È senza se e senza ma la migliore.
Ma non per il motivo che credete voi.
Ci sono piatti eccezionali e gustosissimi in Italia?
Vero. E ce ne sono veramente tanti.
Vero. E ce ne sono veramente tanti.
Ma ce ne sono anche in Francia, Germania, Giappone, Messico e in quasi ogni altro paese (Stati Uniti esclusi, visto che le poche cose buone che fanno sono importate dall'Europa o, tramite gli schiavi, dall'Africa).
Chi lo nega è uno che non sa nulla della cucina e della cultura in generale.
Chi lo nega è uno che non sa nulla della cucina e della cultura in generale.
Però rimane il fatto che in Italia a tavola godi di più.
E la domanda quindi è: perché?
I motivi sono due.
1) In Italia il cibo è cultura, nel senso più alto del termine. Non è semplicemente nutrirsi. E non è neanche ostentazione. È proprio cultura, anzi varietà culturale. Non solo cultura popolare o solo cultura d'élite. È entrambe. È cultura tout court, senza se e senza ma. E in cucina popolo ed élite in Italia si uniscono, si completano e quindi si moltiplicano. Non si evitano, contrariamente a quello che accade altrove.
2) Ma soprattutto l'Italia ha una varietà immensa (e in questo dobbiamo ringraziare il campanilismo e le divisioni, che in altri contesti ci hanno danneggiato e hanno impedito a lungo la nostra unità... ma che riguardo la cucina ci hanno resi i numeri uno). Io in Italia potrei vivere un anno intero, se non di più, con tre pasti al giorno senza mangiare due volte la stessa cosa. E nessun altro paese al mondo me lo permetterebbe. Altrove durerei al massimo tre mesi (forse quattro, o anche cinque, ma solo se ci mettessero in mezzo qualche piatto non proprio) senza ritrovarmi davanti un piatto già provato.
E non c'entra la qualità.
O meglio, c'entra... ma da sola non basta, proprio per niente.
Ovvio che la qualità in Italia è incredibile. Ma lo è anche altrove. Anche qui in Germania, dove io vivo (e mangio).
Dove ci sono ingredienti di qualità, la cucina (a meno che il cuoco non sia un deficiente assunto solo perché accetta di essere pagato una miseria) è notevole ovunque. In Italia, in Germania, in India, in Brasile... persino in Inghilterra!
La differenza vera la fa la varietà. E in questa nessun paese al mondo è neanche lontanamente paragonabile a quella piccola striscia di terra chiamata Italia.
O meglio, c'entra... ma da sola non basta, proprio per niente.
Ovvio che la qualità in Italia è incredibile. Ma lo è anche altrove. Anche qui in Germania, dove io vivo (e mangio).
Dove ci sono ingredienti di qualità, la cucina (a meno che il cuoco non sia un deficiente assunto solo perché accetta di essere pagato una miseria) è notevole ovunque. In Italia, in Germania, in India, in Brasile... persino in Inghilterra!
La differenza vera la fa la varietà. E in questa nessun paese al mondo è neanche lontanamente paragonabile a quella piccola striscia di terra chiamata Italia.
Buon appetito.
Saluti,
Mauro.
P.S.:
Con piatti diversi intendo veramente diversi. Per esempio: se mi fai la carbonara col guanciale o la carbonara con la pancetta non mi fai due piatti diversi. Mi fai lo stesso piatto giocando con gli ingredienti.
Con piatti diversi intendo veramente diversi. Per esempio: se mi fai la carbonara col guanciale o la carbonara con la pancetta non mi fai due piatti diversi. Mi fai lo stesso piatto giocando con gli ingredienti.

Sono d'accordo sul fatto che la varietà di piatti della cucina italiana non ha rivali. Tu hai fatto l'esempio della carbonara ma diresti la stessa cosa se ad essere modificato fosse il pesto alla genovese? In fondo se invece dei pinoli ci mettessero gli anacardi o le noci, secondo il tuo ragionamento, sempre pesto alla genovese rimarrebbe. Se tra gli ingredienti del pesto, nell'improbabile caso lo comprassi già fatto, io trovassi gli anacardi, non perderei nemmeno tempo ad aprire il barattolo e lo farei finire immediatamente nella rumenta. Per quanto riguarda la carbonara, invece, era nata proprio con la pancetta, il guanciale è una rivisitazione degli ultimi settant'anni. Comunque prova la carbonara con gli gnocchi di patate, è paradisiaca!
RispondiEliminaP.S.: senza aver letto questo articolo, ieri ti ho mandato un messaggio usando proprio l'espressione "senza se e senza ma" ma, giuro, non ti ho copiato! :-)
C'è il pesto genovese e il pesto alla genovese... ne scrissi qui: https://pensieri-eretici.blogspot.com/2021/05/pesto-genovese-o-alla-genovese.html 😉
EliminaSbagliando ho scritto "... alla genovese" intendendo il "genovese" ma rimane il fatto che il "pesto genovese" ha determinati ingredienti e cambiandoli, ottieni qualcosa di diverso. A proposito di pesto, in gruppi genovesi sui social ho visto persone scannarsi: c'era la fazione che, giustamente, sosteneva che "pesto" e basta, indicava qualsiasi cosa pestata che si scontrava con la fazione del il "pesto" è solo genovese. Mah!
RispondiEliminaIn questo hanno ragione, come dici tu, i primi. Se dici "pesto" e basta intendi qualsiasi cosa pestata.
EliminaSì, certo! Ma farlo capire all'altra "fazione" è praticamente impossibile. Come è stato impossibile far capire che si dice "salsa di noci" e non "sugo di noci".
RispondiEliminaCome esempio basti il pesto rosso trapanese... non c'entra un belino col nostro, ma pesto è.
EliminaIo lo so, i diversamente intelligenti no perché dicono che non è possibile definirlo pesto, perché il pesto è solo quello genovese. Quello alla trapanese, secondo loro, deve essere chiamato salsa o sugo. Serena
EliminaComunque confesso che "sugo" di noci io non lo ho mai sentito, né a Genova né fuori. Sempre "salsa".
EliminaEppure, disgraziatamente, di sente. 😟
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