeggeri romeni che nel caos dell'incidente si sono prodigati a soccorrere feriti e scioccati prima ancora che arrivassero i soccorsi ufficiali. E che si sono allontanati all'arrivo di questi (forse perché senza permesso di soggiorno, cosa che a mio parere ora dovrebbero ottenere come ricompensa per il loro aiuto).
Quanti comunitari (ed "extracomunitari" di serie A) hanno fatto lo stesso?
(Per chi non conoscesse la storia: La storia dei due angeli romeni).

Saluti,

Mauro.

venerdì 13 ottobre 2006

Iraq, Iran, Corea del Nord

Perché si attacca l'Iraq che non ha armi di distruzione di massa (e lo si sapeva prima dell'invasione, come ammesso dai servizi segreti britannici) e non costituisce pericolo per il mondo?

Perché si minaccia, ma non si attacca, l'Iran che non possiede le armi di cui sopra ma sembra volersene dotare (nonostanze le assicurazioni contrarie) e potenzialmente può diventare un pericolo?

Perché non si attacca e non si minaccia di attaccare la Corea del Nord che tali armi sembra possederle e comunque è concretamente impegnata nella loro realizzazione ed è effettivamente un pericolo, se non altro per i paesi vicini?

Non sarebbe molto più logico il contrario? O almeno più utile per la sicurezza e la tanto decantata democrazia?

Forse sì... ma è sempre la stessa vecchia storia: si è forti con i deboli e deboli con i forti.
Tutto qua.
In questo momento la Corea del Nord è più forte dell'Iran e questo è più forte dell'Iraq.

Saluti,

Mauro.