mercoledì 8 maggio 2013

Una città colpita al cuore

Il porto è il cuore di Genova.
Geograficamente, economicamente e culturalmente. E per i veri genovesi anche sentimentalmente.
Quindi l'assurdo incidente verificatosi la scorsa notte a Genova è, qualunque ne siano state le cause, un colpo al cuore della città. Un colpo al cuore di Genova.

Sette (forse nove, visti i due dispersi) vite si sono perse.
Qualche cinico dirà che ci sono stragi peggiori (vedasi la strage nella fabbrica tessile in Bangladesh)... ma si tratta appunto di cinici: ogni singolo morto sul lavoro è un morto di troppo. A Genova, come a Dacca, come a New York, come a Lagos.
Soprattutto quando si muore per incidenti apparentemente assurdi e impossibili come quello di Genova.

Ma oltre alle vite perse, che sono comunque la cosa più importante e drammatica, a Genova si è perso un pezzo di città.
Come detto il porto è - sotto ogni punto di vista - il cuore di Genova. E la cicatrice lasciata dalla Jolly Nero rimarrà. Non tanto sotto forma di un edificio distrutto, quanto sotto forma di uno sfregio morale... una nave non deve distruggere il porto che la accoglie. Come un figlio non deve distruggere una madre.

Stasera, sui campi della serie A, si è osservato un minuto di silenzio. Il CONI lo aveva ordinato in memoria di Andreotti (vergogna per il CONI, comunque si giudichi politicamente e umanamente Andreotti).
Io voglio sperare che almeno sui due campi dove hanno giocato le squadre genovesi (Genova per Sampdoria-Catania e Torino per Torino-Genoa) i giocatori e i tifosi abbiano in quel minuto pensato a Genova e ai suoi morti e abbiano dimenticato Andreotti.
Se hanno rispettato il silenzio, spero lo abbiano fatto in onore dei morti di Genova.
Se non lo hanno rispettato, spero lo abbiano fatto per protesta, perché non era dedicato ai morti di Genova.

Saluti,

Mauro.

2 commenti:

Serena ha detto...

Mai avrei immaginato che quello che sembrava un tuono, fosse in realtà una tragedia. Una tragedia che ha paralizzato i cuori dei genovesi (la mattina della tragedia, in giro c'erano pen pochi visi sorridenti) ma non è stata una tragedia abbastanza importante per fermare il calcio.
Sinceramente dopo che ha Figc ha deciso di non sospendere la partita (i tifosi erano già partiti!), mi rifiuto di ascoltare qualsiasi notizia che riguardi il calcio, quindi non so se il minuto di silenzio sia stato osservato ma, dalle squadre genovesi è partita l'iniziativa di devolvere l'incasso delle due partite ai familiari delle vittime. Non è abbastanza per cancellare l'impressione che 7 morti non siano sufficienti a fermare il GIOCO, ma è già qualcosa.

Mauro ha detto...

Purtroppo oggi come oggi il calcio non verrebbe fermato neanche dalla bomba di Hiroshima... cosa vuoi che síano nove morti per un incidente marittimo? :-(